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Tentazioni

PROLOGO
Si chiamava “tentazione” era uno dei soliti nick.
Iniziammo a parlare quasi per caso, i soliti scherzi, le solite domande, le solite battute.
è il mondo della chat, è il mondo dove tutto è permesso, è il mondo di chi si vorrebbe essere ma non ha il coraggio di diventare.
Stavamo bene insieme, parlavamo, ridevamo e riempivamo delle ore vuote che nulla ci avrebbero dato se non qualche scadente spettacolo in tv.
Iniziammo a diventare più intimi, i nostri discorsi si facevano via via più coinvolgenti.
Iniziammo a parlare della nostre vite private a scandagliare il nostro intimo in delle confessioni che mai sarebbero trapelate neanche con gli amici di sempre.
Io 31 anni, un lavoro appagante, con una vita familiare felice ma forse con il desiderio di una trasgressione vera, confessai al monitor il mio amore per la mia donna, la mia passione che ormai si stava spegnendo, il mio desiderio di provare delle sensazioni forti e coinvolgenti.
Lei 36 enne, avvocato, buona famiglia alle spalle, mi disse del suo matrimonio distrutto, dell’amore che provava per i suoi bambini, per il desiderio di provare di nuovo la sensazione di essere desiderata da un uomo.
La nostra stima cresceva, ormai sapevamo tutto di noi, lavoro amici, desideri ed aspettative per la vita futura.
Mancava soltanto la conoscenza diretta, che sancisse ormai un rapporto “virtuale” che andava avanti ormai da quasi tre mesi.
In quel periodo, ormai, stufo dalla mancanza di umanità di un freddo pc, tentavo sempre più spesso di incontrarla, ma lei ostinata di carattere rifiutava e quasi scusandosi diceva che evitava, perché immaginava che ci saremmo solamente fatti del male entrambi.
Riuscì però in una piccola conquista, dopo infinite pressioni Giusy mi diede il suo numero di cellulare.
La prima volta che la senti ebbi subito l’impressione di una donna solare, e dalla sua voce traspariva l’abitudine alla sicurezza e al comando.
Il suo timbro era chiaro e allo stesso tempo sensuale , la sua risata squillante e contagiosa.
I nostri incontri virtuali si concludevano ormai con una telefonata di buonanotte e il nostro rapporto diventava di giorno in giorno sempre più intrigante.
La nostra vita privata nel frattempo scorreva piatta e monotona sino a quando un giorno mia moglie non vinse uno stage retribuito a Milano, si doveva recare ogni settimana nella città lombarda per portare avanti quello che al momento, per lei, era un’ottima occasione di lavoro.
Decidemmo insieme che avrebbe viaggiato settimanalmente perciò , la mattina del lunedì partiva da casa ritornando il giorno dopo, e visto che io dovevo essere sempre reperibile al lavoro, il bimbo avrebbe dormiva a casa dei miei genitori.
Il lunedì pero era anche il giorno in cui Giusy restava a casa da sola, il giudice, infatti, in sede di separazione dal marito, visto che quest’ultimo lavorava ogni domenica, (gestiva un chiosco nello stadio cittadino) , aveva deliberato che in quel giorno i bimbi avrebbero dormito con il padre.
Ridemmo molto di questa coincidenza, ed io che sono fatalista per natura, fui spronato a continuare nella mia richiesta di un incontro alla mia amica virtuale, pregustando già la mia prima relazione extra coniugale.
Ma Giusy non cedeva, aveva detto che non voleva incontrarmi e mai mi diede adito al sospetto che pensasse il contrario.
Poi un lunedì come per incanto, sul monitor apparve uno
indirizzo , dovevo ancora riprendermi dalla sorpresa quando il trillo del cellulare spezzo le mie considerazioni. La sua voce mi sorprese, era come se una folata di vitalità mi avesse investito, mi disse:
“volevi tanto incontrarmi, che fai adesso ci hai ripensato? “.
Il mio cervello prese a frullare con una velocità pazzesca, quello che per tanto tempo avevo sognato stava per avverarsi. Dissi a Giusy di darmi il tempo di una doccia e dopo meno di un ora ero già sotto il suo portone. La curiosità mi attanagliava ma allo stesso tempo sentivo crescere l’eccitazione per quello che presto sarebbe successo. Altre volte in chat, Giusy mi aveva confessato che desiderava un’uomo e non voleva incontrarmi perché era sicura che quella che era una bella amicizia, seppur virtuale, si sarebbe potuta trasformare solamente in una squallida storia di sesso.
Ero perciò sicuro che in quella serata qualcosa era successo nella sua mente, e per questo mi aspettavo una donna molto eccitata. Feci i gradini a quattro a quattro desideroso di dare un volto a quella persona che mi aveva tenuto compagnia per cosi tanto tempo. Mi aspettavo una persona non brutta ma neanche bellissima. quello che vidi mi fece ricredere anche delle mie ben più rosee previsioni. Innanzi a me, nel riquadro della porta si stagliava una donna che non meritava gli anni che aveva.
Giusy era quello che le concezioni comuni definiscono una donna superba, il suo fisico abbastanza alto (mi aveva detto che misurava 1, 74) era scolpito da anni di palestra, il suo seno florido traspariva dal maglione dolcevita che indossava quella sera, i suoi splendidi capelli corvini incorniciavano un viso che aveva una vaga rassomiglianza con una presentatrice televisiva. Superato il primo imbarazzo, dettato da mesi di discorsi fatti senza conoscerci, avviammo una discussione brillante sul motivo che ci aveva portato quella sera a conoscerci.
Giusy senza girare troppo attorno al discorso mi disse che la sua era la curiosità di dare un volto ad una persona con cui si sentiva attratta intellettualmente, anch’io confermai di avere la stessa impressione. La serata stava svolgendo al termine, senza che nessuno dei due, probabilmente per mancanza di coraggio, trovasse uno spunto soddisfacente. Arrivammo infine ai saluti, lei si avvicino a me con l’intenzione di un bacio fugace ma i nostri corpi reagirono in ben altro modo e alla fine ci trovammo allacciati sul tappeto a consumare quello che fu un meraviglioso orgasmo.
Avevamo entrambi voglia di sesso ma per motivi diversi, il corpo di Giusy reagiva in maniera meravigliosa alla mancanza di attenzioni che ormai doveva farsi sentire anche a livello psicologico, io invece ero motivato dal fatto che quel corpo rappresentava un corpo nuovo dopo anni di amore con la stessa donna (mia moglie). Da quella sera inizio il solito tran-tran conosciuto a tutti i fedigrafi. Le nostre telefonate divennero più intense e i nostri lunedì di passione facevano ormai parte della nostra vita quotidiana.. la storia dopo qualche mese inizio a stufarmi, era come se avessi una seconda moglie, andavamo bene, a letto l’intesa era perfetta, ma stavano venendo a mancare anche con la mia nuova amante, tutte le novità che sono alla base di un rapporto perfetto.
D’altronde vista la nostra situazione erano vietate tutte quelle cose che fanno parte della vita di una coppia, infatti noi non potevamo farci vedere assieme, perciò non abbiamo mai avuto occasione di farci una pizza insieme o andare a fare shopping. In quel periodo la chat, dove comunque facevamo ancora delle splendide chiacchierate, mi venne nuovamente in aiuto. Un giorno Giusy mi disse che la importunava un uomo che gia dal nick era tutto un programma, era stata contattata, infatti, da un certo “schiavo totale” che continuava a cercare di parlargli. Non avevamo mai parlato di quella devianza particolare che nella sfera sessuale viene definita come sadomasochismo, ma Giusy quella sera mi stupì nuovamente, infatti mi disse: ” pensa un po’, io che cerco tutto il contrario devo giustificarmi con questo povero essere”
La classica lampadina si accese nel mio cervello, io che da sempre ero, più per curiosità che per passione, alla ricerca di una schiava ero andato a letto con una potenziale slave senza rendermene conto. C’erano stati si nei nostri precedenti amplessi delle situazioni che mi avrebbero dovuto mettere sulla buona strada, ma mai mi aveva sfiorato l’idea che Giusy potesse essere umiliata e posseduta come una schiava. Feci , per quella sera, buon viso a cattivo gioco e mi ripromisi che il prossimo lunedì la mia amante avrebbe avuto una sorpresa. Nel frattempo come un’ossesso presi a visitare siti che trattavano questa forma particolare d’amore, imparai le terminologie e contattai telefonicamente qualche “master” se non altro per avere consigli su come iniziare. Alla fine il giorno tanto atteso arrivò e mi sentivo fremere dalla curiosità di sapere, se quello che avevo immaginato in quei pochi giorni, nelle prossime ore si sarebbe potuto avverare.
Arrivai a casa sua puntuale come al solito, l’orologio segnava le 20. 00 quando suonai al suo campanello.
Una volta dentro casa sua per un’attimo senti venire meno la sicurezza che avevo. Giusy era li bella come al solito e nei prossimi minuti avrei potuta perderla per sempre. Dovevo comunque tentare, anche perché, e di questo ne ero sicuro, il nostro rapporto si sarebbe esaurito da li a qualche settimana. La mia curiosità ormai era vicina dall’essere evasa, era infatti dalla risposta alla battuta che avevo preparato che avrei capito se avrei acquistato una schiava o perso un’amante. Mi feci coraggio e appena si avvicino per salutarmi dissi:
“chi cazzo ti ha detto che voglio essere salutato da te. Vai a fare il caffè serva” aspettai con ansia la reazione di Giusy, ero sicuro che tutto si sarebbe risolto con un sonoro schiaffone da parte sua e il conseguente mio allontanamento. Stavo guardandola fissa negli occhi per vedere la sua reazione. Fui sicuro di aver commesso un passo falso quando vidi un lampo d’ira illuminare il suo iride, ma immediatamente dopo, l’ira divenne eccitazione e senti dalla sua bocca sgorgare delle parole che alle mie orecchie suonavano come una delle canzoni più belle. Con un filo di voce Giusy infatti aveva mormorato
“si ….. padrone” ci avevo visto giusto e pensai immediatamente che quella donna da quel momento aveva perso un amante dolce ed affettuoso per farsi carico di un padrone crudele e spietato.
Iniziai a pensare alla prossima mossa volevo fargli capire che avrebbe avuto vita difficile con me e per questo quando portò il caffè mi feci trovare comodamente seduto in poltrona, lei mi servì con la massima cura e mentre sorbivo quel liquido ambrato si posiziono con discrezione alle mie spalle. Dovevo umiliarla e dovevo farlo subito, non mi potevo permettere che capisse che era un’esperienza nuova per me. Su questo punto gli amici che avevo contattato erano stati chiari, se avesse capito che come master non valevo nulla avrei perso la sua considerazione e probabilmente anche i suoi servigi. Per questo motivo mascherando una sicurezza che non avevo, dissi:
“inginocchiati schiava e raccontami le tue esperienze in questo magnifico mondo”. Giusy esegui il mio ordine e venni a sapere cosi che la sua psiche era sempre stata attirata dal mondo della sofferenza fisica e psicologica, nella sua testa abituata al potere e al comando, fin dalla sua più tenera età si era instaurato il pensiero di essere un’essere inferiore e per questo fuori dalla vita pubblica e nell’intimo del talamo ambiva ad essere umiliata e sottomessa.
Mi spiego anche, che era stato questo il motivo della separazione con il suo coniuge, egli infatti non poteva sopportare che tra le lenzuola la sua donna gli chiedesse sempre prestazioni al limite dell’indicibile e alla fine stressato dalle continue richieste aveva iniziato a non praticare più alcuna forma di sesso, la situazione dopo un po era diventata insostenibile e allora di comune accordo avevano richiesto la separazione pur andando d’accordissimo fuori dal letto. I miei pensieri nel frattempo correvano alla velocità della luce, non avrei potuto ambire ad una situazione migliore. Mi trovavo innanzi ad una schiava motivata, resa ancora più interessante dalla mancanza d’esperienza, avrei avuto modo di soddisfare tutte le mie richieste, ed avrei fatto leva sul fatto che sarei stato il suo primo vero master.
Gli ordinai immediatamente di spogliarsi e iniziai a metterla alla prova non prima di avergli detto: “da oggi in poi tu sarai la mia schiava, continueremo a vederci solo il lunedì, ed è per questo che in questa giornata non potrai rifiutarmi nulla, sarai alla mia mercé e lo sarai per tutto il tempo che io resterò in questa casa, dipenderai da me per mangiare per dormire o per pisciare e se non ti comporterai come una schiava perfetta le tue punizioni saranno atroci” la guardai e provai una stupenda sensazione di potere, lei se ne sta va li nuda e con gli occhi bassi, un leggero rossore le imporporava le guance e la sua bocca semisocchiusa lasciava intravedere il biancore dei denti perfettamente curati. Continuai dicendo:
“da oggi in poi non vorrò vederti più camminare, sei una cagna e le cagne camminano a quattro zampe, sfrutterò il tuo corpo come e quando vorrò e il tuo unico scopo sarà la felicità mia. Puoi accettare o rifiutare ma sappi che se qualche volta non eseguirai un mio ordine mi perderai per sempre a te la scelta” fremevo per la sua risposta. Sarebbe stata infatti l’ammissione che era diventata in tutto e per tutto di mia proprietà e avevo la curiosità di sapere come avrebbe reagito.
Mi stupì ancora una volta. Non disse una parola ma con una naturalezza stupefacente si inginocchio e tenendo la testa bassa aspetto le mie parole. Aveva accettato il suo essere schiava e se ne stava li desiderosa di compiacermi. Iniziai a girargli attorno, il mio incedere lento non lasciava trasparire la mie eccitazione, vagai con lo sguardo per la casa e dopo qualche minuto decisi di vedere se lo stato di sottomissione con cui Giusy stava intraprendendo questa situazione aveva eccitato anche lei. Mentre passavo dietro il suo corpo inaspettatamente per lei le frugai brutalmente il sesso, era bagnata come non mai, segno indubbio che l’eccitazione stava pervadendo anche il suo corpo. La apostrofai dicendogli:
“cagna è questo quello che vuoi, godere della tua inferiorità, ma l’orgasmo dovrai guadagnartelo prima” il suo si detto a mezza voce non mi soddisfo e per questo motivo le assestai una sonora sculacciata dicendogli
“si padrone questa dovrà essere da ora in poi la tua risposta” ubbidiente la sentii mormorare “si padrone” la lascia per un po di tempo li in quella posizione. Io andai a farmi una doccia per stemperare l’eccitazione che avevo raggiunto fino allora, mi avrebbe aspettato una lunga notte e non volevo godere se non alla fine della prima sessione di addestramento della mia nuova schiava.
Prima di andare via, posizionai Giusy vicino il muro con la faccia rivolta verso la parete, cinsi attorno ai suoi occhi una fascia di seta nera che mi ero portato da casa, sperando succedesse quello che stava avvenendo. Non mi doveva sentire rientrare dal bagno e per questo feci attenzione che la fascia gli coprisse le orecchie, la moquette avrebbe fatto il resto. Volevo fargli una bella sorpresa al mio rientro e sicuramente ci sarei riuscito. La lasciai in quello stato dicendogli di non muoversi e andai a farmi una lunga doccia. Mentre mi rilassavo sotto il getto d’acqua ripensai agli avvenimenti di quell’ultima ora. Avevo a disposizione una donna che, ero sicuro, mi avrebbe fatto divertire, non riuscivo a capire perché lo facesse ma questa era una cosa poco importante per me l’importante era che lo facesse.
Mi lavai con cura, uscì ed indossai uno dei miei accappatoi (avevo portato nei lunedì precedenti un po di roba mia per rendere più confortevole, le mie ore in quella casa), fumai una sigaretta e ritornai nel salone. Era ancora li, ferma. Non si era mossa di un centimetro rispetto alla posizione in cui l’avevo lasciata, se ne stava immobile e solamente l’incedere lento e ritmato del suo respiro faceva denotare che fosse una persona viva e non una qualche statua erotica.
Mi soffermai a guardarla in silenzio, il suo corpo meraviglioso formava un perfetto angolo quadro, le sue natiche scolpite da ore di esercizio fisico attiravano il mio sguardo con quel candore particolare, il suo seno si muoveva leggermente seguendo il ritmo del suo sospiro e contribuiva non poco a rendere l’atmosfera intrigante. Mi ripresi dai miei pensieri e mi avvicinai silenziosamente a lei, era da più di quaranta minuti che era in quella posizione e lo stress fisico doveva essere abbastanza elevato. Silenziosamente arrivai dietro di lei, non si era accorta di nulla, il suo respiro era calmo e regolare come quando ero entrato nella stanza. Senza dire nulla alzai il braccio e la colpi sulle natiche, con tutta la mia forza. Il suo corpo sobbalzo dal dolore, dolore reso ancor più acuto dal fatto che non si aspettava il colpo che aveva ricevuto.
Notai immediatamente come la parte colpita era diventata di un rosso fuoco. Solamente un gemito era uscito dalle sue labbra, ma con un respiro profondo Giusy riprese il controllo di se stessa. Non si mosse di un centimetro, e di questo ne fui intimamente fiero, ero sicuro di aver trovato una buona schiava e lei con il suo atteggiamento me lo stava confermando. Io non dissi nulla restai li immobile aspettando che il suo respiro tornasse regolare, che lasciasse fluttuare il dolore del colpo appena ricevuto. Volevo, quella sera, fargli provare la paura di essere completamente in balia di una persona crudele e conoscendomi ci sarei riuscito. Lasciai scorrere un paio di minuti e quando mi accorsi che la pelle stava ritornando al colore originario la colpi di nuovo sullo stesso punto.
Anche questa volta usci dalla sua bocca un gemito sommesso ma anche questa volta la donna fece di tutto per riprendere al più presto il controllo del suo corpo. Ripetei questo gioco per svariate volte, aspettavo che il suo corpo si rilassasse e poi la colpivo nuovamente, facevo attenzione a colpire sempre la stessa parte e per questo motivo la pelle era diventato di un colore rosso acceso.
Dopo circa 45 minuti di quel trattamento notai che il corpo di Giusy stava perennemente in attesa di ricevere il nuovo colpo, ero quasi arrivato alla fine del trattamento fisico per quel giorno, ma volevo vedere come la mia schiava avrebbe reagito ad un dolore sicuramente più forte. Diedi qualche altro colpo sulle natiche della mia amante e poi improvvisamente nelle mie mani comparve la cintura dei pantaloni che avevo preventivamente portato, in attesa di utilizzarla. Ero sicuro che aspettava il solito colpo e per questo , la feci attendere per qualche minuto. Notavo come si aspettasse l’arrivo della sculacciata, la parte interessata doveva dolergli molto, ed ebbi l’impressione che ai miei piedi ci fosse un bambino viziato in attesa di una punizione che già sapeva e per questo, l’aspettava con paura. Invece, preavvisata solamente dal fischio che fece la cintura attraversando l’aria, sul suo corpo si abbatte una scudisciata non indifferente, mi impegnai a colpirla sulla schiena e la striscia rossa che comparve sul suo corpo mi fece eccitare ancora di più Dalle sue labbra, questa volta uscì un urlo di dolore vero e proprio e questo mi fece capire che il colpo che avevo inferto doveva essere stato molto doloroso.
Mi aveva soddisfatto completamente come la donna si era comportata e per questo motivo gli dissi di girarsi e stendersi sulla schiena. Per quella sera non l’avrei più punita cosi duramente ma avevo intenzione di giocare ancora , con il suo corpo. La feci girare e gli dissi di stendersi sulla schiena, volevo vedere se il suo corpo, dopo quella sessione di addestramento rispondeva in maniera diversa e per questo motivo presi ad accarezzarla leggermente, gli avevo intimato di non muoversi, e le mie mani esperte la toccavano dolcemente nei punti più sensibili. Alternavo dolcezza a brutalità e mentre con una mano le accarezzavo lentamente le cosce con l’altra iniziai a torturargli i seni. Aveva infatti un’aureola molto grossa, e al centro di quel cerchio perfetto risaltavano due grossi capezzoli, quella sera erano molto duri , fatto dovuto all’eccitazione che la donna stava provando, e via via che li stringevo tra le mie mani divennero sempre più turgidi. Mi faceva impazzire il modo in cui Giusy teneva la bocca socchiusa, quando le mie mani si stringevano su di lei con più forza dalle sue labbra usciva un gemito sommesso lo stesso gemito che sentivo quando con dolcezza mi avvicinavo ad esplorare la sua parte più intima. Ancora non avevo controllato se il suo sesso fosse bagnato di umori, presumevo di si, ma le mie ma si erano fermate alla periferia del suo monte di Venere e l’attesa che la sua sessualità fosse esplorata più profondamente non faceva altro che accrescere nella donna un’eccitazione maggiore.
Ogni tanto avvicinavo alla sua bocca il mio membro, che ormai stava in perenne erezione, immediatamente la donna apriva la bocca con l’intenzione di baciare quel muscolo che gli aveva donato, nelle settimane precedenti, tanto piacere e tanto gli ne avrebbe donato. Gli permisi di darmi qualche veloce slinguata, ma sapendo che non avrei resistito tanto nella sua bocca gli intimai di smetterla e mi allontanai. Continuai il gioco con la mia lingua accarezzavo dolcemente le sue cosce e nel mentre con le mani continuavo a torturargli i capezzoli la mia testa sentiva il calore del suo sesso e l’odore degli umori che abbondantemente uscivano dalla sua figa.
Improvvisamente abbandonai la presa sul suo seno e trasferii le mie mani sulla sua vulva. La penetrai con durezza strappandole dei gemiti di piacere misti al dolore. Con un dito titillavo il suo buchetto posteriore e all’interno della sua figa le mie dita sentiva, separato soltanto da una striscia sottile di carne, l’altro mio dito che esplorava i suoi intestini. I suoi gemiti si fecero più forti. Ma io non volevo che la donna che avevo ai miei piedi godesse. Il negare il mio uccello e non permettere l’orgasmo sarebbe stata l’ultima punizione di quella prima serata. Gli dissi di mettersi in ginocchio e la scopai in bocca, lei era al limite dell’orgasmo ma conoscendo il suo ruolo non si permise nemmeno di supplicarmi di farla godere. Dopo qualche minuto scaricai il mio seme all’interno della sua bocca, lei come al solito non se ne perse nemmeno una goccia e mando giù il mio sperma caldo continuando a pompare il mio cazzo che si stava afflosciando con lentezza. Quando fui soddisfatto del trattamento ricevuto, estrassi il mio arnese dalla sua bocca e gli intimai di alzarsi. La presi per un braccio e la portai in bagno, la donna dovette intuire che la serata stava volgendo al termine e con un soffio di voce mi disse:
“per favore fammi godere”. Questo mi faceva capire a quale grado di eccitazione era giunta. Ma io crudelmente gli risposi:
“cagna quando vorrò farti godere te ne accorgerai” e sottolineai queste mie crude parole con l’ennesima sculacciata. Arrivammo nel bagno della sua casa, apri la doccia e rapidamente mi lavai. La femmina nella cui bocca avevo appena goduto, se ne stava sull’uscio ancora bendata. La mia doccia calda duro meno di tre minuti, usci dall’acqua e ancora bagnato introdussi la padrona di casa dentro il box, non prima però di aver chiuso completamente la manopola dell’acqua calda.
L’ultimà crudeltà di quella serata fu quella doccia fredda, che nel mio intento doveva fargli stemperare l’eccitazione che aveva nel corpo. Mentre mi rivestivo la vedevo tremante sotto l’acqua ghiacciata, era immobile, ancora bendata, con la paura che chissà quanto sarebbe durato quell’atroce supplizio. Dopo meno di cinque minuti, finito di vestirmi, mi avvicinai a lei e gli dissi:
“troia io sto andando via, se vuoi godere godi del ricordo di questa serata e fatti un ditalino, le cagne sono abituate a godere da sole d’altronde” mi girai e me ne andai non prima di averla apostrofato con:
“ci vediamo lunedì cagna, e stai certa non sarò’ buono come oggi”. Chiudendo l’uscio di casa sentì l’acqua che finiva di scorrere ed un gemito sommesso. Ancora oggi non so se quel mormorio era di piacere o di delusione. FINE

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