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Amore a casa

Ci siamo sposati lo stesso mese, allo stesso giorno, alla stessa ora e nella stessa chiesa. Ma a venticinque anni di distanza. Così avevano voluto mio figlio e mia nuora. Per noi era stata una cerimonia ricca di nostalgia e di felicità nello stesso tempo.
Abbiamo rivissuto i nostri momenti più belli leggendo la felicità negli occhi di nostro figlio e di nostra nuora, e di questo pensiero gentile dobbiamo ringraziare soprattutto Simonetta. è stata lei a convincere nostro figlio a scegliere questa data. La nostra felicissima unione, le nostre affettuosità, il nostro vivere sempre uniti l’avevano convinta che il 13 aprile fosse un giorno fortunato per i matrimoni ed era un peccato non approfittarne. Il tempo passa in fretta. Al compimento dei primi cinque anni di matrimonio (trenta i nostri) pensammo di regalare ai nostri piccioncini una vacanza al mare.
Uno splendido residence in riva al mare, composto da una serie di villette nuovissime ed un corpo centrale con ristorante, tavernetta e minidiscoteca. Un vero paradiso, quindici giorni serviti e riveriti, con l’unico pensiero di riposarsi e divertirsi. Simonetta, decisa come sempre, fu inflessibile: dovete venire anche voi! A noi spiaceva intromettersi nella vita dei due ragazzi ma anche mio figlio insistette tanto, che riuscì a convincerci.
La vita in vacanza è davvero piacevole: mio figlio e mia moglie, per pigrizia secondi a nessuno, dormono sino a tardi; io e mia nuora ci alziamo di buon’ora, prepariamo un buon caffè e mentre io vado a comperare i quotidiani Simonetta, in tenuta sportiva, si avvia, di corsa, verso la sua mezz’ora di sport quotidiano. La sera si passeggia in paese: un cinema, uno spettacolo teatrale nell’anfiteatro romano, un gelato e poi a nanna.
Tanto per darmi un tono di saccenza propongo di assistere ad una commedia di Leone Tolstoi, rappresentata dalla compagnia teatrale del paese, nel cinema comunale. La serata è davvero noiosa, la recitazione, nonostante la buona volontà degli attori, è penosa. Mia moglie si addormenta quasi subito, Daniele si sganascia dagli sbadigli, mia nuora appoggia la testa sulla mia spalla. Sento il profumo dei suoi capelli, il calore delle sue mani che cercano le mie. Ho un brivido. Accosto le mie labbra alla sua testa. La bacio inebriandomi del suo profumo.
Finalmente lo spettacolo termina tra gli applausi più di incoraggiamento che di stima. La notte è fredda, ci rifugiamo in macchina con l’unico pensiero di raggiungere il più presto possibile i nostri letti. Mia moglie siede sui sedile anteriore perché la strada è tortuosa, mio figlio guida, Simonetta si siede accanto a me. è infreddolita ed assonnata, si accoccola al mio fianco mentre la pelle le si increspa in un brivido di freddo. Istintivamente le passo il braccio sulle spalle per riscaldarla. Le apprezza il gesto e si stringe a me cercando di recuperare più calore possibile. Il suo gesto mi turba. Il mio cuore batte in modo irregolare ed un desiderio di sentire il sapore delle sue labbra mi sconvolge. La macchina sfreccia veloce nella notte, i lampioni lanciano i loro bagliori improvvisi illuminando come il flash di un paparazzo il corpo meraviglioso seduto accanto a me. La gonna a portafoglio le si è aperta, liberando alla vista il pizzo delle autoreggenti; un lembo di pelle nuda fa capolino tra i lembi della gonna prima di nascondersi nuovamente sotto il candore delle mutandine.
Le sue gambe sono sorprendenti, lunghe e affusolate, con una leggera muscolatura che le rende scattanti come quelle di una gazzella. Le calze le avvolgono come una carezza continua rendendole calde e affascinati alla vista.
Simonetta mi prede la mano e, come se il mio braccio fosse una calda sciarpa, la strige a se appoggiandola, involontariamente al suo seno. Quel contatto è per me fatale; il sangue mi pulsa alle tempie e come un fiume travolgente raggiunge le mie parti intime sconvolgendo la parte di bestia che in me. La stringo a me baciandola ripetutamente sui capelli, mentre il suo respiro si fa più pesante e gli occhi le si chiudono in un sonno profondo.
La mattinata è splendida, il mare, liscio come olio, è di un colore verde smeraldo, l’aria frizzante, ricca di intensi profumi primaverili, suscita deliziosi brividi alla pelle. Mi ero alzato da poco e, seduto al tavolo di cucina davanti a due tazze di caffè bollente, aspetto che Simonetta esca dal bagno per dare il via al rituale di tutte le mattine.
C’era qualcosa di diverso oggi nell’aria. Una strana eccitazione mista a paura mi pervade. Il normale desiderio di rivedere Simonetta dopo una notte di sonno si è trasformato in ansia e tensione. Il cigolio della maniglia mi fa trasalire.
Con gli occhi ancora pieni di sonno, avvolta nel suo pigiamone di seta, mi appare Simonetta nella sua infinita bellezza. Si siede di fronte a me, accosta le sue labbra alla tazza di caffè bevendone un lungo sorso. Non riesco a staccare i miei occhi dai suoi, sono occhi profondi, tagliati come nessun pittore potrebbe mai fare, scuri come i capelli che li circondano. Le labbra, giustamente carnose, accarezzano il bordo della tazza con voluttà. Il suo viso di giovane donna è luminoso come il cielo al mattino, i nostri sguardi si incontrano e non si lasciano sino a che lei non torna a sorseggiare il caffè, per poi tornare di nuovo a cercarsi.
Si alza dalla sedia, alza le braccia la cielo stiracchiando, con un gemito di piacere, i muscoli ancora intorpiditi. Il suo corpo si inarca mettendo in evidenza i due piccoli seni sodi; i capezzoli, stimolati dalla tensione dei muscoli, sembravano voler perforare la sottile seta del pigiama mentre, in trasparenza, il monte di venere mette in mostra una nerissima e folta peluria. Mi trovo in uno stato pietoso: eccitato come un ventenne alla sua prima esperienza ma con la consapevolezza dell’adulto di fomentare un gioco inebriante ma pericoloso.
Con aria assonnata Simonetta si avvicina a me, allontana il tavolo dalla mia sedia e mi si siede in grembo ranicchiandosi. Appoggia la testa alla mia spalla e con le labbra, affettuosamente, accosta le sue labbra al collo. In brivido mi percorre tutto il corpo. Nella posizione in cui si trova è impossibile che non si sia accorta della mia eccitazione. Si alza di nuovo, guardandomi fissa negli occhi, e si siede a cavalcioni sulle mie gambe allungando le braccia sulle mie spalle.
Sono letteralmente paralizzato. Lei si accomoda meglio strofinando il suo sesso contro il mio che ormai da ampia dimostrazione del piacere che prova, poi, preso il mio volto tra le mani, prima mi bacia sulla fronte, poi lo stringe ripetutamente sui seni turgidi. Mi alzo con uno scatto improvviso liberandomi dalla morsa di lussuria in cui ero coinvolto. Lei mi guarda, mi passa accanto e sorridendo mi dice
“Non ti preoccupare, voglio solo giocare”. La sua mano si insinua nella apertura dei miei boxer, accarezza il membro turgido asciugandolo le gocce di piacere che già fanno capolino. Poi, si porta la mano alle narici inebriandosi del profumo che emana. Si allontana verso la sua camera, mentre io, sconvolto mi ficco sotto la doccia.
Tutto intorno tace; Simonetta dopo essersi vestita, è andata a fare la sua mezzora di corsa, io, seduto nel piccolo giardino della villetta mi godo lo spettacolo meraviglioso del mare che si infrange sui fragili sassolini della spiaggia che si lasciano cullare incuranti del tempo che trascorre. Mi sto beando di questo rilassante spettacolo, quando due mani mi parano gli occhi, contemporaneamente un profumo conosciuto mi sale fino al cervello mettendo in allarme le ghiandole ormonali.
“Chi sei? Non ti riconosco! ” dico io mentendo spudoratamente e tentando di li liberare gli occhi dalla sue mani.
“E… queste le riconosci? ” rispose Simonetta prendendomi i polsi e posando le mie mani sui suoi seni. Una sferzata mi percorre il corpo dalla testa ai piedi mentre il mio sesso, prepotentemente ed inesorabilmente inizia la sua marcia di conquista. I leggeri pantaloni di lino non riescono a nascondere ciò che sotto di loro succede e Simonetta, fissandomi sotto la cintura, con tono di voce gaudente esclama:
“Meno male, mi sarebbe spiaciuto che ti fossi già dimenticato di loro! “.
“Non devi fare queste cose. Sono pericolose” le dico io con tono di rimprovero.
“Quali cose? Ho capito, stavo correndo con le scarpe slacciate e sarei potuta cadere. Ma non sono slacciate, si è formato un nodo che non riesco a togliere. Mi aiuti? “. Così dicendo si siede sul tavolo davanti a me e, allargando le gambe, posa il piede sul mio ginocchio. Il suo profumo misto all’odore del suo sudore non fa che peggiorare la situazione. Cerco, senza alcun successo, di far finta di niente. Prendo la scarpa in mano, le sciolgo il nodo, poi lentamente gliela sfilo. L’odore penetrante del piede caldo è inebriante. Le sfilo in calzino ed inizio a massaggiarle il piede. Lo faccio con gli occhi chiusi per godere al massimo delle sensazioni tatto-olfattive che l’operazione mi propone.
Poi sollevo il piede, me lo porto alle labbra e ripetutamente lo bacio con dolcezza. Apro gli occhi beandomi dello splendore delle sue estremità mentre sbircio tra le piegature dei calzoncini sportivi che celano maldestramente il suo meraviglioso sesso imperlato di minute gocce di rugiada.
Il suo respiro si fa ansimante, il suo seno si alza e si abbassa al ritmo del respiro, mentre chiaramente i suoi pantaloncini si bagnano di piacere. Questa volta è lei ad alzarsi di scatto. Prima di sparire in casa accosta le sue labbra alle mie, le bocche sembrano volersi divorare, le lingue si intrecciano in una danza frenetica e le mani accarezzano gli abiti umidi di piacere.
Mi sciacquo la faccia con l’acqua fredda, riprendo in mano la situazione e, cambiatimi i calzoni bagnati, mi accingo a preparare colazione.
Dopo pochi minuti Simonetta esce dal bagno, i capelli ancora bagnati. Indossa un prendisole cortissimo e troppo grande per lei. Avanza nella stanza con passo da pantera, scosta le tazze della colazione dal tavolo e si siede davanti alla mia sedia.
“Mi massaggi i piedi come hai fatto prima? ” La sua voce entra nelle mie orecchie come la voce delle sirene per Ulisse, portando le pulsazioni a 120 battiti, mentre lei appoggiando le sue estremità nude sul mio sesso giocherellava con esso procurandomi, oltre ad un piacere immenso, la terza, irrefrenabile erezione della mattinata. Nuovamente mi sentivo paralizzato. Mentre con un piede continua ad accarezzare il membro in erezione, con l’altro risale lentamente il torace soffermandosi a stuzzicare i miei capezzoli. La sua ascesa si ferma sulla mia bocca. I miei freni inibitori hanno ormai ceduto. Afferro il piede e allargando le labbra inizio a succhiarle l’alluce, poi ad una ad una le sue minuscole dita penetrano nella mia bocca elargendo sommo godimento ad entrambi.
Le mani scivolano ad accarezzare il polpaccio, la coscia sino a raggiungere la preziosità umida del sesso. Le allargo le gambe e le appoggio sulle mie spalle, poi mi tuffo con estrema ingordigia nella piscina di umori che mi si donava. Con la lingua raccolgo ogni goccia di quel succo dolcissimo, penetrandola freneticamente, allargando al massimo la mia bocca la mordo quasi a volermela mangiare tutta.
I suoi peli, ormai intrisi di umori e di saliva, emanano un odore talmente eccitante da far impazzire. Con le labbra mi impadronisco della sua clitoride, con la punta della lingua la sferzo senza tregua. Il suo corpo è tutto un tremito, con i piedi puntati sulla spalliera della sedia inarca il bacino porgendomi il sesso con desiderio irrefrenabile, con le mani si chiude la bocca per soffocare i mugolii di piacere. Le mie mani accarezzano le sue cosce, lentamente risalgono verso i sui capezzoli turgidi.
Li afferrano e li strizzano provocando in lei convulsioni frenetiche. La mia lingua non abbandona un attimo il martirio della clitoride e le mani continuano a far godere i capezzoli.
Il suo corpo ha dei sussulti violentissimi , a stento riesco a seguire i movimenti impulsivi del suo bacino. Improvvisamente mi afferra la testa, mi stringe la faccia con tutte le sue forze contro il suo sesso muovendo il bacino al ritmo consueto di una penetrazione, poi si ferma, sento i muscoli delle sue cosce stringermi le orecchie, i sui seni appoggiati alla mia fronte, il suo sesso premuto allo spasimo contro la mia bocca e mentre un violento ultimo spasmo gli pervade il corpo, senza mollare la presa mi sussurra parole dolcissime.
Poi e il rilassamento totale. Si distende sulla schiena lasciando il suo sesso alla mercè della mia lingua. Continuo a baciare, a leccare ad inebriarmi dei suoi umori che copiosamente hanno bagnato il mio viso scendendo fino al petto.
Si alza, mi bacia ad occhi chiusi assaporando il gusto del suo stesso sesso, poi si siede a cavalcioni su di me. Il mio membro è duro all’inverosimile, lei lo prende in mano, lo inumidisce con i suoi stessi umori e lo accosta la suo orifizio anale. Mi abbraccia e, avvicinandosi al mio orecchio mi sussurra: “Questo l’ho conservato intatto per te”. Lentamente sentivo il mio membro scivolare nel suo sfintere sino a che si sedette su di me. I suoi movimento erano lenti ma inesorabili, si alzava ed abbassava completando ogni volta la penetrazione con un mugolio di piacere.
Poi il buio. Afferro i suoi glutei con entrambe le mani, mi alzo in piedi e la appoggio nuovamente al tavolo, lei cinge il mio corpo con le gambe a seguire il ritmo dei miei movimenti. Infine il lungo interminabile momento di sublimazione dei sensi. Il corpo si svuota dei suoi umori, inondando di piacere chi sino a quel momento piacere ti ha donato. La mente si svuota per lasciar posto al cuore. I nostri corpi, umidi di sudore e di piacere, rimangono in quella posizione molti minuti, sesso contro sesso, labbra contro labbra, a suggellare un amore appena sbocciato. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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