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Povera Stefania … rapita e umiliata

Era gia una settimana che sono tornato a casa dal lavoro in Polonia, la stagione non è ancora terminata, ma ho avuto dei contrasti d’opinione con il direttore, cosi decisi di tornarmene a casa. Non resistevo più fermo a casa, il tempo non mi passava mai, e non avevo niente da fare che mi occupasse il tempo, ma un’idea fissa la avevo in mente da molti anni. Mi sono detto tanto che cosa ho da perdere adesso esco e voglio mettere in pratica il mio piano, mi misi a caccia della preda. Erano gia tre giorni che giravo, mi era capitato per due volte di seguire una buona occasione, ma il rischio era ancora troppo, non era ancora il momento, gia tre giorni ma non mi era ancora capitata locazione che aspettavo che cercavo, a casa era tutto pronto o quasi mancavano gli ultimi dettagli, momentaneamente trascurabili. Ormai erano passati cinque giorni e avevo quasi perso la speranza, ero uscito solo per fare un giro, per distrarmi ma all’ipermercato, ecco………

L’opportunità che aspettavo: ormai era sera, e giravo in cerca di un posto per l’auto, ludica luce era quella dei lampioni che illuminavano il parcheggio dell’ipermercato. L’entrata dell’ipermercato era coperta da un furgone, avevo accostato l’auto di fianco alla sua, aveva gia finito di caricare i pacchi in auto e stava portando il carrello al suo posto con gli altri. Tornava verso la sua auto. Alta e slanciata camminava con passo sicuro, vestita in modo semplice scarpe da ginnastica, dei jeans chiari e larghi, un cappotto di taglio semplice non chiuso, sotto s’intravedeva un maglione azzurro, i capelli erano lisci neri come la notte, e gli scendevano lungi dietro le spalle. Aspettai che tornasse verso l’auto per avvicinarmi.

M= scusi potrebbe cambiarmi la moneta per il carrello, io ho solo monete spicciole, se e così gentile, altrimenti dovrei andare fin dentro per farmele cambiare

S=(sì certo) La fissavo in volto quasi in cerca dei suoi pensieri, ma lo sguardo assente era semplice, senza nemmeno un accenno di sorriso. Abbassò la testa per frugare in borsa, probabilmente in cerca di dove fosse caduta la moneta. In quell’istante di disattenzione e controllando con la coda bell’occhio che non ci fosse nessuno mi potesse vedere, le diedi un pugno alla bocca dello stomaco, si piego in avanti restando senza respiro impossibilitata nel riprendere fiato o gridare, gli diedi un secondo colpo con il taglio della mano aperta, dietro il collo che la fece svenire. La afferrai al volo prima che potesse cadere a terra, mettendo un braccio dietro le ginocchia la sollevai di peso mettendola nel cofano della mia dell’auto. Misi l’auto in garage, la trasportai a basso dove avevo preparato un letto, in qui distesi la ragazza, dopo avergli tolto il cappotto gli misi dei braccialetti di pelle chiusi con un lucchetto, e lo stesso alle caviglie, legandola poi a testa e piedi del letto. Si svegliò che erano le 21 circa, movendomi si accorse che era legata mani e piedi al letto si dibatte un po’ per cercare di liberarsi dalla costrizione, URLò. Risvegliandosi mi mise a fuoco io ero seduto lì di fronte a lei, senza dire niente osservandola e basta, il suo viso iniziava ad essere segnato da qualche lacrima che cominciava a scendere dagli occhi, forse per il dolore dei colpi subiti ma forse di più per la disperazione e la paura che cominciava ad invaderla tutta.

S=(CHI SEI)

S=(DOVE MI TROVO, DOVE SONO……… PERCHE MI HAI LEGATA AL LETTO)

S=(COSA VUOI FARMI, COSA VUOI DA ME? )

M=(stai calma la tua permanenza qui sarà molto lunga, e avrai tutte le risposte a tempo debito mia cara… Stefania)

S=(liberami, LASCIAMI ANDARE)

M=(Mi alzai e andai verso le scale, verso l’uscita.

S=(COME FAI A SAPERE COME mi chiamo)

M=(lo letto dalla tua carta d’identità mentre eri svenuta, adesso ti consiglio di dormire e di riposarti) Tornai più tardi con un piatto di pasta in bianco che avevo appena finito di cucinare, pensavo almeno se l’avesse lanciata non avrebbe sporcato. Presi la sedia e mi avvicinai al letto, e cominciai ad imboccarla avvicinandogli un po’ di pasta alla bocca per tentare di farla mangiare, i suoi occhi erano fissi su di me, con uno sguardo di paura, misto ad odio, le labbra chiuse a bocca serrata. Capivo il suo stato d’animo, l’ultimo pensiero per lei sarebbe stato quello di mangiare trovandosi in quella situazione.

M=(se mangi almeno un po’ ti darò qualche risposta) Dopo un po’ di tentativi mangio un boccone, ma me lo risputò subito tutto addosso. Alzandomi in piedi allontanai la sedia con le gambe, misi il piatto a terra accanto al letto, le liberai il polso sinistro, mi diressi verso le scale, gli avrei permesso anche di fare dei capricci il primo giorno, era comprensibile. Era meglio addomesticare con la carota che con il bastone.

M=(puoi anche fare a meno di mangiare per oggi non ha importanza, ma da domani con le buone o con le cattive, farai tutto ciò che voglio io, o che ti ordinerò il tempo non ci manca. ) Il giorno dopo scesi verso le 10 quando apri la porta e senti il caldo della stanza che usci dalla porta e mi avvolse. La giornata non era tra le più calde ma si stava bene anche fuori all’aria anche senza l’uso di un cappotto. Avevo acceso il riscaldamento fin dal suo arrivo quando ero tornato a casa con lei ieri sera. Scesi le scale, uscito dal muro che mi copriva vidi arrivare un oggetto bianco verso di me, non feci nessuna fatica a schivare anche per via del suo puntamento non perfetto, e che andò a schiantarsi contro il muro ad un soffio da me, era il piatto degli spaghetti.

M=(da domani piatti di plastica! spero che tra tutto quel agitarti e gridare stanotte tu abbia dormito almeno un po’, ti avverto che qui nessuno ti può sentire, siamo a cinquecento metri dalla casa più vicina e ti trovi per tre quarti sotto il livello del terreno, i muri sono in cemento, con uno spessore di mezzo metro. )

M=(ti consiglio di risparmiare le energie, come ti ho già detto resterai qui per un po’ di tempo, a farmi compagnia. )

S=(cosa vuoi da me un riscatto? )

S=(la mia famiglia non e ricca, io non ho molti soldi ma ti darò tutto quello che ho se mi lasci andare via)

M=(non voglio soldi da te, io voglio TE) Gli spaghetti erano sparsi a terra, le legai il polso sinistro a quello destro sopra la testa, con il bracciale legandoglielo alla catena che si trova a testa del letto di ferro, (ho saldato le parti del letto tra loro in modo da non poterlo smontare, e farlo più resistente)raccolsi gli spaghetti e i frammenti del piatto sparso in giro, pulii per terra, poi ho iniziato a spogliarla sotto i suoi continui lamenti perché non voleva che la toccassi. Ho iniziai a toglierli le scarpe da ginnastica, sotto indossava dei calzini bianchi che sfilai subito dopo aver tolto le scarpe, poi gli ho slacciato e abbassato i jeans fino alle caviglie, sotto indossava ancora dei collant che gli fasciavano le gambe come un guanto, e gli stringeva in vita; gia così sottile, facendola sembrare come in un sacco, ho alzato il maglione azzurro sfilandolo dalla testa e alzato fino all’altezza dei polsi, delle manette, poi ho iniziato a sbottonargli la camicetta rosa che aveva sotto il maglione, aprof! itandone cosi per accarezzarle i seni, che sentivo sodi scorrere sotto le mie mani vogliose, bramose di quel contatto, stupendomi delle proporzioni inaspettate. Non voleva assolutamente che gli palpasi il seno che la toccasi, si agitava cercando di sfuggirmi per non lasciarsi toccare, ma otteneva solo l’effetto contrario, la sentivo agitare le tette, muoversi al contatto delle mie mani e questo mi stava eccitando parecchio. Sotto la camicetta indossava una maglietta di cotone bianca che gli strappai per toglierlela di dosso, bianco di cotone e senza nessun disegno o ricamo cera ancora il reggiseno da togliere, e approfittando cosi per potergli continuare ad accarezzargli anche i fianchi, e scendendo dietro la schiena, con entrambe le mani. Sentivo il contato con la sua pelle profumata, morbida e vellutata che scorrere sotto le mie mani ancora ruvide, segnate del lavoro che avevo lasciato. Continuando a far scorrere le mani sul suo corpo gradevole, ed accarezzando la pelle liscia e vellutata fino ad arrivargli dietro la schiena, al gancio del reggiseno e poterglielo cosi slacciare. Conteneva una stupenda quarta, sbucarono un paio di tette cosi maestosamente tonde e prepotenti sode come due meloni, che sarebbero stati a fatica in una coppa di champagne, con due aureole poco più grandi di una monetata da cento lire, due capezzoli piccoli come noccioli di ciliegia, che spuntavano da quel seno cosi perfetto. Insospettabile sotto quel maglione largo che nascondeva le dimensioni inaspettate del seno, e probabilmente il reggiseno di una misura più piccola che stringeva e cercava di nascondere un cosi enorme tesoro. Scivolando con le dita ai fianchi entrando ai bordi del collant e afferrando anche gli slip bianchi che in trasparenza s’intravedevano sotto ai collant di color camoscio, e con entrambe le mani, glieli sfilai abbassandogli lungo le sinuose e conturbanti gambe che sempre più si scoprivano lasciandosi ammirare in tutta il loro splendore, fino ad arrivare alle caviglie. Era completamente nuda distesa sul letto con le mani e piedi legati, per farsi ammirare da me anche contro la sua volontà. La pelle chiara che emanava nell’aria un dolce profumo di donna, i seni gonfi e sodi come meloni maturi di stagione, con due capezzoli rosa, a farne capolino, la vita sottile come una modella, le cosce snelle senza un filo di cellulite, il taglio della fica non lo vedevo, era un cespuglio di pelo folto e nero che copriva anche il pube, gli ho divaricato a forza contro la sua volontà, le ginocchia, per quanto gli era consentito di muoversi cosi costretta e imprigionata al letto e non riuscendo lo stesso a vedere il taglio della fica, per quanti sforzi facessi era troppo folto il cespuglio di peli pubici. La lasciai completamente nuda sul letto e uscii. Tornai poco dopo con tazza di tè appena preparato, capii dalla sua espressione che non aveva nessun’intenzione di berlo. Il tempo di non voglio era finito.

M=(ieri non hai voluto mangiare, mi va bene: ma adesso bervi questo tè da brava o sarò costretto ad usare le maniere forti)

S=(non voglio niente, lasciami andare, pecche mi tratti cosi) Le avvicinai la tazza alla bocca, ma continuava a volere tenere la bocca chiusa e quel poco che aveva bevuto lo risputo subito.

R=(MMMH e tropo dolce non lo voglio, ma quanto zucchero hai messo) Ormai era giunto il momento di insegnarle a non rifiutare, dovevo fargli capire che era inutile opporsi a ciò che gli dicevo di fare. Versai tutto il tè in una bottiglia di plastica vuota dell’acqua, e tappandogli il naso con le dita sella mano sinistra, e cosi costringerla ad aprire la bocca per respirare, gli versai il The per farla bere tutto a forza, sotto le sue proteste. Non mi andava di farlo ma in qualche modo dovrà cominciare ad ubbidirmi, anche se So bene che in futuro dovrò arrivare a ben altro: in futuro. Mi diressi verso l’armadio aprii il cassetto baso dove tenevo le cinghie di pelle. Cercando estrassi un colare di pelle nera; e glielo misi intorno al collo chiudendolo con un lucchetto, e fissandogli con una catena che scendeva da uno dei tanti ganci che avevo fissato nel soffitto. Gli liberai le caviglie dalle catene del letto e fini di sfilargli i pantaloni, calze, mutandine; poi liberai anche le braccia dalle catene, e fini di toglierli i vestiti che gli rimanevano indosso. La trascinai giù dal letto in mezzo alla stanza, accorciaci la catena che scendeva dal soffitto costringendola a rimanere in piedi in mezzo alla stanza completamente nuda e indifesa costringendola al mi volere. Adesso che aveva le mani libere cercava di coprirsi come meglio poteva, cercando di coprire il seno e la fica il più possibile essendo costretta a rimanere in piedi dritta davanti a me che, ero seduto di fronte a lei ad ammirare il suo corpo nudo, non riuscivo a staccargli gli occhi da dosso tanto mi stava facendo arrapare quel suo fantastico corpo nudo completamente a mia disposizione, unito alla sua visibilissima timidezza, che traspariva dall’arrossare del viso, l’imbarazzo di essere osservata in quella situazione inqui là avevo costretta a rimanere di forza contro la sua volontà, che ormai non contava più nulla per me. I braccialetti, le cavigliere e il collare nero simbolo della sua schiavitù improvvisa, e che era costretta ad indossare faceva risalto in quel corpo di carnagione cosi chiara quasi quanto il latte. Mi diressi verso l’armadio a cercare un attimo: e presi un paio di scarpe nere con un tacco a punta alto 9 centimetri, erano proprio la stessa sua misura un 39, come le scarpe da ginnastica che indossava prima.

M=(adesso non metterti a scalciare come un cavallo, o ti dovrò legare le gambe come si fa con le puledrine irrequiete; e che non vogliono lasciarsi ferrare)

S=(lasciami andare, liberami non cella faccio più a resistere mi scappa devo andare in bagno, mi e venuto un gran mal di pancia che non cella faccio più a trattenermi mi scappa………. )

R=(lasciami tornare a casa ormai mi staranno cercando, non dirò nulla di te basta che ora mi lasci andare, cosa vuoi ancora farmi? Me la sto facendo a dosso)

M=(rimarrai qui con me a farmi compagnia per almeno quattro mesi, e credo che per almeno una settimana poso stare tranquillo nessuno ti cercherà. ) Gli infilai le scarpe non con poco sforzo, le scarpe di pelle nera sono nuove e fanno fatica ad entrare per via dei piedi scalzi di Stefania, che facevano attrito con la pelle dei piedi scalzi. Le scarpe avevano una cerniera laterale che gli chiuse completamente il piede dentro, e con una fibbia gliela chiusi come una cintura sulla caviglia, e gli avvolge completamente il piede. I tacchi alti gli danno un ulteriore slancio al corpo nudo di Stefania, mettendogli in tensione i muscoli delle gambe che sembrano scolpite nel marmo. Mi allontanai un attimo per andare a cercare nella stanza, a fianco un secchio vuoto che avevo adoperato l’anno scorso per verniciare la casa. Allungai leggermente la catena dietro il collo, per consentirle di abbassarsi quel tanto che bastava, per fare i suoi bisogni nel secchio che gli ho messo tra le gambe aperte.

M=(E se la fai fuori del secchio tela faccio leccare con la lingua)

S=(tu sei fuori, non la farò mai in un secchio, non voglio farla in un secchio)

S=(e poi se mi continui a fissarmi non mi viene)

M=(vedrai che tra un po’ ti verrà sicuramente, cera del GUTTALAX nel tè, ti Fara bene, ti farà svuotare completamente tutto l’intestino e la vescica) Gli ho dato un rotolo di carta igienica che afferro rapidamente con la mano destra, per cercare di ricoprire subito quelle meravigliose tette alte e sode che e stata obbligata a lasciare scoperte per afferrare la carta. Presi la sedia e sedendomi di fronte a lei ad osservarla paziente. Non che voluto molto prima che il GUTTALAX facesse il suo effetto liberatorio. Cercava in tutti i modi di trattenersi per non farla lì di fronte a me, fino quasi a sentirsi scoppiare, dentro, diventando tutta rossa in volto, ma il dolore e la voglia di cagare aumentavano, stringeva i denti cercando di resistere il più possibile, ma non ci riusciva più a trattenerla dentro di lei, lo sforzo ormai e troppo, e al limite, si tratteneva diventando sempre rossa per lo sforzo che stava facendo, di trattenersi. La vergogna di essere osservata da me in un momento cosi intimo e personale e molto forte, si sente tutta avvolta dall’imbarazzo della situazione. Lo sforzo che sta facendo per resistere e ormai troppo e arrivata veramente allo stremo non cella fa più il suo corpo freme, e finalmente con un sospiro di conforto, di liberazione comincia a……………. Pisciava e cagava a tutto andare gemendo di piacere, ormai si sta liberando non riuscendo più a trattenersi, il GUTTALAX sta facendo alla grande il suo lavoro, adesso lo sforzo era tutto dedicato a liberarsi l’intestino. Vederla leggermente in avanti piegata a gambe aperte sul secchio e uno spettacolo arrapante, e quella fontanella di Pì Pì dorata che uscire da lei, da in mezzo le sue gambe, da quel folto bosco di peli arricciati e neri come la notte, che gli avvolgevano completamente il monte di venere, la fica e il pube. Io ero eccitatissimo davanti a quello spettacolo cosi erotico, nel vederla pisciare di fronte a me, sentivo il mio cazzo che era diventato talmente duro e mi faceva male stretto nei pantaloni, la voglia che mi cresceva dentro il cazzo che mi pulsava e chiedeva di uscire, d’essere accarezzato dolcemente. La guardavo restando seduto di fronte a lei, mentre le gambe aperte di Stefania, erano talmente tese per lo sforzo fisico che stava facendo, nel tenersi in equilibrio sopra il secchio, continuava ad uscirne gli escrementi. La guardavo mentre la mia eccitazione aumentava, lì scarpe con i tacchi alti a punta, che la costringevano in una posizione cosi scomoda a gambe aperte sopra al secchio. Non resistevo più ero eccitatissimo, al massimo nel guardare quello spettacolo che mi stava offrendo mi sono sbottonato i pantaloni e mi sono alzato in piedi avvicinandomi ho tirato fuori il cazzo non completamente duro, cominciai a farmi una poderosa sega di fronte a lei, e con la mano libera le palpavo le tette e stringendo tra le dita il capezzolo, e stata una cosa improvvisa e gli ho schizzato in faccia e addosso, al viso il mio sperma caldo, tutta la sborra bianca che usciva abbondante dal mio cazzo, ricoprendogli di bianco i seni e parte del corpo con il mio saporito Yogurt che gli colava lungo il corpo nudo. Stefania cercava di non guardarmi di distogliere lo sguardo dal mio membro maschio senza riuscirci granchè, con la coda dell’occhio guardava il mio membro gocciolante di fronte a lei, l’eccitazione di Stefania aumentava, la stava invadendo tutta, la sentiva uscire, spingere, premere tra le gambe, non riuscendo a trattenersi, dal tormentare il clitoride con il suo dito medio con cui aveva iniziato a masturbarsi sollecitamente. Con il cazzo ancora gocciolante e leggermente teso glielo strofinai sui seni spargendo cosi il mio seme, raccolsi con due dita dalle sue tette sode e gonfie d’eccitazione quello che riuscì a raccogliere di sborra calda. Avvicinandogli con le dita il mio Yogurt alla sua bocca. Quasi ci rimettendoci due dita, serro la bocca cercando di mordermi e riuscendoci quasi ad afferrare le dita coi denti. Si vede che il gusto non gli piaceva? Ero stato tropo azzardato, mi ero fato prendere dall’eccitazione del momento sottovalutando la sua reazione. L’afferrai per i capelli tirandogli indietro la testa con forza, e raccogliendo più Yogurt possibile sparso nel suo corpo glielo spalmai sulla bocca e sulle labbra, tappandogliela poi con la mano cosi costringendola ad assaggiare il gusto del mio sperma. Per evitare che mi sputasse addosso mi allontanai indietreggiando di un po’, risistemandomi il pacco nelle mutande, e abbottonandomi i pantaloni. Lasciai che si pulisse il corpo con la carta igienica osservandola da lontano tutti i suoi movimenti, aspettai che finisse di pulirsi poi allontanai il secchio perché non lo facesse cadere con un calcio. Afferrandogli i polsi glieli legai delle catene cosi costringendola a restare con le braccia larghe a T, e sali in casa. Ridiscesi cinque minuti dopo con il pentolino del The che mi era avanzato fra le mani ormai, era diventato freddo e lo appoggiai sul tavolo alla destra dell’entrata e mi diressi verso l’armadio per prendere un contenitore di plastica trasparente con attaccato sotto un tubo, e ci versai dentro il The che avevo fatto in più. Dalle tacche nella borsetta segnava un po’ meno di mezzo litro di The, Stefania non riusciva a vedere quello che stavo facendo perché legata di spalle. Appesi la borsetta alla catena sopra la testa di Stefania in modo che il tubo gli scendesse da dietro la schiena, e unsi l’estremità del tubo, la punta arrotondata.

M=(okay adesso ti faccio un bel clistere, cosi ti pulisci bene internamente il pancino) Cosi dicendo gli avvolsi il braccio sinistro intorno alla vita per tenerla ferma e per fargli sporgere leggermente il sedere in fuori. Dopo essermi unto il dito medio della mano destra, glielo infilai sul deretano da dietro, facendo su e giù. Afferrando poi con la destra il tubo glielo avvicinai al sedere e prendendo la mira gli infilai lentamente, parte del tubo che scorreva senza nessuna resistenza nell’ano. Gia con le parole che gli avevo detto comincio ad agitarsi come una biscia ma quando senti il contato, e la pressione del tubo che saliva e si faceva strada dentro di lei attraverso il buco del sedere, inizio a urlare insultarmi con tutto quello che gli veniva in mente, e a scalciare, agitarsi come se gli stessi strappando la pelle viva di dosso. Sentendoselo spingere sempre più dentro in lei fino ad arrivare in profondità, stringeva il sedere, cercando di evitare la penetrazione forzata del tubo, che la stava penetrando lentamente. Lo sentiva sempre più strisciare dentro di lei nello sfintere. Glielo spinsi dentro il sedere fino a sentire il tubo completamente penetrato dentro, in lei poi mi fermai. Ormai non poteva più nulla fare nulla, per far uscire il tubo penetrando in lei che gli avevo infilato dentro il suo culetto, tolsi il braccio con cui la tenevo ferma in vita e apri il rubinetto per fare scendere il liquido rossastro del The all’interno dell’organismo di Stefania. Ero stanco di sentirla gridare e urlare a squarcia gola e di farmi insultare, andai verso l’armadio, presi da uno dei cassetti dell’armadio un’imboccatura formata da una pallina con dei fori tutto attorno per permettergli di respirare attraverso, e tenuta con delle cinghie laterali. Per farla ammutolire gli infilai la sfera in bocca e gliela ho legato dietro la testa, cosi finalmente smise di insultarmi e gridare come una disperata. Il liquido era gia per meta completamente dentro di lei, aveva smesso di stare rigida e guardandola in viso notavano i lineamenti più rilassati, sembrava quasi che stava appezzando le sensazioni che sentiva davano la pancia, mentre il The continuava a scorrere lungo il tubo entrando in lei sempre più abbondantemente gonfiandogli lo stomaco. Il the che continuava inesorabile a scendere dalla busta, lungo il tubo conficcato nel culo morbido di Stefania, per finire dentro lo stomaco gia gonfio fino al limite del sopportabile. Stefania aveva iniziato a ruotare il bacino in tutte le direzioni, sporgendo il sedere e contraendolo, il dolore che gli era provocato dalla voglia di fare uscire tutto il liquido che cominciava a farsi sentire sempre di più internamente, provocandogli delle contrazioni muscolari di dolore, e piacere nello! stesso momento, incontrollabili. Stefania non sapeva se mettersi a gridare di dolore o mettersi a masturbarsi, ma entrambe le cose gli erano impossibili da fare, essendo legata e imbavagliata come si trovava. Un po’ di liquido stava uscendo dall’ano e aveva iniziato a gocciolare per terra. Rimisi il secchio fra le gambe di Stefania, che stava agitando a destra e a sinistra il sedere, il sacchetto era quasi vuoto, ho premuto con le mani il sacchetto in modo da spingere dentro di lei tutto il liquido che era rimasto. Estrassi lentamente il tubo dal suo ano, e appena glielo estrassi completamente fuori gli infilai il pollice della mano sinistra fra le chiappe tappandogli completamente l’ano, impedendogli di espellere il liquido che e dentro di lei. Ho iniziato ad accarezzarla in tutto il corpo con la mano destra, palpandogli le tette e stuzzicandogli i capezzoli fino a sentirli diventare duri come noccioli sotto le mie ditta. Stuzzicavo leccando i capezzoli con la lingua e a piena bocca aspiravo come se volessi estrarne il latte da quegli spettacolari seni cosi sodi, e mordicchiando i capezzoli, tirandoli con i denti, sentendoli irrigidirsi sempre più al contatto con la mia bocca, fino a diventare duri e a punta, tuttuno con aureola gonfiatasi per l’eccitazione e il capezzolo anch’esso eccitandola fino allo spasmo.

M=(Si COSI TI VOGLIO GODI……… GODI SENTI COME SEI CALDA ED ECCITATA)

S=(hhhNNO hSI NO NO HHHHHSI SIIIII) Ormai presa dalla voglia non capisce più nulla, sente solo il desiderio che cresce dentro di lei, per via del boccaglio non riesce a parlare per esprimere quello che sente può solo mugolare, farfugliare parole incomprensibili: crescendo sempre di più dentro di lei il desiderio. Ma anche cosi potevo capire quanto stava godendo, continuava ad agitarsi ma adesso solo per il piacere intenso che sta provando internamente, spinge i seni contro la mia bocca mi modo che glieli possa succhiare, mordere.

S=(hhtomi i hhbbb baagio T OG RM I)

M=(vuoi che Tello tolga? non ti metti a urlare? ) Fecce cenno di sì con la testa, e io gli sfilai il bavaglio dalla bocca senza nemmeno slacciarlo inizio a gridare di piacere, tutto il desiderio e la voglia di ciò che desiderava che gli facessi. Era in piedi in mezzo alla stanza completamente legata a X con il secchio tra le gambe il pollice della mia mano destra infilato in culo. Gli passai la mano destra lulla pancia sentendogliela dura e gonfia come un tamburo, gliela accarezzavo la spingevo perché rientrasse, la sua pelle cosi morbida e delicata sembrava che lo stomaco stesse per esplodergli da un momento all’altro. Continuai a scendere con la mano fino a frugare fra quella foresta di pelli, che si ritrova fra le gambe fino a trovargli il taglio della fica. Separando le labbra della fica con le dita, il clitoride fa gia capolino in bella mostra di se tra le labbra della fica, passandoci sopra, ho accarezzato dolcemente sfiorandolo provocando una reazione improvvisa di tremore su tutto il corpo di Stefania. Continuando con la lingua a leccare il capezzolo destro ormai teso fino allo stremo. Gli infilai due ditta dentro la vulva, e completamente zuppa di umori vaginali, le ditta scivolarono dentro senza nessuna fatica. Con due ditta infilate in fica che la frugano e con il pollice sul clitoride a stuzzicarglielo, il pollice della mano sinistra in cu! lo per fare da tappo, e la bocca arpionata al suo seno in quest’abbraccio, la sento fremere di desiderio incontrollabile sentii le contrazioni vaginali che la scuotevano, tolsi la mano sinistra e il dito dal sedere, infilai il più possibile le ditta della mano destra dentro la fica. Venne con un urlo liberatorio potendo cagare fuori dal corpo tutto il The che aveva dovuto tenere dentro fino adora, le ditta in fica strette dalle contrazioni vaginali, la mano mi si riempi completamente dei suoi succhi, il corpo prima rilassato ora e completamente sudato teso come una corda di violino, scosso da fremiti di godimento incontrollabili su tutto il corpo, causati da un orgasmo irrefrenabile. L’urlo fu totalmente di godimento massimo di liberazione.

S=(AAAAAA HHAASIII SII SSI COSI E STUPENDO GOOODOOOO GODO VENGO)

S=(non ho mai provato un orgasmo cosi forte e intenso fin da ora, non immaginavo che potessi provare sensazioni simili ! )

M=(sono contento che ti e piaciuto ma questo e solo l’inizio di ciò che ti aspetta in futuro) Ansimava come se avesse appena finito di fare una corsa campestre, il ventre si era appiattito e stava ancora avendo delle contrazioni interne per espellere gli ultimi schizzi di liquido dall’ano, estrassi la mano gocciolante dalla fica e leccai i suoi umori, la mia mano era bollente, completamente cosparsa di ciprina, anche se non gliela avevo inserito tutta la mano ma solo tre ditta in fica. Mi ripulii la mano parte leccandola come se fosse una caramella da succhiare, e fini di pulirla con un pezzo di carta igienica. Liberai i polsi balle catene. Lasciai che si pulisse il corpo con la carta igienica, levai il secchio dandogli una sedia per potersi sedere e riposarsi. Legai le caviglie ai lati della sedia, in modo da costringerla a rimanere seduta ma con le ginocchia e le cosce aperte, legati nuovamente i polsi con un lucchetto sopra la testa alla catena che scendeva dal soffitto, a qui era imprigionato anche il collo con il collare, usci per andare a svuotare e ripulire il secchio in qui aveva fatto i bisogni Stefania. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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