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Il giudice

Il giudice

Non so come fosse successo, ma dopo traversie incredibili, mi trovavo in un’aula di tribunale a discutere pubblicamente le ragioni del mio divorzio.
Mia moglie lo voleva a tutti i costi, voleva la casa, i soldi, davanti al giudice ero stato coperto di colpe, come un pugile all’angolo. Il giudice, una donna sulla quarantina, belloccia, ma non il mio tipo decisamente, mi sembrava fremesse nell’attesa di darmi il colpo di grazia. Il culmine delle accuse fu quando si parlò di sesso. Disse che pretendevo di scopare almeno due volte al giorno, che la sottoponevo a fantasie erotiche irripetibili e che avevo proporzioni che una donna normale non poteva soddisfare. Volevo scomparire. Il mio avvocato ed amico Cesare mi sussurrò: Luca, qui si sta mettendo male. Io risposi: è vero, tra tutte le balle che ha detto, questa volta dice la verità. Terminò l’udienza, aggiornamento come di rito.
All’uscita mi disse che il giudice mi voleva nel suo ufficio per un chiarimento informale, mi istruì a dovere ed andai da solo. Entrai nell’ufficio, con piglio severo il giudice mi fece accomodare, poi prese la parola:
“lo sa che la sua posizione è davvero critica? “,
“lo so, ma non tutto corrisponde al vero. “;
“Ah sì, mi dica lei allora come stanno le cose” ribattè.
“La verità è che mia moglie nella sua ditta è passata da impiegata a responsabile alle vendite, praticamente non sta più a casa, è sempre in giro,
quando torna io cerco di farle capire che sta abbandonando la famiglia, ma lei si è montata la testa, le hanno fatto capire che può arrivare molto in
alto e non vuole ostacoli, vuole liberarsi di me. ”
“Questo non spiega l’ostilità da parte sua verso di lei” disse il giudice, ma io
“invece si, perché mi ritiene responsabile della sua mancata
carriera e poi vuole la casa che abbiamo acquistato insieme, ripeto , si è montata la testa e non vede più altro, ma la stanno prendendo in giro,
perché le cose nella sua ditta non vanno affatto bene e i responsabili vogliono offrire alla casa madre la sua testa”.
“Non sviamo il discorso- riprese il giudice- parliamo delle accuse”
“tutto falso” risposi,
“proprio tutto? ” riprese,
“beh, mi dispiace ammetterlo, ma l’unico fatto vero è il sesso, ma non ci posso fare niente, se sono sempre pronto, se ci penso sempre, mi sono sposato anche per questo, in fondo” ,
“e le fantasie, le proporzioni? “,
“Vero anche quello – ammisi – fare le stesse cose mi annoia e cerco di cambiare spesso”.
“ma io devo essere in grado di giudicare, devo accertarmi che le accuse di sua moglie siano esagerate, altrimenti devo prenderle per buone, a meno che lei mi dimostri il contrario”

“non capisco, vuole una perizia? ”
“non proprio, certe cose le posso accertare anch’io”
“mi dispiace, ma non se ne parla nemmeno, lei non mi ispira, e poi potrei uscire e denunciarla per queste proposte”
“la mia parola contro la sua e, mi creda, dopo quello che ha detto sua moglie, ne avrebbe di guai ”
“sarà, ma non se ne fa niente lo stesso”, mi alzai, salutai e me ne andai. Fuori Cesare mi aspettava, si accorse che ero alterato, mi accompagnò ed
in macchina gli raccontai tutto.
“Sei proprio fesso”, mi disse, “potevi risolvere tutto dandole il cazzo, ma ora avrai la sentenza peggiore”, mi prese un po’ di angoscia ma non ci pensai più di tanto.
Ultima udienza. Durissima. Le richieste di quella troia di mia moglie erano pesantissime, mancava poco che fosse chiesto l’ergastolo, sinceramente ebbi paura. Alla fine dell’udienza inseguii il giudice, le chiesi
“non vorrà mica concedere tutto quello che ha chiesto mia moglie? ”
Rispose
“sembra che sua moglie non abbia torto, lei è un marito riprovevole, merita questo ed altro”
“Vorrei un’altra possibilità, l’ultima. “,
“si faccia trovare stasera in auto alle otto davanti al tribunale e, mi raccomando, ben disposto “.
Dovevo accettare.
Alle otto in punto, mentre aspettavo, si affianco un’auto, lei mi fece cenno di seguirla. Percorremmo una ventina di chilometri, fino ad arrivare in una zona fuori mano, facendo giri un po’ incongruenti. Giungemmo ad una villetta, si fermò, scendemmo dalle macchine, mi venne vicino, era truccata niente male, mi fece cenno di seguirla, entrammo, si tolse il cappotto e la vidi in minigonna da capogiro, mi si rizzò subito il cazzo, mi mise una mano tra le gambe e disse
“che malloppone! Stasera fammi godere che poi te la sistemo io la tua mogliettina. ” non persi tempo, con una mano le accarezzai una gamba, fino a scoprire che aveva calze autoreggenti, le scostai le mutande ed affondai le dita nella fica già bagnata.
“Guarda che se mi scateno ti faccio male ” dissi,
“non chiedo altro ” mi rispose.
La presi in braccio e la portai sul divano
“in tribunale comandi tu, ma qui comando io, puttana, ti farò annegare nella sborra, non scopo da tre mesi ”
“fammi vedere e ti saprò ricompensare”.
La feci sedere, abbassai la lampo e lo tirai fuori, scoppiava nonostante la sua lunghezza. Lei sgranò gli occhi
“non ho mai visto niente di simile”, ma io le dissi
“poche chiacchiere e spompinamelo, dopo, se mi avrai fatto contento, ti rompo fica e culo”. Non mi sembrava vero, quella inossidabile megera, era tutta ai miei ordini, non c’era che dire. Prese il mio uccello in bocca con desiderio, leccava e spifferava, adorandolo come un oggetto prezioso.
“ti prego, fammelo sentire dentro”,
“va bene, l’hai voluto tu “, la denudai e mi spogliai anch’io, gambe all’aria sul divano bel allargate, puntai il cazzone e giù dentro la sua fica, fino ai coglioni, senza pietà. Lei mi incitava a spingere sempre più, io non mi facevo pregare, ed aumentavo il ritmo, mentre lei godeva al punto che sembrava dovesse svenire da un momento all’altro. La feci mettere carponi, le aprii le natiche, vidi il buco della fica aperto come una caverna e la stantuffai, mentre lei spingeva dietro per non perdersi nemmeno un centimetro del mio cannone, poi le umettai il buco del culo introducendo un dito, mentre lei mi incitava a farle male. Glielo appoggiai, spinsi e piano piano il cazzone sprofondò nel suo culo, mentre lei mugolava di piacere. Mi alzai sulle gambe e le pompai lungamente nel culo che si allargava sempre più, poi, lamentandosi che la fica si era raffreddata , mi fece sedere sul divano e si mise a cavalcioni su di me infilandoselo nella fica e nel culo, il mio uccello rispondeva da par suo, riempiendola abbondantemente. Venne un numero imprecisato di volte, sborrandomi sui coglioni, poi, sentendomi arrivare al capolinea, la feci stendere e le feci prendere il cazzo in bocca, mentre le mettevo le mani nella fica e nel culo. Dopo poche slinguate dai coglioni mi partirono delle schizzate record di sborra, che le andarono in gran parte in gola, ma buona parte sulla faccia, lei, senza scomporsi, leccava ed ingoiava, paga del godimento.
“usciamo a mangiare qualcosa” mi disse, dopo facciamo il resto” mi disse, ci rivestimmo e mi portò in un ristorantino poco lontano. Durante la cena, si divertiva a poggiare il piede sul mio cazzo, che era di nuovo in tiro, io la lasciavo fare, pregustandomi il dopo cena. Tornammo nella villetta e le leccai la fica dopo averla cosparsa di vino e così le feci fare, misi del vino sul cazzo mentre me lo leccava, facendoglielo anche bere dalla bottiglia, lei andò su di giri, perse il contatto con la realtà e, mentre le pompavo il culo le infilai la bottiglia nella fica. Alla fine la feci inginocchiare, me lo feci menare fino a venire e spruzzai la sborra in un bicchiere e glielo porsi. Lei appoggiò le labbra al bicchiere e bevve la sborra, allungando poi la lingua per pulire le pareti del bicchiere
“quella stronza di tua moglie non sa che cosa si perde, da un porco come te”.
La settimana dopo, sentenza finale. Mia moglie lo prese letteralmente nel culo, ebbe il minimo indispensabile e poi un cazzo di niente, lei e l’avvocato ci rimasero di merda, io me la ridevo sotto i baffi facendo finta di niente. Cesare, vecchio marpione, mi disse
“Non è possibile, Luca, tu non me la conti giusta ” , ma io feci finta di niente. Trionfante, andai nell’ufficio del giudice per ringraziarla, ma lei mi disse che potevano fare ricorso e mi presentò una sua collega, che probabilmente avrebbe giudicato in tal caso.
“la mia collega mi ha parlato di lei ” disse,
“spero bene ” risposi,
“benissimo ” ribattè,
“mi ha parlato delle sue qualità nascoste”
“mica tanto nascoste, visto le voci che girano”
“ma pur sempre qualità e vorrei anch’io darle una mano, sempre se lei è d’accordo”
“come si può dire di no a chi ti vuole aiutare? Mi ritenga a sua disposizione”
Ormai stavo al gioco, non potevo tirarmi più indietro e, devo dire, incominciava a piacermi, in fondo scoprivo di essere un tipo desiderabile proprio per quello che mia moglie non apprezzava. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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