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Mai più con il professore

Sono tanti anni che mi dedico al bondage.
Sono un’esperta dominatrice, organizzo gli incontri con i miei partner per soddisfare i miei desideri sessuali e non accetto mai condizioni.
Non lo faccio per denaro.
Grazie al mio studio di consulenza fiscale gestito da quattro splendide ragazze riesco ad avere tutto il tempo libero che mi necessita oltre all’indipendenza economica.
Nell’ambiente mi chiamano Frau Baumstamm.
Ho avuto tanti partner e sono sempre rimasta molto soddisfatta da loro; con tutti,
meno che con Stanislao, il maestro di musica del conservatorio.
è una persona molto timida, soggiogato dalla moglie e forse anche dagli studenti.
Sono quelle persone che cercano nel nostro ambiente di sfogare le loro frustrazioni.
Stranamente Stanislao preferisce avere rapporti di sudditanza, come nella sua vita privata.
Questo mi procura molto imbarazzo e un senso di pietà verso questo individuo.
è un sentimento che non posso covare, rischio di andare contro quelle che sono le mie passioni.
Ho avuto un matrimonio rovinato proprio perché volevo comandare mio marito.
Trovo gratificante poter disporre a mio piacimento di un uomo, è sempre stato nel mio carattere e così sarà per sempre.
Per cui ho deciso di interrompere il mio rapporto con il professore.
Non trovo stimoli.
Però non devo farglielo capire.
Deve essere lui ad abbandonare il campo, altrimenti me lo troverò sempre fra i piedi.
Ho deciso di tentare qualcosa di particolarmente eccitante.
Lui è sempre stato contrario alle violenze spinte.
Mi limitavo a qualche frustata sopra gli abiti, a rimproveri denigratori, in qualche caso “ho osato” toccargli i genitali, come diceva lui. Io le consideravo esperienze da principiante, non potevo più compromettermi con lui.
Dovevo shockarlo una volta per sempre.
Ecco come ho fatto.
Ormai senza troppi preamboli l’ho fatto accomodare nella camera da letto.
“Spogliati, e sdraiati sul letto, oggi ti insegnerò qualche nuovo giochetto”.
Vado a cambiarmi, senza fretta, lasciandolo ai suoi pensieri.
Quando torno lo trovo disteso sul letto.
Quello scemo si copriva i genitali con le mani. Non cambierà mai.
Gli faccio segno col dito di girarsi.
Porto le sue mani dietro la schiena e le ammanetto.
Quindi con una corda lego le braccia cercando di bloccarle bene sulla schiena facendo girare la corda attorno al collo.
Mi guarda con imbarazzo e probabilmente si interroga sui programmi che avevo in mente di organizzargli.
“Ora di benderò”.
Era una nuova sensazione che prova.
Non l’avevo mai privato della vista e della voce, mentre oggi mi serviva muto e cieco.
Passo un foulard attorno agli occhi e lo fermo stretto dietro alla nuca. In bocca gli piazzo la classica palla fissata a legacci di cuoio che annodo sempre dietro.
Quindi gli infilo una calza per dare alla sua espressione un tocco di comicità e drammaticità allo stesso tempo.
Lo afferro per una gamba e lo faccio tornare supino.
Lego entrambi gli arti inferiori al letto.
Era completamente inerme.
“Il programma di oggi è diverso dal solito, proverai le mie frustate sulla pelle”.
E con un frustino inizio a percuoterlo sul torace e sulle gambe.
Per lui è una nuova sensazione, sentire le scudisciate a fior di pelle.
Ma questo era solo l’anticipo.
Il bello doveva ancora venire.
La sua frustrazione era evidente in ogni occasione, ma al contrario degli altri schiavi della mia scuderia, era meno eccitabile.
Il suo terrore era inversamente proporzionale al suo godimento e in poche occasioni gli vedevo il pene drizzarsi.
Prendo una corona di cuoio e dopo aver accarezzato per qualche attimo il suo cazzo, la applico.
Questa stringe il pene e i testicoli, rallentando il deflusso di sangue e quindi provocando inevitabilmente l’erezione.
“Eccitante, vero?
Ma non preoccuparti, non è questo il programmino che avevo in serbo per te?
La sorpresa deve ancora arrivare.
Anzi sono due sorprese.
Due ragazze. ”
A quelle parole inizia a girare la testa e a mugugnare qualcosa.
Erano probabilmente domande miste a suppliche.
“Due splendide ragazze che verranno ad aiutarmi.
E sai qual’è la sorpresa?
Le ho reclutate nel tuo istituto. ”
Il suo corpo prese a contorcersi, cercava di liberarsi le caviglie, tirava nei polsi e continuava a gemere come un matto.
L’idea di sentirsi in balia di due femmine estranee lo aveva portato ad un’eccitazione notevole.
Il suo pene era perfettamente dritto, la cappella rossa di fuoco dondolava a causa dei suoi movimenti.
Con la mano afferro dolcemente il pene e la abbasso fino a pigiare i testicoli.
Sono certa che non abbia mai provato tanta eccitazione in vita sua, anche se lui in quel momento lo considerava terrore.
In realtà sto bluffando.
Non sarei mai ricorsa a ragazze minorenni per i miei giochi sessuali.
Avevo semplicemente invitato due delle mie segretarie, al corrente delle mie passioni.
Le avevo istruite affinché si spacciassero per due studentesse del conservatorio e fingessero di essere alla loro prima esperienza di dominatrici. Il tutto senza rivelare l’identità.
Suona il campanello.
“Sono loro”.
Mentre scendo per andare ad accoglierle, cerco di immaginare la frustrazione che sta provando Stanislao.
Ero certa che dopo quell’esperienza non si sarebbe più fatto sentire.
“Ciao, ragazze, vi stavamo aspettando”, parlo ad alta voce perché voglio che mi senta.
“Frau Baumstamm, siamo contente di essere state invitate” .
“Venite, vi mostro il vostro primo schiavo” e mentre saliamo le scale ridacchiamo.
“Eccolo, pronto allo spiedo per essere cucinato, è tutto vostro”
Il povero professore è ormai allo stremo, i suoi continui movimenti hanno serrato maggiormente le corde alle caviglie e il collo presenta arrossamenti dovuti alla corda che lo sfrega a causa dei suoi continui movimenti del capo.
Le ragazze si siedono sul letto ai bordi del corpo ed iniziano ad accarezzarlo da tutte le parti.
A quel qunto Stanislao doveva solo sperare che non rivelassi la sua identità, c’era ancora una flebile speranza di salvare la faccia.
Anche i suoi gemiti cessano, potevano essere labili indirizzi per risalire alla sua vera voce.
“Ragazze, non siate troppo tenere, è uno schiavo, non il vostro padrone, non avete un maschio che odiate e che vorreste fustigare? ”
Sghignazzando si alzano e inbracciano entrambe dei frustini.
Lo colpiscono senza troppa violenza e ad ogni colpo inveiscono contro lui con parolacce. Il professore stava probabilmente cercando di capire chi erano quelle ragazze.
Se erano del suo corso, forse poteva riconoscere le voci. In quel momento cercava di passare in rassegna quelle più vivaci, le più troiette tra tante che affollavano i corridoi dell’istituto.
Niente da fare. Questo era un buon segno.
Non le riconosceva lui, non veniva riconosciuto da loro. Era anche uno sconforto.
Se proprio doveva essere schiavizzato, sarebbe stato bello essere sottomesso dalla Susy del mio corso, dalla Sonia della 4C oppure… come si chiama quella rossa della 5A?
Quella si che è una gran figliola.
Le ragazze si muovono bene.
In altre occasioni erano intervenute ai miei party. Infatti la cosa che più mi eccita è assaporare il terrore dei miei schiavi quando si trovano al fatto compiuto, alla mercè di altre donne senza preavviso.
“Ragazze, vi lascio, ho alcune faccende da sbrigare in ufficio.
Sono certa che vi divertirete.
Ricordate i patti.
Non dovete togliere la calza e non dovete slegargli le mani. ”
Mentre esco cerco di assaporare i suoi pensieri.
Lo lascio solo nelle mani di due principianti. Con la mia esperienza posso evitare incresciosi incidenti che capitano nelle pratiche di bondage.
Quelle due scatenate non hanno pratica, possono procurare ferite gravi, stiramenti agli arti, soffocamenti.
L’uso delle corde, dei bavagli e di ogni altro strumento comporta rischi che solo una professionista come me può evitare.
Comunque niente di tutto questo avverrà.
Sono stata molto esplicita ed ho descirtto alle mie ragazze tutte le fasi del trattamento che devono effettuare.
Mentre Laura rovista nei miei cassetti alla ricerca del necessario, Sara slega le corde dai piedi del letto per liberare le gambe.
Queste rimangono legate ad un capo della corda ed è un bene per le ragazze in quanto Stanislao sentendosi libero con quella parte del corpo inizia a rotolarsi nel letto.
Entrambe afferrano le corde per fermarlo e tirandole verso la spalliera del letto impediscono ogni movimento non desiderato dello sfortunato professore.
A questo punto si trova con le mani tra la schiena e il letto, a pancia in su e le gambe tirate ai lati della testa e divaricate. In questo modo il bacino viene a piegarsi verso la faccia ed il sedere a trovarsi alzato rispetto al letto.
La corda che gira attorno al collo e finisce legata ai polsi lo infastidisce notevolmente. I suoi gemiti si fanno più insistenti.
Laura ha trovato quello che desiderava, un vibratore con punta metallica.
“Scommetto che sei vergine”
“Mmmmh… ”
“No, non intendevo quello” e via con una stretta al pene bello dritto.
“Intendevo questo” e mentre Laura lubrifica il vibratore Sara con la punta delle sue bellissime unghie strofina lo sfintere del professore, che al contatto si lascia scappare uno scatto col bacino.
Sodomizzato da quelle troiette, avrà pensato.
Non è possibile.
Di tante frustrazioni subite da Frau Baumstamm questa era inimmaginabile.
Non l’avrebbe sopportato da lei, figuriamoci da queste sconosciute.
Le ragazze si lasciano andare ad una risata che non finisce più.
“No, non usare quello” dice Sara a Laura, fingendo stupore,
“vuoi sfondarlo subito?
Bisogna dare tempo al suo culo di abituarsi ai cazzi, vero?
Non ne hai mai assaggiati prima?
O no. Scommetto che Frau Baumstamm ti ha inculato più volte” e mentre lo insulta con il dito continua a girare attorno allo sfintere che comincia ad apprezzare quel solletico.
Le ragazze stanno attente a non rivelare il loro nome.
Tutto deve rimanere nel completo anonimato.
” Sai, mi piacerebbe tanto che al tuo posto ci fosse quel maiale del mio patrigno, quante volte ho pensato di mortificarlo per tutte quelle carezze che subivo da lui”
“Io invece vorrei avere tra le mani il culo di quel fetente del professore… ”
Stanislao pensava… quale professore, pensava a me?
No, ci sono tanti colleghi, perché proprio io? …
“… si si hai ragione. I professori bisognerebbe incularli tutti, sono maiali e ne approfittano. ”
Sara a questo punto afferra le natiche del professore e le allarga mentre questi, accortosi che stava arrivando il momento fatale inizia a dimenare il corpo, cercando di spostare il bacino da tutte le parti, a destra, sinistra o verso l’alto, ma ottenendo pochi centimetri di libertà e qualche pacca sulle natiche.
“Sta fermo, maiale, non puoi andare da nessuna parte. Accetta il fallo con onore e tutto finirà prima. Se fai resistenza sarà più doloroso. ”
Il contatto della punta metallica fredda provoca uno spasmo allo sfintere, poi poco a poco inizia la penetrazione, con movimenti delicati.
Quando l’attrezzo è penetrato di alcuni centimetri, Laura lo accende. Stanislao capisce che si tratta di un vibratore, i suoi movimenti rallentano fino a fermarsi.
L’apparecchio è di diametro contenuto per cui non provoca dolore, ma una eccitazione che progredisce con le vibrazioni trasmesse alle pareti del retto.
Quella nuova esperienza procura un’eccitazione amplificata da Sara che ha preso a masturbarlo delicatamente.
L’eiaculazione è notevole, il primo spruzzo sfiora la faccia del professore e finisce per colpire la spalliera del letto, quindi regredendo irrora la faccia e tutto il suo busto.
“Maiale, maiale che non sei altro, come osi godere mentre ti sto inculando? Sara, smettila di masturbarlo. Deve soffrire, non gioire questo porco”
Sara afferra un nuovo vibratore, lo accende e inizia a massaggiare lo sfintere, ancora sotto tensione dal primo.
Penserà che abbiamo intenzione di introdurre due vibratori.
Povero scemo, non è possibile.
“Sfilalo, con quello prova solo goduria, voglio provare a sfondarlo sul serio. ”
Il vibratore di Sara è notevole, non credo che possa essere ricevuto tutto da quel culo appena sverginato.
L’attrezzo viene spinto nella cavità rimasta aperta per il precedente spasmo. L’introduzione è difficoltosa e probabilmente penosa per il ricevente.
Se prima provava piacere, in questo momento il dolore doveva incutergli il terrore di essere rovinato dalle scatenate.
E intanto Laura stava armeggiando con il suo vibratore.
Il professore sentiva due ronzii, ma non capiva dov’era finito il secondo.
“Sto impazzendo dal piacere, me lo sento tutto dentro”
“Sei proprio una troia”
Nonostante gli sforzi di Sara, il vibratore non riesce a penetrare completamente. Lo sforzo che sta subendo il retto del professore è notevole.
“Inutile, oltre non entra.
Devo fermarlo in questa posizione. ”
“Puoi far passare una corda attorno all’anello in fondo al vibratore”
“Giusto. Lego la corda ai polsi, la faccio passare attraverso l’anello e la lego alla corona, anch’essa munita di aggancio”
Detto fatto il professore si ritrova con i polsi e i genitali tirati verso il basso, mentre il vibratore viene premuto verso l’alto.
Ogni tentativo di allentare il tiraggio comporta dolori al collo in quanto viene a tendersi la corda superiore.
Allentare quest’ultima per respirare meglio vuol dire sentirsi tirare i genitali e picchiare più forte il vibratore sull’osso sacro.
“Bene, tesoro, noi abbiamo finito. ”
Soddisfatte si alzano ed escono.
Dove vanno?
Mi lasciano solo con questo coso nel culo?
Si sta domandando il povero sodomizzato.
Passa del tempo. Quanto tempo.
Quest’affare continua a vibrare senza calare i colpi.
Quando torno a casa regna il più assoluto silenzio.
“Ragazze, siete ancora qui? … ”
Nessuno risponde.
Salgo in camera e appena lo vedo mi mostro meravigliata, che impostora che sono.
“Oh. poveretto. Come ti hanno conciato. Aspetta che ti slego. ”
Suona il cellulare.
“A ragazze siete voi. Come lo avete sistemato bene. Vi siete divertite? Certo, la prossima volta troveremo qualcosa di più eccitante. Vi avverto io quando Stanislao sarà disponibile. Ciao”.
Slego le sue gambe e finalmente il bacino torna a sentire il soffice letto.
La tensione al legaccio inferiore cala, ma il vibratore non cede di un centimetro la sua posizione.
Anzi il contatto con il letto aumenta la spinta all’interno. Cerca allora di girarsi su un fianco.
Inizio a slegarlo molto molto lentamente.
Deve assaporare il ritorno della libertà lentamente. Il problema maggiore è l’estrazione del vibratore che ha trovato un buon legame con il retto del professore.
Tiro delicatamente.
E intanto mi accorgo di come ha sborrato sul letto e sul suo corpo.
“Vedo con piacere che hai goduto. Non tutto il male viene per nuocere. ”
Ormai è completamente libero.
La sua faccia è madida di sudore, o forse sono lacrime.
Deve aver pianto.
I suoi occhi fanno fatica a incrociarsi con i miei. La sua vergogna è massima.
Ho raggiunto il mio scopo.
Non riesce a parlare. Inizia a vestirsi senza troppa cura.
Credo desideri allontanarsi in fretta, prima che gli combini qualche altro guaio.
“Pensi di richiamarmi presto, Stanislao? Sai le ragazze sono rimaste contente e vedrai, col tempo sapranno lavorare meglio.
Forse sono state un po’ maldestre, ma devono imparare. ”
“E io dovrei essere la cavia? ”
“Non è quello che desideri? ”
“Sei una puttana, mi hai lasciato solo con quelle maledette troie? ”
“Come osi parlare così delle tue collegiali? ”
Mi domando con che timore affronterà nei prossimi giorni le sue studentesse. In ognuna vedrà la sua vergogna.
E per il resto dei suoi giorni continuerà a chiedersi chi erano quelle che l’avevano sodomizzato.
Una cosa è certa, me ne ero liberata. FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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