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Confessioni

Mi è capitato spesso in questi anni di ricevere e-mail di lettori che mi domandano notizie sulla mia vita privata. Vogliono sapere chi sono e se le cose che racconto sono vere o frutto di fantasia.
Ad alcuni, i primi tempi, ho risposto spiegando loro che i racconti sono frutto di fantasia anche se partono da esperienze vissute che, per ovvie ragioni, non sono così estreme e numerose come nei racconti.
Le richieste però continuano ad arrivarmi e per soddisfare la curiosità di questi lettori ho deciso di raccontare la mia storia così come si è veramente svolta. Anche se, ovviamente, non rivelerò la mia identità, voglio cercare di spiegare come può succedere che avvengano cose che il sentire comune considera riprovevoli e come in realtà, nella vita di tutti i giorni, certe consuetudini possano essere infrante senza per questo sentirsi in colpa.
Naturalmente tutto quello che nei miei racconti esula da quanto racconterò in questa sede è solo frutto di fantasia.
Ho quarantadue anni e vivo in una città di provincia, di famiglia benestante attualmente insegno presso il liceo scientifico. Il mio carattere mi ha portato ad essere sempre autonoma ed anticonformista.
Non ci pensai due volte a vent’anni a mettere su casa con il padre di mio figlio quando seppi di essere incinta infischiandomene del matrimonio e del giudizio della gente e, ci misi ancora meno, a metterlo alla porta quando mi accorsi che era uno scansafatiche buono a nulla.
Ho sempre vissuto con gioia la maternità e ho dedicato a Matteo le mie migliori energie. Per lui sono stata sia madre che padre e, lo confesso apertamente, una madre molto indulgente.
Non ho mai pensato di portare un altro uomo dentro casa anche perché non ho mai conosciuto nessuno con il quale desiderassi dividere la mia vita.
Con il tempo anzi gli uomini hanno smesso di interessarmi ed ho imparato a vivere benissimo senza di loro.
Ho seguito la crescita di Matteo con grande attenzione e mi sono resa subito conto che intorno ai quindici anni la scoperta del proprio corpo e della sessualità lo aveva spinto a dedicarsi con esuberanza alla masturbazione, ne trovavo tracce evidenti in camera sua ed in bagno.
La cosa ovviamente non mi scandalizzava anzi trovavo divertente e il fatto che spesso si appartasse per dare sfogo ai suoi desideri.
La confidenza che c’era fra noi mi permetteva anche di scherzarci sopra e di prenderlo in giro bonariamente.
Quattro anni fa però successe un fatto che modificò per sempre i nostri rapporti. Ero rientrata a casa prima del previsto convinta che Matteo fosse fuori, evidentemente non feci rumore perché non si accorse della mia presenza.
Era in bagno con la porta semiaccostata, in piedi davanti al lavandino nudo completamente assorto dagli spasmi dell’eiaculazione.
Mi soffermai un attimo ad osservarlo e lo trovai bellissimo. Non c’era niente di erotico nei miei pensieri solo la tenerezza di una madre che constata che il proprio figlio è diventato un bel ragazzo pieno di vigore.
Mi allontanai discretamente e dopo un po’ mi feci sentire, Matteo si precipitò a chiudere la porta e ricomporsi.
Da quel giorno le mie battute si fecero più insistenti, all’inizio lui non sembrava gradire troppo le mie osservazioni poi però cominciò a stare al gioco e a rispondere a tono ai miei apprezzamenti.
Mi prese anche il desiderio di rivederlo all’opera e qualche volta confesso di averlo spiato.
Una mattina, era estate, si presentò a fare colazione con solo i pantaloni del pigiama e dopo aver scambiato due parole con me si alzò per tornare in camera sua.
Mi accorsi che aveva un discreto bozzo fra le gambe e non mi ci volle molto a capire cosa era andato a fare.
Lasciai passare qualche minuti poi mi avviai verso la sua camera ma questa volta invece di spiarlo entrai facendo finta di cercare qualcosa.
Non so perché feci una cosa tanto stupida, probabilmente mi feci guidare dall’estro del momento e mi pentii subito della mia stupidità.
Naturalmente Matteo era intento a masturbarsi e gli prese quasi un colpo quando mi sentì entrare, cercò di coprirsi alla meglio e farfugliò qualcosa.
Mi sentii subito in colpa per quella mia intrusione e farfugliai anch’io una scusa poi, cercai di rincuorarlo per rimediare alla mia stupidità.
Ben presto riacquistammo tutti e due il buon umore e io, facendo per uscire, lo invitai a continuare quello che aveva interrotto.
Mi rispose che ormai gli era passata la voglia e che lo spavento lo aveva completamente sgonfiato.
Tutta colpa della tua mamma ammisi contrariata.
Mi sedetti sul letto di fronte a lui e scherzando gli proposi di rimediare, si mise a ridere però notai che sbirciava sotto il mio leggero vestitino. Faceva caldo e per fare le cose di casa avevo indossato un vestitino leggero abbottonato per tutta la lunghezza. Da come ero seduta e dalla lunghezza del vestito mi resi conto che Matteo non aveva nessuna difficoltà a vedermi le mutandine.
La cosa non doveva essergli indifferente perché piano piano il suo pisello riprese vigore.
Visto, gli dissi basta avere un po’ di pazienza, lui sorrise.
Gli ricordai che masturbarsi era una cosa del tutto normale e che tutti lo facevano.
Lui mi chiese se lo facevo anch’io e quando visto che non si era mai accorto di niente.
Gli risposi che a volte la mattina appena sveglia o la sera prima di addormentarmi mi capitava di farlo.
Non so perché lo feci, non c’era nessuna malizia da parte mia, però non resistetti all’impulso di carezzarglielo. Voleva essere solo una cosa innocente ma quando mi trovai a stringere quel membro pulsante l’espressione prima stupita e poi deliziata di lui mi portò a muovere la mano quel tanto che bastò a provocare quattro cinque fiotti di sperma che inondarono la sua pancia.
Debbo dire la verità non mi sentii affatto in imbarazzo anzi, fui assalita da un senso di leggerezza e di benessere.
Pulii con il lenzuolo la sua pancia, lo baciai sulla fronte e lo invitai a riposare un po’ per riprendersi. Lui fece l’occhietto e mi ringraziò per mia premura.
Tornai di la e ripresi le mie faccende. Quando ripensavo a quanto successo mi sentivo felice.
Anche Matteo sembrava felice e nei giorni seguenti le sue manifestazioni d’affetto aumentarono.
Poi una sera, ero a letto a leggere una rivista, Matteo venne da me a chiedermi se poteva dormire nel lettone perché la sua camera era un forno, non ebbi difficoltà ad accontentarlo, era già capitato in passato, la sua camera era veramente un forno.
Naturalmente vista la stagione non eravamo molto vestiti e dopo pochi minuti, nonostante la fioca luce sul mio comodino, non potei non notare il rigonfiamento del suo pigiama.. Ci scherzammo su e lui sentendosi ormai in confidenza non tardò a denudarsi. Mentre si carezzava il pisello non potevo fare a meno di guardarlo e sorridergli tanto che dopo un po’ si avvicinò e mi abbracciò. Sentivo il suo corpo fremere di desiderio così, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, glielo afferrai e lo feci venire nella mia mano.
Mi abbracciò soddisfatto e ci coccolammo finché si addormentò.
La mattina successiva mi svegliai presto per via della luce che filtrava dalle imposte e mi beai della visione di Matteo che dormiva ancora nudo e con il suo affare in erezione.
Fui presa dal languore e senza pensarci due volte mi sfilai gli slip e cominciai ad accarezzarmi. Cercai di non fare rumore ma quando riaprii gli occhi Matteo era ben sveglio e, eccitato dal mio esempio, stava finendo di masturbarsi.
Appena finito venne a rifugiarsi fra le mie braccia. Eravamo tutti e due bagnati dai nostri umori e abbracciandoci ce li strofinavamo uno con l’altro.
Mi chiederete se, vista la piega che stava prendendo la cosa, mi rendessi conto di dove saremmo andati a parare? Confesso che non ci pensai assolutamente, prendevo le cose come venivano e non pensavo assolutamente alle conseguenze. Mi piaceva quella situazione di intimità e complicità che si era creata e mi stava bene così.
Inutile dire che i nostri rapporti si fecero più intimi, spesso quando eravamo seduti sul divano o a letto la sua mano si insinuava sotto la maglietta e mi carezzava il seno oppure mi sfiorava fra le mie gambe in carezze fugaci.
Una sera ero seduta sul divano quando lui sopraggiunto da dietro cominciò ad accarezzarmi il collo per poi scendere sul seno. La larga canottiera che indossavo non ostacolava i suoi movimenti. Gli ricordai che quelle che stava accarezzando erano state le sue prime fonte di nutrimento.
Mi chiese di raccontargli di quando lo allattavo e intanto le sue dita giocavano con i capezzoli inturgiditi.
Mentre gli raccontavo di come succhiava avido e dei morsi che mi dava facendomi sobbalzare di dolore e piacere lui era venuto a sedersi sulle mie ginocchia per scivolare poi fra le mie gambe e accarezzando l’interno delle cosce mi chiese dolcemente di fargli vedere da dove era venuto.
Con l’atmosfera che si era creata non riuscii a dirgli di no.
L’aiutai a sfilarmi le mutandine e aprii le gambe. Le sue dita si mossero delicatamente e quando scostò le labbra mi resi conto di quanto ero bagnata.
Mi sfiorò con un bacio leggero fra le gambe che mi fece rabbrividire.
Mi alzai lentamente e presolo per mano mi diressi in camera mia.
Non ci fu bisogno di parlare, ci spogliammo delle poche cose che avevamo indosso e mi stesi sul letto.
Mi scivolò dentro dolcemente e rabbrividimmo insieme quando raggiungemmo l’orgasmo.
Da allora ci sono state molte altre volte sempre dolci e appaganti.
Non so come finirà questa storia Sicuramente Matteo si innamorerà e i nostri rapporti finiranno per raffreddarsi ma io non mi preoccupo vivo giorno per giorno e quando succederà vedrò di farmene una ragione. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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