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Servizio in camera

Sono in albergo, di passaggio in questa città, tu lo sapevi, avevamo progettato di incontrarci, ma mi hai disobbedito, peggio ancora mi hai mentito, ti ho ripudiato come schiava, non sai se ti permetterò di rivedermi mai più. Bussano alla porta, apro, sei tu, immobile sulla soglia, infagottata in un lungo impermeabile, con un berrettino in testa, le mani sprofondate nelle tasche, gli occhi bassi.
Ti guardo accigliato “Cosa vuoi? ” domando secco.
“Gettarmi hai tuoi piedi e supplicarti di perdonarmi” rispondi piano alzando lo sguardo.
“Non ho niente da perdonarti perchè non sei più la mia schiava, quindi puoi fare quello che vuoi” rispondo voltandomi e rientrando nella stanza.
Mi vieni dietro chiudendoti la porta alle spalle. Non ti guardo, sto togliendo alcune cose dalla valigia.
“Riprendimi Padrone, ti prego, sono venuta per risottomettermi e prometterti che non ti deluderò, che non ti mentirò mai più. Per favore dammi la possibilità di dimostrartelo. ” Così dicendo ti sfili l’impermeabile lasciandolo cadere sul pavimento. Sotto sei nuda, solo le calze e i miei nastri di schiava legati intorno alla vita, al collo, alle cosce. Ti sto guardando, sei venuta preparata, una dimostrazione di buona volontà rifletto ma non va bene.
“Togli subito quei nastri” ti ordino ” non hai più diritto di portarli, te li rimetterò io se ti accetterò di nuovo. ” Esegui in silenzio, aspirando col naso, forse sei sull’orlo delle lacrime, poi adagi al suolo, le gambe ripiegate sotto, quasi inginocchiata.
“Cosa vuoi che faccia? ” domandi. “Vuoi obbedirmi ? Vuoi dimostrare che sei pentita? chiedo. “Si” rispondi. “Qualunque cosa ti chieda? Qualunque capriccio? Non ci sono più patti tra noi, non sei obbligata”.
“Voglio obbedirti” rispondi di nuovo. “Allora bendati gli occhi e aspetta in silenzio” . Riprendo a svuotare la valigia ignorandoti. Non lo avevi previsto e non hai una benda o un foulard, rapidamente ti togli le scarpe e le calze che sono scure e velate, rimetti le scarpe ed usi una delle calze per bendarti gli occhi, poi ti rimetti in ginocchio, accosciata su talloni, le mani in grembo.
L’ultima cosa che hai visto ero io accanto al telefono che consultavo la rubrica. Senti comporrei un numero e dopo qualche secondo la mia voce. “Servizio in camera? Buonasera, chiamo dalla camera 806, mi vuol mandare una birra media bionda ? …. Si, in camera, Grazie”.
Mi senti abbassare la cornetta. Hai un momento di apprensione suppongo, arriva qualcuno? che succederà? ma non apri bocca. “Ricordati che la porta è aperta, puoi andartene quando vuoi e uscire per sempre” tu non rispondi.
L’attesa non è lunga il servizio è efficiente dopo pochi minuti si sente bussare. “Avanti! ” mi senti esclamare ad alta voce “La porta è aperta” Ti vedo arrossire ma tu non sai che ti sto guardando. Comunque non ti muovi ancora immobile e silenziosa sul pavimento. La porta che si apre, qualcuno entra, un paio di passi poi il cameriere si è fermato e ti sta guardando stupito.
Gli parlo. “Venga avanti, non si preoccupi, la signorina è qui di sua volontà e sta scontando per quello che ha fatto, non c’è niente di strano. Posi pure la birra sul tavolo”. Lui è perplesso ma cerca di non darlo a vedere, si riscuote e distoglie lo sguardo, appoggia il vassoio.
“La guardi, la guardi pure, è lì apposta” poi mi rivolgo a te “Alzati in piedi, fatti guardare meglio e sii educata, saluta il signore”. Finora sei rimasta ferma, rigida, come per non farti notare, ancora rossa in volto, adesso ti alzi in piedi, giri su te stessa un po’ impacciata. “Buongiorno signor cameriere” mormori.
Sono sicuro che ti stai domandando com’è questo sconosciuto, giovane, vecchio, bello, brutto e che ti senti i suoi occhi bruciare addosso. Lui è rimasto a guardarti, adesso accenna ad andarsene, lo fermo. “Aspetti, ho qualcosa per lei” estraggo il portafogli, ci sto frugando dentro, lui si ferma, mi lancia un’occhiata distogliendo un attimo lo sguardo da te, poi ritorna a guardarti come calamitato, ancora non ha aperto bocca, io lo incalzo “Vuole approfittarne visto che è qui? Non faccia complimenti”
Stavolta mi guarda a bocca aperta pensa di non aver capito, insisto. “Se vuole godersela un po’ faccia pure, la signorina sarà felice di accontentarla in qualunque modo. Non è vero cara? ” Quest’ultima è rivolta a te che, lentamente, annuisci. “Fai sentire la tua voce! ” ti rimprovero. “Si signor cameriere, farò quello che desidera. “.
Arrossisci nuovamente, hai fatto un grande passo, prima non avevi mai voluto far sesso con altri, figuriamoci con uno sconosciuto che non puoi neanche vedere.
Lui non riesce a scuotersi, sposta lo sguardo da te a me e viceversa, ancora perplesso. Ti prendo per mano e ti avvicino a lui. “Prego si serva pure, faccia con comodo, se l’imbarazza la mia presenza mi ignori pure, io andrò in bagno a radermi. ” Cosi dicendo ti ho fatto inginocchiare davanti a lui ed ho messo la sua mano sulla tua testa.
è il primo contatto e ti sei irrigidita, mi piacerebbe sapere cosa stai pensando, mi ritiro in bagno, radermi è una scusa, mi fermo appena dentro la soglia senza accendere la luce e vi osservo. Lui si è finalmente deciso, sta armeggiando freneticamente per estrarre il cazzo dai pantaloni, a pochi centimetri dal tuo viso, scommetto che già senti il suo odore. Credo di intuire le sue intenzioni, se ho ragione te la caverai facilmente, si farà fare un pompino ed eccitato com’è ti verrà in bocca in pochi secondi.
Infatti, estratto l’attrezzo te lo appoggia sulle labbra che tu schiudi docilmente, ti afferra per i capelli e ti tira verso di lui imboccandoti per un bel pezzo. Comincia a muoverlo avanti e indietro, lentamente, la testa alzata, la mano sempre su tuo capo a darti il ritmo.
Ma non è la pompata frenetica di chi sta per godere, il tipo mi stupisce, evidentemente ha ripreso un certo controllo, o forse si è reso conto che la cosa è reale e sta cercando di sfruttarla al meglio. Adesso si ferma, estrae il cazzo umido dalla tua bocca, è di spalle, non vedo bene ma mi sembra che sia abbastanza ben dotato. Certo tu gli hai preso le misure molto meglio.
Intanto ti ha fatto alzare in piedi e ti sta palpando, le sue mani brancicano sul tuo corpo, seno, culo, fianchi… non troppo delicatamente a quanto vedo. Si china a succhiarti un capezzolo, tu rimani immobile, passiva, però sei colorita in volto e noto che l’altro capezzolo si è inturgidito, è l’imbarazzo, la vergogna o la cosa sta cominciando ad eccitare anche te?
Lui intanto si decide, ti sta facendo indietreggiare verso il letto, ci cadi sopra distesa sulla schiena, le gambe aperte le braccia distese. Lui si affretta a gettartisi addosso, si agita per penetrarti, tu inarchi il bacino come per aiutarlo, ma la cosa sembra troppo difficile per lui. Certo che anche i pantaloni calati fino al ginocchio non lo aiutano.
Ad un certo punto rotola di lato, sulla schiena accanto a te, mi sembra che tu ce lo abbia spinto. Infatti, stai prendendo l’iniziativa montando a cavalcioni su di lui. Prendi il cazzo con una mano, te lo guidi verso la fica e ti cali su di lui impalandoti lentamente, da come scorri facilmente direi che dovevi essere ben eccitata e lubrificata.
Lui pare sorpreso ma non si oppone anzi… Arrivata in fondo, penetrata completamente, cominci a cavalcarlo furiosamente in un dentro e fuori rapido e violento. Le sue mani salgono a palpeggiarti le tette, sul suo viso una smorfia di concentrazione. Attenta ragazza! Con questa foga rischi che lui venga rapidamente lasciandoti insoddisfatta a metà strada.
Infatti, le sue mani scattano ad artigliarti i fianchi mentre inarca il bacino venendoti incontro mentre scendi su di lui, il movimento diventa frenetico, grugnisce e borbotta qualcosa di incomprensibile. L’amico è all’orgasmo e tu….
Ma anche tu hai gettato la testa all’indietro, gli occhi chiusi ed una smorfia contratta sul viso, e ti stai agitando parossisticamente, mi sa che sei riuscita a prenderti anche tu la tua soddisfazione. Ancora qualche colpo, poi lui si rilascia, abbandonandosi, subito dopo anche tu di lasci andare abbattendoti su di lui e rotolando via.
Qualche secondo poi il cameriere si rialza, si guarda intorno, ti vede sdraiata scomposta sul letto, si ritira su i pantaloni e si riassesta. è tempo che io ricompaia, entro, anche tu ti stai mettendo a sedere sul letto.
Lui mi guarda, uno sguardo incerto ed imbarazzato, di certo non sa che dire, oltretutto non è un tipo loquace visto che non ha ancora detto una parola. Gli sorrido lievemente mentre si avvia verso la porta facendo un cenno del capo “Aspetti” gli dico porgendogli un biglietto da cinquanta “Credo che le spetti una mancia per il suo impegno e la sua disponibilità. ”
Le afferra mormorando un “Grazie” con voce quasi inintelligibile e roca “Se avete ancora bisogno di me…. “, accenna un saluto col capo ed esce. Appena la porta si chiude alle sue spalle mi giro a guardarti, sei di nuovo scivolata sul pavimento, inginocchiata come all’arrivo del servizio in camera, silenziosa, con le mani appoggiate sulle cosce, il viso ancora arrossato, la benda sugli occhi.
Resto un attimo a guardarti, hai fatto un grande passo, mi chiedo come stai immaginando il tuo occasionale partner ora che ne ha potuto sentire la voce anche solo per una frase. Ma era una voce roca, spiacevole, indefinibile, se non lo avessi visto anch’io non saprei attribuirgli un’età.
Hai veramente pochi indizi, l’altezza, una voce falsata, qualche traccia della corporatura che hai sentito al tatto, penso che resterai col dubbio a domandarti come fosse. Io potrei scioglierlo, non ti mentirei se decidessi di dirtelo ma non credo che lo farò….
è tempo di muoversi, tu sei ancora in attesa della mia decisione, poteri prolungarla ancora un po’ ma non ne vedo il motivo. Prendo dal tavolo uno dei nastri che ti sei tolta prima e te lo riannodo attorno al collo. “Bentornata piccola schiava, ” ti sussurro vicino all’orecchio
“Ti concedo di rientrare al mio servizio, ma ricordati è la tua seconda opportunità. Non ne avrai una terza”. Mentre ancora parlo mi hai circondato le ginocchia con le braccia appoggiando il capo sulle mie cosce.
Non sono sicuro ma mi sembra che sotto la benda tu stia piangendo. Mi chino a scioglierla, e ti faccio alzare il viso per guardarmi, gli occhi sono lucidi. “Adesso vai a lavarti” ti ordino forzandoti a staccarti “Accuratamente e profondamente, non voglio toccare gli avanzi di un cameriere”.
Quando esci dalla doccia sono pronto per uscire, ti faccio reindossare le scarpe e calze poi l’impermeabile, il berretto sui capelli ancora umidi, ti prendo per un braccio guidandoti alla porta. “Sii carina mentre usciamo e sorridi a chiunque incontriamo” ti sussurro mentre ci affacciamo nel corridoio “potrebbe essere il tuo amante di oggi, salutalo. ” A queste parole impallidisci per un attimo e poi avvampi. Ci avviamo.
FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un’altra domensione. Arriva all’improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E’ così che nasce un racconto erotico.

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