Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Coppie / Cinzia e Luca
copertina racconto erotico

Cinzia e Luca

Stavo con Cinzia da circa due mesi. Lei aveva compiuto da poco i diciotto anni; alta un metro e settanta circa, biondina, un corpo da favola e un fascino da sballo; era riuscita a far sì che le sbavassi dietro.
Nonostante i miei sette anni in più era lei a tenere in pugno il nostro rapporto: nel vero senso della parola! Mi aveva stregato la sera del suo compleanno durante la festa che aveva tenuto a casa sua, con le sue parole e le sue carezze, regalandomi una sega e dichiarando di volere diventare la mia fidanzatina e, nei giorni successivi, mi aveva fatto rodere di gelosia informandomi che non sarei stato l’unico ad usufruire delle sue attenzioni ma che, insieme a me, c’era un gruppo di suoi compagni di classe bisognoso delle sue manine.
Impazzivo dalla rabbia al solo pensiero e, più di una volta, sono arrivato al punto di minacciarla di lasciarla ma lei, impassibile, ovunque ci trovassimo – fossimo al cinema, come per strada – riusciva a impugnarmelo e a farmi sbollire subito.
Inoltre, avevo avuto la brutta idea di sfogarmi con alcuni miei amici e – tanto per aiutarmi – mi avevano chiesto di prestagliela e, caso mai, di trovare un modo per punirla, magari costringendola ad allargare i suoi orizzonti in materia di sesso. Ed io avevo tentato di convincerla a fare qualcosa di diverso nei nostri momenti di intimità ma, sta di fatto che i giorni passavano e non cambiava nulla, solo seghe, favolose, impensabili, eccitanti, ma sempre seghe erano.
E siamo arrivati ad un sabato in cui eravamo stati invitati a casa di un mio amico per festeggiare il suo compleanno. Alle otto e trenta, puntuale come sempre, mi ero presentato sotto il suo portone, citofonandole per farla scendere, due minuti dopo era apparsa. Oh Cazzo, Era favolosa!! Scarpe con un tacco di dodici centimetri e un miniabito di seta che le lasciava scoperte non solo le gambe ma anche una buona dose di seno e, quando si era seduta in macchina, l’ultima sorpresa era stata quella che indossava delle autoreggenti. Ho messo in moto ma il primo pensiero è stato quello di lasciare scivolare una mia mano su una di quelle cosce di velluto, senza che arrivasse alcuna protesta.
La casa del mio amico era una decina di chilometri fuori città ed io ho avuto tutto il tempo di accalorarmi sempre di più. L’effetto delle mie carezze era stato, ovviamente, un immediato rigonfiamento in mezzo alle mie gambe e, devo dire, Cinzia era stata disponibile come sempre. Appena lasciate alle nostre spalle le ultime case della periferia, imboccando la provinciale, mi aveva abbassato la cerniera e tirato fuori il pene, masturbandomi sapientemente, in modo da non turbare troppo la mia guida. Del resto non era la prima volta che accadeva, ma quella sera lei era troppo bella perché finisse al solito modo. Ho tentato di convincerla a fermarci un attimo ma mi ha preso per matto, gli amici ci aspettavano.
Avrò fatto un altro chilometro e poi non ci ho visto più. Lasciando la sinistra saldamente sul volante e riducendo sensibilmente la velocità della macchina, ho allungato l’altro braccio dietro le sue spalle, come se volessi abbracciarla ed in effetti ho fatto proprio così. L’ho invitata a baciarmi e lei non ha trovato nulla di male ad accontentarmi, avvicinandosi dal mio lato e appoggiando le sue labbra sulle mie. Ovviamente, il fatto che stessi guidando non ci permetteva di fare chissà che cosa e, quindi, passati due secondi, si era staccata per tornare al suo posto ma il mio braccio l’aveva bloccata.
Senza consentirle di riprendersi dallo stupore, utilizzando la forza di quello stesso braccio e della mano, le avevo spinto la testa verso il basso, schiacciandole la nuca sul mio palo, invitandola ad imboccarlo.
Aveva protestato, urlato, si stava incazzando di brutto, ma io non demordevo e, alla fine, si era convinta, aprendo la bocca e iniziando a leccare la punta come fosse un gelato.
Finalmente ero riuscito nel mio intento, la mia Cinziuccia mi stava facendo una pompa. Iniziavo a darle indicazioni, come succhiare, cosa leccare, dove poggiare la lingua, quando farmi sentire i denti ma .. che cazzo, no!! Una paletta in mano ad un poliziotto mi stava facendo segno di fermarmi. Non so come, siamo riusciti a rimetterci a posto, prima che quello scassapalle arrivasse dal mio lato.

Nel pomeriggio Cinzia era dovuta andare all’appuntamento con Giacomo. Inventare una scusa a Luca, il suo fidanzato, era stato abbastanza semplice:
avrebbe dovuto accompagnare la madre per negozi, gli aveva detto. Non era la prima volta che la madre le faceva da paravento, solo che nell’occasione precedente il motivo era stato un litigio e non gli andava di incontrarlo, questa volta era un po’ diverso.
Si era vestita così come le era stato consigliato dal suo compagno di scuola, Massimo (il fratello di Giacomo), con mocassini, un maglioncino bianco, di quelli abbottonati sul davanti, e una gonna sul ginocchio abbastanza corta, ed era uscita. Per la strada aveva avuto modo di ripensare all’accaduto e si era convinta che, quando la macchina di Luca era stata fermata dalla pattuglia, l’interno dell’abitacolo doveva essere illuminato da qualcosa; se non
fosse stato così non avrebbero potuto vedere quello che stava facendo accucciata in mezzo alle gambe del suo ragazzo, ed invece lo avevano visto. E poi che sfiga beccare proprio il fratello di Marcello in servizio!! Non solo gli aveva mandato a monte il suo primo rapporto orale ma, per giunta, con il fratello le aveva fatto sapere che desiderava incontrarla, pena la possibilità di vedersi denunciare per atti osceni; su quale fosse l’idea che quel tizio si era messa in testa non aveva dubbi e, in ogni caso c’era stato Marcello a chiarirle le idee.
Giunta dinanzi il portone, aveva citofonato ed era salita. La porta di ingresso era già aperta, anche se non c’era nessuno ad aspettarla, e, senza chiedere permesso, aveva varcato la soglia richiudendo la porta dietro di se.
“Ciao Cinzia, entra pure”. La voce di Giacomo le era giunta dalla prima stanza sulla sinistra, dopo l’anticamera e lei, con la sfrontatezza dei suoi diciottanni, aveva fatto i pochi metri che la separavano da quel depravato, facendo il suo ingresso nel salone.
“Finalmente sei qui. Sei bellissima, permettimi di dirtelo”. Giacomo era seduto, per non dire sdraiato, su uno dei due divani che occupavano un angolo della camera, aveva indosso dei normalissimi jeans ed una lacoste e dava l’impressione di essere molto sicuro di sé. “ma non rimanere lì impalata, avvicinati.. ”
Era rimasta ferma come una statua “si può sapere cosa vuoi da me? ”
Alle sue parole, Giacomo si era ricomposto, alzandosi dal divano ed avvicinandosi ad un mobile dov’erano delle bottiglie, ne aveva presa una per versare un po’ di liquore in due bicchieri. Infine, le si era avvicinato sorseggiando da uno e offrendole l’altro. Con un gesto brusco lo aveva accettato e portato alle labbra, quasi affogava per quanto bruciava.
“attenta!! è troppo forte per te? ” Sembrava un disonesto ma, almeno nei modi, si stava comportando con grande gentilezza. “credevo ti fosse chiaro perché ti ho voluto vedere. Ieri sera, in quella macchina ho visto una fata per quant’era bella e dovevo averla con me!! Poi, avevo visto quello che stavate combinando in macchina e mi sono detto che quel tizio che stava con te era troppo fortunato. Ecco, è tutto! ”
“Cosa? Ma se tuo fratello ha detto che mi vuoi denunciare? ! ” poggiato il bicchiere su un tavolinetto, si era portata i pugni sui fianchi e lo fronteggiava con rabbia.
“Volevo fare sesso con te e non sapevo come convincerti a venire a casa mia, ma se vuoi puoi andartene. Ieri sera, più guardavo la tua bocca, più invidiavo quel cretino. ”
Era sbottata a ridere fragorosamente, “quel cretino è il mio ragazzo e, dimmi, cosa aveva la mia bocca di speciale? ”
Il momento di crisi era passato e Giacomo aveva colto la palla al balzo per prenderle una mano fra le sue e, insieme, dirigersi verso il divano dov’era seduto sino a pochi attimi prima. L’aveva fatta accomodare e le si era posto dinanzi, rimanendo in piedi. “si vede che ti diverte fare certe cose. Devi essere bravissima! ” Gli si leggeva in faccia che non aveva creduto al fratello. Quello glielo aveva detto che lei aveva accontentato tanti suoi compagni e il suo ragazzo, ma utilizzando sempre e solo le mani. “Mi dispiace contraddirti, ma forse potrò diventare bravissima, oggi sicuramente non lo sono. E smettila di sbirciarmi le gambe! ”
Ormai sorridevano di gusto. Lui era rimasto solo per un attimo sorpreso dalle sue parole ma non aveva perso la sua sicurezza.
“come potrei non farlo, sono bellissime. Forse ora” aveva rimarcato il termine, “non sei bravissima come mi hai detto ma che mi dici di come sarai tra un’ora? ”
“ehi! Ma come ti permetti di dirmi certe cose? “, le parole le erano uscite dalla bocca, accompagnate da un sorriso immenso. Ormai aveva deciso: Giacomo
sarebbe stato il suo insegnante.
“Voglio vederti nuda, ma fallo piano, lentamente.. ”
La richiesta era arrivata senza preavviso, schietta, determinata, e lui non si era mosso di un centimetro, rimanendole davanti.
Tenendo il mento alzato e gli occhi fissi in quelli di lui, aveva iniziato a sbottonarsi il maglioncino. Uno, due bottoni e già si intravedeva il solco del seno. Stava passando al terzo ma Giacomo l’aveva bloccata.
“resta così, per adesso. Accarezzati il seno. ” Davanti al suo stupore, mantenendo un’aria disinvolta, le si era inginocchiato di fronte, sorridendo, ed
implorandole di accontentarlo. Più per curiosità che per altro, aveva fatto scivolare la mano sulla mammella sinistra, continuando a guardare negli occhi l’uomo che aveva dinanzi. Non sapeva cosa doveva fare ed aveva iniziato a stringere e rilasciare leggermente le dita sulla sua stessa carne.
“Vai dentro, porta la mano dentro. ” Come un automa lo aveva accontentato ancora una volta. Sapeva che ormai non gli avrebbe mai detto di no, quel gioco la stava intrigando. La mano era sparita sotto il maglioncino, ed era a contatto col tessuto del reggiseno.
“Ora escila, ma resta vestita. ” Questa volta non aveva capito. Cosa doveva fare? E lui l’aveva sbalordita! Rimanendo in ginocchio le si era avvicinato, prendendole il polso e sfilandole fuori la mano per sostituirla con una sua. Si era subito sentita abbrancare la mammella da ditta forti e, un attimo dopo, lui gliel’aveva sgusciata dal reggiseno e messa a nudo, fuori dalla maglia. Come se non fosse stato lui a metterle le mani addosso, si era rialzato, rimanendo ad ammirarla.
“Per piacere, sdraiati sul divano” C’era qualcosa di vojueristico in quell’uomo, ma il gioco le stava piacendo da impazzire e si era mossa con fare suadente, lascivo. Con una mano poggiata sui cuscini del divano, l’altra distesa lungo il fianco, una mammella completamente fuori dai vestiti col capezzolo eretto per l’eccitazione e la gonna che era risalita sino a lasciare intravedere il bordo delle mutandine, doveva essere uno spettacolo di tutto rilievo per Giacomo. E la reazione era arrivata subito.
“davvero non lo hai mai preso in bocca. ”
“ci stavo provando ieri sera. ”
Aveva fatto un passo verso di lei e l’aveva baciata sulle labbra, attirandola più vicino dalla nuca. Intanto, le dita della mano percorrevano delicatamente sulla carne delle gambe, risalendo dalle caviglie verso l’alto, conoscendo ogni rilievo della pelle, solleticandole la lieve peluria sopra le cosce. Poi era toccato a lei dare spazio alla sua curiosità. Si era rialzata sul divano per sfilargli la lacoste ed aveva iniziato a massaggiare, plasmare, scivolando con la punta delle dita sulle ondulazioni delle costole, l’increspatura dei capezzoli, i cunei dei muscoli, l’ombra di peluria che correva dall’ombelico verso l’inguine, sino alla cintura dei pantaloni. Aveva esitato solo un attimo, poi gli aveva abbassato la lampo, sfibbiato la cinta e calato appena gli slip, giusto per lasciare svettare un pene di notevoli dimensioni, già lucido di umori. Un lampo di paura si era acceso nei suoi occhi; sarebbe riuscita ad accontentarlo? Era più lungo e più grosso di tutti quelli che aveva conosciuto sino ad allora e, per giunta, non ne aveva mai preso uno in bocca.
“inizia a baciarmi i capezzoli e usa la lingua per scendere verso il basso. Intanto, accarezzami le cosce, le gambe, il petto, il cazzo. Vedrai che uscirai da questa casa molto più brava. ” Sembrava molto sicuro di sé, non le rimaneva che seguire i suoi consigli. Lo aveva baciato ancora una volta in bocca ed era scesa a leccargli uno dei capezzoli. Le mani scorrevano tra il petto, i peli delle gambe e il pene eretto, pizzicando, e stringendo ogni cosa che incontravano.
“più lenta, scendi lentamente, non avere fretta”, aveva rallentato i movimenti, era già arrivata all’ombelico ed aveva ricominciato a risalire lungo il petto, mentre la mano si soffermava più insistentemente su quel palo di carne. Iniziava a piacerle sentirsi bagnare le dita dalle gocce di umore che sgorgavano copiose dalla punta.
“ora scendi, prova a metterlo in bocca”. Il momento era arrivato ma voleva metterci qualcosa di suo. Era scesa continuando a leccare dall’ombelico verso l’inguine ma, invece di proseguire lungo l’asta, aveva deviato su una coscia, baciandogliela e giocandoci con alcuni morsi. Poi, finalmente, era risalita iniziando a leccare il palo dal basso verso l’alto. Era la prima volta e una sensazione strana la stava assorbendo, cercava di non essere frenetica, di assaporare ogni centimetro di quella pelle. Lui le aveva poggiato una mano sulla nuca e assecondava i suoi movimenti senza forzarla.
“brava Cinzia, non essere agitata, cerca di mantenere il controllo di quello che stai facendo, sii paziente. Devi sempre essere conscia della parte che stai leccando, di cosa potrebbe rendermi più felice, se scendere o salire. Cerca di comprendere dalle pulsazioni che senti come va! ” La riempiva di consigli e di elogi per come stava andando, le sembrava quasi di essere sotto interrogazione in classe e voleva prendere un bel voto, e poi Giacomo sembrava davvero un buon maestro, sarebbe stato un peccato non approfittarne. Aveva proseguito a leccare quel cono per dieci minuti abbondanti poi la pressione della mano sulla nuca era aumentata.
“Ora sali verso l’alto e, quando sei sulla punta, rientra la lingua, schiudi le labbra e mettilo dentro. ” Il momento fatidico era arrivato, solo per un attimo il pensiero era andato a Luca, il suo ragazzo. Chissà cosa avrebbe dato perché fosse lui lì in quel momento; perché potesse infilarglielo dentro la bocca al posto di Giacomo, farsi bere lo sperma al suo posto. Sì! La sua intenzione era ingoiare la crema che sarebbe fuoriuscita da quel cazzo.
Margherita, la sua compagna, le aveva raccontato delle sue esperienze e sembrava che fosse una cosa piacevole da fare, che mandasse in giuggiole l’uomo di turno.
Aveva fatto come le era stato detto. Senza mostrare fretta, anche se stava ardendo dal desiderio, era risalita un’ultima volta lungo il palo, leccando tutto quello che incontrava. Giunta in cima, era rimasta qualche secondo ferma, con le labbra poggiate sulla cappella, chiuse come una saracinesca e, solo dopo avere sentito una spinta delicata verso il basso della mano di Giacomo, le aveva dischiuse. Immediatamente, si era sentita invadere la bocca da una massa carnosa, come se avesse imboccato una susina intera, ma non aveva provato alcun panico, e poi Giacomo si era subito attivato prodigandosi con i consigli. Aveva portato ambedue le mani sulle sue guance e, comandandole il ritmo, le faceva muovere la testa leggermente, in modo che le labbra risalissero e riscendessero su quella capoccia.
“mentre scendi, aspira e muovi la lingua. Non ti fermare e, se vuoi, usa le mani sullo scroto”. Lei lo assecondava in ogni richiesta cercando di eseguire i suggerimenti alla perfezione; così però, il pompino stava perdendo di fascino, rischiando di diventare solo una questione tecnica e lui se ne era accorto.
“Non ci siamo, Cinzia. Devi sentirlo tuo, farlo aderire alle tue guance, riconoscere ogni sua pulsazione, capire sempre cosa vuole che tu gli faccia.
Non pensare se lo farai bene o male, ma lasciati andare. ” Da quel momento le cose erano andate decisamente meglio. Cinzia aveva scoperto che le piaceva masturbarlo mentre aveva in bocca la cappella e, con la mano, saliva e scendeva dalla base sino a toccare le proprie labbra con le dita intanto che la lingua turbinava sulla cima. Lo faceva e pensava ancora al suo ragazzo; chissà come sarebbe andata con lui? Sarebbe stato in gamba come Giacomo o si sarebbe fatto prendere dall’emozione? Alla fine si era convinta che quella pattuglia era stata un vero colpo di fortuna e si sentiva un po’ pulla, ma le stava piacendo da impazzire.
Era arrivato il momento di giocare con la saliva. Giacomo le aveva spiegato come sfilarlo dalle labbra rimanendo con la bocca a pochi centimetri e far scivolare sulla cima un filo di saliva per poi risucchiare voracemente, in questo modo creava dei rumori che la facevano sentire decisamente un gran
porcella e si stava divertendo come mai; poi era stato un continuo variare dei movimenti. Aveva smesso di succhiarlo per ricominciare a leccargli tutta la superficie del pene, dallo scroto al prepuzio; lo smanettava un poco e tornava ad accoglierlo fra le labbra, lo mordeva, lo succhiava, lo baciava.
Ormai era lanciatissima quando lui le aveva bloccato la testa fra le mani.
“proviamo a ingoiarne un po’ di più. Allarga bene la bocca e spingi verso il basso. Potresti provare fastidio ma non ti arrendere subito. Respira col naso”. Aveva tentato, la bocca si era aperta subito, disposta ad accogliere quel palo di carne, ma le era sembrato troppo grosso ed ogni sforzo era stato vano. Appena la punta toccava l’ugola i conati l’avevano obbligata a smettere e dopo tre tentativi era stato lo stesso Giacomo a farla desistere.
“Sarai più brava la prossima volta. Allora passiamo al gran finale. Da questo momento sarai tu a decidere tutto. Ovvero, quando farmi venire. Appena senti forti pulsazioni vorrà dire che sto per esplodere. Se vuoi che non accada subito, stringi fra le dita sotto il glande, poi rilascialo e vedrai che schizzi. Puoi decidere di tenerlo in bocca, così ti arriva direttamente in gola. Devi ingoiare subito se non vuoi provare fastidio. Oppure, appena senti che sta arrivando, tienilo in mano di fronte alla tua bocca. Lasciati andare, lasciati inzozzare…” Aveva preferito questa seconda ipotesi. Si era calata nuovamente sulla cappella, ospitandola in bocca, mentre lo masturbava con movimenti rapidi. Voleva quella pioggia di sperma e, pochi minuti dopo, l’aveva ottenuta. I primi schizzi l’avevano colpita direttamente sul naso e, solo per un caso, non l’avevano accecata, rischiando di farle perdere lo spettacolo. Si era leggermente girata di lato e, in questo modo, la crema l’aveva raggiunta tra l’orecchio ed il collo. Alla fine aveva fatto quanto dettole da Giacomo, passandosi il pene, ancora eretto, su tutto il viso, leccandolo subito dopo per pulirlo dai rimasugli. Avevano finito.
Dieci minuti dopo si salutavano, davanti l’ascensore, come due vecchi amici felici di essersi rivisti dopo tanto tempo. Così, ancora allegra per questa nuova esperienza, aveva varcato il portone del palazzo, uscendo in strada.
“Ciao Cinzia, come è andata? ” Seduto sul suo vespino blu c’era Massimo, il suo compagno di scuola, fratello di Giacomo.
“Bene grazie, tuo fratello è stato molto gentile. ” Si sentiva sfrontata, pronta ad affrontare chiunque su quell’argomento, anche il suo ragazzo, ma Massimo non voleva sapere altro e si era accontentato di accompagnarla a casa. Solo a metà strada l’aveva stupita. “Cinzia, mi fai vedere cosa ti ha insegnato mio fratello? ” Il furbo aveva atteso di raggiungere una strada perfetta per l’occasione. Mentre la carreggiata riservata alle auto diventava un sottopassaggio, con tanto di marciapiedi laterali, un altro marciapiede proseguiva al livello di prima, costeggiando la recinzione di una villa.
Chissà perché i pedoni preferivano il sottopassaggio. Massimo aveva costeggiato la recinzione della villa, fermandosi proprio a metà del percorso, dove non sarebbe passato nessuno e, anche quando qualcuno avesse alzato lo sguardo da dentro una delle macchine in transito avrebbe visto una coppietta appartata e nulla più.
Cinzia non aveva affatto protestato alla richiesta del compagno. L’idea le piaceva perché avrebbe potuto mettersi subito alla prova con un secondo soggetto ed era curiosa di conoscere il suo giudizio. Massimo si era abbassato la cerniera dei jeans sfoderando un cazzo che già conosceva ma che, per la prima volta, avrebbe assaggiato. Si era seduto sul sedile della vespa, con una gamba poggiata in terra e l’altro piede sul pedalino. In questo modo Cinzia chinandosi quasi ad angolo retto, aveva potuto imboccarlo agevolmente. Era una pompa veloce, dovuta alla scomodità della posizione, ma lei aveva tentato con successo quello che prima non le era riuscito, lasciando di stucco il suo amico. All’inizio aveva accolto la cappella succhiando e regalandogli rumorini eccitanti, poi aveva dischiuso ancor più le labbra, lasciandole scivolare lungo l’asta. Si era sentita le guance gonfiarsi per l’intrusione di quel bastone, senza dubbio di dimensioni più ragionevoli di quelle del fratello maggiore ma, per questo, più adatte a divertirsi.
C’era stato un attimo di panico quando un signore, distinto nel portamento e sui cinquantenni, era passato accanto a loro a non più di quattro metri di distanza. Che avesse capito quel che stava succedendo non c’erano stati dubbi e che loro due non potessero fermarsi altrettanti. Lei aveva proseguito nella speranza che quell’uomo non iniziasse ad urlare che quelle cose non si facevano o cos’altro. Invece, quel tizio li aveva stupiti. Si era limitato ad un “bravi ragazzi, scusatemi. “, proseguendo nei suoi passi per fermarsi poco dopo in modo da continuare ad ammirarli, senza disturbarli. Chissà perché quella presenza l’ava galvanizzata, come se quell’uomo fosse lì a proteggerli da un eventuale malintenzionato. Aveva regalato a Massimo una pompa con tanto di esplosione finale sul viso, come al fratello, e di leccata finale, poi si erano ricomposti risalendo sulla vespa. Passando acanto al signore elegante non aveva potuto fare a meno di salutarlo con un buonasera e lo aveva riconosciuto. Il Dott. Previti, quello che abitava al settimo piano del suo stesso palazzo.

“Ero andata a scuola ancora sotto shock per quello che era successo la sera prima. Che vergogna! ”
Seduto alla mia scrivania, ascoltavo Cinzia mentre mi raccontava l’avventura avuta col suo ragazzo, Luca, ai tempi del liceo. Povero ragazzo. Dopo due mesi che stavano insieme era riuscito, finalmente, a spingere il suo fallo fra le labbra morbide della fidanzatina. Si stavano recando a casa di un amico in macchina per partecipare ad una festa, e lui l’aveva sorpresa spingendola sul suo pene eretto (già fuori dalle braghe per una rapida masturbazione in corso), facendola accucciare sopra e consigliandole i movimenti da compiere. Non che fosse contenta della cosa, ma le era sembrato troppo determinato per insistere con le sue proteste e stava accontentandolo, iniziando con i primi baci e spostando la lingua e i denti lungo l’asta che teneva stretta nel pugno, quando lo aveva sentito imprecare e rallentare vistosamente la velocità. Si era subito rialzata, rimanendo abbagliata dal lampeggiante di una macchina di pattuglia. Li stavano fermando e Luca aveva avuto appena il tempo di sistemarsi la cerniera quando un poliziotto era giunto dal suo lato, appoggiandosi al finestrino e chiedendo i documenti.
Il ragazzo aveva prontamente esibito patente e libretto, assicurando Cinzia che da lì a poco sarebbero giunti alla festa. Con ogni probabilità aveva in testa la voglia di riprendere il gioco interrotto, ma le cose non erano andate come sperava lui. Il poliziotto aveva esaminato i documenti, poi aveva chiesto di visionare anche quelli della “signorina”, chinandosi ancor più e sbirciando all’interno dell’abitacolo per posare il suo sguardo sulle cosce nude di Cinzia; per la festa aveva indossato scarpe con un tacco di dodici centimetri e un miniabito di seta che le lasciava scoperte non solo le gambe ma anche una buona dose di seno.
A Cinzia non era rimasto che prendere dalla borsetta la carta di identità appena ritirata e porgerla al di fuori del finestrino, rimanendo in attesa.
Sembrava che ci fosse qualcosa di strano nell’aria e, in effetti, dopo pochi minuti il poliziotto le aveva rivolto direttamente la parola, chiedendole dove abitava, che scuola frequentasse e, finalmente, li aveva tranquillizzati affermando di essere Giacomo, il fratello maggiore di Marcello (uno dei compagni di classe di Cinzia ). A quel punto i due fidanzatini si erano rilassati, avevano iniziato a ridere e scherzare con i due poliziotti (anche l’altro era sceso dalla macchina), anche se le battute di Giacomo sulla bellezza di Cinzia davano fastidio a Luca. Erano un po’ pesanti, esagerate, ma il peggio doveva ancora arrivare.
Ad un certo punto, Giacomo aveva riconsegnato i documenti e sembrava quasi che dovesse farli andare via, quando si era rivolto a Luca e, mostrando dispiacere ma determinazione, lo aveva informato che, in ogni caso, la multa per guida pericolosa doveva fargliela per forza.
Luca era rimasto di sasso, non capiva. Ma se andava a due all’ora?
I due poliziotti si erano guardati tra loro, poi avevano mostrato un finto imbarazzo, iniziando a esprimersi con mezze parole e mettendo in mezzo più volte il nome di Cinzia, sino a quando era stato Giacomo a parlare. “Ragazzo, ti capisco” aveva detto a Luca “basta guardarla. è bellissima, ma potevi perdere il controllo della macchina, causare un incidente.. ecco perché ti devo multare” Per Cinzia quella frase era stata come la caduta di un macigno.
Quei due l’avevano vista mentre era in grembo a Luca, avevano capito cosa stava accadendo e, forse, avevano sperato di fermarli per vedere meglio come stavano andando le cose.
Un’ora dopo erano andati via, rossi in viso per la vergogna, con una multa nella tasca dei pantaloni di Luca e la promessa che nessuno avrebbe mai saputo nulla, ma Cinzia si sentiva che era stata la promessa di un marinaio.
E la mattina dopo il suo timore si era trasformato in dura realtà. Durante la ricreazione le si era avvicinato Marcello che, senza mostrare un grande imbarazzo, le aveva portato un messaggio del fratello. Giacomo voleva vederla, c’erano alcune cose che si sarebbero dovute chiarire e, quando lei aveva risposto che ne avrebbe parlato a Luca per decidere quando andare insieme, Marcello era stato perentorio. No! Doveva andare da sola e, anzi, Luca non ne doveva sapere nulla di quell’incontro.
Era seccata, sconvolta. Cosa voleva quel Giacomo da lei? Aveva protestato col suo compagno di scuola e quello che si era sentita dire come risposta le aveva ghiacciato il sangue.
“mio fratello ha visto come eri seduta in macchina, cosa stavi facendo, me ne ha parlato. Io gli ho detto che non era possibile, che tu quelle cose non le hai mai fatte. ” Aveva continuato facendo il moralista, poi “.. Abbiamo parlato un po’ di te e … ti vuole conoscere meglio. Vorrebbe essere lui il tuo insegnante e ne ho parlato con gli altri…. Sono tutti d’accordo che sia Giacomo. è più grande di noi e sarà sicuramente in gamba! ”
In poche parole, l’aveva informata che aveva un appuntamento col suo fratello maggiore per fare sesso e che era meglio accontentarlo visto quello che era successo il giorno prima. Sarebbe stato spiacevole che l’accaduto arrivasse alle orecchie dei genitori, poteva sempre scattare una denuncia per atti osceni …
“Ero rimasta come una deficiente. E quel cretino di Marcello ne doveva approfittare pure.. ” sono rimasto a guardare Cinzia perplesso e lei ha avuto la compiacenza di spiegarsi meglio.
Alla fine di tutto il discorso il suo compagno le aveva manifestato che tutta quella situazione gli aveva messo addosso una certa eccitazione e che la colpa, in qualche modo, era da imputare a lei. Per farla breve, seppure infastidita, lo aveva accontentato. Mentre discutevano erano andati a fare colazione nel bar vicino il liceo e, a quel punto, si trovavano a metà della strada di ritorno. Lei si era appoggiata al muro di un palazzo con aria annoiata e il ragazzo le si era posto di fronte, a pochi centimetri, sbottonandosi il giaccone e la patta dei pantaloni. La mano era corsa subito dentro ad impugnare il palo di carne, sotto i boxer, per smanettarlo velocemente sino a quando non si era sentita bagnare le dita dallo sperma. Poi, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo stringere nel pugno il cazzo di un compagno di classe in mezzo ad una strada, erano tornati in classe, in attesa dell’incontro con Giacomo. FINE

About Porno racconti

La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.