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In montagna con fantasia

Eravamo nella stanza tutti e due sdraiati sul letto ; eravamo appena arrivati in montagna dopo due ore di macchina e cominciavamo a sentirci stanchi.
Il giorno dopo poi saremmo dovuti andare a fare una lunga passeggiata e avevamo bisogno di dormire.
Nonostante questo eravamo tutti e due euforici, come desiderosi di qualcosa di diverso.
Erano diverse settimane che per vari motivi non facevamo l’amore e la voglia era cresciuta in noi diventando qualcosa di ossessivo e di perverso.
Io portavo indosso una tuta blu attillata in pail, lei invece portava un paio di jeans e una felpa rossa.
Ci venne subito in mente di fare un giochino piccante, come già una volta a casa ci era capitato di fare in videoteca.
Le presi i vestiti adatti dalla borsa, una gonna non troppo lunga, delle calze autoreggenti nere e delle scarpe col tacco molto belle e sensuali.
Si cambiò davanti a me facendomi pregustare i giochini erotici che avremmo fatto poi, e si mise in modo da farmi notare che sotto la gonna non aveva messo le mutandine.
Lei, una volta pronta, uscì di casa da sola e scese al bar sottostante, si sedette ad un tavolino appena dentro alla porta e accavallò le gambe in un modo che avrebbe fatto svenire un squadra di calcio e sgonfiare tutti i palloni. Io potevo vederla dalla finestra della cucina.
Lei ordinò da bere qualcosa e si mise a sgallinare con dei ragazzi del posto che subito si accomodarono al suo stesso tavolo.
Potevo vedere i loro sguardi eccitati e le loro mani che si muovevano sotto il tavolo per toccarsi le patte, già probabilmente gonfie.
Il piano era quello di mettersi in mostra il più possibile senza però dare pubblicamente scandalo, fare immaginare o intravedere qualcosa e poi quando la persona o le persone si avvicinavano troppo, abbandonare il campo e venire a far l’amore con me.
Licia continuava a muovere le gambe facendo salire impercettibilmente la gonna, poi le accavallava al contrario e ad un occhio attento in quel momento sarebbe apparso il folto pelo nero della fica.
Così probabilmente era accaduto, perchè ad un tratta uno dei ragazzi le passò una mano sulle cosce.
Lei si girò verso la finestra e mi mandò un sguardo malizioso, poi presa la mano del ragazzo e gliela spostò andandogliela ad appoggiare sulla patta dei pantaloni.
A quel gesto risero tutti quanti, poi lei si alzò e ancheggiando in modo molto provocante uscì dal bar e venne incontro a me che la aspettavo davanti alla porta. In quel momento vidi i tre ragazzi che parlavano tra loro, facendo probabilmente dei commenti non troppo delicati sulle curve di Licia.
Insieme ci dirigemmo verso il campo di calcio, a quell’ora era tutto buio e sarebbe stato il posto perfetto per far l’amore senza che nessuno ci disturbasse.
Arrivati sul posto, ci sdraiammo sull’erba , proprio dietro le panchine.
Lei cominciò ad eccitarmi raccontando cosa i ragazzi le avevano detto, che l’avevano toccata dappertutto, inventandosi anche dei particolari spinti, come il fatto che lei li aveva assecondati tastando loro i cazzi e facendo vedere la fica nuda.
Io avevo ormai il cazzo fuori dai pantaloni e ben in tiro glielo misi in mano, poi le alzai la gonna e cominciai a leccarle la fica già in parte bagnata.
Leccavo con molto ardore e Licia mugolava ad occhi chiusi.
Poi le allargai per bene le cosce, le alzai le gambe verso l’alto e iniziai a infilarlo nella fessa, godendomi i primi istanti meravigliosi, in cui le pareti si allargano al passare della verga , opponendo appena un po’ di resistenza.
Tenevo tra le mani le due tette e le stropicciavo con molto vigore; il reggiseno era buttato sull’erba e i capezzoli inturgiditi erano liberi di muoversi e di essere leccati.
Lei mi toccava le natiche muscolose e di tanto in tanto infilava, mettendosi poi a ridere, delle dita nello spacco, arrivando sino al buco , facendomi trasalire.
La misi alla pecorina e glielo infilai dentro, questa volta toccandole io il culo e giocando a metterle un dito nell’ano.
Eravamo quasi sul punto di venire quando sentimmo dei rumori provenire dal bordo della strada, ci girammo tutti e due e vedemmo i tre ragazzi del bar che ci stavano guardando da non so quanto tempo.
Ci alzammo e cercammo di coprirci il più possibile, io mi rivolsi a loro dicendogli di andarsene.
Il più alto dei tre però alzò le mani come per dire di non preoccuparsi, che non avevano cattive intenzioni, disse che se noi non volevamo non avrebbero fatto niente alla mia fidanzata, gli sarebbe bastato stare lì a guardarci.
La proposta ci disorientò un poco.
Poi Licia in un orecchio mi disse che se avessero giurato di non avvicinarsi troppo , a lei sarebbe piaciuto.
Anche a me l’idea non dava fastidio e così, poco alla volta cominciammo a lasciarci andare.
Licia tolse le mani dal seno e questo riapparve in tutta la sua prorompente bellezza.
La gonna ricadde a terra e le sue autoreggenti vennero accolte con una esclamazione molto colorita da parte dei ragazzi.
Poi si chinò e prese in bocca il mio cazzo per farlo tornare duro.
Nel frattempo i tre ragazzi si erano avvicinati e seduti a due metri da noi, avevano tirato fuori il cazzo dai pantaloni e cominciato a menarselo con foga.
Ben presto riprendemmo a scopare come prima, solo di tanto in tanto sia io che Licia davamo un’occhiata ai tre per vedere cosa stavano facendo.
In un orecchio Licia mi disse che avevano dei cazzi niente male e sempre sottovoce si mise a raccontare una delle solite fantasie che ci eccitavano in quei momenti.
Questa volta però la fantasia era molto vicina alla realtà e la cosa che ci sconvolgeva era che se avessimo voluto avremmo potuto metterla in pratica in quello stesso momento.
Quell’idea ci eccitava da impazzire, ma restava solo nella nostra mente e non desiderava essere messa in pratica.
Anche i tre ragazzi ansimavano come noi, ogni tanto si alzavano e cambiavano posizione e in quel momento sembrava che si volessero avvicinare ed infilare i cazzi nei buchi rimasti liberi , invece si risedevano subito e continuavano a masturbarsi, scambiandosi delle parole che però non riuscivamo a sentire.
Poi cambiammo posizione e Licia si mise sopra di me a smorzacandela.
Dopo un po’ che spingevo, vidi uno dei ragazzi mettersi alle mie spalle e menarsi il cazzo stando in piedi, proprio all’altezza della bocca della mia fidanzata.
Era comunque distante e non trovai nulla da ridire.
Da quella posizione lo potevo vedere bene ; era grosso come il mio, forse un po’ più lungo e luccicava alla luce della luna come se fosse stato bagnato.
Licia lo guardò per un po’, i suoi occhi erano sbarrati dal godimento, sembrava avesse in mente qualcosa poi ci si buttò sopra come una assetata e si mise a succhiarlo con una voracità sconvolgente; se lo ingoiava sino in fondo per poi ritirarlo fuori e baciare la cappella.
Sembrava irrefrenabile , era come se si fosse trattenuta sino a non poterne più ed in lei fosse scoppiata la pazzia.
Quello fu il segnale anche per gli altri due; uno glielo mise in mano, l’altro invece si avvicinò da dietro e glielo infilò nel culo.
Scopavamo nel modo più disordinato che si potesse immaginare.
Licia era spinta verso l’alto, verso l’avanti e verso l’indietro.
Nella sua bocca si alternavano i tre cazzi, spesso anche due contemporaneamente.
Eccitato all’inverosimile da quella visione non riuscii più a trattenermi e le venni dentro.
Ero esausto, ma né Licia, né i tre ragazzi sembravano soddisfatti.
Mi tolsi da sotto e mi sdraiai sull’erba senza perdere d’occhio quello che stavano facendo.
Dopo che mi ero allontanato, l’avevano girata con la schiena per terra e adesso uno alla volta la stavano sbattendo, mentre gli altri due le toccavano le tette e le tenevano aperte le gambe.
Le sue gambe erano divaricate e i piedi erano puntati verso la luna.
La sua mani erano attaccate alle schiene muscolose, si muovevano lungo quei corpi stringendo le loro natiche e accarezzando il petto e le spalle.
Quando furono tutti troppo stanchi per continuare, a turno le sborrarono in bocca.
Alla fine l’aiutarono gentilmente a vestirsi.
Ci saremmo immaginati una cosa volgare e squallida dopo un rapporto di questo tipo ed invece i tre fecero di tutto per farci sentire a nostro agio.
Ci accompagnarono fino a casa e parlammo molto di ciò che ognuno faceva nella vita e vedendomi un po’ abbattuto mi dissero che avevo una fidanzata meravigliosa che mi amava moltissimo e che nulla mai avrebbe rovinato il nostro rapporto.. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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