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Anche la sfiga può portare figa

Mi chiamo Carlo e voglio raccontarvi una storia con un filo conduttore unico la sfiga, tutto cominciò una mattina di fine inverno faceva molto freddo erano le 5 e mezza ed ero appena uscito di casa per andare al lavoro quando non mi accorsi che la strada era una lastra di ghiaccio e scivolai malamente per terra, sentii un crack molto sinistro e quando provai a rialzarmi mi resi conto che mi ero rotto una gamba, mi trascinai nel negozio più vicino, un forno che apriva molto presto, da li chiamai l’ambulanza ma mi risposero che prima di mezz’ora non potevano venire, a quel punto alcuni avventori si offrirono di accompagnarmi alla sede della pubblica assistenza, giungemmo a fatica e lì mi caricarono su un’ambulanza che però dovevo raccogliere altri infortunati, riuscimmo ad arrivare in ospedale alle 9. 30, nel frattempo avevo fatto avvertire casa di cosa mi era successo.
In ospedale regnare la desolazione c’era poco personale e a ortopedia vi era un solo medico che non dormiva da 48 ore in attesa di decidere come procedere, venni messo in una camerata di anziani e immobile nel letto rimuginavo tra me sulla mia sfiga, quel sabato avevo appuntamento a casa mia con la mia ragazza e avevamo in programma una week-end a base di sesso, visto che avrei avuto la casa libera per 2 giorni, invece mi trovavo l nel frattempo l’ospedale si andava riempiendo perché la gelata aveva provocato molte vittime, c’era una baraonda continua anche perché il reparto era chiuso per metà per una ristrutturazione, i primi due giorni li passai a bestemmiare dentro di me anche per il dolore alla gamba, mi avevano intanto diagnosticato una doppia frattura alla tibia destra e sarebbe stata necessaria un’operazione per impiantare una placca, ero di umore pessimo inoltre nella camerata un vecchietto morì, capii che era la stanza dove tenevano gli anziani che avevano avuto fratture gravi ed erano vicino ad andarsene, questo perché era vicino alla stanza degli infermieri.
Con il tempo cominciai a calmarmi e rassegnandomi al mio destino presi ad osservare le infermiere e le allieve alcune decisamente carine, dato che ero una presenza fissa cominciammo a scherzare con loro e soprattutto con una allieva al 2 anno una siciliana diciottenne di nome Carmela era piccolina minuta ma molto ben fatta, c’era inoltre un infermiera che era una favola Gloria, era una caposala quarantenne sempre molto rigida e impettita alta un metro e settanta con gambe lunghe e affusolate che intravedevo quando dal camice e un sedere da favola che spiavo quando si chinava per accudire gli altri malati, varie volte avevo avuto delle brusche erezioni guardandola e visto la mia posizione di immobilità mi era riuscito difficile nasconderle, ma lei aveva fatto finta di nulla.
Carmela per arrotondare i soldi della borsa di studio faceva anche delle notti a pagamento e me la trovai varie volte a vigilare il paziente del letto a fianco, una notte Carmela prese servizio e mi disse che doveva studiare per un’esame che aveva la mattina dopo perciò avrebbe letto tutta la notte e per non disturbarmi coprii la lampada con una traversa, stentavo a prendere sonno e nel dormiveglia mi accorsi di un chiarore, la traversa stava prendendo fuoco mi svegliai di colpo e vidi Carmela entrare nella stanza con lo sguardo sbarrato, il paziente vicino a me aveva l’ossigeno e le fiamme si avvicinavano pericolosamente al tubo di erogazione in plastica, riuscii ad allungarmi fino ad afferrare un lembo della traversa e tirando con forza la gettai per terra presi la bottiglia dell’acqua minerale e gliela svuotai sopra riuscendo a spegnerla, crollai sul letto esausto perché avevo tirato la gamba ed ero in preda ad un forte dolore, Carmela riuscì a sbloccarsi e corse al mio letto “stai bene Carlo, ci hai salvato, sono una stupida potevo ammazzarti e far bruciare l’ospedale non sarò mai un’infermiera mi cacceranno” aveva detto tutto di corsa e poi si mise a piangere, io le presi una mano e la tirai a me lei appoggio la testa sul mio petto continuando a piangere, la calmai accarezzandole i capelli “sei un’ottima infermiera Carmela calmati non è successo niente, fai sparire la coperta e asciuga per terra presto” lei obbedii subito aveva appena finito che passò Gloria che non si vedeva da un ora e sentii l’odore di bruciato ma l’addebitò alla mia pipa e mi fece una rampogna sul fatto che almeno la notte non dovevo fumare perché avremmo rischiato un’incendio e ricordò a Carmela che doveva essere più dura con i pazienti per il loro bene, appena andò via io e Carmela scoppiammo a ridere perché non si era accorta di niente Carmela riprese a studiare e io mi addormentai, all’ora del pranzo arrivò Carmela raggiante e mi stampò un bacio sulle labbra “c’è l’ho fatta ho passato l’esamè io rimasi imbarazzato anche perché nel baciarmi avevo sentito i suo seni sul braccio e mi era venuta un’erezione spaventosa, lei vide il lenzuolo sollevato in quel punto e sorrise “sei proprio tutto in trazione vedo” non seppi ribattere, e lei dopo un bacino sulla guancia se ne andò.
La notte accadevano cose strane soprattutto quando erano di turno Olga e il dottorino che mi aveva medicato al mio arrivo, capii carpendo alcune frasi che c’era una tresca tra loro e che si vedevano in sala medica per scopare memorizzai l’informazione per usarle in seguito, intanto si avvicinava il giorno dell’operazione ed ero molto nervoso la notte prima Carmela era di nuovo di turno mi vedi nervosissimo che mi agitavo nel letto “dai Carlo andrà tutto bene non ti preoccupare” mi rassicurò” io ero molto scontroso lei prese ad accarezzarmi il viso e mi baciò ricambia il bacio con impeto e le accarezzai il seno “cosa fai stai buono” si difese lei ma io avevo fatto scivolare una mano tra le sue cosce e arrivai a toccarle le fica attraverso le mutandine “ma sei un polipo stai fermo” le accarezzavo le grandi labbra attraverso il tessuto e lei cominciò a bagnarsi gemette “ora ci penso io a te” e infilata una mano sotto il lenzuolo afferrò il mio cazzo che era fuori dal pigiama e cominciò a menarmelo, scostai le sue mutandine le infilai un dito in fica masturbandola dolcemente, la sua mano accelerò e data la lunga astinenza ero prossimo a venire glielo dissi e lei cacciò la testa sotto il lenzuolo e sentii le sue labbra circondarmi la cappella le sborrai in bocca un litro di sperma mentre acceleravo il ditalino portandola all’orgasmo, lei tolse la testa da sotto il lenzuolo mentre io mi stavo leccandole dita piene del suo nettare “sai di buono Carmela, grazie” lei rispose “anche tu sai di buono, grazie a te” mi addormentai subito.
L’operazione andò bene e mi rispedirono a casa con il gesso da immobilità che dovevo tenere per 40 giorni, venne a trovarmi la mia ragazza Paola aveva un vestitino che evidenziava il suo seno molto prosperoso “Paola ho voglia di scoparti” le sussurrai mentre eravamo abbracciati “non si può hai il gesso” avevo intrufolato la mano tra le sue cosce e le accarezzavo la patatina a palmo pieno lei si agitava io insistetti “vienimi sopra montami” lei non la faceva più si sfilò le mutandine e le mise nella borsetta poi si sollevò la gonna ai fianchi e mi cavalcò infilandosi l’uccello in fica “ne avevi voglia e porcone sei duro come il ferro ora ti fotto” e prese ad agitarsi sul mio uccello sbottonandosi il vestito e porgendomi i seni da succhiare, si muoveva sopra di me come un’invasata e io la pistonavo con forza venimmo dopo poco abbracciandoci, durante quei 40 giorni Paola venne a trovarmi varie volte e ogni volta anche se limitati dal mio gesso scopammo come pazzi, mi ricoverai per rimuovere il gesso l’anziano infermiere che doveva farlo si stancò presto della macchinetta che a suo dire non riusciva a tagliare bene il mio gesso che era particolarmente spesso e preso un flessibile dal cantiere che era ancora aperto in ospedale tagliò il gesso con quello lasciando anche un taglio superficiale per tutto il contorno della coscia protestai con i medici che mi risposero che quell’infermiere era prossimo alla pensione e non poteva dirgli niente per tenermi buono mi misero in una stanza da solo nella parte appena ristrutturata che era distante dalle altre camere, dopo un po’ entro Carmela con il carrello delle medicazioni “Ciao Carlo hanno cercato di farti a fette ho saputo” scherzò lei “si e in zona pericolosa” lei sollevò il lenzuola e appoggio una mano sul pacco e tastandolo disse “non mi sembra ci siano danni, ora controllo meglio” mi abbassò gli slip e prese in mano il mio uccello “finalmente lo vedo bene” e lo abbocco accarezzandomi i coglioni dopo un po’ la scostai e presi a sbottonarle il camice nonostante le sue proteste le abbassai le mutandine e inginocchiatomi posi il viso tra le sue cosce baciandogli prima le cosce e poi il fighino fino a prendere in bocca il clitoride e suggerlo come un piccolo cazzo, lei gemeva e io continuavo a leccarla le infilai un dito nella figa e la portai velocemente all’orgasmo, si ricompose in fretta “sei pazzo ma mi hai fatto godere ci vediamo stanotte” e se ne andò, arrivò la notte e sentii dei passi in corridoio e dopo un po’ dei rumori provenire dalla stanza a fianco che era vuota mi sporsi a vedere, lo spettacolo era altamente erotico c’erano Olga la caposala appoggiata al muro completamente nuda e il dottorino che la trombava da dietro a grandi colpi “godi troia che te la apro bene questa ostrica, e lei guaiva “siii dammi il tuo arnese sfondami” sentii una presenza a fianco a me era Carmela che osservava incredula le feci segno di andare nella mia stanza appena entrati lei sbottò “hai capito quella troia tutta rigida e tronfia che si prende il cazzo in servizio” io mi avvicinai e abbracciandola le dissi “ora ne prenderai anche tu del cazzo, voglio sfondarti tutta” le slacciai il camice e sotto era nuda mi sdraiai sul letto e me la tirai sopra a 69 prendendo a lappargli fica e culo infilandole lentamente un ditino nello sfintere , sentimmo dei rumori e Carmela afferrato il camice si nascose dietro un paravento, si aprii la porta ed era Olga che si avvicinò al letto per vedere se dormivo io fingevo alla grande lei soddisfatta uscii subito, appena la porta fu chiusa sbucò dal paravento Carmela nuda che levò il lenzuolo e si sedette sul mio cazzo “hooo finalmente dentro, come è grosso” esclamò prendendolo tutto fino ai coglioni, le pastrugnavo le tette e le davo il ritmo lei si alzava sul mio cazzo sino a quasi sfilarselo per poi ripiombare infilandoselo tutto “godooo siii che belll cazzoooo” venne sibilando Carmela mi girai senza uscire da lei mettendola sdraiata sotto di me e ripresi a scoparla “Carmela quanto sei buonaa” e mentre lei continuava a godere glielo tolsi dalla fica e approfittando del fatto che ero ben lubrificato glielo appoggiai al buchino introducendo la cappella “noooo ho il culo vergine” esclamò cercando di scansarmi, affondai dentro il suo culetto fino in fondo e presi a muovermi sditalinandola nel contempo “lo era ora te lo rompo per benino, bella troietta” dopo il dolore stava cominciando a godere “siiii ancheee nel culo, sborrami dentro che li puoiii” incitato da lei la cavalcai con impeto fino ad allagarle il buchino “ti piace essere inculata senti quanta broda ti regalo” e venni insieme a lei “oooohhhh sei uno stalloneeee sono tutta pienaaaa”, giacemmo sul letto abbracciati “devo andar via” disse Carmela rivestendosi “sei un gran porco mi hai rotta tutta non avevo mai goduto così” e mi lanciò un bacio uscendo, passarono due giorni e la mattina dopo mi avrebbero dimesso c’era di nuovo di turno Olga ma sapevo che il dottorino era fuori città, la sera accusai dei finti dolori al ginocchio della gamba rotta e Olga mi disse che sarebbe ripassata per dei massaggi, l’aspettai fino a mezzanotte entrò nella stanza con il broncio e si mise a massaggiarmi il ginocchio era messa di lato a me per fare più forza e avevo il suo culodi fronte alla faccia decisi di rischiare e le infilai una mano sotto al camice arrivando a toccarle le mutandine lei balzò via “cosa stà facendo, come si permette” io mi alzai e mi parai di fronte a lei “volevo sentire come stava l’ostrica visto che stasera non ha ricevuto le solite cure, magari posso aiutarla” lei sbiancò e farfugliò “cosa sta dicendo” io ne approfittai per abbracciarla mettendole le mani sulle chiappe “ti ho vista l’altra notte ti piace il cazzo del dottorino, io sono ancora più giovane” e sfregai il mio uccello durissimo sul suo inguine leccandole il collo lei si dibatteva sempre meno convinta “no fermo, la finisca” le infilai una mano nelle mutandine e la trovai già umida la sditalinai spogliandola con l’altra mano lei muoveva il bacino incontro alle mie dita, appena slacciato il reggiseno le leccai le tette che erano enormi e piuttosto sode i capezzoli erano eretti, “siii sei bravooo, lo voglio dentro dammi il cazzo” la feci girare e appoggiare alla testiera del letto e dopo avergli sfilato le mutandine glielo piantai in fica aggrappandomi al suo seno per vangarla con forza “eccoti il cazzo bella fica ha proprio un’ostrica gustosa” lei godeva “si rompimi sfondami lo voglio tuttoooo” e venne agitando la testa come una cavalla, uscii da quella fica guazza e glielo piantai in culo “ti sfondo tutta troia, e ti riempio l’intestino di sperma” lei gradiva l’inculta “si dammene tanto rompimi il culo” la inculai a lungo strappandole altri due orgasmi e poi venni riempiendole il culo “seiii una grannn troiaaaa” le sussurrai all’orecchio, ci sdraiammo sul letto per riposare un’attimo “che scopata hai un cazzo da impazzire, sei meglio del dottorino” detto ciò si abbassò e presomi in bocca l’uccellò cominciò un meraviglioso pompino vedevo l’uccello scomparire tra le sue labbra e presi a spingere sulla sua testa scopandola in bocca fino a spruzzarle tutto il mio seme in gola, “è proprio buona la tua sborra e si rivestì lasciandomi dormire.
Dopo un anno la placca nella gamba cominciò a darmi fastidio e mi feci visitare, mi dissero che dovevano togliere la placca prima che si formasse il sopra osso, presi accordi per ricoverarmi con le analisi già fatte, un caldo pomeriggio di luglio mi recai in ospedale per l’elettrocardiogramma ero l’unico paziente in ambulatorio e un’infermiera mi fece accomodare e mi preparò per l’esame, era una rossa formosa di un metro e ottanta con delle gambe lunghissime, il camice estivo mi regalava, quando era messa contro sole, l’immagine di tutte le sue curve era veramente uno schianto, attivò l’apparecchio e la vidi cambiare espressione si fece seria e mi chiese se stavo bene risposi affermativamente, lei incalzò chiedendomi se ero eccitato e io risposi che guardandola non si poteva rimanere calmi ma che data la mia età prima di farmi venire un’infarto le sarei saltato addosso, lei sempre più congestionata in volte mi disse che stavo avendo un inferto con extrasistole destra, guardai il mio braccio destro e vidi che il sensore era sotto l’orologio elettronico lo sfilai e le chiesi se l’infarto era passato, lei ricontrollò lo strumento e si tranquillizzò, mi si presento come Milena e mi ringrazio perché stava per chiamare il medico e avrebbe fatto una brutta figura.
Vidi che Milena aveva slacciato un bottone del camice e ora le sue gambe era visibili fino alle cosce fermò lo strumento e si avvicinò per togliere i contatti “veramente mi salteresti addosso, ti piaccio così tanto” cinguettò Milena mentre strusciava il fianco sul mio braccio e mentre si chinava vidi i suoi seni liberi sotto il camice, l’afferrai e tiratala a me la bacia in bocca infilando la lingua tra i suoi enti e giocando con la sua lingua sentivo i suoi seni premere contro il mio torace e spinsi una mano a palparle il culo, “lei alzò la testa “allora non scherzavi, e come mi vorresti” io alzandomi risposi “nuda sul lettino, voglio leccarti tutta” lei si sfilò il camice e le mutandine e si sdraio in attesa delle mie voglie comincia a far scorrere le mani sul suo corpo dal collo alle gambe soffermandomi sui seni e leccandole i capezzoli ormai rigidi, poi scesi a leccarle l’ombelico e dal al monte di venere, mi infilai tra le sue cosce e separai a colpi di lingua le grandi labbra arrivando a penetrarla con la punta della lingua, Milena mi incitava “lecca più forte succhiami tuttaaaaa” venne quando le infilai due dita in fica e uno nel culetto, mi alzai mi spogliai e le misi il cazzo duro davanti al viso lei l’abbocco subito e giocava con la lingua intorno al prepuzio non volevo finire l e mi coricai su di lei posizionando l’uccello all’imbocco della fica “dimmi cosa vuoi che ti faccia, o mi fermo” le dissi e lei d’un fiato “fottimi riempimi la fica con il tuo cazzone sfondami” diedi un colpo di reni e sprofondai in lei che era un lago le sollevai le gambe ritmai dei colpi profondi che la squassavano tutta “siii fottimiiii così ma non venirmi dentro non prendo niente, continuai a chiavarla a lungo lei ebbe un paio di orgasmi io mi stavo avvicinando allora la girai a pancia sotto e dopo averle leccato il buchino le infilai il cazzo nel culo trovandola strettissima “ohhhh questooo non l’avevo mai fatto, fai piano” ero tutto su di lei le passai una mano sotto il pube per sditalinarla mentre i miei coglioni sbattevano sul suo sedere “che culetto da favola era vergine e bagascietta” lei ansimò “siii nessuno me l’aveva mai rotto, ora sfondami sono la tua bagascia” quel culo stretto mi stava portando rapidamente all’orgasmo affondai in lei e sborrai facendo un clistere di sperma “ti riempioooo il culooooo” lei venne sentendosi riempire “ohhhhhh che cazzzzooo lo sento in golaaaaa”, ci rivestimmo e lei volle darmi una ciucciatina al cazzo come saluto.
La settimana dopo mi ricoverai per l’operazione Olga mi diede una stanza in fondo ad un corridoio isolata dalle altre e questo mi fece ben sperare, la prima a venirmi a trovare fu Carmela ormai infermiera parlammo una mezzoretta e mi disse che sarebbe tornata a fine turno la sera, verso le 23 si aprii la porta ed entrò Carmela mentre si avvicinava al letto si tolse il camice e rimase nuda “hai voglia di ricordare i vecchi tempi” mi disse e io le feci posto nel letto “sai Carlo nessuno mi ha scopato così bene, ho voglia del tuo cazzo” si girò a 69 e si dedicò al mio uccello mentre io mi beavo della sua fighetta e gliela leccavo in ogni piega “ohhh lecchi come un formichiere continua fammi godere” la portai all’orgasmo mentre il mio cazzo era sempre più duro lei mi cavalcò e se lo infilò nel culetto prendendoselo fino all’elsa “mi hai fatto scoprire il piacere dal culo e ora mi piace quasi più che averlo in fica” io mi gustavo ad occhi chiusi quell’inculata quando sentii muovere il letto e mi giunse l’odore di una fica subito dopo mi trovai una fica sulla faccia aprii gli occhi era Olga completamente nuda che me la dava da leccare mentre leccava le tette a Carmela, Olga mi disse “siamo diventate molto amiche e ci piace farci gli uomini in due ne sà qualcosa il dottorino” leccavo con ardore la fica di Olga mentre Carmela aveva cambiato buco e si stava schiantando il mio uccello in fica “stòòò per venire” dissi e Carmela di tutta risposta “era ora sono venuta già tre volte, riempimi la fica che prendo la pillola” mi impegnai a far godere anche Olga mentre sentivo lo sperma eruttare nel fichino di Carmela, ci sciogliemmo da quel grovigli e Carmela si stese tirandosi a 69 l’amica “Olga leccami tutta la sborra di Carlo” le due donne erano prese a leccarsela e io messomi dietro Olga la inculai “siiii nel culo me lo sfondii ma stavolta voglio che mi vieni in fica” mi incitava Olga io mi alternavo tra la sua fica il suo culo e una passata nella bocca di Carmela, loro continuavano a leccarsele e le sentii sempre più vicine all’orgasmo presi a fottere Olga in fica con impegno e gli venni dentro “Olgaaaa ti sfondoooo, che belle troie sietee” le due donne vennero insieme e mi ripulirono insieme il cazzo, il giorno dopo entrò una bella ragazza bruna che avevo già visto in giro era una allieva mi misurò la pressione e ad un certo punto infilò una mano sotto i lenzuoli e mi tocco il cazzo “sono Cristina un’amica di Carmela , mi leccheresti la prugnetta” assenti e sollevatasi il camice mi salì sopra e me la mise in bocca, aveva un fichino quasi implume e mi ci dedicai strappandole gemiti continui e portandola in pochi minuti all’orgasmo si ricompose “grazie per ora” e se ne andò ero maledettamente in tiro e quando entrò una donna sui cinquant’anni ma con un bel corpo a quello che si intravedeva dal camice, si piegò in avanti e si sollevò il camice sul dietro rivelando un culo statuario e nudo “sono Gina posso esserti d’aiuto” e mi strizzo l’occhio, io non ci capivo niente ma mi alzai e glielo piantai in fica lei mi accolse con un grido “come sei duro avevano ragione, scopami per bene che sono a secco da anni” non mi feci pregare e la scopai per un bel po’ strappandole vari orgasmi e scaricandole un litro di sborra in fica.
Queste scene si ripeterono per tutta la settimana che rimasi ricoverato di giorno passavano sempre due o tre donne o ragazze per essere leccate o chiavate o inculate o farmi un pompino e ogni due notti venivano Olga e Carmela, arrivai all’operazione molto stanco e dovetti stare una settimana a casa per riprendermi.
Ma grazie alla sfiga della gamba mi ero fatto un bel po’ di figa. FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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