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Quando uscirono dalla villa faceva fresco

Quando uscirono dalla villa faceva fresco, Giorgio aveva aiutato Laura ad indossare il lungo cappotto nero semplicemente appoggiato sulle spalle che lei teneva per i lembi, ad ogni passo si apriva facendo arrivare soffi di freddo sul suo corpo, il sottile tessuto dell’abito non creava alcuna barriera al freddo e fu immediata la reazione dei suoi capezzoli che si gonfiarono duri come bottoni.
La macchina partì decisa, facendo slittare le ruote sulla breccia del viale di accesso e Laura era felice, soddisfatta di come era andata la serata, aveva mantenuto un tono elegante e disinvolto mentre chiacchierava con gli ospiti, perfettamente a suo agio ormai nell’indossare quel particolare abito che Giorgio le aveva regalato.
“Ti vedo particolarmente eccitata questa sera, si direbbe che eri orgogliosa di indossare quei gioielli che nessuna altra donna possiede”.
“Sai Giorgio, per quanto tu possa godere nell’infliggermi dolorose punizioni corporali, non puoi immaginare il sottile piacere che provi una donna quando arriva a sentirsi trasformata in una cagna, una cagna in calore che si muove tra gli uomini prova un piacere unico ed io ho dimostrato a tutti di essere una cagna di gran classe…”
“Credo che stasera nemmeno tu riusciresti ad appagarmi sessualmente, l’eccitazione che si è creata in quella villa mi ha provocato uno stato di tensione e di desiderio sessuale che metterebbe in crisi perfino la tua resistenza e le tue prestazioni”.
Laura sorrise maliziosa con l’angolo della bocca e l’arcuarsi delle sue sopracciglia ben curate le donò un espressione molto intrigante.
La divertiva stuzzicare il suo uomo e ritorcergli contro gli effetti prodotti dalle sue stesse fantasie, ma la reazione di Giorgio fu per lei imprevista.
“Non ho alcuna intenzione di riportarti a casa con la bava alla bocca e la figa pulsante, se quello di cui hai bisogno è essere sbattuta fino allo stremo vedremo di provvedere”.
“Oltretutto credo che ogni tanto faccia bene fare qualche buona azione…”.
Laura non riuscì a comprendere il significato di quest’ultima frase e mentre rifletteva notò che Giorgio non aveva minimamente rallentato in vista dello svincolo che li avrebbe portati a casa, ma proseguì deciso per il raccordo.
Non volle fare domande, aveva deciso che dopo il successo della serata avrebbe continuato a condurre lei il gioco e che sarebbe stata all’altezza delle sue parole.
La Lancia svoltò decisa e per un attimo i fari illuminarono il verde del cartello che recitava GENOVA Porto – Terminal Merci.
Giorgio con una mano appoggiata al pomello del cambio prese un tono di chi illustra il panorama ad un ospite in visita in città:
“E’ qui che arrivano i camion da mezza Europa per imbarcarsi verso l’Africa o la Turchia, nel piazzale in fondo i camionisti parcheggiano i loro articolati per passare la notte quando arrivano di sera tardi e sono costretti ad aspettare l’alba per i prossimi traghetti”.
“Sono spesso uomini in viaggio da diversi giorni e che non toccano le loro donne da troppo tempo, vanno a sfogarsi con qualche puttana o si segano nelle loro cuccette fissando il calendario di qualche pin-up”.
“Saranno sorpresi di vedere cosa li aspetta questa sera, potranno avere a loro disposizione una troia di lusso, una di quelle con la puzza sotto il naso che hanno solo potuto spiare per strada con la figa profumata ed agghindate di gran classe”.
“Credo ricorderanno per parecchio tempo questa serata e passeranno mesi a raccontare ai loro amici degli sfizi che si sono tolti e di quanto troia fosse quella ricca ed annoiata signora”.
Giorgio scese dalla macchina e lei lo vide che, aspirando lunghe boccate della sua sigaretta, camminava verso un gruppetto di tre uomini appoggiati ad un camion.
Dette l’impressione di uno che avesse bisogno di chiedere un’informazione, lo vide parlottare con loro, fece un cenno con il capo in direzione della macchina e lei vide i tre uomini voltarsi per scrutare la figura al suo interno, poi tornarono con lo sguardo verso di lui e sentì la risata volgare di uno di loro.
Quando Giorgio rientrò in macchina aveva un tono divertito, poggiò il braccio sinistro sul volante si girò verso di lei e disse:
“Beh, penso che ne avrai di che soddisfarti, mi hanno chiesto di poter avvisare anche gli altri che sono a dormire nei camion, sai…potrebbero rimanere offesi domattina per non essere stati invitati al banchetto”.
Scese dall’auto fece il giro e le aprì lo sportello, lei allungò la gamba fuori tenendo per un lembo il vestito e gli uomini ammirarono la forma affusolata dei suoi polpacci inguainati dalla calza velata.
La videro camminare sinuosa, a fianco di Giorgio verso di loro e lei sentì il vociare di altri uomini che stavano arrivando da dietro al camion.
“Lei è la cagna di cui vi ho parlato, è aperta a qualsiasi vostro desiderio o capriccio, potete usarla a vostro piacimento nel modo e per il tempo che vi pare, se avrete qualche particolare richiesta o perversione nascosta basterà dirglielo e lei la eseguirà”.
“Non fatevi alcuno scrupolo, se il desiderio di umiliare una donna ricca e di classe che fino ad oggi non vi degnerebbe di uno sguardo può servire ad appagare il vostro desiderio di rivincita, vendicatevi pure su di lei, sporcatela ed insultatela come non fareste nemmeno con un cane”.
“Buon divertimento”.
Finito di pronunciare queste parole Giorgio afferrò il cappotto di Laura da dietro e lo tolse via, lasciandola ferma in piedi, le braccia lungo i fianchi e sembrava irreale vedere una figura così elegantemente vestita che fronteggiava quegli uomini ruvidi e malvestiti che emanavano un odore fatto di sudore e grasso di officina, nella cornice di quello squallido piazzale di una zona malfamata e solitamente poco frequentata da donne.
Sfilò dalla tasca della sua giacca un foulard di raso nero e tenendolo steso per le due estremità lo alzò dapprima sulla testa di lei per poi farglielo scendere in basso, a coprirle lo sguardo, per poggiarglielo sugli occhi avendo cura di non coprire il suo splendido nasino all’insù.
Lo annodò quindi dietro la nuca e le disse:
“Stendi le braccia in alto e divarica un po’ le gambe, so che mi farai fare bella figura, ho promesso loro che alla fine saranno soddisfatti della merce che gli ho venduto… ah, si perché forse non te l’ho detto, ma sai, loro sono abituati a pagarle le puttane e siamo d’accordo che per ogni volta che uno di loro raggiungerà il piacere incasserò 5 euro; ho deciso di comprarti un anello per ricordo di questa tua serata ed i più carini partono da 100 euro”.
Finita la frase Laura senti il rumore della clip che reggeva il vestito aprirsi dietro la nuca, il vestito le scivolò completamente sul davanti rimanendo appoggiato sui fianchi e scoprendo così i seni, resi ancora più duri dal freddo dell’aria.
Laura deglutì e in quel momento sentì di essere veramente un oggetto, un corpo in prestito, carne da sfogo alla mercé delle turpi voglie di un branco di uomini, il cui volto non era degna nemmeno di vedere.
Fremette quando sentì due mani ruvide sulla sua schiena che da dietro la cinsero per spingerle il culo sul duro dei pantaloni, sentì risalirle sulla pancia, le dita inciamparono sul piercing che si piegò tirandole il lembo di pelle ed allargando per un istante il foro nella carne ed infine si impossessarono delle sue mammelle avvolgendole completamene.
L’uomo si divertì a soppesarle come si fa con dei meloni e allungò indice e pollice per raggiungere i bottoni di carne che svettavano sul rosa delle areole, quando li ebbe raggiunti li afferrò tra le due dita e incominciò a stringerli tirandoli all’infuori fino a valutare la sua sopportazione.
Andò avanti fino ad usare tutta la sua forza senza riuscire a stapparle altro che un gemito.
“Hei ragazzi, questa sì che è una cagna vera, dovremo darci da fare per farla godere a dovere”.
Un’altra mano si infilò sul davanti nell’orlo del vestito abbassato e lei la sentì scendere lungo il ventre a cercare la sua intimità.
Resistette all’istinto di chiudere le cosce e sentì un dito scorrere lungo le labbra fino a sfregarle il clitoride e scoprire il calore della sua voglia, reso ancora più sfacciato dai succhi che incominciarono a scenderle lungo la figa.
Quello che dovette sopportare quella sera sarebbe ignobile anche per una puttana, lei al contrario si scoprì a vergognarsi del piacere animalesco che provò.
Fu scavata in tutti i suoi buchi, gli uomini si divertivano a commentare a voce alta le porcate che le facevano e giocavano tra di loro ad inventarsi oscenità sempre più umilianti.
Niente le fu risparmiato, fu costretta anche a farsi scopare in bocca, in ginocchio con una mano che le teneva la nuca impedendole di arretrare e l’altra che con due dita le stringeva il naso per costringerla a tenere la bocca spalancata.
A quell’uomo piaceva possederla così, la bocca completamente spalancata con i denti bianchi in vista, affondarle violenti colpi del suo membro in bocca, lo estraeva completamente e lo affondava fino ad urtare il fondo della gola.
Laura tossiva e quel senso di soffocamento le incominciò a ricoprirle il viso di grossi lacrimoni.
L’uomo incominciò a metterla alla prova stantuffandole in bocca il suo membro senza sosta per lunghissimi secondi, impedendole così di ingoiare la gran quantità di saliva che quel tormento le faceva produrre.
Giorgio vide il suo liquido salivare colarle a terra lasciando lunghi fili appesi al suo mento ormai grondo ed impiastricciato.
Quando l’uomo estraeva il suo membro per brevi attimi, Laura approfittava per aspirare quanta più aria poteva, rimanendo con la bocca spalancata e cordoni di saliva che mantenevano in collegamento le sue labbra rosse al suo glande.
L’uomo andò avanti a scavarla in gola per molto tempo finché non incominciò ad accelerare il ritmo delle sue spinte e la stessa forza che le imprimeva sulla nuca; stava per esplodere e Laura ne ebbe la conferma quando lo sentì incominciare ad emettere un lungo e roco gemito di soddisfazione, mentre lui le teneva spinto il grosso arnese fermo nella sua gola urlandole:
“Dai troia, bevilo fino all’ultima goccia o la paghi!”.
Dall’angolo delle sue labbra socchiuse sfuggì via solo un piccolo rivolo di crema bianca che lei corse subito a raccogliere con un dito per trascinare dentro le sue labbra.
Rimase per un attimo con il viso bendato rivolto all’insù, le guance gonfie di sperma prima di deglutire e permettere al liquido caldo di scivolarle in gola.
Quella sera fu costretta ad assaggiare il piacere di tutti i presenti che le vennero ripetutamente in bocca e sul volto, divertendosi ad impiastricciarle il viso ed i capelli.
Alla fine aveva il volto ricoperto di sperma che le aveva inzuppato la benda sugli occhi, una calza con l’elastico rotto le era scesa sulla caviglia a nascondere il serpente tatuato che le adornava la pelle.
Non le fu risparmiato nessuno dei suoi orifizi.
Si ritrovò ad essere sollevata di forza da due possenti braccia che la presero da sotto le gambe e messa seduta sul parafango, l’uomo le sollevò le gambe tenendole dalle caviglie e la dispose a cosce aperte, pronta a riempirla.
Laura tenendosi sollevata con le braccia stese all’indietro e i palmi delle mani appoggiati al serbatoio, vide quell’uomo con la sua rozza camicia aperta dalla quale uscivano folti peli arruffati e maleodoranti di sudore stantio, sui quali si stagliava una grossa catena dorata; scese con lo sguardo sul suo ventre, grasso e gonfio e vide il suo cazzo pronto, puntato contro la sua fighetta perfettamente depilata.
Aveva un cazzo di notevoli dimensioni, molto grosso e lungo, eccitato al punto tale che riusciva ugualmente a mantenersi eretto curvando all’insù; l’uomo le dette il tempo di completare il percorso che i suoi occhi fecero e quando li vide fermarsi sul suo membro, si impastò per bene la bocca e fece uscire un copioso rivolo di saliva che lasciò cadere sul membro eretto.
“Così non perdiamo tempo ad aspettare che la tua fighetta si abitui, voglio scoparti e sbattertelo dentro fino a farti venire i crampi tra le gambe…oggi sentirai cosa vuol dire essere un animale da monta”.
Laura fu aperta con un deciso affondo e quando ebbe il tempo di sentire appieno nel cervello quella sensazione, l’uomo le aveva inferto già numerosi colpi con il suo bacino.
Non sentì di essere scopata, le sembrò più di essere aperta, esplorata a fondo da un corpo estraneo che la scavava sempre di più e con maggiore violenza fino a sbattere contro il fondo della vagina.
Immaginava che quel genere di uomini fossero abituati a sopportare gli stimoli del proprio corpo e che questo, unito alla perdita di sensibilità che la birra provocava, lo rendeva una macchina instancabile, una furia il cui ritmo continuo e violento degli affondi avrebbe dovuto sopportare per molto tempo.
Capì che il suo supplizio sarebbe finito solo con l’orgasmo dell’uomo e decise di impegnarsi con tutte le sue forze per accelerarne i tempi; cominciò a contrarre i muscoli del suo ventre seguendo il ritmo delle spinte, cercando di stringere al massimo la vagina quando l’arnese era fuori in maniera da avvolgerlo e stringerlo al massimo quando rientrava.
Sentiva che questo aumentava enormemente l’attrito contro le pareti della vagina creandole delle intense fitte di bruciore, ma si sforzò di immaginare che ogni fitta sopportata avrebbe portato l’uomo più vicino all’orgasmo, ponendo fine al suo tormento.
Per molti minuti Giorgio osservò il movimento infinito dei colpi di bacino che l’uomo applicava tra le gambe della sua donna e rimase ad osservare l’espressione di Laura che fissava l’uomo in segno di sfida, digrignando i denti ed incitandolo per aumentarne l’eccitazione e fargli accellerare il ritmo.
“Bravo bello, così…, spingilo in fondo per bene…fammi vedere se sai chiavare una donna senza farla annoiare, non sono venuta qui per sentire cazzi mosci”.
Lo sguardo dell’uomo cominciò a cambiare alle parole di Laura, i suoi occhi trasmettevano un senso di violenza e di sadismo e quell’incrocio di sguardi tra i due creava un’eccitante stato di attesa dell’orgasmo.
Il respiro dell’uomo incominciò a farsi irregolare e il ritmo delle spinte aumentò sempre di più; Laura capì che di lì a poco sarebbe riuscita nel suo intento e disse:
“Si cazzo, godi e fallo per bene, scaricamelo tutto dentro, svuota i coglioni fino in fondo!”.
L’uomo sentì fluire lo sperma per tutta la lunghezza del membro ed esplose il primo getto continuando a muoversi in lei all’impazzata.
La donna sentì riempirsi la figa all’inverosimile fino a che gli umori non le incominciarono a fuoriuscire dalla figa ogni volta che il membro entrava in lei.
Quando estrasse il cazzo fuori ancora teso e duro, il calore accumulato dalla carne incominciò a dissolversi nell’aria fresca creandogli intorno una nuvola di vapore che davano a quell’asta lucida e grondante di umori un aspetto di potenza e virilità.
L’uomo allungò la mano sulla testa di Laura le afferrò con rabbia i capelli ormai sciolti e con una espressione volgare aprì la bocca tirando fuori la lingua e gliela infilò oscenamente in bocca, costringendola a sentire il suo pezzo di carne che la rovistava tra i denti e finendole con il bagnarle il volto con lunghe leccate.
Gli altri vissero quello spettacolo come una sfida per loro e decisero che non sarebbero stati da meno nel dare a quella puttanella una severa lezione di cosa vuol dire saper far godere un uomo.
La presero senza sosta, usandola come un oggetto, il suo corpo snello veniva spostato, sollevato e piegato in ogni posizione con grande facilità dalle robuste braccia di quegli uomini e Giorgio vide la sua donna trasformata in un manichino il cui unico scopo era sfogare quei grossi uccelli a ripetizione, usando ogni parte del suo corpo, offrendo ogni buco.
Quando gli uomini finivano di completare il turno i primi ad avere iniziato erano nuovamente pronti ed eccitati per tornare a scoparla con voga, il venire più volte non gli creava alcun problema anzi, abbassava notevolmente la loro soglia di sensibilità e li rendeva ancora più resistenti, portandoli a durare per un tempo che a Laura pareva infinito.
Urlò con violenza quando uno di loro, quello più dotato, dopo aver steso una coperta a terra ed essersi sdraiato sopra, fece cenno ai suoi amici di portarla da lui:
“Io lo tengo in verticale, voi pensate a farla sedere sopra, è stanca e credo sia giusto farla riposare…” disse afferrando per la base la sua asta.
Tre uomini la sollevarono da terra, uno per ogni gamba ed il terzo che le sosteneva il busto afferrandola da sotto le ascelle e la portarono al di sopra del loro amico.
Quando Laura fu sopra vide quell’asta enorme dritta verso l’alto e pensò di non aver mai subito una dilatazione simile, fu invasa dal terrore quando avvertì arrivare dal di dietro uno di loro e sentì bagnarsi di freddo il solco tra i glutei.
“Questo credo si perfetto, è il multistagione e dura dei mesi a lubrificare gli steli e le canne degli ammortizzatori”.
Esplosero tutti in una fragorosa risata e Laura sentì l’uomo spalmargli per bene lo sfintere posteriore che reagì con piccole contrazioni ai tocchi delle dita.
L’uomo, completato il servizio, le andò davanti e sorridendo le mostrò le dita ancora sporche di un grasso giallo-verde, le pulì passandogliele sul seno e lasciandole scie di sporcizia e completò l’opera facendo uso dei suoi lunghi capelli corvini per stropicciarci bene le dita, con la stessa sufficienza che si usa con un asciugamano dei cessi pubblici.
L’uomo indietreggiò di un passo e poggiando le mani sulle ginocchia si dispose accovacciato per metà come a dirigere le operazioni: “Bene ragazzi, venite giù dritti così e cerchiamo di centrarla al primo colpo”.
Laura fu fatta calare lentamente verso terra fino a che la punta dell’enorme glande toccò la rosellina del suo buchetto impiastricciata di grasso da camion.
“Bene, adesso preparati pure ad urlare quanto vuoi, qui tanto non ti sentirà nessuno”.
“Sai sono state sempre un grosso problema per Giovanni le dimensioni del suo spaventoso uccello, mai nessuna donna è stata disposta a farsi inculare da un arnese così e tu oggi dovrai essere all’altezza di soddisfare questa sua lunga attesa”.
E rivolgendo lo sguardo agli amici che la tenevano disse: “Calatela piano, lentamente, ma fino a farglielo sparire completamente dentro, deve avere il tempo di assaporare ogni centimetro e sentirsi il suo bel culetto che lentamente va squartandosi”.
Gli uomini iniziarono a calarla e lo sfintere teso cominciò ad avvolgere la punta allargando l’anello di carne sempre di più.
Laura reclinò lentamente la testa all’indietro ed aprendo la bocca inizio ad emettere un urlo lancinante che durò per alcuni secondi.
Non le servì a donarle un momento di sosta.
Fu calata completamente con quel palo di carne che la trafiggeva risalendole l’intestino fino a che non si ritrovò seduta su quell’uomo, con il peso del suo corpo appoggiato a lui.
La lasciarono così per qualche secondo, impalata e con il busto e le gambe sollevate, con gli spasmi e le contrazioni che la sconquassavano e che le impedivano di respirare.
Fu risollevata e da quel momento in poi non le fu più possibile capire per quanto tempo dovette sopportare quella tortura, né quante volte si sentì alzare e riabbassare su quell’asta, alle volte fu violentemente lasciata cadere per tutta la lunghezza del membro che in quelle occasioni sembrò guidare il suo bacino per un percorso forzato.
Non capì cosa fu quella sensazione di onda che incominciò a stravolgerle i sensi, non seppe mai definire se quei tremori furono il preludio ad un orgasmo che non aveva mai conosciuto prima, furono però le ultime sensazioni che ricordò, Giorgio le raccontò il giorno dopo che la vide reclinare il capo su di un lato e lasciarsi svenire.
Non seppe mai che ci volle ancora un po’ perché il suo violentatore arrivasse a scaricare tutta la sua rabbia repressa nelle sue visceri.
Quando si risvegliò si ritrovo accovacciata nuovamente bendata su di uno di loro con un altro che contemporaneamente la prendeva da dietro nel suo buchetto ormai ben aperto dall’esperienza precedente e che gli palpava i seni con foga, erano passate quasi tre ore dal suo arrivo in quel piazzale ma a Laura sembrava che quel tormento dei sensi la stesse riempiendo da tutta la sua vita.
Dopo aver soddisfatto per la terza volta uno di loro e con il volto ormai ricoperto di una coltre biancastra, vide il più grosso dei sette che più di tutti aveva ingurgitato birra tra un amplesso e l’altro, con il cazzo mezzo floscio ancora sporco di sperma misto agli umori di Laura, guardarla in ginocchio in quello stato per terra e dire:
“Ehi, ragazzi, l’abbiamo lordata per benino, non credete che sarebbe giusto lavarle un po’ quel sudiciume da dosso ?”.
E pronunciando quella frase si dette due buffetti sul suo basso ventre facendo sorridere gli amici che intuirono subito la sua idea.
Laura che viveva quel suo stupro nel buio della benda, non capì cosa volessero ancora farle subire, sentì di un tratto la voce bassa e minacciosa dell’uomo che disse:
“Tieni la bocca bene aperta troia, che adesso provvediamo a lavarti per benino”.
“Incominciamo prima con la tua bella boccuccia succhiacazzi e poi passiamo al resto del corpo”.
“E mi raccomando…fai attenzione ad ingoiare tutto, ti aiuterà a pulirti meglio la gola!”.
Alla sua battuta seguirono le grasse risate dei suoi amici, mentre Laura avvertì il primo zampillo colpirla alla guancia e d’istinto voltò la bocca per poter raccogliere il piscio che incominciò a riempirle presto la bocca.
L’uomo sembrava non dover mai smettere e riempiva velocemente la bocca di Laura che sembrava una scodella che si colmava fino all’orlo, producendo un rumore di scroscio che ricordava il riempirsi di un bicchiere.
Quando percepiva che l’urina raccolta stesse per traboccare dal labbro inferiore chiudeva la bocca e deglutiva meccanicamente, per poi tornare subito a spalancarla.
L’odore acre e salato gli arrivò presto fino al cervello mentre l’uomo utilizzò gli ultimi getti per colpirla sul volto.
Gli altri che nel frattempo si erano accodati gustandosi lo spettacolo, presero presto il suo posto e innaffiarono Laura a turno, a volte lei dovette riceverne due in contemporanea, mischiandosi in bocca il piscio di due diversi maschi.
Dopo diversi minuti Giorgio quasi non credette ai suoi occhi vedendo che uno dei camionisti si era provvisoriamente allontanato e che stava ritornando tenendo un pastore tedesco al guinzaglio. Il cane non sembrava essere aggressivo o minaccioso, pero’ era incredibilmente grosso per la sua razza, Giorgio ancora non riusciva a capire quali intenzioni avesse quel camionista, fin dove si sarebbe spinto.
“Hei ragazzi, non vogliamo mica fare perdere la festa anche a Max!”… Il gruppo, ormai in preda ad un eccitamento incontrollato, si mise a ridere ed apri’ un varco verso Laura.
Una luce sadica brillava negli occhi dell’uomo che teneva il cane, gli bastò scambiare due parole bisbigliate con due degli amici per dare inizio all’umiliazione finale che Laura sarebbe stata costretta a subire.
Ormai allo stremo delle forze Laura lasciò fare senza opporre la minima resistenza e i due uomini la sollevarono di peso adagiandola completamente distesa sull’asfalto, con il viso rivolto verso il cielo.
“Ora spalanca bene quella bocca” tuonò l’uomo mentre posizionava il grosso cane proprio sopra la sua faccia “E tieni bene fermo con tutte e due le mani il cazzo di Max, puntalo dritto nella tua bocca, hai capito troia?”.
Laura obbedì meccanicamente, in pochi secondi Max comincio’ ad emettere un getto di piscio color ocra che sembrava non doversi più interrompere. Il gruppo si strinse tutto attorno alla testa di Laura per vederla da vicino ingoiare l’urina del cane. Giorgio era incredulo, Laura non faceva in tempo ad ingoiare una sorsata di piscia che la bocca già si era riempita di nuovo. Il tutto andò avanti per quasi due minuti.
Alla fine fu lasciata da sola.
Giorgio si appartò divertito con loro dando pacche sulle spalle agli uomini che gli comunicarono la loro piena soddisfazione per la serata, quando lui, dopo essersi congedato, si voltò indietro la vide nuda e bendata in piedi al centro del piazzale che a piccoli passi cercava un riferimento;
le si avvicinò e lei riconobbe il suo respiro pronunciando un tenero sorriso con le labbra.
Lui le sciolse il nodo della benda che le scivolò via dal viso e le vide i suoi occhi di un azzurro profondo aprirsi sul contorno del mascara ormai sbavato; lei ebbe la forza di pronunciare “Abbracciami ti prego…”.
Giorgio le avvolse il cappotto sul corpo fremente e la strinse in un lungo abbraccio.
Quando lei uscì dalla doccia era tornata ad avere un’espressione serena, sembrava divertita per quella intensa esperienza, trovò Giorgio sul letto, seduto con la schiena appoggiata alla spalliera che stava contando una mazzetta di banconote: “… e 135 euro…, sei molto remunerativa se vuoi…”.
Lui voltò lo sguardo verso di lei e dopo un attimo che si incrociarono esplosero insieme in una fragorosa risata.
Laura si tolse l’accappatoio e si infilò nuda nel letto andando ad appoggiare il viso sul suo petto e guardando quei soldi con gli occhi che le brillavano disse:
“Allora..? Se mi vuoi più troia prova ad inventarti qualcosa di più interessante, devo confessarti che questa sera mi sono un po’ annoiata!”.
Quella frase sollevò Giorgio, era la prova che la sua donna era ben felice di mettere in pratica tutte le sue fantasie e gli confermò che i loro giochi potevano continuare con nuove scommesse.

FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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