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A volte

Era la prima volta che mi recavo in quella cittadina del basso veneto e avevo prenotato in un piccolo albergo consigliatomi da un collega per la pulizia e vicinanza al centro cittadino.
Arrivai di tardo pomeriggio, stanco e accaldato. Mi ero dovuto sorbire centinaia di chilometri di autostrada e altre decine di statale in mezzo a un traffico caotico. Non vedevo l’ora di farmi una doccia e di andare a mangiare un boccone. Guardai l’ora, avevo giusto il tempo, riuscivo forse a vedere anche le notizie del telegiornale. Non amavo molto fermarmi nei ristoranti degli alberghi, preferivo fare due passi e, limitatamente con il tempo a disposizione, guardarmi un po’ in giro.
Per poco non lanciai un urlo! Davanti a mè il più bel culo che avessi mai visto, era quello della cameriera che mi stava rassettando il letto per la notte. Non si era accorta della mia presenza, la guardavo muoversi con eleganza e il corto grembiule nel chinarsi la scopriva fino all’attaccatura delle mutandine da dove uscivano riccioli di pelo nero. Passato il primo momento di stupore, mi avvicinai. Si accorse della mia presenza e si alzò di scatto.
Disse arrossendo “pensavo che fosse già uscito” e mentre parlava cercava di tirare giù il più possibile il grembiule, ma inutilmente. Il suo dialetto italianizzato era buffo e mi fece sorridere. “Non ti preoccupare” la rassicurai “finisci pure quello che devi fare”. Aveva si e no vent’anni, era una bella figliola dal fisico asciutto ben proporzionato. La guardavo mentre continuava a sistemare il letto ed era costretta ancora ad abbassarsi, riuscii ad intravvedere il solco dei seni candidi e sodi. Quei movimenti apparentemente innocenti stavano risvegliando in me certe voglie. Sentivo il cazzo che puntava l’accappatoio facendolo gonfiare. La ragazza continuava nelle sue faccende, guardandomi di sottecchi. Mi passò davanti per sistemare la coperta del letto mettendo ancora in mostra i fianchi ben pronunciati e il culo prorompente. Istintivamente, quasi senza accorgermene, appoggiai il mio basso ventre alle sue chiappe schiacciandola contro la sponda del letto. “Ma sior cosa fa? ” Disse lei stupita. Io imperterrito continuai in silenzio a strofinare il mio affare ormai al massimo dell’eccitazione nel solco del culo. Non poteva fare nessun movimento costretta a stare china con le mani sul letto. Infilai le dita della mano sotto le mutandine tra il folto pelo. “Mi lasci andare” gridò agitandosi. Il movimento non faceva altro che aumentare la mia eccitazione. Intanto con le dita avevo raggiunto la sua fessura, calda e bagnata, introdussi due dita muovendole lentamente. “O Dio santissimo…” mormorò la ragazza “No! No! Non voglio” continuò. Non mollai la presa, tenendola sempre schiacciata contro la sponda, le scostai le mutandine e mi abbassai. Emanava un profumo intenso di femmina, caldo, speziato, affondai come un assetato la faccia in quella morbida delizia leccando, succhiando e accarezzando con la lingua il grosso clitoride che si ergeva eccitato. Sentii la sua voce lamentosa che mi implorava nel suo strano dialetto di smettere, che era fidanzata, o cose del genere. Continuai come impazzito ad affondare la lingua in quel solco delizioso che ormai grondava abbondante liquido che mi colava in gola. Passato il primo momento, non si lamentava più, aveva inarcato ancor di più la schiena spingendo in fuori il culo in modo da allargare al massimo le chiappe. Iniziò a dimenarsi, con gemiti che sembravano singhiozzi. Continuò così per qualche minuto poi all’improvviso esplose in un rantolo da belva ferita, stava godendo. Un getto bollente mi investi il viso, potevo sentire le contrazioni violente dell’utero che facevano schizzare fuori il liquido, continuai a succhiare avidamente. Durò alcuni lunghi e interminabili secondi, poi crollò a pancia sotto sul letto.
Ero in uno stato pietoso, la faccia impiastricciata, ma quello che mi preoccupava era il cazzo che pareva scoppiare, avevo una voglia matta di entrare in quella carne deliziosa. Lei si alzò cercando di sistemarsi alla meglio, teneva la testa abbassata, vergognosa, con incedere titubante si diresse verso la porta dicendo di scusarla, che non l’aveva mai fatto e che se il padrone lo veniva a sapere l’avrebbe mandata via. Ma come! L’avevo costretta io a fare quelle cose e lei si sentiva in colpa, mi faceva tenerezza. Uscì dalla stanza senza darmi il tempo di replicare.
Dovetti farmi una doccia gelata per riuscire a ritrovare il controllo di me stesso, poi uscii per la cena.
Continuai a pensare a quel culo giovane e sodo per tutta la serata, non riuscivo a togliermelo dalla mente, avevo ancora il sapore intenso del sesso sulle labbra. Ritornai in albergo, nella stanza il letto riportava ancora i segni delle sue mani e nell’aria aleggiava ancora il profumo degli umori femminili. Il desiderio mi si riaccese più che mai.
Era ormai quasi mezza notte e i rumori dell’albergo si erano quasi completamente attenuati, stavo per spegnere il televisore, l’indomani avrei avuto una giornata pesante era meglio dormire, quando sentii un leggero tocco sulla porta come se qualcuno bussasse, forse mi stavo sbagliando! Il tocco si fece più deciso, mi alzai, aprii lentamente la porta. “Bona sera sior” disse la ragazza sottovoce “mi fa entrar? ” sussurrò vedendomi imbambolato. Era lei, il sogno di tutta la sera. Si era cambiata, vestiva pantaloni e maglietta che facevano ancor più risaltare la sua figura, la feci entrare in fretta, non le chiesi il perché era tornata, mi bastava che fosse lì. Fu lei a parlare, “Son scapà via de corsa prima…chissà cossa el ghà pensà de mi” iniziò impacciata. “Però no me par giusto averlo lassà in quelo stato” concluse. Stava ferma in mezzo alla stanza, la presi per mano facendola sedere sul letto. “Come ti chiami? ” le chiesi. “Maria” rispose. Mi trovavo di fronte a lei in piedi, senza ulteriore indugio abbassai i pantaloni del pigiama porgendogli il cazzo già in tensione. Maria capì al volo e se lo portò alla bocca leccandolo su tutta la superficie con piccoli e delicati colpetti, poi con la stessa tecnica iniziò anche sulle palle. Più il tempo passava e più il metodo si faceva più efficace e incisivo. Iniziò a leccare languidamente la cappella alternando colpi di lingua e leggeri succhiotti con le labbra. Quel trattamento era estenuante, mi procurava delle sensazioni così intense che la implorai di farmi godere. Volevo toccarla, accarezzare il suo giovane e sodo corpo, sentire nuovamente la fragranza del suo sesso, non me lo permise, rimase seduta completamente vestita intenta nella sua opera. Aumentando d’intensità i colpi di lingua li alternava accogliendo completamente in bocca il cazzo succhiandolo con ingordigia e muovendo la testa con ritmo costante. Non durai molto a quel trattamento, sentii le scariche che partivano dal cervello, dalle palle, mi pareva che il basso ventre mi scoppiasse, con un ululato disumano scaricai nella sua gola tutto il godimento represso che avevo accumulato in quelle ore e continuai fino a che la sua bocca non mi lasciò libero.
A volte capita che le trasferte di lavoro siano piacevoli ………… FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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