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Manuela e Dario

La scorsa estate Dario e Manuela decisero di trascorrere le vacanze con due coppie di amici: Raffaella ed Antonio e Paola e Stefano.

Bisogna premettere che Manuela è una ragazza molto bella e sexy, mentre suo marito Dario è un classico “pantofolone”, poco incline ai piaceri della vita.

Una volta giunti presso la località di villeggiatura, sul mare, il gruppo di amici si affiatò subito.

Un pomeriggio, mentre Dario dormiva, Manuela si stava dipingendo le unghie dei piedi; si era sistemata sul balconcino della loro camera, con indosso solo un accappatoio bianco e stava a gambe larghe, così da rendere meno scomoda l’operazione.
Aveva appoggiato i piedi alla balconata e, mentre si chinava per dipingersi, l’accappatoio si era aperto davanti scoprendole completamente le cosce e la peluria del pube.
Dalla camera vicina, Stefano la osservava interessato: le guardava le cosce e la fighetta, completamente in mostra, ed il pene gli tirava da matti.
Visto che Paola si era assopita, si girò su di un fianco per vedere meglio l’amica, si abbassò gli slip e fece uscire il cazzo duro; lo prese delicatamente in mano e cominciò a masturbarsi.
Dal balconcino Manuela si accorse di quello che Stefano stava facendo: vedeva chiaramente la mano del ragazzo massaggiare il cazzo ed i suoi occhi puntati su di lei; divertita, cominciò a toccarsi la passerina, prima distrattamente, poi con più convinzione: aprì le grandi labbra e cominciò a titillarsi la clitoride; anche Stefano si era accorto del gioco dell’amica ed aveva aumentato il ritmo della masturbazione, incurante della vicinanza di sua moglie Paola.
Manuela continuava a masturbarsi: si era bagnata e stava godendo mentre Stefano, eccitatissimo, si lasciava scappare sospiri sempre più profondi, così forti che Paola si svegliò.
Dapprima la ragazza non capì cosa stesse accadendo, poi vide chiaramente l’amica che si masturbava sul balcone con le cosce spalancate e quel cretino di Stefano che si tirava una sega guardandola.
Paola si incazzò tremendamente: si alzò come una furia e chiuse di colpo la finestra, poi se la prese con Stefano, dicendogli che era un imbecille e che solo un bambino si sarebbe comportato così, facendosi prendere in giro da una troietta.
Il mattino seguente tutti e sei andarono alla spiaggia; mentre, come al solito, Dario si crogiolava al sole, Manuela lanciò un gavettone addosso a Stefano ed Antonio, cogliendoli totalmente di sorpresa.
I due ragazzi si lanciarono all’inseguimento di Manuela: dopo un raid tra gli ombrelloni, i tre sparirono dietro la fila di cabine.
Paola, che aveva raccontato a Raffaella l’episodio del pomeriggio precedente, le lanciò un’occhiata ed entrambe si alzarono per andare a controllare cosa stesse accadendo dietro le cabine.
Manuela era stesa per terra, le mutandine abbassate ed il reggiseno abbandonato sulla sabbia, e lottava – o meglio, fingeva di lottare – con i ragazzi, che le infilavano le mani un po’ dappertutto, mentre lei, per difesa, afferrava i loro genitali strapazzandoli dolcemente.
Quando le due ragazze arrivarono, Antonio stava palpando le tette di Manuela mentre Stefano le stava toccando il culo; la ragazza, dal canto suo, aveva leggermente abbassato gli slip di Antonio e teneva in mano il suo pisello duro.
Paola e Raffaella erano furibonde: sforzandosi comunque di sorridere, finsero di inserirsi nella lotta:
“Povera Manuela, se non ti salviamo noi, chissà cosa ti fanno questi due” disse Paola mentre spingeva a terra Stefano che, a sua volta, cercava di rimettere il cazzo nei boxers.
Più esplicita Paola:
“Sei stata fortunata, Manu, questo porcone qui aveva già il cazzo duro”.
Si ripresero i loro uomini ed anche Manuela si rivestì per tornare da Dario.

Il pomeriggio successivo Paola e Raffaella dovettero andare dal parrucchiere, mentre Manuela, che ha degli splendidi capelli ricci naturali, era rimasta in albergo.
Si affacciò al balcone e vide Stefano: “Dai, Manu, vieni da me che chiacchieriamo un po’”.
Considerato lo stato pre-comatoso di Dario, Manuela accettò.
Nella camera di Stefano c’era anche Antonio:
“Giochiamo alla lotta” propose con entusiasmo quest’ultimo.
Manuela aveva una maglietta leggera senza il reggiseno (non ne aveva bisogno e le avrebbe solo aumentato la sensazione di caldo) ed un paio di shorts azzurri.
Cominciò subito a distribuire cuscinate a destra e a manca, mettendo in difficoltà i due ragazzi, finché Stefano riuscì ad afferrarla alla vita: stringendola, la costrinse a stendersi sul letto.
“Adesso la paghi” esclamò ridendo Antonio e le afferrò le gambe.
Manuela tentava ancora di rimontare la situazione ma Stefano non la mollava.
Entrambi i ragazzi portavano solo la canottiera ed i boxers ed il contatto con quella meravigliosa ragazza li aveva visibilmente eccitati: i cazzi eretti tendevano i pantaloncini in maniera evidentissima.
Manuela fingeva di non accorgersene.
Antonio le teneva strette le gambe all’altezza delle cosce e fingeva di morderle le cosce ed i piedi, ma non aveva il coraggio di toccarla più in alto.
Manuela bisbigliò qualcosa all’orecchio di Antonio ed in un attimo avvenne il “ribaltone”: entrambi si lanciarono su Stefano e lo atterrarono sul letto.
“Traditore, Giuda” esclamava Stefano steso sul letto e con il cazzo che puntava verso l’alto.
“Adesso la paghi tu” esclamò Manuela, gli abbassò i boxers e scoppiò a ridere.
L’uccello del ragazzo era grosso e duro: Manuela cominciò a “torturarlo”.
“Ora ti faccio venire il pisellino lungo lungo” disse con fare da bambina e, dopo averlo impugnato, gli tirava il pene come se davvero volesse allungarglielo “a mano”.
Si divertiva a toccargli la cappella, sfiorandola con i polpastrelli; poi, iniziò a palpargli i testicoli, stringendoli leggermente nelle mani.
Inutile dire che Stefano era arrapatissimo: avrebbe dato qualunque cosa per scopare Manuela, incurante del fatto che era la moglie di Dario e che Paola, sua moglie, sarebbe potuta rientrare da un momento all’altro.
Tuttavia Manuela non aveva alcuna intenzione di andare troppo oltre e si limitava ad eccitare l’amico.
Ma ecco che il gioco si ripete: ora l’alleanza era tra Stefano ed Antonio e Manuela “andò sotto”.
Stefano, eccitatissimo, le si sedette sul bacino, all’altezza del pube; le sollevò la maglietta fino a scoprirle le tette e cominciò a palparla, mentre con l’altra mano si masturbava.
Antonio esclamò
“Porci, che fate? Siete matti? ” ma intanto si sfilava i boxers e cominciava a toccare le gambe della ragazza; arrivato agli shorts, dapprima li abbassò leggermente scoprendo un po’ della peluria della ragazza, poi, visto che Manuela si limitava a ridere senza protestare troppo, glieli tolse del tutto.
I ragazzi iniziarono a titillarle la clitoride infilando leggermente le dita nella fighetta umida, mentre Manuela, non molto contrariata, continuava ad armeggiare con i loro cazzi.
Nell’eccitazione generale Manuela riuscì a divincolarsi, ma subito la ribloccarono sul letto, questa volta stesa a pancia in giù.
“Guarda guarda che bel culetto” esclamò Antonio, eccitato
“Che dici, Stefano, gli facciamo la festa? “.
“Hei, che intenzioni avete? ” si allarmò Manuela, ma i due ragazzi si limitavano a toccarle ogni centimetro del bellissimo sedere: lo massaggiavano e stringevano arrapatissimi.
Non si resero conto del tempo che passava ed all’improvviso le loro mogli rientrarono.
I tre non si accorsero di loro ed esse non fecero rumore e non si fecero vedere: “Questa volta ce la paga” fece Paola a Raffaella.

Si diressero verso l’interno e, dopo pochi chilometri, Paola fermò la macchina.
Le ragazze scesero: Manuela era eccitata dall’idea che avevano avute le sue amiche di fare delle foto osé.
Paola chiese a Manuela di mettere le mani dietro la schiena
“Voglio cominciare fotografandoti con le mani legate, sai, quello che chiamano Bondage”.
Manuela acconsentì ridendo.
Paola e Raffaella si scambiarono un’occhiata d’intesa ed afferrarono Manuela.
La trascinarono lungo un muro che costeggiava la strada e si infilarono dentro una breccia.
Manuela non capiva cosa stesse accadendo e chiedeva stupita:
“Che fate? Dove mi portate? Che vi prende? “.
All’interno del perimetro delimitato dal muro c’erano alcune baracche: erano abitate da immigrati che le usavano per i mesi estivi, quando soggiornavano nella zona per il raccolto nei campi.
Paola cominciò a gridare:
“Su ragazzi, venite fuori, venite a vedere che bella sorpresa vi abbiamo portato”.
Da una delle baracche si affacciarono due giovani marocchini: guardavano stupiti la scena e non capivano le intenzioni di quello strano terzetto di belle ragazze apparse all’improvviso.
“Forza, non vi piace la mia amica? ” e così dicendo aprì con uno strattone la camicetta di Manuela, scoprendo le sue tette generose.
“Ma che cazzo fai, sei scema? ” urlò Manuela terrorizzata
“Andiamo via! “.
Raffaella la spinse per terra e le tolse le scarpe, rendendole così impossibile la fuga.
“Ragazze, siete impazzite? Vi rendete conto del pericolo che corriamo? ” tentò, con voce seria, Manuela.
“Del pericolo che corri tu, tesoro” disse Paola, con sarcasmo.
Paola e Raffaella si allontanarono, dopo aver urlato:
“Forza, ragazzi, è tutta vostra. Non aveva il coraggio di venire da sola e ci ha chiesto di accompagnarla qui per farsi scopare da voi”.
I due si avvicinavano a Manuela, mentre altri uomini si erano affacciati dalle baracche per vedere l’origine di tanto baccano.
Manuela continuava ad urlare, supplicando le amiche di portarla via; in breve venne circondata da una decina di uomini: la sollevarono di peso e, tra le sue urla disperate, la portarono in una delle baracche.
Paola e Raffaella assistettero alla scena da lontano.
Nel frattempo altri uomini erano usciti dalle casupole e si dirigevano verso quella in cui era stata portata Manuela.
Paola e Raffaella, spaventate, si avvicinarono per vedere cosa stesse accadendo: avevano pensato che a quell’ora il campo sarebbe stato quasi deserto e che non più di due-tre uomini avrebbero dato a Manuela la lezione che si meritava.
Invece tra quelli all’interno della baracca e gli altri che si accalcavano fuori si potevano ormai contare una ventina di marocchini.
Riuscirono ad affacciarsi all’unica finestra della casupola, da cui si potevano udire le urla spaventose della ragazza.
La baracca era stracolma di uomini: Manuela, nuda, era stesa su di un materasso al centro della stanza; tante mani le tenevano le gambe divaricate e la palpavano in tutto il corpo mentre a turno i marocchini la violentavano.
Si vedevano gli uomini muoversi intorno al materasso, eccitati e con i membri eretti, ansiosi di avvicinarsi alla ragazza e di toccarla; quelli più vicini le prendevano la mano e la costringevano a masturbarli, mentre quello che stava dall’altra parte del materasso le aveva infilato il pene in bocca e si faceva spompinare.
Paola e Raffaella erano terrorizzate: non avevano previsto che Manuela potesse essere violentata da decine di uomini e la scena infernale le fece inorridire.
Comunque, ormai era troppo tardi per fare qualcosa.
Manuela veniva violentata e sodomizzata senza tregua: ogni suo tentativo di sottrarsi allo stupro si infrangeva contro un muro di carne nera ed eccitata che la rigettava sul materasso, di nuovo preda delle voglie dei suoi violentatori.
Il suo culo bianco e sodo rappresentava una tentazione irresistibile per quei ragazzi neri che, probabilmente, non toccavano una donna da mesi.
La penetravano con foga, allargandole le natiche con le mani e stringendole i fianchi per possederla meglio.
Decine di mani volevano impossessarsi delle sue grosse tette e le palpavano in continuazione.
La sua bocca era continuamente impegnata a succhiare quei lunghi cazzi neri, tanto duri da sembrare di legno.
Passarono due ore prima che tutti avessero sfogato la propria libidine sulla ragazza.
Sfinita e sporca di sperma, Manuela riuscì a trascinarsi fuori dalla baracca; raccolse i suoi vestiti e si diresse verso la strada.
Paola e Raffaella erano ancora lì, in macchina: non avevano avuto il coraggio di andare via, anzi non sarebbero state più capaci di fare nulla, finché non avessero visto di nuovo Manuela.
La ragazza si fermò a pochi metri dalla macchina: guardò per un attimo le due amiche, aprì la portiera e salì sull’auto.
Non si scambiarono una parola fino all’albergo; Manuela si addormentò fino al mattino successivo e nessuna delle tre ragazze fece mai cenno di quanto era accaduto. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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