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Il lavoro di mio marito

Mi chiamo Barbara, ho trentadue anni e sono felicemente sposata da cinque con Giacomo.
Lavoro come impiegata, settore contabile, in una ditta del nord-est, dove mio marito lavora come rappresentante.
è li che l’ho conosciuto dieci anni fa appena assunta. Dopo un breve periodo in cui ci frequentavamo saltuariamente i nostri incontri si fecero sempre più frequenti fino ad arrivare al fidanzamento.
Dopo qualche anno, sistemata la questione casa, decidemmo di sposarsi. Prima del matrimonio avevo già fatto l’amore con lui che è stato il primo ed unico uomo della mia vita.
Fu una cosa molto dolce, a casa dei miei in un mese d’agosto di diversi anni fa, quando la città era semideserta per le ferie e il caldo rendeva naturale andarsene in giro poco vestiti.
Dolci ricordi che spesso mi ripassano dalla mente inumidendomi gli occhi. Infatti, purtroppo dopo cinque anni di felice matrimonio siamo entrati in crisi per colpa del lavoro di Giacomo.
La ditta da cui dipendiamo ha deciso di ristrutturare la rete di vendita. Nessun problema per i dipendenti che lavorano in pianta stabile negli uffici ma drastico ridimensionamento per gli addetti alle vendite.
Buona parte di loro saranno licenziati in quanto in sovrannumero rispetto alle necessità aziendali.
Giacomo da quando lo ha saputo è andato in crisi depressiva. Non solo non facciamo più l’amore ma rimane insensibile ad ogni mia attenzione.
Pensa solo al raggiungimento dei target di vendita con l’ossessione di essere licenziato, finire senza lavoro, dipendere esclusivamente dal mio stipendio.
è per uscire da questa situazione che pensai di parlarne con il Direttore della sezione vendite.
Un uomo sulla cinquantina, sempre ben vestito, alto, dal fare risoluto e deciso. è da lui che dipendono le scelte su chi resta e chi va tra i dipendenti. è lui che farà la relazione definitiva alla direzione centrale.
Mi feci forza e un fine mattina appena prima della pausa pranzo mi presentai al suo ufficio.
Mi accolse con fare distratto continuando a sbirciare alcuni fogli che aveva in mano.
Gli esposi il problema facendogli presente come mio marito era attaccatissimo a quel lavoro che rappresentava ormai quasi il suo unico scopo di vita, spiegandogli come ultimamente era riuscito ad incrementare ancora di più le sue percentuali di vendita, come si stesse sacrificando con lunghe trasferte che lo trattenevano sempre più spesso fuori casa costringendomi a rimanere da solo per vari giorni la settimana.
D’improvviso alzo il volto squadrandomi dalla testa ai piedi. Quella mattina era caldo, portavo una camicetta bianca con sotto un reggiseno dello stesso colore che si poteva chiaramente distinguere sotto la leggera stoffa di cotone, e una gonna corta sopra il ginocchio di un bel blue intenso.
Non sono una bellezza ma mio marito dice sempre che ispiro un certo fascino. Sono bionda con i capelli corti, un seno di dimensioni normali e due gambe ben fatte che si fondono a formare un bel sederino che rappresenta, sempre secondo mio marito, la mia principale arma di seduzione.
Dopo avermi ben guardata il direttore mi disse in modo spiccio: – Visto che stasera é sola e suo marito non l’aspetta si trattenga per un po’ di straordinario. Nel mio ufficio la segretaria é ammalata e ho diverso lavoro arretrato. Così lei farà un favore a me e io vedrò se potrò ricambiare. Adesso mi dispiace ma devo continuare queste analisi e quindi ho bisogno di rimanere solo.
Non attese nemmeno la mia risposta che dette per scontato affermativa. Tutto sommato mi complimentai con me stessa.
Ero riuscita a contattare l’uomo che avrebbe deciso le sorti di mio marito e quella sera sarei potuta rimanere sola con lui per due ore per cercare di convincerlo. Mi sentii soddisfatta.
Alle 19 puntuale mi presentai al suo ufficio. Come al solito mi accolse con fare distratto pregandomi di sedere davanti ad un computer dove avrei dovuto inserire tutta una serie di dati statistici.
Ormai si era fatta sera e gli uffici erano ormai pressoché deserti. Iniziai il lavoro di buona lena aspettando il momento di introdurre l’argomento che più mi stava a cuore.
Ma mentre mi ero concentrata sui documenti che mi stavano davanti fu lui che a sorpresa inizio a parlare:
– Sa che saranno veramente in pochi a rimanere con noi! Devo decidere proprio stasera la lista definitiva dei rappresentati che rimarranno nostri dipendenti. E per questo che sono felice che sia rimasta qui questa sera. Perché in fondo così ha la possibilità di convincermi delle qualità di suo marito…
Mi sentivo un po’ imbarazzata ma risposi pronta
– Anch’io sono felice di poterla aiutare ad eliminare tutto questo lavoro arretrato. Mi consideri a sua disposizione non ho orari questa sera.
– Mi fa piacere sentirle dire queste frasi. Sono sicuro che se continueremo così questa sera lei potrà raggiungere lo scopo che si è prefissata. Ma ovviamente ciò è subordinato anche al raggiungimento dello scopo che anch’io mi sono prefissato.
– Se è per questo – risposi ingenuamente- non si preoccupi. Non mi pesa certo farle questo piacere…
– Non avevo dubbi…. Barbara vero?
– Si, Barbara, mi chiami pure per nome.
Lo sentii alzarsi e venire dietro di me mentre stavo lavorando alla tastiera. Lo potevo sentir respirare in modo profondo alla mie spalle. All’improvviso appoggio le sue due grandi mani sulle mie spalle.
– Sai piccola tu puoi fare grandi cose per tuo marito ma ci vuole un certo spirito di sacrificio, di adattamento…
Aveva iniziato a massaggiarmi le spalle roteando dolcemente le mani in senso orario dandomi un certo senso di benessere… risposi con voce un po’ imbarazzata
– Sono pronta a sacrificarmi stasera non ho impegni. Anche se ha altri lavoretti da farmi fare non abbia remore a chiedermelo…
– Certo – rispose lui con calma- ho molti lavoretti da farti fare. E che dovrai fare con molta dedizione se vuoi raggiungere il tuo scopo.
Intanto le sue mani si erano fatte più intriganti massaggiandomi i fianchi e con rotazioni sempre più ampie mi stavano raggiungendo lo stomaco appena sotto il seno…
Adesso ero imbarazzatissima, non sapevo come comportarmi cercai di raffreddare l’atmosfera…
– Ehm… ehm.. è molto caldo vero stasera… non trova…
– Certo piccola barbara è veramente molto caldo stasera…. forse troppo… bisognerebbe starsene più leggeri…
Le sue mani iniziarono a lavorare sulla mia camicetta iniziando a sbottonare i bottoni all’altezza dell’ombelico. Continuavo a battere sulla tastiere paralizzata, non sapevo più cosa fare, ribellarmi gettando tutto il lavoro di una vita di mio marito, o sottostare a quelle carezze sempre più ardite!!
Non ebbi tempo di decidere. Evidentemente intuì la mia indecisione. All’improvviso mi sentii baciare ardentemente sul collo da una lingua calda e umida.
Contemporaneamente due mani mi strinsero i seni ancora racchiusi dentro al reggiseno.
La bocca di lui continuava a rovistarmi senza sosta il collo, le orecchie, sentivo succhiarmi i lobi mentre le mani ormai si erano liberate del reggiseno palpandomi ruvidamente i seni e pizzicandomi i capezzoli.
Ansimava sempre più forte e mi stringeva dal dietro allo schienale della sedia.
– La prego… la prego… non così… -ebbi appena la forza di dire ancora combattuta tra lo sdegno e la volontà di non contrariarlo troppo. Avevo ancora la speranza che tutto potesse finire lì.
E fu quell’esitazione che invece lo eccitò ancora di più.
Convinto di avermi ormai completamente alla sua mercé mi ammonì subito.
– I patti sono patti, ti avevo assicurato che ti avrei fatto un favore solo in cambio di un altro favore. E allora impegnati, scordati che sei, perché se vuoi che tuo marito conservi il posto ora devi essere solo una troia al mio servizio…
Non ebbi il coraggio di contraddirlo. Ero come inebetita. Quell’improvviso capovolgimento d’atteggiamento e quel linguaggio scurrile mi gelò bloccando ogni reazione. Ma lui non perse tempo. Girò la sedia e mi si mise di fronte.
Ero ormai seminuda, con i seni che mi sobbalzavano sopra il reggipetto. Lui era davanti a me, alto, giacca e cravatta, la fronte già sudata. Mi si pose davanti. Con lentezza inizio a levarsi la cintola dei pantaloni, tirò giù lo zip e con la mano tirò fuori un uccello già ben ritto che mi sventolò sotto il naso.
Un odore acre e maschio mi entrò nelle narici. Mio malgrado mi sentii eccitata come non lo ero da tempo e mi bagnai tutta. Ero rimasta pietrificata ma lui sapeva bene cosa fare.
Mi prese la testa la avvicino al suo cazzo e mi ordinò perentorio:
– Succhialo bene troietta e tutto tuo.
Non potei far altro che ubbidire. Iniziai a succhiare quell’uccello che lui mi spingeva fino in gola ansimando sempre più forte.
– Dai leccami anche le palle per bene…
Subito ubbidii mentre lui era tornato a palparmi il seno. Tornai poi sul suo cazzo che si stava facendo paonazzo. Mi teneva la testa ferma scopandomi in bocca con movimenti decisi e regolari.
Dopo pochi minuti in cui mi aveva ben lavorato iniziò ad ansimare sempre più forte.
Pregai dentro di me che mi lasciasse andare, ma come se avesse sentito i miei pensieri esclamò: – Adesso ti farò sentire veramente porca!! Ti vengo in bocca bella troia!!! Prenditi tutto in gola e bevilo tutto!!! Non voglio che te ne scappi una goccia!!!
Non feci in tempo a ribellarmi, un getto caldo e vischioso mi riempì la gola impedendomi di respirare. Intanto lui continuava a pomparmi in bocca obbligandomi ad ingoiare tutto lo sperma.
Mi vergogno a dirlo ma ero tutta bagnata, eccitatissima. Mi sentivo la sua troia, la sua serva la sua schiava… senza che me lo chiedesse gli ripulii tutto l’uccello continuando poi a succhiarglielo per farlo tornare ritto
– Lo sapevo… lo sapevo… che eri una troia nata… io sento l’odore da lontano… scommetto che a tuo marito un pompino con l’ingoio non l’hai mai fatto…
Era vero, non lo avevo mai fatto. Ma non feci in tempo a pensare. Mi prese e mi appoggio su una poltrona li vicino.
– Allarga le gambe – mi ordinò. Eseguii come ipnotizzata. Si chino e cominciò a leccarmi la fica completamente fradicia. Non capii più nulla.
– Ti prego non smettere, farò quello che vuoi, ti farò godere ancora, ma continua…
Ero completamente partita. Ebbi un orgasmo come mai lo avevo avuto, mi sciolsi completamente e poi ebbi tremiti e convulsioni a ripetizione…
Riaprii gli occhi e lo vedi che si avvicinava sopra di me, mi allargò le cosce ed infilò l’uccello nella mia fica in un colpo solo. Iniziò a pompare forte…
– Sì, si, dammelo tutto – gridai ormai completamente disinibita.
– Certo piccola troietta che telo do… – mi rispose palpeggiandomi prima il culo, e poi il seno. Quando sentì d’essere vicino a venire saltò in piedi e mi ordinò di prenderlo nuovamente in bocca. Subito ubbidii iniziando pompare forte.
All’improvviso mi allontano il viso si prese in mano il cazzo che stava per esplodere e mi ordinò: – Apri la bocca!!
E subito dopo lo schizzo caldo m’imbrattò il viso e le labbra… mi gettai sul quel cazzo ancora svettante avida ancora di sperma… gli spremetti le ultime gocce raccogliendole con la lingua…
Cadde esausto sulla poltrona…
Io mi abbandonai a terra, accaldata, completamente nuda… ai suoi piedi… Mi prese un senso di vergogna per quello che avevo fatto, mi venne da piangere…
Ma non era finita. Dopo pochi minuti si rialzò e mi ordinò di inginocchiarmi davanti a lui e di succhiarglielo ancora.
– Ti prego basta – risposi – ho fatto tutto quello che volevi non umiliarmi ancora…
Per tutta risposta si mise a ridere.
– Se vuoi ottenere ciò che mi hai chiesto il gioco lo conduco io!!!
Succhiami l’uccello che il bello deve ancora venire… Mi sentii gelare… ero tornata in me stessa e mi vergognavo tremendamente di ciò che stavo facendo…
Nonostante ciò mi dissi, ero in ballo ormai e a quel punto non potevo certo tornare indietro.
M’inginocchiai davanti a lui che mi guardò con un riso di scherno…
– Succhia, succhia che ti devi guadagnare la pagnotta bella troietta…
Inizia a odiarlo, ma cominciai di nuovo a succhiarlo. In bocca un misto di sapore di sperma e di miei umori. L’uccello si stava di nuovo rizzando nella mia bocca fino a riempirla del tutto.
Ad un certo punto però si fermo e inizio a carezzarmi sul collo e poi mi disse perentorio…
– Girati che adesso tocca al culo…
Rabbrividii, non lo avevo mai fatto…
– No ti prego quello no, non lo mai fatto nemmeno con mio marito, ho paura…
Per tutta risposta aprì un cassetto da cui prese un tubetto di una crema lubrificante, se la cosparse su di una mano e piegandomi dolcemente, ma perentoriamente in avanti, m’infilò un dito nel culo.
Ebbi un sobbalzo e sussurrai…
– Ti prego no… non farlo… ti farò quello che vuoi… ti succhierò ancora il cazzo, mi verrai in bocca… mi puoi scopare tutta la notte…. sarò la tua puttana…
– No mia cara… mi hai chiesto un prezzo alto e devi essere disposta a tutto…. e poi hai un così bel culo che certo non posso lasciarmelo andare…
Mi fece mettere a pecorina, mi abbassò la testa. Mi sentii con il culo in aria completamente indifeso, alla sua mercé. Ero completamente esposta al suo sguardo e alle sue voglie, completamente vulnerabile… cominciai a piangere.
E lui ne approfittò. Dopo avermi lavorato con le dita e avermi lubrificato per bene il buco si piazzò dietro di me…
– Eccolo troietta… vedrai che ti piacerà…
Mi sentii spingere il buco del culo dalla sua cappella. Mi sembrava impossibile che potesse passare.
Tirai un urlo… era entrato tutto dentro di me…. Incominciò a pompare lentamente tenendomi per i fianchi…
– L’hai tutto in culo troia…. ora vedrai come godi…
Quelle parole scurrili invece che offendermi fecero scattare in me ancora una volta l’eccitazione.
Intanto mi aveva lasciato i fianchi e si era aggrappato ai miei seni martoriandomi i capezzoli e mordendomi nel collo… non ce la facevo più… non volevo dargli quella soddisfazione a quello stronzo. Intanto la fica mi si bagnava come una fontana…. mi pompava sempre più forte fino in fondo al culo… le palle mi sbattevano sulle natiche… mi sussurrava che ero una gran troia… la sua puttana… che avevo il più bel culo del mondo…
Non ce la feci più e mi lascia andare…
– Si inculami ancora… ti prego dai più forte… voglio essere la tua puttana… la tua serva… la tua amante… ti prego fottimi… dai dai…
Mi vergognavo ma non potevo resistere. Forse era la mia anima masochista ma in quel momento ero pronta a fare tutto ciò che mi chiedeva…. e lo feci…
Continuò ad assestare dei colpi vigorosi nel mio culo ormai completamente allargato… poi mi sussurrò
– Sto per venire… girati e prendilo in bocca… te lo voglio infilare ancora in gola… ti devi ricordare del mio sapore…
Ormai in trance feci quello che chiedeva. Levò il cazzo dal mio culo e, ancora sporco dei miei escrementi, me lo ficcò in bocca dove esplose ancora un lungo getto caldo…
Ingoiai tutto fino all’ultima goccia e poi gli ripulii tutto il cazzo… mi sentivo veramente la sua puttana, la sua schiava, la sua porca… avrei voluto avere ancora quel cazzo in bocca… mi sarei fatta pisciare addosso e poi gli avrei ancora ripulito il cazzo bevendo le ultime gocce della sua orina… mi sarei fatta inculare di nuovo… avrei fatto tutto quello che mi avrebbe chiesto senza ritegno…
Poi mi lasciai andare. Era esausta come lui. Mi abbandonai sulla moquette del pavimento e lo sentii che si riallacciava i pantaloni e che spegneva le luci.
Si avvicinò e mi sussurrò: – Allora lo scambio di favori è fatto cara troietta. Chissà se tuo marito sarà contento…
E se ne andò lasciandomi con i miei sensi di colpa.
Il giorno dopo non andai al lavoro. Mi vergognavo. Avevo paura di incontrarlo. Rientrai dopo tre giorni.
Subito i colleghi mi vennero incontro complimentandosi con me. Non capivo…
Chiesi di mio marito… si… si.. certo era stato mantenuto nell’organico…. certo avevo fatto un bel lavoro… ma poi… come… io… trasferita… dove… dal Direttore Generale delle vendite? ? ? No, come… ha bisogno di straordinari… la sera… è una grande occasione mi dicono…. se farai bene il lavoro puoi chiedere ciò che vuoi…
Certo lo so, lo so, basta essere gentili… e disponibili… rispondo… e mi si bagna ancora la fica… pensando che sarò ancora la sua troia….. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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