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Black

è un nero caraibico che cercava giovani ragazze italiane che volessero fare del buon sesso assieme a lui. Da appassionato del sesso interrazziale gli chiesi se avrei potuto assistere a qualche sua performance e lui si mostrò disponibile a patto però che gli procurassi la “materia prima” cioè la ragazza.

Mi lasciò la mail, ma ero certo che non avrei potuto soddisfare la sua pretesa–non conoscevo ragazze così disinibite. Quasi per contrasto mi venne in mente Paola. Paola era la classica ragazza serissima nei modi e nel vestire, usciva pochissimo, aveva pochi amici e studiava come una matta. Ciò nonostante era davvero bella, capelli lunghi mori, spesso raccolti con una molletta, un fisico esile, magra, un bel sederino e un viso molto dolce dai tratti regolari con due labbra sexy e appena nascosto dagli occhiali che portava sempre. Paola si era trasferita qui per studiare, non conosceva nessuno e la timidezza faceva il resto. Dopo aver avuto una noiosissima e lunga storia con un ragazzo del suo paese ora era sola.

Perché non tentare l’impossibile? Perché non fare in modo che lo stallone nero e la dolce fanciulla si incontrassero? L’assurdità di ciò che stava prendendo forma nella mia mente mi eccitava e mi convinceva sempre più. Contattai Rod e gli diedi un appuntamento. Al contempo dissi a Paola che avrei avuto piacere di vederla, dopo tanto tempo, all’uscita dell’università e magari prendere un caffè assieme.

Vidi Rod per primo (mi fece una bella impressione, alto, balestrato non eccessivamente, sguardo malandrino) e fui molto schietto.

“Questa è una finta rimbambita, sarà difficile ma se ci riusciamo ci divertiamo entrambi. Ora fai finta di essere un mio amico, te la presento e te ne vai subito, deve sembrare la cosa più naturale possibile, poi mi dici se ti piace” così fece. In due ci presentammo da Paola, Rod la salutò e se ne andò. Una volta nel bar, non persi tempo

“Ti piace Rod? “. Trasalì, non se l’aspettava–poi arrossì, abbassò lo sguardo e mormorò

“ma che dici–” (forse pensava sconveniente ammettere che un ragazzo di colore le potesse piacere)–io insistetti

“beh–il rossore sulle tue guance–” lei mi interruppe brusca, “parliamo d’altro”. Parlammo d’altro, ma ero molto molto soddisfatto. Una volta a casa sentii Rod e gli confidai le mie impressioni positive. Lo stesso fece lui.

“Mi piace, si mi piace. Mi piace molto” continuava a dire. Gli diedi il numero di Paola e gli dissi di chiamarla. Di non essere petulante, ma il più possibile strigato e gentile. Lo fece. Fu molto bravo e mi sorprese. Non le chiese di uscire. Dopo un primo attimo di smarrimento, Paola si tenne sulle sue ma fu molto cortese. Si poteva andare avanti. Dissi a Rod di richiamarla il giorno dopo. Conoscevo bene Paola e sapevo come bisognava comportarsi con lei. Lui lo fece e si fecero “una bella chiacchierata”. Gli dissi di sparire per un po’. Avrei tastato io il terreno ora. La chiamai. Fece la risentita, ma si capiva che fingeva, recitava una parte–quella che aveva recitato sempre, quella della brava ragazza dai sani principi–

“non mi è parso corretto dare il mio numero ad un estraneo–etc etc.. se facessi lo stesso con te–(magari).. etc etc” io feci il brillante:

“Suvvia–sei single, il mio amico ti ha trovata carina e gli ho dato il numero che problema ci sarà–. almeno l’hai trovato simpatico? “–. rimasi in apnea, da quella risposta dipendeva tutto.

“Si, simpatico è simpatico (fiuiiiiiJ).. è una persona con la quale si può parlare–ma ciò non toglie che tu non avresti dovuto bla bla bla”. Era andata. Osai.

“beh–l’hai anche visto.. puoi dirmi se lo trovi carino”–. si lasciò andare–“beh, che sia carino penso sia evidente”. Andata. Non mi interessava sapere più nulla, chiusi la telefonata e resi partecipe Rod.

“Rod siamo ad un passo, chiedile di uscire”–Lui lo fece e lei accettò, andarono al cinema. Ero a casa che rimuginavo, e arrivò la telefonata di Rod:

“è una ragazza sensualissima, ti devo ringraziare–calda dolce–l’ho baciata con la lingua e non ha fatto alcuna storia–si è fatta anche toccare”–volevo sapere tutto–“non si è lasciata andare molto, ma ha lasciato che facessi–sono arrivato ad un passo–le ho accarezzato l’interno coscia–le ho fatto un succhiotto sul collo che le resta per una settimana–. domani sei invitato–viene a casa mia per vedere un film”–Era fatta. Lui avrebbe avuto la sua scopata (e mica solo una) io il mio spettacolo. Arrivai un po’ prima di Paola. Mi sistemò in una stanza adiacente e mi intimò di stare lì tutta la sera, la notte se necessario, in silenzio. E di guardare la televisione. Aveva sistemato una telecamerina di fronte al sofà e per televisione avrei visto tutto e di più. Arrivò Paola e fu subito uno sturbo. Mai vista così. Senza occhiali e con i lunghi capelli lisci mostrava un viso da cinema.

Assomigliava incredibilmente all’attrice Ashley Judd, quindi potete tutti immaginare l’effetto quando la vidi sul televisore. Era vestita in modo insolitamente femminile e sexy (per lei) gonna sopra al ginocchio, calze nere, stivali semplici neri e camicetta. Era una favola. Rod la invitò sul divano, mise la cassetta.. il film iniziò ma i due non se ne accorsero nemmeno. Avevano già iniziato a darci dentro e di brutto. Paola, seduta con la schiena dritta staccata dal divano, fronteggiava gli assalti decisi di Rod. Era una scena curiosa da vedere. Lui chinato in avanti la baciava con la lingua e lei–si faceva baciare con piacere, ma non cambiava la sua posizione. Iniziò a lasciarsi andare quando Rod infilò la sua mano sotto la gonna accarezzando prima la coscia e poi l’interno coscia–lì notai che Paola portava le autoreggenti–come dire–era uscita di casa con l’idea di andare a scopare. Mi eccitò molto la cosa, ed eccitò anche Rod. Si staccò dalla lingua di Paola e le tolse gli stivali, quindi le sfilò un’autoreggente fino al polpaccio mentre l’altra gliela lasciò. Iniziò a leccare l’interno coscia rimasto scoperto. Paola ora era appoggiata al poggiamano del divano. Una gamba, quella fasciata dall’autoreggente poggiava per terra, l’altra era stesa sul divano per il lungo mezza nuda. Tra le due gambe, la testa di Rod si incuneava decisa. Un sospiro più forte di Paola mi fece capire che Rod era arrivato dove voleva. Il lavoro di lingua di Rod durò all’inverosimile, quasi mi sarei annoiato se non fosse stato per lo stupendo viso di Paola.

Sfatto dal piacere, rosso paonazzo, ogni tanto emetteva qualche miagolio. Con le mani lo incitava ad andare avanti–accarezzava i capelli di Rod il cui viso si era perso negli umori della ragazza che gli avevo procurato. Quando Rod riemerse ricominciarono a pomiciare appassionatamente e a dirsi parole più o meno dolci. La cosa divertente è che Paola seguiva totalmente soggiogata (e sfatta) Rod.

Ripeteva le parole che Rod diceva quasi meccanicamente–

“ti amo.. “.. e. lei–

“ti amo”–“hai un odore fantastico”–e lei

“ho un odore fantastico” quando le disse

“sei la mia zoccola” le stava leccando il capezzolo del suo modesto seno–

“ma è il tuo cazzo questo? ” disse lei sconcertata staccandosi da lui. Intanto che Rod se la lavorava, lei aveva preso con la mano a cercare il suo bastone–per restituire un po’ del piacere che aveva ricevuto, e incappò in un membro che , semiduro, dai suoi pantaloni rilevava fino a metà della sua coscia

“si è il mio cazzo” disse Rod–Paola farfugliò qualcosa (e intanto però continuava a tastare) ansimò. “mio dio”–. si guardò intorno, quasi a cercare conforto–“è davvero grosso”.. fece un sorriso di circostanza.

Rod lo liberò dai pantaloni e lo presentò a Paola in tutta la sua Maestà. Paola si inginocchiò per terra, davanti allo scettro del suo re che stava comodamente seduto sul divano. Aveva gli occhi sbarrati e fissi sull’uccello. Non li aveva mai staccati da quando aveva fatto capolino dai pantaloni. Non pensava che esistessero uccelli del genere, o forse mai pensava che con la sua timidezza avrebbe avuto questa occasione. Disse a Rod “guarda”–e mostrò che dalla bocca perdeva acqua. Il nero fece una risata davvero sguaiata. Paola perdeva l’acquolina. Aveva l’acquolina per quel cazzo di 20, 22 cm che gli si ergeva di fronte. Aprì la sua bocca e cercò di prenderlo,

disperatamente, ma non vi riusciva completamente.. iniziò a leccarlo per tutta l’asta, succhiarlo come uno spiedino–Rod le fece leccare le palle. Davvero non so dire il tempo che paola trascorse attaccata a quel cazzo. Non si staccava più. E, cosa incredibile, Rod resisteva, dando a Paola il ritmo, poggiando ora la sua mano sulla testa di lei, ora chiedendole di cambiare posizione di–pompino. Lei ubbidiva remissiva. Le andava bene tutto, purchè non la staccassero da qual cazzo nero.

Forse i due si piacevano davvero tanto, forse Paola era un secolo che non scopava e i neri sono davvero resistenti come dicono, fatto sta che era passata mezzora tra leccata di figa e pompino. Se la leccata era durata dieci minuti interminabili, il pompino erano venti minuti buoni che proseguiva con varie modalità. Cercava di accoglierlo in bocca. Lo leccava lungo l’asta. O lo guardava semplicemente e poi ci giocava, scappellandolo, tirandolo verso sé, accarezzandolo. Leccava le palle, le toccava con le mani. Teneva in bocca solo la cappella (credo limonandola, dati gli urli che cacciava Rod)–il tutto condito da complimenti dolci e porci allo stesso tempo (le sfuggì un

“vieni a casa mia così so come passare le giornate”–.

“chissà le passere che si sarà fatto un così bel uccello” etc) che da Paola non mi sarei mai aspettato. Dopo, all’improvviso, lui propose un break, scostò paola deciso e si allontanò da lei. Ancora con il cazzo dritto. Per la cronaca, mi ero già masturbato due volte. Lo spettacolo era al di sopra delle aspettative. Rod tornò con del cibo. Tonno e Uova per la precisione. Era deciso a mantenere alto il ritmo della scopata. Paola mangiò come una orta di fame, non era abituata a sforzi del genere e quindi chiese di andare in bagno. Dalla telecamera Rod si avvicinò e mi fece un segno di vittoria. Quando Paola tornò dal bagno subito mi tornò duro. Notai infatti che non si era sistemata le calze autoreggenti. Una era ancora su, altra ormai era persa, metà dal polpaccio al piede, metà se la trascinava. Aveva ancora la gonna, mentre la camicetta era volata da un pezzo. Si rimise il reggiseno, anche perché il suo seno, porta la prima, non era un gran vedersi.

Sorrise al suo amante e dolcemente le chiese

“cosa fai? “–era un invito a tornare al lavoro. Rod non se lo fece ripetere, prima che Paola si riattaccasse al suo cazzo la girò facendo appoggiare la sua schiena al suo petto, erano in piedi. Le sussurrò qualcosa all’orecchio e mentre con la lingua le leccava il collo, con le mani prese ad alzarle la gonna, piano piano gliel’alzò fino alla vita. Fu allora che vidi lo spettacolo. Paola era senza mutande. Pensavo che prima Rod le avesse scostate, per leccarle la fica, ma così non era. Paola era andata a casa di un bel ragazzo di colore che conosceva da una settimana– senza le mutandine. Mi colpì profondamente. La ragazza era come pensavo–aveva una carica sessuale fortissima e forse sino ad allora repressa.

Rod si chinò e prese a leccare, baciare il culo di Paola. Era chiaro che lo volesse. Non glielo chiese. Lo fece e basta. Andò via e tornò in un istante con una padella contenente quello che poi venni a sapere essere burro sfuso. Il ragazzo sapeva il fatto suo. Paola rimase interdetta dall’intraprendenza del ragazzo e questo bastò per precluderle ogni decisione. Il dito di Rod sporco di burro aveva già iniziato a perlustrare l’ano di Paola. Il fatto che lei non urlasse o si lamentasse lo spinse a cospargere il suo 22cm di burro e a piantarlo con decisione nel culo di Paola. Cacciò un urlo, ma il membro-incredibile- era quasi tutto dentro, Rod non voleva romperle il culo e quindi si accontentò. La fece appoggiare al tavolo con le braccia e da quella posizione iniziò a sbatterla. Iniziò ad urlare di piacere, mentre lui era concentrato sul suo lavoro. La sbatteva con decisione. Non potevo vedere bene perché la telecamera non prendeva, ma vedevo il bacino di lui sbattere contro il sedere bianco latte di lei con ritmo e volontà, sentivo delle urla di Paola a volte soffocate e i grugniti di lui. Se la stava facendo alla grande. Mille pensieri travolsero la mia mente. Pensavo a come davvero fosse possibile nella vita reale fare quello che credevo potersi vedere solo nei film porno.

E di come fosse stato facile far rimorchiare a Rod un bella ragazza come Paola e fargliela scopare (e in questo modo) in un tempo così breve. Tutto ciò mi eccitava al pari del meraviglioso film che stavo vedendo in diretta. Che si avvicinava alla fine. Il nero si sfilò dal culetto bianco. Ora avevo il culo di Paola di fronte alla telecamera.

Rod impietosamente con le mani scostò le chiappe di Paola per mostrarmi il risultato del suo lavoro. Il “buchino” era diventato un buco perfettamente rotondo della circonferenza del suo cazzo. Prese Paola per mano e la “accompagnò” al divano. Paola faceva fatica a camminare, ma la voglia di scopare c’era ancora. Rod si sedette e Paola fece quello che desiderava da un po’ (da una settimana? ) si accoccolò sulla sua cerchia ed iniziò a cavalcarlo. Ora era totalmente preda degli orgasmi e cacciava urla animali. Rod la sbatteva forte tenendola per i fianchi. Durò dieci minuti. Rod avvertì Paola che il gioco era finito. Lei si sfilò e un fiotto di crema bianca le inondò il viso, che aveva avvicinato al cazzo nero nel tentativo di attaccarvisi ancora un po’. Paola sorrise. Diede un bacio al cazzo sfinito di Rod e quindi sulla bocca di questo e chiese di andare in bagno. Tornò vestita di tutto punto e disse che sarebbe andata a casa a dormire. Rod si rieccitò a vederla così di nuovo vestita e ricominciò a baciarla.. lei si staccò e con un sorriso materno disse

“tanto non finisce stasera”.

Paola uscì ed io mi divertivo pensando a questa brava ragazza che passeggiava per le strade della città, con il culo rotto e una scoperta passione irrefrenabile per i cazzi neri.

Rod entrò nella stanza dov’ero. Gli dissi che ero senza parole, che non sapevo come ringraziare per quello che avevo visto. Mi disse che era abbastanza normale per un ragazzo di colore avere queste avventure. Le ragazze italiane avevano una grande curiosità verso i neri per le storie sulle loro dimensioni e la loro resistenza. A ciò aggiungeva il fatto di essere un gran bel ragazzo. Mi diede tre cassette per dimostrarmelo. Tre film porno a tutti gli effetti, con le ragazze pronte a tutto. Tra queste cassette anche quella di Paola ovviamente. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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