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Umiliato

Mi chiamo Gaby, ho 26 anni e sono rumena anche se da tre anni vivo in Italia con mio marito; dicono io sia molto bella e questa è la mia storia.
Vivevo, con la mia famiglia a Bucarest e mio padre era un funzionario dell’entourage dell’allora dittatore Ceaucescu. Conducevamo una vita agiata ed io ero lontanissima dall’occuparmi di politica. La rivoluzione che portò alla caduta del dittatore ed alla libertà politica della Romania segnò anche la fine di quel nostro modo di vivere. Mio padre si trovò a dover fuggire per evitare ritorsioni personali anche se, ne sono più che certa, non ebbe colpe se non quella di lavorare per lo stato. Mia madre era morta anni prima e io, con mio padre e mio fratello, decidemmo di venire in Italia.
I primi tempi, senza casa e senza lavoro, furono veramente duri: mio padre era troppo anziano per trovare facilmente un lavoro e mio fratello troppo giovane. Fatto sta che riuscii a farmi assumere come impiegata presso una ditta che esportava nei paesi dell’est e quindi necessitava della mia conoscenza della lingua.
Con il mio stipendio tirammo avanti per qualche mese non senza difficoltà; poi mi accorsi che il titolare della ditta in cui lavoravo, un vedovo di 65 anni molto ricco, si stava innamorando di me.
Nel frattempo a mio padre e a mio fratello, entrambi senza fissa occupazione, fu comunicato che sarebbero stati espatriati entro poche settimane: ciò significava correre il pericolo di essere processati in Romania e con l’aria che tirava in quell’epoca la condanna a morte era quasi una certezza.
Disperata decisi di accettare le avances del mio titolare per cercare di trovare una soluzione al nostro problema; cominciai a frequentarlo ed a uscire con lui quando m’invitava la sera a cena o a teatro.
Dopo qualche tempo m’accorsi che mi stavo effettivamente affezionando a lui e quando mi propose di sposarlo in cambio di una sistemazione per mio padre e mio fratello non trovai difficoltà ad accettare.
Così divenni la moglie, molto più giovane, di un ricco imprenditore: mio padre e mio fratello furono assunti nella ditta di mio marito e le cose cominciarono ad andare meglio.
Unico neo in tutto questo era il figlio di mio marito, Davide; un ragazzo viziato di 18 anni che mi odiava cordialmente perché pensava, non a torto per altro, che avessi sposato il padre solamente per sistemarmi economicamente. Cercai i primi tempi di essergli amica ma non ci fu possibilità di alcun dialogo tra noi.
Dopo circa tre mesi di matrimonio commisi l’errore per il quale pago tuttora le conseguenze.
Con mio marito, molto più anziano, la vita sessuale era molto limitata ed a me, giovane donna ventitreenne, la cosa pesava. Ero davvero affezionata a mio marito, gli ero grata per quello che aveva fatto per noi e non avrei mai voluto ferirlo ma quando conobbi Luca, giovane architetto di una bellezza notevole mi legai a lui in un rapporto esclusivamente sessuale. Ci frequentammo qualche mese prestando attenzione a non farci sorprendere; lui era amico di mio marito e frequentava la nostra casa abbastanza spesso così accadde che un giorno Luca arrivò improvvisamente trovandomi sola in casa. Ci baciammo e facemmo l’amore sul divano in salotto con passione e trasporto: lo succhiai e lui mi baciò il sesso per un lungo pomeriggio. Fu la mia fine!
La mattina dopo mentre ero in bagno a farmi la doccia dopo aver fatto colazione con mio marito prima che andasse in ufficio, sentii Davide che entrava nella camera. La cosa mi stupii perché sapeva che il padre era uscito e con me cercava di evitare ogni contatto. Uscii dal bagno in accappatoio e vidi con orrore sparse sul letto una quantità di fotografie che ritraevano me e Luca durante l’amplesso del pomeriggio precedente. Davide era seduto in una poltrona dondolando una gamba appoggiata sul bracciolo. Presi alcune foto in mano e chiesi: “…Ma… Davide… Cosa significa? …”
Lui mi guardò sprezzante poi, con un tono che mi fece raggelare disse: “E così prendi per il culo il vecchio eh? Sei una puttana, lo sempre sospettato! è stata una fortuna che ieri sia rientrato prima così da potermi gustare lo spettacolo di te che ti fai scopare dall’amico di tuo marito. Chissà come ci rimarrà male quando gli mostrerò queste foto! ” “Ti prego, Davide, lascia che ti spieghi…” “Silenzio troia. Non devi spiegarmi proprio niente! Tieni le tue balle per mio padre! ” Si alzò dalla poltrona e fece per andarsene dicendo: “Queste puoi tenertele, ho fatto diverse copie e poi ho i negativi…” Mi precipitai a cercare di fermarlo afferrandolo per un braccio “… Ti prego Davide… non farlo… Ti scongiuro lasciami spiegare…”
Mi diede una spinta facendomi cadere di schiena sul letto e nel movimento l’accappatoio si aprì lasciandogli vedere la mia totale nudità: mi guardò un attimo poi mentre cercavo di ricompormi disse “Avanti spiega, e cerca di convincermi troia! ” Gli spiegai piangendo che ero affezionata a suo padre ma purtroppo non ne ero innamorata; che con il padre i rapporti sessuali erano rari e che io ero giovane e che con Luca era stato solo un episodio senza nessuna importanza. Gli chiesi di dimenticare l’accaduto e di non dare le foto al padre perché altrimenti lui si sarebbe sentito umiliato; mi avrebbe lasciata e lasciando me avrebbe licenziato mio padre e mio fratello. Che mio padre doveva assolutamente avere un impiego in Italia perché altrimenti lo avrebbero espatriato, rischiando così la vita.
Parlai a lungo e m’accorsi che Davide spesso mi sbirciava la gambe che s’intravedevano dall’apertura dell’accappatoio. Ero disposta a tutto e perciò pensai che forse se mi fossi offerta a lui, in maniera molto velata e sottile, avrebbe potuto cambiare i suoi propositi. Lasciai che l’accappatoio s’aprisse un poco di più sul seno e feci in maniera di avvicinarmi a lui perché potesse, se voleva, approfittarne. Mi sedetti sul bracciolo della sua poltrona accavallando le gambe lasciando che i lembi dell’accappatoio cadessero ai lati delle cosce lasciandomele esposte. Davide guardò un attimo poi sorrise crudelmente dicendomi: “Non fare la puttana con me! Non me ne frega niente di te e delle tue voglie! Però mi dispiace fare soffrire quel pover’uomo di mio padre che di te è innamorato! Così lo fai scopare poco eh? ! Beh, da oggi dovrai soddisfarlo pienamente ed in tutti i modi. Voglio che sia felice e quindi dovrai vivere esclusivamente per soddisfare i suoi desideri di questi ultimi anni della sua vita! Hai capito troia? ! E dovrai risponderne direttamente a me e ubbidire a tutto ciò che ti ordinerò e forse terrò queste foto per me. Ma alla prima disubbidienza o mancanza finiranno sul tavolo di papà! Hai capito bene puttana? ? ! ”
Abbassai gli occhi pieni di lacrime d risposi “Sì Davide, farò quello che vuoi tu…” Mi guardò soddisfatto della mia capitolazione: ” Bene, oggi resterai tutto il giorno in camera tua. Prima che torni papà verrò a darti le prime istruzioni! ” Usci dalla camera lasciandomi lì a piangere.
Rimasi tutta la giornata in camera mia come mi era stato ordinato, poi verso sera Davide ritornò: “Ti sei vestita? ! Ma così non va bene; voglio che tuo marito abbia sempre voglia di te perciò cambiati! ” Aprii il mio armadio e prese una minigonna molto corta che non indossavo più da parecchio ma che evidentemente lo aveva colpito. Poi prese un golfino di cotone abbottonato sul davanti e mi gettò gli indumenti in faccia: “Avanti cambiati! ” Si sedette sulla poltrona e rimase ad osservare. Mi avviai verso il bagno per cambiarmi ma lui mi fermò: ” Cambiati qui davanti a me troia! ” Mi spogliai abbassando gli occhi ed indossai i capi che aveva scelto; mi guardò un attimo poi disse: “Togliti il reggiseno, voglio che gli fai vedere le tette ed indossa un tanga perché se non avessi le mutande si potrebbe insospettire! ” Tolsi il golfino ed il reggiseno davanti a Davide che mi guardava poi mi rimisi il golf; la scollatura arrivava al solco dei seni e il tessuto era così sottile ed aderente che era praticamente come se fossi a seno nudo. “Bene! Così va meglio! Adesso quando gli servirai la cena voglio che lo provochi in tutti i modi! Fagli vedere le gambe e lasciati toccare. Sfregagli le tette sul viso e assicuragli che hai voglia di fare all’amore con lui: supplicalo se è il caso. Poi voglio che vai a dormire nuda e lo soddisfi tutta la notte con una passione ed un impegno che non hai mai messo nei rapporti con lui! E domani gli farai un pompino come prima cosa! Hai capito puttana? ! ” “Sì Davide. Farò quello che vuoi. ”
Quando ritornò mio marito feci come me era stato ordinato e lui fu ben felice dell’improvviso “cambiamento” della sua giovane e bella mogliettina. Mi scopò per buona parte della notte nonostante l’età ed il mattino, appena sveglio, gli presi il sesso in bocca lasciando, per la prima volta, che si scaricasse nella mia bocca. Uscì di casa per andare in ufficio felice e sorpreso dalla mia passione.
Dopo pochi minuti Entrò Davide che mi sorprese ancora a letto stanca per le prestazioni notturne con suo padre; mi guardò un attimo poi prese le coperte e le tirò violentemente via lasciandomi nuda ed esposta al suo sguardo. Cercai di coprirmi ma lui disse gelido: “Non permetterti mai più di cercare di nasconderti al mio sguardo, puttana! Togli quelle mani a mettiti in ginocchio sul letto! ” Ubbidii ma lui continuò: ” Quando ti parlo impara a stare in ginocchio a gambe larghe e le mani lungo i fianchi, avanti, ubbidisci! ” Feci come mi era stato ordinato ed assunsi quella posizione umiliante. Volle che gli raccontassi tutto nei minimi dettagli poi, soddisfatto e forse sorpreso dalla mia docilità, mi ordinò: “Infilati un dito nella figa e fammi vedere se hai ancore tracce dello sperma di tuo marito! ” “Ti prego Davide, , , ” “Ubbidisci troia! ” Lì davanti a lui m’infilai un dito nel sesso mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime: poi lo tirai fuori mostrandogli la mano lucida e umida. Mi prese per il polso e s’avvicinò la mia mano al naso per annusarla: ” Bah… Non capisco se sa di lui o è solo roba tua! Adesso vestiti che dobbiamo uscire a fare acquisti! ” Mi permisi di chiedere: “Come devo vestirmi, Davide? ” “Vestiti come vuoi ma niente pantaloni o collant: solo gonne con autoreggenti o reggicalze e non mettere il reggiseno! Ti aspetto tra mezz’ora di sotto. ” Uscì dalla stanza e io potei preparami.
Salimmo in auto e mi misi alla guida perché lui non aveva ancora la patente: “Dove andiamo Davide? ”
Mi fece guidare a lungo per le vie del centro poi mi fece fermare: “Ecco, andiamo li” m’indicò. Rimasi interdetta: il negozio che mi stava indicando era un sexy shop. “…M…ma Davide… io…” Pensavo ad uno scherzo e cercai di buttarla sul ridere. Fui colpita da un violento ceffone in pieno viso; guardai incredula Davide: “Stai zitta troia e non ridere! Hai voluto fare la puttana ed una puttana non ride per l’imbarazzo! E poi quello è il negozio adatto ad una troia come te. Avanti seguimi! ”
Entrammo nel negozio ed il commesso venne subito a servirci. Davide disse: “Vorremmo qualcosa di particolare per questa mia amica. Deve fare divertire il marito e cerca qualcosa di adatto. ” Mentre io molto imbarazzata non osavo alzare lo sguardo il commesso ci mostrò una serie di falli in lattice: Davide ne scelse due, uno più grosso per la vagina ed uno anale, più piccolo. Poi volle che andassi nei camerini a provare dei completi indecenti stile sadomaso. Ogni volta dovevo uscire per mostrarmi a Davide ed ad un interessatissimo commesso che non perdeva nessun particolare della scena. Provai mini abiti veramente succinti e Davide ne scelse due. Poi mi fece provare dei tanga così ridotti che la leggera peluria bionda del mio pube ne usciva da tutte le parti; anche di quelli ne scelse tre modelli tra i più ridotti.
Quando andammo alla cassa dove dovetti pagare il tutto Davide si fece mostrare un frustino: “Alza la gonna che lo voglio provare sulle cosce! ” Davanti al commesso tirai la gonna che risalii lasciandomi le cosce scoperte e Davide mi diede un colpo, non molto forte, di traverso sul davanti delle cosce: “Mi sembra che vada bene ma non voglio che rimangano segni altrimenti tuo marito si può insospettire! Faremo in modo che ci pensi lui a segnarti! ” Pagai ed uscimmo dal negozio. Ero atterrita e non sapevo più cosa fare.
Tornammo a casa in silenzio e appena entrati Davide mi ordinò di riprovare gli ultimi acquisti facendo un’umiliante sfilata davanti a lui. Quando mi presentai a seno nudo con indosso solamente uno dei mini tanga commentò: “Adesso hai anche l’aspetto di una puttana! Ascolta bene, devi dire a tuo marito che hai comprato i vibratori e tutto il resto per fare piacere a lui. Dovrai convincerlo a farti rasare la figa con la scusa che si tratti di un gioco erotico per il suo esclusivo piacere. E chiedigli di frustarti perché a te piace. Voglio controllare i segni personalmente. Questa sera troverò una scusa per non cenare con voi ma non dubitare che controllerò la situazione e tu dovrai servirlo con addosso uno di questi abitini e con sotto il tanga che indossi adesso. E gli mostrerai i vibratori e li userai davanti a lui per eccitarlo! Hai capito bene tutto troia? ! ”
Quando mio marito ritornò alla sera rimase stupito ad osservarmi poi, quando gli spiegai che era tutta una sorpresa per il suo piacere si dimostrò molto compiaciuto. Appena finito di cenare non perse tempo e mi portò subito in camera da letto. Lì dovetti usare tutte le mie arti di seduzione per convincerlo a farmi rasare il pube e ad usare su di me la frusta. All’inizio era titubante ma poi, visto che fingevo d’impazzire dal piacere mentre in realtà avrei voluto morire, ci prese gusto. Dovetti esibirmi e soddisfarlo in tutti i modi e gli permisi per la prima volta di sodomizzarmi dopo che gli avevo mostrato come il mio ano accettava bene il vibratore.
Il mattino dopo, mentre s’udiva ancora il motore dell’auto del padre che s’allontanava, Davide entrò in camera. “In posizione troia! ” Ordinò brusco facendomi mettere in ginocchio con le gambe allargate.
Poi passò molto tempo ad esaminarmi commentando i segni della frusta sulle natiche e sulle cosce: “Bene, bene…” Dovetti raccontargli tutti i particolari mentre con il dito, ed era la prima volta che mi toccava, sfiorava le linee bluastre e tumefatte sul mio corpo. Prese il vibratore per il sesso e lo annusò: “Allora questo è il tuo odore, eh troia? ! Hai convinto il vecchio a rasarti la figa? ”
“S… si Davide… Ha detto che va bene…” “Provvederemo oggi stesso! ” Poi mi ordinò di fargli vedere come m’infilavo i vibratore nel sesso e nell’ano: mi costrinse a masturbarmi con i falli davanti a lui e quando raggiunsi l’orgasmo mi obbligò a pulirli entrambi con la bocca.
Mi fece vestire ed uscimmo per andare in un centro estetico dove dovetti farmi rasare totalmente il pube e l’ano nell’imbarazzo suscitato dai segni di frusta che portavo. Davide rimase ad aspettarmi in auto e quando risalii volle controllare il risultato: “Tira su la gonna troia, fammela vedere! ” Mi sollevai sul sedile per tirare su la gonna e sfilarmi il tanga mostrandogli, lì in mezzo al traffico, il sesso rasato e leggermente arrossato per la depilazione subita. Guardò a lungo ma stranamente non accennava mai a toccarmi. Quando cercai di ricompormi disse: “Non mettere le mutande! ” Cosi rimasi con il sesso nudo sotto la gonna e i seni nudi sotto alla camicetta.
Tornammo a casa e Davide mi ordinò : ” Vai in camera tua troia, mettiti nuda e restaci, non voglio più vederti fino a questa sera. Se t’annoi puoi giocare con i tuoi nuovi giocattoli! ” Obbedii e rimasi a lungo a piangere distesa sul letto. Verso sera non avevo visto ancora nessuno e mi azzardai ad uscire, sempre nuda, dalla mia camera. Girai un po per casa chiamando Davide ma non ottenni risposta; allora m’avvicinai alla porta della sua camera e mentre stavo per bussare sentii chiaramente dei mugolii provenire dall’interno della stanza.
Aprii lentamente la porta e vidi Davide, sdraiato sul letto, che si masturbava circondato dalle fotografie mie e di Luca insultandomi: “Troia… Sei solo una puttana… una cagna…” Aveva un sesso lungo e sottile e lo maneggiava con insolita violenza. Rimasi un attimo stupita dalla scena e stavo per allontanarmi silenziosamente quando Davide raggiunse l’orgasmo. Mentre veniva girava la testa da una parte all’altra e vide la porta della sua camera che si richiudeva. Balzò in piedi, si sistemò i jeans e spalancò la porta sorprendendomi mentre cercavo di defilarmi: “Troia, cosa fai adesso mi spii? ! ” Un violento calcio mi colpì le reni facendomi cadere a pancia in sotto: “E chi ti ha dato il permesso di uscire dalla tua camera puttana…” mise un piede sul mio collo schiacciandomi il viso a terra. “Adesso t’insegno io l’educazione, Troia! Voglio vederti strisciare come una verme fino alla tua camera! Avanti puttana! ” Mentre m’insultava continuava a colpirmi con le mani sulle natiche nude. Cercai di rialzarmi dicendo: “Davide, adesso basta…” Ma lui spingendo con il piede mi costrinse a rimanere sdraiata a terra. Poi mi ordinò “Stai ferma qui puttana! Adesso ti sistemo io! ”
Rientrò nella sua stanza per tornare un attimo dopo senza darmi il tempo di rialzarmi. Mi legò le mani dietro alla schiena sempre tenendomi un piede sul collo poi cominciò a frustarmi sulla schiena e sulle natiche con una cintura: “Adesso striscia, troia! Vai in camera tua! ” Cominciai a strisciare sul pavimento con molta fatica dato che avevo le mani legate: i seni mi facevano molto male e per avanzare potevo solamente allargare le gambe, puntare il piede e spingermi avanti, ondeggiando come una biscia. Per tutto il tragitto, che fu lungo e doloroso, Davide continuò a colpirmi ed insultarmi.
Arrivati in camera mi ordinò di mettermi in ginocchio davanti a lui che si sedette in poltrona. Avevo ancora le mani legate dietro alla schiena e mostravo i seni, il ventre e le cosce arrossate e graffiate per la lunga strisciata mentre tutta la schiena e le natiche violacee per i colpi ricevuti. Davide allungò una gamba e mi diede due piccoli calcetti all’interno delle cosce per farmele allargare di più. Poi mise la sua gambe proprio sotto al mio sesso rasato ordinando: “Adesso appoggia la figa sulla mia gamba e strusciati! ” Obbedii e cominciai a sfregare il sesso sui suoi jeans: all’inizio la posizione era molto scomoda ed umiliante ma poco alla volta cominciai ad eccitarmi. Davide mi guardava in silenzio e quando raggiunsi l’orgasmo tolse la gamba e guardò, con aria disgustata, la macchia che scuriva i jeans appena sotto al ginocchio. Era la prima forma di contatto che avveniva tra noi.
“Conciata come sei questa sera non potrai soddisfare il vecchio. ” Commentò. “Pazienza; in fondo è anzianotto e un poco di riposo non gli farà male! Se insiste fagli un bel pompino ma non farti vedere nuda da lui perché fai ribrezzo! Hai capito, Troia? ! ”
“Davide…” Cominciai, “Non voglio più continuare questa pazzia e…” Non potei finire la frase perché un violento ceffone mi colpì facendomi esplodere una guancia.
“Hai capito gli ordini , troia” Riprese sottolineando “Troia! ” in modo volgare.
“S… si… Davide… Ho capito…”
Mio marito nonché padre di Davide si assentava spesso per viaggi d’affari e così accadde pochi giorni dopo la scena appena descritta. Se ne era andato da pochi minuti che, puntualmente, Davide entrò in camera mia ordinando di inginocchiarmi. “Bene, troia, è arrivato il momento della punizione per il tuo comportamento dell’altro giorno! ” Aprii l’armadio e prese un mini abito estivo molto corto e scollato, praticamente un copricostume: “Mettiti questo, troia, e scarpe con il tacco alto! Usciamo, hai venti minuti di tempo per prepararti! ” Quando lui fu uscito feci una rapida doccia, mi truccai leggermente ed indossai lo straccetto voluto da Davide sopra uno dei tanga acquistati nel sexy shop pensando di addolcirlo un poco. Non indossai il reggiseno sempre pensando che, assecondando i suoi capricci, la cosa si sarebbe risolta prima o poi.
Prima di uscire dalla stanza mi osservai allo specchio: ero veramente indecente. La gonna era così corta che mi copriva a stento le natiche e così leggera che bastava un movimento azzardato o una folata di vento per sollevarla. Dalla cintura della gonna partivano due strisce di tessuto che coprivano i seni prima di ricongiungersi sotto la nuca. La scollatura lasciava esposta tutta la parte centrale del busto e guardandomi di profilo si vedeva perfettamente l’attaccatura del seni. I capezzoli si vedevano chiaramente sotto il tessuto.
Mi presentai a Davide che mi aspettava in salotto. Rimasi in piedi a farmi osservare e rimasi di stucco quando lui mi ordinò: “Non hai capito quello che ti ho detto, troia? ! Togliti le mutande! Voglio portarti in giro vestita da quella troia che sei! ” Abbassando lo sguardo mi sfilai il tanga e rimasi così, peggio che se fossi stata nuda.
Salimmo in auto e chiesi a Davide dove dovevamo andare: lui mi guidò fino ad un bar di periferia, fuori dal quale erano posteggiati parecchi ciclomotori. Spaventata dissi: “Davide, io non scendo vestita così. Voglio smettere questo gioco e ho deciso di dire tutto a tuo padre…” Mi guardo sorridendo ironico: “A sii? Vuoi dire tutto di Luca a papà? Allora vedi di trovare una scusa anche per la videocassetta che ho fatto mentre ti masturbavi con i vibratori davanti a me! Oppure quando ti strusciavi con la figa sui miei jeans! Non crederai mica che ti ho permesso di farlo perchè mi piaceva, troia? ! Tu a me fai schifo e lo fatto solo per avere più materiale nel mio piccolo archivio segreto, troia! ” Mi coprii il viso con le mani piangendo: “Sei un bastardo. Sei solo un ragazzetto morboso…” “Si, si… Adesso io entro nel bar: Se tra 5 minuti non mi hai raggiunto puoi dire addio al tuo matrimonio e tutto il resto! Hai capito, troia? ! ” Usci dall’auto portando una strana borsa lasciandomi sgomenta ed in lacrime.
Quando entrai nel locale, piccolo e fumoso, gli occhi di tutti si fissarono su di me. Il chiacchiericcio smise di colpo mentre cercavo con lo sguardo Davide. Era seduto, solo, ad un tavolo d’angolo proprio vicino al bancone. Mi avvicinai a lui sentendomi spogliata dagli sguardi degli altri avventori. Feci il gesto di sedermi ma Davide, con un dito, mi fece cenno di no: “Siediti li! ” indicando un alto sgabello tra il suo tavolo ed il bancone. “Quello li è il tuo posto, troia! ” Mi sedetti sullo sgabello: era molto alto, le mie ginocchia si trovavano più in alto rispetto al piano del tavolo dov’era seduto Davide e le cosce restavano del tutto esposte agli sguardi. Il barista venne verso di noi chiedendo cosa prendevamo; Davide rispose “Una coca a me e una grappa alla signora! ” Una grappa a me che ero totalmente astemia. Quando il barista ci portò le bevande rimase ad osservarmi il seno e le cosce mentre Davide mi ordinò: “Bevilo tutto d’un fiato! Avanti! ” Buttai giù il liquore che mi bruciò la gola e mi fece venire le lacrime agli occhi.
Intanto parecchi uomini si erano avvicinati a me osservandomi; ero paralizzata dall’imbarazzo di essere seminuda esposta a degli sconosciuti da un ragazzino. Sentii la voce di Davide che sussurrandomi all’orecchio ordinava: “Allarga la gambe troia! Fai vedere la figa! ” Lentamente aprii le cosce mostrandomi completamente agli sguardi. Poi Davide mi slacciò il fermaglio delle spalline che caddero lasciandomi i seni nudi. Ci furono commenti ma ero così interdetta che non capii cosa dicessero ma mi accorsi che il barista chiudeva la porta del bar. Sentii solo la voce di Davide che diceva: “è vostra! Divertitevi ma non fatele segni permanenti e usate questi…” Gettò quattro confezioni di preservativi sul piano del tavolo, poi si allontanò dallo sgabello lasciandomi sola in mezzo ad una ventina di sconosciuti eccitati. Tirò fuori dalla borsa una videocamera e cominciò a riprendere tutto quello che dovetti subire nelle tre ore successive, prima che gli sconosciuti, soddisfatti, mi lasciassero andare.
Quando ritornammo a casa riuscivo a stento a camminare dal dolore che provavo in tutto il corpo causato dalle molte penetrazioni subite ma Davide volle che mi facessi una doccia veloce e che lo raggiungessi, nuda, in salotto. Mi fece inginocchiare con le mani incrociate dietro alla nuca, a fianco della poltrona dove lui era seduto ma rivolta verso il televisore; poi inserì la cassetta appena registrata con le mie prestazioni di quel pomeriggio e volle che, rivedendomi, commentassi i particolari e descrivessi dettagliatamente quello che avevo provato. Intanto lui, con noncuranza, mi toccava le natiche per la prima volta. Finita la riproduzione, molte ore dopo, mi prese per i capelli e senza complimenti mi tirò la testa sul suo sesso: “Tiramelo fuori e succhiamelo bene, troia! ” Ubbidii e mentre si scaricava nella mia bocca mi accorsi di avere la vagina bagnata, nonostante tutto; e di essere quasi inorgoglita dal fatto che finalmente si fosse deciso ad usarmi, pensai: “Mio Dio… Ma cosa sono diventata…”
La mattina dopo speravo che Davide si fosse soddisfatto delle umiliazioni impostemi il giorno prima ma mi sbagliavo. Appena sveglia lo trovai in camera mia seduto in poltrona che mi osservava; non so da quando fosse li a guardarmi ma appena aprii gli occhi mi ordinò ” Lavati e vestiti come ieri, troia! Non crederai che la tua punizione sia finita…” Mi alzai ed andai in bagno a farmi una doccia: non sapevo più cosa aspettarmi ed ero terrorizzata dall’idea che mi umiliasse in presenza di persone che ci conoscevano.
Mi dovetti vestire con il vergognoso abitino del giorno prima davanti a lui che mi guardava, poi mi ordinò: “Metti i vibratore nella borsetta! ” Obbedii ed uscimmo. Quando salimmo in auto e io mi sistemai al posto di guida Davide mi ordinò: ” Infilati il vibratore nel culo, troia e sieditici sopra! ” Mi sollevai sul sedile poi m’infilai con cautela il fallo nell’ano; mi risedetti e il fallo penetrò ancora più in profondità dentro di me. Mi trovai a pensare che fortunatamente aveva una base larga e piatta altrimenti mi sarebbe potuto penetrare completamente: pensieri da schiava mi dissi tra me e me. Davide accese il vibratore ed il ronzio era chiaramente udibile. Guidare in quello stato fu una vera tortura. Mi portò alla stazione: “Oggi prendiamo un treno, troia! Ti porto al lago…” Mentre andavamo ad acquistare i biglietti e mi sentivo addosso gli occhi di tutti: “Dio mio, fa che non incontriamo nessuno…” Pensai. Nella biglietteria era sistemato un distributore automatico di preservativi e Davide mi ordinò di andare a farne scorta. Mentre ero li davanti al distributore alcuni passanti, incoraggiati dal mio abbigliamento, mi chiesero quanto volevo e fecero pesanti apprezzamenti sul mio corpo; feci finta di niente e ritornai vicino a Davide che era rimasto ad osservare la scena. Mentre aspettavamo il treno sul binario Davide mi fece sedere su una panchina ed il contatto del marmo freddo con le mie natiche nude sotto il corto vestitino mi procurò dei brividi d’angoscia. Alcune signore che aspettavano a loro volta il treno mi apostrofarono: “Ma si è vista? ! Dovrebbe vergognarsi ad andare in giro vestita, anzi svestita in questo modo indecente…” Abbassai gli occhi e comincia sommessamente a singhiozzare.
Finalmente arrivò il treno e Davide mi fece salire; mentre salivo sulla carrozza i passeggeri dietro di me poterono comodamente gustarsi la vista delle mie natiche che il mini abito scopriva ad ogni movimento. Scegliemmo, o meglio, scelse uno scompartimento vuoto e mi sentii grata per questo ma prima di farmi sedere mi disse: “Rimettiti il vibratore, troia! ” Ubbidii poi me lo fece accendere e finalmente mi permise di sedermi. Seduta su quel fallo di gomma ero veramente in una situazione scomoda e cominciai a muovermi sul sedile per trovare un poco di sollievo a quella odiosa penetrazione: “Stai ferma, troia! ” mi ordinò. Ubbidii pensando a quale assurda situazione stavo vivendo ed al modo di uscirne. I miei pensieri furono interrotti alla stazione successiva quando salirono altri passeggeri ed tre uomini vennero a sedersi ne nostro scompartimento. Si sedettero nei posti di fronte a me e Davide che era seduto al mio fianco. Subito incollarono gli occhi sulle mie cosce abbondantemente esposte e sui seni. Rimasi a testa bassa per paura d’incontrare i loro sguardi. Il ronzio del vibratore era chiaramente udibile e certo i nostri compagni di viaggio si stavano facendo delle domande. Poi Davide mi ordinò di alzarmi ad aprire il finestrino: “M… ma… Davide… N… Non posso alzarmi…” Cercai di replicare ma lui insistette. Mi dovetti alzare tenendo contratto l’ano per non fare uscire il vibratore e quando alzai le braccia per aprire il finestrino il vestitino si sollevò abbastanza perché tutti vedessero che ero senza slip e con un vibratore infilato nell’ano. Qualcuno dei compagni di viaggio tossì per spezzare l’imbarazzo e quando mi risedetti erano tutti e tre molto arrossati in viso, segno evidente che si erano accorti della mia situazione. Accarezzandomi la coscia con un dito Davide disse ad alta voce: “Avanti troia, fagliela vedere! Apri le gambe! ” Guardai i tre uomini che mi osservavano senza respirare, poi abbassai lo sguardo e lentamente dischiusi le cosce: “Aprile di più, avanti! Fai vedere come ti accarezza bene! ” rincalzò Davide e mi trovai a gambe allargate a mostrare senza ritegno la mia vagina rasata e l’ano penetrato mentre mi masturbavo con le dita. Rimasi in esposizione per tutto il tempo della mia masturbazione e quando raggiunsi l’orgasmo chiusi istintivamente la gambe ma Davide mi riprese: “Eh no!! Devi rimanere con la cosce aperte perché si veda bene che stai venendo, troia! ” In preda ad una foga erotica che non conoscevo mi sentii rispondere con voce sensuale: “S… scusa… Davide…” Riaprii immediatamente la gambe e rimasi in attesa d’istruzioni.
Davide tirò fuori la video camera, si alzò e chiuse la porta della scompartimento, tirò le tendine poi rivolto ai tre uomini che mi guardavano senza parlare disse: “Se volete la puttana qui mette la sua bocca a vostra disposizione! ” Poi mi ordinò di spogliarmi nuda e venni esaminata e toccata in ogni parte mentre Davide riprendeva la scena; il vibratore mi fu sfilato e re-infilato nell’ano più volte. Dopo l’attento esame dovetti inginocchiarmi davanti a loro ed a turno farli scaricare nella mia bocca. Fu un lungo viaggio.
Arrivati sul lago Davide volle noleggiare una barca e quando fummo abbastanza lontani da riva mi ordinò di spogliarmi e di tuffarmi in acqua: “Adesso voglio che nuoti qui attorno, troia, e che mi segui, ma guai a te se osi attaccarti alla barca! ” Mi trovai in acqua nuda a cercare di seguire Davide sulla barca che remava.
Quando, dopo molto tempo, cominciai a perdere le forze supplicai; “Ti prego Davide… Non ce la faccio più…” Lui mi fece soffrire ancora qualche minuto e disse: “Ti permetterò di risalire solo dopo che mi avrai detto che sei disposta ad essere ancora più ubbidiente! ” ” S… Si Davide… Sarò ancora più ubbidiente… Scusa se sono stata disubbidiente… Ma ti prego… non ce la faccio più…” A questo punto disse: “Puoi salire adesso, troia, ma rimani in piedi nel centro della barca fino a quando sei asciutta! ” Risalii a fatica a rimasi in piedi per circa mezz’ora esposta agli sguardi di quanti passavano con altre imbarcazioni.
Alla sera durante il viaggio di ritorno nessuno per fortuna venne a sederci nel nostro scompartimento e Davide si stava appisolando senza degnarmi di uno sguardo. Pensai ancora una volta che se fossi riuscita a sedurlo avrei avuto almeno una possibilità per uscire da quella situazione disperata. Presi coraggio e gli chiesi: “Scusa Davide… C’è una cosa che non capisco…” “Cosa vuoi, troia? ! ” “Ecco… non capisco cosa vuoi tu da me… Perché mi fai questo? … Se vuoi puoi fare all’amore con me, ma… sembra che a te non importi… ed allora… Cosa Vuoi? ” Mi guardò a lungo serio prima di rispondere: “Mi sei stata sul cazzo dalla prima volta che ti ho visto! Hai cercato di prendere il posto di mia madre infinocchiando quel povero vecchio di mio padre! All’inizio volevo solo sputtanarti con lui, poi mi hai sorpreso per la tua docilità a essere umiliata! Dimmi piuttosto tu, come spieghi questa tua disponibilità, diciamo…” “Non lo so Davide… Non so più cosa mi stia succedendo…” Mi inginocchiai davanti a lui e slacciai le spalline lasciando scoperti i seni; li sollevai con le mani offrendoglieli, “Non m’importa niente delle conseguenze… ma ti prego… Voglio essere tua… Mi piace da impazzire quando mi offri a degli sconosciuti… Voglio che sia tu a segnarmi con la frusta… E voglio essere scopata da te…” Gli tirai fuori il sesso dai pantaloni e cominciai a succhiarglielo con impegno; rimase un attimo immobile poi sollevò una gamba e con il piede sul mio petto mi spinse violentemente via facendomi cadere a terra supina. “Tu non puoi volere niente, troia! Decido io se, come e quando avrò voglia di fotterti! è chiaro puttana? ! ” Mi rialzai e mi misi in ginocchio con la gambe larghe: “Si Davide… Come Vuoi Tu”
Ritornammo a casa abbastanza tardi ed io ero distrutta fisicamente e moralmente, ma Davide aveva in serbo ancora una sorpresa: “Ho ancora nastro libero nella video camera e domani torna tuo marito. Bisogna finirlo questa sera! Sei d’accordo troia? ! ” Oramai ero un’altra persona: ” Si Davide. Hai ragione…”
Prese il vibratore da vagina e del nastro adesivo ed uscì di casa ordinando di farmi una doccia ed aspettarlo nuda. Quando rientrò mi prese senza delicatezza per i capelli e mi portò vicino ad una finestra che dava sulla strada: “Guarda troia, ho fissato il tuo giocattolo a quel lampione. Adesso tu esci di casa nuda e vai la impalarti la figa sul vibratore mentre io resto qui a filmare la scena! ” “Oh Dio… No Davide… No…” Strattonandomi dolorosamente per i capelli mi condusse alla porta spingendomi fuori, nuda come un verme: “Fila e guai a te se usi le mani o sei poco sexy! ” Richiuse la porta e lo vidi attraverso la finestra che si posizionava per riprendere al meglio la scena. Mi avviai verso il lampione poi, abbracciandolo come una ballerina di lap dance, m’infilai il fallo nella vagina movendomi nel modo più sinuoso che la situazione mi permetteva, terrorizzata che potesse passare qualcuno e vedermi. FINE

About Sexy stories

Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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