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Trekking

Dopo un anno di lavoro, finalmente sono dal 1 agosto al 15 settembre, non dovrò pensare ad udienze, ricorsi, impugnazioni, solo divertimento e libertà senza lo stress del lavoro e di una città caotica, nei miei 29 anni di vita da single non avevo mai sentito il bisogno di evasione dalla routine, routine che mi perseguitava anche nel periodo delle vacanze, visita alla solita città d’arte o mare in villaggio turistico in cerca della bionda di turno, bè anche se era mora poco importava. Quest’anno avrei abbandonato le comodità della vita di città, dopo un anno passato in palestra per restituire un aspetto tonico al mio corpo, il cui unico esercizio fisico costituiva la serata in discoteca, avevo deciso di effettuare trekking con campeggio libero in montagna a contatto della natura. Acquistai l’attrezzatura seguendo i consigli di manuali scritti da esperti nel settore, poi un breve viaggio aereo e un lungo viaggio in macchina fino ad un paesino di montagna dal nome impronunciabile.
Lasciai la macchina a noleggio come pattuito dinanzi l’emporio, mi rifornì di cibo e di acqua ed iniziai la mia avventura. Dopo cinque giorni cinque notti passate all’aperto, senza il rumore dei clacson e il gas di scarico delle automobili, mi sentivo rinato, anche se rimpiangevo il piacere di una doccia. L’unico timore che avevo era di sbagliare direzione, nonostante la bussola e le carte, perdendomi in montagna, anche se nello zaino custodivo dei razzi ed il mio telefono l’unico feticcio di una civiltà schiava della tecnologia. Dovendo affrontare una salita particolarmente impegnativa decisi di legare lo zaino alla corda e di tirarlo su in seguito, iniziai quella che per me era una vera scalata, anche se si trattava solo di una ripida salita, improvvisamente persi l’equilibrio rotolando rovinosamente, non riuscivo ad arrestare la mia caduta, poi improvvisamente il nulla.
Rinvenendo constatai che la mia vacanza era finita prima del previsto, e che mi trovavo in serio pericolo di vita, sentivo un dolore lancinante alla gamba, probabilmente rotta, ed un dolore anche alla schiena, mi trovavo solo in una zona impervia e disabitata. Mi sentivo inoltre trascinare verso un dirupo, era il mio zaino che nella caduta era scivolato nel dirupo e mi stava trascinando, cercai di recuperarlo, ma mi mancava la forza, non avevo altra soluzione, dovevo tagliare la corda, anche se nello zaino risiedevano le mie speranze di salvezza, presi il mio Victorinox dalla tasca e tagliai. Mi steccai la gamba con i bastoni da trekking, la cinta dei pantaloni e la cinghia della borraccia, poi sopravvalse la mia indole da uomo duro, che non si lascia intimorire dalle avversità, quindi urlai aiuto, con tutto il fiato che avevo in corpo, fino a quando dolorante e stanco non fui più in grado di urlare. Rimasi circa due giorni e due notti, da solo al freddo, su quelle rocce, con la borraccia d’acqua e delle barrette di cioccolata, che avevo acquistate in un paesino per golosità anche se la scusa era stata la genuinità del prodotto fatto artigianalmente, . All’alba del terzo giorni sentì il latrato di quello che speravo fosse un cane, e nonostante fossi allo stremo delle forze, ricominciai ad chiamare aiuto. Rinvenni sentendomi scuotere, vidi un uomo anziano, dinanzi a me che mi parlava in una lingua sconosciuta, poi mi afferrò per il polso e per la cintura, mi sollevò come un fuscello mentre svenivo nuovamente. Quando rinvenni, mi trovavo in una stanza quasi buia con le pareti in pietra, i mobili erano rustici, il letto era duro ma caldo ed il piacevole tepore delle coperte sembrava lenire il dolore alla schiena, la mia gamba destra era stata fasciata e steccata, sentivo dietro la porta delle voci, ma non riuscivo a comprendere nulla, la porta della stanza si aprì e vidi entrare l’uomo che mi aveva tratto in salvo, con una lanterna in mano, accanto a lui vi era una donna di mezza età, dietro di loro, nonostante la loro robusta costituzione, si intravidi il volto di una donna di circa 20 anni, incorniciato da una massa di capelli biondi, ma quello che mi colpì di più furono i suoi due occhi azzurri chiarissimi e poco amichevoli, nonostante l’ostilità percepita in quegli occhi, ringraziai di avermi tratto in salvo, dicendo che mi sarei sdebitato, e gli chiesi se potevo fare una telefonata, ma non sembrava che non conoscessero l’italiano, quindi stanco ma grato del loro aiuto, ripiombai nel sonno. Mi risvegliai più volte durante la notte, e percepivo la presenza di qualcuno nella stanza, ma non mi sentivo ancora in grado di sollevare la testa dal cuscino per controllare. I giorni trascorsero lenti, dormivo quasi tutto il giorno, ogni volta che mi svegliavo, venivo rifocillato, poi ripiombavo in un sonno agitato. Iniziai a ristabilirmi, riaprendo gli occhi vidi passare accanto al letto la ragazza, che vedendomi sveglio mi disse una sola parola, uscendo dalla stanza, data la durezza del tono, non credo fosse un complimento. Da quel breve incontro, notai che la ragazza era alta almeno 1, 90 cm, quei vestiti informi che indossava riuscivano a nascondere, le gambe ed il culo ma non il seno prosperoso, chissà con un po’ di fortuna magari sarei riuscito ad entrare nel letto di quella valchiria.
Durante la mattina spinto da necessità di andare in bagno, mi sollevai faticosamente dal letto, notai accanto al letto il mio zaino, sporco e lacero ma integro, accantonai le mie necessità e mi ci trascinai vicino e lo aprì, il mio telefono era diventato ancora più piccolo, era infatti sparpagliato all’interno dello zaino, ma almeno avevo dei vestiti puliti, mi guardai intorno e notai che la stanza era sicuramente quella di una donna, forse ciò spiegava l’ostilità della ragazza, mi avvicinai penosamente alla porta trascinandomi la gamba, oltrepassatala vidi la ragazza, che mi accolse con la stessa parola della mattina, poi mi indicò un’altra porta, quando la raggiunsi sentivo alla gamba ed alla schiena un dolore lancinante, riuscì comunque ad espletare le mie necessità fisiologiche e a lavarmi, indossati gli abiti puliti, mi trascinai fuori dal bagno, stavo per rovinare al suolo quando, mi sentì sorreggere, la ragazza forse mossa a compassione mi stava aiutando a tornare a letto. Il calore del suo corpo contro il mio ed il suo profumo mi inebriavano, facendo nascere il desiderio, mi fece sedere sul letto e stava voltandosi per andarsene, volevo stabilire un contatto, ma la barriera linguistica me lo impediva, il suo nome non sapevo neppure il suo nome. Le presi la mano trattenendola, la ringrazia con e le dissi, mi chiamo Carlo.
Abbandonò la mia mano e si girò, giunse davanti la porta e disse “Olga”, e mi lasciò da solo nella stanza.
Durante tutta la giornata non vidi Olga, la madre sorridente e gioviale mi portò nella stanza sia il pranzo che la cena, la sera dopo la quale mi addormentai, fui svegliato da una corrente d’aria, dalle palpebre semichiuse vidi Olga entrare e dirigersi verso il divano posto in fondo alla stanza, si girò verso di me, ed io feci finta di dormire, riaprendo gli occhi, la vidi spogliarsi, i suoi gesti non erano languidi o sensuali, ma non volendo fare rumore si spogliava lentamente, si tolse prima la casacca, rivelando un seno grande e sodo contenuto a stento da un reggiseno di cotone, poi slacciò la gonna facendola scivolare lentamente, ammirai il suo culo alto e rotondo, e due meravigliose gambe lunghe e affusolate, quando si chinò a prendere la gonna, vidi il suo culo un tutta la sua bellezza, si rialzo e si giro, notai che dall’elastico delle sue mutandine si potei intravedeva un ciuffetto di peli biondi. Mi sforzai di rimanere fermo ed in silenzio, e di respirare come se stessi dormendo, si avvicinò all’armadio, aprii l’anta ed inizio a guardarsi nello specchio, poi recuperò dall’armadio una camicia da notte, e tornò davanti al divano. Le mie mute preghiere furono ascoltate, si liberò del reggiseno, il suo seno rimase alto e sodo sfidando la legge di gravità, le sue ampie aureole ampie e scure terminavano con due capezzoli sporgenti e turgidi, si tolse quindi le mutandine e dandomi le spalle le raccolse, mostrandomi le labbra della sua meravigliosa fica aprirsi come un fiore, poi si infilò la camicia da notte e si sdraiò sul divano. Avevo un’erezione enorme il mio corpo ardeva di desiderio, mi liberai con gesti lenti e circospetti della maglia, del pantalone della tuta e dei boxer, e li nascosi sotto il letto, poi sempre fingendo di dormire, allontanai le coperte con la gamba integra, infine iniziai a lamentarmi con tono sommesso, quando sentii che si alzava, iniziai ad invocare debolmente il suo nome.
La sentii avvicinarsi e fermarsi dinanzi al letto, poi sentii sollevare la coperta, ma non mi coprii, rimasi fermo continuando ad invocarla, passarono alcuni minuti e poi la sentii trattenere il respiro ed una carezza fuggevole sfiorò il mio che pene che era eretto e pulsante solo per lei, volevo di più, ma temevo di rovinare tutto, quindi rimasi fermo, quando la coperta si adagiò sul mio corpo, mi sentivo frustrato, ma non potevo tradirmi così continuai la mia finzione, sentivo il suo respiro su di me, mi sentivo inebriato dal suo odore, e invocai nuovamente il suo nome. Olga sollevò la coperta, il mio pene era nuovamente dinanzi a lei in attesa di nuove attenzioni, sentii le sue dita percorrere la mia asta per tutta la lunghezza dal glande giù fino ai coglioni, non riuscì a trattenere un gemito di piacere, quando Olga iniziò a masturbarmi lentamente, la sentii inginocchiarsi accanto al letto e mentre continuava a masturbarmi con una mano con l’altra mi vellicava i coglioni, sentivo il suo sguardo su di me e non osavo socchiudere le palpebre, per guardarla da vicino, la mano che mi accarezzava i coglioni si allontanò, dopo pochi secondi sentì il respiro di Olga farsi più pesante, e la sentivo gemere piano, segno che si stava masturbando anche lei, so precisare quanto tempo era passato mentre con una mano mi faceva una delicatissima sega, senti l’altra posarsi sulle mie labbra, e sentì i suoi umori gocciolare dalla sua mano sulle mie labbra, spostai la mia mano destra verso il suo corpo ed Olga temendo che stessi per svegliarmi si fermò, mi fermai anch’io, poi compresi che Olga si era fermata, perché per un istante avevo trattenuto il respiro, cercai di riprendere il controllo respirando normalmente, la mano di Olga riprese a masturbarmi aumentando il ritmo, spostai nuovamente la mia mano fino al bordo del letto, poi facendola scivolare lentamente sfiorai il suo seno attraverso la stoffa della camicia da notte, eiaculai violentemente nessuno schizzo bagnò il mio corpo, sentii la coperta che mi ricopriva e la sentii allontanarsi, socchiusi le palpebre e vidi che aveva raggiunto il settimino, e che si stava asciugando i capelli con un fazzoletto. Nonostante non fossi pago, per quella sera mi dovetti accontentare e cercai di addormentarmi.
L’indomani, quando mi svegliai non la vidi, era già uscita dalla stanza, sul comodino vi era una ricca colazione che divorai immediatamente, volevo vedere Olga ormai era entrata nella mia mente, la schiena andava meglio, ma la gamba era ancora molto dolorante, nonostante ciò mi alzai e mi recai in bagno, poi feci una perlustrazione di quella che mi sembrò una baita di montagna in legno e pietra, dalla finestra del soggiorno si vedeva un paesaggio fantastico di valli e di monti ed una cascata o un torrente in lontananza. Tornai nella stanza e dalla finestra si vedeva una stalla ed un ovile, dalla stalla vidi uscire Olga con dei pantaloncini ed una maglietta che faceva risaltare la sua bellezza e le sue forme procaci, la gamba iniziava a non sorreggermi più costringendomi nuovamente a letto. Dovevo riposarmi e riprendere le forze, non potevo abusare ancora a lungo dell’ospitalità dei miei salvatori, ma soprattutto dovevo escogitare il modo di portarmi a letto Olga. Passai tutto il giorno a riposarmi, ma per tutto il giorno Olga non si avvicinò alla stanza, attendevo con bramosia la notte anche solo per rivederla. Non finsi di dormire, appena entrata nella stanza la salutai, senza attendermi risposta, ma mi sbagliavo.
“Ciao, vedo che stai meglio” mi rispose con voce dolce, con un delizioso accento gutturale.
Con aria sorpresa, fui capace di farfugliare: “Ma tu parli la mia lingua”
“La tua lingua? Sopravvaluti le tue doti, o sottovaluti il tuo senso dell’orientamento? Siamo in Italia”.
“Ma allora, perché facevate finta di non capirmi”
“I miei genitori parlano soltanto tedesco, io ero solo arrabbiata di lasciare il mio letto ad uno sciocco che affronta la montagna senza conoscerla”
“Ti ringrazio di aver cambiato opinione su di me”
“E chi dice che ho cambiato opinione” disse sorridendo
“Posso adattarmi sul divano, non voglio privarti ancora del tuo letto” le dissi alzandomi e saltellando fino a raggiungerlo.
Rimanemmo in silenzio per alcuni minuti, poi lei prese dall’armadio la sua camicia da notte e uscì dalla stanza, fece ritorno dopo qualche minuto, la luce della stanza e quella alle sue spalle fecero risaltare le sue forme, lasciandomi quasi senza fiato.
“Sei bellissima, perfetta, sensuale”
“Grazie Carlo, ma adesso smettila, e dormi”
“Ti prego, prima pronuncia di nuovo il mio nome”
“Perché, non capisco”
“Sentirmi chiamare da te Olga, mi eccita”
“Scemo! , sogni d’oro, Carlo”
“Lo saranno soltanto se ti sognerò, Olga”
Non riuscivo a dormire, nel corso della notte iniziai a sentire dei gemiti sommessi, aprendo gli occhi la vidi seduta al centro del letto con la camicia da notte arrotolata sui fianchi, le cosce divaricate, gli occhi chiusi, mentre si stava masturbando, non riuscii a resistere e mi avvicinai silenziosamente, mi inginocchiai incurante del dolore alla gamba, accostai le mie labbra alla sua fica ed iniziai a dare qualche colpetto di lingua a quel frutto dolcissimo, Olga aprii gli occhi ma anziché sottrarsi come avevo temuto, pose le mani dietro la mia nuca e mi spinse il volto contro la sua fica, felice iniziai a leccarla, penetrandola con la lingua sempre più a fondo, mordicchiandole il clitoride, raggiunse ben presto l’orgasmo, i suoi umori colavano copiosi sulla mia bocca. Il mio pene pulsava teso allo spasimo, volevo entrare in lei, volevo saziarmi del suo corpo, mi liberai dei pantaloni e dei boxer che imprigionavano il mio pene, mi avvicinai per penetrarla, ma appena il mio glande sfioro la sua fica, lei sussultò.
“Aspetta, sono ancora vergine, ti desidero, ma fermati, non mi sento ancora pronta”.
Mi fermai, non volevo, non potevo rovinare quell’attimo, non era sesso, non lo era più, era qualcosa di più, non volevo solo il suo corpo, l’abbracciai e la tenni tra le mie braccia. Ero in una fase di stallo.
“Stai pensando che sono una stupida, una ragazza di 20 anni ancora vergine e che ha paura di fare sesso, perché per te è solo sesso, rispondimi ti prego”
“Non sei stupida, Olga, la tua bellezza inizialmente ha acceso in me il desiderio di sesso, poi il mio sentimento per te è cresciuto, non so dirti come o perché, ma scopriremo insieme se ci amiamo. La baciai dolcemente sulle labbra, lei rispose al mio bacio con trasporto. Cercai di alzarmi per lasciarla dormire, ma lei mi trattenne, iniziai a baciarle il collo scendendo piano piano fino al seno, le palpai i seni leccando l’aureola e mordicchiandole i capezzoli, poi con una mano scesi fino alla sua fica, sapevo che era di nuovo bagnata, ma teneva le cosce serrate, la sua determinazione di resistermi anziché frustrarmi, o farmi adirare, mi intenerì e aumentò il mio desiderio, mi dedicai al suo meraviglioso seno con rinnovato vigore.
Poi inserii il mio cazzo tra i suoi seni e con le mani li sospinsi uno contro l’altro imprigionando il mio cazzo, poi inizia a muovermi, stuzzicando con i pollici i suoi capezzoli, teneva gli occhi chiusi e dalle sue labbra dischiuse uscivano dolci parole a me sconosciute, riaprii gli occhi quando stavo per eiaculare, i miei schizzi la raggiunsero al collo, nei capelli, qualche goccia raggiunse anche le sue dolci labbra, poi Olga con indecisione, appoggiò il labbro superiore su quello inferiore assaporando il mio sperma, la sensualità di questo gesto mantenne la mia erezione intatta ed avvicinai il mio pene alle sue labbra, lei iniziò a baciarmelo, mentre con le mani mi accarezza va i coglioni, non sapeva cosa fare, mi avvolse con le labbra il glande, ma teneva la bocca chiusa, decisi di non dire nulla, lasciare l’iniziativa all’inesperienza di Olga era tremendamente eccitante.
Sentivo la bocca di Olga che si apriva lentamente, poi si fermò e sentii la punta della sua lingua sfiorare il mio glande, imprigionato dalle sue labbra, poi iniziò ad aprire la bocca consentendo l’ingresso del mio cazzo, la sua lingua continuava a vellicarmi la mia asta, poi lentamente cominciò a succhiare mentre con la mano iniziava a masturbarmi, ogni tanto sentivo i suoi denti sbattere contro la mia asta, quel prolungato trattamento mi portò ad una nuova e possente eiaculazione, il primo schizzo le colpii la gola, lei si sottrasse ed i successivi schizzi la colpirono sul viso e sulle labbra, Olga si avvicinò nuovamente al mio pene baciandolo, poi si alzò e scappò in bagno, mi alzai indeciso se seguirla, dopo qualche istante ritornò e mi abbracciò, ci sdraiammo sul letto e lei si addormentò con la testa sul mio torace.
Rimasi a guardarla per delle ore poi mi addormentai anch’io.
L’indomani non trovandola con me, mi alzai per andarla a cercare, la trovai che parlava con i suoi genitori e stava piangendo, le chiesi cosa fosse successo.
“Mio padre, dice che ormai stai meglio e che i tuoi familiari saranno preoccupati, quindi puoi raggiungere il paese con Hans il nostro vicino”.
“Non posso lasciarti, io ti amo”
“Anch’io ti amo, ma se mio padre capisse ciò che è successo … ”
“Quanto tempo abbiamo ancora per stare insieme, prima che arrivi Hans, devo dirti molte cose, di noi, del nostro futuro”
“Il camion è già qui fuori” disse correndo via in lacrime.
“Olga, ti amo, fermati, vieni via con me”
Salendo sul camion di Hans che mi avrebbe riportato in paese, promisi che sarei tornato molto presto, per portarmi via Olga o per rimanere qui con lei…. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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