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Il risveglio

Quel mattino mi svegliai io per prima. Detti uno sguardo a mio marito, ancora addormentato, pensando a quanto era dolce in quella posizione quasi fetale. Un certo dolorino nelle parti intime però mi fece tornare subito in mente che non era poi così dolce, quando si metteva in testa certe cose… Sorridendo fra me e me gli diedi un leggero bacio sulla guancia e mi alzai per vedere come stava la piccola, che dormiva in un lettino accanto al comodino. Scostai la tendina e… dio santo!!!
Una vampata di calore mi arrossò il viso, e dovetti ricadere a sedere sul letto dall’emozione: la piccola era tranquillamente sdraiata a pancia in su, scalciando a più non posso e borbottando fra se e se nel suo incomprensibile linguaggio di bimba di pochi mesi… il problema era un altro! Infatti teneva stretto fra le braccia, e lo mordeva con evidente piacere… il nostro vibratore!!! Quello dall’inequivocabile forma di fallo… con tanto di vene e color rosa carne! Lo leccava, lo mordeva, e ogni tanto lo sbatteva con forza sulle sbarre del lettino. La sua piccola boccuccia rosa riusciva a malapena a circondarne la punta, ma la cosa sembrava bastarle!
Credo che non scorderò mai quella scena finché avrò vita, così come non scorderò mai le 200 emozioni che si susseguirono in me in pochi secondi. La prima fu quella di orrore. Certo, faceva orrore vedere la mia piccola, tenera, e innocente figlia, ciancicare beata uno strumento tanto “perverso”, diciamo così. Sembrava un immagine oscena e spaventosa. Subito dopo però la sua beata tranquillità, la sua serenità, tutti quei gorgheggi soddisfatti, mi riportarono con i piedi per terra, e realizzai che per lei non aveva lo stesso significato che aveva per me. Di certo era un giocattolo fantastico, visto l’entusiasmo con cui lo agitava e lo sbavava di saliva!
Subito dopo mi venne in mente che per fortuna l’avevamo lavato, dopo l’uso, e misi così a tacere la mia coscienza di madre un po’ in ansia per i germi e quant’altro.
Seduta sul letto cominciai così a ridacchiare: era davvero uno spettacolo insolito, e aveva del divertente, ora che mi ero calmata. Decisi di svegliare mio marito, per farci due risate insieme ma… qualcosa mi fermò. Avevo paura. Di cosa? Non lo sapevo. Sentivo una strana preoccupazione, che non sapevo razionalizzare. Ci pensai molto, continuando a godermi i fraseggi della piccola, che non si staccava dal fallo finto neanche per un secondo. Ecco, ora lo sapevo. Avevo paura che mio marito potesse… si, potesse trovare la scena eccitante. Lo so, ha dell’assurdo, e mio marito non è di certo un pedofilo, però conoscevo la sua passione per le ragazzine. Era solo una fantasia, che probabilmente condivideva con molti altri uomini, e spesso ci avevo giocato, assumendo quel tono da bimbetta che lo faceva impazzire, però… insomma, ero incerta. Non sapevo come avrebbe reagito.
Mentre mi giravano in mente questi dubbi mi chiesi come era possibile che il vibratore si trovasse nel lettino… eh si, doveva esserselo preso da sola, attraverso le sbarre. Doveva averla attirata col suo colore… e mi tornò in mente il perché quel vibratore fosse lì, poggiato sul comodino…

La bimba non ci aveva fatto dormire neanche quella notte. Tanto per cambiare… Che fosse difficile fare i genitori, lo sapevamo, ma che bisognasse star svegli di notte e dormire in ufficio… ce ne stavamo rendendo conto solo ora! La piccola stava mettendo i dentini, capite. Da parecchi giorni lanciava vocalizzi degni di Maria Callas tutte le santi notti, e a nulla valevano i nostri sforzi per calmarla. Poi il lampo di genio, una veloce passata del dito sulle gengive per controllo e… eccolo lì, l’incriminato! Un sottilissimo e taglientissimo bordo di dente, che ostinatamente aveva deciso di venire fuori… Povera la mia piccina! Le avevamo comprato decine di quei cosi di gomma che si masticano e, quando smetteva di urlare e ne addentava qualcuno, per qualche minuto la cosa sembrava funzionare ma…. di certo non dovevamo avere un bell’aspetto, io e mio marito, dopo tutti quei giorni di “veglia”!
In ogni caso la faccenda aveva avuto dei risvolti positivi, perché dopo il brusco risveglio a 20. 000 decibel, dopo le innumerevoli passeggiate per casa con il mostro urlante in braccio, dopo le ninna nanna cantate (e a volte suonate! ) da mio marito, quando finalmente la peste si calmava, io e lui non avevamo ormai più sonno! Ci eravamo ritrovati a letto, a guardare il soffitto, con gli occhi cerchiati… ma sbarrati! .
E allora c’era venuta voglia. Si, proprio voglia di “quello”: quale modo migliore per sfruttare queste veglie forzate? Insomma, da quando ci eravamo sposati, capitava ormai poche volte di fare l’amore in piena notte, e così ci eravamo dati alle pazze gioie, riscoprendo una voglia di amarci e divertirci che non sentivamo da un po’.
Quando si è fidanzati, nei week-end fuori, l’amore si fa a tutte le ore, ma soprattutto di notte, per non perdere neanche un minuto. Poi, una volta sposati, la possibilità “virtuale” di farlo in ogni momento ti leva quell’ansia, quel desiderio di riempire la giornata di sesso, e così ci si rilassa. Si fa la sera, poi si dorme. Si fa il sabato mattina, la domenica pomeriggio… insomma, non di notte. E fare l’amore di notte è molto diverso che farlo di domenica mattina, cavolo!
Le prime sere, dunque, ci eravamo amati appassionatamente, quasi come se ci fossimo persi e poi ritrovati. Ci eravamo baciati per lunghissimi minuti, coccolati e viziati a vicenda… ci eravamo riscoperti teneri e appassionati. Poi, col passare delle notti, ci eravamo fatti più arditi. Sembrava che ci fossimo messi insieme la notte del primo urlo, e che stessimo riscoprendo pian piano tutte le gioie del sesso! Avevamo riprovato posizioni ormai dimenticate, giochetti divertenti di cui mi ero anche vergognata, a un certo punto della mia vita da “signora”! Che errore… Avevo rispolverato tutti i miei vestitini sexy, tipo quello nero lucido che lo faceva impazzire… (quella sera, quando uscii dal bagno con quello indosso lui, che era in piedi, rimase 10 secondi a bocca aperta, e poi crollò sul letto fingendo di agonizzare, cosa che mi riempì di orgoglio, anche se rovinammo tutto precipitandoci immediatamente al lettino della pupa per verificare che non si fosse svegliata! )
Insomma, anche la notte prima la bimba ci aveva svegliato intorno alle undici con i suoi urli lancinanti, si era fatta giustamente coccolare dal papà, poi dalla mamma, poi di nuovo dal papà. Poi aveva voluto la mela tritata, poi aveva voluto il suo coso da mordere, aveva lanciato un altro paio di urli e si era finalmente addormentata, tenendo con la sua piccola mano il mio dito. Avevamo messo il lettino con le sbarre vicino al nostro letto, anche se ci eravamo riproposti di rimetterla nella sua cameretta non appena fosse passato il periodo dei denti. Comunque quella notte era lì, vicino a noi, finalmente col suo sorriso da angioletto che dorme stampato sul viso.
E io e il mio amore ci eravamo ritrovati pieni di desiderio l’uno nelle braccia dell’altro. Avevamo intenzione di fare l’amore fino all’alba, tanto l’indomani sarebbe stato sabato. Quella notte, infatti, raggiungemmo un buon livello di perversione, per due persone “comuni” come noi, e cioè la… doppia penetrazione! I rapporti anali fanno abitualmente parte della nostra routine, diciamo così, ostacolati solo leggermente da me per l’iniziale sofferenza e i terribili effetti collaterali finali! Ma “durante” il rapporto, il piacere che provo è talmente intenso da farmi apprezzare, alla fin fine, anche le precipitose quanto poco eccitanti fughe al bagno…
Quella notte insomma, dopo aver fatto l’amore in modo tradizionale, Roberto aveva insistito un po’ per farlo anche in quel modo e io, come al solito, mi ero lasciata convincere. Il dolore questa volta non c’era stato, merito probabilmente dello stato di eccitazione in cui ero da ore, e stavamo godendo allegramente nella tipica posizione ” a pecorina”, al riparo da sguardi indiscreti grazie ad una tendina sul letto della piccola.
Poi Roberto, come folgorato da un’idea improvvisa, mi aveva chiesto di aspettarlo un attimo, di toccarmi un po’ nel frattempo, ed era sparito di là. Aveva trafficato nell’armadio delle cianfrusaglie, quello su cui avevamo appeso la scritta “Perdete ogni speranza o voi che entrate”. Poi aveva armeggiato anche col lavandino e infine, al suo rientro mi aveva detto: “chiudi gli occhi, amore… ” con quel tono malizioso che ha quando sta pensandone una delle sue.
Io avevo chiuso gli occhi, continuando però a toccarmi, con le gambe leggermente divaricate. Lui le aveva aperte di più, fin dove arrivavo. E infine avevo capito cos’era tutto quel mistero. Qualcosa di freddo si era appoggiato delicatamente sul mio sesso aperto, e premeva per entrare. Avevo sospirato di gioia e di eccitazione… il nostro vibratore!! Ma dove l’aveva ripescato… l’avevo dato per disperso, col trasloco e tutto il resto, e invece eccolo lì, che timidamente si faceva strada fra i miei umori.
Ci avevamo giocato un bel po’. Poi, non so bene come, mi ero ritrovata di nuovo montata da dietro, ma con quel vibratore che premeva per entrare nella mia fessurina. Ricordo che, mentre mio marito spingeva lentamente il vibratore dentro, per paura di farmi male, il timore e la voglia di quell’esperienza mi avevano fatto tremare.
Ma la faccenda aveva preso una piega molto da film hard di terza categoria, e mi stavo divertendo un sacco nella parte di “Adriana la porcona”!
Il fallo di gomma era penetrato dolcemente, ma inesorabile, nel mio sesso. Ricordo di aver provato una sensazione del tutto particolare. Di piacere, certo, ma anche di tensione, per la potenziale pericolosità di quell’operazione. Avevo avuto paura che il sottile strato di tessuto fra i due corpi che mi penetravano potesse rompersi, e non importa che poi fosse una possibilità remota… la cosa mi aveva eccitato e spaventato insieme.
Roberto era impazzito di piacere, borbottando frasi senza senso fra le quali ogni tanto avevo captato dei “ti amo”, degli “amore mi fai impazzire” ma anche dei “che troia che sei”! La cosa ad ogni modo non mi aveva dato fastidio, poiché mi sentivo perfettamente calata nella parte!
Una cosa che mi aveva eccitato particolarmente era pensare allo spettacolo che si stava godendo Roberto… Il mio sedere rotondo, aperto, il mio sesso gonfio, penetrato dal vibratore… una scena che mi eccita anche adesso, al solo ripensarci!
L’orgasmo che era seguito era stato fortissimo, spaventosamente emozionante. Venimmo quasi contemporaneamente, amandoci come mai prima. Il mio di orgasmo fu davvero insolito, stranamente “liquido”, non saprei spiegarmi.
Il “dopo” era stato molto dolce, ci eravamo baciati a lungo, sussurrandoci domande sceme e risposte ancora più sceme. Dopo ci eravamo addormentati mano nella mano, come due teneri fidanzatini. E… avevamo lasciato il vibratore sul comodino!

Ecco come erano andate le cose quella notte… Ora non mi restava che decidere se svegliare mio marito, o cercare di levare quel fallo dalle manine della mia piccola, senza farla piangere.
Guardai mio marito che dormiva. Era bello, come al solito. Con quei capelli neri come ali di corvo, con quella carnagione scura, con quelle mani affusolate che sapevano suonare il pianoforte e il mio corpo con altrettanta bravura.
Lo guardai, e mi sentii una stupida per aver dubitato di lui.
Avremmo riso insieme di quella cosa, avremmo cercato insieme un valido sostituto al vibratore per i denti della piccola, e… avremmo serbato nella mente forse per sempre quella buffa, tenera e… si, dolcemente eccitante immagine di quel mattino!
Mi chinai su di lui, baciandogli piano le labbra. “Amore? ? ? Ho una cosa da farti vedere… ” FINE

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