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Intimo

Ogni giorno mi fermavo di fronte a quel negozio di biancheria intima e lingerie per permettere alla vista di posarsi su quella vetrina e di andare oltre, liberando la mia fantasia.
In realtà non si trattava di nulla di osceno o di eccessivamente perverso legato ai capi esposti. Non sono certo un feticista e non erano gli indumenti ad eccitare la mia fantasia. La causa della mia eccitazione era la proprietaria: Jasmine.
Una donna di circa trent’anni (verosimilmente ventisei anni) senza alcuna prerogativa particolare eccezion fatta per l’essere, a mio avviso, carnale in un modo inverosimile. Spiego meglio il senso dell’aggettivo utilizzato per descrivere la signora in questione: generosa nelle forme e circondata da tutto quell’intimo di varie forme e tessuti, lei rappresentava per me l’idea stessa del sesso. Anzi il tormento e l’estasi che deliziava le mie fantasie e accompagnava ormai ogni mio sogno a occhi aperti.
Mia moglie, Margherita, era l’esatto contrario, come sempre accade nella vita. Non che il mio fosse un matrimonio infelice, tutt’altro! Dal giorno in cui Adriano (io) e Margherita annunciavano ad amici e parenti la data del loro matrimonio, non credo che nessuno dei due si fosse mai pentito di quell’insano gesto.
Sia sentimentalmente che sessualmente tra lei e me c’era una notevole intesa, tuttavia Margherita era il nome di un delicato fiorellino e Jasmine (che a dire il vero vuol dire gelsomino! ) era evocativo di mille e una notte, insomma era il mio sogno proibito, una specie di tarlo che giorno dopo giorno erodeva la fedeltà del mio amore e indeboliva la mia struttura psichica, quasi si trattasse di un’antica cattedrale sorretta da contrafforti in pietra e architravi in legno in cui, però, il legname fosse ridotto ormai a un colabrodo di fori circondato da polvere di segatura.
Credo non avesse notato che io la stessi osservando.
Lei era al bancone, sorridente come sempre. L’avevo adocchiata da quando era iniziato quel lavoro di ristrutturazione del palazzo che ospitava il suo negozio.
Sinceramente non riuscivo a ricordare un solo giorno, fosse stato anche di nebbia o pioggia, in cui lei avesse una faccia triste o anche solamente velata di tristezza. Persino gli occhi di quella donna sorridevano!
All’anulare della sua mano sinistra c’era una fede, ma io non ero mai riuscito né a vedere né a intravedere questo fantomatico marito.
Giorno dopo giorno, la quotidianità dei nostri incontri ci aveva condotto dai freddi e asettici buongiorno, ai meno formali salve e, quindi alla consuetudine insita in un ciao seguito solitamente da un informale “tutto bene? “.
Recentemente lei si fermava anche a scambiare quattro chiacchiere e talvolta era capitato fossimo andati insieme a prendere un caffè.
Infatti quando lei decideva di concedersi una pausa picchiettava sull’impalcatura e io capivo che era un’invita a farle compagnia.
Stavo per tornare a casa e quella sera mi sarei sentito probabilmente definire un maniaco da mia moglie, perché le avrei confidato la pazza idea che era maturata, in tutti quei giorni, dentro di me.
Montai sul mio furgone, che s’accese con difficoltà, quasi mi suggerisse che per quella sera sarebbe stato meglio non rincasare o soprasedere su certe idee.
Lungo tutto il tragitto non feci altro che grattarmi la testa, quasi che la perversione delle mie intenzioni mi pizzicassero il cuoio capelluto peggio di mille pulci.
Mia moglie era sufficientemente aperta di vedute, come si suole dire eravamo amici e complici, inoltre nella nostra intimità eravamo una coppia “moderna”, ma lei di sicuro era sempre stata molto gelosa e possessiva nei miei confronti (anch’io nei suoi d’altronde).
Dopotutto avrei proposto la mia “fantasia” come tale, verificando nello sguardi di lei se ci fosse uno spiraglio o meno, per vendere quel “insano” desiderio trasformarsi in un qualcosa di più concreto.
Entrai a casa e, posando il giubbotto all’attaccapanni, mi soffermai davanti allo specchio posto nell’ingresso, fissandomi perplesso. Ma che razza di uomo ero! ? Accidenti, sembravo uno dei miei figli, avevo la loro stessa espressione quando avevano combinato o meglio stavano per combinare una marachella, pienamente consapevoli delle conseguenze e della probabile, quanto logica, punizione.
Tirai un lungo sospiro, facendomi coraggio e proseguii il mio percorso verso la cucina, sperando inutilmente che il tragitto fosse lungo, anzi interminabile.
Già sulla soglia mi ritrovai a incrociare lo sguardo di mia moglie e non riuscii a sostenerlo neanche un secondo, abbassando i miei occhi prima verso il pavimento, poi alla ricerca di un imprecisato qualcosa in quella stanza che non fosse la mia legittima consorte.
– Adriano, cosa hai? –
Santo cielo! O per Margherita ero un libro aperto o forse, com’era molto più probabile, attraversando il corridoio non avevo lasciato attaccata allo specchio quell’espressione da bimbo che ha rubato la marmellata.
– Niente Margherita, te ne parlo dopo, adesso credo non sia il momento. –
Lei mi fissò dolce e perplessa, come qualcuno che ti vuole bene e si stia chiedendo in che casini ti sia messo. Probabilmente avevo scelto un tono un po’ troppo serio e preoccupato per quella risposta, trasmettendo l’impressione che fosse qualcosa di realmente importante, magari connesso al lavoro.
La cena fu consumata in fretta, ma ad addormentare il più piccolo dei nostri figli ci impiegai più del previsto, il che si rivelò un punto a mio favore, perché ebbi tutto il tempo per riflettere sulla reale consistenza delle mie intenzioni.
Mi ero accorto che avevo dato troppe cose per scontato. Jasmine, il dirsi ciao e l’andare a prendere il caffè insieme nulla aveva a che vedere con il fatto che lei fosse disponibile ad iniziare una relazione o ad avere una semplice avventura con me. Margherita, proporle qualcosa così di botto senza aver perlomeno sondato il terreno era un’idea folle. Io, come intendevo portare avanti la cosa?
Già mi sono scordato di dire quale fosse la mia “insana” idea! Ecco la mia vera ossessione era un rapporto a tre e quello che dovevo riuscire ad organizzare era una tresca basata su un senso di particolare complicità tra mia moglie e la sorgente stessa dell’idea insana.
Jasmine m’ispirava l’idea della lussuria più sfrenata, del sesso inteso e vissuto come piacere assoluto a prescindere dal numero e dal genere dei partner (ipotesi tutta da verificare), Margherita per quanto la conoscevo io era una donna dotata di una certa fantasia, ma proporre una condivisione del proprio uomo e un rapporto con degli elementi omosessuali era ben diverso dalla normale sessualità di coppia, seppure vissuta con disinvoltura.
Mi accorsi che la cosa era stata talmente sentita come un’ossessione che in realtà nemmeno io avevo sviluppato delle vere e proprie fantasie. Cosa avrei mai potuto fare con due donne? Madre natura rende agevole a una donna rendersi disponibile per più uomini, ma non il contrario!
Per un attimo mi balenò l’immagine del mio sesso conteso tra loro due e la cosa mi eccitò a sufficienza per indurmi a proseguire nel mio progetto. Margherita già altre volte aveva “gradito” la visione insieme a me di film “hard”, non che il nostro rapporto ne avesse bisogno (si deve sempre dire così, no? ), ma ogni tanto avevano messo un po’ di pepe sotto le lenzuola, portando le fantasie di entrambi su quel limite che poi rende la pelle più sensibile a ogni successiva sollecitazione (o solleticazione? ).
Ecco! Un film che proponesse un rapporto a tre poteva essere lo spunto di riflessioni e la possibilità di sondare, tramite le indiscrezioni che mia moglie avrebbe fatto, se la sua mente era pronta o meno a recepire certi stimoli.
Restava Jasmine. Avrei potuto genericamente introdurre la questione scambi di coppia sotto forma di generica notizia giornalistica di qualche quotidiano e da lì cominciare la mia analisi psicologica nei suoi confronti (insomma avrei tastato il terreno, prima di tastare ben altro! ). Soprattutto avrei esplorato che tipo di donna potesse essere mai una che vendeva biancheria intima.
Poi sarei potuto andare a prendermi qualcosa di particolarmente sexy da lei e “verificare” le sue “attitudini”. Avrei potuto portare anche Margherita a prendere qualcosa di sexy, verificando se tra le due fosse realizzabile una certa complicità.
Mi venne un dubbio: e se poi fossero diventate amiche?
Ecco, mi ero scordato di un altro particolare: cosa avrei voluto in fine dei conti? Un’esperienza elettrizzante, una relazione duratura e consapevole da parte di entrambe o crearmi una sorte di harem?
Pensai che bendarmi la testa prima di essermela rotta era prematuro.
Di sicuro il mio desiderio di fare sesso con Jasmine c’era e altrettanto sicuramente ero deciso a farlo, poi- il poi erano solo semplici ghiribizzi che mi frullavano per la testa.
La cosa che mi mise veramente in imbarazzo fu vedere mia moglie sdraiata sul letto, velata appena dalle trasparenze del suo intimo.
L’amavo, l’amavo alla follia e di sicuro era l’unica donna io desiderassi avere al mio fianco per il resto della vita, eppure la voglia di “assaggiare” Jasmine mi stava dilaniando. Insomma tra invecchiare insieme e una “botta” di vita c’è molta differenza! Mi fissai un attimo nello specchio a persona intera della nostra stanza matrimoniale, non ero poi messo male per aver ormai varcato la trentina da un bel po’, certo non avrei mai potuto competere fisicamente con un ventenne, ma con l’esperienza avevo accumulato parecchi punti in fascino, si dice che in gioventù si è bravi a “darlo” ma non a “dirlo”, io ora ero certamente diventato bravo a “dirlo”, in quanto a “darlo”, non mi pareva di essere peggiorato granché.
– Amore, ma lo sai che ti trovo ancora un bell’uomo? –
Strano un attimo prima non m’ero travato poi cosi male, eppure adesso che mia moglie aveva esordito con quella frase mi sentivo in realtà invecchiato e decisamente soprappeso, anzi ai miei occhi l’addome s’era improvvisamente gonfiato a dismisura.
– Vecchio e grasso ecco quello che sono! –
Fu la mia risposta sconsolata. Improvvisamente anche tutte le certezze che avevo maturato sulla possibilità di conquistare Jasmine erano svanite.
– Allora mi vuoi dire quello che non mi hai raccontato a cena? Si tratta del lavoro, problemi? –
Ecco una buona scappatoia che mi avrebbe concesso ben due vantaggi, una buona scusa per temporeggiare con Margherita e una pezza d’appoggio per avere del tempo e dedicarmi a Jasmine!
– Sì amore, credo che dovrò fare parecchio straordinario e avrò così meno tempo da dedicare a te e alla famiglia! –
Dissi tutto ciò con un’espressione realmente sofferente.
– Tutto qui? Chissà cosa mi credevo! Mi avevi fatto preoccupare.
Comunque se proprio devi, non ti preoccupare.
-Bene, anzi benissimo. Adesso sarei dovuto essere solo più avveduto e meno imprudente.
Domani è un altro giorno e i sogni avrebbero aiutato la mia fantasia a escogitare qualcosa per l’indomani. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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