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Marito per forza

Come tutte la mie storie pure questa è frutto esclusivo della mia fantasia per cui ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è puramente casuale

Erano le 7.55 e come tutte le mattine Mattia fece il suo ingresso nella sede della “”, una grossa multinazionale in cui aveva trovato impiego.

Non che avesse compiti di responsabilità. A 22 anni aveva un misero diploma ITIS in ragioneria ma, di questi tempi esso non valeva proprio nulla. Già poteva ritenersi fortunato che l’avessero assunto anche se poi. Infischiandosene delle sue sudate competenze, l’avevano praticamente adibito alla fotocopiatrice. Mattia era il re delle fotocopie! E quando non c’erano fotocopie da fare? In questo caso si trasformava nello schiavetto dell’ufficio, impegnato a correre al bar per acquistare caffè, briosce o bibite ai colleghi o a portare enormi incartamenti da un ufficio all’altro.

Nell’ufficio Marisa, una bella bionda, era sempre alla sua scrivania intenta a lavorare ed i colleghi, decisi a marcare il territorio escludendolo da qualsiasi possibile rivalità nei loro confronti, facevano a gara per umiliarlo, vessandolo e facendogli scherzi anche di pessimo gusto: l’importante era che Marisa ridesse di lui.

In queste condizioni la sua autostima non poteva che essere precipitata a livelli infinitesimali e la sua stessa vita privata ne risentiva. Non era un brutto ragazzo, sapeva anche essere sveglio ed arguto, se messo nelle giuste condizioni, ma questo non avveniva quasi mai. Il basso stipendio reclamava poi la sua parte: mai una discoteca, un teatro o addirittura un cinema. Semplicemente non poteva permetterseli e ricordava come un avvenimento storico l’ultima volta che aveva avuto un appuntamento con una ragazza.

Immaginate quindi con quale animo, quella mattina, dopo aver raccolto il mazzo di fotocopie che lo attendeva sul suo banchetto alzato la sguardo si vide davanti il capo del personale.

-Lei è il sig Mattia ****?

-Si signore (rispose lui timidamente riabbassamdo gli occhi al suolo)

-Proprio lei, cercavo. Come va il lavoro, ne è soddisfatto?

Mattia mostrò le fotocopie da fare: -Questo è il mio lavoro signore. Non mi è consentito fare di più

In sottofondo si udì qualche risatina dei colleghi presenti, cosa che invogliò l’alto dirigente a volgere in giro uno sguardo indagatore. Le risa cessarono immediatamente ed il silenzio fu subito ristabilito.

-Allora sig Mattia, non ne conosco il motivo ma il nostro massimo dirigente mi ha chiesto di convocarla nella sua abitazione. (gli porse un biglietto ed un cartoncino) Sul biglietto c’è l’indirizzo cui si deve recare, il cartoncino è il pass da presentare alla guardiola dell’abitazione. Sono stato chiaro?

-Si signore, faccio queste fotocopie poi mi reco immediatamente dove mi ha ordinato di andare

-Fotocopie? Non mi faccia ridere il sig Ted non ama aspettare. Passi le copie a qualcun altro e vada immediatamente.

Intanto il capoufficio era entrato nella stanza e, cedendo il capo del personale alle prese col reietto, si era avvicinato per vedere cosa succedeva e per pavoneggiarsi un po’.

Improvvisamente il capo prese di persona il blocco di copie dalle mani di Mattia e lo passò al capoufficio.

-Lei è il sig?

-**** (replicò l’interessato)

-Bene mi fa piacere tanta solerzia. Faccia lei le fotocopie per cui si è offerto volontario. La terrò d’occhio certo che potrò avere buone nuove per lei, magari una promozione a vice-capo ufficio, Contento?

Ciò detto girò sui tacchi e se ne tornò nel paradiso del suo ufficio.

Mattia, dal canto suo, si affrettò a seguirlo e fu fuori dall’edificio prima ancora che il suo capo ufficio avesse recuperato l’uso della parola.

Nell’aria ancora fresca del mattino la città, vista con l’occhio mondato dalla paura del ritardo, aveva tutto un altro aspetto. Sembrava un posto in cui era possibile vivere e non quel baluardo che gli era apparso finora. Con un sorriso abbassò l’occhio sul foglio: Via * n 1

Conosceva quella zona per via delle molteplici grandi ville che li erano tutte radunate nel quartiere più snob della città, ma non ci era mai stato. Con una breve indagine scoprì che poteva raggiungere la sua meta con due autobus e si diresse alla fermata per salire sul primo.

Quando giunse a destinazione rimase ammirato: strade larghe, ordine, pulizia, abbondanza di vigili urbani; gli sembrava di aver cambiato città giungendo ad una a lui totalmente estranea.

Facile in queste condizioni trovare la tenuta cui era stato indirizzato e, trovatola suonò al citofono.

Si aspettava una risposta all’apparecchiatura ed invece, da una porticina che non aveva notato, uscì un pezzo di Marcantonio che lo squadrò da capo a piedi.

-Desidera?

-Devo vedere il sig Ted.

L’uomo non capiva cosa, un mezzo barbone, potesse avere in comune col capo assoluto di una delle più potenti multinazionali.

-Ma va via pirlotto, il sig Ted non ha tempo da perdere con uno come te!

L’ingresso gli era precluso, come poteva eseguire l’ordine? Fece un paio di passi in retromarcia poi Mattia si ricordò del cartoncino: una breve autopalpazione e lo rinvenne in una tasca. Lo prese e lo presentò all’omone.

Quest’ultimo, appena lo ebbe tra le mani, impallidì. Scusandosi gli chiese di attendere ancora un istante e si precipitò al telefono. Fu questione di pochi momenti poi il cancello si aprì per consentirgli l’ingresso.

L’uomo si riaffacciò e. preso un monopattino elettrico li posteggiato lo consegnò a Mattia dandogli le indicazioni sulla strada da seguire all’interno della proprietà sino a raggiungere l’ingresso della villa ora nascosta da un folto gruppo di pini secolari.

Mattia non era abituato a tanto ben di Dio ma l’interno della villa, al cui ingresso trovò un servitore ad attenderlo, superò addirittura ogni sua più ottimistica previsione, Solo una parola poteva descrivere il tutto: sfarzo e lui, già reso introverso dalla vita, si intimidì ulteriormente.

-Il signore mi ha comandato di condurla subito da lui, La prego di seguirmi.

E il servitore lo guidò lungo enormi corridoi e spaziosi saloni dove un uomo, in costume da bagno stava attendendolo.

-Dunque lei è il dipendente raccomandatomi dall’ufficio personale?

Timidamente Mattia fece col capo un cenno affermativo.

-Piacere Ted … e non sia timido. Sono certo che noi diverremo ottimi amici.

Mattia accettò la mano che gli veniva porta: -Piacere Mattia

-Avrà notato che indosso un costume da bagno. Più tardi andremo in piscina. Ne ho una riscaldata quindi non si deve temere il freddo. Oltre quella porta troverà dei costumi. Ne scelga uno, lo indossi e poi torni da me.

Dopo circa 10 minuti Mattia si ripresentava al cospetto del capo-

-Finalmente siamo uguali: ora mi sento più a mio agio. Mi segua (e lo guidò sino ad una enorme vetrata oltre cui si vedeva una curatissima piscina in cui un paio di ragazze stavano nuotando).

-Le piace quello che vede? (domandò Ted)

-Piscina stupenda signore (ribatté)

-Non essere pirla, chi se ne frega della piscina? Non vedi altro?

-Beh, vedo due stupende ragazze che stanno uscendo dall’acqua. Non mi prenda per uno sprovveduto ma non ho mai visto due strafighe come quelle!

-Finalmente mi dimostri di avere gli occhi e di saperli usare (ridendo). Di quelle due una è la mia amante, l’altra lo sarà.

-Non posso che invidiarla signore, non per i soldi ma per la possibilità di avere donne come quelle.

-Qui veniamo al motivo della mia convocazione. Ti ho detto che una sarà la mia amante vero? Ma perché sarà e non è?

-Ma non saprei signore. Non credo che loro oppongano un rifiuto ad uno come Lei, non serio almeno.

-Vedi? Io credo che per essere veramente perfette le amanti debbano essere sposate a qualcun altro. Le nubili, prima o poi, si intestardiscono in uno sciocco romanticismo, subordinano tutto ad un possibile matrimonio, divengono appiccicose e stressanti. Se fossero coniugate, invece, sfogherebbero su marito la loro frustrazione ed io potrei godermi in santa pace il loro miele.

-Si vede che conosce le donne sig Ted: vorrei avere io la sua esperienza. Certamente mi butterei a pesce per conquistarmi una ragazza come una di quelle due.

-Ti piace Giada vero? Vorresti scopartela?

-Rispondo senz’altro di si, mi piacciono tutte e due. Non ci vedrei differenza.

-Lorna è già sposata ed ho recentemente saputo che ora suo marito è innamoratissimo di lei. Certo, se ci metteremo d’accordo, la scoperò ben bene ancora una volta o due poi gliela renderò.

-Ci metteremo d’accordo?

-Sicuro, non hai ancora capito? Io voglio che tu sposi giada e poi me la porti per farne la mia amante.

-Sposarla e poi darla a lei? Potrei farlo. Al momento non ho relazioni femminili. Lei per me è un’estranea quindi non vedo difficoltà.. Ma cosa ci guadagnerei?

-Ecco il punto: tu accetta e per te è pronta una nomina a dirigente con relativo stipendio.

-Ma lei mi ha pure detto che avrei potuto ciularla. Crede che la ragazza sia d’accordo?

Ted si mise a ridere: – Piano leone! A ciularla penserò io ed io solo! In media le mie relazioni durano un anno e se la sposerai tu dovrai comportarti da marito a tutti gli effetti: vivrai con lei, mangerai con lei e con lei andrai a divertirti. Semplicemente la sera me la porterai perché io la chiavi. Tu dovrai accettare di portare una bella gabbietta mentre io non avrò limiti. Se lei dovesse poi restare incinta tu riconoscerai il bambino come tuo anche se non avrai mai avuto accesso a quella figa.

-Si ma … ciularla?

-In tutto questo tempo tu non avrai nulla da fare. Non mi oppongo a che tu la corteggi o che la palpeggi un po’. Quando poi io mi sarò stancato di lei rimpiazzandola, ti toglierò la gabbietta e se sarai stato abbastanza bravo da conquistarla, potrai chiavarla. Hai detto che avresti voluto buttarti a pesce per conquistare una donna simile: bene io te ne do l’opportunità.

-Ho già capito di non poter competere con lei ma, anche accettassi, ci sarebbe ancora un ostacolo: io non ho soldi per il matrimonio ed il buchetto dove vivo è inadatto a due persone.

-Tutto qui? Credi che io lasci le mie donne sulla strada? Ti farò assegnare una bella abitazione dalla compagnia, casa che diverrà completamente tua al momento della firma matrimoniale e, naturalmente, mi assumerò io stesso l’onere di tutte le spese: tu, neo dirigente, non hai ancora guadagnato nulla.

-Non posso che accettare allora signore. Abbiamo un accordo.

Ted si diresse ad una porta talmente ben inserita nella struttura da risultare praticamente invisibile.

-Vieni Giada, voglio presentarti Mattia:: il tuo futuro marito.

Dirigente per forza

Mentre tornava alla sua abitazione (si era riservato il resto del giorno libero), Mattia quasi non riusciva a credere alla fortuna che gli era capitata. Sacrificando una inesistente libertà sessuale (visto che proprio non ne aveva una) aveva ottenuto un posto da dirigente ed una nuova bellissima abitazione che sarebbe divenuta sua il giorno in cui avesse sposato Giada.

L’aveva brevemente conosciuta in piscina e subito si era reso conto che quella donna non era fatta per lui: troppo bella e sofisticata per un galoppino. In condizioni differenti lei avrebbe potuto scontrarsi con lui e proseguire il suo cammino senza neppure accorgersi di aver urtato quella piccola mosca.

Ted avrebbe voluto che si fermasse a pranzo ma lui aveva comunque necessità di riorganizzare le idee ed aveva, con qualche difficoltà, declinato l’invito.

Allora Ted aveva convocato il suo segretario personale affidandolo a lui e questo gli aveva fatto firmare una quantità di autorizzazioni, prese di conoscenza e permessi da essere sufficienti per una intera vita.

Tra tutte queste scartoffie non gli erano però sfuggite la sua nomina a Dirigente e l’assegnazione di una villetta: Ted aveva detto sul serio.

Giunto a casa si dedicò quindi alla preparazione dei bagagli e si preparò a traslocare.

Il giorno successivo si ripresentò, come al solito, alla * ma stavolta, sorretto da una più fiera coscienza di se, andò direttamente dal Capo del personale.

Logicamente fu necessaria un po’ di anticamera, l’uomo non era ancora arrivato ma in compenso ebbe la soddisfazione di vedersi immediatamente riconosciuto al suo arrivo e di essere immediatamente convocato nell’ufficio

-Bene, bene, bene (esordì l’uomo), ho saputo della tua promozione.

-Si signore, mi scusi ma immagino che dovrò cambiare ufficio, è vero?

-Ma che formalismi sono questi? Mi dai ancora del lei? Da ora diamoci del tu, come è giusto che sia tra pari grado.

-D’accordo ma non mi hai risposto per l’ufficio

-Hai naturalmente diritto ad un nuovo ufficio. Al momento c’è libero solo quello subito accanto al mio. È un po’ piccolo ma in compenso è direttamente comunicante con quello della segretaria: una grande comodità

-Ho diritto ad una segretaria?

-Naturalmente si, anzi, se hai un momento da dedicarmi potremo sfogliare l’elenco del personale per scegliere una dipendente che ti aggradi.

-Non serve l’elenco, ti posso addirittura fare il nome: Marisa!

Il Capo con il suo interfono chiamò la segretaria:

-Convochi immediatamente qui da me la signora Marisa. (le comandò, poi rivolse nuovamente la sua attenzione a Mattia)

-Anche questa è fatta, hai altre necessità?

-Beh, una l’avrei, quella di conoscere le mie funzioni. In parole povere cosa dovrei fare?

-Questa è una questione diretta tra te ed il sig Ted. Ti assegnerà certo lui qualche compito, in mancanza sei libero di fare ciò che vuoi.

-E dimmi. Posso dare ordini ai dipendenti?

-Naturalmente si ma, per favore, prima di dare disposizioni che possano incidere sull’attività aziendale avvertimi con un certo anticipo.

-Tranquillo su questo punto, so che la ditta funziona bene e non la trascinerò nel baratro (con un sorriso diabolico sul volto) solo pensavo a certe mie piccole vendette.

Bussarono alla porta e la segretaria, senza attendere autorizzazioni entrò; -Ho qui la signora Marisa

-La faccia entrare allora, che aspetta?

Marisa entrò nella stanza con le gambe che facevano Giacomo Giacomo. Aveva sempre cercato di tenere un basso profilo e non si aspettava certo una convocazione da parte del Capo del personale, temeva di aver commesso qualche sbaglio mostruoso.

-Signora Marisa è soddisfatta del lavoro che attualmente svolge?

-Si signore (rispose la poveretta che neppure aveva notato la presenza di Andrea nella stanza)

-Sa che può decisamente migliorare la sua posizione?

-Ma signore io sono soddisfatta così, faccio quanto mi viene richiesto sperando di compiere i meno errori possibili.

-Ne sono lieto cara signora, tuttavia lei è stata richiesta come segretaria personale di un importante dirigente. Vuole che io gli comunichi il suo diniego?

-No signore, anzi lo ringrazi. Solo temo di non essere all’altezza dei nuovi compiti che mi saranno richiesti.

L’imbarazzo della donna era palpabile e palese. A questo punto intervenne Mattia: -Tranquilla Marisa, ti conosco da tempo e sono certo che tu sarai una segretaria perfetta.

Solo allora Marisa notò la sua presenza e sbiancò leggermente in volto: -Mattia, saresti tu il dirigente?

-Si Marisa, ma ancora non mi hai risposto: vuoi essere la mia segretaria?

Con un grosso sospiro di sollievo la donna annuì: -La tua segretaria? Certo che si.

-Allora trasferisci le tue cose nell’ufficio secondario di fianco a questo. Ti do un’ora di tempo. Ancora un avvertimento: non fare parola a nessuno del tuo nuovo incarico, se ti domandassero qualche cosa di semplicemente che ti hanno trasferita. D’accordo?

-Si Mattia, agli ordini. Conta su di me (e lasciò la stanza)

-A questo punto ti lascerei libero (concluse il Capo del personale), va pure a prendere possesso del tuo ufficio. Naturalmente, se avrai bisogno di me, non esitare, resto a tua disposizione.

E lo congedò

Mattia si recò nel suo ufficio e constatò che esso non era poi tanto piccolo. Nel lato opposto alla porta troneggiava una maestosa scrivania. Imponenti vetrate davano una vista completa della città ed una porta finestra dava accesso ad uno spazioso balcone privato.

Un angolo era adibito a salotto di rappresentanza: bar personale e due comode poltrone cha unite ad un grande divano attorniavano un tavolino in alabastro mentre 2 spaziosi armadi ed una cassaforte a combinazione completavano l’arredamento.

Stava ancora rimirando l’ambiente quando avvertì del movimento nell’ufficio collegato ed affacciatosi notò che Marisa stava sistemando le sue cose.

-Quando hai finito raggiungimi (le disse).

-All’istante capo! (rispose allegramente lei)

Afferrato un taccuino ed una matita lo raggiunse dopo pochi istanti.

Mattia le indicò il divano invitandola a sedersi e prese a sua volta posto su una poltrona.

-Hai avuto difficoltà coi colleghi?

-No signore. Si capiva che erano curiosi ma non hanno osato interferire.

-Brava ragazza, ben fatto. Per inciso: quando siamo soli dammi come sempre del tu. Riserviamo il Lei ad improbabili cerimonie ufficiali.

-Ti riconosco Mattia, da te non mi aspettavo niente di meno, Sei proprio come ti ho giudicato.

-Allora ti do io qualche informazione: tempo di fare le pubblicazioni e mi sposerò.

-Veramente? Non sapevo fossi fidanzato, anzi, veramente avevo fatto io qualche pensierino su di te.

-Siamo sinceri Marisa, fossi rimasto a fare fotocopie non avrei avuto possibilità con te anzi, se fossi rimasto il reietto avresti rischiato del tuo frequentandomi.

A quelle parole la donna abbassò vergognosamente gli occhi: -Hai ragione! Te ne domando scusa ma il coraggio non è mai stato il mio forte.

-Veniamo al punto allora. Vuoi aiutarmi a vendicarmi di quella massa di imbecilli?

-Se vuoi collaborerò con piacere: cosa debbo fare?

-Fino a che punto sei disposta a spingerti?

-Mi fido di te, fin dove vorrai.

Mattia si appoggiò comodamente allo schienale della poltrona cambiando argomento.

-Marisa sai che una tradizione non scritta impone che una segretaria scopi col suo dirigente?

-Si Mattia anche se non credo sia una tradizione ma una necessità. I dirigenti, sotto un certo punto di vista, sono uomini come gli altri ed hanno bisogno di rapporti sessuali. La segretaria è una donna, è vicina a loro, se è facilmente accessibile è quindi in grado di soddisfare le loro necessità. La cosa più logica è che sia lei stessa a farlo.

-E tu? Saresti disposta a soddisfare le mie?

-Con piacere Mattia, ti ho ben detto di aver fatto qualche pensierino su di te.

-E se un domani dovessi sposarti?

-La cosa non cambierebbe, se restassi la tua segretaria ciò farebbe parte dei miei doveri.

Mattia pensò con rincrescimento alla gabbietta che avrebbe dovuto indossare il giorno del matrimonio ma cercò di godersela mentre poteva.

-Allora voglio che fino al momento dello sposalizio tu sia la mia amante ed il mio strumento di vendetta: spogliati.

Mentre la ragazza obbediva lui si avvicinò cominciando ad accarezzarla ed a palpeggiarla.

Marisa. Una volta denudatasi si dedicò a spogliare lui poi, quando ambedue furono liberi dai vestiti iniziarono a baciarsi furiosamente e ad accarezzarsi per ogni dove.

Quando Mattia la giudicò pronta per il coito le diede l’ordine:

-Chiama il nostro vecchio capoufficio e digli che vogliamo 2 caffè. Immediatamente! E che deve portarceli di persona.

Guardò la ragazza telefonare, spiegare dove i caffè avessero dovuto essere recapitati e tornare verso di lui.

A questo punto la penetrò delicatamente iniziando a pomparla.

Dopo un certo tempo udì la voce dell’ex-capoufficio proveniente dall’ufficio di Marisa.

-Fallo venire qui (le sussurrò)

L’uomo ubbidì alla richiesta della ragazza e varcò la porta dell’ufficio padronale pietrificandosi istantaneamente vedendo Mattia chiavare Marisa.

Era salito al piano dirigenziale deciso a far valere il suo grado ma fu solo capace di emettere un belato:

-Ecco il suo caffè signore.

-Imbecille (rispose Mattia) non vedi che siamo impegnati? Sta li fermo e zitto senza disturbare.

E continuò tranquillamente a ciulare Marisa incurante della sua presenza.

Dopo un periodo che all’uomo parve eterno vide Mattia scaricare il suo piacere nel grembo di Marisa.

Solo allora disse con voce untuosa: – Il caffè signore le darà forza. (porgendogli il contenitore)

Mattia, senza proferir parola allungò una mano a prendere il contenitore. Mente l’uomo allungava a Marisa l’altro caffè se lo portò alle labbra ed istantaneamente lo gettò in faccia allo sfortunato.

  • È freddo cretino! Chi beve un caffè freddo?

-Perdoni signore, quando lo ho portato era caldo: ho fatto di corsa la strada dal bar a qui per non farlo raffreddare.

-Dal bar? Ma per chi mi hai preso? Per un barbone come te?

-Marisa mostragli dove è nel nostro bar la macchina per il caffè!

-Ma Mattia, sono nuda, vuoi che mi veda?

-Mia cara se lui fosse un cane avresti di queste preoccupazioni? Poi in questo modo esaudiresti le sue aspirazioni. Non hai mai notato in quale modo ti guardava in ufficio?

La ragazza si alzò dirigendosi al bar.

-Ferma! (tuonò Mattia)

-E lei (rivolto alla sua vittima), non stia li impalato! Non vede che lungo le cosce le sta calando dello sperma? Prenda il fazzoletto e la pulisca, non sa quanto quelle candele possono essere fastidiose?

-Mi spiace signore, non ho con me un fazzoletto pulito

-E allora usi la sua camicia piuttosto che le sue mutande, MA SI SBRIGHI!-

Il poveretto non potè far altro che obbedire togliendosi la camicia ed usandola per un lavoro accurato.

Non appena ebbe concluso Mattia rincarò la dose:

-Non sono per nulla soddisfatto. La prossima volta le farò usare la lingua. Ed ora vada, torni al suo ufficio e si porti via quello straccio sporco della sua camicia.

Non appena l’uomo, umiliato, li ebbe lasciati soli,, Mattia abbracciò la ragazza.

-Hai capito cosa voglio fare? Se non sei d’accordo a continuare possiamo fermarci se vuoi.

-Sono la tua segretaria e come tale intendo appoggiarti in tutto finché posso. Hai voluto scoparmi? A me è andato bene. Hai voluto esibirmi? Non ho assolutamente nulla in contrario. Hai voluto usarmi per umiliarlo? La cosa mi ha solo divertito! Continua così capo.

In quel momento squillò il telefono e Marisa si affrettò a rispondere per poi subito passargli la cornetta.

-È il Capo del personale e chiede di te!

-Non sai che il nostro sistema di sicurezza copre con telecamere tutte le stanze e che il sistema fa capo a me? (disse la voce al telefono) Valendomi di questa possibilità ho voluto seguirti nel tuo primo giorno in ufficio. (e rise di gusto) In futuro, se vorrai ripetere queste performances con un po’ di riservatezza avvertimi ed io non ti controllerò. Comunque mi sei piaciuto: se con Ted qualcosa dovesse andare male non temere per il tuo posto, per me tu sei un dirigente perfetto.

VENDICARSI PER FORZA

Come tutte la mie storie pure questa è frutto esclusivo della mia fantasia per cui ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti è puramente casuale

Da quel giorno la convocazione fissa del ex-capoufficio divenne una piacevole consuetudine per i due complici che si divertirono a vessarlo in tutti i modi, ad esempio il secondo giorno lo obbligarono alla ripulitura colla lingua e quello, comportandosi da perfetto cuckold obbedì.

Il terzo giorno però una novità attendeva il pover’uomo.

-Sara, cosa fai qui? (con stupore aveva visto la moglie di cui era innamoratissimo nella sala d’attesa)

-Mi hanno convocato Ercole, credo vogliano offrirmi un impiego

-Non posso fermarmi amore, mi attende il mio capo ma: auguri! (e con un rapido bacio si congedò)

-Alla buonora (lo accolse Mattia) quanto tempo ci vuole per salire qualche piano?

-Mi perdoni signore ma ho visto mia moglie in attesa qui fuori ed ho perso qualche istante per salutarla.

-Ah quella fuori dalla porta è sua moglie? Buono a sapersi, comunque oggi voglio dedicarmi alla sodomia. Maneggi con discrezione il mio pacco perché sia ben pronto: questo è il suo compito.

Il poveretto ubbidì e ben presta si trovò tra le mani un membro al massimo dell’erezione-

-Bravo, stai imparando bene (constatò Mattia). Anche la tua idea di solleticare il glande colla pinta della lingua non è male! Ed ora: giù i calzoni.

-Ma che dice signore? Io non sono gay.

-Vedi forse in giro qualche altro buco che io possa riempire? Poche storie: tocca a te! Giù i calzoni

Colle lacrime agli occhi l’uomo pensò al mutuo che stava pagando e che non aveva i mezzi per estinguere per cui obbedì

-Marisa! (chiamò Mattia)

La donna giunse con una scatoletta di lubrificante, lo fece adagiare colla pancia nuda a contatto del marmo e coi piedi ben piantati a terra.

Fattagli ben divaricare le gambe spalmò abbondantemente l’ano di lubrificante e affermò:-È pronto signore.

-Molto bene rispose Mattia, solo che ora mi è passata la voglia di culo. Ora ho voglia di Figa!

-Sono pronta signore.

-No, non della tua Marisa anche se ti ringrazio della tua disponibilità, preferisco quella di quella biondina in sala d’aspetto.

-Ma signore, lei non è nostra dipendente, non abbiamo nessun titolo neppure per convocarla qui.

-Convocarla, convocarla che parolona! Invitala, poi qualcosa mi dice che qui abbiamo la persona giusta per chiederle di sottomettersi

-Nohhoh signore, per favore non mi chieda questo! (belò la vittima)

-No? Daccordo allora. Signorina Marisa prepari una lettera di licenziamento ed una lettera di malservito. da inserire nel suo dossier, tale che persino un malavitoso che volesse metterlo a domandare la carità ai semafori, diverrebbe dubbioso sull’opportunità di affidargli il compito.

-No signore, La prego, io ho bisogno dello stipendio. Ha vinto, chiami mia moglie e la convincerò a farsi ciulare da lei

Marisa introdusse la donna che, vedendo il marito in quella posizione, ebbe un attimo di forte esitazione ma poi andò a prendere posto sul divano davanti a lui.

-Cosa sta succedendo Ercole? Perché coi calzoni abbassati ed in quella posizione?

-Non badare a me Sara, il capo aveva una mezza idea di onorarmi ed io naturalmente mi sono reso disponibile alla cerimonia che aveva approntato per me!

-Sei un gay? Giuro di non essermene mai accorta.

-Certo che no amore, tu sei il mio unico sfogo sessuale, lo sai!

-Si ma allora … non capisco.

-Il capo stava per onorare me quando gli è venuta una diversa ispirazione, che io condivido. Ora vorrebbe scopare te.

-Ma tu sei matto. Io non so neppure chi sia, figurati se vado a letto con lui.

-Ma non sarebbe necessario andarci a letto: anche quel divano sarebbe adatto allo scopo, ed io sarei comunque qui, davanti a te, pronto a sostenerti e ad incoraggiarti.

-Io non ti ho mai tradito Ercole, lo sai?

-E neppure ora lo faresti. Semplicemente consentiresti al mio capo di concedermi un riconoscimento che gradirei moltissimo. Una donna favolosa come te a mia fissa disposizione sempre capisci? Il suo sarebbe un riconoscimento incredibile.

La donna cominciava a cedere:

-Si, ma sai che non uso anticoncezionali e proprio ora sto entrando nel mio periodo di maggiore fertilità

-Davvero Sara? Ma sarebbe una cosa da sballo se tu restassi incinta. Sarebbe il nostro bambino ma contemporaneamente stabilirebbe un forte rapporto col mio capo una cosa fantastica. Ora togliti le mutande e sdraiati per favore.

Pur dubbiosa quindi, davanti a suo marito consentì a Mattia di scoparla e di inseminarla.

Mattia fece i suoi comodi e solo dopo una seconda sborrata prese la parola

-Donna, mi sembra di aver capito che questi siano i tuoi giorni e che temi di essere ingravidata.

-Così è signore

-Se ti lasciassi andare e la cosa fosse vera, avresti quindi un dubbio sull’effettiva paternità della tua creatura vero?

-Si signore, se Ercole mi toccasse il dubbio sarebbe legittimo.

-Non va bene cara figliola: una mamma deve sempre sapere chi è responsabile della sua maternità, Facciamo così: da oggi per 5 giorni ti trasferirai a casa mia. Io ti scoperò tutte le notti ed in questo modo tu potrai avere la certezza su chi ti abbia ingravidata

-Vedi Sara quanto è buono il mio capo? (si intromise Ercole) Ci sta regalando il nostro primo bambino ed è disposto a quasi una settimana di sacrificio personale per farlo.

-Ma in questo modo dovrei stare una settimana lontana da te. (protestò la donna)

-Se lo desiderate non è necessario. (replicò Mattia) Suo marito può prendersi una settimana di ferie e venire nella mia villa a fare il nostro cameriere personale. Poi la notte la trascorrerà in una poltroncina ai piedi del letto su cui noi scoperemo ed in tal modo non potrà assolutamente negare di essere stato presente al concepimento.

Decisamente vinta la donna chinò la testa in segno di obbedienza

-Ed ora rivestiti Ercole (terminò Mattia). Cosa fai coi calzoni ancora abbassati? Cosa vuoi me ne faccia del tuo sedere quando ho a disposizione una bella figa come quella di tua moglie? Aspettatemi all’ingresso, vi condurrò entrambi a casa mia.

-Saremo onorati se lei completerà l’inseminazione di Sara e le sarò sempre grato per averci donato il nostro primo figlio.

A questo punto congedò sbrigativamente i due coniugi e, non appena fu rimasto solo con lei, disse a Marisa.

-Ora è il momento di vendicarmi degli altri ex colleghi, sei sempre disposta ad appoggiarmi?

-Certamente si Mattia te l’ho promesso ed ho una parola sola.

-Anche se io ti offrissi in matrimonio a qualcun altro?

-Farò tutto quello che vuoi Mattia. Sappi solo che io sono unicamente e completamente tua anche se so che mai potrà ambire a sposarti, quindi usami come meglio credi: sarò felice di esaudire quei semplici compiti.

-Allora andiamo

Mattia portò Marisa nel suo vecchio ufficio.

A loro ingresso tutti i presenti lo accolsero con falsa cordialità

“Bentornati!”, “Vi siete ricordati di noi vero!”, “Come si sta ai piani alti? Non soffrite di vertigini?” ed altre amenità del genere.

Mattia finse di accettare per buoni tutti quei complimenti, si sedette al suo solito angolino ed invitò Marisa a sederglisi accanto.

-La vita qui era dura, ma lassù è ancora peggio

Intanto allungava la mano verso il seno della donna che, per agevolarlo, sbottonò i due bottoni superiori della camicetta.

Mattia svelto infilò la mano cominciando ad impastare quelle tette.

-Sapeste (proseguì) bla bla bla (sta per parole vuote che nessuno ascoltava, tutti ammiravano la sua manovra cogli occhi fuori dalle orbite per cui diviene impossibile capire cosa stesse realmente dicendo).

Lui tolse la mano dal seno di Marisa e concluse:

-Avete capito?

-Si certo Mattia (rispose qualcuno) è vero non è tutto oro quel che riluce

Fingendo una manovra maldestra Mattia fece cadere (non) inavvertitamente una biro per terra-

-Ti spiace raccoglierla Marisa?

Con un gesto d’assenso lei si alzò in piedi chinandosi poi a 90° per raggiungere il pavimento colle mani.

Svelto lui le sollevò la gomma sulla schiena mostrando che la ragazza non stava portando intimo e cominciò a massaggiarle la patata, così davanti a tutti mentre lei lasciava fare appoggiandosi però colle mani al pavimento.

-Io e Marisa abbiamo però avuto occasione di parlare. Vieni Marisa siediti sulle mie ginocchia

Lei eseguì e lui, continuando a palparle la figa proseguì: -Sapete? Lei si sente sola: avrebbe proprio bisogno di un marito! Del resto sapeste che tette soffici ha e che bernarda vogliosa che possiede! Domandate pure a me per referenze.

Gli occhi dei presenti, che prima volevano schizzare dalle orbite ora erano letteralmente esplosi. Anche le gole erano seccate rendendoli quasi incapaci di parlare

“I o”, “I o”, “I o” si sprecavano

-Certo che un marito avrebbe poi la facoltà di scopare con questa bellezza: che ne dite?

-Mattia (proruppe Marco) So di averti fatto soffrire forse più di tutti gli altri, ma ora sono il primo ad implorare il tuo perdono. Ti prego, metti tu una buona parola con lei perché mi accetti come marito

-Hai sentito Marisa? Avevi paura di restare sola ed ora hai già una richiesta di matrimonio. Ti va bene Marco o vuoi scremare ancora aspiranti?

-Potrebbe andar bene ma vediamo cosa mi offre.

-Quello che vuoi tesoro! (la interruppe Marco) la mia casa. Il mio conto in banca, la mia auto. Tutto quello che possiedo sarà tuo-

-Non mi importa dei soldi, a me interessa il sesso- (rispose la donna), mi sarai fedele?

-Certamente Marisa, puoi contarci.

-E mi consentirai anche di continuare a fare la segretaria?

-Ho capito, vuoi continuare a scopare con Mattia. Certo è il minimo che posso concederti: lui verrà sempre per primo ed io interverrò solo in seconda battuta.

-Bene Marisa (concluse Mattia), saliamo nel mio ufficio a festeggiare il tuo fidanzamento con una sana scopata, Marco potrà, qui davanti a tutti, dedicarti contemporaneamente una bella sega.

Non fecero in tempo a raggiungere l’ufficio che sentirono squillare il telefono. Marisa si precipitò, disse un paio di parole e gli porse la cornetta.

L’uomo altro capo del filo stava ridendo di gusto,

-Ancora una volta ho seguito la tua esibizione. Sei stato fantastico! Lui la sposa e tu la scopi! Fossero tutti così i matrimoni!

CORNUTO PER FORZA

Erano giorni felici ma passarono in un lampo.

Una mattina, mentre coccolava un po’ Marisa per prepararla alla solita penetrazione Mattia ebbe l’avventura di dirle:

-Temo che questa sia la nostra ultima volta, da domani finirò ingabbiato.

Istantaneamente vide la donna irrigidirsi. Senza dire una parola quest’ultima si alzò e corse nel suo ufficio.

Mattia la udì frugare nel cassetto e poco dopo tornò recando in mano un contenitore sterile, fresco di farmacia.

-Se domani ti sposi (esordì) oggi non voglio scopare. In compenso da te voglio un regalo.

Mattia la guardò curioso: -Come non vuoi scopare? Non mi lasci nemmeno sparare l’ultima cartuccia?

-Quella la sparerai stanotte. Mi hai chiesto di essere la tua testimone e trascorrerò la notte a casa tua. Già mi immagino che non mi lascerai dormire molto (ridacchiando)

-Allora cosa vuoi fare?

Marisa gli mostrò il contenitore: -Facile, voglio mungerti.

-Mungermi? Ma non hai mai notato i miei capezzoli? Sono duri e piatti, non belli morbidi ed evidenti come i tuoi.

-Non essere modesto, se non hai i capezzoli hai un’altra parte facilmente mungibile.

Mattia si toccò il membro-

-Esatto proprio li. Quindi Marisa si accoccolò tra le sue braccia:

-Sai, da buona segretaria penso proprio di essermi innamorata di te. Non temere, non ho intenzione di esserti d’intralcio in nessun modo

Gli prese una mano e la guidò sul suo seno:

-Ho solo intenzione di essere a tua disposizione ogni volta che mi vorrai. Io sposerò Marco. Lui sarà mio marito ma tu rimarrai il mio capo, ed io la tua segretaria.

-Belle intenzioni, e allora?

-Beh, anche se mi sposerà non consentirò a quel cornuto di Marco di scoparmi fin quando non sarò rimasta incinta di te: quindi ora datti da fare, riempi più che puoi questo contenitore del tuo seme. Io farò di tutto per aiutarti: vuoi il mio sesso sul naso? Vuoi una danza da odalisca? Domanda e ti sarà dato … ma riempi più che puoi quel contenitore.

-E se ti scopassi? Potrei togliermi quando avverto lo stimolo e riempire in questo modo il tuo vasetto.

-Idea migliore della mia: forza campione dacci sotto!

Per accontentare la sua amica fece una doppietta ma togliendosi all’ultimo momento. Il contenitore trovò posto nel piccolo frigorifero del bar facendo poi riapparizione la sera a casa di Mattia.

L’ultima notte fu memorabile tanta che il vasetto fu quasi riempito completamente.

Dopo l’ultima scopata Marisa si rannicchiò nell’incavo del braccio di Mattia e gli domandò curiosa:

-Cos’è questa storia della gabbietta? Domani ti sposi e mi sembra che questa sia proprio la cerimonia che più di ogni altra esclude questa costrizione.

-Marco è un cornuto vero? Nessuno può saperlo meglio di me. (rispose Mattia) Però, diciamocelo chiaro, se ti volesse scopare e tu glielo consentissi, resterebbe comunque cornuto ma voi siete nel vostro pieno diritto.

-Quando ho avuto la mia nomina a dirigente ho stretto un patto simile ma più restrittivo. Il futuro amante di mia moglie vuole assicurarsene l’esclusiva.

-Io dovrò intrattenerla di giorno e di sera, per poi consegnargliela per la notte in modo che lui possa divertirsi.

-Io non mi sento cornuto: non conosco neppure quella donna che solo una volta ho avuto la ventura di incontrare brevemente. A quel tempo, poi, neppure sapevo cosa fossero le donne, sappi che il mio primo rapporto lo ho avuto con te, quindi portare una perfetta sconosciuta a Ted perché lui si divertisse a scoparsela non mi pesava per nulla. Libero ero e sono e libero rimarrò, ma Ted vuole essere assolutamente certo che non gli soffi la preda. Quindi ha deciso di ingabbiarmi e tale resterò fintanto che non si stancherà di Giada sostituendola con un’altra. Solo allora mi libererà ed onestamente penso che ora la cosa mi peserà un po’ perché adesso io ho te.

A quelle parole Marisa, a mo’ di polipo, lo abbracciò fortemente. Cominciò a strusciarsi ed a maneggiarlo sin quando il cavaliere risorse e lo costrinse ad un ultimo rapporto. Il barattolo questa volta rimase ben chiuso in frigorifero, Marisa aveva ben altro contenitore (assolutamente naturale) che voleva fosse ben pieno.

Il giorno dopo Mattia si presentò alla chiesa scelta per la cerimonia indossando un elegante frak accompagnato da Marisa: la sua testimone, ed assieme attesero nei pressi dell’altare l’arrivo della sposa.

Il tempio era stracolmo di invitati, Ted non aveva certo badato a spese.

Quando l’organo iniziò a suonare la marcia nuziale apparve finalmente Giada, stupenda nel suo abito bianco dal lungo strascico.

Credo tutti conoscano questo tipo di cerimonie, ed i due, quando si furono scambiati i “SI” ed il prete li ebbe dichiarati marito e moglie passarono in parata tra le due ali di invitati. Giada gettò alle sue spalle il buochet nuziale, che fu casualmente preda di Marisa, e salirono sulla macchina che li avrebbe condotti all’hotel scelto per il banchetto e successiva festa.

Nuovamente Mattia si stupì e solo la sera, presa per mano la sua sposa ancora in abito bianco, si ritirò nella stanza che era stata loro assegnata.

Aperta la porta la prima cosa che vide fu Ted, disteso sul letto.

-Era ora! (esordì questi) Vi siete divertiti?

-Si Ted, una festa fantastica (rispose).

-È giunta l’ora di dare attuazione al nostro accordo: non credi? Seguimi nella camera a fianco di questa.

Nella camera indicata era presente una persona.

-Questo è il mio medico personale. Ho dato a lui l’incarico di applicarti la gabbietta. Non temere è solo per discrezione che ricorro a lui. Trascorri qui la notte poi domattina indossa una vestaglia da camera e, senza farti notare, bussa alla MIA camera che salveremo il tuo onore.

Dopo che il medico gli applicò la famosa gabbietta senza peraltro consegnargli la chiave.

Non era abituato a quella costrizione. Tentò in qualche modo di togliersela senza riuscirci e procurandosi solo un certo dolore ai testicoli. Rinunciò ma il sonno non poteva venire per cui si adattò a seguire i gemiti che, attraverso quelle pareti di cartapesta gli arrivavano dalla stanza in cui era sua moglie.

Con gli occhi pesti la mattina seguente, verso le 8.30 indossò la richiesta vestaglia e bussò alla camera in cui Ted e Giada avevano trascorso la notte.

Gli aprì Ted: -Stanotte ti abbiamo tenuto sveglio vero? Si capisce dai tuoi occhi ma è meglio così. Ora tu e Giada toglierete il lenzuolo insanguinato e lo esporrete assieme al balcone così che tutti possano appurare la verginità della sposa! Stanotte avete fatto una grande scopata quindi siete liberi fino a stasera quando mi riporterai Giada a casa mia. Ormai il custode ti conosce e non ti farà storie. Buona giornata ad entrambi (e si allontanò fischiettando).

Rimasto solo con Giada, che con un certo imbarazzo indossò a sua volta una vestaglia per coprire le sue nudità, eseguirono assieme quel semplice compito, un po’ vergognandosi di voler rispettare una tanto barbara tradizione.

-Ma tu eri veramente vergine quando ci siamo sposati? (domandò)

-Certo, strano a credersi vero?

-Allora non capisco: come puoi aver accettato di farti sverginare da un uomo che non ami?

-Neppure te amo, quindi fatti i fatti tuoi per favore.

-Cominciamo male Giada. Volenti o nolenti ora siamo marito e moglie con nessuna possibilità di dividerci. Non vogliamo almeno tentare di essere amici? Io non sono un semplice autista e neppure credo che ciò sia nei desiderata di Ted.

Lei lo guardò attentamente negli occhi:

-Effettivamente credo tu abbia ragione. Ted ti ha spesso illustrato nei giorni scorsi come una specie di cavalier servente che dovrebbe accompagnarmi ovunque, passare le giornate con me a svagarmi e solo la sera ricondurmi alla sua camera. Va bene, tentiamo con l’amicizia ma ti avverto: NON SPINGERTI OLTRE! Già ne ho abbastanza di uno che mi scopa a sangue di notte senza volerne trovare un altro anche di giorno.

Con un sorriso triste Mattia le tese la mano in segno di accettazione ed il patto fu sancito.

I due giovani rientrarono quindi ciascuno nelle proprie stanze per rivestirsi.

Mattia non si era portato cambi per cui dovette indossare il vestito del giorno precedente mentre Giada aveva rinvenuto nell’armadio della camera uno dei suoi abiti preferiti e lo aveva indossato.

Si ritrovarono fuori dalla camera di Giada e, tenendosi per mano, abbandonarono l’albergo salendo sulla vettura che Ted aveva lasciato a loro disposizione.

-Devo andare a casa a cambiarmi Giada, poi credo dobbiamo provvedere a far portare in casa mia anche i tuoi abiti e le tue cose. Se Ted vuole simulacri di donne sposate non possiamo deluderlo lasciando tutto il tuo da lui.

-Vero! Ma la casa sarà abbastanza grande per due?

-Certi che sì. È una casa molto spaziosa. Credo che lui abbia progettato tutto contando sul fatto che le sue amanti, una volta scartate, vogliano costruire una famiglia coi loro mariti posticci,

-Lorna effettivamente mi ha confidato che vuole metter su famiglia col marito ora che non sarà più obbligata ad accoppiarsi con Ted.

-A noi non succederà vero? Amici abbiamo detto ed amici saremo.

Lei sorrise in risposta.

Nel frattempo erano giunti a casa e, dopo aver posteggiato l’autovettura, salirono nell’appartamento.

-Non mi prendi in braccio per attraversare la porta? Questa è una tradizione vecchia ma molto seguita perché di buon augurio.

Con un sorriso Mattia prese in braccio sua moglie facendole attraversare la fatidica soglia.

-Questa è la tua chiave. (Disse Mattia alla donna porgendogliela subito dopo averla depositata) Non dovresti averne bisogno dato che sarai tutto il giorno con me ma è giusto che pure tu abbia una tua indipendenza.

Colta gioiosamente di sorpresa la donna reagì dandogli un bacio sulla guancia.

-Ora vado a cambiarmi, attendimi qui amica mia.

Una decina di minuti più tardi era di ritorno cambiato e rasato a dovere.

-Eccomi pronto, che vuoi fare ora?

-Scusa Ted ha la chiave di questa casa?

-Credo l’abbia conservata, perché?

-Potremmo telefonargli ed affidare a lui il compito di trasferire qui le mie cose, tanto si limiterà a schiacciare qualche ordine, noi nel frattempo faremo una bella gita fuori porta.

Così fecero. Ted acconsentì volentieri di prendersi carico di tutto e loro partirono.

Una bella passeggiata in mezzo alla natura, un ristorantino, un’altra camminata sino all’ora di cena tutte cose trascorse parlando fittamente di tutto, Più parlavano più si conoscevano sentendosi sempre più affini.

Quando alla sera Mattia riportò Giada a Ted perché potesse scoparsela fu lui a sorprendere la donna con un casto bacio in fronte.

Lei reagì con un abbraccio dandogli appuntamento per la mattina successiva:

-Vieni presto, mi è piaciuto stare con te.

La mattina successiva lei lo accolse son un leggero bacio sulle labbra e poi via! Assieme tutto il giorno a trovare con lui un’intesa sempre maggiore.

Questo fu il loro inizio. Lui godeva della compagnia di Giada fino al momento della riconsegna, Lei altrettanto e cominciava a ritenere tutte quelle scopate notturne un fastidio di cui avrebbe voluto liberarsi.

Un bacetto, un abbraccio, una toccatina, un altro abbraccio, UN BACIO VERO.

In capo ad una settimana i due, senza accorgersene, si ritrovarono innamorati cotti, come due pere mature e pronte per essere colte.

Una mattina, mentre passavano da casa loro per un veloce cambio Mattia affrontò un argomento spinoso:

-Sai Giada? Quando ho accettato tutto questo non ti conoscevo affatto!

Lei lo guardava attenta.

-Non avevo una vita mia, la disistima per me stesso era al culmine. Per questo ho accettato di sposare una sconosciuta per farne l’amante di Ted.

-Ti ho vista e mi sei sembrata superiore ad ogni mia possibile pretesa, e per questo mai mi sono pentito di quel patto. Ti ho sposata e ti ho consegnata a lui fin dalla prima notte, senza rimpianti e senza rimorsi.

-Poi ho dovuto frequentarti ed apprezzarti e siamo diventati amici.

La donna continuava a guardarlo.

-Amici un corno! Tu mi hai fatto innamorare di te ed accidenti, ora Ted SI SCOPA MIA MOGLIE!

-Sei caro a dirmelo (rispose lei). Sono stata proprio io a volere questa amicizia … e sapessi quanto me ne sono pentita!

Si strinse a lui:

-Io pure mi sono innamorata di te. Respiro per te, vivo per te. Ho accettato di vendere a Ted la mia verginità: in cambio avrebbe fatto di me una star mondiale. Sai che ti dico? Questo non mi interessa più. In un modo o nell’altro sono diventata tua moglie e continuare ad esserlo ora è la mia massima aspirazione.

Con queste parole lo spinse sul divano e gli si gettò addosso cercando di spogliarlo.

Senza pensarci Mattia reagì allo stesso modo cercando di spogliare lei.

-Cos’è questa roba?

Giada era giunta al punto cruciale.

Mattia ora si era abituato alla gabbia tanto da non avvertirla neppure più ed il problema di colpo gli si presentò in tutta la sua drammaticità.

-Questa è la sicurezza di Ted (rispose abbacchiato)Lui vuole chiavarti in esclusiva ed in questo modo si è garantito che noi non possiamo copulare assieme.

-Ma è mostruoso! Neppure cogli animali si usano certi sistemi.

-Non ci pensavo neppure più amore ma fin quando non si stancherà di te temo che dovremo sopportare. Possiamo accarezzarci, coccolarci e baciarci ma non possiamo fare l’amore e Ted è troppo potente per poter sperare di ingannarlo o di sfuggirgli.

-Eppure qualche cosa si deve poter fare! Tu mi ami. Io voglio essere tua! Se provassimo a parlargli?

-A cosa servirebbe? Lui è un uomo d’affari e noi non abbiamo nulla da offrirgli in cambio. Anche questa casa è diventata mia col nostro matrimonio ma è pervenuta da lui.

-Mattia, uno ho perso quando è stato sconfitto, ma noi neppure abbiamo combattuto. Io propongo di andare a parlargli, alla peggio rimarremo in queste condizioni,

Mattia dolorosamente condivise.

-Ben arrivato Mattia! Di solito lasci Giada sulla porta e te ne vai. È quasi ora di cena, vuoi mangiare un boccone con noi?

-Veramente vorremmo parlarti Ted, abbiamo un problema.

-Non avete abbastanza soldi? Posso tranquillamente farvi un versamento.

-No Ted non è un problema di soldi.

-La macchina non va? Oppure la casa ha qualche difetto?

-Neppure Ted (con voce lugubre) Giada ed io abbiamo un problema personale che vogliamo trattare con te.

-Capito si tratta di sesso. Ma questi problemi si trattano in camera da letto ed ora è troppo presto per coricarsi. Facciamo così: prima a cena dove saremo tutti amici, poi cambieremo camera e affronteremo il vostro problema.

La cena fu saporitissima, come al solito, ma triste. I due ragazzi non riuscivano a trarre nessun piacere da quel pasto luculliano.

Al suo termine si trasferirono tutti e tre nella camera da letto.

-Giada spogliati che guadagniamo tempo.

Tanto forte era la personalità di Ted che Giada obbedì senza protestare sdraiandosi poi, ad un cenno dell’uomo, sulla schiena colle gambe ben aperte.

-Tu Mattia siediti pure su quella poltroncina (indicandola). Poi mentre scoperò Giada potremo parlare di tutto.

Ed estratto il suo pacco prese il suo membro penetrando Giada ed iniziando a ciularla.

-Allora Mattia cosa volevi dirmi?

-Solo che mi sono innamorato di Giada Ted.

-Anch’io lo amo (si intromise Giada)

-Siete stati molto più veloci degli altri a scoprire i vostri reciproci sentimenti: ne sono lieto.

-Tu mi stai scopando Ted ma io voglio poter fare l’amore con lui. Forse non lo sai ma anche se si usano gli stessi organi è una cosa totalmente diversa. (proseguì la donna)

Ted continuava tranquillamente a pompare.

-Capisco, il problema è la gabbietta, vero?

-Si Ted, ti sei sempre mostrati buono e comprensivo. Per questo non capisco perché gli hai imposto una tortura simile. Neppure i cinesi torturano in questo modo un nemico e Mattia è tuo amico.

Ted eiaculò con calma in quel grembo.

-Guai a voi se esce fuori tienitelo bene dentro e al caldo!

Poi rivolto ad entrambi:

-Ho il sospetto che vogliate scopare, è vero?

-Si Ted (risposero all’unisono)

  • A te ho fatto una promessa Giada. Una promessa che si è tramutata in un contratto. Cosa mi offriresti per annullarlo?

-Idem per te Mattia, ti ho fatto un favoloso contratto da Dirigente e ti ho donato una casa in cambio del TUO matrimonio colla MIA amante. Cosa è cambiato per annullare tutto? Cosa mi offri in riparazione?

Ambedue i ragazzi erano mortificati.

-Sai che non abbiamo niente da offrirti. Cosa vorresti in cambio? (risposero)

-Quindi siete ambedue a mani vuote? E tu, Mattia, neppure puoi offrirmi la tua gelosia vedendomi scopare la tua donna?

-Sono molto geloso Ted, ma ho anche memoria e ti sono riconoscente per quello che hai fatto per me.

Lui diede un paio di colpetti in quella vagina.

-Generalmente dopo un anno cambio donna. Certi di non poter aspettare?

-Io non voglio aspettare. (rispose Giada)

-Ed io non posso farlo. (confermò Mattia)

-Allora facciamo così: stabiliremo un nuovo patto. Io mi prenderò un’altra amante ma non rinuncerò mai a Giada. Ogni volta che vorrò chiavarla, fosse pure domani piuttosto che tra cento anni lei correrà da me senza mutande e con le gambe aperte.

-Sei crudele Ted, per questo mi hai chiesto se ero geloso?

-Anche, ma non ho finito Mattia. Giada sta assumendo qui da me degli anticoncezionali. Per questo le mie amanti non rimangono mai gravide. Ora farò cessare la loro somministrazione e lei resterà incinta. Solo allora ti toglierò quella gabbia consentendoti di scopartela e dovrai accettare di rimettertela non appena lei avrà partorito. 3 figli dovrà darmi e tu dovrai riconoscere come tuoi prima che io getti la gabbia nel pattume in maniera definitiva. Solo dopo il terzo bambino potrai scoparla sempre e liberamente, fermo restando il mio diritto di priorità: se dovessi volerla mentre stai scopandola mi dovrai sempre cedere il posto.

Ricominciò a chiavare Giada: -Consultatevi pure, io non farò caso alle vostre parole.

Mattia guardò Giada.

Giada guardò Mattia.

I loro sguardi si incrociarono in un lunghi discorsi senza parole.

Si capivano benissimo ed alla fine giunsero ad una conclusione.

Prese la parola Mattia:

-Va bene Ted. Hai vinto: ora hai due schiavi. Comandi tu, ed io sono CORNUTO PER FORZA.

FINE

Come sempre mi succede mendico critiche motivate (anche negative) e pareri, indispensabili per migliorarsi.

About Il tiralatte

Ho deciso di adottare questo pseudonimo in onore di una vecchia professione del mio paese (sono Lombardo) che purtroppo ora è obsoleta me che ritengo sia, per il solo fatto di esistere al top dell’erotismo.

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