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Un grosso Idiota

è più di un’ora che l’ho riaccompagnata a casa e invece di rientrare a casa sto ancora girovagando per la città in cerca di non so che o chi, è stata una giornata molto lunga e dura, sopratutto per i miei nervi e forse è per questo che non vogliono saperne di distendersi.
Lei aveva infilato la chiave nella toppa della serratura, aveva aperto la porta e subito l’aveva rinchiusa alle sue spalle senza il solito cenno della mano che oltre a salutare e ad augurare la buona notte serviva anche per indicare di andare tranquillo che le oramai era già al sicuro. L’avevo proprio fatta grossa.
Non so come ma ero arrivato sotto casa mia, decisi che sarei salito e mi sarei fatto un bel bagno caldo, forse questo mi avrebbe rilassato. M’immersi nell’acqua tiepida della vasca.
Non sempre il buon giorno si vede dal mattino, infatti, la mattina era cominciata benissimo con un bel sole, io come tutti i sabati mattina mi ero svegliato di buon’ora e avevo deciso che vista la bella giornata in ufficio ci sarei andato con la mia fedele moto, il sabato mattina non era una giornata di lavoro, perlomeno non per i miei dipendenti, io ci andavo tutti i sabati per organizzare il lavoro del lunedì.
Arrivato in ufficio spalancai tutte le finestre, feci qualche telefonata, mandai dell’e-mail e proprio mentre leggevo una di queste sentì suonare alla porta, dalla mia postazione di lavoro controllai il videocitofono, era lei, le dissi di salire.
Nonostante la conoscessi da molti anni ogni volta che la incontravo provavo delle strane sensazioni, quando arrivò sulla porta rimasi a bocca aperta, era semplicemente stupenda vestita in maniera molto informale e casual, quel tipo d’abbigliamento faceva risaltare alla perfezione la sua bellezza, la maglietta a mezze maniche di tipo attillato di un color giallo vivo evidenziavano il suo bel seno non grande ma molto sodo e per l’occasione non fasciato nel reggiseno, i jeans sdruciti mettevano in mostra un di dietro da favola, era la parte del suo corpo che preferivo paragonabile sola alla lucentezza e all’espressività dei suoi occhi chiari.
– Mi fai entrare o vado via?
– Oh, scusa e che ero davanti al pc e quindi sono un po’ rintronato, prego
Le feci segno di accomodarsi, andò a sedersi sul divano.
– Speravo di trovarti qui così potremmo metterci d’accordo per andare insieme alla festa organizzata da Giuseppe, l’ho sentito ieri sera e mi ha affermato che tu avevi del posto in macchina e che quindi sarei potuta venire con te, almeno che tu nel frattempo non abbia già trovato compagnia.
– Ok, per me non ci sono problemi.
Era quasi una consuetudine, tutte le volte che si organizzava una festa c’invitavano insieme come se noi due fossimo fidanzati o chissà che.
– Mi fai un caffè?
– Ssi, cioè no.
Non riuscivo proprio a non balbettare, sorrise,
– Insomma sì o no?
– Sì solo che se a te va vorrei andarlo a prendere da qualche parte,
– Ok.
Le feci indossare il casco e partimmo.
In pochi minuti eravamo fuori città e decisi di tenere un’andatura allegra ma non troppo e devo dire che la cosa mi permetteva di godere del sole e dell’aria che ci sfiorava la pelle ma soprattutto di godere del tocco del suo seno sulla mia schiena, la cosa era agevolata dal fatto che era una moto da strada di grossa cilindrata e quindi ci obbligava a stare col busto in avanti, feci tutto il viaggio col mio sesso che cercava di sfondare il serbatoio.
– Ma dove mi porti a prendere questo caffè?
– Al mare !!!
– tu sei pazzo. E rise
Quando arrivammo a destinazione dovetti aspettare un po’ prima di scendere dalla moto, dovevo far calmare il mio attrezzo, fortuna che avevo messo i jeans.
Ci sedemmo al tavolino e una cameriera molto provocante venne a prenderci le ordinazioni, mi promisi che sarei tornato in quel bar, da solo.
Quando ci portò i nostri caffè non potei fare a meno di guardare il suo seno abbronzato racchiuso a malapena da una specie di top. Lei se n’accorse ma la cosa non sembrava dargli fastidio anzi continuava a sporgersi in avanti.
– è solo una smorfiosa.
Lo disse con uno strano tono di voce, un tono che non le conoscevo.
– Ti attizza vero?
– Devo ammettere che me la scoperei volentieri.
Mi sentii stranamente in imbarazzo e ancora il tono della sua voce mi suonò sconosciuto.
Non era la prima volta che affrontavamo certi argomenti, molto spesso parlavamo dei nostri rapporti, delle nostre posizioni preferite, delle persone che più ci avevano soddisfatto e mai avevamo provato imbarazzo, sebbene fossimo un uomo e una donna, il nostro rapporto era sempre stato molto sincero e aperto, più di quello che si può instaurare tra persone dello stesso sesso ma non c’era mai stato niente tra noi se non una profonda amicizia, anche se devo ammettere che c’è stato un periodo in cui avrei voluto fare coppia fissa con lei e lei non fu d’accordo con me.
Per cercare di superare il disagio che si era impadronito di me affrontai il discorso della festa cui dovevamo partecipare quella sera e ci mettemmo d’accordo sugli orari, rientrai a pagare il conto e ancora una volta indugiai con lo sguardo sul seno della cameriera, fortunatamente in quel momento ero solo, era proprio un seno molto invitante.
Ripartimmo e in meno di un quarto d’ora eravamo sotto casa sua, ci salutammo e lei mi diede un bacio sulla bocca, non era una cosa insolita sebbene fossimo solo amici ma di solito succedeva solo quando la riaccompagnavo la notte, era un modo per augurarci la buona notte.
Tornato a casa decisi che mi sarei preparato un pranzo leggero dopodiché mi sarei concesso una bella dormita pomeridiana, dovevo essere in forma per la notte di solito alle feste organizzate di Giuseppe c’erano sempre delle belle ragazze anche se alcune le conoscevo già, in ogni modo non si sa mai.
Non riuscii a dormire mi ronzava per la testa il pensiero fisso di quello che era successo quella mattina, il suo comportamento così strano, il mio imbarazzo, il seno invitante della cameriera, quel bacio non insolito ma che aveva lasciato una sensazione particolare come di qualcosa d’incompiuto.
Io e lei ci frequentavamo già da parecchi anni ma ci conoscevamo da qualche anno in più, avevamo degli amici in comune e prima ancora che ci presentassero capii subito che quella ragazza aveva qualcosa di particolare qualcosa che mi attirava a lei, non era solo qualcosa di fisico, mi generava dei sentimenti e per questo un po’ la temevo, avevo subìto qualche batosta amorosa e quindi fuggivo da certe situazioni.
Nonostante facessi di tutto per non incontrarla e per non dargli troppa confidenza le circostanze furono più forti delle mie intenzioni e quindi in breve diventammo amici e col passare del tempo crebbe la nostra confidenza al punto da confidarci i nostri segreti più nascosti. Vista la particolare intesa che si era instaurata tra noi pensai che forse avrei potuto impegnarmi in qualcosa di più serio ma quando glielo proposi mi disse che il nostro rapporto era bello proprio perché era solo amicizia e che avremmo solo rovinato tutto, non accettai molto volentieri la sua scelta ma conoscendo il suo passato capii le sue paure e non insistei più di tanto anche se c’erano alcune cosa che non capivo, per un periodo decisi di non frequentarla e quando per caso la incontravo tenevo un comportamento piuttosto freddo ma pensavo che fosse la cosa giusta da fare anche se mi piangeva il cuore e mi accorgevo che anche lei ne soffriva.
Un sabato mattina piombò in ufficio e mi affrontò a muso duro chiedendomi perché quando la incontravo la guardavo come se lei fosse trasparente facendola soffrire, le spiegai che secondo me era la cosa migliore da fare visto quello che era successo, lei che non era d’accordo con me disse che aveva bisogno di me e dell’amicizia che sapevo offrirgli e sebbene continuassi a pensare che non vederci più sarebbe stata la cosa migliore accettai di continuare a frequentarla promettendomi però che per salvaguardare la nostra amicizia non avrei mai tentato di potarmela a letto, pensavo che un uomo e una donna non potessero essere amici, perlomeno non amici sinceri.
Riprendemmo a frequentarci, all’inizio saltuariamente poi sempre più assiduamente, le prime volte per me non fu semplicissimo era ancora troppo vivo il ricordo del sentimento che provavo per lei ma col tempo mi ci abituai e riuscii a raggiungere un certo distacco emotivo e per quanto riguarda l’aspetto sessuale cercavo di immaginarla come un ragazzo anche se il suo aspetto spesso mi procurava un alto livello d’eccitazione, all’inizio cercai di nasconderle la cosa e riuscii a farlo fino a quando non ci trovammo stretti a ballare un lento, il contatto ravvicinato del suo corpo, il suo profumo mischiato al suo odore di femmina mi eccitarono profondamente e il mio attrezzo ne subì le conseguenze, cercai di interrompere quel ballo asserendo che faceva troppo caldo e che volevo andare a prendere qualcosa da bere ma evidentemente lo feci troppo tardi giacché lei mi disse di non preoccuparmi che era una cosa normale e che in fondo la cosa non le dispiaceva e si strinse ancora di più a me eccitandomi ulteriormente.
La sera mentre la riaccompagnavo a casa sua mi prese un po’ in giro su quello che era accaduto durante il ballo:
– Però, hai un bell’attrezzo
– Mi devi scusare ma non sono riuscito a controllarmi
– Non ti devi preoccupare ti ho già detto che è una cosa normale e che non mi ha creato nessun problema anzi se vuoi saperlo mi ha eccitata molto; posso farti una domanda?
– Si
– Qual è la parte del mio corpo che ti piace di più?
– I tuoi occhi
– E quella che ti eccita maggiormente?
– Dobbiamo per forza parlare di queste cose?
– Perché no, siamo amici
– Sì ma io sono un ragazzo e tu una ragazza
– E con ciò? Dai rispondimi
– Ok, il tuo seno e il tuo sedere mi eccitano molto, ma puoi stare tranquilla non ti salterò mai addosso
– Perché no?
– Perché siamo amici e due amici non vanno a letto assieme
– Neanche se sono un uomo e una donna?
– Soprattutto se sono un uomo e una do nna
– Non ho capito bene cosa vuoi dire però un giorno ti chiederò di farmi vedere il tuo attrezzo o neanche questo si può?
– Vedremo
Fortunatamente eravamo arrivati sotto casa sua e la cosa finì lì, ero fermamente convinto che se avessimo fatto del sesso avremmo incrinato per sempre la nostra amicizia.

Ci fermammo dopo aver camminato per un bel po’ sulla spiaggia :
– Facciamo il bagno, disse
– Ma sei matta, è buio pesto e non abbiamo i costumi
– Se è buio pesto non abbiamo bisogno dei costumi E così dicendo si sfilò il vestito e corse verso l’acqua, eravamo tutti e due un po’ brilli, era stata una bella festa con degli invitati simpatici, atmosfera allegra e spensierata e molta roba da bere; con mio rammarico eravamo andati via prima degli altri e lei mi aveva proposto di fare una passeggiata sulla spiaggia ed io avevo accettato volentieri, in fondo la casa di Giuseppe non era lontana dal mare
– Mi raggiungi oppure no
– Ok, arrivo, decisi di seguirla per paura che potesse compiere qualche imprudenza
Le arrivai vicino e cominciammo a giocare nell’acqua come due bambini e i nostri corpi si sfioravano sempre meno innocentemente, nel tentativo di immobilizzarla mi trovai abbracciato a lei, era una sensazione bellissima, ci guardammo negli occhi e sotto il riflesso lunare mi sembrò ancora più bella, la situazione era molto eccitante, sentii il suo seno sul mio petto, era nudo e me ne accorsi solo in quel momento, non resistetti alla tentazione di baciarla, la mia lingua non ebbe nessuna difficoltà a trovare la sua, le mie mani iniziarono a muoversi sul suo corpo, le accarezzai il viso, scesi lungo il collo, indugiai a lungo sul suo seno, non resistetti alla tentazione di baciargli i capezzoli, le sue mani si infilarono tra i miei slip e dopo aver indugiato sul mio pene si adoperarono per sfilarmelo, lasciai fare e anche le mie mani stavano cercando di sfilare i suoi slip, l’ardore rendeva tutto un po’ buffo e goffo ma alla fine riuscimmo nei nostri intenti, l’abbracciai stretta a me di nuovo le nostre lingue si intrecciarono, le mie mani ripresero ad accarezzare il suo seno, le sue gambe si strinsero alla mia vita, il mio pene si strofinava sulla sua passera, decisi di uscire dall’acqua ormai volevo arrivare alla fine.
Arrivato sulla battigia riuscii a distendermi sopra di lei, le baciai il viso il collo, dopo aver a lungo indugiato sul suo seno le mie mani cercarono la fessura tra le sue gambe, fu una sensazione bellissima, già pregustavo il momento in cui mi sarei infilato in lei, le mie dita si insinuarono dentro la sua fessura, i suoi fremiti il modo in cui reagiva alle mie carezze mi eccitarono ancora di più, i suoi baci e le sue carezze erano diventati sempre più passionali, visto che avevamo iniziato nell’acqua non mi era facile capire se stava venendo anche se le contrazioni che aveva lasciavano pochi dubbi, avevo solo voglia di entrare in lei e decisi che era arrivato il momento.
La guardai negli occhi e vi lessi un segno di approvazione, con la mano impugnai il mio pene e lo puntai alla sua fessura e spinsi piano, sentii la mia cappella entrare lentamente nel suo sesso e stavo per continuare ad affondare in lei quando un barlume di ragione, forse l’ultimo mi riporto alla mente la promessa fatta a me stesso, mi ero ripromesso che con lei non avrei mai fatto del sesso, non ebbi il coraggio di guardarla negli occhi
– non posso, dissi e così dicendo mi sfilai da lei e mi sdraiai con la schiena sulla sabbia, la sentii singhiozzare e subito la sua mano minuta mi sferzò la faccia:
– sei solo un grosso idiota e cosi dicendo si alzò raccolse il suo vestito, si ripulì alla meglio, si rivestì e si diresse verso la macchina. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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