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Ripresa da dietro con perizoma e guanti bianchi

Moglie fedele ma…

Il sugo per l’arrabbiata è pronto e aspetto Romeo per calare gli spaghetti. Suona il campanello e vado ad aprire, Romeo si è già tolto la giacca e gli butto le braccia al collo trascinandolo dentro, le bocche incollate in un caloroso bacio, lo spingo contro la porta che si chiude con un click, gli allento la cravatta sfilandola senza sciogliere il nodo poi comincio a sbottonare la camicia. Mentre se la toglie senza staccare la sua bocca dalla mia, mi spinge al centro del vestibolo davanti alla console sormontata da uno specchio rettangolare che gli rimanda l’immagine della mia schiena. Indosso una sottoveste corta color verde acqua sotto cui si intravedono le mutandine azzurro cielo.

Romeo mi fa girare di faccia allo specchio e carezzandomi le spalle sfila le sottili spalline e la sottoveste cade a terra. Baciandomi sul collo e le orecchie prende le tette fra le mani e titilla i capezzoli già duri e tesi. Spingo il culo contro i pantaloni per sentire l’erezione. Le sue mani scendono lentamente fino all’elastico delle mutandine e mi fa girare afferrandomi le natiche con forza; le braccia al collo salto cinturandolo con le gambe incrociate in vita. Dopo un leggero sbandamento mette il ginocchio destro a terra poi il sinistro e mi posa delicatamente sulla passatoia, prende l’elastico delle mutandine a due mani e le sfila facendomi sollevare le gambe che tengo aperte, le sue mani dietro le ginocchia spingono e aprono ancor più in modo da farmi sollevare il culo. Davanti a sè ha tutto il perineo e io mantengo la posizione sostituendo le mie mani alle sue dietro le ginocchia. Mi apre la vulva a due mani e affonda la lingua poi succhia il clito facendomi sussultare e gemere di piacere mentre infila due dita nel culo e comincia a menare.

Un rivolo di umore cola dalla figa e va a bagnare le sue dita che vanno e vengono nel culo, ne mette altre due e col pollice entra nella vulva sempre più bagnata. Sono in preda ad un’orgasmo che toglie il respiro. Romeo si alza in piedi e slaccia la cintura “tocca a te”. Io sono distesa sulla passatoia, ancora ansimante:”fammi prendere fiato, sono distrutta, intanto spogliati”Romeo si toglie scarpe e pantaloni e resta in mutande. Mi alzo in ginocchio e lui si mette davanti alla mia faccia, gambe larghe e pacco altezza bocca,allargo l’elastico e abbasso le mutande liberando il cazzo semirigido, lo alzo con la mano e lecco tutto il fusto fino al prepuzio. Con piccoli colpi di lingua accarezzo il filetto finché,lasciandolo, resta eretto orgogliosamente davanti alle mie labbra che si schiudono per accoglierlo in bocca. Poco a poco me lo fa ingoiare, avanti e indietro e sempre più dentro finché le labbra toccano la base e la mano gli massaggia le palle. “Mettiti alla pecorina che ti vengo nel culo”Come avrete capito anche il mio orifizio anale è stato visitato parecchie volte ormai e nel cassetto della console tengo sempre dei preservativi per la bisogna.

Mentre mi giro ne prendo uno e glielo passo, lui lo indossa e piega un po’ le ginocchia per puntarlo alla giusta altezza poi spinge con decisione penetrandomi facilmente. L’inculata per me è meno soddisfacente della scopata ma si sa, agli uomini piace questa forma di possesso, di dominio, e lo accontento volentieri. Quando viene mi crolla addosso schiacciandomi sulla passatoia e restiamo cosi, uno sull’altra per qualche minuto finche Romeo non prende fiato poi esce e girandosi si stende di fianco a me. “Dai che ho fame, datti una sciacquata mentre io cuocio gli spaghetti”. Mi infilo le mutandine e vado in cucina mentre lui raccoglie i vestiti. Lui è in bagno, telefona mamma per sapere come sto. “Sono stanca, Romeo non mi da tregua, pero va tutto bene. Sto scrivendo le mie memorie e tu sei la primattrice”

“Non divulgare i nostri segreti, non vorrei mai che Pietro pensasse che sono lesbica ma in effetti devo confessare che mi manchi! Quando vieni a trovarmi?”
“Ma, non so… Domani mattina ho da fare vieni tu nel pomeriggio? Mi farebbe comodo che ho un po’ di crescita da pulire”.
“Non fare la preziosa, ti aspetto, preparo la ceretta, d’accordo amore?”.
“Va bene, vengo verso le tre, ciao, ciao, vado che la pasta è pronta”.
Romeo arriva in pigiama e lo informo della telefonata di mamma e del memoriale che sto scrivendo. “Domani mattina andrò a trovare Francesca all’università e nel pomeriggio da mamma per la ceretta, tu cosa mi racconti del lavoro?”.
“Nulla di speciale ma forse dovrò andare in Francia per aprire un nuovo cantiere. Al momento non c’è niente di definito. Potremmo organizzare per sabato con Davide e Francesca, che ne dici?”.
“Buona idea, amore, ne parlo con Francesca, sta preparando la tesi e un po’ di distrazione le farà bene. Stasera TV? “Ok ma mettiti qualcosa addosso che mi sta venendo duro”.
“ti prego, dammi tregua! Da quando ti conosco il sesso ha riempito la mia vita in modo esagerato, a volte mi sento un po’ troia e forse lo sono veramente, però fedele, sei l’unico uomo della mia vita””Hahahaha! Sì, è vero, tutte le puttane che ti girano intorno non contano”..
“Gia, è vero, molte cose sono cambiate da quando ci siamo conosciuti, ma di questo scriverò nel memoriale, intanto domani mi farò Francesca e mamma”
“Beata te, hai un bel programma! Simona mi piace molto, peccato che sia tua madre, nel senso che me la farei volentieri ma per rispetto a te…non farmici pensare! Tutte le tue puttane sono gran fighe”
“Piantala di dire stronzate, mi pare che non ti fai mancare niente! Sono sempre con le gambe aperte e me lo hai messo in ogni possibile…apertura! Mancano solo naso e orecchie!
“D’accordo amore, scherzavo, guardiamo un po’ di TV e poi a letto, ho ancora qualche colpo in canna.

FRANCESCA: è la sola vera amica che mi porto dietro da quando frequentavo l’università. Un metro e 75 di carne soda e morbida, due anni e tre kili più di me ma ben distribuiti, due tette che le ho sempre invidiato e un culo da baciare (già fatto), sverginata a 16 anni non ha ancora trovato l’uomo giusto da sposare, molla volentieri la patata ma è molto esigente e le sue relazioni non durano. Adesso comincia a chiedersi se la sua tattica sia giusta, crede che i ragazzi vadano con lei solo per scopare e ha deciso di cambiare sistema, tramite Romeo le ho fatto conoscere Davide un collega di Romeo di 24 anni che sembra bene intenzionato.

Le chiedo come procede la relazione e le propongo di uscire in 4 sabato, dice che mi darà risposta domani, il corso di infermiera professionale la tiene impegnata e ormai il traguardo è vicino. Sa del mio rapporto lesbico con mamma e abbiamo provato anche fra noi. Le ho leccato diverse volte la figa che tiene completamente depilata e si presta volentieri alla nostre sedute ma resta passiva. Oggi voglio farla provare con mamma che sarà un’ottima cavia per il corso di specializzazione da estetista che ha in mente di frequentare dopo il diploma, Simona e Francesca si conoscono ma non intimamente e la ceretta sarà l’occasione buona. E’ figlia unica di LUCIANA, insegnante alle medie e MIMMO un omaccione atletico, siciliano, titolare di un’officina meccanica in città. Sono stata da loro un paio di volte prima di sposare Romeo e ho apprezzato molto la madre, fisicamente intendo, che mi piacerebbe conoscere più da …vicino! Quando ero stata da loro avevo provato il contatto ma senza suscitare reazioni, invece avevo colto sguardi interessati del padre.

Arrivo alle 11 e ci incontriamo in biblioteca, la bacio sulle labbra carnose e le metto una mano sul culo attirandola a me. Lei lascia fare sorridendo “sempre in fregola, eh!””si, sei troppo figa, c’è un posto tranquillo per limonare?”
“Il bibliotecario se ne va alla mezza poi devo portare una tuta pulita a mio padre, se mi dai uno strappo mangiamo un panino con lui”.
“D’accordo pero mi dai la figa quando se ne va il bibliotecario, è troppo tempo che non ti succhio il clito””hahaha che troia che sei, vedi che non c’è il bidet nello sgabuzzino””meglio, mi piace il tuo odore di muschio bagnato, tu studia, io vado al bar a prendere una bottiglietta d’acqua”.

Alla mezza in punto il bibliotecario si toglie il camice e se ne va “potete restare se non avete finito, io torno all’una, i libri sulla mia scrivania “”tranquillo Paolino, ci pensiamo noi”entriamo nell’ufficio e visto che in biblioteca non c’è nessuno le faccio togliere jeans e mutandine e la faccio stendere sulla scrivania, il pube senza peli di Francesca è eccitante e affondo la bocca nella vulva, apro le labbra e spingo la lingua andando a lambire le piccole labbra, poi risalgo verso il clito e succhio facendole uscire il bottone vermiglio. Comincia ad ansimare e gemere sommessamente. Le infilo due dita nella figa e comincio a menare, con la mano sotto la maglietta le tiro fuori una tetta dal reggiseno e solletico il capezzolo, intanto ho messo altre due dita in figa e col pollice solletico il clito finché si bagna; lecco bene la vulva per non sporcare la scrivania e le metto in bocca le dita bagnate del suo umore, tampono con un fazzoletto e picchietto il clito facendola sobbalzare. Sono passati 20 minuti e la faccio rivestire, beviamo l’acqua e usciamo in tempo per salutare il bibliotecario che sta ritornando al lavoro.

Mimmo sta lavorando in buca e mi piego sulle ginocchia allargando le gambe per salutarlo, mi punta la torcia per vedere chi sono ma non mi guarda in faccia! La mini jeans si è alzata e sta guardando ben altro, aiutandosi con la torcia! Sto finendo qui, vengo subito. Francesca mi guarda un po’ rabbuiata “hai intenzione di farti mio padre, troia?”.

“Tranquilla, ho fatto un assist a tua mamma che stasera avrà da fare! A me basti tu. “Arriva Mimmo, scusate, mi cambio qui e andiamo a farci un panino, d’accordo? Si spoglia e resta in mutande che sono belle piene. Mentre Francesca lo aiuta con le scarpe lui mi strizza l’occhio che ricambio con un mezzo sorriso, si sono una troia, penso. Guida Mimmo che conosce il posto e al ritorno mi dice di portargli la macchina che ha bisogno di una messa a punto. Se c’era qualche dubbio sulla mia onestà, adesso è chiaro, sono una troia! Però per salvare le apparenze con Francesca gli rispondo che lo dirò a Romeo,”tiene più alla macchina che a me! Voi maschi siete tutti fissati coi motori”poi metto una mano sulla coscia di Francesca e dico”io preferisco la carrozzeria”, ridiamo e partiamo.

Mamma ci apre tutta sorrisi, la vestaglia un po’ aperta sulle mutandine nuove, è sorpresa di vedere Francesca che la saluta per nome e la bacia sulla bocca come faccio io entrando. “Ho portato Francesca che vuole vederti dal lato estetico visto che intende specializzarsi “
“Brava gioia mia, vi offro un caffè, thè, ditemi”dice girandosi verso la cucina con la vestaglia sempre più aperta e svolazzante. Mentre carica la moka le slaccio la cintura e le sfilo la vestaglia .”Guarda Fran, non è uno spettacolo ?”dico sculacciandola sonoramente “vero! Risponde mentre da dietro le abbassa le mutandine mettendola nuda. Mamma si gira un po incerta “che intenzioni avete?””tranquilla vogliamo metterti a nuovo”dice Fran tirandole delicatamente i peli pubici, qui c’è troppo roba, mentre io abbasso i jeans di Fran, guarda qui mamma dico togliendole le mutandine “oddio, ma è tutta depilata, nuda!”mi spoglio anch’io e ci sediamo intorno al tavolo per bere il caffè. “visto che a papà piacciono i peli, magari lasciamo un ciuffetto incolto sopra il clito, ti va?””fate voi porcelline, credo di essere in buone mani.”

In cameretta mamma si distende sul letto e comincio a tagliare col rasoio elettrico di papà. La vibrazione e la manipolazione necessaria a tagliare i peli superflui provocano gran piacere a mamma, vado in cucina a scaldare la cera e quando torno Fran sta depilando le ascelle.Le braccia sopra la testa e le gambe piegate al ginocchio e tutte aperte esprimono tutto l’erotismo della scena. Persino Fran ne è presa e percorre con le mani tutto il corpo di Simona. Lecca, palpa, strizza presa dall’eccitazione che trasmette a mamma che non si trattiene più e squirta un getto di pipì che tampono e asciugo per applicare le striscette cerate. Gli strappi riportano Simona alla calma e le facciamo vedere il risultato finale allo specchio dell’armadio. Francesca, manipolando la pelle nelle varie parti del corpo conclude che un ciclo di massaggi e l’eliminazione di alcuni cibi e liquidi, alcool in primis, consentiranno a Simona di migliorare. Io e Fran ci depiliamo velocemente usando le striscette direttamente sulla modesta crescita pubica, infine faccio un selfie delle fighe che mando a Romeo. Le nostre fighe sono fresche e profumate di crema idratante presa dal frigo e ci rivestiamo contente dei risultati. Mamma resterà in contatto con Fran per un ciclo di massaggi (a pagamento) con creme e olii appropriati. Sulla via del ritorno mi scuso con Fran per la stupida esibizione davanti a suo padre ma è tutta una bugia perché io Mimmo me lo voglio fare! Sono troia! Ci salutiamo con un bacio lingua in bocca e ci sentiremo domani per l’uscita del sabato. Torno a casa stanchissima e mi appisolo sul divano. Quando mi sveglio ho ancora un paio d’ore prima che Romeo ritorni e mi dedico al memoriale dei ricordi.

All’epoca la mia vita sessuale si divideva fra Romeo e Simona c’era già Francesca ma non ci frequentavamo molto, a parte l’università. Durante l’estate avevamo fatto alcune gite al mare e Romeo faceva continui tentativi di strapparmi il fiore profumato fra le mie gambe ma ero determinata a sposarmi vergine. Mi aveva parlato di tutte le pratiche erotiche sperimentate sempre allo scopo di accendere il mio desiderio che francamente non necessitava di altri stimoli oltre ai miei ormoni che mi obbligavano a notti agitate e continue masturbazioni. Verso la fine di settembre, di ritorno dal mare Romeo mi disse che era giunta “l’ora delle decisioni irrevocabili”di Mussoliniana memoria. Temevo l’ultimatum “o figa o morte”invece mi chiese se ero d’accordo a organizzare una cena a casa sua per presentarmi ai suoi genitori e chiedermi in sposa ai miei genitori. La mia gioia incontenibile lo costrinse a fermarsi per evitare un incidente”io dico SI, dobbiamo festeggiare subito, fermati al primo motel”
“Me la dai?”, chiede guardandomi sorpreso.

“Sarebbe squallido, sverginata in un motel! Però dobbiamo festeggiare. Penetrazione esclusa ti farò prosciugare le palle e ti sfiancherò l’uccello. Quando tutto sarà ufficiale organizzeremo una notte degna dei nostri nomi. Giunti al motel mangiammo un bel panino per prendere energia e salimmo in camera. La maratona durò quasi tre ore e realmente eravamo sfiniti. Avevo ingoiato un buon bicchiere di sperma ( dicono che fa bene alle tette, se è vero dovrei guadagnare almeno due taglie!!) e il suo cazzo non si sarebbe alzato nemmeno con una gru! Quando entrai a casa avevo un’aria affranta “vado a letto, mamma mi fai un brodino caldo e un’aspirina?”Dopo una decina di minuti Simona entrava con una tazza fumante e l’aria preoccupata ma io la tranquillizzai “si è dichiarato finalmente, volevo stare sola con te per dirtelo! Vuole organizzare una cena di fidanzamento a casa sua. Mentre bevevo di gusto il brodino dissi a mamma di venire a letto con me che le avrei raccontato tutto, lei si spogliò in un baleno e si infilò sotto le coperte mettendomi una mano sulla figa “gliel’hai data?”chiese infilandomi due dita per controllare eventuali perdite
“no, no! Ma il resto lo abbiamo fatto fino allo sfinimento. Gli ho promesso una notte da fiaba dopo il fidanzamento ufficiale. Non vedo l’ora di liberarmi di quel cazzo di diaframma!”
“Brava ragazza, vado a dirlo a Pietro”si mise le mutandine e raccolse la sua roba e anche la mia da mettere in lavatrice.

La mattina andai presto in cucina per vedere papà che mi abbracciò complimentandosi per la notizia, “finalmente ci liberiamo di te, mostriciattolo!”disse con fare burbero. “Ti auguro tanta felicità come è stato per noi”. Come fu uscito trascinai Simona in camera e tornammo a letto nude a fare progetti sul da farsi. Ero particolarmente soddisfatta per aver resistito un minuto più dell’avversario nel senso che matrimonio o meno ero ormai decisa a donarmi e la sua capitolazione mi diede il motivo per rimandare lo sverginamento di tre settimane in occasione del compleanno. La giornata era cominciata bene e proseguì in crescendo, a metà mattina Simona ricevette la telefonata d’invito dalla madre di Romeo, Francesca mi chiamò per confermare l’uscita di sabato e nel pomeriggio Romeo mi chiamò per darmi la grande notizia: papà l’aveva incaricato di proporgli un appartamento adatto alle nostre esigenze, ma doveva essere un segreto e mi raccomandò di non far trapelare nulla con nessuno, men che meno con Simona.
L’uscita del sabato ebbe successo, Davide sembrava un ragazzo a modo e faceva bella figura con Francesca, sciolto di lingua, camicia e giacca ma senza cravatta, buon ballerino aveva legato con lei e sul lavoro stava crescendo, come caposquadra. Parlando con Fran lei si era detta interessata e disposta ad approfondire il rapporto. Quando eravamo soli Romeo mi aveva detto che l’indomani mi avrebbe portato a vedere un appartamento che gli sembrava adatto.

La mattina, essendo domenica ci trovammo in cucina per fare colazione. Io ero particolarmente affettuosa con papà e finita la colazione mi ero seduta sulle sue ginocchia abbracciandolo e sbaciucchiandolo sulle guance. Simona sorrideva sorniona e Pietro mi chiese cos’erano quelle insolite smancerie. Da consumata commediante io gli dissi”be, sai, avremo bisogno di soldi per mettere su casa…”Ah, ecco il perchè”rispose ridendo e sculacciandomi mentre mi allontanava, “ci penseremo al momento opportuno mostriciattolo”. “Ti voglio bene, papà”, dissi rifugiandomi fra le braccia di Simona, “sì, certo, anche al mio portafoglio! Stai serena il tu’ babbo ‘n ti lascia sola”, rispose imitando in qualche modo la parlata toscana. Ridemmo tutti allegramente e ritornando in camera dissi: “Oggi mangiamo fuori, Romeo verrà a prendermi a mezzogiorno”

Romeo si presenta con un bel mazzo di rose che consegna a Simona. Lei lo abbraccio molto confidenzialmente anche se non si erano mai visti, appoggiandogli tutto il corpo mentre lo ringrazia, In salotto era pronto un aperitivo e dopo i soliti convenevoli io presi un vaso di cristallo dal buffet e andammo con mamma in cucina per sistemare le rose. “ce l’ha bello duro”, disse mentre riempiva il vaso, “Certo, ti sei incollata come una piovra”, “Non esagerare, era un abbraccio affettuoso”.
“Che te ne pare? Ho scelto bene, o no?”.
“Fisicamente ottima scelta siete una bella coppia”.
“Gli piaci molto, gli ho fatto vedere la tua figa e mi ha ordinato una leccata speciale in suo onore”.
“Allora mi preparo per domattina adesso che ce l’ho bella pulita, hahaha!”
“A proposito, che dice papà?”
“Grande successo ci da dentro con rinnovato vigore”finita questa chiacchierata romantica torniamo in salotto e colgo l’argomento della discussione “credo che le piacerà…ma si interrompono al nostro arrivo alzandosi dalle poltrone. Papà ci prende a braccetto accompagnandoci alla porta, “divertitevi, è stato un piacere, chi beve non guida ok?”

In macchina mi fa togliere le mutandine e mentre mi sgrilletta mi racconta dove andiamo.
Marisa è una troia lesbicona ma suo marito Gianni cucina bene. Sicuramente lei vorrà farti un qualche servizietto, tutte cose che tu già fai con le tue puttane.
“Brutto stronzo, stai dicendo che mia madre è una puttana?”.
“Certo che no! Dico che è una delle tue puttane personali, un po’ ti invidio”.
Quando arriviamo MARISA E GIANNI ci accolgono all’ingresso salutandoci cordialmente, in particolare lei che, abbracciandomi mi mette una mano sul culo e l’altra sulla schiena per stringermi a se, “Mmmmm, smutandata …brava gioia, sei già pronta, dopo mi ti faccio”sussurra e rivolta a Romeo “Carina la tua ragazza, complimenti”
“è la mia fidanzata, capito?”.

“D’accordo, ho capito, mica te la mangio carino, venite, vi accompagno al tavolo”dice spingendomi sempre con la mano sul culo. Gianni torna in cucina e Marisa ci fa accomodare a un tavolo d’angolo con vista sull’orto del ristorante dove Gianni attinge erbe e verdure di stagione. “Come vedi qui è tutto fresco”, mi disse scuotendosi una tetta allusivamente.
“Abbiamo un’orata al cartoccio meravigliosa con radicchio dell’orto, ravioli di magro e bollicine”il menu è sul tavolo”prima di allontanarsi mi lecca l’orecchio sussurrandomi “Sei figa, dopo vengo”.

Il cameriere prende l’ordinazione e mentre aspettiamo vado a esplorare il bagno. E’ molto curato, con grandi specchi e due box water. Il piccolo antibagno termina con una porta “privato” che provo ad aprire ma è chiusa a chiave. Quando torno arriva il cameriere coi primi e Romeo ha già versato il vino nei calici. Finito il primo, arriva Marisa che mi da una chiave “Vai nel “privato” e spogliati nuda, arrivo subito”. Sorride a Romeo con un moto di assenso della testa, lui mi guarda allargando le mani e un cenno interrogativo del capo. “D’accordo dico vediamo cosa mi capita”. Ubbidisco e apro la porta, accendo la luce e richiudo la porta. Su una parete tinta di rosso sono appese alcune fruste, ganci con catene di varie lunghezze sono sparse sulle altre pareti nere e al centro dello stanzino un cavallo da ginnastica rivestito di velluto rosso il tutto illuminato da una serie di faretti orientati in vario modo. Accendendo la luce ho fatto partire la musica dall’opera di Wagner LA CAVALCATA DELLE VALCHIRIE in sottofondo. Impressionata e incuriosita dalla situazione mi spoglio restando solo con le autoreggenti. Marisa entra e viene vicina a me dopo aver chiuso a chiave: “Spogliami, schiava”, dice leccandomi le labbra e insinuando la lingua in bocca, io eseguo “sono vergine, non mi fare male, padrona”. “Taci, schiava se parli ti punisco”, mi ordina di stendermi sul cavallo, mi lega i polsi alle catene in modo che il culo sia alla sua mercè e prende una spatola dal muro.

Intanto un cameriere va da Romeo e lo informa che sarò occupata per una mezz’ora “il signore desidera proseguire il pranzo?”. “Grazie, preferisco attendere la signora”. Nella stanza, Marisa spegne le luci lasciando solo un faretto a illuminarmi il culo che vedo attraverso un gioco di specchi opportunamente inclinati sulle pareti. Marisa mi apre le natiche per leccare l’ano, poi fa colare un po’ di olio profumato che spalma su tutto il perineo e le cosce. Ora mi colpisce con la spatola, una, due, tre volte, posa la spatola e riprende a massaggiarmi le natiche aggiungendo olio, sento un certo bruciore al culo. Marisa spinge la mano fra le cosce entrando nella vulva e schiaccia il clito fra le dita. “Adesso ti slego e ti ordino di farmi godere con la lingua, schiava”. “Sì padrona”, rispondo contenta di essermela cavata alla meno peggio. Mi inginocchio davanti a lei che apre le gambe e mi tira la testa verso la sua figa. Dopo alcuni minuti di leccate e succhiate la faccio venire. Raccogliamo i vestiti e usciamo per andare a sciacquarci alla toilette dove troviamo inaspettatamente una cliente. Marisa non si scompone e saluta la donna baciandola “ciao Paola, ti presento Giulietta”, mentre parla bagna una bavetta e mi lava l’olio dal culo.

Mentre Marisa si veste, Paola mi abbraccia, mi bacia e stringe forte nella mano la mia figa “Sei un bel bocconcino, tesoro, vieni a trovarmi ho delle richieste per una come te, lesbica?”.
“No, ma mi piacciono le femmine calde come te, c’è il mio fidanzato di là, devo andare”. Marisa mi aiuta a indossare il tubino, mi aggiusto le calze e torno al tavolo. “Ma tu lo sapevi della stanza rossa?”, chiedo a Romeo. “No cos’è?”, gli racconto tutto mentre il cameriere ci raggiunge per prendere l’ordinazione intanto Paola e Marisa sono tornate in sala e vedo che Paola è seduta al tavolo con altre due donne. Sono tutte intorno ai 30 e stanno sicuramente parlando di me perché quando le guardo Paola mi lancia un bacio al quale rispondo con un sorriso e un cenno del capo.

Quando usciamo chiedo a Marisa di Paola e le sue amiche “Sono escort, in pratica puttane di classe, fanno sesso a pagamento e Paola vorrebbe vederti ,ti è piaciuta la stanza rossa?”.
“Interessante, però la prossima volta voglio fare io la padrona e ti spaccherò il culo!”.
“Sì, bello, non vedo l’ora ma fatti sverginare perché non sarò più gentile come oggi”. Romeo paga il conto e mi trascina via. In strada mi dice che devo smetterla di fare puttanate, “Stiamo per sposarci e non mi piace la tua sessuomania! Finché lo fai con Simona mi può andare bene ma poi basta!”.
“ok,ok hai ragione scusami ma da Marisa mi ci hai portato tu”.
“Va bene, cambiamo discorso, andiamo a vedere la casa. In silenzio guida per dieci minuti e arriviamo a una palazzina di tre piani in una via del semicentro. La facciata di mattoncini rossi procede d’angolo in un ampio viale alberato. Un grande portone di vetro e ferro verniciato in grigio canna di fucile si apre su un breve corridoio seguito da una rampa di cinque gradini. Ascensore, guardiola del custode vuota, scale in marmo nero che saliamo fino al secondo piano. Sul pianerottolo ci sono due appartamenti contrapposti dotati di solide porte blindate. Romeo mi da le chiavi e apro. Sono emozionata e lui mi prende in braccio canticchiando la marcia nuziale e mi metto a piangere. Mi guardo intorno, sul corridoio si aprono le porte del soggiorno, la cucina, il bagno e due camere. C’è anche un piccolo ripostiglio. Ispezioniamo i locali che sono in buono stato, marmo in soggiorno, piastrelle in cucina e bagno, legno nelle camere, i serramenti sono in PVC e le porte sobrie con belle maniglie le pareti le pittureremo secondo il nostro gusto. Il bagno è in ordine ma datato e manca la doccia, andrà rifatto ma Romeo è del settore e l’ammodernamento non costerà più di tanto. La voglia di festeggiare è irresistibile e ci spogliamo in un attimo impossessandoci del parquet delle camera grande. Ancora una volta Romeo deve rinunciare a scoparmi ma non ci facciamo mancare un paio di orgasmi. Alla fine, distesi sul parquet mano nella mano e gambe aperte guardiamo il soffitto. La festa di fidanzamento sarà sabato prossimo e finalmente sarò sverginata nella nostra casa.

…Stasera farò la cameriera cinese. Indosso un grembiulino con una piccola pettorina allacciata al collo che lascia scoperte le tette, allacciata in vita da un grosso nastro annodato a fiocco sul culo. Il grembiule copre appena l’addome e le mutandine di voile nero trasparente aggiungono un tocco sexy. Quando suona il campanello apro e saluto con un inchino “Buonasela signole, dale me giacca plego”, Romeo trattiene una risata “Buonasera Fior di loto, la signora è in casa?”.
“Signola uscita, messo pelliccia, niente sotto, io detto fuoli fleddo, lei dice Battista scalda”.
“Puttana! Quando torna la scaldo io”.
“Sì, sì blavo signole, tu cosa fale lei?”.
“Girati che ti faccio vedere”, mi slaccia il fiocco, mi abbassa le mutandine e mi sculaccia forte. Alla quinta sleppa mi lascio cadere sulla passatoia “Ok, cazzo perché te la prendi con una povera cameriera che non c’entra niente?”.
“Era solo un esempio”, dice ridendo.
“Vabbè però mi brucia il culo, potevi essere più gentile”.
“Dovevo fare la parte del marito cornuto e incazzato”, dice mentre si spoglia, “Dai montami, stai sopra tu così non ti brucia”. Finito il servizio il culo mi brucia ancor di più e mi faccio spalmare un po’ di crema idratante fresca di frigo. Rimetto il grembiulino ma non le mutandine e andiamo in cucina. Mentre ceniamo io sto in piedi e ci raccontiamo la giornata, gli racconto che siamo alla vigilia del fidanzamento e siamo venuti qui per la prima volta. Ricordi? Mi prendesti in braccio e piansi emozionatissima.

“Tu che hai fatto al lavoro?”.
“Niente di che solita routine ma sono in arrivo novità, pare che il contratto coi francesi si farà e dovrò andare a impiantare il cantiere, poi dobbiamo risolvere il problema della macchina. Carletto prenderà la patente e devo dargli la mini. Magari sento Mimmo per un’usato in buono stato per te.”
“L’ultima volta che l’ho visto ha guidato e mi disse che la mini ha bisogno di una messa a punto…mah! A me pare che vada benissimo. Dopo cena, davanti alla TV sono sdraiata col culo in aria e le gambe sopra quelle di Romeo e guardiamo il programma. Ogni tanto mi spalma la crema fresca sulle natiche e si diverte a infilarmi le dita nel culo. Io lascio fare, rilassata e poi andiamo a letto. Per sedare la sua tensione gli faccio un pompino scaricando lo sperma in un kleenex, così non devo andare in bagno a sciacquare la bocca.
E’ lunedi e mi alzo per tempo a preparare la colazione. Il culo è a posto ma resto nuda che voglio dormire ancora un po’ dopo che Romeo sarà uscito. Gli dico che mi vedrò con Francesca e lui passerà da Mimmo per la mia macchina. Vuole risolvere tutto prima della partenza per la Francia.
Romeo esce col cazzo duro e io torno a letto. Mentre sonnecchio senza convinzione toccandomi sotto le coperte, torno con la memoria a quella fantastica domenica in cui avevo visto la nostra casa…

Francesca ha preso molto sul serio i trattamenti estetici su Simona per varie ragioni: sono propedeutici alla sua futura professione, guadagna un po’ di soldi, e non ultimo sfoga i suoi impulsi sessuali tenendo meglio sotto controllo le avances di Davide. Aveva fatto comprare a Simona tutte le creme e gli integratori utili alle cure estetiche suggerite dalle estetiste, che avevano suggerito anche l’acquisto di uno strumento meccanico dotato di testa rotante per i massaggi drenanti. In farmacia costava parecchio ma qualche collega le aveva suggerito di visitare i sexy shop cinesi per risparmiare. Simona si era rifiutata categoricamente di entrare in quei posti mentre io mi offrii senza problemi.

Ecco perché stavamo andando al quartiere cinese pieno di “saloni estetici” di dubbia moralità e diversi sexy shop. Camminando dopo aver parcheggiato, entrammo in un negozio con le classiche vetrine oscurate. Due ragazzi cinesi, maschio e femmina ci assalirono sorridenti e ossequiosi. “vedele cosa?”. Io presi sottobraccio la ragazza andando verso il banco a vetrina dentro cui erano in bella mostra falli in silicone, vibratori, tappi anali, alcuni dotati di coda e vari altri oggetti erotici. Spiegammo il problema a CIN-LAO, cosi si chiamava,”capito” e si diresse verso il fondo del bancone, aprì un cassetto ed estrasse un rullatore blisterato “se tu compla io aplo”leggemmo le istruzioni sul retro del blister e capimmo che era quello che ci serviva. “va bene”dissi e lei “plovare?” “si,si!”, dissi divertita Cin-lao mi prese per mano e mi fece entrare in un piccolo salottino con una panca simile al lettino ambulatoriale, coperta con carta igienica.

Alla nostra esitazione Cin-lao disse “spoglio io?” “no, spoglio io e Francesca prova”. Si, bene, plego. Quando fui nuda mi sdraiai sulla panca, una nenia tipica cinese in sottofondo favoriva il rilassamento Francesca impugnando l’attrezzo disse “ci vorrebbe della crema o dell’olio”Pronta Cin-lao disse “io plende subito”e uscì a razzo ritornando dopo pochi secondi con crema e olio Francesca esaminò la composizione e scelse l’olio ne versò un po’ sul palmo e passando il flacone a Cin-lao le disse “tu di la, fai come me” iniziarono a massaggiare le cosce risalendo verso il pube, Cin-lao disse” tu bella figa anche li? Ridendo di gusto le dissi di si mentre Francesca proseguiva a massaggiare l’addome. Avevo aperto le gambe e Cin-lao insisteva sul pube toccando il clito e le labbra. Ero eccitata e dissi”, metti dentro la mano, piano che sono vergine”.La piccola mano della cinesina spinge sulle labbra aprendo la vulva, la chiude a pugno e muove su e giù senza affondare troppo,Francesca dice di smettere e avvia il rullatore. I pioli morbidi e flessibili trasmettevano un piacevolissimo massaggio, molto rilassante. Cin-lao disse: “Anche figa, lei gode, bello, bello”. Fran si sbellicava dal ridere e le passò il rullatore “apli gambe, senti? Bello, bello, io fa semple! Adesso gila io fa dietlo”.

Mi stavo bagnando e le risate si univano ai gemiti e sussulti. Quella ragazza era fantastica col suo candore professionale. Mentre Cin-lao puliva il rullatore Francesca mi aiutava a togliere l’olio con la carta igienica. Mi rivestii e abbracciai Cin-lao “sei bravissima, tornerò a trovarti.”glazie, vieni plesto, te piaci me”Rimesso il rullatore nel blister, pagai e diedi 10€ di mancia alla ragazza che mi ringraziò con un inchino. Per strada continuavamo a ridere sottolineando le varie fasi della prova. Dico a Fran di venire a casa a provare il rullatore con Simona ma lei ha lezione. L’accompagno alla fermata del bus “ciao, poi ti racconto”.

Mamma mi apre e le racconto tutto. Ridiamo alle battute di Cin-lao e Simona vuole provare subito l’attrezzo. In camera si toglie la vestaglia e si stende sul letto ma la faccio stare in piedi perché il letto è troppo basso. “Dobbiamo comprare un lettino ambulatoriale, regolabile in altezza, per i massaggi.”Scelgo un olio canforato e comincio a spalmarla dalle cosce su fino al pube, insistendo (volutamente) sulla figa, poi l’addome e arrivo alla base delle tette.

“Facciamo prima davanti e poi ti farò dietro”.Accendo il rullatore a bassa velocità e le massaggio le tette da sotto in su. “E’ bellissimo, questi pioli sono come cento dita che mi accarezzano”, arrivo ai capezzoli che sono tutti fuori e belli duri poi scendo lentamente con movimento rotatorio, lei si eccita e mugola deliziata; l’addome, poi mi avvicino al pube che lei spinge in fuori invitante. Ha appoggiato i palmi delle mani al bordo del comò e apre ancora un po’ le gambe, giro il rullo in orizzontale per aprirle le labbra. Ben presto Simona fa un rantolo prolungato, beee…llooooo, vengo, vengoooo grida inzuppando il rullo di pipì.” Asciuga tu, ti prego, non mi reggo in piedi”, dice gettandosi sul letto sfinita e ansimante. Vado in bagno a sciacquare il rullo e prendo un asciugamani per il parquet. Mi stendo accanto a mamma carezzandole il seno, “bello eh””fantastico, orgasmo da favola! Tu mi ammazzi amore”.

Durante la settimana ci trovavamo all’appartamento per progettare l’arredamento. Intanto Romeo raccoglieva i preventivi per le opere da fare in casa. Aveva portato uno degli idraulici che lavorano per l’Immobiliare a vedere il bagno, un piastrellista si sarebbe occupato dei rivestimenti e poi mobili, elettrodomestici e via discorrendo. Avevamo calcolato fra i 20 e 25000€ ma un’altra bella notizia la portò Romeo, suo padre avrebbe staccato un bell’assegno per “aiutare i due piccioncini”. Facevamo tutto in segreto perché nessuno doveva sapere niente prima del fidanzamento. Intanto io pensavo alla “prima notte”. In casa c’era l’acqua ma non la luce, quindi ci saremmo lavati con l’acqua fredda, poi ci serviva un letto, lenzuola,asciugamani e una qualche forma di illuminazione. Li per li pensai a una lampada da campeggio, davvero poco romantico! Infine optai per le candele, bianche in corridoio e bagno, profumate in camera. Con Francesca acquistammo tutto l’occorrente e lei mi prestò una brandina pieghevole che aveva in cantina. E finalmente fu sabato.

Il pranzo di fidanzamento fu un successo, Maria e Simona fraternizzarono subito mentre in cucina davano gli ultimi tocchi al menù, Pietro e Paolo chiacchieravano di politica, sport e… costi del matrimonio, io cercavo di accattivarmi Carletto che mi guardava con sospetto, a dire me la da? Me la darà? Ma quando me la darà? (la mini, naturalmente) e intanto preparavo la tavola in soggiorno assieme a Romeo. Sbirciando in cucina vedevo le mamme toccarsi, palparsi qua e la e immaginavo Simona raccontare le sue pratiche estetiche, avrei voluto essere una mosca per sentire se parlava del rullatore! Alla fine del pranzo, prima di tagliare la torta, Romeo andò di fronte a mio padre e gli chiese il permesso di sposarmi, lui mi chiamò a se e mettendo la mia mano nella mano di Romeo mi chiese: “Vuoi tu sposare quest’uomo?” al mio SI si alzò affiancato da Simona mentre Maria affiancava Romeo “Vi auguro di essere sempre felici come ora, la vita non sarà sempre facile ma amatevi e rispettatevi sempre”. Applausi, baci e abbracci si sprecavano mentre Carletto usciva in balcone scommetto a guardarsi la mini parcheggiata fuori casa.

Verso sera la compagnia si sciolse. Mentre i miei tornarono a casa noi corremmo alla casa a preparare l’alcova prima dell’imbrunire. Sistemammo le candele gli asciugamani in bagno, facemmo il letto poi Romeo mi portò a casa e ci demmo appuntamento alle 21. Più tardi mamma venne in camera e le dissi che lo avremmo fatto. Scelsi un vestitino semplice, a sacco e mi spogliai nuda, indossai le autoreggenti a rete e lei mi diede un preservativo, “l’ho conservato per l’occasione”, “non basterà ma lo userò per primo”dissi infilandolo nell’elastico delle calze. Mentre infilavo il vestito lei mi parlò della prima volta raccomandandomi la pulizia, senza allarmarmi per l’eventuale perdita di sangue. Prima di uscire andai in cucina dove papà e mamma stavano bevendo un thé, ne presi anch’io e papà mi chiese come mai uscivo “c’è una recita di poesie antiche e sacre all’oratorio, ma non farò tardi. Mamma ebbe un violento rigurgito che rischiò mi macchiarmi il vestito e trattenendo il respiro mi accompagnò alla porta. “come ti vengono in mente certe battute?” chiese sottovoce ridendo” “forte eh! Fatti una scopata in mio onore” dissi strizzandole forte la figa: Prima di arrivare a casa Romeo fece rifornimento di preservativi al dispenser della farmacia.

Avevamo tutto l’occorrente per una notte memorabile. Era tutto buio in casa e accendemmo le candele, ci spogliammo, in bagno ci facemmo un bidet freddo, lavammo i denti, le ascelle e spruzzai una nuvola di profumo si nostri corpi già uniti. Romeo mi prese in braccio e mi portò in camera, accese la radio a pile e mise un CD di ballabili. Nudi, con le scarpe e le autoreggenti che mi davano un’aria sexy ballammo. Il suo cazzo batteva appena sopra il pube, mi inginocchiai e presi il preservativo di mamma, slinguai accuratamente l’uccellone di Romeo e gli misi il preservativo poi ci buttammo sul letto. Le gambe aperte, presi in mano il cazzo e lo puntai sulla vulva muovendolo a trovare le piccole labbra. “Dai spingi deciso”Sentii la lacerazione dolorosa ma sculacciai Romeo incitandolo “dentro, di più, di più che godo. Ero così felice di dare addio alla verginità che non sentivo il dolore, più che altro il bruciore dentro la vulva. Romeo dava colpi lunghi quasi estraendo e poi affondando il membro con maestria, con ritmo regolare facendomi sentire il cazzo penetrare. Era meraviglioso, avevo alzato le gambe cinturandolo in vita ma lasciandogli agio di muoversi dentro di me. Venimmo quasi insieme e restammo uno nell’altra, il suo sperma imprigionato all’imbocco della vagina.

Uscì lentamente e afferrai il sacchetto sfilandolo dal cazzo che stava ammosciandosi, lo misi in bocca succhiando il mio umore lattiginoso per provare una nuova sensazione. La seconda lo montai io, la terza alla pecorina e la quarta nel culo, poi persi il conto mentre i preservativi si accumulavano sotto il letto, dormivamo, bevevamo Enervit e Red bull per ristorarci e poi ricominciavamo. All’alba ne avevamo abbastanza. Le mie vie erano tutte aperte e contai dodici preservativi che raccolsi in un sacchetto. Ci lavammo e l’acqua fredda ci svegliò. Romeo mi portò a casa prima delle sette ed entrai furtivamente cercando di non fare rumore. Andai a letto ma quasi subito mamma si infilò sotto le coperte toccandomi la patata. Com’è andata amore? Tutto benissimo mamma ne abbiamo fatte dodici, davanti e dietro. Ho portato un po’ di roba da lavare. Brava gioia, dormi un po’, io preparo la colazione. Caddi in un sonno profondo, dopo più di un’ora fui svegliata dalle voci dei genitori in cucina, misi il pigiama e andai di la. Mio padre mi accolse allegramente”ecco la mia poetessa, com’è andata la recita? Non ti ho sentito rientrare”io montai sulle sue ginocchia abbracciandolo guancia a guancia “benissimo papà, abbiamo fatto l’amore nella bellissima casa che ci hai regalato, ti voglio bene””Ah! Io pago e sono l’unico che ancora non l’ha vista! Doveva essere un segreto””nemmeno io lo sapevo! esclamò mamma, la voglio vedere anch’io, dopo la messa ci andiamo e pranziamo fuori, oggi è festa per tutti!”

Chiamo Romeo e lo aggiorno, gli chiedo che programmi hanno per la giornata e se ha sistemato la casa. Mi dice che i suoi vanno da suo zio paterno, ha lasciato tutto com’era e se voglio invitarlo, lui si potrebbe liberare. “D’accordo ora vai a casa, apri le finestre, piega il la branda e mettila in ripostiglio assieme alle candele. Porta una scopa da casa tua e e dai una passata al pavimento in camera, lo farai per me amore?” “tranquilla tesoro, come già fatto. Sei felice? “tanto, amore ci vediamo alle 11 più o meno, aspettami in strada che papà vorrà farmi aprire la porta per prima anche se gli ho detto che ci abbiamo passato la notte””come l’ha presa?””un po’ seccato, doveva essere una sorpresa…per me c’è stata, almeno fra noi, me lo sento tutto dentro!””hahahah! Ride,sarà il tuo pane quotidiano”.

Com’era vero! Non passa giorno senza farmi gustare la sua pagnotta, equamente distribuita nei tre orifizi di cui dispongo, ma torniamo a quella domenica mattina: Romeo ci accoglie in strada e illustra l’ubicazione della palazzina, giriamo l’angolo sul viale alberato dove, al secondo piano c’e il balcone che sta fra il soggiorno e la cucina mentre le camere stanno sulla via dove ritorniamo per entrare. Davanti alla porta, papà mi consegna le chiavi fermate da un elegante portachiavi d’oro con le nostre iniziali. Apro e Romeo mi prende in braccio, entra canticchiando la marcia nuziale che i miei genitori accompagnano con un applauso. Io piango fra le braccia di mamma seguendo Romeo e papà nella visita che inizia dal soggiorno. Quando entriamo in camera, perfettamente pulita, mamma mi chiede stupita se abbiamo scopato per terra. Nego scuotendo la testa e apro il ripostiglio mostrandole la branda. Papà è soddisfatto della visita “credo di aver fatto un buon affare, mi piace, bravo figliolo”. Romeo conferma che il prezzo è ottimo in quanto l’amministrazione, trattandosi di un dipendente, ha praticamente azzerato il profitto.

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