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I trombamici di mia moglie

Sono sincero, una delle due è inventata lascio a voi decidere quale.
Mi ricordo della prima volta che incontrai Milvia.
Nonostante le mie differenti idee politiche mi ero infiltrato in una Festa dell’Unità.

La giornata era calda e soleggiata, si ballava, si mangiavano salamelle e si beveva, soprattutto birra.

Io non ci conoscevo nessuno ma, a 22 anni, gli ormoni ti spingono a cercare la femmina ovunque essa possa trovarsi e le compagne avevano fama di essere molto generose con le loro grazie per cui: perché no? Pagato il biglietto d’ingresso mi persi in quella folla variegata ed allegra che si infischiava altamente della politica. Li parole come PC o DC o PSI non avrebbero avuto nessun peso se non ad un mezzo comizio programmato per la sera a cui nessuno sarebbe stato costretto a partecipare.

Mentre gironzolavo un po’ annoiato con un panino alla salamella in mano la vidi: Una biondi tutto pepe, non altissima e con tutte le curve al punto giusto che stava monopolizzando l’attenzione degli astanti con una serie di smorfie e di battute rivolte però ad un povero diavolo che sembrava non riuscisse neppure a guardarla.

Spinto da spirito di solidarietà maschile mi avvicinai: “Signorina, non so cosa le abbia fatto, ma … lo guardi. Ho visto cani bastonati con uno sguardo più allegro del suo”.

Lei si voltò inviperita verso di me, pronta a subissarmi con la sua loquela aprì la bocca e finalmente le mie parole raggiunsero il suo cervello: si mise a ridere con una risata fresca e cristallina “Vuoi difenderlo forse? Non so se ti converrebbe. Se vuoi saperlo è un cretino che ha tradito la sua ragazza, si è fatto sorprendere, lei lo ha mollato ed ora lui è disperato. Siccome gli voglio molto bene lo stavo sgridando ma ora è il momento di lasciarlo riflettere da solo. Vuoi offrirmi una birra?”

Di buon grado acconsentii, ne presi una alla bancarella e lei graziosamente la prese, la stappò e senza attendere il bicchiere di carta la tracannò d’un fiato.
“Quella mezza scenata mi aveva seccato la gola” spiegò “Ti sei voluto inserire: è giusto che paghi” e rise con una risata che a me sembrò più melodiosa di mille musiche.
Annuii e cominciai a parlarle del più e del meno.

Fu così che venimmo a conoscenza dei nostri nomi (Milvia e Lorenzo) nostre età, delle nostre età (22 io 2 di meno lei), delle nostre aspirazioni, delle nostre speranze e delle nostre previsioni per il futuro.
Ad ogni momento che passavo con lei mi sembrava di riflettere me stesso in un specchio magico dove, tra morbidi sbuffi di nuvole di zucchero filato io avevo trovato quella mertò di me stesso che gli dei crudeli avevano creato quando punirono gli uomini separandoli in maschio e femmina.

Prima che la giornata avesse termine la baciai e lei mi rispose con entusiasmo.
Cercammo un angolino appartato infischiandocene della fasta e dei suoi motivi e cominciammo a limonare come due ragazzini.
Ti ho appena conosciuta ma già ti amo da morire” mi scappò di dirle “Vuoi essere la mia donna? Assieme a te vedo già un futuro pregno di felicità”.

Con un grossissimo sorriso lei mi guardò negli occhi “Sì lo voglio” poi con sguardo di sfida “Ed ora ti faccio scappare: voglio anche che mi sposi e che mi dia dei figli”.
Non avevo previsto un evolversi così veloce degli eventi ma stavolta fui io a cercare di prendere lei in contropiede “Assolutamente d’accordo …. Ed ora andiamo ad iniziare quanto abbiamo programmato”.

Rise felice “Se vuoi accompagnami, ma non sarà stasera: sarà presto, te lo prometto ma ora devo andare”.
Lasciammo così la festa e ci avviammo per le vie del paese sino ad una casa dove lei, alzandosi in punta di piedi, mi fermò con un dolce bacio sulla bocca: ci vediamo domani amore”.

“La notte è lunga” protestai io “Come posso resistere senza te sino a domani chissà quando?”.
“Facciamo così, ti aspetto per le otto e faremo colazione assieme. Vuoi la verità? Anche a me tu manchi già … e non ci siamo ancora lasciati. Sembra assurdo visto che ieri ignoravo del tutto la tua esistenza ma l’idea di lasciarti, sia pure per la notte, mi rattrista”.

Con un ultimo bacio aprì il portone sparendo al suo interno ed a me non rimase che tornarmene alla mia abitazione.
Non so neppure descrivere come passai quella notte: ero eccitato, tentavo di prendere sonno ma non ci riuscivo: me lo impediva il pensiero che l’indomani l’avrei rivista ma con la paura che qualcosa avrebbe potuto impedirlo.
Guardavo l’ora ogni 3 minuti: mi alzavo, mi lavavo la faccia e tornavo a letto. Non avevo mai avuto la faccia tanto pulita ma non funzionò.

Quella notte l’insonnia vinse sovrana e quando finalmente giunse il mattino mi preparai con tanto anticipo che mi presentai all’appuntamento con un’ora di anticipo.
Ed alle otto in punto vidi il portone aprirsi e lei che ne usciva abbracciata al desso che il giorno prima aveva insultato a morte.
Come mi vide un enorme sorriso le illuminò il viso: si slacciò e corse ad abbracciarmi. Ed a baciarmi rannicchiandosi tutta contro di me.

“Tesoro ti spiace se Marco fa colazione assieme a noi?”
Io ero totalmente spiazzato: alla speranza si era sovrapposta la delusione nel vederla abbracciata ad un altro, ma poi la mente mi aveva suggerito che non doveva essere come mi ero immaginato vista la sua reazione spontanea.
Certamente avrebbe dovuto darmi qualche spiegazione ed annuii silenziosamente “Piacere Lorenzo” porgendo la mia mano.
“Piacere Marco” replicò lui “e grazie per aver cercato di difendermi ieri” concluse.

Pochi minuti dopo, davanti ad un cappuccino, affrontai l’argomento.
“Ieri mi hai parlato della sua ragazza, ma mi avervi taciuto di essere tu” con una nota di tristezza nella voce.
“Ioooo??? Non potresti sbagliarti di più” disse lei.
Intervenne Marco “Siamo solo amici Per favore non fraintenderci”.

“No, no no!” subentrò decisa Milvia “Lui è il mio uomo, certe cose è giusto che gliele dica io de io sola!”.
“Ora capisco” s’illuminò Marco”. Complimenti amico, hai scelto una donna fantastica. Da stupido ho avuto l’occasione di accaparrarmela molto prima di te ed ho mancato l’occasione così ora devo accontentarmi della sua amicizia” e nuovamente mi strinse la mano.

La colazione era finita e, ad un cenno di Milvia, Marco si congedò salutandoci calorosamente.
Io rimasi solo con la mia donna ma ero sempre confuso.
Se erano solo amici per quale motivo lei aveva passato la notte con lui, ormai era evidente, anziché con me, come sarebbe stato logico?

“Cos’hai amore?” mi domandò sollecita: era evidente che io fossi quantomeno perplesso.
“Dimmi la verità” mi sforzai di parlare serenamente” Tu hai passato la notte con lui, vero?”
“Certo che sì Lorenzo, quel portone è quello della casa di Marco”.

Annuii pensoso “Ed immagino che non siate rimasti svegli tutta la notte per parlare della sua ragazza, sarebbe assurdo ed allora cosa diavolo avete fatto?
“Ma abbiamo fatto l’amore naturalmente, lui ne aveva bisogno ed io, che avevo l’organo adatto, mi sono prestata di buon grado a soddisfare le sue necessità”.

Capivo sempre di meno, oramai mi girava la testa “Ma … ma tu …. Ma tu ieri sei diventata la mia donna. Hai detto di sognare un futuro con me: hai progettato dei figli insieme … e poi mi hai salutato per andarti ad infilare nel letto di Marco?”
“Capisco i tuoi dubbi, quindi è corretto che te li sciolga” mi rispose.

“Avrai capito che Marco era in una fase in cui necessitava assolutamente di sesso dato che la sua donna, di cui comunque è innamoratissimo, lo ha lasciato dandogli un bel 2 di picche.

Eravamo tre amici e non avevamo segreti l’uno per l’altro. Già da tempo avevamo stabilito un patto eterno di mutuo accordo e soccorso. Siamo sempre stati e siamo rimasti solo amici ma con l’intesa che se uno di noi ne avesse avuto la necessità, in qualsiasi modo ed in qualsiasi momento chi poteva sarebbe andato in suo soccorso.

Lui aveva bisogno di scopare, io ho quanto gli serviva e lì ho accontentato con gioia”.
“Ma tu sei la mia donna” protestai “ed è solo a me che dovresti riservare le tue grazie”.

“Certamente Lorenzo e così è!” ancora mi sorrideva. “Ma considera un momento la cosa da un punto di vista che estrapoli da noi. Quando si verifica un tradimento il tradito, se non vuole affondare, tradisce a sua volta. Si genera così un cerchio perverso in cui nessuno dei due amanti riesce più a trovare il bando della ragione e la coppia scoppia.

Se viceversa stringiamo un patto di collaborazione prima di trovarci un partner, e noi lo abbiamo stretto già da 5 anni. Lo sfogo non è più tradimento ma solo un modo di resettare la psiche.
Stavolta ha avuto bisogno lui, la prossima volta potrebbe toccare a me, anche se ogni momento che passo con te mi rafforza nella convinzione che non ne avrò mai bisogno.

Naturalmente sono anche sicura che Marco non abuserà mai di questo privilegio, specialmente ora che ti ha conosciuto ed ha capito che sono tua così dicendo mi baciò la bocca con passione.
Preso alla sprovvista risposi al bacio poi mi venne un dubbio “Che vuoi dire con non abuserà del privilegio? Ammetti che ci sposiamo, vuoi dire che potrebbe infilarsi nel nostro letto? Non credo di poter consentire una cosa del genere”.

“Oh no, il nostro letto sarebbe nostro ma sarei io ad entrare nel suo. Vedi il patto dice che chi può deve aiutare. Mettiamo subito le cose in chiaro: se tu ti rivelassi sterile ed io volessi un figlio mi basterebbe fargli un fischio e lui sposato o meno, si precipiterebbe da me per accontentarmi, ma c’è anche il lato contrario della medaglia: se lui volesse un figlio suo e non avesse la donna adatta gli basterebbe fare un fischio a me ed io, sposata o meno con te, lo accontenterei.

Sia chiaro il rispetto di questa collaborazione per me è essenziale” divenendo improvvisamente seria “Ti amo ogni istante di più ma se non mi permetterai di mantenere la mia parola sarò costretta a lasciarti pur con la morte nel cuore”.
Mi aveva messo con le spalle al muro e le chiesi di lasciarmi riflettere un momento.

Ero innamorato e la volevo ma nel contempo il tarlo della gelosia si insinuava nel mio cuore facendolo sanguinare.
Lei era mia, anche se ancora non era venuta a letto con me neppure una volta. Però era stata chiara e soprattutto sincera: mai mi aveva mentito, neppure una volta e le sarebbe stato facile farlo.

Poi mi ricordai che l’amore è fiducia: fiducia che lei aveva avuto in me mettendomi al corrente di tutto: non potevo deluderla.
D’istinto l’abbracciai e la baciai dolcemente e lei rispose con passione.

“Tu vuoi fidarti di lui ed io mi fido di te perché ti amo e so che, collaborazione o meno, tu non faresti comunque nulla che possa nuocermi. Ti amo e spero che per te sia lo stesso nei miei confronti e non è certo una scopata che potrà inficiare questo fatto”.
Mi rispose “Mi spiace che tu non abbia un’amica simile, ma ora è tardi per fartela. Ti prometto cha farò di tutto per non fartelo rimpiangere.

Continuai a baciarla con passione, la portai a casa mia ed iniziammo a preparare il matrimonio.
Tra pubblicazioni ed altro impiegammo circa due mesi prima di sposarci e Marco, che aveva accettato il ruolo di testimone della sposa, effettivamente non approfittò troppo del suo privilegio perché non ricorse più di 3 volte all’aiuto di Milvia lasciandomela comunque libera tutte le notti.

Giunse il giorno del matrimonio e, come d’uso, attesi all’altare di fianco al sacerdote l’arrivo della mia sposa.
Ed ella arrivò, bella, splendente come un piccolo sole e, attraverso il velo mi porse un rapido bacio sulla guancia.
Poi il sacerdote, un giovane pretino, le si avvicinò sussurrandole qualche cosa ed ella rispose annuendo.
“Avverti tutti che il matrimonio sarà rimandato di un’oretta” Mi disse mentre seguiva il prete in sacrestia.

Rimasi sull’altare a chiacchierare con gli invitati poi, dopo un po’ chiesi venia e mi portai a mia volta in sacrestia per controllare cosa stesse succedendo.
Tutto mi aspettavo tranne che il vedere la mia sposa appoggiata con cura in avanti per non rovinare il vestito mentre il prete, coi calzoni abbassati, la stava montando alla pecorina,
“Ma Milvia, cosa fai?” Mi salì spontanea la domanda nel vedere quella scena.

“Amore è tutto a posto tra un quarto d’ora ci sposiamo” rispose.
“Ma…”
“Ma sì amore ti avevo detto che il patto era a tre vero? Beh lui è il terzo.

About Il tiralatte

Ho deciso di adottare questo pseudonimo in onore di una vecchia professione del mio paese (sono Lombardo) che purtroppo ora è obsoleta me che ritengo sia, per il solo fatto di esistere al top dell’erotismo.

Un commento

  1. Che troia! Come inizio di matrimonio niente male. E il viaggio di nozze? In quattro? Che finale!

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