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Il trasgressivo (prima parte)

Come tutte la mie storie pure questa è frutto esclusivo della mia fantasia per cui ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è puramente casuale.

Io e Gioia eravamo sposini novelli, innamorati, felici, senza nessuna preoccupazione finanziaria … e un po’ trasgressivi: io soprattutto.

Sin dal viaggio di nozze avevo cercato situazioni particolari, scambi di coppia principalmente e lei, non certo entusiasticamente, aveva accettato per farmi felice.

Mentre però io avevo una bella sposina fresca da offrire, in cambio cercavano di rifilarmi carampane, affamate di cazzo solo perché nessuno le voleva.

In compenso Gioia si trovava davanti nonni grassi, flaccidi, lascivi, cosa che anche a lei faceva passare la già scarsa ispirazione.

Non abbiamo mai, non dico litigato dopo che uno di noi aveva opposto il gran rifiuto, ma neppure discusso. Ciascuno approvava sempre in pieno il rifiuto dell’altro e la nostra trasgressività andava ogni volta a farsi friggere.

Ci siamo quindi dovuti rinchiudere all’interno della nostra coppia.

-Coraggio amore, verranno tempi migliori, ne sono sicuro.

-Elio, io prendo apposta la pillola, per evitare gravidanze indesiderate, ma a questo punto sono diventata curiosa anch’io e vorrei proprio provare il sapore di essere trasgressiva, almeno una volta! Poi una volta soddisfatta la curiosità, mi metterei tranquilla a sfornare figli: uno dopo l’altro! Ma lo farò solo dopo aver provato il sottile piacere del peccato.

-Ed io mi prenderò cura di tutti i tuoi figli. (ribattevo) Ho davanti a me la fattrice più bella del mondo e sono impaziente di collaborare alla sua produzione.

Queste discussioni terminavano sempre con grandi scopate che ci facevano felici, ma il mio pensiero fisso era sempre quello almeno una volta avrei voluto provare questa benedetta trasgressione.

Questa voglia era certo in grado di minare il nostro rapporto. Ogni unione, senza novità sarebbe stata una stilettata al nostro amore. Ne ero proprio convinto.

Finalmente mi venne l’idea:

-Gioia, con lo scambio di coppia non abbiamo certo avuto fortuna, ma quella non è l’unica trasgressione possibile. Non te la sentiresti di soddisfare contemporaneamente due maschi? Io ed un altro?

-Non sarebbe giusto Elio. A me senz’altro potrebbe piacere ma mentre quello mi penetrerà tu potresti solo restare a guardare, a macerarti dalla gelosia vedendomi scopare con un altro. Il nostro matrimonio si regge su basi ugualitarie, lo sai.

-Vero Gioia, ma ci sono tante donne al mondo! Questo potrebbe essere l’inizio, poi una seconda volta potrebbe toccare a me entrare nel letto con 2 femmine vogliose a mia piena disposizione: te ed un’altra di nostra comune scelta. Che ne dici?

Il bacio che lei mi diede ed il rapporto che ne seguì non ebbero bisogno di parole per esplicitarne la risposta.

Allora era deciso: ora si trattava di trovare i partners aggiuntivi.

Scartati i siti di incontri ed i social di porcelloni … ci trovammo con le mani assolutamente vuote.

Provammo addirittura a mettere una inserzione sul giornale: “Coppia giovane (22 anni lei 24 lui) cerca un uomo ed una donna da inserire nel loro rapporto. No coppie sposate, inserire fotografia. CP *

-Gioia, nella casella postale c’era una sola lettera. Sembra che neppure questo tentativo sia andato a buon fine, ed ora esito ad aprirla. Una lettera è uguale ad una risposta: come minimo uno di noi due resterà assolutamente deluso.

Gioia era più decisa di me: mi strappò la lettera dalle mani lacerandola in pochi istanti.

Una fotografia volteggiò verso il suolo mentre lei leggeva il biglietto allegato.

Il biglietto diceva semplicemente “Bella signora incontriamoci in via **** al bar dell’angolo!”

Io raccolsi la foto caduta: rappresentava un ometto di mezz’età, non particolarmente avvenente e che certamente ignorava cosa fosse una palestra.

-Bel buco nell’acqua anche questa volta (constatai) Niente per me ed un esausto per te. Forse è meglio che ci mettiamo l’animo in pace. Credo proprio che la trasgressione sia una favola metropolitana inventata per aggirare gli ingenui come noi. Mettiamoci tranquilli: adattiamoci alla conformità e cerchiamo di essere felici vivendo una vita normale come tutti gli altri.

Ero chiaramente abbacchiato e Gioia, nel vedermi così depresso, reagì.

Tese la mano:

-Fai vedere anche a me la foto?

Senza parlare gliela porsi e lei la esaminò:

-Così ad occhio non sembra nulla non solo di eccezionale ma neppure di normale direi. Tuttavia questa è la nostra ultima occasione. Mi ha dato appuntamento in un bar pubblico. Cosa vuoi possa farmi? Io proverei ad andarci. Parlare non fa male ed in questo modo mi toglierei anche l’ultima illusione. Che ne dici?

-Daccordo Gioia, io sarò comunque li vicino. Raggiungerò il bar prima di te e sarò naturalmente pronto ad intervenire in caso di bisogno.

Ero al bar dell’angolo di via ****, seduto davanti ad un caffè ormai reso ghiacciato dall’attesa.

Seduto ad un tavolino vicino al mio identificai l’ometto che ci aveva inviato la sua fotografia. Anche visto dal vivo non faceva questa grande impressione: una mezza sega magrolino e neppure molto alto.

Gioia sopraggiunse e lo identificò a sua volta. Gli si avvicinò e la vidi dirgli qualche parola mostrandogli la fotografia. Lui annuì ed immediatamente si alzò porgendole una sedia. Se non altro era un tipo educato. Mi sarebbe piaciuto essere una mosca per ascoltare quello che avevano da dirsi quei due, invece mi sarebbe toccato attendere la sera ed il resoconto di Gioia.

-Buon giorno, lei è la persona raffigurata in questa fotografia?

L’uomo diede una veloce occhiata e si alzò in piedi offrendomi una sedia.

-Sì, sono io, posso offrirle qualche cosa? Un caffè, un gelato, un liquore, non si faccia problemi.

-Un gelato andrà benissimo … ma parliamo della sua offerta, sono venuta appositamente ad ascoltarla.

Nell’attesa del cameriere lui si presentò:

-io sono Massimo, Max per gli amici. Anche non dovessimo raggiungere un accordo la pregherei di chiamarmi sempre così. Sarebbe per me un grosso vanto potermi definire anche solo “amico” di una donna giovane e bella come lei.

-Va bene: io sono Gioia e, se queste sono le condizioni, diamoci pure del tu. Non è mai il formalismo che conta, ma il rispetto della persona che ci sta di fronte.

Arrivò il gelato e mentre lo assaggiavo lui si appoggiò allo schienale per ammirarmi, poi si spinse in avanti giungendo a pochi centimetri dal mio viso.

-Così tu saresti il membro femminile di una coppia che vorrebbe tramutarsi in un trio avendo due maschi a tua disposizione?

About Il tiralatte

Ho deciso di adottare questo pseudonimo in onore di una vecchia professione del mio paese (sono Lombardo) che purtroppo ora è obsoleta me che ritengo sia, per il solo fatto di esistere al top dell’erotismo.

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