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Il salone della parrucchiera

Mia moglie insisteva da tempo perchè non andassi più dal barbiere per i capelli, lamentandosi che aveva un taglio vecchio. Insisteva che dovevo andare da qualcuno più giovane. Mi dispiaceva lasciare il barbiere, in fondo ci ero affezionato da tempo. Ma anche il barbiere decise di chiudere, avendo la possibilità di andare in pensione, così dovetti per forza cercare un’alternativa. Fu sempre mia moglie a consigliarmi una parrucchiera che faceva anche “uomo” e che lei conosceva per varie vicende. Oltretutto, aveva il salone abbastanza vicino, così accettai. Pur se non era la parrucchiera di mia moglie, fu questa a prendere i contatti ed a fissarmi un appuntamento. La prima volta mi trattò decisamente con attenzione, anche se l’ambiente era del tutto differente.
La parrucchiera amava particolarmente il pettegolezzo, su tutti dai cantanti ed attori ai vicini di casa. Parlava, parlava, parlava, all’infinito, ma con la grande capacità di non dire nulla. Tuttavia mi piaceva, anche perchè era una ragazzina molto giovane, molto sicura di sè, portava i capelli, biondi, tagliati a caschetto. Amava indossare gonne lunghissime, che la fasciavano nel suo corpo magro, in genere con un ampio spacco su di un lato. Spesso indossava dei maglioncini stretti, forse di due misure inferiori, che le mettevano in evidenza i seni sodi, ma non sovrabbondanti. Aveva un’aiutante poco più che adolescente, ma con un’aria carina e provocante. Avevo preso a frequentarla con regolarità e, di norma, mi riceveva fuori dall’orario normale, facendomi entrare ed abbassando la serranda, per evitare i controlli, diceva. L’aiutante arrivava all’orario del salone, ma fino al suo arrivo eravamo quasi sempre soli. Anzi, aveva preso l’abitudine di offrirmi anche un caffè che prendevamo assieme in una pausa del trattamento. In genere tentavo di sottrarmi al suo fiume di parole, leggendo, ma lei teneva solo riviste di acconciature o riviste femminili. Optavo per queste ultime, perchè le acconciature femminili poco mi interessavano. Così ebbi modo di accorgermi quanto spazio dedicano le riviste femminili agli affari di sesso, magari con precisazioni e dettagli che, visti con una certa ottica, potevano anche diventare eccitanti. Non so se per pudore o per cosa altro, però non mi dilungavo oltre nella lettura, limitandomi a scorrerne le pagine, In qualche modo volevo evitare che lei si accorgesse del mio interesse per alcuni particolari. Ogni qual volta potevo, facendo anche ricorso agli specchi, sbirciavo il suo corpo avvolto nei vestiti così aderenti, cercando di immaginare la biancheria che portava sotto.
Una volta, arrivato all’ora dell’appuntamento, vidi che c’era una cliente già seduta nella poltrona. Lei precisò che stava finendo e mi fece accomodare. Avvolta dal telo nero, la cliente non lasciava intravedere gran chè perchè potessi minimamente farmene un’idea. Vedevo solo il suo viso allo specchio e mi sembrava una signora carina sui 35 anni. Dalla mia posizione, mi dedicai ad osservare con cura la parrucchiera inguainata nelle sue usuali gonne lunghissime. Questa volta si trattava di una gonna in maglia di lana, coordinata con un top sempre in maglia di lana, del medesimo colore che le lasciava scoperto una larga fascia attorno alla vita. Intuii che lei non portava il reggiseno, così passai ad esaminare il culo per capire quale altro capo di intimo indossasse. Piegandosi in avanti, ebbi la sensazione di cogliere la traccia di un perizoma. La signora sfogliava una rivista femminile. Commentò qualcosa, che non colsi. Sentii solo lei che diceva che il top less era per quelle che se lo potevano permettere, esprimendo l’opinione che la cliente sarebbe stata benissimo. Si rivolse a me, chiedendomi cosa ne pensassi.
Risposi di non avere seguito i loro discorsi. Lei ripetè l’apprezzamento riconfermando che secondo il suo parere la cliente poteva permettersi di indossare un top less. Non sapevo cosa dire, se non altro perchè non mi aspettavo di essere interpellato su di un argomento simile, ma anche per il fatto che non avevo bene inquadrato la cliente, così che, se anche avessi voluto, non avevo elementi per esprimere un giudizio. Giudizio, per altro, pericoloso e in ogni caso da evitare. Rimasi sulle generiche, dicendo che l’importante dovesse essere il fatto che la donna in top less dovesse sentirsi a proprio agio e non lo facesse solo per imitazione di altre. La cliente condivise l’opinione. Lei propose ad entrambi il caffè e si allontanò dicendo che andava a prepararlo e che sarebbe tornata subito. Appena uscita, la cliente si alzò dalla poltrona e, toltasi la mantellina nera, piroettò si sè stessa, esibendosi.
“Che le pare, pensa che potrei indossare il top less ? “, mi chiese. Aveva una camicetta in cotone, lavorata all’uncinetto, con larghi fori, da cui si vedeva benissimo che indossava un reggiseno nero. Aveva due bei seni prosperosi, rotondi, eretti. Lei tornò ed intervenne: “…
Ma così non si può rendere conto bene … ” commentò. La cliente la guardò: “.. si, … forse, hai ragione …. ” disse tra sè e sè.
“… Dai, non ti fare problemi … tanto … è spostato, quindi sa come …. “, continuò lei, lasciando in sospeso la frase “… conosco sua moglie, è stata lei a mandarmelo … “, proseguì, come se questo avesse una qualche importanza. La cliente, rivolta verso di me in modo apparentemente casuale e con fare incurante, cominciò a slacciarsi la camicetta. La tolse, appoggiandola con grazia sulla poltrona.
“E adesso cosa ne dice? “, chiese. Devo essere arrossito, perchè lei continuo: “… d’accordo, non basta …. ” e, mettendosi le mani dietro alle spalle, sbottonò il reggiseno e lo tolse, appoggiandolo sopra la camicetta. Rimase a torso nudo, lasciandomi stupito. Aveva due seni ancora più belli di quanto non mi fossero parsi prima, sodi, eretti, forse avrebbe potuto non portare neppure il reggiseno.
“Si, penso proprio che lei possa indossare il top less … ” dissi e, lasciandomi andare, aggiunsi “… e facendo anche una bella figura … “.
“Grazie, spero non lo dica solo per compiacermi … “. Lei disse che il caffè avrebbe dovuto essere pronto e sparì dalla stanza. La signora non fece cenno di rivestirsi, rimanendo a torso nudo. Sedette di nuovo sulla poltrona. Vedevo i seni di lei allo specchio. Colsi che se ne era alzato uno con una mano, accarezzandoselo. Lei arrivò con il vassoio e le tre tazzine di caffè. Mi chiese di avvicinarmi per berlo assieme, spingendo una poltrona verso di me. Eravamo tutti e tre vicinissimi. La signora prese una tazzina e ne porse a me un’altra. I suoi seni resistevano sodi a quella libertà dai tessuti. Veramente, doveva essere splendida. La immaginai con un tanga.
“E cosa mi consiglia come top less? Pensa che potrei portare un tanga? ” Sembrava avermi letto nel pensiero. Dissi che si, forse, un tanga poteva andare bene, ma anche qualcosa di sgambato. Dopo avere appoggiato la tazzina, si alzò dalla poltrona. Alzò la gonna, girandomi le spalle:
“… Qualcosa come questo? “, chiese, mostrandomi un perizoma di tessuto trasparente. Aveva due chiappe altrettanto favolose che faceva giusto il paio con qui seni meravigliosi. Lei commentò che non se lo sarebbe potuto permettere, perchè aveva le chiappe troppo piccole. La signora chiese di vederle.
“Ma … spero tu stia scherzando … – disse lei, arrossendo – … non vorrai … ”
“Su … dai .. tanto siamo solo noi … chi altri vuoi che ti veda … ” la esortò la signora. Lei sembrava incerta sul da farsi. La signora insistette:
“… Tanto … lui è sposato … sa come sono … certe cose … “.
“… Cosa mi fai fare … ” commentò lei, ma, come un automa, mise le mani alla gonna e la slacciò, sfilandosela per i piedi. Appena l’ebbe abbassata sulle cosce, ebbi la visione di un culetto minuto e sodo, di due chiappette strette, ma eleganti, apparentemente dure, come chi fa nuoto o palestra. Effettivamente, indossava un perizoma di tessuto lucido, nero, che le poneva in maggiore evidenza quel bel culetto. Anche se sarebbe bastato avesse abbassato la gonna quel tanto che era necessario per mostrare le chiappe, si era tolta del tutto la gonna. La signora le girò intorno, incurante di essere a torso nudo e con addosso, anche lei, solo il perizoma e, per giunta, di tessuto trasparente, tanto che potevo vederle il folto pelo nero sul triangolo della fica. La signora non si limitò a guardarla, ma prese a carezzarla sulle natiche, in modo tale che sembrava volerla palpeggiare con aria del tutto non innocente.
Lei divenne rossa. La signora non rinunciò, anzi posò una mano sul seno di lei, toccandolo quasi con forza. Lei era sempre più rossa.
“Facci vedere come staresti in top less … ” insistè la signora. Ero imbarazzato anch’io, anche per influsso dell’imbarazzo di lei, avendo la sensazione che non fosse proprio a suo agio. Lei non disse nulla, indugiò solo un momento, poi si sfilò dalla testa il top. Aveva due tettine piccole e sode, che ben facevano il paio con le natiche. Onestamente, mi sembrava più carina della cliente. La signora si volse verso di me e, tenendola per le braccia, la fece girare, quasi come se avesse l’intenzione di esibirmela. Mi chiese che cosa ne pensassi. Non sapevo cosa rispondere, ma farfugliai:
“Si, anche lei potrebbe mettere il top less e … fare bella figura … ” Fu tutto quanto mi riuscì a dire. Lei era paonazza. Guardò l’orologio e:
“Tra un po’ dovrebbe arrivare la ragazza … ” e si riappropriò del top, facendo il gesto di indossarlo.
“Ma … non vorrai lasciarlo così … il signore … ” Lei divenne ancora più rossa, se possibile.
“… Guarda, se vuoi, puoi andare di là … ma io proprio non posso, arrivano altre clienti … ” La signora mi chiese se avessi tempo, per fermarmi un po’ e risposi affermativamente.
“Allora facciamo così – propose con aria da chi programma – appena hai finito con me, vado di là ed aspetto. Tu gli fai i capelli e me lo mandi. Ma fai presto … so che, quando vuoi, sai essere veloce … ” Intanto, lei aveva reindossato anche la gonna e si era sistemata, come se nulla fosse accaduto. Solamente, era tutta rossa in viso. La signora si rivestì alla bell’e meglio, ma senza indossare il reggiseno, che infilò nella borsetta. Lei finì con la signora. La ragazza entrò proprio quando la signora aveva finito e stavo prendendo posto sulla poltrona. Lei divenne, nuovamente, paonazza al momento che la ragazza entrò nel salone, ma si controllò, seppure con uno sforzo che a me pareva evidente. La signora salutò e si allontanò dirigendosi nell’altra stanza. La ragazza la guardò non senza stupore. Lei non disse nulla ed era stranamente in silenzio fin tanto chè mi tagliava i capelli. Mi sussurrò in un orecchio:
“Vorrei avere tempo anch’io … ” Arrossì nuovamente. Quando ebbe finito, chiese alla ragazza di prendere qualcosa in magazzino. Uscita, mi accompagnò nell’altra stanza, dicendomi
“Sa … non volevo che la ragazza vedesse …. per uscire da dietro, la mia mica le indicherà la strada … dopo … ” Fece una pausa:
“… Se posso vengo … almeno … a sbirciarvi … vorrei … vedervi … farlo … “. L’altra stanza era poco più che un ripostiglio, con una porta che immetteva non so dove.
Entrai e lei riò la tenda alle mie spalle, sistemandosi i capelli. Passai la porta e mi trovai in un salotto, probabilmente la sua casa. La signora era seduta sul divano e stava sfogliando una rivista, con la televisione accesa su un programma del pomeriggio. Come mi vide, la signora sorrise, si presentò, scusandosi di non averlo fatto prima. “… Spero non le dispiaccia … fermarsi un po’ .. sa, siamo amiche da tanto e qualche volta … aiuta .. sa mio marito non può pensare … , non immagina che …. pensa ancora che dalla parrucchiera di vadano solo le donne … ” Sorrise, con aria complice.
“Ma, … venga … si sieda qui, … vicino …. “, aggiunse facendomi posto.
“Le va bene il divano? … Se preferisce andare di là, possiamo farlo … a letto, intendo….. Ma certo, lei ha capito … a volte, sono un po’ sciocca … ma, non accade spesso che … abbia … occasione … ” Mi ero seduto accanto a lei, avevo il cazzo duro dentro gli slip. Tuttavia, non avevo ancora chiaro come potessi dare inizio a quello per cui mi stavo prestando, pur avendo ben chiaro cosa stesse per accadere. Avevo la preoccupazione di non sbagliare la partenza. Depose la rivista.
“Penserà che sono sfacciata … avevo chiesto a lei, proprio perchè siamo amiche da tanto tempo, se aveva qualcuno di … sicuro, sa cosa intendo … discreto … magari anche … in gamba … così mi ha consigliato, mi ha assicurato che lei avrebbe garantito la … discrezione del caso, anche l’occasionalità e l’assenza di … strascichi …. e mi ha fatto venire … oggi, mi ha fissato l’appuntamento per oggi … “. Fece scorrere una mano sulla mia coscia, accarezzandola. Ricambiai, sentendola fremere al contatto della mia mano, anche se era ancora sulla stoffa della gonna. Osai e scesi verso il ginocchio, accarezzandolo e risalendo subito lungo la coscia, sulla pelle. Aveva una pelle liscia, fresca. Risalii con la mano lungo la coscia. Lei mi abbracciò, portando la sua bocca sulla mia. Le nostre lingue si toccarono, si intrecciarono, con foga, come se non aspettasse altro oppure, io non aspettassi altro. Forse, entrambi lo volevamo intensamente. Raggiunsi la stoffa del suo perizoma, la massaggiai attraverso la stoffa, cercando di sentire la fessura. Lei sembrava voler favorire quel tocco. In breve, si dedicò alla mia camicia, sbottonandola. Le sganciai la gonna. Apersi la sua camicetta, spinse in fuori il petto, come per ostentare i seni. La baciai sui seni, prima l’uno, poi l’altro. Non passò molto tempo che l’unico indumento che ci copriva restò l’orologio. I nostri corpi erano l’uno su quello dell’altra. Ora, non era più la mia mano a cercare la fessura della fica, ma il mio cazzo rigido, eretto, pronto. Sentivo le labbra della fica accarezzarlo, si aprirono. Entrò. Spinsi a fondo, entro facendosi largo tra le pareti, calde e strette. Le accarezzavo i seni. Mi muovevo dentro di lei, che rispondeva ai miei colpi, ansante e piena di partecipazione. Cambiammo posizione, la infilai da dietro, di traverso, con una gamba in mezzo alle sue. Dopo un buon numero di colpi con questa posizione, si svincolò alzandosi, ma inginocchiandosi subito davanti a me. Prese il cazzo con le mani, tenendolo diritto (anche se non ci sarebbe stata necessità alcuna, data la permanente erezione) e vi appoggiò la bocca. Dapprima, lo baciò con delicatezza sulla punta, poi le sue labbra si serrarono sull’asta, scendendo e ritraendosi in un pompino, durante il quale stringeva l’asta, accarezzava i coglioni. Continuò fino a farmi sborrare e scaricai nella sua bocca. Attorno alle labbra scorreva lentamente un filo di sperma, che risucchiò con un colpo di lingua. Si rivestì senza fretta, cosa che feci anch’io. Ci avviammo per uscire, senza passare per il salone della parrucchiera. Prima di uscire in strada, mi guardò diritta negli occhi, mormorando:
“… Grazie, è stato … bello … “. Mi venne alla mente che la parrucchiera aveva ipotizzato di venire a sbirciarci: chissà se l’avesse fatto. Se anche l’ha fatto non avevo certo avuto modo di accorgermene. FINE

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