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A ripetizione con la vecchia zia

Mio padre me lo aveva giurato, col recupero di latino mi sarei giocato le vacanze di agosto, e quindi eccomi il 3 di agosto in quell’appartamento del suo paesino di origine, con la vecchia zia per ripetere Cicerone e Cesare.
Zia Marta aveva 54 anni, mentre io avevo da poco superato i 18. L’avevo sempre vista come una vecchia che non poteva suscitare alcun appetito sessuale, ed il mio parere non cambiò quando la zia, aprendomi la porta mi abbracciò con calore. Da bambino venivo spesso in quel paesino con la famiglia, e spesso mi era toccato dormire con la vecchia zia Marta.
Quell’odore di bucato la rendeva ancora più “vecchia zia”. Io, dal canto mio ero un ragazzino, abbastanza sviluppato che il basket aveva fatto crescere a dismisura. I primi giorni trascorsero nella noia più assoluta, fino a quando una sera, non potendo prendere sonno a causa del caldo afoso cominciai a frugare tra le cassette video della zia alla ricerca di qualche polpettone che mi conciliasse il sonno. Stranamente tra i tanti film più o meno interessanti la mia attenzione fu attratta da alcune cassette che dal titolo sembrava contenessero registrazioni di partite della locale squadra di calcio, che militava in promozione. Perplesso decisi di inserirne una nel videoregistratore, la mia sorpresa fu enorme quando mi resi conto che si trattava di cassette porno. Trovai una cuffia, che indossai, per poter anche ascoltare la cassetta e cominciai a guardarne una; c’era una donna con delle tette assurde che spompinava un cavallo, il cavallo aveva un cazzo che si ingrandiva a vista d’occhio, mentre la donna con la mano tra le gambe si tormentava la figa, che colava umori da tutte le parti. Inconsciamente la mia mano parte e cominciai a masturbarmi. Ero sul punto di venire, ma il cavallo fu piu veloce di me, e allagò la faccia della troia, quasi annegandola. Riuscii a fermarmi sull’orlo del baratro, ma sentivo la sborra che precipitosamente saliva verso la sommità del mio cazzo. La scena successiva mostrava la donna che, insoddisfatta dalla sborrata del cavallo si sfondava il culo col manico di una vanga trovata nella stalla, mentre continuava a strusciare sulla figa il cazzo del cavallo, che per quanto moscio era sempre di dimensioni notevoli. Sentivo la donna che al colmo del parossismo urlava
“Siiiii, dammelo…… lo voglio tuttoooooo , sfondami la figaaaaaa oooohhoooo aaahhhaaaa godoooooo, voglio il tuo cazzoooooo” ed infine espolse in un delirio di desiderio “aaaaaahhhhhhh sborrroooooo aaaahhhha siiiiiii godooooooo! ! ! ! ”

Nella foga di menarmi il cazzo il cordone della cuffia venne fuori dal televisore e la stanza per un istante si riempie delle urla di godimento della donna. Velocemente col telecomando spensi la TV, ma era troppo tardi, dalla porta film la luce della camera della zia, che svegliata dalle urla di goduria della donna in TV si precipitò nella mia stanza ancora semi addormentata. Dal canto mio, lo spavento mi aveva paralizzato la sborra nei coglioni, ma il cazzo era rimasto rigido come un obelisco fuori dalle mutande, con la cappella arrossata per il continuo menare. La zia, non notando nulla di strano, dovette pensare ad un sogno, comunque avendo visto le finestre aperte decise di chiuderle, per evitarmi l’umidità della notte.
Passando vicino al letto, al chiarore della luna che filtrava dalla finestra, non il mio cazzo che svettava come la torre del Big Ben, sembrò affascinata dalla cappella violacea, che pulsava per la sborra che chiedeva strada. Con gli occhi socchiusi la guardavo e per la prima volta la vidi come una donna. Anche lei a causa del caldo indossava una decoltè incredibilmente audace. Un baby-doll che lasciava intravedere un paio di tette faraoniche, incredibilmente grosse, ma che si reggevano senza fatica.
I due meloni erano sormontati da due capezzoli enormi, con un’aureola che misurava almeno 10 cm di diametro. Lo slip era ridottissimo, e dai lati usciva un ciuffo di peli neri foltissimi. Ad un certo punto mi resi conto che non staccava gli occhi dal mio cazzo, anzi con la destra cominciò a pastrugnarsi la figa, mentre con la sinistra si tormentava alternativamente i capezzoli. Cominciò a gemere, e mi resi conto che era sul punto di venire, anche io sentivo la sborra che accelerava ma senza un aiutino esterno non avrebbe mai eruttato dalla cappella. Improvvisamente, come ipnotizzata zia Marta, si inginocchio vicino al letto, avvicinando le labbra al mio cazzo; sentivo il suo alito che sfiorava la cappella, mentre vedevo la sua mano che continuava a svangare la figa. Potevo sentire il suo sussurro ” che bello, lo voglio, voglio il cazzo di Marco aahhhh, siiiii, siiiihhhhh lo voglio nella mia micina…… “.
Mi sembrava di impazzire. Alla fine lei si decise, con le sue labbra circondò lievemente il mio glande e succhiò leggermente. Date le mie condizioni, in tre secondi, un mare di sperma esplose sulle sue labbra; lei cercava di pulirle con la lingua, ma la sborra le colava dai lati scendendole fin sulle tette. Non sazia della cena cominciò a leccare la mia broda dai suoi capezzoli facendo allargare a dismisura il loro volume e l’ampiezza dell’aureola, infine si precipitò nella sua stanza per potersi dare il colpo di grazia. Potei quindi afferrarmi il cazzo con le mani e finirmi, mentre dalla sua stanza udivo crescere i suoi gemiti, gemiti gutturali, spaventosi. Mi precipitai a guardare dallo spiraglio della porta che era rimasto aperto e la vidi sul letto, che con le gambe oscenamente aperte si mastrurbava con una pene di gomma di dimensioni enormi ripetendo
“voglio un cazzo vero… lo voglioooooo, lo voglio anche nel culooooo, Marco voglio il tuo cazzoneeeeee, siiiii sfondami siii, godooooooo aahahhahhha”
Infine venne, ed anche io venni per la seconda volta macchiando il pavimento della mia sborra densa e calda.
La mattina successiva negli occhi della zia brillava una luce diversa, cominciò a parlare della casa e del caldo, insistendo sul fatto che il lato del soggiorno, dove dormivo io, essendo esposto a mezzogiorno era molto caldo, inoltre, affacciando sulla strada principale del paese era molto rumoroso, specie nelle notti d’estate, quando i motorini sfrecciavano fino a tarda notte. Invece la sua camera da letto, affacciando verso il retro, sulla campagna, era fresca e silenziosa. Alla fine, con mal dissimulata non challance mi propose di dormire con lei, dato che il lettone era molto grande, e poi, diammine, fino a due anni prima, quando con la famiglia andavamo a farle visita dormivo sempre con lei. Le dissi che non volevo disturbare, o rubarle la privacy, ma mi rispose che non mi dovevo assolutamente preoccupare. Finalmente venne la sera, ero tesissimo, lei venne a letto in maniera molto più castigata della sera precedente, con un pigiamone di seta, che lasciava intravedere pochissimo. Da parte mia come al solito andai a letto col mio pigiama leggerissimo, ma senza slip. La zia crollò subito, o almeno cose mi parve. Io non potevo prendere sonno, e benché lo desiderassi, avevo la paura di toccarla durante il sonno. Zia Marta aveva un sonno agitato, continuava a girarsi e rivoltarsi nel letto, col risultato che dopo pochi minuti la giacca del pigiama si apre facendo debordare il seno enorme. I capezzoli enormi e scuri, sembravano vibrare nell’aria. Anche il pantalone del pigiama era sceso, scoprendo l’inizio del monte di Venere, da cui si intravedeva una peluria folta e soffice.
Cominciai ad eccitarmi e non resistetti alla tentazione di infilarmi la mano nel pigiama e cominciare a menarmi l’uccello. Lo facevo con leggerezza ed attenzione per non svegliarla, ero terrorizzato dalle possibili reazioni; non avevo ancora capito che era proprio quello che quella porcona di mia zia voleva. Sentivo, come tutte le altre volte la sborra, che copiosa risaliva dai coglioni quando ero sul punto di esplodere in un’eruzione potente rallentavo la sega per non venire troppo presto e godere a lungo. Quando infine mi resi conto che non ce la avrei più fatta a resistere decisi di andare nel bagno per finirmi e feci per alzarmi. Solo allora capii che quello della zia era stato solo un finto sonno. Mi bloccò mentre mi alzavo, con la faccia stravolta, mi disse “aspetta Marco, ti aiuto io, devi solo avere pazienza”. Cominciò a carezzarmi i capelli ed a calmarmi. Non voleva che accadesse come la sera precedente, quando una sola leccata di cappella mi aveva fatto eruttare un mare di sperma. Quando riuscii a fatica a calmare i miei bollenti spiriti cominciò a torturarmi i capezzoli strizzandoli tra le dita, ero irrigidito nei miei 18 anni da poco compiti, e non sapevo cosa fare. Zia Marta mi prese la mano e me la accompagnn sulle sue favolose zinne, che cominciai ad impastare con timore. Con violenza mi spostò anche il capo sulle sue tette dicendomi
“dai Marco, succhiamele tutte, fammi uscire l’anima”.
Cominciai prima lentamente, poi con furore a succhiare quei capezzoli enormi. Lei gemeva dicendo
“aaaahhh, ssssiiii succhiaaaaa, mordimeli tuttiiii, fammi uscire il sangueeeee, fammi maleeeee”. Con decisione mi condusse la mano sulla figa. Avevo già masturbato una mia amichetta, un fighino delizioso, con pochi peli, stretto e quasi impenetrabile. L’esperienza con zia Marta fu devastante. Immersi tre dita in un lago di umori, e ce ne sarebbero entrati altri sei. Continuavo a roteare le dita, quando trovai il clitoride che strinsi con decisione. La zia fu attraversata da una corrente a 100. 000 volt.
“Ahhahahahahah ohohohohoh siiiiii squartami, ti vogliooooooo, fottimiiiiiiii”. Poi si rovesciò su di me infilandomi in bocca una lingua enorme, carnosa che roteava vorticosamente. Mi catturò la mia lingua e cominciò a succhiarla fino a farmi male. Ero sconvolto, arrapatissimo, ma non sapevo cosa fare, da dove cominciare. Fu lei stessa che girandosi in un incredibile e favoloso 69 ingoiò il mio cazzo. I rumori che sentivo erano agghiaccianti urgggg, shhshhh, aaaaggggggghhhhhh, mi sentivo l’anima venire fuori dal cazzo, mi sentivo esplodere, e alla fine venni. Fu una sborrata inesauribile, piu lei succhiava, più broda veniva fuori dal mio cazzo, che ormai mi doleva per l’estenuante esercizio. Sentii che si era rammollito nella bocca della zia, ero stremato e volentieri avrei riposato, ma mia zia non era ancora soddisfatta e mi disse “ragazzino ora tocca a me, datti da fare con la lingua” e cominciò a strusciarmi la sua topa sulle labbra. Timidamente cominciai a leccarla, ma le sue grida mi diedero la carica
“ssiiii Marco, dai leccamela tuttaaaaa, fammi sentire tutta la tua linguaaaaa, di piuuuu, di piuuuuuu” ed intanto pompava in maniera forsennata sul mio volto. Io continuavo a roteare la mia lingua in quel mare di peli ed umori c mi accorgevo che la zia era sempre sul punto di venire, ma forse la lingua non le bastava, abituata al dildo che avevo visto la sera prima, per cui ebbi un lampo di genio, mentre lei mi cavalcava furiosamente cercando il godimento, le infilai due dita nel culo. Per un interminabile istante si blocco, poi esplose
“ahahahaha, godoooooo, sborooooooo, sssiiihhhh, lo voglioooo nel culooooo, rompimi tutttaaaa, ahahahahahahahahaah”.
Mi sembrò di annegare ed ero convinto che per quella sera sarebbe finita. Ma non era vero. La zia mi afferro nuovamente il cazzo tra le labbra e a furia di succhiarlo lo fece nuovamente diventare di dimensioni ragguardevoli. Allora cominciò a leccarmi le palle, sfiorandomi solo il cazzo indolenzito. Quando si rese conto che era pronto per riprendere l’attività inspiegabilmente si fermo dicendomi
“Marco, scusami, non dovevo farlo, sei solo un bambino, ed io una vecchia, perdonami, ma non ho resistito. Da anni aspettavo qualcuno che mi facesse godere”. Eravamo entrambi in ginocchio sul letto, vicinissimi. Cominciò a piangere (ma intanto non smetteva di accarezzarmi le palle) ed a stringermi forte chiedendomi perdono, ed intanto avvicinava il bacino al mio. Vidi la sua faccia stravolta, le lacrime le avevano sciolto il rimmel, ed aveva il volto segnato da una riga nera. Solo allora mi accorsi che le sue labbra, pesantemente ricoperte di rossetto erano enormi, vibranti di desiderio.
Improvvisamente il suo volto diventò laido, quasi cattivo, come quello di una cagna in calore. Mi rovesciò sul letto, mi saltò addosso impalandosi sul mio cazzo ritto e cominciando a pomparmi urlava
“Siiii, ti fottooooooo, ti voglioooooo, sei miooooo, aaahhhhhh mi piace chiavarti ragazzinoooooo, ti desideroooooo, uhuhuhu, argggg, ooohhh shhhiiiii, il tuo cazzo c solo mio e di nessun’altraaaaa, fottimiiii, chiavaaaaa fottttiiiiiiiii” ed infine di nuovo la lingua mi penetrò fino in fondo alla gola. Ero stordito, ma sentivo il terzo orgasmo che premeva nelle palle. Cominciai anche io da sotto a chiavarla con furore ed a stringerle i capezzoli tra i denti. Finalmente la sentivo implorare
“bastaaaa, bastaaaaa, mi fai maleeee, sshhhiiiiii ahhh che belloooooo” Accelerai il ritmo facendola sobbalzare sul mio bacino dicendole
“sshhiii zia, ti sto chiavandoooo tuttaaaaa, oohhh che bellooooooo aahhh”.
Lei si rese conto che stavo prendendo il sopravvento, e non lo voleva, voleva dominarmi.
“aspetta” mi disse “aspetta, non venireeeee” si tolse da dosso dicendomi
“Marco, ora mi devi fottere il culo, dai fai il culo alla tua zietta”. Si mise alla pecorina mostrando un culo enorme.
“Dai leccamelo prima un poco, ti prego, lubrificalo prima” Con la lingua raccolsi dalla sua figa i suoi abbondanti umori, spargendoli sul suo buchino roseo. Mi resi conto che il culo doveva essere vergine. Sparsi i suoi umori anche sul mio glande e l’avvicinai con studiata lentezza al suo sfintere. Cominciai a sfiorarlo con leggerezza, la zia cercava di incularsi da sola spingendo verso il mio cazzo, ma io, giocando come il gatto al topo volevo sentirla ululare. Cominciai a provocarla “Troia, se lo vuoi devi implorarlo, me devi dire cosa vuoi”
“Si Marco lo vogliooooo, sfondami il culoooo, daiiii oraaaa,
fammi godere anche nel culo, ti pregoooo, fotti la tua vecchia ziaaaaa”.
Cominciai a penetrarla con dolcezza, ma quando la cappella scavalcò lo sfintere la vidi irrigidirsi per un istante.
“Ohhh siiiii, che bello dammelo tuttooooo sfondamiiiii”.
Non potevo più resistere, con un colpo solo penetrai fino alla radice. Zia Marta continuava a rinculare urlando
“sono una troiaaaaa, chiavamiiiii, squartamiiiii, fottttiiiimiii il culoooo, voglio la tua sborraaaaa”.
“Si zia Marta prendilo tutto nel culoooooo, che bello inculartiiiiii sborroooooo, vengooooooo, godoooooo” Venimmo insieme in uno stravolgimento di sensi. Mi accasciai sulla sua schiena, entrambi avvolti dal sudore della notte e dal mare di umori che avevamo fatto uscire dai nostri corpi. Furono 3 settimane meravigliose, l’anno prossimo prenderò il recupero anche in greco, con la speranza che le tre settimane diventino FINE

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