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Un divertente dopo cena

Mentre la mente vaga nel suo passato ricordando come è divenuta schiava (vedi “Il Padrone negro”) ed è così iniziata la sua eccitantissima avventura sessuale alla quale, nonostante tutto quello che le è stato imposto, non rinuncerebbe, si deve essere distratta dalla sua opera.
Così riceve dal suo Padrone tre forti colpi sulla schiena ed uno schiaffo sulla guancia che la getta lunga distesa sul pavimento.
Il suo Padrone, contrariato, dandole un calcio nel fianco, le si rivolge con durezza.
< cagna schifosa, non ti ricordi più come si fanno i pompini? >.
< mi scusi mio Padrone >.
Si ripone in ginocchio sotto al tavolo e ricomincia a leccare con passione il bellissimo e grossissimo cazzo del suo Signore e Padrone che, nel frattempo, ha ripreso a discorrere tranquillamente con gli altri commensali ignorando la cagna accucciata ai suoi piedi intenta a donargli il giusto e dovuto piacere.
Sa che quella disattenzione le costerà una dolorosa punizione, ma questo non le dispiace, anzi, la sola idea del dolore e delle umiliazioni che le verranno inflitte le procura un fremito di piacere.
L’eccitazione che si sente montare dentro ha l’effetto di farle eseguire ancora meglio il pompino.
A tale maggiore impegno vi è una rapida risposta del cazzo del suo Proprietario che si ingrossa ancora di più.
Vuol dire che sta lavorando bene e ne è soddisfatta.
Oramai la sua perversione non conosce più limiti.
Mentre le altre due schiave sono intente a far godere i loro padroni, la serva bianca Gianna continua a servire a tavola da sola supplendo così alla mancanza delle sue compagne di ventura.
Il lavoro cui è chiamata è faticoso visto che i commensali sono cinque e lei deve procedere a quattro zampe oppure sulle sole ginocchia essendo proibito agli animali assumere la posizione eretta.
Nei momenti di riposo mentre i signori consumano il loro pasto, resta inginocchiata con la fronte a contatto del pavimento accanto al suo legittimo proprietario.
Ogni tanto il suo padrone, per divertirsi, la colpisce sulla schiena con la frusta.
Alla bestia questo non spiace, anzi, le fa piacere sentire il bacio della frusta sulla sua pelle nuda.
La fa eccitare, infatti ha già la fica bella bagnata.
La cena dura oramai da oltre mezz’ora. I due sedili umani (Matteo e Sergio), benché forti e robusti ed abituati a servire le loro bellissime proprietarie in questo modo, cominciano ad essere stanchi.
Fanno loro male le braccia, le ginocchia e la schiena.
Nonostante ciò hanno ancora il cazzo in erezione per l’eccitazione dovuta al fatto di avere l’onore di reggere il peso delle loro amatissime ed adoratissime signore che, naturalmente, non si curano del dolore che devono soffrire i loro animali per farle stare più comode.
Padrona Paola ha bisogno di orinare.
Si alza per recarsi in bagno. Viene trattenuta dal suo amico Frank.
< se vuoi ti presto la mia schiava >.
< grazie, molto volentieri >.
La schiava Gianna, su ordine del suo padrone, si sdraia subito a terra ed apre la bocca.
La signora si siede sulla faccia della serva e orina tranquillamente.
Al termine il cesso umano asciuga con la lingua la fica della donna dalle ultime gocce di pipì.
Subito dopo Paola ritorna a sedersi comodamente sulla sua sedia umana la quale, grazie a questo breve intervallo, ha potuto rilassarsi un pochino e recuperare un po’ di forze.
La perversa padrona si accomoda sulla schiena del servo molto pesantemente, così da cagionargli dolore.
Riprende a mangiare.
Anche la schiava bianca si riposiziona inginocchio con la fronte a terra in attesa di ricevere nuovi ordini.
Trascorrono altri minuti piacevoli per i commensali e lunghissimi per le sedie umane che stanno per cedere e per le due pompinare che hanno la mandibola e la lingua tutte indolenzite.
I loro signori, dalla lunga resistenza derivata dall’ampio sfruttamento delle loro serve per scopi sessuali, non hanno ancora goduto.
La cena finisce.
Tutti si trasferiscono in salotto per il caffè.
Le donne si posizionano su comode poltrone mentre i loro schiavi si sdraiano a terra per essere utilizzati come morbidi poggiapiedi.
Le tre schiave si recano in cucina e ritornano portando le tazzine colme di caffè.
Mentre i signori tranquillamente consumano la bevanda calda, le bestie si accucciano ai loro piedi non avendo ricevuto altri ordini.
La schiava bianca di John, di sua iniziativa, lecca le scarpe del suo proprietario.
Viene subito imitata dalla bianca Gianna.
Marta invece deve stare in ginocchio a busto eretto con la bocca aperta e la testa rivolta verso l’alto in modo da essere utilizzata come posacenere dai padroni che stanno fumando.
Di volta in volta, deve spostarsi sulle ginocchia per raggiungere il padrone o la padrona che in quel momento necessitano dei suoi servigi.
Naturalmente quanto viene riversato nella sua inutile bocca deve essere prontamente ingoiato.
Terminato il caffè i signori continuano nei loro discorsi.
Padrona Paola, per stare più comoda, si è tolta le scarpe così da poggiare i piedi sul comodo e morbido corpo dello schiavo steso sotto di lei.
Padrona Marisa ha tenuto indosso le bellissime calzature ed ha infilato un tacco nella bocca del suo schiavo; con l’altro tacco tortura la pancia.
Padrona Paola si mette a ridere.
< guardati questi stronzi di schiavi come hanno il cazzo rigido, il tutto senza chiede il nostro permesso per potersi eccitare >.
Interviene john.
< scommetto che se toccassimo le fiche delle nostre schiave le troveremmo bagnatissime >.
< sì >
replica luigi,
< abbiamo proprio degli schiavi porcelli e maleducati che osano provare piacere nell’essere usati da noi senza nemmeno chiedercene il consenso >.
Le padrone legano un cordino alla base dei cazzi tesi e rigidi dei loro tappeti umani.
Ogni padrona impugna l’estremità del cordino legato al sesso dello schiavo dell’amica.
Ora faranno il gioco che sono solite fare.
Ognuna tirerà il cordino a sua volta.
Perderà la padrona il cui schiavo si lamenterà per primo.
Comincia Paola con un forte strattone.
Lo schiavo Matteo riesce a non lamentarsi.
Tocca poi a Marisa.
Anche lo schiavo Sergio tace.
I tre padroni intanto si divertono nell’osservare la sfida.
Al dodicesimo strattone lo schiavo Matteo non resiste più.
Naturalmente ci sarà una punizione per lui.
La prima imposta subito per il divertimento e l’eccitazione di tutti gli intervenuti, la seconda a casa dalla sua padrona.
Si da così inizio ai divertimenti veri e propri della serata.
Sino ad ora c’era stato solo un po’ di riscaldamento.
Luigi introduce in salotto una tazza del cesso con un foro nella parte frontale bassa.
Marta, che non aveva mai partecipato a quelle serate, si chiede a cosa possa servire.
Gli altri invece non mostrano stupore.
Evidentemente quello fa parte di uno dei tanti giochi cui gli schiavi saranno sottoposti.
Matteo, che ha perso la sfida, senza bisogno di esplicito ordine, si sdraia a terra con ancora, nonostante tutto, il cazzo rigido per l’eccitazione.
Sopra di lui viene posata la tazza del cesso in modo che la sua testa sia esattamente sotto la seduta.
Il foro nella parte bassa serviva per lasciare passare il collo della cloaca umana in modo che tutta la base della tazza poggiasse sul pavimento.
La schiava Marta, che mai aveva assistito a tali giochi e che, data la sua poca esperienza quale serva, non era abituata ancora a tutti i giochi perversi cui possono essere sottoposti gli esseri inferiori come lei, prova un leggero imbarazzo subito sostituito da un fremito di eccitazione avendo capito quello che stava per succedere.
Inizia padrone Luigi che è quello che ha la vescica più piena.
Si pone davanti al cesso umano in piedi e comincia ad urinare.
Buona parte finisce nella bocca e dunque prontamente ingoiata.
Altra parte finisce sulla faccia del servo, sui suoi capelli e sul pavimento.
Tocca poi agli altri due padroni che riescono a centrare quasi sempre la bocca dell’essere inferiore.
Tutti i padroni, nell’utilizzare il WC, hanno rovesciato un po’ della loro preziosa urina sul pavimento.
Viene tolta la tazza, viene fatta alzare la toilette vivente che va a lavarsi per poter dopo servire fedelmente la sua proprietaria e gli amici di lei.
L’altro servo e tutte le tre schiave vengono mandate dai lori padroni, a colpi di frusta sulle schiene e sui seni, a leccare dal pavimento tutta la pipì rimasta fino a far ritornare tutto perfettamente pulito.
Gli stupidi esseri inferiori, mentre sono prostrati a terra intenti ad eseguire con la dovuta attenzione l’ordine ricevuto, vengono frustati per il sollazzo dei loro signori.
Al termine lo schiavo Matteo prende posizione sotto i piedi della sua sublima proprietaria comodamente seduta sulla poltrona.
Ora tocca al servo Sergio far divertire i padroni.
Pertanto gli viene ordinato di leccare il cazzo dello schiavo tappeto.
Sulle ginocchia si avvicina al sesso del collega animale, si china e lo prende in bocca.
Non è la prima volta che viene costretto a fare questo.
Il cazzo gli diventa subito duro per l’eccitazione.
Questa è dovuta non tanto alla prestazione sessuale che si appresta a compiere, quanto al fatto che trova profondamente umiliante leccare il sesso di un altro uomo, ed a lui piace terribilmente essere umiliato.
Così comincia con il pompino che sa dovrà durare fino a che il suo collega animale goderà.
Al suo cazzo è ancora legato il cordino che viene tirato con forza dalla sua padrona.
Questa si va a sedere comodamente sulla schiena del suo servo il quale trova molto difficoltoso eseguire l’ordine impartitogli avendo sopra di sé il peso della sua amatissima dominatrice per la quale sarebbe disposto a fare qualsiasi cosa gli venisse ordinata.
Il cordino è legato alla base del suo sesso.
La sua padrona tira con forza.
La bestia cerca di non lamentarsi, di non emettere lamenti che lo distrarrebbero dal suo compito.
La padrona Marisa comincia a frustare lo stupido essere inferiore sul culo. Il pompino,
e le torture, proseguono per altri cinque minuti.
Alla fine lo schiavo Matteo gode spruzzando sperma nella bocca di Sergio che, come suo dovere, ingoia il tutto.
Cessano anche le frustate, la sua padrona si alza dalla schiena e va a sedersi in poltrona dove il verme la raggiunge strisciando e fermandosi prostrato ai suoi nobili piedini che vengono leccati con amore e passione.
Gli è sempre piaciuto baciare e succhiare i piedi della sua signora.

FINE

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