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La sfilata di biancheria intima

Quando aveva accettato l’invito per quella piccola sfilata, l’aveva fatto di getto.
Era andata al negozio, aveva provato i completi di pizzo, quelli di seta, quelli rossi, quelli neri.
Alla fine aveva optato per il fucsia di tulle e pizzo, uno slip alto, piuttosto castigato, un reggiseno coppa C senza ferretto e una parigina con lo spacchetto, autoreggenti color pelle e sandali con il tacco a spillo.
Non ci aveva pensato più, ma la mattina del giorno stabilito erano affiorati i dubbi.
L’esibizionismo naturale di cui era dotata stava vacillando, ma ormai era tardi per tirarsi indietro.
Lui sorrideva senza commenti a quelle che chiamava “le sue pare”, felice di questa nuova occasione di gioco.
Il locale era gremito: attira sempre la biancheria intima, così come le signore un po’ rotonde che la indossano e che si lasciano guardare accettando, con una sorta di soddisfazione, gli apprezzamenti più o meno scurrili.
La musica a battito cardiaco creava un’atmosfera pruriginosa, le luci rosse sparate qui e là facevano molto spettacolo hard, non restava che calarsi nella parte.
La prima ragazza, una giovane straniera, aveva un culo fantastico, di quelli che parlano: inutile coprirlo, meglio un ridottissimo perizoma con uno scollatissimo negligé che lei si era tolta, con nonchalance, una volta arrivata sulla pista rotonda un po’ rialzata.
Il mormorio in sala aveva decretato l’apprezzamento.
Difficile competere con quella ragazzina.
Era il suo turno.
Lentamente, misurando ogni passo e contraendo i glutei per enfatizzare voluttuosamente la camminata, aveva quasi sfiorato le figure maschili e femminili sedute tutt’intorno.
Un giro completo giù dalla pedana e poi sopra.
Il reggipetto non conteneva completamente i seni rotondi e alti, che fuoriuscivano in buona parte.
Il pizzo della parigina di tulle appoggiava morbidamente sul bordo delle calze lasciando scoperto tutto il metro e dieci di gambe di cui disponeva.
I tacchi a spillo neri sembravano altissimi, soprattutto quando aveva flesso il busto, a gambe tese, leggermente divaricate, fingendo di sistemare il cinturino della scarpa.
Le piaceva giocare alla donna fatale, per il piacere di lui, ma anche per sentire gli sguardi sulla pelle, caldi come e più delle mani.
Lasciava che occhi la spogliassero definitivamente della biancheria, che si insinuassero tra il solco dei glutei, che giocassero a increspare i capezzoli morbidi e sensibili, che accarezzassero il pelo morbido e ricciuto del monte di venere.
Il d. j. aveva alzato la musica.
Lei aveva abbassato uno spallino, dapprima, e, poi, l’altro.
Un giro su se stessa, sembrava finita lì, invece, come già aveva visto fare da una spogliarellista, si era slacciata il reggiseno e l’aveva tolto in un unico movimento fluido.
Facendo roteare quella piccola nuvola fucsia sul dito indice, l’aveva lanciata a caso.
Come su una giostra al momento del codino, mani maschili si erano protese per afferrarla, ma era stata una femmina ad accaparrarselo.
Lei non poteva vederla, ma lo sguardo della donna lasciava pochi dubbi sulle sue intenzioni.
A lui non era sfuggito.
Sull’applauso finale glielo aveva sussurrato fra le labbra.
La serata si preannunciava calda ed interessante.
La sfilata di biancheria intima era finita.
Champagne per tutti.
Il gioco era riuscito bene per il piacere delle partecipanti e degli intervenuti.
Tra un bignè e un salatino, l’atmosfera era rimasta un po’ arrapante e arrapata.
Quella discoteca era notoriamente un po’ …. libertina, tutte quelle femmine
vestite di niente avevano sortito un bell’effetto, apprezzabile a vista e …. palpabile sotto la cintura dei pantaloni dei numerosi maschi presenti.
Lei era sempre un po’ distaccata …. apparentemente.
Le riusciva facile, il suo aspetto imponente e lo sguardo impenetrabile, la mettevano al sicuro da indesiderati approcci.
Un po’ di musica disco.
A lei piaceva ballare, seguiva il ritmo mettendo in mostra il suo pezzo forte e strusciando, di tanto in tanto, il fondoschiena contro la patta di lui, che le afferrava i fianchi e se la incollava addosso con un movimento ondulatorio piacevole da subire e da vedere.
Capitava anche che qualcuno la toccasse con intenzione, lei non si sottraeva, ma non lasciava mai capire se fosse o meno interessata.
Troppo caldo.
Erano andati a vedere i giochi al primo piano.
Niente di veramente stimolante.
Appoggiati dietro la tenda, in fondo al corridoio, si stavano assaggiando vicendevolmente con la lingua.
L’angolo era buio, nascosto, ma non troppo: le piaceva molto, lo trovava eccitante, non sapeva mai di chi fossero le mani che la palpavano, che si insinuavano sotto la gonna e avanzavano, sfacciate, a toccare la rotondità dei glutei, la morbidezza della pelle al limite delle calze, l’umidore del suo fiore pulsante, senza slip.
Lei lasciava fare, incontrando, a caso, turgide mascolinità da stringere, da far godere con sapienti carezze, fino a sentire sospiri lunghi ed appagati e le mani bagnate.
Stavano giocando da un po’, quando avevano avvertito la presenza di un’altra femmina.
L’odore del sesso già in tiro, era inequivocabile.
La donna aveva in mano una piccola nuvola fucsia, il reggiseno lanciato prima!
Il tulle aveva trattenuto l’aroma delle poche gocce Chanel n. 5 che si era lasciata cadere nel solco fra i seni e glielo stava facendo annusare.
Lei lo riconobbe.
Prima che potesse riprenderselo, la donna l’aveva trascinata in una stanza, su un letto e si era lanciata sulla sua femminilità con una forza e un possesso che non ammettevano intrusi.
Ai due maschi, nulla era rimasto da fare se non guardare toccandosi.
La lingua della donna era esperta.
Le stava succhiando quelle labbra, ora tenera, ora imperiosa, aiutandosi con la mano.
Quella mano, piccola e affusolata, stava cercando di entrare tutta dentro di lei.
Non ci sarebbe riuscita, ma era un piacere forte, quasi un dolore.
Il piacere di trasgredire nella trasgressione.
La voleva, voleva sentire quella mano, vederla sparire fra le sue cosce spalancate.
Sì, sì, sì, stava per scontrarsi con la punta dell’icerberg e non poteva farci niente, soprattutto, non voleva sottrarsi all’impatto.
Ecco, era arrivato.
Senza darle tempo, lui l’aveva presa, con forza, prolungando i sussulti che ancora risalivano fino al cervello.
La donna sembrava paga di quanto aveva avuto e l’accarezzava.
Le aveva dato un ultimo bacio, tenendole la bocca con la mano.
Quello che sentiva, ora, sul palato era un maschio.
Sì, la lingua femminile si era ritirata rapidamente per far posto a quella turgida mascolinità di notevoli dimensioni.
Le sembrava quasi di soffocare.
Aveva, allora, preso ad accarezzare quell’asta con la lingua, cercando di resistere ai colpi e ai contraccolpi dei due uomini.
La situazione accelerava il respiro e i battiti.
Si lasciava profanare con gioia e soddisfazione.
Il piacere stava montando ancora.
Ad occhi chiusi, vedeva i due maschi che andavano e venivano dentro di lei.
Oh sì, eccolo, ecco i colori dell’arcobaleno che si frantumavano in tante piccole stelle colorate.
Buio totale per un attimo.
Le due coppie scherzavano, ora, amabilmente accarezzandosi distrattamente, ma per quanto? FINE

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