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L’amica e la notte

Non si vedevano da più di un anno, da quando erano andati insieme a bersi una birra.
Avevano lavorato insieme per un mese, avevano giocato, scherzato e parlato moltissimo ma nonostante ci fosse una latente attrazione, constatarono solo che avevano un grande feeling e tra loro tutto rimase al livello di amicizia.
Lui scherzava sulla grandezza dei suoi seni e su quanto avrebbe voluto vederli, lei rispondeva alle battute con simpatica arguzia e femminilità.
Giocavano spesso su temi sessuali, forse per esorcizzare quell’attrazione cui non volevano abbandonarsi.
Finì il lavoro, scambio di numeri di telefono e classici “… non sparire eh… ? ” , ma loro due furono gli unici a risentirsi.
Uscirono insieme un paio di volte, l’ultima lei gli aveva prestato un Compact Disc e questo fu forse l’unico motivo per cui continuarono a sentirsi.
Per un anno e più ebbero un costante contatto telefonico, si chiamavano, si raccontavano le loro vite, si confidavano esperienze positive e negative, tutto questo mentre il tempo passava e ognuno di loro aveva la sua vita, le sue storie.
“Riusciremo mai a vederci ? ” si dicevano quasi ogni volta, ma poi per un motivo o per l’altro ogni appuntamento saltava puntualmente.
Si telefonarono, si scambiarono le solite chiacchiere, lui faceva le solite battute sulle sue grandi tette e che avrebbe voluto vederle, lei stava al gioco rispondendo in maniera allusiva e piccante.
“Ma oltre a essere grandi sono anche sensibili ? ”
“Certo, sono molto sensibili che ti credi che sono di silicone ! ”
“Ommammamia, pure sensibili, e i capezzoli, come sono ? ”
“Dai, piantala… comunque sono bellissimi ! ”
“Allora vuoi provocarmi, lo sai che impazzisco per i particolari… ”
“è per questo che lo dico… ”
“Senti, ma che fai stasera ? ” le chiese alla fine.
“Niente di particolare, appena ho finito di lavorare torno a casa, perchè ? “.
“Sai, finisco alle undici e mezza, magari posso passare a prenderti per andare a prenderci una birra… che ne dici ? ”
“Dico che andrebbe benissimo, a che ora pensi di essere qui ? ”
“Boh, calcola almeno mezzanotte meno un quarto, mezzanotte meno dieci… ”
“Va bene, ti aspetto, se c’è qualcosa chiamami sul telefonino, lo lascio acceso… ”
“O. k. a dopo ”
“Ciao… ”
Ma evidentemente neanche quel giorno erano destinati a vedersi.
“Pronto… Laura ? ”
“Si ? ”
“Sono io, non mi uccidere… ”
“Cosa è successo stavolta ? ”
“Niente, è che mi hanno messo un turno domattina alle otto, così stasera pensavo di andare a letto presto… ”
“Vabbè sei la solita sola… ”
“No, dai… ”
“No cosa… sei sempre il solito, se proprio ti andasse di vedermi… dai scherzo… ”
“Ecco, allora vuoi proprio farmi sentire in colpa eh ? ”
“Esatto… ”
“O. K. allora facciamo domani sera a cena da McDonald’s, così ti riporto anche il CD ? ”
“è un anno che dici la stessa cosa… ”
“Promettoche domani… ”
“Si, si ho capito ho capito non c’e bisogno che prometti… poi non dire che non sono una santa… ”
“Le sante non hanno le tette grandi come le tue… ”
“Ma… ”
“Dai, scherzo… allora va bene per domani ? ”
“Va bene, ci sentiamo nel pomeriggio per confermare ? ”
“O. K. a domani ”
“Buonanotte”
Obbiettivamente i loro pensieri in merito alla serata che si prospettava erano piuttosto noiosi, Alberto la ricordava solo con molta simpatia e le sue battute sul suo seno erano prettamente amicali, niente di più.
La stessa Laura lo considerava niente più che un amico, e questo era già tanto, visto che si erano visti solo un paio di volte .
Così, nessuno dei due aveva la benchè minima aspettativa nei confronti della serata che avrebbero passato, nè forse, la benchè minima idea con chi l’avrebbero passata.
L’indomani confermarono l’appuntamento e la cena, tutto sembrava prospettare l’incontro, dopo più di un anno, di Laura e Alberto.
E così fu.
Arrivò sotto casa di Laura con dieci minuti di ritardo, lo stava aspettando vicino al portone.
Non credeva ai suoi occhi, non conosceva la ragazza che stava entrando nella sua macchina, o meglio non riconosceva in quella ragazza la Laura con cui aveva lavorato un anno e mezzo prima.
Aveva davanti il ricordo di una ragazzina rossa, riccia, con i jeans, le scarpe da ginnastica verde acido e una maglietta bianca che costringeva il seno prorompente.
Quella che aveva seduta accanto era una bella ragazza dai capelli rossi, lisci alle spalle, vestita di nero, con pantaloni e maglione.
Si soffermò sulle efelidi che aveva sulle guance e sul dorso delle piccole mani e le sorrise.
“Embè, non parli ? ” gli disse quella ragazza sorridendo.
“No, è che ti ricordavo diversa, molto, molto diversa… ”
“Meglio o peggio ? ”
“Peggio, cioè, voglio dire che adesso sei meglio… ”
Nei primi minuti regnò l’imbarazzo, e fu un po’ difficile ricreare l’atmosfera giocosa e l’intimità che avevano quando parlavano al telefono, ma in breve riemerse quel feeling che li accomunava, e con lui i giochi e le battute.
“Ti trovo bene, sei dimagrito vero ? ”
“Beh si, grazie per essertene accorta”
“Sei ancora più carino… stò scherzando… ”
“Bella battuta, tu invece sei molto cambiata, sei più… bbona ! … non sto scherzando… ”
“Grazie grazie… ”
“E comunque questo look da donna ti sta molto bene… ”
Continuando a punzecchiarsi trascorsero la serata prima da McDonald’s e poi in una deliziosa sala da tè in pieno Trastevere.
Dopo un paio d’ore l’atmosfera tra i due cominciava a scaldarsi, sottili giochi di sguardi intercalavano le parole e i discorsi ormai allusivi e ammiccanti.
Mentre le parlava, ma soprattutto mentre la ascoltava, Alberto soffermava il suo sguardo sulle labbra sottili di Laura e sulle curve che il suo seno disegnava da sotto il maglione.
“La pianti di guardarmi le tette ? ”
“Lo sai, è più forte di me, non riesco a farne a meno, non riesco ad impedire al mio occhio di caderci sopra… ”
“Si vabbè… sei sempre il solito”
“Io almeno lo dico palesemente che vado matto per le tue tette… ”
Per quanto ci scherzasse ora come ci aveva scherzato per un anno al telefono, l’attrazione che esercitava su di lui quel seno era incredibile.
Ma non era tutto qui, tra loro si instaurò una grande complicità, erano, come dire, affini, e giocavano sulla stessa scacchiera intuendo le mosse dell’avversario.
Si stavano studiando.
La stessa Laura cominciava a dare un diverso peso alle parole, alle battute giocosamente allusive di Alberto, stupendosi lei stessa dei pensieri che faceva.
Uscirono dal locale che la notte avvolgeva dolcemente la città, regalandole un silenzio rotto solo dal rumore delle auto sul Lungotevere, ma la loro notte, tacitamente concordi , non era ancora finita.
In pochi minuti furono sull’Isola Tiberina, e guardando il Tevere scorrere impetuoso oltre i livelli normali, Alberto osò.
Le si avvicinò e cingendola dalle spalle le sfiorò i capelli e la guancia con le labbra.
In un attimo Laura si fece lentamente di lato, si guardarono negli occhi e caddero in un lungo, interminabile bacio.
Nascoste dalle labbra unite le loro lingue correvano veloci, e le mani di lui, fra i suoi capelli la accarezzavano.
“Non può essere, cosa stò facendo… ” non riusciva ad ammettere quello che stava accadendo, aveva perso i passaggi fondamentali ed ora si trovava tra le braccia e le labbra di quell’Alberto che considerava un amico, con il quale chiacchierava telefonicamente da un anno e con il quale mai avrebbe pensato di…
Di trovarsi a prendere la sua mano e portarsela sotto al giaccone.
“Oddio… ”
Nell’attimo in cui riaprirono gli occhi e poterono tornare a parlare scoppiarono in una breve risata.
Un’attimo prima erano quasi due perfetti estranei, e ora la mano di Alberto era alle soglie della sua intimità, delicatamente appoggiata sul suo seno.
Unirono ancora le labbra.
Entrati in macchina il desiderio si fece quasi palpabile, come se all’interno di quel qualcosa si sentissero protetti, forse era solo per il calore…
Cercarono un posto dove “stare tranquilli”, mentre su Roma ormai regnava sovrano il buio, il sonno, il silenzio.
Si baciarono, e ai baci alternavano parole non dette, parole silenziose, poi carezze e ancora baci mentre le mani si facevano esploratrici di pelle nuda, ricercatrici di calore.
Lentamente Alberto le sollevò il maglione avventandosi con la bocca avida sul suo generoso seno, e Laura stringendogli la testa a sè non riuscì a trattenere un breve gemito.
La passione stava avendo il sopravvento, una macchina passò loro accanto illuminando per un attimo l’abitacolo e per un altro breve momento si guardarono negli occhi.
Le mani di Laura cercavano i bottoni della camicia, slacciavano la fibbia della cinta mentre Alberto, abbandonato sul sedile reclinato si lasciava trasportare dalle sensazioni che lo assalivano.
Lei gli baciava il collo, correva con la lingua dal lobo al petto, per poi tornare tra le sue labbra, e poi, ancora scendere giù, verso l’addome.
Una sensazione di violento calore lo invase quando poggiò la bocca sui suoi boxer, facendogli presagire paradisiaci piaceri.
Dolcemente Laura denudò il suo membro ormai ritto all’inverosimile, e accarezzandolo con la mano ne leccò la punta, provocandogli quasi una scossa, poi cominciò ad avvolgerlo con la lingua, ad inumidirlo fino a che dopo alcuni secondi non se lo mise in bocca.
A lei piaceva sentirsi il cazzo di un uomo tra le labbra, in bocca, ma era una cosa che non concedeva a tutti, e non subito, per questo si stupì di ciò che stava facendo non riuscendo però a smettere.
Era così bello, leccarlo, farselo sprofondare in gola e sentire la cappella spingere sul palato, si sentiva completamente bagnata, le mutandine umide
all’inverosimile e vogliosa di essere riempita.
Godeva a sentire l’uomo alla sua mercè, padrona del suo piacere, sentire quel pene duro e vibrante tra le sue labbra la mandava in estasi.
Muoveva la testa su e giù e con la mano sfiorava i testicoli che sentiva gonfi di quello sperma che voleva sentirsi schizzare in bocca per assaporarne ogni singola goccia.
I vetri della macchina erano ormai completamente appannati, ogni tanto passava una macchina.
Alberto la guardava, gli piaceva guardare mentre una donna aveva in bocca il suo pene, lo eccitava guardarne i movimenti, le mani, i capelli ma soprattutto il viso e la bocca .
La fermò, le prese la testa tra le mani e la baciò adagiandola sul suo sedile, scese sul collo abbassando le spalline di quel reggiseno che da più di un anno sognava di sganciare, e in preda all’eccitazione glielo tolse, mettendo a nudo le mammelle più grandi che avesse mai visto.
Le prese tra le mani come a strizzarle e cominciò a leccarle strappando a Laura che lo guardava incuriosita un gemito soffocato, le aureole si stavano stringendo e i capezzoli erano ormai inturgiditi.
Mentre li succhiava allungò la mano a slacciarle i pantaloni, glieli sfilò agevolato da lei che sollevò il bacino.
Le dita giocavano già con il folto cespuglio del suo sesso quando Laura gli sussurrò.
“Ti voglio, prendimi… ”
Con la bocca Alberto scese lungo l’ombelico, sfilò le mutandine e sentì quanto era bagnata, Laura impugnava il suo pene muovendone su e giù la pelle.
“Lo voglio dentro… ”
Lui non rispondeva, le infilò un dito nella vagina e avvicinò la bocca al clitoride sfiorandolo con la punta della lingua, in un attimo sentì le mani di lei appoggiarsi sulla sua testa e il bacino sollevarsi per aiutarlo a leccarla. Aveva
la faccia ormai bagnata del suo sapore, dei suoi umori.
“Mmmm… infila anche un altro dito… ” le mormorò, e lui cominciò con l’indice e il medio un veloce su e giù, mentre con la lingua le stuzzicava e mordicchiava il clitoride.
“Si, si così… ”
Laura si agitava, muoveva e ondeggiava il bacino tenendogli incollata la testa alla sua fica, stava per venire e non voleva che lui smettesse per nulla al mondo.
“Si, si sto per venire… non ti fermare… mmmhh ”
Alberto non si sarebbe fermato per nulla al mondo, voleva sentirla godere, voleva essere la causa del suo piacere, e alzò gli occhi per guardarla.
Era tesa, concentrata per trarre il maggiore piacere da ciò che lui le stava facendo, gli occhi chiusi e le mani sul seno.
“Ecco, vengo… vengo… aahh”
Senti il ventre contrarsi al suo urlo, le mani e la bocca si bagnarono ancor di più dei suoi umori mentre rallentava il movimento e lei si adagiava rilassata sul sedile.
Si rialzò da quella scomoda posizione nel momento in cui Laura aprì gli occhi.
“Ti ho bagnato tutta la faccia ! ”
“Si… ”
“Buono ? ”
“Hai un ottimo sapore” rispose portandosi le dita alla bocca.
Lei si avvicinò e lo baciò profondamente allungando la mano sul pene e spingendolo a sdraiarsi.
“Ora ti voglio dentro… ”
“Vieni… ” le rispose tirandola a se.
Laura gli salì sopra e sistemandosi come poteva permetterle lo spazio ristretto guidò il cazzo alle sue grandi labbra.
Scivolò dentro dolcemente grazie all’abbondante lubrificazione e iniziò un lento su e giù.
“Sei bellissima, i tuoi seni mi fanno impazzire ” le disse Alberto prendendogli in mano le tette.
“Leccami i capezzoli… ” gli rispose lei guidandogli la testa.
Laura strofinava il pube contro quello di lui appoggiandosi con le mani allo schienale, sentiva le mani di lui sul suo culo, e le piaceva, la eccitava.
“Parla… ” disse chiedendo conferma delle sensazioni che la scuotevano.
Lui la guardò.
“Mi piace scoparti, sento tutto il tuo calore… ”
“Mmm, si, dimmi quanto ti piace… ”
Stavano cercando il contatto mentale, quel contatto che unito a quello dei loro corpi fusi avrebbe generato un’esplosione inverosimile di passione ed eccitazione.
Si baciavano, si penetravano con le lingue come lui le scivolava dentro e fuori dalla vagina completamente madida di umori.
“Voglio farti godere ancora” diceva tirandola a se con le mani abbrancate a quel morbido culetto.
“Si, si fammi godere ancora, ooohh si… ”
“Dai, dai godi… ” e le mordeva i capezzoli.
“Così, così che godo… ”
Laura si sentiva come fuori dal corpo, incapace di resistere a quel vortice di sensazioni che l’assaliva, sentiva quel cazzo penetrarle dentro, scavarle fino ai più profondi recessi della sua intimità.
Il sopraggiungere del nuovo orgasmo la prese con gli occhi chiusi e le mani sul petto villoso di Alberto che la guardava rapito
“Godo, godo aahhh… ”
Rallentò i movimenti fino ad abbandonarsi spossata su di lui, che lentamente con il membro al culmine del turgore continuava ad entrare ed uscire dal suo sesso umido.
Si guardarono rimanendo fermi, assaporando quell’attimo e il silenzio che aveva provocato.
“è eccitante guardarti godere… ”
“Ora tocca a te… ” rispose sorridendo e spostandosi sul sedile a fianco.
“Aspetta… ”
Si alzo e salì su di lei mettendole il cazzo tra i seni.
Laura sollevò al testa e glielo prese in bocca.
“è questo che volevi eh, mettermelo tra le tette… ”
“Sssi… ”
“Così, dai scopamele… ”
Alberto, con le mani sul poggiatesta del sedile guardava il suo pene sparire in mezzo a quelle enormi mammelle ed entrare tra le labbra e sulla lingua di Laura.
“Mmm, è stupendo… ”
La ragazza stringeva i seni imprigionando quel cazzo che vi scivolava dentro e fuori, vedeva affiorare e sparire quella cappella rossa e tesa e non poteva fare a meno di leccarla con la punta della lingua, godendo nel guardare il viso di lui e vedervi impressa l’immagine del piacere che era capace di suscitare.
Glielo prese tra le mani, e masturbandolo si accarezzò con la punta il capezzolo inturgidito, passava con lo sguardo eccitato dalla punta rossa di quel pene al viso di quel ragazzo che fino a poche ore prima conosceva così superficialmente.
Le sembrava incredibile ciò che era successo. Sentì altre parole uscire dalla sua bocca.
“Dai, vieni… vieni così… nella mia bocca… ”
Ed era proprio ciò che desiderava, avere il suo piacere, fisicamente.
Glielo riprese in bocca, e senza smettere di masturbarlo giocò con la lingua sul “filetto”, sapendo con questo di stuzzicare la parte più sensibile e di accelerare l’orgasmo, poi, lo rimise tra i seni
“Si, si così mi fai venire… ”
“Si, godi, godi… ”
“Ecco, sto per schizzarti in bocca… ”
“Dai, schizza… ”
Alberto era la culmine, socchiuse gli occhi, ma li riaprì in un attimo, voleva guardare Laura che lo stava guardando, che lo stava facendo godere, esplodere nella sua bocca.
Anche lui le stringeva le tette intorno al cazzo mentre si muoveva su e giù sempre più velocemente sul suo petto.
Lei lo guardava gemendo e non si distingueva chi dei due stesse godendo di più.
“Schizzami tra le tette, dai… voglio sentire il tuo sapore… ”
“Ecco, si si… godo… godo… ”
Laura percepì distintamente la contrazione, e quando il cazzo le uscì da in mezzo ai seni per entrarle in bocca sentì il primo, caldo fiotto di sborra arrivarle il gola.
Si sentiva eccitata all’idea di quell’uomo che riversava nella sua bocca tutto il suo piacere, godeva di quel cazzo che eruttava sperma caldo e denso sulla sua lingua.
Cercava di assaporarne ogni stilla come se potesse da questo carpire i segreti della virilità.
Gli schizzi si susseguivano copiosi allagandole la bocca e mentre continuava a masturbarlo con i seni e le labbra iniziò a deglutire.
“Si, ingoia… ingoia la mia sborra… ”
“Mmm… ” le piaceva sentirsi parlare con termini forti, e il sentirsi piena del suo seme la mandava in estasi.
Lo guardò.
Lui restituì lo sguardo carezzandole il viso.
In quell’attimo c’era tutto quello che sarebbe stato, in quell’attimo interminabile si sarebbe potuto capire il loro destino, se, soprattutto avevano un destino insieme.
Per pochi secondi giocarono con gli occhi.
Erano seminudi, sudati, con segni rossi sulle ginocchia dentro una macchina con i vetri completamente appannati, parcheggiati in una delle vie laterali delle Terme di Caracalla, una situazione quantomeno fuori dal comune per due trentenni.
E come se avessero pensato entrambi la stessa cosa, scoppiarono a ridere abbracciandosi.
Rimasero così, in silenzio, come a ripensare e ad assaporare meglio quei momenti, come a scaldarsi l’un l’altro non solo con i corpi ma anche con quei pensieri che tacitamente sentivano essere gli stessi.
Si sciolsero e cominciarono a rivestirsi pentendosi di doverlo fare, rammaricandosi per non poter prolungare ancora quella parentesi di intimità che erano riusciti a creare.
Poche parole, l’aria calda cercava di spannare il parabrezza, tirarono un poco giù i finestrini borbottando per l’aria fredda, in pochi secondi tutto sembrava essere tornato ad una orribile normalità.
Le strade deserte, le poche macchine nella Roma delle quattro e mezza del mattino, le fioche e gialline luci intorno al Circo Massimo, i sanpietrini e la Piramide Cestia.
“Andrò a dormire con il tuo odore… ” forse nel momento stesso in cui proferì queste parole, Laura si sentì stupida e bambina, ma non gli importava, e mentre guidava lo baciò sulla guancia.
“Buonanotte… ”
Alberto rispose alla buonanotte e la baciò dolcemente sulle labbra.
La guardò scendere dalla macchina, avvicinarsi al cancello ed armeggiare nella borsa alla ricerca delle chiavi.
“Se si gira ancora a salutarmi vuol dire che … ” pensò aspettando di vederla entrare nel portone.
Pochi passi nel vialetto e Laura si girò, non alzò la mano ma sulle sue labbra sbocciò un sorriso che sapeva lui avrebbe visto e, forse, capito. FINE

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