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Nello specchio

Alice

“Siamo attratti dal male, da quello che è sporco, proibito, è una questione di istinti, siamo animali, altro che esseri razionali, ci piace sguazzare nel fango”, sto pensando a queste cose mentre finisco di passarmi il rossetto scurissimo, quasi nero. Lo specchio riflette i miei occhi bistratti di nero, il viso reso pallido dalla cipria chiara, i capelli corvini, mossi, che mi sfiorano le spalle.
Mi metto il profumo e per un istante chiudo gli occhi.
Metto il cappotto, fuori farà freddissimo, come sempre a novembre.
Afferro la borsetta ed esco quasi di corsa, come se fuggissi da qualcosa o verso qualcosa.
Quando entro c’è ancora poca gente, non ho mai visto questo posto, non conosco nessuno.
Un cameriere si avvicina e mi accompagna ad un tavolo, le luci soffuse diffondono una luce blu, musica jazz di sottofondo, il barman sta preparando un cocktail. Mi accendo una sigaretta mentre aspetto il mio margarita, aspiro il fumo e non penso più a nulla.
“Sola? ” mi giro e lo guardo: venticinque anni, alto, biondo, ben vestito, di quelli che di solito offrono compagnia a signore attempate e generose.
Non è il mio caso. Non rispondo e continuo a guardarlo.
“Posso sedermi? ”
“Perché no? Fai pure. ”
Comincia a chiacchierare, io lo ascolto e mi tolgo il cappotto che fino ad allora avevo tenuto sulle spalle scoprendo un vestito a sottoveste rosso scuro, calze di seta nere ed un paio di sandali con il tacco alto decisamente fuori stagione, ma molto in tema con il mio stato d’animo.
Continuo a bere, l’alcool mi annebbia un po’ i sensi, ma non mi piace ubriacarmi, e così sono ancora lucida quando sento la sua mano infilarsi sotto il vestito ed accarezzarmi le cosce.
Con sorpresa scopre che non porto le mutandine, lo lascio fare. Sento che è molto eccitato e lo porto alla toilette.
Gli abbasso la cerniera, glielo sfilo e comincio a succhiarglielo.
“Dimmi almeno come ti chiami, non so neppure il tuo nome. ”
“Siamo qui per scopare o per fare conversazione? ”
“Sei un po’ strana tu, di solito prima di riuscire a portarvi a letto dobbiamo sudare sette camicie ed invece sei tu che mi salti addosso. ”
“Già. ”
Gli abbasso i pantaloni e me lo infilo dentro, ci sbattiamo per un po’ poi lo sento venire.
“Hai voglia di leccarmela? ”
“Certo, con piacere. ”
Sento la sua lingua accarezzarmi il clitoride.
“Ci sa fare il ragazzo” penso mentre sto venendo.
“Bene, ora mettimelo nel culo” gli sussurro ad un orecchio.
“Senti, queste cose non mi vanno, preferisco farlo in modo tradizionale. ”
“Ah sì? Hai paura che il tuo bel cazzo lindo si sporchi e tu non possa più fotterti le vecchie troie che ti mantengono? ”
Lui si blocca e rimane in silenzio.
Mi rivesto ed esco dal locale, lui mi segue ma faccio finta di non vederlo.
Passeggio lentamente sul marciapiede, mi fermo ad accendermi una sigaretta, un tizio si avvicina e mi chiede: “Quanto vuoi? ”
“Il culo è gratis. ”
“Allora prendo quello. ”
Ci infiliamo in un vicolo, sollevo il cappotto ed il vestito, poi mi piego in avanti e lo lascio fare finché lo sento godere.
“Ora vattene” gli dico mentre mi pulisco il culo con un fazzoletto di carta.
Il biondino mi aspetta all’angolo della strada.
“Posso accompagnarti a casa? ”
“Non è il caso, so badare a me stessa. ”
“Non è questo, è che vorrei stare ancora un po’ con te, vorrei conoscerti meglio. ”
“Ma se mi hai scopata, cos’altro vorresti sapere? Non c’è altro da sapere, solo quando scopiamo siamo veramente noi stessi, adesso torna a casa che sennò la mamma sta in pensiero. ”
La mia risposta deve averlo sconcertato perché rimane fermo mentre io mi allontano.
“Hai preparato il piano di leasing? ”
Giulio entra nel mio ufficio all’improvviso.
“Non si bussa più? Comunque l’ho quasi finito. ”
“Sbrigati che a pranzo abbiamo i giapponesi. ”
“Lo so, altrimenti perché credi che abbia messo questo il tailleur. ”
La nostra banca sta trattando per una fusione, quindi, niente errori.
Alle cinque posso finalmente tornare a casa, ma prima mi concedo un po’ di shopping, le trattative procedono bene, arriverà un aumento di stipendio.
A casa mi faccio un bagno caldo e mi preparo la cena.
Voglio scavare dentro di me, scendere negli abissi dei miei istinti, voglio sporcarmi.
Mi siedo davanti allo specchio a truccarmi, scelgo un vestito di raso nero con uno spacco molto profondo e mi sfilo le mutandine, infilo il cappotto rosso ed esco.
Sul giornale ho letto di un nuovo locale dove fanno lo scambio di coppie, non lo dicono esplicitamente, è chiaro, ma la saletta privata per cosa dovrebbero usarla altrimenti, comunque io sono sola, quindi non se ne fa niente.
Potrei andare nel locale di ieri, ma non mi va di incontrare il biondino.
Mentre sto camminando passo davanti ad un portoncino, non conosco il posto ma dall’interno arriva della musica, fuori un energumeno seleziona chi può entrare, mi avvicino e mi fa passare.
Suonano dal vivo, c’è una pista dove alcune coppie ballano i lenti. Il cameriere mi accompagna ad un tavolino, affianco ci sono due uomini e una donna.
“Perché non ci fa compagnia? “, dice uno di loro, “Ci manca una dama. ”
Non mi sento troppo una dama, ma accetto di sedermi al loro tavolo.
Facciamo due chiacchiere mentre l’orchestra continua a suonare dei lenti.
Sono marito e moglie, l’altro è un amico, vengono qui spesso.
Trascorre un’ora quando l’amico mi fa: “Al piano di sopra si sta più comodi, perché non ci spostiamo? ”
“Perché no? “, rispondo io e ci alziamo.
Ci sono diversi salottini separati da spesse tende di velluto rosso, non ci sono porte e si intravede quel che avviene all’interno.
Entriamo in un salottino libero, la moglie si siede sulla poltroncina, noi ci accomodiamo sul divano e lasciamo la tenda aperta.
Mi spoglio e rimango con il reggicalze, le calze ed i sandali di vernice rossa.
Il marito si abbassa i pantaloni, lo tira fuori ed io, carponi, comincio a succhiarglielo, intanto l’amico mi prende da dietro, mentre la moglie rimane a guardarci.
Vengono quasi insieme e li lascio rilassarsi sul divano, mi avvicino alla moglie e le chiedo: “Vuoi che ti lecchi? ”
“Grazie, ma preferisco guardarvi. ”
“Come vuoi. ”
Torno verso il divano e vedo che si sono scambiati di posto: il marito mi scopa e succhio il cazzo all’amico.
Il marito comincia a gemere, sento il suo sperma riempirmi la fica e vengo.
Mi sdraio per terra, uno comincia a leccarmela e l’altro mi succhia i capezzoli, ormai non li distinguo più, penso solo a godere.
Un tizio si ferma a guardare attraverso la tenda.
Mi giro verso di lui e spalanco le gambe, mi piace essere volgare.
Lui raccoglie l’invito: si sdraia su di me e scopiamo.
Quando se va, torno dalla moglie.
“La mia proposta è ancora valida”.
Lei solleva il vestito e si toglie le mutandine.
Comincio a leccargliela lentamente, sento il suo clitoride ingrossarsi e la vedo eccitarsi.
Il marito si avvicina dietro di me, mi allarga le natiche e me lo infila nel culo.
Quando la moglie gode anche il marito viene, devono essere sincronizzati.
Raccolgo le mie cose e me ne vado.
La sveglia suona come sempre alle sette: doccia veloce, colazione e poi in banca.
Giulio mi aspetta nel suo ufficio per la riunione: i giapponesi hanno richiamato, vogliono ridiscutere lo scambio di quote, il 15% non è abbastanza.
Finita la riunione torno nel mio ufficio, la segretaria mi viene incontro:
“C’è un signore che vorrebbe un prestito per rilevare un’azienda, gli parla lei o lo mando da qualcun’altro? ”
“Lo faccia accomodare. ”
Quando entra ho quasi un malore: è il biondino.
Lui mi guarda e mi riconosce ma, molto signorilmente, fa finta di non conoscermi.
“Buongiorno dottoressa, mi chiamo Marco B. , ho intenzione di subentrare in una società rilevando la quota azionaria del socio che intende recedere, ho con me i bilanci degli ultimi cinque anni ed altri documenti contabili, vorrei sapere se questa banca può offrirmi un prestito e, in caso affermativo, a quali condizioni. ”
Confesso che faccio fatica a guardarlo negli occhi mentre parla, non ho mai pensato a mischiare la mia vita privata con quella professionale, lui, invece, è molto disinvolto.
In ogni caso, rivedo la mia opinione sul suo conto.
Mi parla per circa un’ora delle sue intenzioni circa l’ampliamento dell’azienda attraverso l’apertura ai mercati dell’Est e ci lasciamo con la promessa che avrei esaminato i bilanci e che ci saremmo rivisti la settimana successiva.
La sera mi preparo per uscire: minigonna nera e camicetta bianca che lascio sbottonata fino al seno, tacchi vertiginosi e calze a rete.
Forse non dovrei, ma torno dove ci siamo incontrati.
Lui è già lì.
Mi siedo al suo tavolo, non ci scambiamo nemmeno una parola, ma vedo che è contento di vedermi.
Dopo due cocktail, vado verso la toilette, lui mi segue.
Cominciamo a baciarci, sento le sue mani dappertutto.
“Temevo che non saresti venuta, farò tutto quello che vuoi, ma ti prego, non andare via. ”
Scopiamo con foga, gli succhio l’uccello e glielo lascio bagnato poi mi giro e lui sa cosa deve fare. Mi farei sbattere tutta la notte, ma devo dormire qualche ora.
Mi aggiusto la gonna e la camicetta ed esco.
“Aspetta, quando ci rivediamo? ”
“Non fare domande se non vuoi sentire bugie. ”
Me ne vado e lui mi segue, non voglio.
Un tizio in macchina cerca parcheggio, mi avvicino e sollevo la gonna.
“Mi dai un passaggio? ”
La sera successiva il biondino è di nuovo lì.
Andiamo al bagno: mi lecca, mi succhia, mi bacia, mi scopa in un crescendo che mi fa girare la testa.
Prima che mi rialzi, mi prende in braccio e mi accompagna alla sua macchina.
Mi porta a casa sua e resto a dormire da lui.
Il mattino dopo prendo un taxi, vado a casa a cambiarmi e poi al lavoro.
Alle cinque viene a prendermi, andiamo a cena fuori e poi al cinema.
Mi porta nuovamente a casa sua: “Guarda che non può funzionare”, gli dico.
“Perché no? Proviamo”, mi risponde.
Dopo tre mesi mi chiede di sposarlo, mi sembra una follia, ma accetto, dopotutto con lui sto bene.
La sera noleggiamo videocassette di vecchi film gialli e li guardiamo mangiando i biscotti che ho imparato a cucinare, il fine settimana andiamo in campagna dove abbiamo una casetta nella quale vengono a farci visita cinque gatti.
I giapponesi hanno accettato la nostra proposta e la scorsa settimana abbiamo festeggiato l’aumento di stipendio.
Stasera è il compleanno di una mia collega d’ufficio, mi ha invitata, ma non so se andarci.
“Tesoro, esci stasera? ”
“è il compleanno di Claudia, dà una festa. ”
Mi vesto e mi trucco, poi mi sfilo le mutandine ed esco. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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