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Quel mostro di mio suocero

Marta ha venticinque anni ed un bambino di tre anni, è una bella donna bionda dal corpo sinuoso, ha un carattere debole che le si è accentuato dopo il matrimonio con Claudio, il figlio più giovane di un ricco imprenditore sessantenne, Alvaro, un bell’uomo, alto e magro dallo sguardo penetrante, che domina tutta la famiglia in particolare sua moglie Luisa, una bella signora cinquantenne molto procace, dai capelli neri ed assai esuberante, che in presenza del marito diventa timida come un agnellino; Marta pure è soggiogata dal suocero che quando apre bocca incute un senso di affanno ai suoi interlocutori.
Claudio si è dovuto fermare in azienda per lavoro e lei con il figlio piccolo ha raggiunto i suoceri in montagna nella loro splendida villa, il marito sarebbe arrivato per fermarsi solo fra quindici giorni, ma aveva insistito perché anticipasse la sua partenza, essendo quel fine luglio molto caldo e sicuramente il loro bambino avrebbe sofferto meno al fresco delle Dolomiti.
Accadde tutto all’improvviso una notte verso l’una che si era svegliata, forse aveva mangiato troppo, silenziosamente si stava recando in cucina per bere qualcosa che l’aiutasse nella digestione; passando davanti alla camera da letto dei suoceri udì chiaramente i gemiti di Luisa, con il cuore in gola appoggiò l’orecchio sulla porta e colse distintamente le suppliche della donna: ti prego Alvaro perdonami, non succederà più, basta adesso ho il sedere in fiamme, toglimi quel coso dal culo ti scongiuro, prendimi, fai di me quello che vuoi ma non torturarmi più in questo modo, non resisto, mi fa troppo male!
Marta cominciò a tremare avvolta da una carica di tensione che non riusciva a controllare, era terrorizzata ma allo stesso tempo incuriosita, conoscendo bene la disposizione della camera sapeva di non poter essere vista e socchiuse piano la porta, spingendosi a piedi nudi oltre l’angolo morto di una parete, da cui avrebbe potuto vedere quanto stava accadendo, la stanza era illuminata da una sola luce tenue e ciò la rendeva più sicura di non essere vista, la scena che le si parò davanti agli occhi la fece sussultare e poco ci mancava che le uscisse qualche bisbiglio dalla bocca.
Luisa aveva le braccia saldamente legate dietro la schiena con delle funi che le avvolgevano anche il busto, la parte terminale della corda era stata passata su gancio fissato ad un trave del soffitto ed ella era stata tirata su, sospesa sopra il letto in posizione orizzontale, quella costrizione doveva farla soffrire molto perché il corpo evidenziava rigature bluastre, suo marito le aveva infilato nel culo una grossa candela accesa, la cui cera scendendo le scottava le natiche facendola contorcere dal bruciore; Alvaro era nudo con il cazzo svettante, impugnava una frusta con la quale la colpiva in mezzo alle cosce, mirando alle grandi labbra della fica, i colpi non erano forti ma il dolore doveva essere intenso perché Luisa si contorceva di più quando veniva raggiunta dalla frusta rispetto alle colature della cera.
Alvaro aveva cambiato tono, posata la frusta sul letto stava cedendo alle suppliche della moglie, spense con due dita bagnate la candela, che lasciò però conficcata dentro il culo, allentò la fune che tratteneva sospesa Luisa e la fece adagiare, ancora legata come un salame, sul letto, farai la brava vero troia, non farai più arrabbiare il tuo Padrone, lei non riuscì a rispondere perché Alvaro le mise l’uccello in bocca facendoselo succhiare: aveva un cazzo non molto grosso ma assai lungo e Marta si meravigliava come Luisa riuscisse ad imboccarlo fino alla radice, suggendolo con una devozione carica di libidine che pareva soddisfare quel porco del marito che biascicava: brava così, troia di una schiava, così devi comportarti con il tuo Padrone.
La scena stava producendo il suo effetto anche su Marta che avvertiva un calore intenso in mezzo alle gambe, aveva la vulva bagnata, ciò le fece perdere il già instabile controllo di sé, si spostò leggermente in avanti ed il suocero la vide senza che lei se ne accorgesse, ella restò così a spiare fino alla fine: Alvaro doveva avere una resistenza incredibile perché tolse l’uccello dalla bocca prima di eiaculare, si portò dietro la moglie e sostituì il suo cazzo alla candela, cominciando ad incularla con foga, Marta notò che la suocera doveva esserci abituata perché lo sfintere se lo risucchiava fino alla radice.
Venne copiosamente con un urlo quasi animalesco riempiendo le viscere della moglie, questa volta girò lo sguardo verso la postazione di Marta che ne incrociò per un attimo gli occhi di fuoco, si defilò subito ma ormai era troppo tardi, passò una notte tormentata ed al mattino ritrovando i suoceri per la colazione ed Alvaro che la salutava come se nulla fosse accaduto, pensò per un attimo che si fosse trattato di un brutto sogno, ma bastò che poco dopo lui la fissasse insistentemente, spogliandola con gli occhi, per mandarla in angoscia.
Quando Luisa si alzò cominciando a sparecchiare, lei tentò di seguirla facendo scendere il piccolo Paolo dal seggiolone, ma la voce del suocero la fulminò rivolgendosi prima al bambino: vai pure con la nonna che la mamma deve dire due paroline con me! Marta era rimasta bloccata in piedi vicino al seggiolone, tremava come una foglia e teneva lo sguardo chino, mentre il suocero  era rimasto seduto a capotavola, a poca distanza, tenendole gli occhi addosso.
Avvicinati sporcacciona, ho una voglia matta di darti una sonora dose di sculacciate, ma credo che ciò non sia sufficiente a farti espiare la grave colpa di cui ti sei macchiata, infilarti di notte nella mia camera come una ladra per spiare tuo suocero; Marta aveva il volto paonazzo, si era avvicinata come un automa, con le gambe molli e le braccia penzoloni, svuotata dentro, non era in grado di reagire di suo normalmente figuriamoci adesso, riuscì solo a balbettare con un filo di voce: non…. non volevo…. non so perché sia successo!
Te lo dico io perché rispose Alvaro posandole una mano su un seno che ballava tumultuoso sotto la camicetta, perché tendenzialmente voi donne siete tutte delle troie libidinose, che non vedono l’ora di ficcarsi in situazioni intriganti per farsi coinvolgere ed eccitarsi, come è successo a te ieri notte e sta succedendo anche adesso, vero? Così dicendo fece scendere la mano sullo stomaco e poi più giù in mezzo alle cosce, Marta indossava un paio di pantaloni di stoffa leggera, le dita del suocero le solcarono la fessura, sfregandola e dischiudendola da sopra il tessuto, avvertendo che stava bagnandosi.
Porca ti sei già eccitata al pensiero di quello che ti farò, le sussurrò mentre Marta ansimava vistosamente ed annuiva sconvolta dalla libidine, vedendosi costretta a soggiacere inerme alle voglie del suocero; i passi rumorosi del piccolo Paolo, seguito a breve distanza dalla nonna, fecero bloccare l’azione di Alvaro, che si rivolse alla moglie dicendo: Marta questa mattina non si sente molto bene, forse ha qualche linea di febbre, adesso le misuro la temperatura, potresti andar tu con il bambino a fare le spese; Luisa non era abituata a contraddire il marito, sebbene fosse sempre un po’ sospettosa conoscendole l’indole sadica e perversa, dette un’occhiata a Marta, vedendola con il volto infuocato e fremente, si convinse che stava poco bene, prese per mano il bambino e qualche minuto dopo uscì di casa.
Marta era rimasta impalata vicino al suocero, come Luisa uscì di casa egli si alzò di scatto e le mollò un ceffone per lei inaspettato, era molto impaurita ed un paio di lacrime le solcavano il viso, era proprio questo che lui voleva, per essere certo che lo avrebbe assecondato senza tentennamenti, la prese per un polso e la trascinò nella camera del figlio scaraventandola sul letto: vuoi che ti costringa con la forza, come mi hai visto fare ieri notte con tua suocera, o sarai brava e farai tutto quello che ti ordino? Marta aveva gli occhi sbarrati e frignava sommessamente proprio come una bambina, come lui alzò di nuovo la mano per schiaffeggiarla si affrettò a mormorare: no, no, non mi faccia male la prego, farò la brava, lo giuro.
Quando un attimo dopo le ordinò di tirarglielo fuori e succhiarlo, Marta fu pervasa da una scarica di libidine, si sollevò appena su un gomito e con mani frementi gli aprì la patta trovandolo già gonfio e teso, lo imboccò borbottando: porco, porco, lei è un mostro, cosa mi fa fare!
Togli le mani ed usa solo la bocca,   succhiacazzi, continua così che voglio sborrarti in bocca, gorgogliò Alvaro che stava alzando il ritmo del pompino spingendo il bacino per farglielo ingoiare tutto, non era una raffinata pompinara ma aveva la bocca calda e si vedeva che si sforzava di soddisfarlo nel miglior modo possibile, forse anche nel timore di una sua violenta reazione, a lui piaceva possedere le donne solo in quel modo, rendendole schiave, ora aveva la certezza che sua nuora era diventata tale: una scarica di sperma innaffiò la gola di Marta e lei con fatica riuscì a conservare in bocca il nettare del suocero, deglutendolo lentamente fino all’ultima goccia come le era stato ordinato.
Restò incollata al membro sorbendo le ultime pulsazioni, aveva il fiato corto ed il volto infuocato per lo sforzo appena concluso, sentiva di essersi eccitata come mai le era accaduto nemmeno nelle migliori performance con  Claudio, suo marito,   pensò che forse era stata la paura, sebbene qualche istante dopo capì il vero motivo, ascoltando le parole di Alvaro: non sei un gran che di bocca, è ben altro che pretendo dalle mie schiave, non ti ha proprio insegnato nulla in questi anni quello smidollato di mio figlio, spero per te che sappia soddisfarmi diversamente, altrimenti dovrò usare la frusta fintanto che imparerai a donare il tuo corpo senza alcun ritegno, sempre ed ovunque, adesso spogliati schiava che il tuo Padrone vuole esplorarti!
Marta si sentì umiliata  ma nel contempo una nuova devastante ondata di piacere le inzuppò la vulva, non ebbe più alcun dubbio era quello che lei voleva e cercava da tempo nel suo intimo: essere dominata! Un ordine perentorio la costrinse a denudarsi, ed ella si inginocchiò sul letto strappandosi di dosso gli indumenti sotto gli occhi di ghiaccio di quell’uomo che riusciva a metterla in angoscia anche senza parlare, si sfilò anche i pantaloni e restò con le sole minuscole mutandine di pizzo bianco, che non potevano nascondere la splendida peluria dorata che le adornava il pube.
Alvaro commentò tra sé che era proprio un bel boccone, guardò per qualche istante le grosse tette dure che le scuotevano il petto e poi bastò un suo cenno per farle togliere anche le mutandine, che strappò dalle sue mani per annusare l’afrore che emanavano; la trattava come una puttana incallita
e ciò le sconquassava il ventre, facendole colare un fiume di umori lungo le cosce, le ordinò di mettersi carponi di traverso il letto con la testa sprofondata sulle lenzuola, il culo per aria e le gambe larghe: così oscenamente esposta quando le giunse l’ordine di masturbarsi, ella ubbidì all’istante irrorando la stanza dei suoi profumi di femmina, mentre il respiro divenne rantolo malgrado la sua faccia fosse schiacciata sul letto.
Avvertiva che il suocero la stava osservando mentre si sfregava la fica dischiusa, ma  anche che stava armeggiando dietro di lei, cercando qualcosa in un armadietto, non aveva coraggio di sollevare la testa e rimase concentrata nella masturbazione, che le stava donando un piacere recondito, scomparso dopo che aveva smesso di toccarsi da ragazzina; Alvaro non aveva trovato quello che cercava e si era momentaneamente allontanato, ritornando completamente nudo e con il cazzo nuovamente in tiro, tenendo in mano quello che gli serviva.
Adesso basta schiava ti sei divertita fin troppo, sentenziò togliendole la mano dal pube ed ammanettandole i polsi dietro la schiena, una prima scudisciata le striò le natiche facendola sobbalzare, mentre la sua voce penetrante le chiedeva: dimmi cosa vuoi dal tuo Padrone, schiava! Marta sentì il bruciore delle prime tre vergate prima di riuscire a  sollevare appena il viso per gridare: fottimi, fottimi, ti prego Padrone! La rivoltò sul letto, i polsi ammanettati la costringevano con la schiena sollevata, aveva le cosce spalancate e guardava con occhi sbarrati il suocero che continuava ad usare la frusta, colpendola con colpi mirati, ma fortunatamente non violenti, sui capezzoli e sulla vulva oscenamente dischiusa, facendola sobbalzare implorando: basta, basta, Padrone, pietà, pietà, prendimi sono tua!
Quando lui decise di possederla, credette di essere sverginata una seconda volta, tanta era la foga che quell’uomo maturo mise nell’amplesso, spappolandole l’utero con veementi bordate che le fecero perdere il lume della ragione: urlò e si dimenò come una biscia, sconvolta dalla libidine, aveva davvero una resistenza incredibile, perché la distrusse per venti minuti abbondanti, scaricando quindi un nuovo fiume di sborra che si propagò nella sua vulva lasciandola inebetita.
Luisa era entrata in casa da cinque minuti, e dopo aver messo al riparo il nipotino a giocare in una stanza, aveva assistito attonita alla conclusione dell’amplesso: sapeva bene di quali sconcezze fosse capace suo marito avendolo visto all’opera in diverse occasioni, a cui era stata costretta anche a partecipare con la forza, questa volta però le sembrava avesse passato ogni limite, cercò di trattenersi ma poi esplose entrando nella camera e cominciando a colpirlo con dei pugni sulla schiena, che erano più di sfogo che di forza.
Sei un mostro, porco, porco, ti sei fatto anche la moglie di tuo figlio, non ti bastano tutte le donne che ti sei prese nella vita, dovevi possedere anche lei! Luisa era adirata ma parlava sottovoce come fosse impaurita della reazione che non tardò a venire, il marito si rivoltò come una furia, le gonfiò la faccia di sberle facendole sbollire in un attimo la rabbia che l’aveva spinta a tanto, adesso era terrorizzata ed anche Marta temeva il peggio, ma il mostro sapeva dosare il suo potere dominante, in ginocchio ai suoi piedi Luisa implorò il perdono, diventando docile come un agnellino; la nuora guardò allucinata quella donna che aveva tentato di ribellarsi per qualche secondo, leccare devotamente i piedi del marito, salire con la bocca sulle cosce e sulle scroto, umiliandosi a trapanare con la lingua lo sfintere per un tempo interminabile, infine glielo prese in bocca ed aspettò che lui orinasse, bevendo quel liquido caldo fino all’ultima goccia. FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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