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Ormai è fatta

Ormai è fatta, ho preso il coraggio a quattro mani ed avviato la mia attività in proprio.
Per 15 anni ho lavorato per gli altri, impegnandomi a percorrere tutti gradini della scala da venditore a direttore commerciale, finalmente sono riuscito a realizzare il mio sogno: “Una ditta nella quale mettere a frutto tutta l’esperienza maturata negli anni per fare il miglioramento in termini di qualità della vita e di ritorno economico cui ho sempre aspirato”.
Gli ultimi mesi sono stati i più duri della mia vita, con imprevisti e difficoltà non valutabili che mi hanno portato più volte alla disperazione, ma gli anni d’esperienza e la determinazione di non farmi sconfiggere proprio ora, mi hanno permesso di superare tutto.
Ora, solo nel mio nuovo ufficio la sera prima dell’inaugurazione mi sto davvero godendo con gli occhi quanto sono riuscito a realizzare.
Ad un tratto suona il campanello dell’ingresso e nel monitor vedo una sagoma femminile.
Sorpreso per la visita apro il portoncino e vado ad accoglierla
– Ciao Emanuela, a cosa devo l’improvvisata? – lei mi risponde rapida
– Ho accompagnato Alessio in palestra ed ero qui in giro, siccome hai detto a mia sorella di aver completato tutto ho pensato di venire a vedere l’azienda in anteprima……. se ti disturbo vado via… – ed aggiunge con un sorriso malizioso – magari sei già appartato con la segretaria e non vorrei interrompere l’inaugurazione privata! – la guardo sorridendo,
– in realtà la mia segretaria è l’unica persona che non ho ancora assunto, – le dico – anzi probabilmente lo farà Eleonora, almeno per mezza giornata mi ha assicurato che sarebbe felice di aiutarmi lei, ed in questo momento sinceramente evitare uno stipendio mi darebbe un po’ di sollievo – la vedo improvvisamente rabbuiarsi in viso, come se si fosse smontato il piano che aveva in mente
-Dai vieni – continuo – ti faccio fare un giro così approfitto del tuo buon gusto e mi dai qualche consiglio sulla sistemazione degli arredi -.
L’abbraccio alla vita ed inizio a girare per lo stabilimento spiegandole i macchinari, le varie funzioni delle attrezzature e pavoneggiandomi anche un po’ per le tecnologie impiegate. A poco a poco la sento rilassarsi sul mio fianco, e andando da soli in giro per il capannone mi sento sempre più su di giri.

Emanuela è la sorella di mia moglie, più piccola di qualche anno e completamente diversa da lei. Una moretta alta 1, 65 tutta pepe fisicamente e caratterialmente, tanto che più di una volta siamo arrivati ai ferri corti.
è sempre stata molto arrivista e quando si è sposata in molti abbiamo pensato che la sua scelta fosse dettata più dal patrimonio dello sposo che da altro. D’altronde la figura pingue, bassa e prematuramente intaccata dalla calvizie, unita all’ottima posizione dell’azienda di famiglia dello sposo non giocava a favore di quanti volevano immaginarla innamorata del marito.
In ogni caso alla distanza la sua scelta si era rivelata davvero infelice, non appena acquisita la titolarità dell’azienda, il marito si era contraddistinto per una serie di scelte imbecilli che l’avevano portato nel giro di pochi anni a dover vendere l’attività per evitare il fallimento ed ora faceva l’impiegato in quella che era stata l’azienda di famiglia.
La voglia di lusso ed i suoi sogni di gloria erano quindi accantonati nell’attesa di tempi migliori, e Emanuela si trovava esattamente nella situazione che aveva sempre disprezzato: un marito impiegato e lei casalinga (non aveva mai voluto lavorare) con uno striminzito stipendio da gestire per mandare avanti la casa e crescere Alessio, il figlio.

Stasera era in pieno tiro, con un vestito estivo che poneva l’accento la sua ancora splendida figura, i capelli neri appena acconciati ed un trucco che esaltava i lineamenti da egiziana ed i suoi occhi grigi.
– Va bene allora vado, magari Alessio finisce prima stasera… – mi dice accennando ad andarsene, io la trattengo
– Ma come già vai via, non hai ancora visto gli uffici, e sono la parte dove veramente vorrei che mi dicessi la tua – si lascia condurre nella reception ed io continuo
– Sai qui ho lasciato mano libera all’architetto e non vorrei che fosse un po’ eccessivo – le indico la sala riunioni e faccio un rapido giro per le stanze fino ad arrivare al mio ufficio, vedo nel suo viso lo stupore per gli arredi e le finiture che sono veramente uno splendido colpo d’occhio.
Il suo sguardo si sofferma sul fermacarte in ebano, di forma decisamente fallica, che ho preso come souvenir in un mio viaggio in Kenia e che ho sempre sulla scrivania perché sono convinto che mi porti fortuna.
Mi siedo alla mia poltrona e lei, poggiandosi appena sul bordo della scrivania, si lascia andare ai complimenti
– Davvero non pensavo che fosse tutto così elegante, ti sarà costato una fortuna ed hai appena iniziato! … veramente è bellissimo, i clienti ne rimarranno entusiasti – io mi schermisco
– Adesso però bisognerà produrre e vendere, quindi le rogne vere inizieranno solo da domani, tutto l’orgoglio che provo da stamattina sta iniziando a scemare di fronte alle difficoltà che mi aspettano ed inizia a tornarmi l’ansia – lei mi guarda con un velo di tristezza e rabbia negli occhi e mi poggia una mano sulla gamba
– tu hai dimostrato già di essere in gamba e sono certa che così come hai messo in piedi tutto questo riuscirai sicuramente a mandarlo avanti……. non come… va bé mi hai capito – poi cambia completamente atteggiamento e continua
– Comunque adesso te lo dico, … io avevo pensato che potessi esserti utile, come segretaria per esempio, ma se mi dici che hai già Eleonora non fa niente, vuol dire che mi ero costruita ancora una volta un castello in aria e dovrò cercarmi qualcos’altro – la gonna le è salita sulla coscia lasciando intravedere il pizzo delle autoreggenti
– Ma sai, ho sentito dire che nei colloqui di lavoro spesso fanno degli approcci pesanti ed avevo pensato…
– Cosa? – le chiedo staccando a forza gli occhi dalla coscia sempre più scoperta
– Che magari se devo sottostare alle voglie di un titolare, me lo scelgo come piace a me… – la gonna è ormai abbondantemente oltre il bordo dell’autoreggente e lei continua a tenere la mano sulla mia coscia con noncuranza, come se non si accorgesse del bozzo causato dalla mia erezione a pochi centimetri dalle sue dita.
A questo punto decido che è il momento di giocare pesante, anche perché il sangue mi sta andando in ebollizione, le metto una mano all’interno della coscia e cerco di prendere le redini del gioco
– Sai, io la segretaria prima o poi devo comunque assumerla, magari non domani, ma se la prendo deve sicuramente essere una persona di fiducia ed inoltre deve garantirmi piena disponibilità, io non so quanto potrei aspettarmi da te, inoltre non hai mai lavorato ed io ho bisogno di una specialista – lei non fa cenno di spostarsi davanti alla mia mano che risale lungo la coscia fino ad accarezzarla oltre la linea della calza e continua
– Dipende dal tipo di disponibilità e di specializzazione che cerchi, io sono piena di risorse più di quanto tu credi, e sono certa di riuscire a soddisfare tutte le tue aspettative, per di più sono la sorella di tua moglie e non potresti riporre la tua fiducia in qualcuno che più di me ci terrebbe alla riservatezza……. con anche un tocco un po’ intrigante… non trovi? – la sua mano ha iniziato una leggera carezza sulle palle e lei è ormai quasi sdraiata sul fianco, con i seni ad un soffio dal mio viso.
Sento schiudersi le cosce e le infilo deciso la mano fino alle mutandine, la trovo calda ed umida e Emanuela socchiude gli occhi con un gemito. L’abbraccio e tirandola verso di me le affondo il viso tra i seni e le dico con aria di sfida:
– Vediamo allora come sei messa con il lavoro, questo è un esame per l’assunzione -.
Si mette seduta sul piano della scrivania appoggiando i piedi sui braccioli della poltrona e piegandosi in avanti mi tira fuori l’uccello
– Se questo deve essere il mio attrezzo da lavoro, vediamo se ti convinco delle mie capacità – con un piegamento da contorsionista si avvicina e lo prende in bocca, inizia a giocarci con la lingua impugnandolo con una mano ed accarezzandomi le palle con l’altra, s’impegna e le piace, dimostrandosi una vera porca
– Brava la mia cognatina – le dico appoggiandole la mano sui capelli e spingendole il cazzo fino in fondo alla gola
– vediamo se riesci a prenderlo tutto in gola come tua sorella, devi mostrarti più brava e troia di lei se vuoi questo posto, e ti assicuro che Eleonora quando parte è una porca da sballo – dopo la prima sorpresa per l’inaspettata cappella a forzarle la gola, la sento ansimare e spingere fino a farsi davvero riempire con il naso attaccato ai peli, non ha nessun’intenzione di sfigurare e tiratolo fuori inizia a incitarmi
– Adesso vediamo chi è meglio, forza sborrami in gola, lo so che ti sono sempre piaciuta… allora adesso che aspetti, te ne faccio spruzzare così tanta che ti faranno male le palle dopo – lo rimbocca veloce, poi prende in bocca solo la cappella ed inizia a menarlo velocissima con la mano facendo dentro e fuori con la lingua a frizionare il frenulo, quindi se lo ingoia di nuovo fino alle palle e la sento massaggiarmi il cazzo con la gola in piena apnea, insomma un vero pompino da professionista.
Non voglio venirle subito in bocca, la faccio alzare ed inizio a sditalinarla un po’, ha la figa completamente depilata ed in un lago di umori. Spingo tre dita in fondo e lei, ancora seduta sulla scrivania con i piedi sui braccioli della poltrona, si lascia andare all’indietro mugolando
– Siiiii Daiiii Sfondami la fica – ormai le infilato tutte le quattro dita in fica e con un’ultima spinta chiudo la mano a pugno e le sono dentro fino al polso. è in completo delirio, ha dimenticato perché è venuta qua decisa a darmela ed io decido di scoparmela come una troia
– Allora te n’eri accorta che mi facevi tirare il cazzo, adesso lo so che sei una gran porca, ti sto sfondando la fica e dopo ti aprirò anche il culetto – fermo la mano dentro ed inizio a leccarle il clitoride, subito Emanuela inizia a venire in un orgasmo multiplo
– dai leccami, non sapevo di poter venire così forte, continua, continua daiii – le sfilo piano la mano lasciandole chiudere le gambe e la giro a pancia sotto, a novanta gradi sul piano della scrivania.
è completamente andata ed il buchino che continua a contrarsi sotto l’effetto degli orgasmi appena avuti mi attrae irresistibilmente. Le appoggio la cappella sull’ano e lei alza la testa, si gira e con uno sguardo da puttana negli occhi
– Questo buchino vale il posto? – le rispondo con cattiveria
– Intanto t’inculo, per il posto ne riparliamo dopo – e glielo sbatto dentro di colpo forzandole il muscolo e strappandole un grido di dolore. Non avevo nessuna voglia di venire subito e continuavo ad incularmela con un ritmo lento e profondo, la sentivo gemere e non capivo se era per il dolore o per il piacere, ma in fondo non me ne importava granché. Metterglielo su per il culo era una soddisfazione troppo grande, anni di atteggiamenti altezzosi, ed ora l’avevo sotto, che m’implorava ora di smettere ed ora di spaccarla in due.
Il mio orgasmo si è allontanato, dissolto in un piacere più grande, voglio farla diventare la mia puttana ed umiliarla profondamente. Mentre penso a come umiliarla mi rendo conto che Emanuela sta continuando a godere ed a venire in continuazione .
Sono la tua puttana, la tua troia, oddio come sto godendo, mi stai spaccando il culetto ma mi piace, mi piace troppooo!
– Ma tu non vieni mai, siiii, come l’hai duro, ancora, ancora – . Altro che umiliarla, sta prendendo ancora una volta il sopravvento, più glielo sbatto forte e più lei gode, ormai nella testa ho solo la voglia di vederla piangere, lo tiro fuori ed è sporco di sangue, le ho davvero rotto il culo ma Emanuela ne ha tratto piacere.
Adesso me lo succhi per bene – le dico facendola inginocchiare per terra
– ed attenta a non sporcarmi la moquette -. Accenna ad un moto di disgusto poi, con la mia mano che le stringe la nuca, inizia a succhiarmi di nuovo. Sono seduto sulla mia poltrona e la visione di Emanuela in ginocchio, con la gonna alzata sulle natiche, e la bocca piena del mio cazzo mi sta facendo andare in orbita. Continuo a provocarla, le sposto i capelli di lato per vederla bene in faccia e lei mi guarda e mi sorride a bocca piena
– Vuoi vedermi mentre ti succhio eh, allora guardami, guarda tua cognata che brava pompinara che è – mi parla continuando a mungermi il cazzo, leccandomi le palle e l’asta, strusciando la cappella sulla lingua
– Ti piace così? , fammi vedere quanto, forza sborrami in bocca – mi alzo in piedi e la spingo, sempre in ginocchio, contro la parete
– Adesso ti scopo la gola troia bocchinara, ti riempio di sborra calda – inizio a sbatterla forte, infilandoglielo a forza in fondo e tenendole la testa tra le mani. Ha dei conati di vomito, riesce a divincolarsi e mi guarda impaurita, con gli occhi di fuori
– Così no, mi soffochi, fai più piano che non riesco a respirare -. Glielo ficco di nuovo in bocca e continuo a scoparla più forte ed ancora più in fondo, le vedo gonfiarsi la gola ad ogni affondo, e grosse lacrime iniziano a scenderle lungo il viso
– Forza, fammi vedere se sei davvero una gran troia, non me ne fotte niente se non respiri, voglio goderti in fondo alla gola -. Sento le sue mani accarezzarmi le palle, le affondo le dita tra i capelli ed inizio finalmente a venire. Riverso una quantità di sborra che mi sembra non finire mai nella sua gola, tenendole ferma la testa con il suo naso tra i miei peli. Quando le scariche elettriche che mi attraversano iniziano a fermarsi la lascio andare, ha la sborra che le cola dal naso e la faccia stravolta. Mi accascio sulla poltrona e la lascio per terra a riprendere fiato.

Si alza in ginocchio e mi viene vicino, inaspettatamente mi riprende il cazzo in bocca e me lo lecca pulendo anche le più piccole tracce di sperma, mi appoggia la testa sulle cosce e si lascia accarezzare i capelli.
– Adesso devo andare, non vorrei che Alessio abbia finito e mi stia aspettando. Ci vediamo domani all’inaugurazione, e per il posto lascia stare, magari vengo la sera ogni tanto a darti una mano… e non solo quella se mi prometti di farmi godere ancora come stasera. –

L’inaugurazione era ormai quasi conclusa e passando tra i capannelli di persone che si trattenevano vicino al buffet assaporavo il piacere della perfetta riuscita dell’evento.
Erano anche nati alcuni contatti molto interessanti ed avevo i primi appuntamenti per iniziare a proporre i miei prodotti. Il dott. Salvetti, presidente dell’Associazione industriali, aveva tenuto davvero un bell’intervento e, durante il giro dell’azienda ed il buffet mi aveva presentato ai soci come un nuovo protagonista dell’imprenditoria locale.
Avevo notato come Emanuela tendesse ad essermi sempre abbastanza vicino, si era anche inserita con battute di spirito e spunti intelligenti in alcune conversazioni, il sapere anche perché cercasse di rimanere in piedi il più possibile mi accendeva di libidine.
– Giancarlo, io scappo perché la babysitter deve andare via, abbiamo fatto più tardi di quanto pensassi! – con un bacio veloce Eleonora mi saluta mentre continuo a conversare con gli ultimi ospiti.
Eravamo ormai in pochi e Emanuela mi si avvicina e mi sussurra:
– Sai che sono tutta dolorante sotto? – ha uno sguardo intrigante e mi sorride con aria complice
– Non mi è sembrato ti dispiacesse ieri sera – le rispondo
– Ma forse sono stato troppo rude.
– No… non ti ho fermato e devo dire che mi è piaciuto da morire, non mi ero mai sentita tanto femmina, ma tu scopi sempre così?
– A dirti la verità no, ma erano talmente tanti anni che pensavo a scoparti che ieri mi è partito il cervello, e ti ho trovato proprio troia come immaginavo – è trasalita un attimo, poi ha sorriso ed ha continuato
– Adesso non esagerare, potrebbe sentirci qualcuno – le ho visto i capezzoli inturgidirsi sotto il top di seta e la pelle ha iniziato a bruciarmi per l’eccitazione, voglio scoparmela ancora
– Stasera non vai via di qui se almeno non me lo succhi per bene. – non le lascio il tempo di rispondere e mi allontano per salutare gli ultimi ospiti, sperando di mascherare il gonfiore dei pantaloni con una mano in tasca.
La vedo parlare con il marito ed allontanarsi insieme a lui, forse ho giocato troppo pesante.
Mentre ringrazio Salvetti per l’intervento mi si avvicinano e lei mi chiede se, visto che Giovanni, è già in ritardo per la partita di calcetto, potessi accompagnarla io a casa quando ho finito tutto.
– Certo, non c’è problema, ma non so se riesco a fare presto, devo dare disposizioni alla ditta di catering perché mettano tutto a posto e vorrei aspettare che finiscano, altrimenti domattina potrei trovare sorprese
– Non c’è problema, ti aspetto, tanto a casa c’è sua mamma con Alessio ed Giovanni farà sicuramente tardi.
Salutato il marito vedo che lei va a sedersi sul divano in saletta sorseggiandosi un bicchiere di spumante, e Salvetti, che non le ha tolto un attimo gli occhi
– La signora è tua cognata? … è sorella di Eleonora? … non le assomiglia affatto, cioè… sono due belle donne entrambi ma, scusami se mi permetto, tua moglie ha charme ed è una donna di gran classe, mentre la sorella ha qualcosa di selvaggio assolutamente particolare
– Vuoi dire che è sensuale? – sorrido e lo stuzzico approfittando del momento di confidenza. Gli si annacquano gli occhietti e scuote piano la testa con un cenno d’assenso
– L’hai detto tu, ma è vero, è quello che volevo dire ma non sapevo come potessi prenderla -. Ci lasciamo stringendoci la mano e finendo di discutere di lavoro, ma mi si è accesa una lampadina in testa.
Tornato di là vedo che gli operai stanno iniziando a mettere in ordine nel capannone e raggiungo Emanuela nel salottino.
Senza dire una parola tiro fuori il cazzo e mi metto in piedi davanti a lei, le sfilo il bicchiere di mano ed immergo la cappella nel prosecco. Rimane seduta, con il mio cazzo tesissimo vicino alle labbra
– Mi tratti come una puttana – lo prende in mano ed inizia a menarlo piano
– stai facendo uscire il peggio di me, e la cosa assurda è che mi piace – intinge due dita nel bicchiere e le passa sulla punta, poi se la fa scivolare piano in bocca con un gemito. Continua a fare su e giù con la mano e succhia piano
– Brava la mia puttanella, succhialo così – Ancora una volta guardarla mentre si dava da fare sul mio cazzo m’inebriava, non riuscivo a capacitarmi di come l’avessi desiderata per anni senza riuscire a trovare il coraggio di provarci ed ora la scoprivo troia e completamente in mio potere.
Continua a succhiare piano, leccandomi i coglioni e l’interno delle cosce senza mai smettere di menarlo. Mi sento chiamare dal capannone e devo avvicinarmi alla finestra per rispondere al responsabile del catering, con ancora il cazzo e le palle fuori dalla patta, ma il bordo della finestra è alto abbastanza da proteggermi dalla sua vista.
Mentre do istruzioni sul da farsi le faccio cenno di avvicinarsi e lei s’inginocchia docile vicino alle mie gambe, faccio finta di niente e le dico di continuare a succhiarmi
– Ma potrebbero vedermi – protesta – Tu rimani bassa e non possono vederti, dai continua – s’infila tra le gambe ed il davanzale e riprende a succhiarlo, con più vigore adesso, come se volesse farmi venire in fretta
– Ma non spingermelo in gola però – non fa in tempo a dirmelo che la spingo di nuovo contro il muro e glielo pianto in gola
– Più mi chiedi di non farlo e più mi fai venire voglia di scoparti la bocca – la sento ansimare e lo sfilo, ma adesso è lei che mi prende per i fianchi e se lo spinge in fondo.
Mi allontano dalla finestra, è seduta per terra con la schiena appoggiata al bracciolo del divano, io mi appoggio al divano e le lascio condurre il gioco, lei mi sfila pantaloni e boxer, e mi abbraccia ai fianchi riprendendolo ancora in bocca.
Si è tirata su la gonna e si sta sditalinando, è senza mutande e non so se le è tolte aspettandomi o se è uscita di casa già così.
M’infila una mano sotto le palle e inizia a succhiarmelo. Le spingo di nuovo il cazzo in fondo alla gola, iniziando un movimento ritmato nella sua capiente bocca.
Lei ha smesso di toccarsi e si è sfilata il top, ha un completo da troia, guepierre e reggiseno a balconcino in pizzo bianco che spicca sulla sua pelle scura. Ha il mento e la gola bagnati di saliva e gli occhi che sembrano drogati. Lo sfila dalla bocca e, stringendo la punta tra le labbra, fa scorrere la lingua aperta fuori e dentro la bocca.
Tiene le mani a coppa attorno alle palle e inizia a scoparsi la bocca da sola. Non ce la faccio più, inizio a sborrare come una fontana, prima sulla sua lingua ed in faccia poi nella bocca che tiene aperta con la lingua che mi solletica la punta.
è ancora seduta per terra a gambe larghe, la faccia piena di sperma
– Sono abbastanza porca per il mio padrone? – sono seduto in terra anch’io, e le vedo la fica gonfia che luccica di umori
– Toccati adesso, infilati le dita nella fica e godi da sola – lei obbedisce quasi meccanicamente ed inizia un ditalino con due dita in fica.
Inizio ad incitarla dicendole quanto è bella e puttana, facendole toccare il clitoride con l’altra mano.
Mi ricordo del fermacarte in ebano sulla scrivania ed inizio a strusciarglielo tra le gambe
– Scommetto che hai voglia di essere riempita da un bel cazzone nero – è davvero grosso, saranno 28 o 30 cm per almeno cinque di diametro e vedere la punta che le allarga le labbra della fica fa davvero impressione.
La faccio stendere sul divano con le gambe alte in posizione quasi ginecologica e inizio piano ad infilarglielo dentro, è fradicia di umori e nella posizione in cui è si vede in primo piano la fica
– Questo me la spacca tutta, fai piano – e si allarga le labbra della fica con le mani. Io lo faccio entrare piano fino a quasi un terzo, poi lo esco e le rimane aperta una voragine.
Glielo infilo di nuovo dentro forzando piano fin quando riesco a farglielo entrare tutto e lei appena sente le mie mani vicino alla fica inizia a tremare
– Dai muovilo piano dentro e fuori, siii ancora, mi sento piena, mi tocca in fondo, lo sento ahhh sto venendo ancoraaahhhh – inizia a venire in un orgasmo multiplo che non le facevo finire, dopo i picchi rallentavo e lo uscivo piano per infilarglielo di nuovo e riprendere non appena vedevo che le contrazioni si affievolivano. I suoi umori le colavano dalle labbra della fica in mezzo al solco delle natiche ed iniziai a toccarle l’ano con le dita
– Inculami adesso voglio essere riempita tutta, voglio diventare una troia daiii – l’uccello mi era tornato duro e così inizio a stuzzicarle il buco del culo infilandole solo la punta e tirandolo fuori
– Mi brucia il buchetto, mi fai impazzire così, dai infilamelo dentro
– Voglio sentirti chiedermelo per bene
– Cosa devo dirti, … ti prego smettila di fare così, ti ho detto di incularmi
– Devi chiedermi il cazzo, devi dire che sei la mia troia, la mia schiava, che posso ordinarti qualsiasi cosa e tu obbedirai
– Si sono la tua troia, sono la tua schiava puttana, voglio il tuo cazzo nel culo, ti prego padrone incula la tua schiava …
Quando ho iniziato a spingerle il cazzo su per il culo è scivolato dentro come nel burro, sentivo la presenza del membro di legno che le riempiva la gnocca e, lasciandoglielo ben conficcato dentro, ho iniziato a sbatterla più forte che potevo.
Ma quel cornuto di tuo marito non si accorgerà di come ti ho allargato fica e culo in questi due giorni eh puttanona?
– No, Ahh, … quell’impotente non mi tocca da anni ormai
– Allora non lo sa nemmeno quanto sei troia – la scopavo e parlavo ormai in delirio, le parole mi sgorgavano da sole dando voce a tutti i pensieri che avevo represso.
Le sono dentro mentre lei continua a venire e sento le pareti del suo culo avvolgermi il cazzo. Ho da pisciare e senza pensarci nemmeno inizio a pisciarle nell’intestino
– Cosa stai facendo? …. Che cazzo fai? – appena inizia a rendersi conto di cosa le sta succedendo cerca di divincolarsi, ma nella posizione in cui è, con la fica ancora riempita dal cazzo di legno e le cosce sulle mie spalle non riesce a fare altro che farselo entrare ancora più in fondo
-Bastardo, mi stai riempiendo la pancia di piscio… ahhh è bollente, mamma mia che mi faiii… stronzo infame… aiuto…
Alla mia schiava non piace questo clistere? – sono esaltato dalla consapevolezza che posso farle di tutto, inoltre sta bestemmiando ma sento che il cazzo ancora duro nella pancia non le dispiace
– Mi sento scoppiare la pancia bastardo… ohhh… ohhh… Ooohhh… che mi succedeee?
– Succede che la mia bella porcona sta venendo di nuovo, adesso attenta a non sporcarmi il divano – le sfilo dalla figa il simulacro in legno e piano tolgo il cazzo dal buco del culo tappandolo subito con la punta del cazzo di legno.
L’aiuto ad alzarsi e lei va correndo in bagno a svuotarsi, la seguo e mentre è seduta sul bidet io mi sciacquo nel lavandino, con il cazzo insaponato mi riavvicino a lei ed inizio una gustosa spagnola con le sue poppe. All’inizio fa l’offesa, poi si lascia andare
– Ma sei instancabile, guarda qui c’è l’hai ancora duro – lo stringe tra le tette e lo lecca non appena le arriva a tiro, si aiuta con le mani accarezzandomi le palle, ed inizio a spruzzarle sborra tra i seni e sulla faccia e Emanuela la lecca ed alla fine se lo riprende in bocca fino a che non mi si è smosciato del tutto.
Ha le guance e le labbra sporche di sperma, il viso felice e rilassato come poche volte le avevo visto.
Si alza e la sento pisciare, poi il getto dell’acqua della doccia inizia a correre e Emanuela canticchia mentre si lava.
Entra nella stanza asciugandosi il corpo nudo
– Per fortuna non mi sei venuto nei capelli, altrimenti adesso era un casino – è bellissima, sul corpo non ha tracce di cellulite e la sua terza di seno poggia appena sul busto.
– Ti rendi conto che abbiamo scopato come pazzi? Non mi sembra ancora possibile che sto andando a letto con mio cognato – Veramente a letto non ci siamo ancora andati, l’abbiamo fatto sul divano, in piedi, sulla scrivania, ma a letto ancora no. è tardi, … adesso ad Giovanni cosa dici?
– Cosa dovrei dirgli? Nulla, assolutamente nulla. Adesso torno a casa, e lo trovo nel letto a dormire con la tv accesa ed il telecomando in mano. Ha smesso da un po’ di farmi domande, anzi quasi abbiamo smesso di parlarci, io lo considero un fallito e lui una puttana.
Le chiedo a bruciapelo
– Ma perché ci sei stata con me? – ci pensa un po’ su
– Veramente è da qualche tempo che mi giravi in testa, vedevo come ti stava andando e pensavo a quando ci siamo conosciuti. In realtà mi eri piaciuto subito, e avevo capito che anch’io non ti ero indifferente, ma tra un bel ragazzo squattrinato ed un coglione con i soldi non c’era gara per me allora. Avevo anche pensato che magari una scopatina poteva uscire, giusto per togliermi lo sfizio, ma poi ti sei messo con Eleonora ed è diventato tutto troppo complicato. Comunque ora siamo qui, e lo sfizio mi sa che te lo sei tolto tu. –
– Tu vuoi soldi vero? – le chiedo.
-Sì – risponde nervosa – perché me lo chiedi? Vuoi dirmi che dovrei vergognarmi? Non mi vergogno affatto, voglio soldi per sentirmi tranquilla, per poter comprare qualcosa che mi piace senza chiedermi se riuscirò a pagare, e non rompermi le palle facendomi la morale che ti mando a fanculo subito
– E se io ti dicessi che forse un modo di fare soldi c’è?
Che cazzo intendi dire, che dovrei battere per te?
– Ehi non dire stronzate, adesso mi metto a fare il magnaccia per te, no… io intendo dire che a volte possono esserci dei clienti o delle persone che possono essere usate con il sesso, tu gliela fai annusare un po’, magari gliela dai anche se ti va e se io riesco a concludere affari grazie alla tua “intermediazione” tu ci guadagni una bella commissione
– E questo non lo chiami battere?
– No, guarda che non devi uscirci la sera e scoparteli, tu sei una splendida donna, hai classe e sei intelligente. Sarebbe uno spreco farti diventare una puttana, piuttosto ti vedo come una geisha, un’intrattenitrice che sa controllare e usare il suo fascino per ottenere informazioni e favori che io, da un uomo, non potrei mai avere.
Se mi parli così hai già in mente qualcosa, dimmi cos’è .
Prima devo essere convinto che ne hai la voglia e la possibilità, sei comunque una donna sposata e per di più la sorella di mia moglie, e non vorrei che venisse fuori un casino da tuo marito.
Diciamo che io ti farei un contratto di consulenza per attività di marketing, che ti porterebbe ad essere spesso impegnata la sera ed anche a viaggiare per fiere e convegni in Italia ed all’estero. Devi dirmi tu se sei disponibile e prima di tutto se comunque questo rimane un rapporto totalmente estraneo a coinvolgimenti diversi. Per capirci io sono sposato con Eleonora e non ho nessuna intenzione che il mio matrimonio possa essere in discussione per qualche motivo. –
– Ho capito, ma per andare fuori a cena, eccetera eccetera mi serviranno abiti di classe, lingerie, gioielli e tutto questo costa, queste spese dovrei anticiparle io? –
– Sei proprio una gran puttana – rido – già ti vedi vestita ed agghindata come hai sempre voluto. Va bene diciamo che ti darò un anticipo e poi vedrò con il commercialista se c’è un modo di scaricare tutto dai costi aziendali, ma ti ripeto che voglio piena disponibilità! –
– D’accordo, guarda tutto per bene e ne riparliamo domani, ma per me va bene. – gli squilli del suo telefonino annunciano una telefonata della mamma. Seduta nuda sul divano le parla del più e del meno come se fosse tranquilla a casa. Inizia ad accarezzarmi il cazzo piano, continuando a parlare del carovita e di come fosse stanca di Giovanni
– Ma no mamma, ti ho detto che non mi tocca più da una vita, -…
– che ne so se è diventato omosessuale, non me ne frega niente – continua ad accarezzarmelo, a seguire il contorno dei coglioni ed a passarmi le dita tra i peli ed ormai il cazzo sta ritornandomi duro
– Certo che il sesso mi manca, ma che devo dirti… se avessi un maschio per le mani adesso me lo mangerei – e dicendolo mi strizza l’occhio e mette fuori la lingua
– Ridi ridi, ma io non sto scherzando, deve ringraziare che non mi va di sputtanarmi in giro altrimenti… – inizio ad accarezzarla e lei mi lascia fare, anzi allarga le gambe e mi porta la mano sulla fica – allontana il ricevitore dall’orecchio e mi fa sentire cosa sta dicendole la mamma
– Ha fatto bene Eleonora, guarda Giancarlo che cosa ha messo in piedi, e da quello che mi dice lei deve essere anche un bel torello a letto… è anche ben dotato – ridendo
– E tu che ne sai? Non l’avrai visto nudo – il cazzo è in pieno tiro e Emanuela se lo avvicina alla bocca e gli da una leccata
– Nooo nudo no, ma va in giro per casa in boxer e il pisellone che ha ogni tanto fa capolino – ride ancora
– Ma che fai ti specchietti i generi…
– I generi… vorrai dire il genero visto che del tuo c’è ben poco da guardare, e poi sono una povera vedova a stecchetto da 10 anni… gli unici maschi che ho a tiro sono loro… e si comportano come se fossi asessuata… ma lo sai che quest’estate al mare sentivo Eleonora gridare nella stanza accanto e mi sono dovuta trattenere dall’andare di là a chiedere di smetterla o farmi partecipare? – Emanuela sta ormai tirandomi una sega piena, bagnandolo di saliva con delle gran leccate non appena può.
Copre la cornetta con una mano e sussurra
– Adesso scopami -. Si gira a pecora e mi accoglie con un gemito mascherato da sospiro. è proprio una gran porca, quello che le fa scattare l’interruttore deve essere proprio il sentirsi trattata da puttana, il rischio di essere scoperta. Quando inizio a pomparla chiude la telefonata appena in tempo ed inizia a venire ancora, io non mi trattengo e le vengo dentro con le ultime gocce che ho nelle palle.
Ci rivestiamo e l’accompagno a casa, lungo il tragitto non ci scambiamo una parola, tutti e due immersi ognuno nei propri pensieri. Poco prima di arrivare mi chiede di fermarmi un attimo
– Sai Giancarlo, io ho già deciso, mi va bene tutto quello che mi hai proposto, anzi non ti nascondo che sono assolutamente entusiasta. Volevo dirtelo adesso perchè ho paura che tu possa cambiare idea, che dopo avermi avuta non si sia dissolto l’interesse che avevi per me.
Io credo di poterlo fare bene quel lavoro, in fondo è da sempre che conosco il mio ascendente sugli uomini e voglio avere davvero la possibilità di giocarmi le mie carte. Qualsiasi decisione tu prenda io non potrò far altro che accettarla, ma metti da parte le tue paure sulla possibilità che io possa piantarti dei casini perchè ti giuro che è l’ultima cosa che voglio. Se vuoi io sarò completamente a tua disposizione, … adesso sei tu a dover decidere.
L’ho guardata ed ho visto un’Emanuela completamente indifesa, diversa dalla femmina dura e sicura di sè stessa che conoscevo. Spogliata delle sue convinzioni e completamente in mio possesso era lì a pendere dalle mie labbra come se aspettasse un verdetto.
– D’accordo Manu, ti chiamo nei prossimi giorni per definire i dettagli, ma è tutto a posto e sono convinto che potrai far bene e ne guadagneremo entrambi .
Sono ripartito e sotto casa sua l’ho guardata andar via, l’aria da vittima sacrificale è scomparsa e la luce nei suoi occhi mi ha fatto dubitare di essere stato l’ennesima vittima delle sue manipolazioni. FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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