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Naturalmente schiavo

“Descriviti troia”.
Quando lesse quella frase Gianni quasi sobbalzò per l’emozione.
Aveva da pochi giorni installato Internet e aveva deciso di provare, giocando telematicamente, a concretizzare una fantasia che gli ronzava in testa da mesi.
Forse da anni. Gianni, 39 anni brillante professionista, sognava di diventare uno schiavo cerebro sessuale.
Il pensiero era talmente piacevole che nella sua testa aveva elaborato una serie incredibile di raffinate.
Niente a che fare con la pornografia pura ma un progetto di una intelligenza e signorilità proprio per questo ancora più eccitante.
Per Gianni il primo passo verso la strada di una completa sottomissione era quello di trovare un master, una padrona o meglio ancora una coppia in grado di addestrarlo con severità… inglese, senza violenze fisiche gratuite.. o quasi, limitate al necessario ma di forte impatto intellettuale.
Aveva pensato per ore ad uno pseudonimo adatto alle circostanze e si era poi elaborato quello di “servoumile”!
. Era entrato in un paio di chat sadomaso e aveva passato giorni con versando con improbabili padroni, maniaci, volgari, potenziali schiavi comunque sempre indecisi, coppie che volevano introdurre qualcosa di nuovo nel loro rapporto ma che tuttavia non gli fornivano garanzia di riservatezza, serietà e quella complicità assolutamente necessaria in questi casi e in questi giochi.
Perché tali dovevano restare.
“Descriviti troia”.
Quando Gianni lesse quella frase chissà perché intuì che si trattava dell’interlocutore giusto.
Era un padrone di 47 anni il cui pseudo
“Masterduro” aveva sempre intrigato Gianni nelle sue scorribande al computer, ma al quale non aveva mai avuto il coraggio di rivolgersi.
Quella volta naturalmente Gianni rispose.
Molto umilmente.
Digitando sulla tastiera rimanendo in ginocchio come gli chiese subito di fare lo sconosciuto al di là del video.
Gianni cercò di spiegare al master i suoi desideri.
All’uomo che si chiamava Franco ed era di un capoluogo relativamente vicino a quello del potenziale schiavo, Gianni piacque tanto che volle sentirlo subito al telefono.
Dopo poche battute concordarono di vedersi il giorno dopo.
Franco gli spiegò che cercava un servo da sottomettere assieme alla sua compagna che tutavia non viveva con lui.
“Converseremo del più e del meno – disse Franco al telefono sottintendendo chiaramente la qualità di quello che sarebbe stato il loro primo incontro – se andiamo reciprocamente bene mi ubbidirai subito e ti introdurrò in un mondo nel quale sarai soprattutto al servizio mio e della mia donna”.
Gianni fu d’accordo e il giorno dopo verso le due fu davanti alla porta della casa di Franco.
Il Padrone fece entrare l’ospite in un soggiorno elegante e accogliente. “Accomodati – disse Franco con un tono comunque sostenuto – mi fa piacere conoscerti”.
La conversazione non durò molto.
Dopo essersi scambiati qualche frase di circostanza Franco offrì da bere all’ospite. Gianni apprezzò il gesto che lo mise a suo agio.
Dopo un cenno di saluto con il bicchiere in mano Franco si informò sulla vita di Gianni, raccontandogli a sua volta alcuni aspetti della sua.
Quindi il discorso scivolò inevitabilmente sul sadomaso.
“Perchè hai deciso di essere uno schiavo? ” chiese Franco.
“Mi attira di più ubbidire, servire.
Mi piace l’idea di essere umiliato e a disposizione di chi può trarre piacere dall’avere un uomo ai suoi piedi, consapevole di essere un padrone, una padrona anche quando non si è direttamente a confronto” spiegò Gianni.
“Bene – rispose subito Franco – credo di non doverti nemmeno chiederti se sei d’accordo: in ginocchio” ordinò.
Gianni posò il bicchiere che aveva in mano e ubbidì.
“D’ora in poi – disse severo Franco – parlerai solo se sarai interrogato, mi chiamerai padrone, mi darai del lei e dovrai fare esattamente ciò che ti ordinerò. Chiaro? ”
“Si padrone” rispose semplicemente Gianni.
“Quando sei in questa posizione – proseguì il padrone dovrai sempre tenere gli occhi bassi sui piedi del master o della padrona o fissi sul suo membro sulla sua figa, o dove ti indicherà in quel momento chi ti comanderà.
Non avrai il diritto a guardare in faccia i padroni senza la loro autorizzazione”.
Lo schiavo rispose affermativamente a tutte le richieste.
“Domani ti farò conoscere padrona Paola e insieme ti detteremo le regole comportamentali.
Ora estrai il cazzo e rimani in ginocchio vestito, con il cazzo esposto”
Lo schiavo ubbidì mentre il padrone dopo aver guardato la corretta esecuzione dell’ordine si allontanò.
Ritornò poco dopo.
Gianni era sempre nella medesima posizione.
Quando il padrone gli fu davanti Gianni si accorse che l’uomo aveva indosso un accappatoio verde scuro ed era scalzo.
“Baciamo i piedi porco” gli ordinò il padrone.
Gianni si piegò in avanti e baciò i piedi del master.
Questi si sedette e ordinò al servo di spompinargli l’alluce destro.
Gianni eseguì sino a che lo stesso padrone gli impose di smettere e gli impose di mettersi nudo.
“Bene – commentò il master quando Gianni si ritrovò in ginocchio nudo – nudo o vestito quando ti ordinerò di porti nella posizione di ossequio dovrai essere in ginocchio con il viso per terra.
Potrà capitare in qualunque momento davanti a chiunque, naturalmente nel rispetto delle regole.
Fuori ognuno ha la sua vita.
Quando sei qui o da qualunque altra parte per giocare con noi sarai il nostro schiavo.
Sarai una puttana a nostra disposizione e di quanti vorrò io”.
“Si padrone”. rispose lo schiavo.
“Bene per oggi credo sia tutto. In fondo ci siamo conosciuti come volevamo”.
Si alzò in piedi e si mise davanti allo schiavo sempre inginocchiato e con lo sguardo fisso sui piedi del master.
Franco si slacciò l’accappatoio e ordinò:
“Guardami e baciami il cazzo in segno di rispetto, puttana.
Dovrai abituarti a riverirlo, servirlo, gustarlo e a riconoscerne il sapore anche tra altri mille.
Cosi dicasi per la figa , il culo e i piedi della tua nuova padrona.
Muoviti troia”.
“Si padrone” fu la risposta dello schiavo che subito dopo avvicinò le labbra al prepuzio del padrone e lo baciò. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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