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Malizia

Sono ormai parecchi anni che Adriana ed io siamo separati, ma io continuo ad amarla, e mi piace ricordare le vicende della nostra vita insieme, che è stata felice per molti anni. La nostra vita amorosa è stata ricca di episodi erotici che, a distanza di tempo, trovo ancora stimolanti e, scrivendone, li rivivo con piacere. Questo è uno di quegli episodi, forse quello per me più emozionante, tanto che non posso scriverne senza eccitarmi.

Adriana, ventidue anni, ed io, trentacinque, eravamo sposati da tre anni, e ci amavamo moltissimo; non c’era volta che, avendone l’occasione, non facessimo l’amore. Adriana era focosissima e n’aveva sempre voglia; fin dai primi giorni si era rivelata un’amante piena di fantasia, e non mi rifiutava nulla; anzi, era spesso lei che mi suggeriva nuove varianti, che io accettavo con entusiasmo.
Per il mio lavoro dovetti trasferirmi e, naturalmente, Adriana mi seguì.
La grande città del sud ci accolse benissimo, facendoci subito sentire a nostro agio. I vicini erano gentili, e cercavano in ogni modo di rendersi utili. Io avevo il mio lavoro, ed Adriana doveva sbrigarsela da sola. La moglie del portinaio, una donna magra, vivace, sempre allegra, l’aiutava nelle faccende domestiche e l’accompagnava al mercato e nei vari negozietti del quartiere, per le spese quotidiane. Al mio ritorno, la sera, Adriana mi faceva il resoconto della giornata, gli incontri fatti, le battute divertenti, che la portinaia diceva a getto continuo con le donne del mercato. Mi parlava dei vicini, dei pettegolezzi che si facevano su questo e su quello; delle corna, vere o presunte, che le più belle mettevano ai mariti.
I nostri vicini di pianerottolo, i signori Paolo ed Anna xxxx, erano una coppia di mezza età, due insegnanti, molto cordiali, con un figlio, Sergio, diciottenne studente di liceo, timidissimo. Io li incontravo solo la domenica mattina, ma Adriana li vedeva più spesso, e divenne amica della signora, anche se questa le avrebbe potuto quasi essere madre; anzi, forse proprio la differenza d’età e l’istinto materno, aveva indotto quella brava donna a farsi protettrice e consigliera di mia moglie, che vedeva così giovane ed inesperta.
Qualche volta c’invitavano a casa loro per un caffè. Dopo i primi convenevoli, la mia attenzione veniva monopolizzata dal professore, che parlava a getto continuo, soprattutto di politica; Adriana chiacchierava con la signora, ed il ragazzo se ne stava in disparte, ascoltando la conversazione delle donne. Più di una volta, guardando dalla loro parte, notai che lo sguardo di Sergio era fisso su Adriana, quasi non volesse perdere una parola di quello che diceva. Una sera gli chiesi dei suoi studi; dalla risposta dedussi che si trattava di un ragazzo intelligente, sensibile e più maturo della maggior parte dei suoi coetanei. Terminò l’anno scolastico e Sergio, naturalmente promosso con ottimi voti, essendo libero da impegni, accompagnava spesso Adriana a fare le spese al mercato, aiutandola a portare le borse, lasciando così libera la portinaia. La sera Adriana mi parlava del ragazzo, elogiandone l’intelligenza e l’indole buona e gentile. Io mi stupivo che egli non avesse una ragazza con cui uscire, e ne chiesi a Adriana; lei mi rispose di non aver mai parlato di questo argomento con Sergio, ma l’avrebbe fatto, perché anche lei era curiosa.
Era estate, e noi, insieme ai signori xxxx, avevamo affittato una cabina nello stabilimento balneare più elegante della spiaggia. I nostri vicini andavano a fare il bagno quasi ogni giorno, ed Adriana andava con loro; io, purtroppo potevo andare solo il sabato e la domenica e, solo qualche volta, di pomeriggio, quando mi liberavo presto dal lavoro.
Le cabine erano di legno, ed erano addossate ad una parete di roccia; fra questa e le cabine c’era uno stretto corridoio, ed io che, fra le altre perversioni, ho anche quella di essere un po’ guardone, subito pensai che, forse, da qualche foro, avrei potuto sbirciare dentro le cabine. Lo dissi, ridendo, a Adriana, e lei mi diede del porco; però, subito, a quell’idea, si eccitò, e facemmo l’amore. Come si vede, bastava poco per eccitarci. Successivamente pensai ancora a quella cosa, soprattutto quando notai che, nella nostra cabina, c’era una fessura, attraverso la quale qualcuno avrebbe potuto guardare dentro.
Un giorno tornai presto dal lavoro e mi cambiai per andare in spiaggia; sul pianerottolo incontrai la signora Anna:
“Buon giorno signor Filippo, sta andando al mare? ”
“Si”, risposi, “come mai lei non è andata? ”
“Ho un appuntamento con il medico, e mio marito mi accompagna; ma alla spiaggia troverà Sergio, che è andato con la signora Adriana”.
Quando arrivai, anziché cercare subito Adriana, passai per il corridoio dietro alle cabine; non c’era nessuno, e mi avvicinai alla nostra: volevo verificare se si potesse vedere bene all’interno. Guardai dalla fessura; dentro c’era Sergio, nudo, con in mano un paio di mutandine, che riconobbi per quelle di Adriana; se le strofinava sul membro eretto; era una bella verga, di rispettabili dimensioni; lui la prese in mano e cominciò a masturbarsi, strofinandosi contemporaneamente le mutandine sul viso; quindi accelerò il ritmo della masturbazione mentre le annusava e leccava. Godette con un gemito soffocato ed emise alcuni fiotti di sperma, che zampillarono, andando a bagnare il sedile. Mi allontanai furtivamente, e raggiunsi Adriana che stava abbronzandosi al sole. Era bella! Vedendola indolentemente sdraiata, con il minuscolo costume che, più che nascondere, faceva risaltare le sue forme perfette, e pensando a ciò che avevo visto poco prima, mi sentii eccitato, perciò, dopo un rapido bacio, dovetti sdraiarmi subito bocconi accanto a lei, per nascondere l’erezione.
Quella sera, a letto, le raccontai il fatto; lei mi chiese particolari; poi facemmo l’amore; mi accorsi che Adriana era molto più eccitata del solito e godette urlando di piacere.
Dopo quel giorno pensavo spesso a Sergio, e ne parlavo con Adriana; mentre facevamo l’amore le chiedevo:
“Ti piacerebbe se fosse qui lui? Cosa faresti? ” E lei:
“Vorrei che mi leccasse la passerina; vorrei prenderglielo in bocca e farlo godere; vorrei… vorrei… ” E godeva, godeva, urlando ed irrigidendosi; andava letteralmente in delirio.
Un giorno le parlai di Sergio a freddo, cioè senza l’effetto dell’eccitazione amorosa:
“Saresti veramente disposta a far l’amore con Sergio? ”
“Sei pazzo! “, rispose,
“Perché pazzo? Non dirmi che non ti piace! “, replicai;
“Non è questo… ma… non saresti geloso? ”
“Perché dovrei esserlo? Ne abbiamo parlato tante volte”;
“Si, ma mentre facciamo l’amore è diverso; quando siamo eccitati diciamo anche delle porcherie che, in realtà, non faremmo mai”
“Perché no? Se ne parliamo quando siamo eccitati, e ne godiamo, vuol dire che ci piace; e allora perché non provare veramente? A me piacerebbe vederti far l’amore con lui”
“Dici davvero? Sei veramente un porco! ”
“Si, e tu sei la mia adorabile porcellina”
Intanto la conversazione ci aveva eccitati e finimmo a letto, dove ci scatenammo.
Da quel giorno notai che Adriana non era indifferente alle attenzioni di Sergio. Lui la seguiva ogni volta che poteva, le stava vicino e, se si accorgeva che io li osservavo, si allontanava immediatamente. Lei civettava con lui, lo invitava a casa nostra con qualche scusa, e se lo teneva vicino. Un pomeriggio lo chiamò, per farsi aiutare a fare non so che in cucina; io ero nello studio e, sperando di vedere qualche cosa di stuzzicante, mi avvicinai di soppiatto alla porta della cucina; Adriana e Sergio erano vicino all’acquaio, lei gli teneva un braccio attorno alla vita, e gli dava dei piccoli baci sulla guancia; lui, evidentemente imbarazzato non reagiva; allora lei gli sollevò il viso con una mano e lo baciò sulla bocca; sentendosi incoraggiato, lui la strinse in un abbraccio appassionato e restituì il bacio. Per quella volta tutto finì lì; ma un paio di giorni dopo ci fu un seguito, al quale non assistetti, ma che mi fu raccontato da Adriana, che mi diceva sempre tutto, e che notò che non solo non disapprovavo ma, anzi, mi eccitavo al suo racconto.
Lui l’aveva accompagnata, come faceva spesso, al mercato; al ritorno, entrò in casa per portarle la spesa ed andò in cucina con lei. Appena ebbero sistemato la verdura e la frutta che avevano comperato, lei lo invitò a bere un caffè e, mentre attendevano che il caffè salisse nella caffettiera, si baciarono come la volta precedente; questa volta, però, lei gli prese una mano e se la pose sul seno. Stringendosi a lui, Adriana si accorse che era eccitato; lui introdusse la mano nella scollatura e lei gli aprì la patta dei pantaloni estraendone il membro eretto. Non dovette fare molto, perché Sergio eiaculò subito e scappò a casa senza bere il caffè. Subito dopo lei lo richiamò, e gli chiese perché fosse scappato così; lui rispose che si vergognava di quello che aveva fatto, ma Adriana lo rassicurò; gli chiese se gli fosse piaciuto e, alla sua risposta affermativa, gli disse che, se voleva, l’avrebbero fatto ancora: Sergio era felice, la baciò sulla bocca e tornò a casa sua.
Ora, però, volevo che le cose accadessero in modo che io potessi assistere.
Era un sabato pomeriggio; il tempo era brutto e non eravamo andati al mare. Avevamo invitato i signori xxxx per il tè, ma loro dovevano uscire; venne Sergio e rimanemmo un po’ a chiacchierare; quindi io dissi che avevo un impegno e che sarei stato fuori un’oretta almeno. Sergio poteva rimanere, ormai era di casa. Uscii dal soggiorno, andai nel vestibolo, aprii la porta e la richiusi rumorosamente, ma non uscii, andai nel mio studio, al quale si accedeva direttamente dal vestibolo. Rimasi in attesa qualche minuto; poi, furtivamente, andai alla porta del soggiorno che, essendo parzialmente chiusa (l’avevo lasciata così io di proposito, dopo che, nei giorni precedenti, avevo fatto le prove), mi permetteva agevolmente di vedere senza essere visto. Erano sul divano, abbracciati, e si baciavano. Lui le accarezzò il seno attraverso la scollatura; dopo un minuto di carezze, Adriana si tolse la camicetta e rimase a petto nudo (non portava reggiseno); lui si abbassò a baciarle le mammelle e prese a succhiare i capezzoli. Adriana lo lasciò fare per qualche minuto, poi gli tolse la camicia; ora erano entrambi a torso nudo e lui si sdraiò su di lei, baciandola in bocca. Adriana aveva una corta gonna e Sergio poté agevolmente infilarle una mano sotto e cominciò ad accarezzarle le cosce; a questo punto io non potevo vedere bene quello che faceva, ma indovinai che doveva aver trovato la via della passerina, perché lei cominciò a gemere. Adriana prese ad armeggiare con la cintura dei pantaloni di Sergio; poi, evidentemente in difficoltà, gli sussurrò:
“Toglili”;
Lui obbedì; si alzò e se li tolse insieme agli slip; aveva un’erezione enorme, e lei, che nel frattempo s’era tolta velocemente la gonna e le mutandine, lo guardò ammirata; lo fece avvicinare e glielo prese in bocca; Sergio godette quasi subito nella gola di Adriana. Subito dopo, si sdraiò su di lei, e si baciarono per alcuni minuti. Io pensai che fosse tutto finito, ma, ad un tratto lui chiese:
“Posso baciarti lì? ”
“Certo tesoro”, rispose Adriana.
La posizione non era comoda; allora Adriana lo prese per mano e lo condusse verso la camera; io li seguii, ma avevano chiuso la porta e non riuscivo più a vederli; cercai di guardare attraverso il foro della serratura, ma la chiave m’impediva la vista. Ero spaventosamente eccitato; il tormento per non poterli vedere era insostenibile; estrassi il membro e cominciai a masturbarmi. Mentre sentivo le urla di Adriana che godeva, godetti anch’io. Dopo parecchi minuti subentrò la calma, ed io me n’andai, cercando di fare meno rumore possibile.
Ritornai dopo poco, che ormai era trascorsa l’ora. Sergio se n’era andato ed Adriana mi accolse con il suo più bel sorriso.
“Com’è andata? “, chiesi;
“è stato molto bello”, rispose,
“Avete fatto l’amore? ”
Con un filo di voce, Adriana rispose: “Si”
“Ti è piaciuto? ”
“Molto”
“Ma te lo ha messo proprio dentro? ”
Era imbarazzatissima; non rispose, ma fece un cenno affermativo con il capo. La mia eccitazione era tale, che tremavo.
“Hai voglia di fare l’amore con me ora? ” Ero sconvolto; forse stavo facendo la cosa sbagliata. Forse Adriana voleva essere lasciata in pace; ma io non potevo resistere. Sottovalutavo la forza degli stimoli erotici di Adriana. Si rinfrancò subito e rispose:
“Si, ho voglia, vieni che ti racconto tutto! ”
Fu un amplesso stupendo. Mentre lei mi raccontava la sua avventura, che io, in parte, conoscevo, la baciavo dappertutto; le leccavo la passerina; poi la voltai e cominciai a leccarle il forellino, cercando di introdurre la punta della lingua; poi m’introdussi lentamente nella sua vagina fradicia di umori e le chiesi, mentre sentivo l’orgasmo che si stava avvicinando:
“La prossima volta te lo farai mettere nel culetto? ”
E lei: “Si… si… si” e cominciò a godere, urlando come sempre. Io venni con un rantolo dicendo: “Porca, porca, porca… “.
Da quel giorno cercai di trovare il modo di poter partecipare anch’io. FINE

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