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Il pacco

“Tenga… e grazie” dico al fattorino dopo aver firmato la ricevuta per il pacco, rigorosamente anonimo.
“Annaaaa, è arrivato! ”
“Uff. , aspetta che sto finendo” mentre si passa la matita negli occhi davanti allo specchio.
“Che c’è? ”
“è arrivato il pacco da Milano”.
“Tu devi essere malato….. pensavo scherzassi”
Tolto l’imballo la scatola si presenta di un nero lucido, con due cuoricini nell’angolo sinistro in alto e una scritta rossa: game of lovers. Una volta aperto, al suo interno troviamo un vibratore nero dalla forma realisticamente fallica, due paia di manette rivestite di velluto anch’esso nero, una specie di passamontagna di pelle con dei legacci all’altezza della nuca e per finire un gatto a nove code anch’esso in pelle.
“Ti puoi vestire di tutto punto, andare in bagno, frustarti e masturbarti da solo se vuoi, … tu sei scemo se pensi di usare queste cose con me….. , maniaco pazzo… ” mentre lo dice mi sembra di cogliere un leggero sorriso sulla sua bocca. Tornata a truccarsi il mio più grande problema era adesso nascondere il tutto, ma dove? Sotto il letto no, sua mamma poteva trovarsi da quelle parti riordinando la stanza. Dietro il mobile del computer? Neanche li mi sembrava un idea geniale. Nell’armadio! Ma certo, dietro quella pila di maglioni e gonne troppo confusionaria per far venire la voglia a qualcuno di metterci le mani.

Anna guarda con attenzione le vetrine alla ricerca di quegli stivali che le piacciono così tanto mentre io mi annoio da morire, a quest’ora dovrei essere a casa a studiare il costituzionale, materia che mi angoscia tremendamente visto che gli esami sono esattamente tra un mese.
“Questo modello non mi piace, avrei dovuto telefonare a tua sorella per chiederle dove li ha comprati, uffa. ”
Mentre mi tiene per mano, la mia testa è già da un po’ che pensa al pacco ricevuto un ora prima.
“Entriamo che li provo”, la mia angoscia cresce sapendo quanto tempo saremmo rimasti dentro il negozio provando vari colori e vari modelli, ma sono cose alle quali non posso sempre sottrarmi, ogni tanto la devo accompagnare in questi pallosissimi giri di compere.
“37 e mezzo, neri. Grazie”. Si siede. Tolte le scarpe e seduta su un basso sgabello, Anna parla con una ragazza che le siede vicino dei tacchi squadrati oppure bassi, del colore che sta andando per la maggiore e così via. Il suo piede, ancor più bello velato dalle calze nere, poggia sulla moquette con le dita leggermente divaricate. Se penso al piacere che a volte sa darmi, ne sono quasi geloso della sua nudità.
Preso uno stivale per i bordi superiori, alzando la gamba forza un po’ con il piede per farlo entrare. Una volta calzato si alza e si mette di profilo davanti allo specchio
“come sto ? ”
“bene”
“ti piacciono? ”
“si molto”, sperando che si decidesse subito senza provarne altri.
“li prendo” fu la frase liberatoria, e una volta pagati ci avviamo alla macchina senza che Anna, naturalmente, si perda una sola vetrina lungo il percorso e non importa se gia le ha guardate prima “potrebbe essermi sfuggito qualcosa”. L’unica cosa che mi piaceva quando accompagnavo Anna, era l’acquisto dell’intimo. Mi piaceva darle e sentirmi chiedere pareri, e pensare gia come le stessero addosso quelle o quelle altre mutandine, quel reggiseno a balconcino o quel tanga che serve per mettere i pantaloni aderenti. Si, era uno spasso.
“ti ho fatto perdere un sacco di tempo vero? ”
“un po’ ma non fa nulla”
“dai che però ne hai viste di ragazzine oggi eh? “, mentre mette la mano sulla mia, impegnata gia con la leva del cambio. Effettivamente un aspetto delizioso di questo pomeriggio erano le ragazze che davanti agli specchi sporgevano il culetto in fuori per testare l’aderenza di un pantalone, o si lisciavano i fianchi per far cadere bene la gonna.
Il pomeriggio passò con me a studiare e Anna a decorare un piatto in ceramica come le avevano insegnato al corso frequentato l’anno prima. La sera a guardare una videocassetta. Del pacco nessun accenno.
Tornato a casa metto il pigiama, vado in bagno a lavarmi i denti e mi infilo nel letto. Preso il telefono chiamo Anna.
“Stavi già dormendo? ”
“no, guardo il Costanzo show”
“c’è qualcuno in particolare? ”
“due palle, c’è il ministro della sanità che litiga con i medici in sala. E tu? Che stai facendo? ”
“avevo intenzione di finire di leggere la vita interiore, ma mi sa che per stasera non reggo. ”
“ti ho sfinito oggi, vero? Heheheh ma non ti fa male, invece di stare tutto il giorno sui libri o davanti al computer”
“si ma almeno non devo farmi chilometri a piedi guardando tutte le vetrine di Siracusa. ”
“poverino, è stanco lui. Vuoi che ti faccia un massaggino? ”
“mi farebbe piacere, si”
“ahh, così nel collo al bimbo mio.. ”
“così va meglio”
“tu avresti bisogno di una geisha non di una ragazza”
“tu sei la mia geisha”
“pel selvilti signole mio, … hehehehhe”
“sei adorabile quando fai la scema”
“però ti piaccio, anche tu sei adorabile ma sei molto più scemo di me”
“ti vorrei qui con me”
“lo sono già, sono a fianco a te”
“hmmm lo vorrei proprio, qui sotto le coperte… ”
“bello, il letto è già caldo…. e anche tu lo sei”
“non cominciare…. ”
“hmmm sembra che tu lo Abbia duro…. porcello”
“me lo stai toccando? ”
“si, non senti la mia manina? ”
Non era certo la prima volta che le nostre telefonate prendevano questa piega.
“come sei messa? Hai la luce spenta? ”
“la ho già spenta da tempo, e sono a pancia in giù”
“con il culetto per aria.. hmmmm… che mi sto perdendo… ”
“io sono li con te e tu qui con me, .. ricordi? mi vedi? Chiudi gli occhi… ”
“si ti vedo, …. ti sto toccando il culo”
“sento, …. ma non ti viene meglio con la mano dentro il pigiama? ”
“toglilo, ti voglio nuda… ”
“anche tu”
“ok aspetta… ” mi tolgo tutto e lo butto ai piedi del letto, “fatto, e tu? Ti sei spogliata? Sei di nuovo a pancia sotto? ”
“si, mi piace sentirmi le lenzuola così, sul corpo nudo… ”
“riesco a sentire il tuo odore, il calore della tua pelle.. ”
“prendilo in mano e pensa che sia la mia”
“ok, è un po’ bagnato… ”
“hmmm, lo sento, scivola bene nella mia mano”
“anche io, ti sto passando la lingua lungo la schiena, la senti? Così, salgo lungo le caviglie, il polpaccio, l’interno coscia, e.. adesso il culetto, ti sto allargando le natiche, senti la punta della lingua? Così calda, sono sul tuo buchino, tutt’intorno”
“si, vuoi che spinga un pochino? ”
“si, così entra la punta della lingua, lo sento che lo allarghi, mi fa impazzire. ”
“anche a me, sto spingendo come se dovessi andare di corpo, mphh.. senti? ”
“sei stupenda, passati la manina sotto la pancia, lì, si carezzati il pelo… ma non scendere di più”.
La ho veramente davanti i miei occhi. “Gian ti stai toccando? ”
“si, lo ho in mano. È durissimo.. ”
“accarezzati i testicoli… piano… l’interno coscia.. così.. ”
“mi piace”
“bagnati un dito, mettilo in bocca ed insalivalo”
“fatto…. ”
“passalo ora sulla punta, tutt’intorno.. Lo stai facendo? Quella è la mia lingua.. ”
“la sento. Ti piace il mio sapore? ”
“sa di buono. Mi sono girata, sono a pancia in su”
“il sopra te lo sei tolto? ”
“aspetta …………….. fatto, sento un po’ di freddo però”
“adesso passa. Toccati il seno, strizza piano piano il capezzolo, è duro? ”
“si, aspetta…. Lo ho leccato” sa bene quanto mi piace che si lecchi e si accarezzi, posso vederla, le gambe divaricate, con le piante dei piedi però congiunte, la mano su un seno che lo spinge verso la bocca, il collo teso in avanti e la lingua che passa tutt’intorno al capezzolo. Nella mia mente c’è una foto chiarissima della sua dolce espressione mentre fa tutto questo. Si, mi sembra di impazzire.
Mi ricordo quando frequentavamo una coppia di amici nel paese vicino Siracusa, Cassibile. Per tornare facevamo un pezzo di autostrada, la Siracusa – Gela, e spesso chiedevo ad Anna di masturbarsi in macchina mentre io guidavo. Abbassava leggermente il sedile, girava la testa dall’altra parte e infilata una manina nell’apertura davanti della salopette e cominciava a masturbarsi. Io mi limitavo a metterle una mano nell’interno coscia e strizzare leggermente, oppure carezzarle il pancino. Che bellezza, guardarla poi godere, tendere le gambe, spingersi un po’ in su con il bacino, vedere irrigidirsi le dita dei piedi in quei sandali larghi, e sentire i suoi sospiri, la voce del suo orgasmo. Il resto della strada a volte la faceva poi dormendo, oppure masturbandomi dolcemente con la manina, ma senza portarmi all’orgasmo.
Questi ricordi non fanno che eccitarmi di più.
“mentre continui a menarlo, con l’altra mano accarezzati le palle.. ”
“ho il telefono, come faccio? ”
“io lo tengo poggiato sul cuscino, tienilo fra la spalla e la faccia”
“ok, mi sto anche accarezzando le palle”
“adesso bagna il pollice e l’indice con i tuoi umori e toccati anche tu i capezzoli”.
Quando facciamo l’amore, spesso Anna mi lecca i capezzoli, mi piace la sensazione che mi provoca, ma anche adesso mi eccita molto passarmici le dica scivolose, se mi provoca tanto piacere, e sono un uomo, chissà cosa prova Anna.
“dimmelo quando ci vuole poco…. Voglio venire insieme a te”
“si, ma ancora no” risponde Anna con un filo di voce.
“vorrei essere veramente li con te, ti va che apro il pacco di oggi? ” ormai Anna non mi risponde quasi più, so che vuole che la mia voce l’accompagni fino all’orgasmo.
“ti sto mettendo le manette alle caviglie e ai polsi. Le senti? Non puoi più muoverti. Sei incapace di reagire, e posso fare ciò che voglio adesso. Guarda il vibratore, fa un po’ paura nero com’è. te lo passo in mezzo al seno, lo senti? Vuoi che lo accenda? Fatto… senti come vibra? Lo senti sul pancino? Sto scendendo e ti snerva vero? Ma non puoi muoverti. Non puoi. Te lo sto passando lungo le gambe. Nella pianta dei piedi. Ti fa solletico? Nonostante cerchi di divincolarti non ci riesci, … è inutile. Ti ho appena girato a pancia sotto, e ti ho sollevato sulle ginocchia. Ma che bel buchino… è stretto. Senti la lingua? Lo sto insalivando. ” Mentre la mia mano scorre ormai molto veloce sul mio pene.
“lo senti vibrare sull’ano? Spingi un pochino, .. così, solo la punta… mentre però ti sto scopando… solo che invece del dito, dietro, ti sto passando questo vibratore.. nero… riesco a sentire le vibrazioni anche sul cazzo…… ”
“io… io.. sto. per.. ”
“anch’io.. amore.. dai.. ”
“mpphhhhhh”
“si, .. insieme… mphh”.
Segue un po’ di silenzio, “ti è piaciuto? ” le chiedo ancora con il fiatone.
“si molto, sei un maiale.. heheh”
“dobbiamo provare veramente con quelle cose che ho comprato… ”
“uff.. non rompere, poi si vede.. heheh”.
Ci salutiamo, e con difficoltà riesco a prendere con una mano sola i fazzolettini sulla mensola, ho combinato veramente un pasticcio, e mi scappa una risata soffocata. Poi cado in un sonno profondo.

“sveglia, sono le otto” mio padre mentre poggia il caffè sul comodino.
“mi sto alzando.. aspetta”
“se invece di studiare a casa di Anna studiassi a casa, potresti alzarti più tardi”
“uff, c’è troppo casino, lo sai”, infatti casa mia era un centralino telefonico tra mia sorella e mio fratello. Si ascolta sempre musica oppure la si suona al piano a mezza coda nel salone, oppure c’è la donna dei servizi che sembra non abbia mai niente di meglio da fare che riordinarmi la stanza, anche se ha tutte le ragioni visto che riesco a combinare un casino nel giro di 5 minuti.
Mi chiudo in bagno e cerco di fare pipì, è una comica quando la mattina mi sveglio con un erezione, se infatti, essendo duro, cerco di prendere la mira non riesco a fare nulla, allora non resta che inclinare il corpo poggiandomi con una mano al muro tipo barzelletta, hehhe. Riuscito nell’impresa decido di fare una doccia, e sotto l’acqua non posso fare a meno di pensare al pacco, a quello che avremmo potuto fare io e Anna. Legarla? E poi? Certo che sarebbe stato quanto meno buffo. L’idea però mi eccita. Avrei goduto della vista di lei con manette ai piedi e ai polsi, alla mia mercé, una bambola, la mia bambola, che avrei girato e rigirato a mio piacimento.
“ciao” sulla porta dopo che mi ha aperto.
“ciao amore, come hai dormito? “.
È bellissima, con il pigiamone, i calzettoni e i capelli scombinati. Mentre beviamo il nostro caffè Anna più volte mi ha sorriso, e non riesco bene a comprenderne il motivo. Finito mi prende per mano e mi porta in Camera sua, devo aver fatto proprio una faccia da scemo quando sul letto vedo il pacco aperto e tutto il suo contenuto di fuori.
“vieni.. ” mentre mi fa sdraiare e si mette accanto a me. Una delle cose che mi piace del nostro rapporto è che non si basa su ruoli prestabiliti, quando Anna ne ha voglia me lo fa capire senza problemi e non ha alcun timore a prendere l’iniziativa, questo è uno di quei casi.
“ieri mi è piaciuto molto”
“anche a me” molte volte fantastichiamo al telefono mentre ci masturbiamo, e quella di ieri è stata una fantasia nuova, un gioco che non avevamo ancora fatto. Mi comincia a spogliare, tutto, è particolarmente intraprendente stamattina e mi eccita molto.
“e tu? Non ti spogli? ”
“shhhhhh” e prende le manette. Comincia a mettermele ai polsi.
“ma. ? ” un po’ stupito, ma il gioco si fa interessante ed inaspettato per questo più eccitante.
“e ora ai piedi”, che sta succedendo? Sovverte le parti….
Sono abituato alle sue stranezze come lei lo è alle mie, ma stavolta mi rendo poco conto di quello che sta succedendo, lo stupore si mischia all’eccitazione, dove vorrà arrivare?
“Ti senti impotente? Posso fare di te ciò che voglio adesso, e non puoi reagire… non vuoi reagire, sei mio oggi, il mio giocattolo. Oggi ti uso a mio piacimento….. ” Avvicina il viso al mio pene ormai tesissimo. Sono talmente su di giri che il mio cazzo vibra ad ogni pulsazione del mio cuore, come se volessi pompare più sangue ma non posso, sono saturo all’estremo. Mi annusa, si riempie i polmoni del mio odore, ma senza toccarmi. Mi fa sentire il calore del suo alito sulla mia cappella, è snervante, vorrei rompere queste manette e possederla in maniera violenta, goderla più per uno sfogo che per altro, punirla per quello che mi sta facendo e invece niente, non posso muovermi… , si sono suo. Si apre la giacca del pigiamone e la butta per terra, si china su di me in modo da farmi sentire i suoi capezzoli duri, appuntiti su di me. Si toglie anche il sotto, le mutandine e i calzettoni. No, non so se resisterò a lungo, il mio respiro si fa pesante, sento caldo e la punta del pene è divenuta la parte più calda del mio corpo, .. soffro.
Apre l’armadio, che fa? Quale altra diavoleria le sta passando per il cervello? Il suo foulard? Che intenzioni ha?
“Si sta facendo tutto buio bimbo” mi solleva leggermente la testa, passa la stoffa da dietro e mi benda. Sono solo adesso, un abisso, sento il mio cuore battere, ogni singolo palpito, ogni mia sensazione viene centuplicata. Quale supplizio è questo? La mia mente diventa un tutt’uno con ogni centimetro del mio corpo, ho una piena percezione di me adesso, corro lungo la schiena, adesso sono nei piedi, faccio capolino dalla spalla, come sentinella pongo in allerta ogni poro della mia pelle in attesa che succeda qualcosa. Tutto diventa ovattato. Una mano. Il ginocchio. Mi sta accarezzando, ma non con il palmo bensì con le unghie. La mia pelle è stoffa che si arriccia al tendersi dell’elastico. I testicoli, è lì, mi sento sfiorare i peli. Le unghie, maledette strumento di tortura. Sulla spalla, ma non è solletico è brivido. Calore, l’ombelico, la lingua larga e ora appuntita dentro. Scende, di nuovo larga, gira, si sta girando, il bacino, l’inguine. Sali ti prego, inghiottimi il pene, supplico in silenzio mentre torco un po’ il busto.
Niente. Freddo. L’orecchio, un alito caldo “sei mio… ”
“mphhh” è l’unica cosa sottovoce che riesco a farmi uscire dalla bocca socchiusa.
Movimento. Il materasso si abbassa ai lati della mia testa. Mi giro da un lato, la pelle, i suoi piedi, è sopra di me allora. Odore, si odore.
Anna accosciata e con una mano appoggiata al muro sopra di me, con l’altra, indice e medio, apre la fica. Rumore, forse si sta anche titillando il clitoride. Odore, si odore. Non oso tirar fuori la lingua. So che vuole solo che ne percepisca la presenza a pochi centimetri dal mio volto. Nel buio della mia mente la vedo sopra di me, occhi socchiusi e che gode dello spettacolo. Il pene cola sul mio ombelico.
Movimento, materasso che si muove. E ora? La pianta calda del suo piedino sulla mia faccia, liscia. Le dita che mi aprono la bocca, la mia lingua avida…. Le lecco le dita, le succhio l’alluce, è lei che sta scopando la mia bocca.
“girati”, ubbidisco.
Si sdraia su di me, mi lecca la nuca e le spalle, sento il pelo del suo pube sulle mie natiche. Mi lecca i fianchi, mi sembra di morire. Lingua. Morsi. Mani.
Mi mette le mani ai fianchi e mi fa alzare sulle ginocchia. Io con il sedere all’aria? È impazzita. Ah, il gioco dell’umiliazione. La lingua sui glutei. Morsetto sui glutei. Una mano passata sotto la pancia comincia ora a masturbarmi piano, a stringere la mano attorno al cazzo e salire, per fermarsi con una leggera pressione giusto sotto la cappella. Larga, calda, sull’ano la sua lingua passa lenta, calda e morbida. Molte volte quando me lo prende in bocca, si bagna un dito e mentre mi masturba ne entra appena la punta nel buco. Le piace sentirlo stringere spasmodicamente quando mi fa venire, e comunque a me piace e mi fa venire quasi subito.
Spinge la punta, che sensazione.
Zzzzzzzzzz…… No, quello no. Il vibratore. Nero. Non sono mica frocio, pensavo. Ma penso che gli stessi nervi e lo stesso afflusso di sangue che provoca piacere in una donna che si fa leccare dietro o prendere è anatomicamente lo stesso in un uomo. Il punto è se piace o no che sia una donna oppure un uomo a farlo. E sotto questo punto di vista io sono tranquillo. Da una donna, e soprattutto da Anna avrei accettato di tutto. Da un uomo mi era, anche solo l’idea, repellente, anche se rispetto gli omosessuali.
Ho sentito la cappella nera appoggiarsi al mio sfintere, vibrare, e la lingua di Anna girarmi intorno l’ano.
“spingi… come se vai di corpo.. ” . si sta vendicando? Per ieri sera? Conoscendo Anna è più provabile che voglia farmi sentire le stesse sensazioni piacevoli che prova lei.
La lingua calda, la vibrazione, l’eccitazione per la situazione fanno si che Anna riesca ad entrarne un po’ nel mio ano. Sensazione strana, la mano sul pene, la lingua sull’ano e un vibratore in culo. “mi fa male” sono riuscito a dire piano. Ora sono convinto che il dito di Anna nel sedere quando mi masturba è sicuramente meglio di un vibratore.
Adesso è la sua lingua che mi esplora dove prima mi aveva un po’ forzato il vibratore. Questo mi fa piace molto e mi lenisce un po’ il dolore.
“girati”. Mi toglie prima le manette ai polsi, poi ai piedi ed infine la benda. È sconvolta in viso, e lo devo essere sicuramente pure io. Appoggio la schiena al muro e Anna si mette cavalcioni su di me. Abbiamo fatto l’amore nella maniera più dolce sino allora. Abbiamo rubato l’uno all’altra ogni microscopica sensazione, abbiamo goduto pienamente dei nostri corpi, abbracciati, sudati…. sconvolti.
Il pacco adesso lo tengo nascosto a casa mia, nella mia stanza, e ogni tanto quando facciamo l’amore per telefono ci ripromettiamo di usarlo, ma stavolta io su Anna. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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