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Anna e Mimi

Le mie due compagne di giochi erano una castana e una negra, ÐÐ ma sembravano gemelle: le stesse poppe morbide, gli stessi occhietti porcelli, le labbra piene, da vere pompinare. Si misero tutte e due a pecorina sul letto, guardandosi, guardandomi, mostrandomi il culo e la fica incorniciata dalle gambe maestose, sode. Mi misi a sditalinarle col pollice e l’indice, tutte e due insieme. Il mio cazzo sfiorava libero ora le natiche burrose e la pelle liscia di Anna (la castana), ora quelle più toniche e la pelle più dura di Mimi (la negra).
Avevo gia` raggiunto il plateau: ogni movimento del bacino, ogni leggero contatto del cazzo coi loro corpi frementi non mi comportava alcuno sforzo: era un’ondata di piacere, pura liberazione. Freddamente, mi fermai (Mimi non potè trattenere un sospiro di stizza). Presi il lubrificante [formula speciale di “Private”] e cominciai subito a massaggiare con due mani la fica e il culo di Mimi.
Anna capi` subito il gioco e riempitasi le mani della sostanza comincio` a menarmelo dolcemente, saggiando divertita la consistenza dei coglioni e baciandomi sulla bocca e sulle spalle. Con le sue carezze, il cazzo mi si alzo` e mi si ingrosso` ancora di più, finchè lei non me lo scappuccio` defintivamente, prendendo a menarmelo con colpi lunghi e regolari. Intanto Mimi col mio trattamento aveva preso a gemere sempre più forte, la faccia nel cuscino, in preda a un orgasmo ormai irrefrenabile. Potevo sentire i suoi succhi quasi schizzare fuori, mentre le sgranavo il clitoride, finchè non si accascio` sulle lenzuola, esausta. La vista di quella pantera muscolosa finalmente a riposo, con le mele per aria, rilassate, era troppo per me: dovevo montarla: le divaricai le gambe, mi svincolai da Anna e in due o tre colpi entrai nel culo maestoso della nostra nuova amichetta negra!
Mi facevo strada con colpetti rapidi, brevi. Smisi di divaricarle le natiche e le agguantai il seno, le baciai (sbavando) la guancia, il collo, e finalmente in bocca: si stava rianimando, la troia, e e cominciava a rispondermi colpo su colpo… Anna ci giardava intenta, e si masturbava col vibratore piccolo, senza troppa convinzione: sapeva che presto sarebbe arrivato il suo turno…
Infatti la bestia composta da me e Mimi cominciava ad ansimare in modo più lento e irregolare, i miei colpi a farsi più lunghi, finche non gemetti: “Anna… ” Era il segnale convenuto: la sua manina si intrufolo` fra le mie gambe e premette forte sul punto tantrico dietro lo scroto, per farmi avere il mio orgasmo senza lasciarmi sborrare, conservando così la cartuccia per lei. Ebbi un orgasmo di soddisfazione, nonostante tutto, mentre Anna mi baciava e mi pastrugnava il solco fra le natiche come premio di consolazione. Quando mi rialzai in ginocchio (mentre sotto di me Mimi si stiracchiava voluttuosamente), mi sentivo il cazzo indolenzito per l’orgasmo a secco, e volevo lanciare ad Anna uno sguardo cattivo: ma quando vidi la sua espressione da cagnetta in calore e capii quanto mi desiderava, dimenticai tutto.
Mi prese per il cazzo e la seguii dentro il bagno. Mi lavo` devotamente il cazzo sporco con un doccino tiepido. Mi spalmo` amorosamente di lubrificante. Ero pronto a ricominciare. Ma quel doccino era stato troppo eccitante: mi aveva messo un’idea in testa, volevo venire subito e lì, non nel lettone. Le sussurrai in un orecchio di giocare alla mamma. Lei capì, stette al gioco. Mi mise sul bidè e comincio` a lavarmi il sedere, ad accarezzarmi tutto davanti e dietro come un bambino viziato.
Cerco` anche di mettersi sopra di me per prenderlo dentro la fica, ma eravamo troppo grassi e e in quella posizione non riuscivamo a muoverci, così lascio` perdere: di nuovo si inginocchio` devotamente e riprese ad insaponarmi, davanti e dietro, a scappellarmelo e a ricoprirmelo, in un trionfo di schiuma da bagno alla frutta. Alla fine me lo bacio` sulla punta, poi comincio` a succhiarmi la cappella. Seguì con le labbra il canale spermatico, ripasso` tutto con la lingua e infine me lo ingoio` tutto fino in fondo, prima confidando solo sull’attrito, poi comincio` a succhiare, dimenandosi con un movimento a vite per farmi entrare ancora più a fondo. Mimi entro` nel bagno con indosso il dildo strap-on: voleva alleviare il sacrificio che la fichetta di Anna stava facendo per accontentarmi, e scoparle lei la fica da me negletta.
Mimi comincio` a sditalinarla con la destra, mentre con la sinistra si menava il dildo, con un sorrisetto di onnipotenza. Si chino` piu` che pote` per darle un paio di colpi di lingua, giusto un proforma, poi comincio` a tentarla con la punta del dildo, e a penetrarla, giocando col suo clitoride e i suoi capezzoli. In cinque o sei botte Anna venne, alterando leggermente il ritmo del pompino. Questo basto` a farmi perdere la testa: cominciai a venire, dapprima piano, due o tre schizzi che lei inghiottì completamente; quattro, cinque (come un singulto: ora arrivava il carico del primo orgasmo (quello a secco), che le vennero fuori dagli angoli della bocca. Infine la marea: sei, sette, otto, sulle labbra e sul viso e sui seni di Anna, che continuava a menarmelo disperatamente…
Nove, dieci, gli ultimi schizzi densi, che finiscono sul tappetino a futura memoria, prima che Anna e ora anche Mimi me lo riprendano in bocca a turno, se lo passino tra i seni per procurarsi (undici, dodici), forse tredici, quattordici), un po’ di nettare bianco con cui profumarsi le poppe burrose… Mimi prende il mio cazzo bianco (ormai molle ma che conserva tutta la sua lunghezza) fra le sue poppe nere e sode, e questo mi fa schizzare ancora un paio di volte. Restammo lì ansimanti per un po’: io stanco, unica consolazione il peso dei loro seni sulle mie cosce; loro perse in adorazione dei miei odori virili che ormai le pervadevano tutte. Alla fine ci alzammo (dal pene colai l’ultima bava di liquido spermatico) e tornammo sul lettone.
Le ragazze ripresero a baciarsi e ad amoreggiare dolcemente, giocando a farsi a vicenda dei succhiotti sulle crosticine del mio sperma secco. “Ne avranno per delle ore” pensai, e mi allacciai da dietro a Mimi, sperando che la sua carica di energia vitale mi ricaricasse un po’. Mi addormentai così. FINE

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