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Mi chiamo Martina

Mi chiamo Martina, ho 21 anni e fin dall’età di quindici anni, quando un collega di mio padre mi fece la festa per la prima volta, non ho mai nascosto di essere una gran troia. Sono alta un metro e sessantotto, capelli ricci e neri, occhi scuri ed un corpicino, apprezzato dai tanti che mi conoscono.

Ultimamente, però, la mia vita è cambiata radicalmente, e vorrei raccontarvi ciò che l’ha stravolta.

Quest’estate, stavano facendo lavori alla facciata del mio condominio, e per me era una vera manna.

Infatti, mi arrapava da morire starmene in casa a spiare i corpi sudati, abbronzati e ben torniti di alcuni giovani muratori che lavoravano sulle impalcature davanti alle finestre della mia abitazione.

Uno in particolare, mi mandava in estasi. Venticinque anni circa, un viso d’angelo e soprattutto una bestia enorme che dentro i suoi pantaloncini corti ed attillati, era bramosa di essere liberata per sbranare giovani ragazze assatanate come me.

Facevo di tutto per attirare la sua attenzione, senza sortire nessun effetto apparente. Cose come sfilargli davanti nuda, o mettermi con la figa aperta davanti a lui con la scusa di mettere lo smalto ai piedi. Non ci crederete, non accadeva mai nulla; lui si limitava a gettare un occhiata distratta e subito dopo si girava da un altra parte continuando a lavorare come se nulla fosse.

Magari era gay. Insomma, come mai la mia topina non faceva effetto a un giovane, sano come lui? Confesso che questo mi irritava non poco. Alla fine, sedurlo divenne una questione di principio.

L’occasione si presentò una mattina torrida. Attesi che mi arrivasse a tiro e gli chiesi se non avesse gradito entrare in casa qualche minuto per un bicchiere di the freddo. Accettò e sentii che era fatta. Con un balzo entrò in casa e si sedette di fronte al mio corpo completamente esposto al suo sguardo.

* Aspetta, ti prendo un telo da bagno per asciugarti un po’ di sudore.

Presi un asciugamano, e glielo passai sulle spalle, sul torace e sulla pancia. Poi scostai leggermente la vita dei suoi pantaloncini per asciugarlo un po’ più giù. Ma quando la mia mano arrivò al suo inguine, lui mi prese il polso con una stretta micidiale. Il suo sguardo severo stava penetrando il mio gettandomi nel panico. Non sapevo più che pesci prendere; stavo per essere respinta?

* Ti piaccio veramente così tanto da farti perdere ogni dignità?

Come una bambina sorpresa a rubare la marmellata, abbassai la testa e flebilmente sussurrai un “si”

pesante come un macigno. Quel ragazzo mi era entrato nelle viscere e le aveva sconquassate.

Mi tolse la mano dal polso e mi prese dietro la nuca con una forza che pensavo che avrebbe potuto schiacciarmi la testa come una noce di cocco se avesse voluto.

* D’accordo, vediamo fino a che punto sei disposta ad umiliarti per avere ciò che desideri. Ci incontreremo nei tempi e nei modi che ti farò sapere. Quando lavoro non voglio distrazioni. Lasciami il tuo cellulare, ti chiamerò molto presto. Nel frattempo fa come se non esistessi.

Quasi in trance, scrissi su un foglietto il mio numero e glielo consegnai, quindi restai come una bimbetta, in piedi davanti a lui con l’accappatoio completamente aperto e lo sguardo basso, piena di vergogna e di eccitazione. Luca (questo era il suo nome) mi mise una mano sotto il mento e portò i miei occhi ad incrociare i suoi, facendomi smarrire in quello sguardo profondo. L’altra mano si poggiò sulla mia pancia per poi impadronirsi della mia passerina completamente aperta e bagnata.

* A proposito, questa la devi radere completamente, la peluria secondo me è indice di scarsa igiene e di una volgarità che non si addice alla donna che deve relazionarsi con me.

La cosa mi stava prendendo la mano completamente, non mi era mai accaduto che un ragazzo mi avesse dato sensazioni del genere. Provai istintivamente a razionalizzare, ma come se mi avesse letto dentro, mi prese la testa con entrambe le mani e mi regalò un bacio così profondo ed appassionato che mi portò in un limbo ovattato ed estasiante. Subito dopo, come un gatto, salì sul davanzale e prima di uscire, si girò verso di me con un sorriso radioso d’angelo.

* A proposito Martina, grazie per l’asciugamano e per il the.

In quel momento avrei voluto fondermi con lui!

passai quattro lunghe notti insonni con il cuore a spezzatino ed il fuoco dentro il ventre. Le giornate non erano migliori; le passavo alla finestra a guardarlo lavorare senza che lui mi degnasse di uno sguardo. Era stato perentorio: finché non mi avesse cercata lui dovevamo ignorarci completamente, ma come diavolo fare? Io non vivevo più, ero come una ragazzina alla sua prima cotta. Fino ad allora avevo usato e gettato più uomini che clinex, mentre da quel giorno avevo liquidato una decina di amici che mi avevano telefonato per uscire. La passione che per lui mi consumava l’anima. Adesso in me si insinuava anche il dubbio che strisciando come un serpente che mi strangolava cuore e gola. E se avesse cambiato idea? O peggio, se mi avesse preso in giro? Poi finalmente un pomeriggio, il mio cellulare squillò e la sua voce pacata e calda mi inondò di gioia.

* Metti un gonnellino da tennis, un top scollato ed un paio di calze autoreggenti che arrivino a mezza coscia, niente biancheria intima, un profumo intenso e persistente ed appena un filo di trucco. Tra due ore esatte trovati al bar dell’isola, siedi sul muretto e aspettami.

A quelle parole sentii un malessere allo stomaco misto ad una strana eccitazione. Il bar dell’isola era frequentato esclusivamente da ragazzi. Si chiamava così perché era in pratica una piattaforma recintata da un muretto alto una trentina di centimetri circondata da un laghetto con al centro un chiosco bar, a cui si accedeva per una passatoia.

Mi vestii (se così si può dire) febbrilmente, in preda all’agitazione. Arrivai sul posto con un quarto d’ora d’anticipo ed ebbi modo di maledirmi a lungo per questo.

Fui accolta da una serie di commenti a dir poco pesanti dei ragazzi fermi al bar, e quando mi sedetti, l’atmosfera divenne addirittura incandescente. La gonna cortissima, la mia altezza ed il muretto troppo basso non potevano evitare che nel sedermi la mia passerina fosse completamente esposta agli occhi di tutti i presenti che cominciarono a fissarmi sghignazzando. Credo che non fui violentata sul posto semplicemente perché mi trovavo in luogo troppo frequentato. Tuttavia con il tempo la cosa cominciò ad innervosirmi, anche perché Marco era ormai in ritardo di quasi mezz’ora e la situazione si stava facendo insostenibile, quando in extremis, mentre si era formato intorno a me un circolo di ragazzi che cominciavano in maniera preoccupante ad allungare le mani, lui sbucò quasi dal nulla e mi strappò letteralmente via dai più intraprendenti.

* Scusami, ho avuto un contrattempo, speravo di poter arrivare prima. Andiamo a casa mia, questo posto non è molto ben frequentato.

Ovviamente sapevo che aveva tardato apposta ad arrivare. Tutto stava iniziando, quella era la prima prova che avevo dovuto superare ed il suo sorrisetto malcelato ne era la conferma.

Lo spavento era stato tanto, ma adesso l’orgoglio ne andava prendendo il posto. Marco sarebbe certamente stato contento di me e questo era quello che realmente contava oltre ogni altra cosa. Anzi, ripensando meglio alla situazione di poco prima mi stavo eccitando da matti; la troia in me stava riprendendo il sopravvento. Ancora una volta Marco mi lesse nell’anima e mentre guidava mi passò una mano fra le cosce bagnandosela completamente.

* Lo sapevo, ti sei eccitata con tutti quei bei maschioni, vero? Non sei altro che una puttanella da quattro soldi, altro che sacrificio

Accompagnò l’osservazione con un manrovescio che mi fece battere la testa sul vetro del finestrino, ma non fu quello che mi fece male, bensì le parole che pronunciò subito dopo:

* Vattene via e non farti mai più vedere, tu hai l’utero che batte al posto del cuore. Sapevo che non dovevo fidarmi di te.

Cominciai a piangere ed a scongiurarlo di darmi un’altra possibilità mentre la mia anima si lacerava Non avrei sopportato di perderlo, piuttosto mi sarei uccisa all’istante. Glielo dissi baciandogli la mano ferma sul pomello del cambio. Lui sfilò la mano da sotto le mie labbra, mi afferrò per i capelli che quasi mi strappò e mi costrinse ad alzare il viso e guardarlo negli occhi.

* Va bene, ma da oggi io comando tu ubbidisci, tu sarai la mia schiava ed io sarò il tuo padrone assoluto. Disporrò di te come credo. Se accetti resta, oppure esci ora dalla mia vita.

* Se uscirò dalla tua vita non avrò più nemmeno la mia di vita … resto … padrone.

Ora guidava come se non esistessi. io ero un mare in preda alla più spaventosa tempesta.

* So che non è facile dominare le proprie passioni, così ho pensato, per questa volta di usarle per un fine nobile. Andiamo a casa mia, ma prima passiamo a trovare qualcuno.

Accostò, prese il telefonino e comunicò a qualcuno che stava arrivando con una sua amica. Non dovevo chiedere spiegazioni, così non lo feci. Marco svoltò per una strada secondaria, accostò, spense il motore, mi aprì lo sportello e mi prese per un braccio facendomi scendere tra i commenti pesanti di alcuni ragazzi fermi sui loro motorini. Aprì il portone antistante e cominciò a salire le scale con me che lo seguivo testa bassa Aprì una porta al primo piano dell’abitazione, ma prima di entrare si rivolse a me con un aria ironica e sorniona che non faceva presagire nulla di buono.

* è giusto che tu conosca qualcuno dei miei. In casa c’è mio fratello che sarà entusiasta di accoglierti. Erika, ti presento Daniele

Quello che mi trovai davanti era un autentico rifiuto della creazione: un bambinone di due metri e centocinquanta chili, un un sorriso idiota sul viso e dei denti che somigliavano più ad un impasto rassodato di qualcosa giallo e marrone. Daniele mi venne incontro con un “bella” e mi prese il volto tra le sue mani facendolo scomparire. Provai una repulsione unica per quella cosa che invece era rapito da me ed ormai senza più sentimenti, semmai ne avesse mai avuti.

Mi girai verso Marco con uno sguardo implorante ma non dissi una parola. Lui, sedette e mentre Daniele già mi palpava come un energumeno, mi apostrofò con un sorriso beffardo.

* Vedi, sapendo che stavi morendo dalla voglia di fare sesso, ho pensato di farti fare una buona azione. Come ben vedi, lui non ha molte occasioni di avere una ragazza con cui fare all’amore, così per oggi ho pensato di renderlo felice, sei contenta?

Era terribile, quel ragazzo era la parte distorta di Marco. A sentire il suo fiato che sapeva di marcio e la sua lingua ruvida che lavorava nella mia bocca mentre un rivolo di bava gli scendeva, mi veniva da vomitare, ma sopportai e non dissi nulla, nemmeno quando mi sollevò il gonnellino e ridendo divertito cominciò a sculacciarmi con due mani che sembravano pezzi di traversine dei binari. Le lacrime cominciarono a scendere ed a bagnare i pantaloni di Daniele che finito di martoriarmi le natiche, se li tolse di getto insieme alle mutande scoprendo un uccello di dimensioni gigantesche. Mi fece inginocchiare e cominciò con il suo arnese a schiaffeggiarmi fino a che non diventò duro come marmo. A quel punto con una mano, facendo leva sulle mandibole, mi aprì la bocca e mi infilò con quel treno di carne a digiuno di un bidè da tantissimo tempo, togliendomi il respiro e provocandomi ancora dei conati di vomito che pregavo di poter reprimere in tempo. Fortunatamente (o sfortunatamente) me lo tolse di bocca, mi fece girare, mi allargò le natiche e mentre mi strizzava i seni con una forza che sembrava strapparli da un momento all’altro, mi penetrò nell’ano con un colpo di reni che mi diede la sensazione di spaccarmi letteralmente in due.

Alla fine con un suono gutturale finalmente raggiunse l’orgasmo. Anche quello sperma copioso sembrò darmi sollievo.

Quando il gigante ebbe finito con me, rimasi sul letto inebetita e tremante, mentre il dolore che avevo subito lasciava il posto ad un piacere che saliva dal ventre fino al cervello e riscendeva subito dopo facendo il percorso inverso. Con la mente che stava passando anche l’ultimo strato dell’atmosfera terrestre, misi una mano tra le gambe come a proteggermi; fu in quel momento che mi accorsi di essere venuta abbondantemente mentre quel ciclone doloroso passava sul mio corpo. Daniele, dritto in piedi davanti a me con il pene ormai floscio, mi guardava innamorato

Girai lo sguardo verso Marco e mi accorsi che stava socchiudendo gli occhi con approvazione e riconoscenza. Capii quanto fosse importante per lui quel suo fratello disgraziato e quanto bene avevo fatto ad entrambi. Mi sentii orgogliosa di essere sua. Luca si alzò, e mentre mi sistemava la gonna, mi sfiorò con la mano la guancia sussurrandomi un “grazie”. Io mi gettai ai suoi piedi singhiozzando lacrime d’amore e baciandogli le scarpe da tennis immacolate. Quando uscimmo abbracciati, Daniele ci restò a guardare e senza smettere mai di ridere, ci salutò agitando la mano alzata come fa un bambino.

Arrivammo a casa sua che era più o meno l’ira di cena. Suonò alla porta e ci venne ad aprire una ragazza meravigliosa che subito gli si gettò ai piedi sussurrandogli – Ciao padrone, benvenuto, mi sei mancato tantissimo. Marco si sedette su un divanetto all’ingresso, Rossella (questo era il suo nome), gli tolse le scarpe ed i calzini e cominciò a massaggiargli i piedi baciandoglieli di tanto in tanto e poggiandovi sopra la guancia in estasi, con un amore ed una devozione che non avevo mai visto prima. Dopo qualche minuto, Luca interruppe quell’operazione e sollevò il viso della donna che lo guardò con i suoi due occhioni grandi e neri, apprensivi e pieni di speranza aspettando ordini.

* Ciao Rossella, questa sera abbiamo un ospite, assicurati che non le manchi nulla.

Rossella, mi alzò dolcemente la gamba prendendomi per un polpaccio, mi tolse la scarpa e ripetette l’operazione precedente con lo stesso identico trasporto di prima.

Debbo confessare che all’inizio mi sentivo in imbarazzo, ma mi sedetti sul divano accanto a Marco ed attesi che la donna terminasse il suo lavoro e ci avesse calzato delle ciabatte molto confortevoli.

* Vado ad apparecchiare la tavola padrone, tra cinque minuti sarà tutto pronto.

* “Aspetta”, le intimò Marco, guardando me e sbirciando lei con la coda dell’occhio.

* Lei è di mia proprietà, proprio come desideri esserlo tu, avrà il compito di insegnarti come ci si deve comportare con me, e ti consiglio di imparare in fretta, perché per ogni tua mancanza, oltre a punire te, punirò anche lei. Tu Rosy, sai cosa devi fare e fallo bene, perché da oggi hai una responsabilità in più, quella di fare da tutrice a quest’altra cagna. Ora falle indossare un abito più adeguato ed insegnale a servirmi la cena.

* Come desideri padrone, sarà fatto.

Mentre Rossella mi infilava un abitino nero da cameriera identico al suo, era raggiante di felicità ed io non riuscivo proprio a comprenderne il motivo. Insomma, lei pur essendo bellissima, avrà avuto di certo almeno una decina di anni più di me, e se il mio uomo, la mia vita, mi avesse portato in casa una altra che mi avrebbe potuto rimpiazzare in ogni momento e per giunta mi avesse chiesto di renderla all’altezza di farlo, io mi sarei sentita morire, eppure da quando avevo messo piede in quella casa, lei stava volando, era letteralmente in estasi. Finito di sistemarmi l’abitino, mi prese con entrambe le mani la testa e mi diede un bacio affettuoso sulla guancia.

* Ecco fatto, sei bellissima, sono certo che a Marco piacerai tantissimo.

Mi diede istruzioni su poche cose essenziali da fare nel servirlo a tavola, quindi apparecchiò con un solo coperto per Marco e sistemò due grandi ciotole in terra; sapevo già chi avrebbe mangiato in quelle. Marco si sedette, e tenendo lo sguardo fisso sul tavolo, la chiamò a se. Rossella, prontamente corse ad inginocchiarsi accanto a lui, con le mani sulle ginocchia e la testa bassa, io intanto, stavo memorizzando tutto.

Marco la prese per i capelli e la costrinse ad alzare la testa.

* Stronza, ma cosa fai, io ti dico che abbiamo un ospite e tu apparecchi per me solamente? Aggiungi un piatto e togli una ciotola, questa sera la cagna sarai solamente tu

Dopo aver fatto aggiungere un coperto a tavola, Marco costrinse Rossella carponi, e preso un frustino cominciò a batterla sulle natiche con una calma ed una forza spietate, assestandole almeno una ventina di frustate che le striarono di rosso il sedere e le fecero sgorgare due lacrimoni che tuttavia non emise alcun suono. Finita l’operazione, la prese per il collare che di certo cingeva il suo collo da tempo immemorabile e la portò vicino alla ciotola, legandola con una catena al termosifone.

Durante la cena nessuno di noi due la degnò di uno sguardo, e solamente verso la fine marco gettò degli avanzi smozzicati nella ciotola che Rossella mangiò avidamente senza usare le mani.

* Questo deve bastarti, e ringrazia il cielo che questa è una serata speciale, altrimenti saresti andata a cuccia senza cena.

* Si padrone, grazie padrone.

Finito di cenare, ci trasferimmo in camera. MARCO abbracciava me e trascinava Rossella al guinzaglio, la legò di lato al letto in modo che non potesse muoversi nemmeno di un millimetro, e le applicò due pinzette sui capezzoli a cui fissò due fili che terminavano in un unico cappio che legò al suo pene.

* Anche tu questa sera farai l’amore con noi, il nostro amplesso si fonderà con il tuo dolore

L’ora seguente per Rossella dovette essere una tortura infinita

Ad ogni movimento di Luca, il filo si tirava per mollare e poi tirare ancora per interminabili volte. Le sue tette si tendevano allo spasimo per poi rilassarsi e subito dopo tornare a tendersi.

Rosy, ormai era una maschera di dolore e di desiderio. MARCO allora si alzò e prese due enormi falli di gomma che le sistemò nella figa e nell’ano con una calma ed una spietatezza impressionante.

* Ecco, non sono così egoista come pensi, devi godere anche tu.

Non so per quanto tempo continuammo a fare l’amore con un trasporto ed una passione indimenticabili e per quanto tempo Rossella continuò a gemere di dolore e di piacere.

Alla fine, Luca si alzò, prese me per una mano e Rossella per il guinzaglio e ci portò in una stanza con un letto matrimoniale.

* Ecco, dormirete insieme da oggi, e solo quando chiamerò, una di voi due o entrambe per soddisfare le mie voglie, potrete venire nel mio letto.

Tolse i falli a Rossella e mi ingiunse di ripulirli con la lingua, cosa che io mi affrettai a fare con devozione, quindi si rivolse a lei, questa volta con un tono dolcissimo:

So che tu ormai da anni passi le giornate ad aspettarmi per servirmi, adesso è arrivato il momento di ripagarti per tutto l’amore che porti per me. Questa sarà la tua compagna con cui dividerai le lunghe giornate d’attesa e con cui studierai sempre nuovi modi per farmi felice. BUON COMPLEANNO AMORE, LA CAGNETTA MARTINA è IL MIO REGALO PER TE. Marco diede a tutte e due il bacio della buonanotte ed uscì dalla stanza. Io e Rosy ci guardammo negli occhi piene d’amore e scambiandoci un sorriso dolcissimo, ci addormentammo accoccolate l’una all’altra come due sorelline che si proteggono a vicenda dal buio. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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