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Una serata di pioggia

Guardavo le ombre create dalla fiamma del caminetto rincorrersi sull’austera colonna al centro della stanza e sulle pareti creando e giocando con la penombra intorno a noi. Gli occhi e la mente rapiti dal loro movimento e dalla mano che lui passava tra i miei capelli. Teneramente. Sedeva su una vecchia poltrona ed ero accovacciata ai suoi piedi, struggendomi in quel suo gesto leggero mentre una vecchia canzone faceva da colonna sonora a due innamorati che si godono la reciproca compagnia e la serenità del momento. Alzo la testa per guardarlo negli occhi, sentendo la sua mano fermarsi sul capo. Un’auto svolta nel vialetto risvegliando in me la paura. Ero riuscita quasi a dimenticarla tra le sue braccia ma quel rumore mi riporta d’un balzo alla realtà. è qui. Lo guardo con aria impaurita, implorante. Riconosce la mia paura appena si affaccia al mio sguardo e continua ancora per un attimo con la carezza tra i miei capelli.

“Di cosa hai paura? Cosa temi che io non abbia già previsto e che vogliamo entrambi. Non devi temere nulla. Io ti amo. ” Mi alzo barcollando un po’ mentre cerco di svegliare un polpaccio addormentato. L’auto s’è fermata e sento la portiera aprirsi mentre il battito del mio cuore copre ogni rumore. Mi dice di non temere, non avere paura… che tutto andrà benissimo. Devo andare di sopra. Prepararmi. Lo sento uscire e parlare. Non capisco nulla, quel battito è diventato assordante e continua a rimbombarmi nelle orecchie. Domande, una sull’altra mi si accavallano dentro. Cosa sto facendo, e per chi lo sto facendo? Per me o per lui. Non so nemmeno se ce la farò, se sarò all’altezza. Lui non teme, sorride teneramente dei miei dubbi e delle incertezze che giocoforza mi prendono ad ogni nuovo limite che mi pone. Mi ama, e solo questo mi incoraggia ad andare avanti. Donarsi, completamente in ogni forma. Mi fa forza con quel suo sguardo sereno ed io mi sento piena di lui. Vado in bagno e mi spoglio mentre un brivido freddo mi scende lungo la schiena e nonostante il calore del suo sguardo sia ancora dentro di me non riesco a liberarmene. Conservo le autoreggenti lasciando che gli altri abiti cadano disordinatamente uno sull’altro. Lo specchio riflette la mia immagine ed i miei occhi che cercano in quel riflesso la sicurezza di continuare a piacergli. La certezza che alla fine lui conservi in quello sguardo ciò che ci ho letto fino ad un momento fa. Sei una sciocca, mi dico, non hai chances, hai solo il tuo cuore. Costringo una lacrima a tornare indietro, lontano dal momento e da me. Ho avuto troppe conferma da parte sua che non sono solo un gioco per lui. Mi è stato sempre vicino anche se la lontananza ci divideva il suo cuore era li con me. Esco dal bagno e entro in camera, dove nel primo cassetto del cassettone ci sono i miei abiti speciali. Piccole cose che fanno di me ciò che sono. Mi preparo ad indossarle mentre non posso fare a meno di ricordare la storia di quel completino. Lui l’aveva disegnato ed io l’avevo preparato cucendolo. Piccole strisce di pelle che si scaldano al contatto della mia continuando in quella carezza che i suoi occhi mi hanno sempre donato. Allaccio le polsiere e le cavigliere lentamente ed un fremito mi scuote all’avvicinarsi del momento in cui dovrò scendere. Il collare lo indosso per ultimo. Il mio collare. Mentre lo allaccio tutto torna al suo posto. Nessun dubbio, nessuna paura. Sono sua e il collare me lo ricorda in un momento. Tutte le nubi nere fuggono lontano sotto la sferza del vento della certezza di appartenergli. Mi siedo sul letto per poi accovacciarmi. Mi abbraccio e mi coccolo un po’. L’ignoto e le sue insidie tendono a prendere il sopravvento. Spengo la luce. Solo la luce delle scale entra nel mio piccolo rifugio, il calore delle braccia strette intorno a me mi da un po’ della sicurezza che tentenna dentro di me. Lo sento salire, mi inginocchio al centro del letto. Il nostro letto. Si avvicinano lentamente mentre la luce di alcune candele fora il buio in cui mi ero nascosta. Le lascia sulla mensola. Non vedo nulla oltre il letto e chiudo gli occhi in attesa di un cenno. Una parola. Le sue mani prendono le mie invitandomi ad alzarmi, apro gli occhi e sento le sue parole arrivare attraverso l’ovatta che mi riempie il cervello. Mi dice che è ora… se sono pronta. Rispondo meccanicamente Si Padrone, sapendo che in quel momento lo ero davvero. Mi abbraccia e bacia con trasporto. Con passione. Sento la sua mano scivolare lungo il fianco e insinuarsi tra le gambe per accarezzarmi il sesso. Si volta e prende dalla mensola il guinzaglio agganciandolo al collare. Mi bacia ancora, con forza. Le sue labbra premono sulle mie schiacciandole. Il guinzaglio tira verso il basso trascinandomi carponi. Giù, carponi come una cagna. Cado in ginocchio e lui mi conduce per le scale. Perché le scale? è duro farle in ginocchio, ma so che tu lo vuoi, mi vuoi carponi come la cagna che desideri io sia in questo momento. Poi sarò altro, di volta in volta troia o puttana, ma sempre perché tu lo vuoi. Non voglio pensare ad altro che alle sue mani sul guinzaglio. Tira duramente facendomi sentire in quella tensione tutta la sua decisione. Si ferma, la sua mano che accarezza il mio sesso pur senza accarezzandolo. Sta solo controllando il mio stato. Sono eccitata, bagnata dai suoi e i miei pensieri. Scendo lentamente, gradino dopo gradino la mia paura aumenta. Cerco conforto nelle sue parole chiamandolo col titolo che gli spetta… Padrone. La sua voce imperiosa mi fa tacere in un attimo, risento quel brivido che mi aveva abbandonato poco prima e la paura di non sapere mi attanaglia ancora la pancia con una morsa gelata. Poco prima di entrare mi ferma, fa passare le mani dietro la schiena per bloccarle con i moschettoni delle polsiere. Si muove come in un sogno lontano e torna davanti a me. Come se uscisse dal nulla un foulard prende vita e colore nelle sue mani. Mi benda baciandomi. Un lungo e tenero bacio da amante. Da uomo. Non riesco a resistere alla tentazione di sentire il suo sapore ed allora lecco le sue labbra. Voglio aggrapparmi al suo sapore, alle sue parole ora così parche di tenerezza. I suoi gesti no. Sono quelli di sempre. Mi parla… devo correre dentro di me per capire il senso delle sue parole. Non vuole ch’io mi lamenti, nè che parli. Il silenzio sarà il mio comando assoluto. Potrò parlare solo se mi sarà chiesto. Lui sa che io riuscirò a farlo e me lo dice chiaramente, sollevando il mio orgoglio fino al suo cuore. So bene cosa mi aspetta, quella sua pausa nel dirmelo significava quello. Se contravverrò all’ordine sarò punita. Mi alza, mi mostra all’altra indicandomi, chiedendole se le piaccio, se sono di suo gradimento. La sua voce non offre, comanda… ordina nello stesso modo in cui comanda me. Quelle parole sono a mio beneficio, ma il tono è quello che ho imparato ad amare. Vorrei vederla, così posso solo immaginarla. Sento ora il suo profumo avvicinarsi a me in una nuvola di fragranza. La sua pelle tocca la mia che avvampa al contatto. È nuda. I suoi capezzoli mi sfiorano mentre anche le labbra si uniscono a quella carezza leggerissima, delicata, come le sue mani che mi toccano delicatamente tra le gambe. Ha le mani piccole e le sento scostare le striscioline di pelle che mi coprono per farsi strada tra le grandi labbra. Scivola dentro di me. Tento di avvicinarmi di più, la sua pelle sa di buono e cerco di rubare una carezza strusciando il mio corpo sul suo. Sento le sue dita che penetrano dentro di me lentamente. Dentro e fuori dal mio cervello in fiamme. Dentro e fuori dalla mia fica bollente. La sua testa tocca la mia spalla appoggiandosi. Parla al mio padrone chiamandolo padrone. Quella parola mi colpisce come la più dolorosa delle frustate. La sua voce sensuale accentua il bruciore di quella parola. Dice che sono una cagna, una cagna in calore… pronta per ogni uso. Ha una voce così sensuale che non faccio fatica ad immaginarla in un corpo splendido. Si parlano. Ferite su ferite nella mia anima ad ogni “padrone” che lei pronuncia. Sento dire dal Padrone che viste le mie condizioni sarebbe un peccato non usarmi, uno spreco non adoperarmi. Mi prende i polsi sganciando i moschettoni per farmi avvicinare al centro della stanza per poi piegarmi sul nostro attrezzo. Blocca le mie caviglie in basso allargandomi le gambe mentre i polsi mi vengono attaccati alla testiera. La posizione mi rende aperta e disponibile ad ogni azione. L’attesa è snervante, lasciano passare pochi secondi tra un’azione e l’altra ma sembrano ere interminabili in cui il mio respiro cessa di essere aria per diventare fiamma. Chiede a lei se davvero sa usare la lingua come gli aveva detto, se era così brava. Gli comanda di iniziare a muoversi su di me. Si avvicina. Sento le sue mani scorrere lungo la schiena in una lenta carezza per fermarsi sulle natiche e divaricarle. La sento inginocchiarsi e giocare con i miei buchi. A fatica riesco a trattenere i sospiri che le sue dita mi stanno strappando dal sesso a viva forza. Cerco di rilassare il corpo per godermi il piacere che quelle mani mi stanno procurando. Non
riesco a trattenere un gemito. Lui lo sapeva che non avrei resistito. Mi sembra quasi di vederlo sorridere di autocompiacimento. La sua voce. Ancora la voce, esaltata dalla buio che circonda i miei occhi. Posso solo immaginare. La sua posizione, gli sguardi, gli occhi di lei che cambiano da lui a me. Interloquisce con lei, sono solo carne da usare. Mi vuole così ai suoi occhi e chiede retoricamente quale punizione possa ricordarmi l’ordine che ho avuto e che non sono riuscita ad eseguire. La sento rispondere con un’altra freccia che si aggiunge a quelle che ancora fanno sanguinare la mia anima: La frusta Padrone, una cagna deve imparare a restare al proprio posto. Conosco il tono, so che stai sorridendo ancora. Mi sembra quasi di vederti mentre con un cenno mi fai liberare da quella posizione per costringere di nuovo le mie mani dietro la schiena. Le mani mi invitano a sdraiarmi ed un cuscino alza le mie natiche per esporre se possibile ancora di più il mio sesso.

“Stai zitta ora, Stai ferma e soprattutto zitta! ” il tono stesso è la sferza e l’immaginazione i colpi che si susseguono senza ch’io sia colpita se non dall’attesa. La sento che si piega tra le mie gambe gemendo, Il mio Padrone la sta toccando. Sento la sua lingua scorrere a tratti convulsi lungo la mia fessura, ora contornandola ora affondarci dentro voracemente. Aumenta il ritmo, prende le mie grandi labbra in bocca succhiandole, sento i denti tormentarmi la clitoride in un susseguirsi di scatti. La sta prendendo, e questa certezza si fa strada tra il piacere che la sua bocca mi sta dando. Esco come se mi fossi bruciata da quelle sensazioni scoprendomi quasi sul punto di urlare, di urlargli in faccia che io sono ferma mentre lui prende un’altra e non me. Non immagina quanto io lo desideri, quanto lo voglia in questo memento. Un’improvvisa e violenta suzione della clitoride mi riporta indietro di colpo. Mordo le mie labbra a sangue per non urlare. Non posso. L’inizio di un orgasmo tremendo inizia a prendere forma nella mia pancia minacciando di esplodermi in ogni direzione. Uno strattone la allontana da me un attimo prima ch’io abbia varcato quel punto in cui l’universo stesso cessa di esistere per trovarmi di nuovo ansimante… a sentire… ad ascoltare i suoi gemiti. Sta venendo. Sta godendo del cazzo del mio padrone e io sono qui cercando di immaginare la sua testa piegata mentre con la lingua passa sulle sue labbra assaporando gli ultimi spasmi di quell’orgasmo che l’ha fatta urlare un attimo prima. Sento la tua voce severa che mi indica la via per espiare l’errore. Il mio piacere interrotto, il mio sesso ancora umido ed aperto da offrire a lui in dono. Al suo piacere… al mio dolore. Un colpo con la mano aperta mi fa inarcare e la successiva carezza mi getta ancora ai suoi piedi, dove capisco sia il mio posto. Un altro colpo, un’altra carezza. Alterna il dolore alla tenerezza uccidendo la mia rabbia con la sua durezza. Con la sua tenerezza. Un rumore mi riporta tra l’eccitazione e la rabbia. L’amore assoluta per quella mano, lacrima e sorriso, si ribalta ancora. Si sta facendo succhiare. Riconosco i suoi rumori mentre lo fa. Sto impazzendo. Non ce la faccio più. Lacrime cocenti minacciano di scorrere presto dai miei occhi mentre in petto infuria l’uragano. Cerco di dibattermi, di lottare con lei, così non posso far altro che subirla. Qualcosa cambia, una spinta allontana lei che riprende subito il suo posto accanto a lui. Mi fanno alzare mentre riesco a malapena ad ascoltare ciò che mi dicono. I sussurri che si scambiano, la voce di lei complice assoluta del momento che mi relega ad oggetto da godere. Sento le parole di lei aprirsi in un sorriso mentre mi spingono a faccia in giù sul divano. Un sibilo mi taglia l’anima in due. Un colpo sulle natiche mi attraversa come un aratro che solchi la terra. Devo contare i colpi. Contarli e ringraziare. Ringraziare come è giusto fare. Uno, grazie Mio Signore. Un colpo dopo l’altro mentre ogni colpo mi uccide in bocca le parole, una lacrima si ferma nel foulard mentre la mia pelle geme e gode ad ogni colpo illuminandosi in strisce di fuoco. Dice a lei di leccarmi, vuole sapere se i colpi che mi ha donato mi hanno scaldata a dovere. La sua lingua di nuovo indugia tra le pieghe della mia intimità, la sento scavarmi delicatamente e le sue dita completare l’opera lubrificando l’interno. Cerco di spalancarmi di più alla sua bocca. Lui se ne avvede immediatamente e immagino il suo gesto nel porgerle un dildo. Quegli sguardi che stanno scambiandosi, le emozioni che si scambiano risvegliano la mia gelosia. Mi mordo le labbra per non urlare che anche quelle sono mie. Come il cazzo che l’ha fatta godere un attimo prima, Mio, del mio padrone. Resto senz’aria per un attimo mentre qualcosa di grosso cerca di forzare la mia apertura posteriore. Cerco di spostarmi per un riflesso condizionato ed uno strattone mi riporta al mio posto. Inspiro preparandomi a sentirmi allargare senza pietà. Lo sento entrare lentamente scostando con le sue dimensioni il mio anellino di carne per schiacciarlo sulle pareti. Apro la bocca per cercare più aria mentre piccole fitte mi dicono che deve essere proprio grosso per sentirlo in questo modo. Sembra non avere mai fine, non riesco a star ferma mentre tutto il mio essere sta per spaccarsi sotto quella spinta. Non ci riesco e le ginocchia del padrone mi schiacciano in basso, dice che devo essere allargata per bene… sono troppo stretta per lui e quel dildo è il mezzo per arrivare al suo piacere. Lei continua a spingere e l’inferno sembra aprire un’altra porta mentre lentissimamente si fa strada dentro aprendomi in due. L’eccitazione lascia il posto alla tensione e alla concentrazione forzata che mi obbliga a pensare e immaginare il mio buco riempito all’inverosimile. Sudo freddo mentre la sento fermarsi, il dildo sembra riempirmi la pancia fin nello stomaco. è dentro. Mi sganciano i polsi facendomi alzare in piedi tirandomi su. Non posso fare a meno di tenere le gambe divaricate da quella coda oscena che mi sporge dal culo. Mi regala a lei con poche parole. Dice di prendermi, mi offre senza che io possa dire nulla. Sono carne da usare, buchi da allargare e godere. Mi spinge verso la colonna mentre la mia immaginazione le legge una smorfia soddisfatta sul viso. Immagino il suo sguardo perso nel labirinto della sua eccitazione arrivata al culmine da quelle parole che il mio padrone ha pronunciato. Prendila. Mi spinge verso la colonna liberandomi i polsi. Mi muovo male, il bruciore al mio buco più stretto diventa dolore quando tenta di farmi spostare. Con i polsi legati ancora, in alto, non posso fare a meno di abbandonarmi un poco, riprendere fiato ma sono di nuovo su di me. la sua bocca sui miei capezzoli mentre un suo ginocchio preme convulsamente sulla mia clitoride schiacciandola. Il freddo della colonna sulle natiche allevia il bruciore del frustino ed acutizza le sensazioni dei miei capezzoli. Delle mollette dentate vengono fissate ad essi. Lo fa con cura, quasi dolcemente. Prende i capezzoli tra le dita facendoli inturgidire un poco prima di stringerli applicando infine la molletta. Mi bacia la bocca. La sua lingua esplora la mia bocca donandomi un piacere inatteso. Ha un buon sapore, non avrei mai immaginato che una donna potesse darmi queste sensazioni così nuove e antiche al tempo stesso. La voce del mio Signore arriva alle mie orecchie da lontano. Attraverso l’umido velluto di quella lingua che mi ha stregata. Vuole sentirmi urlare ora. Vuole che io goda e urli come la cagna che sono. Lei si inginocchia davanti a me e la sua lingua ora cerca la mia clitoride trovandola gonfia di desiderio. Scopro che le mollette sono collegate tra loro da una catenella quando le sento tirare con forza. I piccoli denti che le orlano affondano nella mia carne strappandomi gemiti che si fondono con la lingua di lei che mi sta sciogliendo. Afferra con una mano il dildo perché lo sento muoversi, il mio buco si è adattato alla sua forma perché lo sento scorrere avanti e indietro senza che questo mi provochi dolore. I capezzoli sono sempre più in tensione, mi sembra che debbano venire strappati via e onde concentriche iniziano a squassarmi il ventre. La sua lingua non da requie alle mie emozioni facendomi urlare senza ritegno quanto piacere mi stiano dando. Cerco di avvicinare a lei il bacino, vorrei scoparle la bocca per poter scivolare ancora di più in quest’universo umido di voluttà cha attraversa il mio sesso fino al cervello. Mi abbandono alle contrazioni del mio ventre rimanendo inerme e senza forze appesa al gancio. Gli ultimi fremiti mi abbandonano. Mi girano, la sua voce diventa la sferza, ancora più dura e severa di quanto avessi sentito stasera. Lei ora è la puttana che deve colpirmi. Agganciano la cintura che cinge i miei fianchi alla colonna. Sono bloccata. La frusta mi colpisce senza preavviso togliendomi l’aria dai polmoni. Dolore bruciante che scintilla nella mia mente ancora offuscata dal piacere donatomi come se dovessi pagare il pedaggio col dolore. Un colpo sull’altro mentre la mia mente mi rimanda l’ordine di non urlare, di non parlare se non di
etro richiesta. Mordo le labbra e l’interno delle guance pur di non disobbedire. Il mio padrone sa quanto io voglia compiacerlo e dimostrargli che sono all’altezza dei suoi desideri. All’altezza della sua mente. Non riesco a riprendere fiato, il dolore sta prendendo piano il sopravvento su di me. Poi più nulla. Improvvisamente senza che sia stato dato alcun ordine. Solo carezze sulla schiena, carezze che salgono lungo le braccia per poi ridiscendere delicatamente. Mi sciolgono e devono sostenermi. Le gambe non mi reggono e le spalle formicolano indolenzite per aver sostenuto il mio peso finora. Lei mi abbraccia dolcemente, il mio viso accarezza inconsciamente il suo seno. L’odore di lei mi ricorda il desiderio delle sue labbra. Vorrei baciarla. Mi gira ancora e sono le sue labbra a prendere le mie. Sento di potermi abbandonare ora alle sue braccia. Alla sua bocca, mentre soffoco nel suo respiro un gemito di dolore. Mi sta staccando le pinzette ed i miei capezzoli urlano. La mano scende sul mio sesso e poi tra le mie gambe a muovere il dildo. Lo fa ruotare nella mia pancia e non riesco a fermare un lungo brivido di piacere. Lo sento aprirsi in un sorriso mentre mi dice che ho ancora voglia, che sono ancora la sua cagna in calore e quel sua mi riempie l’anima. Lei mi prende la mano e mi accompagna per le scale mentre lui fa strada. Saliamo lentamente la scala verso la camera da letto. Mi prenderà ora… penso mentre un altro pensiero si accende nella mia mente, ci prenderà ora. Non sarò sola sul nostro letto. Ci sarà anche lei che mi tiene la mano ed ora mi spinge contro la parete. Ho una voglia pazzesca di lei e della sua bocca e mentre mi spinge contro il sesso un ginocchio non posso fare a meno di facilitarle la cosa, aprendomi per lei. Il suo profumo mi strappa ancora ai pensieri eccitanti, sentirà anche lui quel profumo e quando mi prenderà sarò veramente io o l’immagine di lei? Non posso fare a meno di pensarci e darmi contemporaneamente della stupida per queste gelosie. Io lo amo come lui ama me e li desidero come non mai. Anche lei, si, inutile nasconderselo la desidero follemente. Lui lo sapeva, mi conosce bene e conosce bene i miei desideri, le mie perversioni più segrete. Cerco la sua lingua come fa la terra con l’acqua, ne bevo ogni sensazione immergendomi in quel sogno di pelle morbida. Cerco i suoi seni con la mano e li scopro piccoli e sodi, la pelle elastica della gioventù. Mi fanno sedere sul letto e la sua voce mi riempie dell’orgoglio di essere sua. Vuole sentirmi godere… godere come una cagna, come la troia che riesco ad essere per lui. Una sua mano mi spinge sul letto e siede a cavalcioni su di me. Sento il suo peso schiacciarmi mentre con le mani armeggia con i moschettoni delle polsiere. Le gambe vengono legate in alto dalle corde che scendono dal soffitto e tenute tese ed allargate. Ogni movimento è lento, preciso ed esatto. Nessuna fretta che venga a banalizzare il momento in cui divento il centro assoluto, anche ai miei occhi, dei loro desideri. Dietro suo ordine mi toglie il dildo da dentro accarezzandomi e leccandomi con dolcezza. Mi sento dilatata allo spasimo e la sua lingua entra ed esce dal mio buco facendomi rabbrividire di piacere dando sollievo alla tensione ricevuta finora. Si muovono sul letto e riconosco la mano di lui che fruga il mio sesso e dice all’altra di salirmi sopra. Non posso fare a meno di pensare a lei come all’altra, forse una parte di me che si è staccata per contribuire ad aumentare il piacere del mio signore. Non è mia antagonista, non devo pensare a lei in questi termini o rischio di scoppiare. MI scopro a pensare al suo sesso che sento a pochi centimetri dal mio viso, se non avessi la benda potrei vederlo in tutta la sua bellezza. Si bellezza, ne sono sicura per via di quel suo intenso profumo. La spinge sul mio viso e le sue dita iniziano a scorrermi dentro più velocemente. Girano dentro di me allargandomi ancora. Gemo in silenzio mentre la fica di lei incontra le mie labbra. Labbra su labbra. Le mie e le sue. Un lungo bacio avvinghia la mia lingua al desiderio di lei che mi cola lungo le guance. Mi coccolo in quelle gocce e nel suo profumo sentendo la tenerezza di quella carne morbida entrarmi nell’anima ancora una volta di più. La sento giocare coi miei capezzoli, incapace di restare ferma o forse solo la gioia, il piacere, di aumentare ancora di più la mia voglia che già si perde ai limiti della mia coscienza diventando di volta in volta dolore, o fiamma bruciante o il gelo assoluto delle parole di lui verso lei. Ha un sapore splendido e non riesco a saziarmi di lei, sento la sua clitoride sotto la lingua indurirsi e gonfiarsi come una piccola ciliegia. Mi viene voglia di morderla ma lascio che le mie labbra la pilucchino senza farle sentire i denti. La sento rabbrividire mentre la sua fica adesso mi schiaccia letteralmente il viso strusciandosi sulla mia bocca. La mano del mio padrone entra sempre di più dentro di me e mi riempie completamente. Mi sento piena. Piena di lui, piena del mio desiderio di essere come lui mi vuole. Troia e cagna. Per lui. Riesco ad alzare la testa con qualche sforzo aumentando il ritmo della mia lingua, spingendo e leccando, succhio come un’ossessa il centro delle sue labbra sentendola scuotersi convulsamente in un orgasmo violento. Un nuovo torrente di desiderio si riversa in me ed io riverso in lei tutto il piacere che sto provando. Sono sul limite della scogliera, sul ciglio del baratro senza alcuna possibilità di tornare indietro. Mi abbandono anche io a quell’orgasmo liberatorio che mi squassa le viscere e mi precipita in fondo ad un deliquio assoluto. Urlo forte, il mio godere è come vento di tempesta che si abbatte su me stessa stravolgendomi ancora… e poi ancora, in lunghi spasmi circolari. Si alza dal mio viso per sedermi accanto, sento il suo fianco accanto a me che si alza e si abbassa seguendo il ritmo del suo respiro affrettato. Sensazioni che mi arrivano da lontano, come se fossi immersa in una vasta di emozioni. Mi sgancia senza darmi tregua, dice di girarmi, che vuole riempirmi ancora il culo. Riempirmi di cazzo stavolta e poi di sborra bollente. Mi giro offrendomi e spalanco le natiche ai suoi desideri. Non passa neppure un attimo che il mio sfintere si allarga ancora violentemente. È entrato dentro di me di colpo, con forza. Sento lei che viene verso la testata del letto per invitarmi a poggiare delicatamente la mia testa sulle sue gambe. Mi pompa dentro duramente, come solo lui sa fare. Anche lei rabbrividisce e si muove sotto le spinte gemendo, deve averle preso i capezzoli per tirarli come briglie. Le briglie del mio e suo piacere. Aumenta i colpi facendoli diventare disordinati, sento sbattere le sue palle sulla fica è la forza con cui mi sta inculando. Gode dentro di me, disordinatamente. Mi sembra quasi di sentire il fiotto caldo riempirmi il ventre, sentirlo colare dentro di me. Si toglie da dentro porgendo il cazzo a lei per pulirlo che si sposta per eseguire l’ordine appena ricevuto. Immagino la sua lingua che percorre tutta la lunghezza dell’asta lentamente per poi arrivare sul glande ed ingoiarlo fin dove può arrivare la sua gola. Sono ancora in ginocchio ed ora è il mio buchino l’oggetto delle sue attenzioni. La sua lingua percorre il solco in tutta la sua lunghezza per soffermarsi intorno all’anellino. Circuirlo con piccole leccatine e baci. Cerca di penetrarmi un po’ indurendo la lingua, passa poi alle cosce, leccando via ogni traccia di sperma e dei miei umori. Lecca con golosità, sembra quasi vorace del frutto di quel piacere che ha rigato le mie cosce. Il profumo del suo sesso eccitato mi coglie ancora, risvegliando ancora in me il desiderio di prenderla. Cerco con la mano la sua morbidezza, voglio insinuarmi in essa, penetrarla con le dita, leccarla ancora e succhiarle i dolci umori. Ha un sapore incredibilmente eccitante, sembra un profumo orientale, carico di antiche immagini lontane. Si scuote ancora, godendo nella mia bocca. Cerco la sua mano per dargli la mia fica, voglio sentirla addosso con tutta la morbidezza della sua pelle… dei suoi piccoli seni appuntiti. Voglio percorrere
ogni centimetro della sua pelle con la lingua, far mie le sue curve dolcissime. Il suo collo e le sue spalle… le anche tenere e fremo al contatto con la sua pelle. Le parole del padrone mi riportano immediatamente alla realtà ed alla mia condizione di cagna. Il mio piacere è suo e di nessun’altro. Mi stringe la clitoride con le dita, strizzandola leggermente e girarla. Sensazioni ora fortissime sostituiscono quelle della pelle di lei nella mia testa. Il centro assoluto del mio cervello è ora tra le mie gambe, tra le dita del mio signore e lo sta schiantando facendomi urlare di piacere. Vengo sulle sue dita immaginandomi di essere un lago artificiale cui sono state aperte le chiuse e si scioglie in una cascata di umori bollenti e vischiosi. Pulisce le dita sulle mie labbra e si scosta, si alza. Un bacio di labbra morbide e profumate sfiora le mie guance. Si alza seguendo il mio padrone. Non posso seguirli, non mi è stato chiesto di farlo e forse non ne avrei nemmeno la forza. Sono felicemente esausta e appagata. La porta d’ingresso si chiude dopo un periodo che mi sembra lunghissimo. Siedo sul bordo del letto togliendomi la benda. Tutto appare irreale, ora, mentre cerco di riabituare gli occhi alla luce. Vado alla finestra, la pioggia cade ancora sulla notte ormai avanzata. La luce di cortesia della macchina si accende rivelando un’ombra sinuosa, un’ombra leggera che resterà nei miei ricordi. La portiera della macchina si chiude ed il rumore che si allontana sigilla il mio ricordo di questa notte insieme alle ombre ormai scomparse. Le ombre delle mie paure e delle mie gelosie. Ha sciolto le mie catene quell’ombra leggera, le ha sciolte con la sua dolcezza e col suo profumo, con la sua voce calda e i suoi desideri. Mi ha donato un nuovo amore per il mio signore, un amore più libero e se possibile ancora più forte. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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