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Facciamo pace

Mi chiamo Luca e lavoro per una società che si occupa di spettacoli ed intrattenimento e che per molti aspetti provoca interesse nelle donne, e non solo, che ho conosciuto.
Alcune volte, la società per cui lavoro, mi ha provocato anche situazioni imbarazzanti.
All’interno dell’azienda i rapporti di “amicizia” tra uomo e donna non sono molto ben visti, ma anche in generale “l’amicizia” tra colleghi è vista non bene, perché non permette di creare un “sano” clima di continua competizione.
Avevo da alcuni mesi instaurato un buon rapporto con una mia collega, ma visti i precedenti, cercavo di essere molto cauto nei miei movimenti.
La situazione che si veniva a creare era “divertente” ed imbarazzante, ma anche odiosa.
Il dirigente del reparto in cui lavorava Anna non passava occasione a mandare frecciatine sulla mia presenza.
La cosa “odiosa” era che mentre lui faceva attenzione alla mia presenza era ignaro che una collega del mio reparto, che mi “aiutava” nei lavori, si faceva tranquillamente fottere in ufficio dal suo “braccio destro”.
Considerando la situazione cominciai a prendere le mie precauzione e con Anna ci si vedeva solo al di fuori a pranzo o ancora più spesso per un aperitivo.
In quel periodo non volevo andare oltre ad una semplice amicizia.
I nostri “furtivi” incontri durarono per un paio di settimane e poi partii per Los Angeles godendomi un mese di vacanza.
Quando tornai la situazione si era un pochino modificata.
Trovai in Anna la stessa amicizia di prima, ma nel suo volto le si poteva leggere qualche turbamento.
La settimana dopo venne licenziata solo per essere stata vista in compagnia di un produttore.
L’idea di essere licenziata e la situazione economica che le si prospettava non la rendevano certo la persona più felice di questo mondo.
Questa situazione fece migliorare ed instaurare un rapporto ancora più forte e stretto.
Dopo un periodo, di reciproco interesse per trovarle un nuovo lavoro, riuscii a trovare una sistemazione. In questo modo la nostra amicizia stava rapidamente cambiando.
Non eravamo più colleghi, ma lavorando per società concorrenti, l’attenzione o la riservatezza del nostro rapporto rimanevano ancora un ostacolo.
Proseguimmo ancora per un paio di settimane a “nasconderci” dagli occhi indiscreti di persone, ahime, troppo curiose.
La situazione che si stava generando era corrosiva come l’acido solforico e le cose stavano degenerando.
La nostra amicizia proseguiva, ma il desiderio di lei era forte più che mai.
Non potevo nascondere questo desiderio, avrei fatto del male ad entrambe.
Ero deciso ad andare fino in fondo e le scrissi una lettera dicendole di questo stato e desiderio.
Le dissi che un no mi avrebbe allontanato da lei per evitare di ferirmi.
Non avrei potuto continuare quell’amicizia, perché il desiderio non lo potevo nascondere a me stesso e tanto meno a lei.
Continuare in quel modo significava solo prenderla in giro.
Dopo che lei lesse la lettera mi chiamo piangendo.
Nella sua vita c’erano state situazioni molto pesanti, a livello familiare, ma la vidi piangere solo il giorno in cui venne licenziata.
Sapevo quanto lei tenesse a quel lavoro e sentirla piangere per me mi fece capire quanto lei tenesse a me ed alla nostra amicizia.
Non volevo cedere, anche se la sofferenza, in me, delle sue lacrime mi faceva sentire in colpa per la durezza con cui l’avevo colpita.
Due giorni dopo mi richiamo, invitandomi ad un concerto e dicendo che sarebbe stato un bel modo per fare pace.
Andai a prenderla al lavoro e ci dirigemmo alla discoteca dove si teneva il concerto.
All’inizio c’era un comune imbarazzo, dovuto a chi dei due avrebbe chiesto per primo scusa all’altro per quello che era capitato.
Le chiesi scusa, non volevo ferirla in quel modo, ma volevo dirle quello che provavo per lei e la situazione che stavo vivendo e che non avrei cambiato la mia decisione.
Lei ricominciò a piangere.
Il traffico a Milano è pauroso ed arrivare alla discoteca sembrava un impresa impossibile.
Mentre vedevo le sue lacrime scendere sulle guance venni preso da un forte sentimento di tenerezza, che sempre aveva accompagnato i nostri attimi.
Eravamo in coda ad un semaforo e mi avvicinai al suo volto, raccogliendo le lacrime sfiorandole le guance e baciandola teneramente.
Lentamente smise di piangere e cominciammo a baciarci.
Fu come un’esplosione di emozioni e le nostre lingue si intrecciavano percorrendo tratti inesplorati nelle nostre bocche.
L’eccitazione in me sali immediatamente e la sua mano scese lentamente dal mio viso alla patta.
Il semaforo era verde e ripartii, nella speranza di trovare il successivo rosso. Cosi fu.
Quel breve tratto, senza contatto fisico, l’aveva
rilassata e si distese sulle mie gambe.
Ripartii e durante quel breve tratto di strada, prima di ritrovarmi ancora in coda, non smisi di accarezzarle i capelli fini e vellutati.
Percorremmo lentamente la strada tra la coda che sembrava aumentare.
Credevo che si fosse addormentata sulle mie cosce quando sentii la sua mano aprire i bottoni dei jeans e la sua mano delicatamente estrarre il mio pene.
Furono attimi e sentii le sue labbra che cominciarono a prendersi cura ed accogliermi nella sua bocca.
Vedevo la sua chioma muoversi su e giù sempre più rapidamente.
Stavo per venirle in bocca, ma la fermai, o meglio la rallentai per non concludere subito quel maestoso e sapiente pompino.
Arrivammo presso la discoteca e parcheggiammo l’auto.
Mi ricomposi, ma durante il percorso, il mio cazzo continuava a pulsare ed era pronto a godere e farla godere.
Rapidamente entrammo e ci dirigemmo subito al bagno.
La sua mano era già pronta a riaprire i miei bottoni mentre le mie accarezzavano il suo seno prosperoso e sodo.
Le sfilai la giacca, mentre le mani accarezzavano le nostre intimità e le nostre bocche si intrecciavano in baci frenetici.
Cominciai a spogliarla, nella parte superiore e la mia lingua scese subito a solleticare i capezzoli già turgidi e sensibili di seni sodi e prosperosi.
Mi sollevai e ricominciammo a baciarci.
Lei si sedette sul WC ed avvicinò il mio pene fino ad affossarlo tra i suoi seni.
Cominciò a saltellare su e giù, risucchiando la punta tra le sue labbra ogni volta che sbucava
dalle sue stupende coppe.
Mi tirai indietro e la aiutai ad alzarsi ed invertimmo la posizione.
Cominciai a prendermi cura del sua tenera peluria entrando sempre di più nella sua intimità.
Il piacere la stava cogliendo, facendola muovere senza un ritmo, ma con scatti.
Sentivo le sue mani tra i capelli e le cura delle sue tenere carezze. I respiri affannosi e poi il silenzio del suo orgasmo tra le mie labbra.
Si sedette sulle mie ginocchia e ricominciammo a baciarci.
Senza staccare le nostre bocche i nostri movimenti divennero frenetici per permetterci l’unione dei corpi.
Entrai dentro lei con facilità e il suo ritmico su e giù mi permetteva di esplorare la sua intimità a fondo.
Venni dentro di lei e rimanemmo abbracciati con il mio pene ancora dentro di lei che non ne voleva sapere di uscire.
Continuavo a sentire le sue pareti muscolose ancora stringermi e rilasciarmi il che mi fece rimanere ancora rigido senza mostrare un attimo di cedimento.
Ripresi dall’orgasmo lei ricominciò il suo su e giù.
Fortunatamente c’erano altri bagni, perché rimanemmo dentro per un’ora. Il concerto….. chi l’ha visto!!!!!
Uscimmo dal bagno dopo esserci ricomposti e trovammo la discoteca ormai già vuota.
Rapidamente uscimmo ed andammo a mangiarci una pizza.
Quella sera proseguimmo la nostra “riapacificazione” a casa mia. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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