Home / BDSM / Strane punizioni
copertina racconto erotico

Strane punizioni

“La prego preside non avvisi mio padre, le assicuro che non succederà mai più. Non fumerò più nel bagno…la prego…la prego”

Come poteva spiegare a quell’insensibile donna avvizzita e acida che se a suo padre, al suo amatissimo padre fosse arrivata un’altra nota, l’avrebbe punita duramente e senza scrupoli. Non si sarebbe certo accontentato di non farla uscire per una settimana, un mese…non le avrebbe certo impedito di prendere la macchina o di uscire, ciò che l’aspettava andava veramente oltre le classiche punizioni da genitori.

“Me lo chiedi ogni volta, ma puntualmente ti devo sempre richiamare. Sei una ragazza indisciplinata ed è giusto che a casa lo sappiano e ti aiutino a cambiare! Perciò domani riporta questa nota firmata da tuo padre. Sai benissimo che falsificando la sua firma non risolvi nulla perché fra qualche giorno lo avviserò personalmente e parleremo un po’ di te”

Così era stata costretta a tornare mesta mesta a casa con quella nota fra le mani che le sarebbe valsa una severa punizione. Era terrorizzata alla sola idea e tremava già tutta. Fin da quando era piccola e sua madre era morta, il padre si era preso cura di le in modo dolce e premuroso, non le faceva mancare nulla, ma ogni volta che lei ne combinava una delle sue, si trasformava, diventava davvero intransigente e le infliggeva i castighi più strani…tutti corporali. Inizialmente si limitava a sculacciarla fino a farle diventare livide le natiche, poi con il tempo le sculacciate non si abbattevano più sulle gonne e sui pantaloni, bensì sulla pelle nuda, in quanto la costringeva a spogliarsi completamente. Così, oltre al dolore c’era anche la profonda vergogna. Dalle sculacciate con le sole mani si era passati alle canne di vimini, alle racchette da ping-pong, alla cinghia. Durante l’adolescenza erano iniziati i primi supplizi e torture: frustate, morsetti ai capezzoli, clisteri, supposte al peperoncino, lavaggi di tutti gli orifizi, rasature. La cosa che la spaventava maggiormente era il distacco profondo che si apriva fra di loro durante questi trattamenti. Per lui erano solamente una punizione, non vi era nulla di carnale, di fisico, di sessuale, di incestuoso. Non vi era nessun tipo di sentimento e il padre diventava una statua di sale pronto a colpirla furiosamente al primo sgarro. Fino al tardo pomeriggio poteva star tranquilla, lui non ci sarebbe stato, era al lavoro e tornava solo alle 18. Così consumò un pasto frugale, preparato dal genitore la sera prima e si chiuse in camera in preda all’angoscia. Non aveva mai confidato a nessuna amica ciò che le capitava fra le mura domestiche e così non aveva nemmeno una valvola di sfogo, era sola con il suo terrore.

L’orologio a pendolo del salotto suonò le sei in punto. Alice si alzò dalla scrivania e andò a sedersi sul divano in attesa del padre. Si era già fumata un pacchetto di sigarette e le mani le tremavano. Il genitore, entrando in casa con quell’aria funerea, capì subito che c’era qualcosa che non andava e si mostrò contrariato da quella figlia così scapestrata e indisciplinata. Prese la nota, la firmò e poi si rivolse perentorio alla ragazza

“Vai in camera tua, spogliati completamente e poi vai in cucina a preparare la cena. Nella busta della spesa troverai due bistecche e dell’insalata”

Sapeva che la nudità era già una grossa punizione per lei, perché l’imbarazzo e la vergogna la sotterravano. Ciò nonostante, Alice ubbidì ormai rassegnata all’imminente catastrofe. Tolse i jeans, i calzini, la t-shirt, poi anche il reggiseno e le mutandine, fino ad essere priva di ogni barriera e alla mercè del padre. Sempre con gli occhi al pavimento, preparò la cena e aspettò che il padre si facesse una doccia e comparisse in cucina. Come sempre non la degnò di uno sguardo; e dire che ci sarebbe stato parecchio da guardare. Alice era infatti una bella diciottenne alta e slanciata, con lunghi capelli neri, occhi profondi, labbra carnose, un seno prominente e sodo, come il fondoschiena e un monte di venere invitante, coperto da un’abbondante peluria. Cenarono in silenzio, anche se la ragazza non aveva appetito, sapeva che non poteva certo sciupare la bistecca e l’insalata, sarebbe stato uno spreco imperdonabile agli occhi del padre.

“Ora mentre io lavo i piatti tu vai a prendere tutto l’occorrente per il clistere: la sacca, la glicerina, il piedistallo e gli asciugamani”

Dunque, per iniziare le sarebbe toccato un altro clistere! Li odiava, erano umilianti, dolorosi, sporchi, ma fece tutto come lui le aveva ordinato. Tornando in cucina, vide che aveva già fatto della camomilla in un pentolino e dentro quel liquido giallo ci spremette quasi tutto il flacone di glicerina liquida. Mescolando, la soluzione risultava piuttosto densa e avrebbe bruciato parecchio negli intestini della ragazza.

“Stendi gli asciugamani sulla tavola e stenditi sopra di schiena, portando le ginocchia al petto”

Quella era la sua posizione preferita, la più umiliante per lei che doveva sempre tenere gli occhi ben aperti, come tutti i suoi orifizi, mentre il padre aveva una visuale completa di tutto il suo corpo. Come un automa si posizionò, mentre il carnefice preparava tutto. Il trespolo fu posizionato accanto a lei e vi ci appese la sacca riempita fino al segno 1 di quel denso liquido giallastro. Dalla borsa pendeva un lungo tubo, più piccolo del solito e, con sua grande sorpresa, non aveva all’estremità nessuna cannula. Sentì che il padre era pronto per agire e tremò tutta, trattenendo il fiato. Egli, con sguardo imperturbabile avvicinò l’estremità del tubo di gomma allo stretto sfintere senza lubrificarlo minimamente e iniziò lentamente ad introdurlo. Data la secchezza della zona, Alice provò un forte dolore, dovuto alle pieghette che si tendevano per lasciar passare l’intruso. Oramai avvezza alla pratica, spinse leggermente in fuori e rilassò l’ano, facilitando l’introduzione. Oramai il primo gradino era passato, la gomma era entrata senza troppo fastidio, ma ecco che Alice notò qualcosa di anomalo…. il padre non accennava ad arrestare la sua spinta. Senza dire una parola stava continuando a far entrare il tubo negli intestini della ragazza che dopo un po’, sentendoselo quasi in gola provò a mormorare qualcosa

“Papi bast…”

Un sonoro ceffone si abbattè sulla sua guancia destra, facendole girare la testa e lacrimare gli occhi, ma non una parola usci dalla bocca del padre. Oramai Alice non riusciva più a stare ferma, le faceva male la testa e sentiva quel serpente di gomma avanzare dentro di lei, ancora e ancora. Non era troppo doloroso, ma si sentiva ingombra e aveva paura perché forse poteva provocarle qualche danno interno. Finalmente, dopo un tempo che a lei sembrò infinito, il padre si scostò da lei. Si avvicinò alla sacca e come al solito aprì il rubinetto lasciando libero il liquido di inondare le viscere. Era molto denso e la discesa non si percepiva, anche perché il limite non si spostava quasi da 1.

“Io vado a vedere la tv, se ti va puoi scendere dal tavolo e raggiungermi tanto il tubo è ficcato bene in profondità e non uscirà di certo. Oppure trova una posizione comoda in cui ti possa tenere d’occhio, perché ti assicuro che ne avrai per parecchio tempo”

Era terrorizzata, non capiva le sue parole e per un po’ rimase ferma così com’era. Poi lentamente iniziò a capire. La soluzione era così densa che ne scendeva pochissima alla volta e, dato che la fine del tubo era profonda nel suo intestino, non avrebbe subito perdite inopportune per un po’. Con la schiena dolorante, decise allora di abbassare le gambe e coprirsi le pudende con le mani. La tavola della cucina non era però l’ideale e ben presto si sentì scomoda e decise delicatamente di scendere. La soluzione non fu delle migliori, perché subito si rese conto di essere ridicola e imbarazzante, tutta nuda, con quel tubo che le usciva dal sedere e risaliva sul trespolo che si doveva portare appresso. Così in un attimo individuò una sedia che era nel campo visivo del padre e cercò di sedersi. L’operazione risultò vana perché non poteva certo schiacciare il tubo, né tanto meno rimanere con il posteriore in alto…. poi le venne un’idea. Girò la sedia e la inforcò a cavallo, lasciando che il sedere sporgesse, assieme al tubo. Ecco ora stava meglio. Il padre continuava a guardare la tv e non cercò nemmeno di monitorare tutti quei movimenti, ciò che importava era che potesse, se l’avesse voluto, controllarla. Dando un’occhiata all’orologio, Alice si accorse che erano passati appena dieci minuti, che a lei sembravano un’eternità, e il liquido non era sceso nemmeno di metà. Cosa avrebbe fatto in tutto quel tempo e il padre sarebbe rimasto sveglio in salotto e quando le sarebbero arrivati gli inevitabili crampi?

“Devo andare in bagno. Alzati da lì e stai in piedi dietro la porta”

Alice obbedì tranquillamente, ma mentre si alzava dalla sedia, un dolore lancinante le squarciò il ventre.

“Ah che male…. ah sto male, il tubo deve avermi perforato le budella…. ah ti prego aiutami…toglimi questo tubo…ti prego”

Alice era piegata a metà per il dolore e aveva iniziato a piangere guardando con occhi supplichevoli il padre.

“Visto che da lì non ti muoverai tanto facilmente io vado in bagno”

Infatti la ragazza non poteva fare un passo, nemmeno alzarsi perché aveva delle fitte fortissime alla pancia. Se la teneva stretta con le mani, se la massaggiava, ma la sentiva, dura, contratta e soprattutto piena di quell’orribile tubo trasparente. Quando il padre tornò in salotto la figlia era totalmente stesa per terra in posizione fetale, cercando di alleviare il dolore.

“Papi sto male…ti prego liberami…ti prometto che…. non succederà mai più”

La voce era rotta da singhiozzi e lamenti che non destarono la minima pietà nel padre, il quale tornò a sedersi comodamente in poltrona.

Ora la taratura della sacca per clisteri indicava che mancava poco meno di un quarto di litro alla fine della punizione ed erano passate due interminabili ore, in cui Alice si era contorta, aveva pianto, aveva strillato, si era appisolata, il tutto stesa ancora per terra.

“Alice alzati e vai a rimetterti sulla tavola nella stessa posizione di prima”

Il padre dovette ripetere la frase due volte, perché la ragazza la comprendesse e si decidesse ad obbedire. Non fu facile l’operazione, perché i dolori erano sempre più forti, e ora c’erano anche i crampi e le spinte per espellere il liquido. Completamente sudata riprese le ginocchia fra le braccia e aspettò con ansia che la punizione finisse. Il padre con estrema lentezza iniziò a far uscire il tubo dall’intestino. Non aveva fretta e l’operazione sembrò non finire più. Il tubo che usciva dal sedere di Alice era tutto sporco di marrone e giallo e ricadeva sull’asciugamano. Quando poco mancava all’estrazione finale, il carnefice intimò alla vittima di non far uscire nemmeno una goccia, pena venti sculacciate. La figlia si impegnò al massimo, strinse i denti e i muscoli dello sfintere, pronta a scattare non appena lui glie ne avesse dato il permesso. Il tubo era tutto fuori quando Alice stava per rilasciare le gambe e partire alla volta del bagno, ma il padre non fiatava e lei non poteva certo prendere sue iniziative. I crampi, ora che tutta la soluzione era entrata dentro di lei erano forti e le spinte sempre più insistenti, tanto che credeva di scaricarsi di lì a poco sul tavolo della cucina.

“Ora puoi andare in bagno”

Alice, in preda a violenti dolori corse via, inciampando, cadendo e poi ancora rialzandosi, fino a quando non rilasciò il suo piccolo ano sulla tazza del water. L’operazione di espulsione durò tutto il resto della notte, perché la glicerina penetrata fin nel profondo delle viscere, le dava sempre l’impressione di dover evacuare. FINE

About racconti hard

Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Un Interno Torinese

Tutto iniziò un mercoledì di Marzo. Quella sera, come il solito, tutta la famiglia era …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.