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Risvegli

Questa mattina c’è qualcosa che non và, mi sono alzato male, intontito, stanco. La mente è annebbiata.
Ho dei fumosi ricordi di una notte trascorsa chissà dove. Vado in bagno barcollando; il gatto mi saluta affamato, mi rendo conto di essere a casa mia. Cosa mi è successo? Mi guardo allo specchio, ho una strana luce negli occhi, mista tra terrore e soddisfazione. Provo a ricordare… niente, non ricordo niente! Raccolgo tutte le mie forze, devo andare a lavoro. La solita routine quotidiana: mi lavo… il gatto miagola affamato.
Esco del bagno e mi preparo il caffé… il gatto miagola affamato.
Mi vesto e calmo il gatto con una bella ciotola di croccantini e mentre gli porgo la ciotola provo a parlargli. Vorrei domandargli se e a che ora mi visto rientrare, se ero solo o mi ha accompagnato qualcuno, era un uomo o una donna e perchè ho questo aspetto.
La mia pelle è tutta uniformemente arrossata, a tratti striata, sembra che… ma no! Non è possibile! Finalmente sono pronto ad uscire, l’aria fresca del mattino mi darà la carica che mi manca. L’unico problema sono i segni che mi sono rimasti in faccia. Dò la colpa al cuscino.
– ” A volte ho il sonno così pesante che il cuscino mi rimane attaccato alla faccia! ” Penso ad alta voce, mentre la mia vicina mi vede uscire di casa ed accenna un saluto. Io le rispondo distratto, sto ancora parlottando tra me e me: – ” Va bene il cuscino sulla faccia… ma il resto del corpo? ” Adesso non ci voglio pensare o, meglio, non riesco proprio a ricordare ed attraverso il cancello del giardino. Sono in strada e mi dirigo verso la macchina.
Un lampo, una luce mi avvolge la mente. Adesso ricordo! Questo incrocio! Ieri sera, tornando… quello strano camioncino, la scritta dei traslochi. Nuovamente una nebbia avvolge la mia mente, non ho più ricordi.
Adesso, però, devo sapere! Decido comunque di prendere la macchina ed andare a lavoro, la trovo! È lì dove l’ho lasciata ieri pomeriggio. Giro la chiave, le candelette si riscaldano, il motore parte. La mia macchina… che gioiellino! Forse un po’ sporca, ma il motore gira come un orologio, grazie alla mia maniacale attenzione per tutto ciò che è meccanico. Esco dal parcheggio, giro a destra, ecco lo stop! Libero a destra, nessuno a sinistra, innesto la prima, vado! Di nuovo quell’incrocio, un nuovo ricordo attraversa la mia mente. Mi ritrovo sul quel camioncino, ricordo le pareti di lamierino ondulato che ondeggiano nella semi-oscurità, sono sveglio ma intontito. Forse qualche droga, forse un tranquillante. Posso vedere quello che mi sta accadendo, tuttavia non posso muovermi.
Decido di non andare a lavoro, troverò una scusa. Ricordo soltanto la direzione del furgoncino dei traslochi prima che mi caricasse.
Imbocco la strada deciso. L’incrocio in questione non dà adito a dubbi, la strada che devo prendere porta in un’unica direzione.
La percorro per una ventina di minuti, sufficienti perchè un altro ricordo affiori dal fondo della mia mente.
Sul lato destro della strada riconosco un cancello, lo riconosco perchè quando l’uomo… -” già l’uomo! ” Ricordo che mentre l’uomo mi scaricava a forza dal cassone ho visto il cancello! Il cancello era illuminato da una flebile luce intermittente, quella gialla che segnala la presenza di un automatismo.
Quell’uomo doveva essere molto forte se è riuscito a mettermi giù da solo. Già, era forte, ma io mi trovavo seduto, seduto ed immobilizzato con dei rudimentali lacci ad una sedia a rotelle. Sto ricordando! Sono stato sospinto giù da una rampa, la mia testa oscillava a destra e a sinistra senza che potessi impedirlo. Cercavo di girarmi per vedere in faccia la persona che mi stava trasportando ma non ci riuscivo! Adesso i miei ricordi sono più chiari, oltre il cancello vedo una piccola porta, accuratamente nascosta dai cespugli, qualcosa dentro di me mi dice che è la che devo andare.
Procedo facendomi strada tra gli arbusti, mi addentro a tentoni in un corridoio illuminato solo dalla luce che filtra attraverso le frasche.
Sento una sensazione di claustrofobia. Vado avanti! Devo andare avanti! Tornare indietro non darebbe senso a tutto questo.
Il mio respiro si fa affannoso, ma non riesco a capire se si tratta di paura oppure eccitazione. I miei sentimenti sono contrastanti, cosa mi sta succedendo? Ieri sera ho percorso questo corridoio, spinto sulla sedia a rotelle, legato, intontito. L’uomo dietro di me che canticchiava. Non ricordo la melodia ma le parole facevano così: Oltre la vita, oltre il cancello.
Bella è la gita, stretto è il budello.
Andiamo avanti… diventerai bello! L’uomo era intonato.
Io terrorizzato! Il corridoio non sembra avere fine, ma ecco che all’improvviso si apre davanti a me una camera. I miei occhi, ormai abituati all’oscurità, cercano di perforare il buio. Voglio conoscere le dimensioni esatte della stanza. Vado avanti, inciampo, cado! Una mano ferma la mia caduta! – “Ti aspettavo! ” È lui! La stessa voce malinconica. Dolce e ferma allo stesso tempo.
– “Chi sei? ” La mia voce esce tremula.
L’uomo percepisce il mio sgomento e cerca di tranquillizzarmi: – “Se stato fortunato, tu sei diverso! ” Diverso? Da chi, da che cosa? I mie pensieri, come formiche impazzite, brulicano nella mia testa. Non mi sono mai visto diverso. Non sono diverso dalla maggior parte delle persone “normali”, tranne che…… tranne che! Quei segni rossi sulla pelle, l’intorpidimento del mio corpo, la sensazione di benessere generale che mi pervadeva questa mattina. Tutto mi porta a pensare che…
La voce dell’uomo interrompe i mie pensieri! – “Sì, tu sei diverso dagli altri. I loro occhi li hanno traditi! Vieni! ” La sua mano sicura mi guida attraverso l’oscurità, mi tranquillizzo. Adesso è la curiosità a muovere le mie gambe.
Percepisco una debole luce che evidenzia un arco romanico. L’uomo mi conduce attraverso una stanza con le pareti in pietra. Colonne che sostengono un soffitto a volte e ai lati scorgo numerose nicchie.
Il pavimento è scivoloso. L’umidità produce dei rivoli d’acqua che si insinuano tra fughe delle pietre. Devo fare attenzione, le scarpe che indosso hanno la suola in cuoio. Mano a mano l’oscurità si dirada, potrei anche provare a scorgere il suo profilo. Ma lui mi sta spingendo da dietro, non vuole che mi volti.
Io devo ubbidire, voglio ubbidire.
Non posso rifiutarmi, la sua voce decisa me lo impedisce.
Mi ha condotto al centro di una stanza.
– “Rimani qua! ” Non deve aggiungere altro, io rimango immobile come se “Medusa” in persona mi avesse guardato negli occhi.
Sento i suoi passi che si allontanano, poi, come una folgore, un’improvvisa luce invade la stanza.
– “Guarda! ” Adesso la sua voce proviene dall’unico angolo scuro del locale.
– “Guardali! Loro non hanno capito! Loro non apprezzano! Loro non capiranno mai! ” Tutto intorno a me lettini da obitorio in metallo lucido. Occhi spalancati, occhi impauriti, occhi che piangono! Occhi che incontrano i miei occhi in cerca di una ragione.
– “Perchè tutto questo? ” Lui non risponde.
Mi avvicino.
I primi occhi che incontro sono stanchi, stremati. – “Chi sei, cosa ci fai qui? ” Che stupido, non mi può rispondere.
Solo gli occhi sono liberi di esprimersi. Tutto il corpo, dalla testa ai piedi, è immobilizzato.
Vado oltre, voglio capire.
Altri occhi mi chiedono un aiuto, un aiuto che non posso dare. Occhi arrabbiati, occhi che, forse, sono rinchiusi da meno tempo in quel corpo immobilizzato.
La mia mano accarezza quel bozzolo informe, mi eccito! – “Vorrei essere al tuo posto! ” Gli occhi adesso mostrano stupore.
– “Ieri ero su uno di questi letti? ” Cerco una conferma dalla voce nell’ombra, indicando con la mano un gruppo di lettini ancora vuoti.
– “Eri tra questi! ” Lui me lo conferma.
La mia era una domanda retorica. Adesso tutte le tessere del puzzle sono al proprio posto.
Ieri pomeriggio l’uomo mi ha trascinato in questa stanza, ha fatto in modo che io potessi comprendere, ha fatto in modo che non mi potessi ribellare.
Ha iniziato sicuramente dalle gambe, poi le braccia. Una alla volta. Poi tutto assieme. Infine la testa, completamente avvolta con numerose spire di pellicola trasparente. Gli occhi! Gli occhi mi hanno salvato. Erano liberi di esprimersi. Lui ha capito! – “I miei occhi mi hanno salvato! ” Attraverso il mio sguardo lui ha visto il fuoco che ardeva dentro di me, ha capito che la sua passione era anche la mia! Allora mi ha lasciato lì.
Mi ha lasciato in balia delle mie sensazioni.
Mi ha lasciato assaporare il mio limite.
Mi ha tenuto in bilico tra gioia e tormento. Ero anch’io un bozzolo informe ricoperto di pellicola trasparente.
Poi, prima dell’alba, mi ha liberato, mi ha ricondotto a casa. Sapeva che la mia mente mi avrebbe ricondotto da lui.
Ormai sono suo.
Mi ha fatto provare la sensazione più intensa e coinvolgente che la mia mente avrebbe mai potuto immaginare.
Mentre sono impegnato a discutere con me stesso, la sua mano sicura mi conduce verso un panchetto di ferro.
– “Siedi! ” La sua voce, calma, non ammette repliche. Da un cassetto ecco che tira fuori rotoli di pellicola, nastro adesivo da pacchi trasparente ed un paio di tappi di cera per le orecchie.
– “Adesso sarai nuovamente mio! Sarai mio tutte le volte che vorrò! Non potrai sottrarti a Me! Tu non vuoi! ” Mi spoglio.
L’uomo aveva ragione, io non voglio! La mia anima si è già allontanata ed adesso osserva la mummificazione del corpo.
Sono un pupazzo nelle sapienti mani di un burattinaio. Come la prima volta sta iniziando dai piedi, li avvolge singolarmente, non tralascia nemmeno le dita. Piano piano arriva sino all’inguine.
Continua su per il busto. Il mio respiro si fa pesante.
Porgo le braccia al mio aguzzino, le avvolge.
Adesso è la volta della testa, poi, ridiscenderà nuovamente, per unire le braccia al corpo, continuando, unirà tra di loro le gambe. Al fine sarò ridotto all’impotenza.
Non tralascerà nemmeno un centimetro del mio corpo nudo, non permetterà all’aria di sfiorare la mia pelle. Solo il mio naso sarà libero. Unico legame tra la vita e la morte.
Perfino gli occhi, se pur aperti, sono dietro ad uno strato di pellicola. Vedo ma non vedo, tutto intorno a me è sfuocato.
Ho ancora una certa mobilità. Solo la pellicola trasparente, se pur stesa con perizia non è sufficiente. Il mio corpo prova a muoversi, gomiti e spalle, ginocchia e caviglie si agitano in maniera disordinata.
Nonostante i tappi nelle orecchie riesco a sentire i sussurri dell’uomo: – “Non puoi fare niente… adesso sei mio! Se continui ad agitarti sarò costretto ad usare anche il nastro! ” Le sue parole avrebbero dovuto pietrificarmi all’istante. Il mio corpo, invece, continuava a muoversi. Il mio Io cosciente, al di sopra di tutto…… osservava! Osservava il mio corpo e lo incitava a muoversi, sapeva che di li a poco l’uomo avrebbe completato l’opera.
Avrei voluto che la mia bocca potesse parlare, avrei voluto suggerire all’uomo di usare anche il nastro da pacchi. Avrei voluto, ma dalla mia bocca uscivano solo sommessi mugolii.
Tuttavia è il mio corpo, muovendosi ha suggerire al mio Padrone di usare anche il nastro. Eccolo che inizia ad avvolgermi con la solita perizia ed attenzione. Questa volta sta iniziando dal viso: rinforza il bavaglio.
Evita il collo! Non vuole soffocarmi.
Passa oltre e inizia a fasciarmi il petto con numerose spire di nastro ponendo attenzione nel dosare la tensione dello stesso, non vuole che il mio respiro diventi affannoso.
So già che un rotolo non basterà.
Continua così, arriva sino alla pancia, poi ai glutei, infine scende deciso ed usando due o più rotoli di nastro, mi avvolge tutte le gambe sino alle caviglie.
Adesso il mio Spirito osserva soddisfatto il Corpo che giace sul lettino, avvolto, mummificato, praticamente immobile.
Adesso il mio spirito vuole rientrare nel proprio corpo, vuole provare tutte le sensazioni, vuole riavere il proprio guscio ormai chiuso in quel bozzolo.
Adesso l’opera è completa.
Ci sono io dentro questo corpo.
Ci sono io dentro questo bozzolo che mi protegge dall’esterno.
Ci sono io dentro questo guscio che non lascia fuggire nemmeno un mugolio. Le mie sensazioni mi appartengono, rimarranno con me, dentro di me, dentro questo guscio fino a quando Lui lo vorrà! Sono solo.
La luce si spenge, il buio mi avvolge, percepisco solo deboli suoni.
I deboli mugolii dei miei compagni di prigionia.
Quello che provo è indescrivibile, sto raggiungendo il culmine, una scarica elettrica sta attraversando il mio corpo. La fasciatura non mi permette alcuna contrazione, vorrei urlare… – “… Aaaaaaah! ” Mi sveglio di soprassalto, sono nuovamente nel mio letto.
Sarà ieri o oggi! ? Sono sudato, teso, le mie mani tremano, il gatto miagola! – “Accidenti, un’altra giornata “normale”! ” FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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