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Doppia Coppia

Due coppie di amici, una gita in collina in una giornata dal tempo incerto. Lei, Bianca, mai vista prima, comunque una bella ragazza, dal fisico da saltatrice in alto, simpatica ed estroversa. Dopo aver parcheggiato la macchina su una piazzola lungo la strada, la passeggiata nel bosco. Stà calando la sera quando comincia a piovere.
Ci affrettiamo per ritornare alla macchina. La pioggia aumenta di intensità e ci costringe a riparare in una baracca provvidenzialmente scoperta sulla strada del ritorno.
Una piccola baracca, molto rustica, fatta di pali e tavole di legno coperta con lamiere arrugginite, colma di fieno e foglie secche. Per ripararci meglio e per stare più comodi ci arrampichiamo sopra il soffice mucchio di fieno e foglie. Lo spazio sotto le lamiere non è molto, possiamo solo star seduti, siamo nella quasi totale oscurità. Piove a dirotto, il rumore della pioggia sulle lamiere è monotono.
Per ingannare il tempo riprendiamo con i nostri amici il più bel gioco del mondo precedentemente interrotto.
Siamo disinibite a sufficienza per non crearci problemi per la forzata intimità. I giochi si fanno a poco a poco sempre più audaci, gli indumenti cominciano a cadere.
Il mio amico è inginocchiato davanti a me fra le mie gambe e dopo avermi rialzato la gonna in vita e tolto le mutandine, mi stà baciando la pancia e il pube e si accinge a leccarmi la fichetta.
Io che ero appoggiata sui gomiti a osservarlo, mi abbandono all’indietro con le braccia allargate per meglio godermi la leccata.
Ma ecco che succede l’imprevisto.
Sento la coppia a fianco a noi lottare, vedo solo le loro ombre agitarsi, i jeans così aderenti difficili da sfilare, e poi lei che cade bocconi di traverso sul mio braccio disteso, i suoi gomiti e le sue ginocchia affondano nel fieno soffice, i suoi capelli mi piovono sul petto nudo, mentre lui, di dietro, stà per montarla alla pecorina.
La sento lamentarsi, vicina, sopra la mia spalla, … fai piano, … mi fai male… , il suo fiato sul mio collo mentre scuote dolorosamente il capo. Il suo ventre nudo mi preme su parte del mio avambraccio e sul palmo della mano che tenevo rivolto verso l’alto.
Mi immobilizzo… lei pare non avvertire la presenza della mia mano, non fa nulla per evitare quel contatto… continuo a non muovermi. Stento a credere che non si renda conto che mi stà premendo la pancia sulla mano, che io gli stò toccando la pancia con la mano.
Dolce confusione, mentre vagamente, come venuta da lontano, e senza che me ne renda ben conto, una sensazione nuova, diversa, mi stà penetrando da un confine all’altro il mio corpo, concentrandosi soprattutto sul palmo e sulla punta delle dita esposte a quel contatto.
Sono turbata. Deglutisco a vuoto più volte, mentre i battiti del mio cuore improvvisamente accelerano.
Intorno a me si è fatto d’un tratto il vuoto; percepisco solo e godo intensamente di quel contatto che si fa incandescente e che mi illanguidisce tutta; dio com’è voluttuosamente gradevole il calore del suo ventre molle, com’è allettante la sua pelle liscia e vellutata!!!
Incredibile, improvvisamente sono sopraffatta dal desiderio di lei.
Con la mano libera cerco sul mio petto i suoi capelli che mi solleticano, li trovo, li seguo fin sulla sua nuca; una leggera pressione, un invito, e… succede. Realizzo l’umida carezza della sua lingua sul mio seno, la sua bocca che cerca e trova il capezzolo, lo succhia ingorda, vorace.
Che gioia scoprirla acquiescente!!! Il desiderio è reciproco, non ho più dubbi. Siamo già infinitamente complici. Il buio nasconderà le nostre voluttà.
Muovo la mia mano sul suo ventre, i suoi riccioli sotto le mie dita, l’apice delle sue labbra d’amore. Mi faccio cauta. Non voglio toccare il sesso del maschio che la stà squassando. Le mie carezze
debbono restare segrete, un nostro segreto, i maschi non debbono sapere. Procedo esplorando con molta circospezione l’invitante epidermide e la realtà
che mi si rivela è sorprendente e inaspettata.
La sua fica è penosamente vuota; il ganzo, alle sue spalle, la stà ferocemente inculando.
Non esito più. Insinuo due dita tra le morbide labbra della sua nicchia calda, trovo il clitoride, lo massaggio gentilmente e, mentre il pollice e l’indice si consacrano a quella gemma, le altre dita scivolano più in basso a scoprire la via d’accesso aperta e bruciante come se contenesse lava infuocata.
Mi sento venir meno ho che stò facendo.
Infilo prima due, poi tre dita, a uncino, nella fica rovente, spingo muovendomi avanti e indietro, adattando il mio movimento al va e vieni del cazzo che le scorre in culo.
Lei simula che la mano sia sua.
Le nostre bocche si incontrano, le lingue scivolano l’una nella bocca dell’altra. Il dolce e caldo intreccio delle lingue, sessuale più del sesso, il sesso dei genitali, almeno altrettanto completo.
Tremiti convulsi la scuotono tutta… , mi scuotono tutta… , lei rantola come un animale ferito, e dopo che l’uomo finalmente pago, le libera il retto della sua ingombrante presenza, lei cade in avanti, a faccia in giù, sul mio seno, e gode in silenzio e a lungo stringendo spasmodicamente la mia mano fra le sue cosce.
Anch’io godo, godo con lei, vengo per simpatia e non già per l’opera del mio giovane amico che al culmine della sua eccitazione mi stà sborrando sulla pancia.
Dopo, la presenza dei nostri due compagni, che non si sono accorti delle nostre intimità, ci impedisce di fare qualsiasi commento sull’accaduto, evitiamo anzi, io e lei, di guardarci, fingiamo l’indifferenza più assoluta.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo ad una stazione di servizio.
Mentre i due giovani si dirigono verso il bar, lei, con la scusa di rinfrescarci, mi prende per mano e mi trascina con sè alle toilettes.
Mi spinge in un gabinetto. Non appena chiusa la porta, con uno smagliante sorriso e guardandomi dritta negli occhi, mi dice: “.. e chi l’avrebbe mai immaginato!!! ” Scoppiamo a ridere felici.
Ci sbaciucchiamo.
Mentre lei si affanna con la cintura e con la patta dei suoi jeans, io mi alzo la gonna e, calatami le mutandine sulle ginocchia, mi siedo sul water a liberare lo zampillo. Lei ora è lì davanti a me con i jeans e mutandine a mezza coscia si stà accarezzando il di dietro lamentandosi che il culo le fa un male boia e teme di essere lacerata.
Fammi vedere le dico. E lei mi gira la schiena aprendo con una mano le sue natiche lo vedo. Il suo culo m’incanta, bianca e nitida
apparizione, diviso con precisione nei suoi globi gemelli leggermente ovali, sembrano le guance di un cherubino, assolutamente perfetto, senza incrinature, gaio, aggraziato. E mentre canto le sue lodi, lo palpo, lo pizzico, lo bacio, lo mordo e mi ritraggo leggermente per vederlo meglio e ammirare ancora tanto osceno candore.
Lei mi lascia fare compiaciuta e io mi sono eccitata. Poi la rassicuro che non ha lacerazioni e che la sua asola è soltanto molto arrossata.
Mi asciugo lascivamente la fichetta con la carta igienica, in piedi davanti a lei che mi osserva in silenzio. E d’un tratto, spinta da una voglia irresistibile, le prendo una mano e me la infilo tra le cosce, e poi la mia mano fra le sue, mentre cerco la sua bocca.
Puttana… puttana… mi alita sulle labbra. L’idea di essere la sua puttana non mi dispiace.
Mi spinge contro le piastrelle della parete con una mano che mi artiglia il pube, con l’altra il coccige ignudo per forzarlo all’inclinazione più idonea, mentre mi bacia, si fa per dire, m’incunea nella bocca la sua lingua invasiva.
Non ero mai stata scopata da una donna, con forza, con durezza e completezza da uomo. Mai da una donna, mai prima d’ora. La forza implacabile dei suoi colpi, mi prendono allo stomaco come una discesa sull’otto volante, il quasi terrore di questa nuova scoperta, di questa nuova forza. E accorgersi dopo, della sua tenerezza, che si trattava di passione, che poteva scoparmi con tanta forza, con tanta ferocia, perchè anche lei era piena d’amore. Mi lascia stremata.
Lei però non ha goduto, perchè ancora si lamenta che il culo le fa troppo male.
Mentre torniamo dai nostri spasimanti le chiedo quando possiamo rivederci. Lei non mi risponde subito… esita.. e poi mi comunica che normalmente frequenta la discoteca… FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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