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Trascurata

Erano ormai troppi giorni che Marco, mio marito, mi trascurava. Non che dopo quindici anni di matrimonio mi aspettassi un ardore paragonabile ai nostri primi tempi, questo no, ma neppure un disinteresse totale come ormai accadeva da parecchie settimane. Marco era un uomo normale di 44 anni, simpatico e determinato, ma non certo un adone; difficile pensare che fosse travolto dalle occasioni di tradimento eppure il rischio c’era, un rischio legato ad un aspetto da non sottovalutare: era ricco. Si insomma, la sua piccola azienda aveva un fatturato impressionante, ed io facevo la signora. Il problema era che non mi ero sposata per i soldi, ma per amore e dei soldi mi interessava poco. C’erano, meglio così, ma io volevo mio marito.
La nostra vita sessuale era sempre stata tranquilla, l’unica cosa che contava era che lui fosse interessato solo a me, almeno così avevo creduto sino ad allora. Sono ancora una donna piacente, almeno spero. Non molto alta e un po’ sovrappeso, posso orgogliosamente ostentare un seno notevole. Certo non ho più vent’anni e la mia quinta è diventata una sesta abbondante, ma con un buon reggiseno faccio ancora girare gli uomini.
Ma veniamo ai fatti.
Quella mattina Marco era uscito dicendomi che avrebbe fatto tardi, niente di nuovo solo che decisi di fargli una sorpresa. Sarei andata prenderlo in ufficio e mi sarei fatta portare a cena e poi magari al cinema. Soli io e lui, come sempre, come piaceva a me.
Raggiunsi la ditta verso le 19, la segretaria era ancora in ufficio.
“Mara, come stai? ”
“Signora, che piacere vederla, è tanto che non passa a trovarci”
“Già, sono venuta a prendere Marco, è in ufficio? ” il suo viso si animò
“Dovete esservi fraintesi, è appena uscito per venire a casa, se si affretta lo raggiunge alla macchina” sorrisi e la salutai con la mano. Raggiunsi il parcheggio e vidi Marco che saliva in auto, troppo tardi per farmi vedere. Mi affrettai alla mia Punto e cercai di stargli dietro. Ci misi poco a capire che non andava a casa, o meglio che non andava a casa nostra, continuai a seguirlo.
Si fermò presso un palazzo in periferia, in una via abbastanza squallida. Lo vidi scendere e feci altrettanto. Si avvicinò ad un numero civico, suonò il campanello, la porta si aprì e lui sparì all’interno.
Attesi una mezz’oretta poi lui uscì. Dopo qualche secondo poi mi avviai alla stessa porta. C’era un campanello unico, a nome Bianca, mi sentii gelare il sangue: quel porco andava a puttane. Rimasi qualche secondo senza sapere che fare poi mi decisi a suonare. La porta si aprì, entrai. L’ambiente era rozzamente arredato con mobili di fortuna, l’unica luce proveniva da una lampadina nuda che pendeva dal soffitto. Feci pochi passi in quella stanza che sembrava un soggiorno quando la padrona di casa mi venne incontro. La descrivo: nera, alta almeno un metro e ottantacinque, sui trent’anni, capelli lunghi e neri come la notte. Le gambe lunghissime e completamente scoperte erano splendide. Il viso d’ebano era un sogno, la generosa scollatura di una piccola maglietta bianca conteneva a stento un seno straripante. Rimasi di ghiaccio, era una donna fantastica come se ne vedono di rado.
Cosa ci facevo là dentro, cosa avrei potuto dirle? Fu lei a rompere quel breve silenzio
“Ciao tesoro, come stai? è la prima volta che vieni, vero? ” mi limitai ad annuire. L’imbarazzo mi pietrificava. Venne verso di me e mi prese la mano
“Non ti preoccupare, ci divertiremo. Con le donne prendo duecentomila, ma per te che sei così bella facciamo centocinquanta” e mi sorrise.
“No, ecco credo ci sia un malinteso, non sono qui per lei. ” Mi fissò perplessa
“In realtà sono la moglie dell’uomo che è appena uscito, pensavo mi tradisse e l’ho seguito fin qui. Ho suonato e sono entrata” l’umiliazione non mi permise di dire altro, sollevai gli occhi e la guardai, era davvero bella. Mi sorrise e scoppiò a ridere.
“E cosa ti aspettavi di trovare? ” parlava benissimo l’italiano
“Non lo so, a dire il vero non so perché sono entrata. O forse invece lo so: era la prima volta che veniva qui? ”
“E perché dovrei dirtelo? ” aprii la borsa e presi il borsellino, ne estrassi due fogli da cento che le porsi
“Magari per questi” li prese e si girò verso la stanza alle sue spalle, poggiò le banconote su un comodino e si sedette sull’enorme letto
” No, non era la prima volta. Da qualche mese viene un paio di volte a settimana”, settimane, mesi, mi sentii persa. Credevo di conoscere mio marito ma non era vero, non gli bastavo più, magari non gli ero mai bastata.
Ero nauseata e stanca. Meglio andarsene, già ma dove e soprattutto da chi?
“Non devi sentirti tradita, con me non è mica la stessa cosa. ”
“Vuoi dirmi che non è innamorato di te? Che con te fa solo sesso? Sempre più di quanto non faccia con me” era il momento di andarsene se anche una puttana si sentiva in obbligo di rincuorarmi.
“No, vedo che non hai capito; lui viene solo per questo” e così dicendo si alzò ed si slacciò la gonna. Il movimento fu veloce, non feci tempo a distogliere lo sguardo che era nuda ma forse farei meglio a dire nudo. Dalle gambe gli pendeva un coso, si insomma un cazzo, di dimensioni mostruose. Non avevo mai visto niente di simile, anzi non credevo potesse esistere niente i simile. Il cazzo gli arrivava quasi alle ginocchia ed era grosso, sembrava un bastone, nero, solcato da grosse vene. Rimasi senza fiato.
“Oh merda, è impossibile”
“Che cosa? ” mi chiese sorridendo
“Mio marito non è frocio”, mi mettevo a dare spiegazioni a un travestito adesso.
“A guardare sua moglie non sembrerebbe, ma posso assicurarti che questo gli piace un sacco” e così dicendo si prese in mano l’enorme cazzo iniziando a massaggiarselo. Cercai di guardare l’uomo negli occhi ma quasi subito abbassai lo sguardo su quell’incredibile sberla di carne.
“E cosa fate? ” cercai di far apparire il tono della mia voce il più naturale e strafottente del mondo ma il tentativo fu penoso.
“Adora leccarlo, starebbe ore a spompinarmi, dice che ho un cazzo grosso come quello di un cavallo. Tu lo trovi grosso? ”
“Beh in effetti hai un uccello notevole. No, se devo essere sincera, è enorme. ” Mi sorrise di nuovo.
“E non lo hai ancora visto duro, allora si che è bello” in effetti l’uccello si stava inalberando e diventava ancora più grosso “Il fatto è che avrei bisogno di una mano per completare l’opera” mi venne vicino, mi afferrò il polso destro e mi fece sedere sul letto accanto a lui.
“Dai toccamelo un po’, solo per farti vedere come diventa. ” Mise la mia mano attorno alla base del suo cazzo e me la lasciò. Quella colonna di carne trasmetteva una sensazione di potenza. Inizia a fargli una sega prima con la sola mano destra poi con entrambe, nonostante mettessi le mani una sull’altra quasi metà del cazzo restava scoperta. Divenne duro come legno, una sensazione fantastica.
“Allora che ne dici? ” mi chiese qualche istante dopo
“è mostruoso” rantolai ed era vero” e Marco te lo succhia? ”
“Tuo marito? Certo, è la cosa che gli piace di più”
“E poi, non fate altro? ”
“Si, come no”
“Cosa fate, dimmelo” chiesi continuando a stringere sempre forte il suo cazzone nero.
“Ogni tanto me lo faccio, ma non sempre” mi si gelò il sangue
“Te lo fai? ”
“Si, glielo metto nel culo”
“Ma non è possibile, è troppo grosso! Lo sfonderai! ”
“Beh, non che tuo marito sia proprio vergine” lo guardai sbalordita “il mio deve essere solo uno di tanti, magari un po’ più grosso”
“E lui? ” Non potevo crederci, mio marito era un frocio succhiacazzi rottoinculo.
“Anche lui ogni tanto me lo mette nel culo o si fa spompinare, poi mi fa una sega. ”
“Con quanti clienti riesci ad andare ogni giorno? ” non riuscivo a dominare la curiosità
“Una decina, ma non vengo sempre, costa di più se vogliono vedermi sborrare. Lo spettacolo si paga. ” Se la quantità di sborra era in proporzione alle dimensioni della nerchia doveva essere davvero uno spettacolo.
“Vai anche con le donne? ” Chiesi mentre vedevo la cappella diventare umida.
“Si certo, ho parecchie clienti. ”
“Ma tu cosa preferisci? ”
“Beh, mi piace il cazzo ma anche una tettona come te mi eccita parecchio. ”
“Davvero ti piacciono le mie tette? ” Gli chiesi. Lo spettacolo e la conversazione mi avevano eccitato da morire. L’idea di mio marito cavalcato da quello stallone mi faceva impazzire, non so perché ma era così. Lasciai quella fantastica sberla di cazzo e mi tolsi giacchetta e pullover. Il reggiseno conteneva a stento il mio seno. I capezzoli mi facevano male per l’eccitazione. Infilai le mani nelle coppe e ne estrassi le tette. Slaccia il reggiseno e me le presi in mano “Sono abbastanza grosse? Tu che dici? ” Lui sorrise, si tolse la maglietta bianca mostrandomi le sue, dure e nere come ebano e grosse quasi quanto le mie
“Sono enormi e bellissime. ” Mi disse. Gli misi una mano dietro la nuca e attirai il suo viso a me. Le sue mani iniziarono ad impastarmi le poppe mentre mi succhiava i capezzoli. Allora riportai una mano sul suo uccellone mentre con l’altra mi avvicinai timidamente alle sue di tette. Che sensazione fantastica, ero eccitata come non lo ero mai stata. Lo spinsi supino sul letto. Il cazzo torreggiava sontuoso. MI alzai, sfilai le mutandine, posai il ginocchio sinistro sull’orlo del letto e mi piantai su quel tronco. Fu come essere riempita da tre uomini. Le pareti della mia fregna si tesero per accoglierlo. Probabilmente ne accolsi metà o poco di più ma bastò per godere in pochi secondi. Sborrai non so nemmeno quante volte. Non occorreva quasi che mi muovessi, ero completamente riempita.
“Ti piace, bella troia? ” mi sussurrava.
“Si, hai il cazzo di un asino e due tette fantastiche” rispondevo tra una goduta e l’altra. Mi ero abbassata in avanti ed avevo iniziato a stringergli le tette, poi a succhiargli i capezzoli. Erano morbide e sode.
“Sei uno stallone, scopami e sfondami” me la stavo proprio godendo.
“Cazzo che porca che sei. Tale e quale a tuo marito. ”
“Stronzo, sta zitto e scopami. ”
Il suo cazzo era sempre più duro ed io ero allo stremo. Avevo goduto un casino. Non ce la facevo più e lui non accennava a spruzzare. D’un tratto mi staccai facendomi cadere al suo fianco, coperta di sudore.
“Basta, non ne posso più. Mi fa male tutta la passera. Ma tu non sborri mai? ”
“Perché, vuoi farmi sborrare? ” Il suo uccello era sempre rigido come un bastone. Lo afferrai con entrambe le mani.
“Puoi scommetterci il culo che voglio farti sborrare! “, mollai la presa. Scesa dal letto mi inginocchia per terra. Lo attirai a me tirandolo per le gambe fino a che i suoi piedi non toccarono terra. Gli allargai le cosce e abbracciai con le mie tette il suo enorme cazzo. Mentre glielo stringevo con le poppe gli leccavo la cappella come fosse un cono gelato. Di prenderla in bocca neppure a pensarci, era troppo grossa .
“Tuo marito me lo prende in bocca”
“Io non ce la faccio, è troppo grosso. ” Continuai la spagnola finché non lo vidi inarcare la schiena.
“Troia ora sborro” urlò. Il primo schizzo mi colpì il viso come una frustata, la sborra era calda e pesante. Gli spruzzi successivi volarono alti per poi ricadere un po’ dappertutto. Sui miei capelli, sulle mie tette, sulle sue cosce, sul suo addome. Sembrava una fontana più che un cazzo. Da non credere. Rimasi affascinata dallo spettacolo e completamente imbrattata. Dopo l’ultimo spruzzo gli ripulii la cappella con la lingua mentre la sua sistola perdeva lentamente consistenza. Gli appoggia l’uccello soddisfatto sulla coscia, mi pulii alla meglio col lenzuolo e mi alzai.
“Sei una macchina da sesso non un trans. ”
Sai credo di non aver capito ancora una cosa”
“Quale? ”
“Chi è più troia tra te e tuo marito. ” Sorrisi e inizia a cercare i vestiti. Le tette mi pesavano come non mai ma il reggiseno invece di indossarlo glielo lanciai.
“Oggi ne faccio a meno” gli dissi. Presi dal borsellino altre centomila e le poggiai sul comodino.
“Ciao stallone” lo salutai ed uscii. FINE

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