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Sera temporalesca

Marta stava tornando a casa a bordo della sua utilitaria in una serata d’estate con un violento temporale in atto, correva molto piano e si accorse che sulla destra vi era una macchina di grossa cilindrata ferma, ed una persona che si sbracciava per chiedere aiuto; si fermò ed abbassò il finestrino, un uomo sui quarant’anni bagnato fradicio le chiese un passaggio fino in città: era Bruno, un signore alto e raffinato, che in poche battute la coinvolse con i suoi modi accattivanti; io sto dall’altra parte della città disse Marta mi dica lei dove vuole che la lasci per chiedere soccorso.

Mi raccomando vada piano disse Bruno, ci mancherebbe che succedesse qualcos’altro dopo tutta l’acqua che mi sono preso con la macchina in panne, Marta rallentò ancor di più l’andatura, fin quasi a passo d’uomo, si era accorta che lui la scrutava discretamente per individuarne le forme sinuose: ella aveva ventidue anni ed era sposata da appena tre mesi, era bionda e mingherlina, ma con un bel paio di tette sode ed appuntite ed un culetto da sballo, le piaceva essere guardata, si sa la civetteria è femmina, pur nel buio dell’abitacolo si aprì altri due bottoni della camicetta con la scusa che faceva caldo, tanto che i vetri si stavano appannando.

Bruno sorrise e le posò una mano sulle ginocchia scostando appena verso l’alto la gonna leggera, ella rabbrividì nel sentire il palmo che le carezzava la coscia nelle vicinanze della rotula, un senso di paura però la pervase pensando che era sola in macchina con uno sconosciuto, in un rapido flash back si ricordò quando ragazzina aveva iniziato a masturbarsi assieme alla sua migliore amica ed entrambe si raccontavano che nei loro sogni vi erano solo storie di rapimenti e stupri.

La prego tolga la mano mormorò con voce tremula, mentre lui come per incanto estrasse da una tasca un coltello serramanico e le puntò la lama sulla gola: credo ti convenga fare la brava bambina, non ho cattive intenzioni, ma non tollero essere contraddetto, fra circa duecento metri sulla destra c’è una stradina, percorrila fino in fondo e troverai un piccolo piazzale, lì voglio che ti fermi!

Marta era ammutolita ed suo respiro era diventato affannoso, in un attimo si rivide in uno di quei sogni da ragazza, che ogni tanto le si affacciavano anche da grande, sentiva di aver paura ma avvertiva anche un incredibile ed incontrollato senso di eccitazione, intanto si era addentrata nella strada secondaria e si stava avvicinando alla piazzola, nello stesso istante la mano di lui raggiunse le mutandine e le vellicò il pube, tastandole la passera da sopra la leggera stoffa che trovò umida: porca sei già eccitata, le sussurrò in un orecchio mentre con la mano sinistra continuava a minacciarla con il coltello sul collo, non vedi l’ora che abusi di te!

Fermi sulla piazzola Bruno accese la luce interna, voleva osservare bene il corpo di quella giovane donna e leggerle negli occhi la paura che l’attanagliava, le ordinò di togliersi la camicetta ed il reggiseno rimanendo a petto nudo, spostò la lama del coltello su un capezzolo e poi sull’altro mentre lei vibrava intensamente sempre più impaurita, le fece sfilare anche la gonna e poi le lacerò un lato delle mutandine con il coltello, scoprendole il pube dorato mentre lei ansimando sussurrò: non farmi male ti prego, farò tutto quello che vuoi!

Bruno accennò un sorriso malizioso e cominciò a massaggiarle il clitoride, constatando che ormai aveva la vulva bagnata fradicia: non temere sporcacciona te l’ho già detto che sei fai la brava non ti succederà nulla, mi pare che tu abbia una gran voglia di cazzo, su cosa aspetti tiramelo fuori!

Marta spostò una mano sulla patta ed un tremito incontrollato la pervase nel constatare la consistenza dell’arnese di quell’uomo, gorgogliò un accenno stupito e si affrettò ad estrarlo dai pantaloni per impugnarlo: è enorme borbottò, un attimo prima che una mano di Bruno si posasse sulla sua testa col chiaro intento di fargliela abbassare per succhiarlo.

Voglio che usi solo le labbra, devi ingoiarlo fino alla radice, su e giù, dolcemente, brava così, metti le mani dietro la schiena; un attimo dopo estrasse delle manette dalla tasca e le bloccò i polsi, poi posò il coltello sul cruscotto e si dedicò a piene mani sul suo splendido corpo mentre lei suggeva quel grosso uccello quasi con devozione; la fece sfinire in uno struggente pompino mentre lui la esplorava strizzandole i seni, sfregandole la ficona ricolma di umori e finendo con il piantarle un dito nel culo, che trattenne affondato nel retto fino a che raggiunse un orgasmo debordante che le inondò la gola di sperma.

Marta rischiò il soffocamento ma lentamente deglutì tutta la sborra così come lui le aveva ordinato, restò ansante con le labbra appena appoggiate al glande, confidando che la lasciasse andare soddisfatto per quell’intenso pompino, ma erano solo all’inizio, Bruno la sollevò e se la mise in grembo puntandole il cazzo ancora duro sulla fica dischiusa, lui era già pronto per un nuovo amplesso, affondò al suo interno e la tenne impalata imponendo il ritmo della chiavata con le mani serrate sui suoi fianchi: Marta credette di essere sverginata una seconda volta, il piacere per quel devastante rapporto le fece perdere il lume della ragione, cominciò a sbavare come una cagna in calore mentre lui le masticava i capezzoli induriti.

La giovane donna ebbe almeno tre orgasmi intensissimi prima che lui si scaricasse nuovamente, inondandole il ventre di sperma: porco, porco, mi hai distrutto biascicò Marta sconvolta dalla libidine: nella sue limitate esperienze sessuali prima con un amico e poi con l’attuale marito, mai aveva raggiunto così alte vette di piacere, né pensava vi fossero uomini con arnesi di quelle proporzioni; voglio che diventi mia schiava le sussurrò Bruno mordendole prima le labbra e poi infilandole la lingua in bocca in un bacio appassionato che lei ricambiò frastornata, rimanendo imbambolata anche quando lui le liberò i polsi dalle manette: voglio usare ed abusare del tuo corpo a piacimento, ti punirò fino anche a seviziarti, facendoti soffrire e poi godere ancor più intensamente.

Non mi devi rispondere ora concluse Bruno prima di uscire dall’auto per andarsene a piedi, pensaci, sarò io a rifarmi vivo, ricordati che dovrai sottostare ai miei ordini, sarò sempre io a decidere dove e quando incontrarci, tu dovrai solo renderti disponibile e soddisfare le voglie del tuo Padrone; Marta si era ricomposta all’interno dell’abitacolo, aveva smesso di piovere ed anzi era tornato il sereno dopo quel violento acquazzone, le parole di quello sconosciuto continuavano a martellarle le tempie, si stava convincendo che la storia dell’auto in panne era stata una messa in scena e che sicuramente Bruno la seguiva da qualche tempo, per conoscere le sue abitudini e probabilmente sapeva che in quei giorni suo marito rientrava a casa tardi per impegni di lavoro.

A casa si rigenerò immergendosi nella vasca da bagno, non riusciva a staccare il pensiero da quell’uomo che le era entrato nel sangue, si sentiva morbosamente attratta dai suoi modi raffinati ma estremamente autoritari, tendenzialmente sadici, si convinse che sarebbe diventata la sua schiava e finì con il masturbarsi, sciogliendosi in un orgasmo dentro l’acqua calda, immaginando scene che la vedevano sottomessa alle perverse voglie del suo Padrone.

Per qualche giorno finse di avere poca voglia a letto con il marito, ma poi dovette cedere alle sue lusinghe e si lasciò chiavare con la mente rivolta a Bruno ed al suo grosso arnese, solo così trovò l’orgasmo perché ormai nessuno al di fuori di lui poteva soddisfarla pienamente; il marito si staccò da lei e come al solito andò in bagno per lavarsi, lei lo seguì e si sedette sul water guardandolo nel suo rituale, sentì crescere dentro di sè un senso di rabbia osservando quel suo pisello insignificante, aveva voglia di orinare ma si trattenne, meccanicamente si allargò le grandi labbra della vulva e si massaggiò il clitoride, poi con voce sibillina ordinò: vieni qui, voglio che me la lecchi mentre piscio!

Il marito restò sconcertato, era la prima volta che gli si rivolgeva in quel modo, mormorò: ti prego Marta non fare così; lei aveva voglia di picchiarlo e questa volta lo riprese con un tono che non ammetteva repliche: sbrigati, ti ho detto che voglio che me la lecchi! Lui cadde ai suoi piedi ed avvicinò la bocca alla vulva dischiusa, cominciando a leccarla mentre lei gli tratteneva la testa con le mani e si abbandonava in un lungo getto di piscio dorato: egli continuò a leccarla mentre gli spruzzi le innaffiavano il volto e la gola, poi Marta gli schiacciò la testa sulla fica ordinandogli di succhiarla a fondo, fintanto che raggiunse un orgasmo incredibile.

Fu così che scoprì il sottile piacere di sottomettere ma anche la naturale predisposizione del marito ad accettare le sue iniziative, che ne evidenziavano una indole fragile di cui non si era mai accorta prima; intanto era passata una settimana e Bruno non si era più fatto sentire mettendo in angoscia Marta, che moriva dalla voglia di rivederlo: tutto ciò la rendeva nervosa e sempre più acida nei confronti del marito, che ne era diventato totalmente succube. FINE

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