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Cercasi Felicità (1 di 8)

Francesca uscì dal piccolo bagnetto della sontuosa camera matrimoniale domandando ad alta voce

—Simo, lo sai che Graziano è tornato dagli Stati Uniti?— chiese, ma l’accenno fu volutamente distratto, e quella comunicazione fu fatta spegnendo la luce del bagno, piccolo ma essenziale e molto comodo da raggiungere di notte. Girò attorno al letto matrimoniale quasi svolazzando nella camicia da notte fin troppo grande che si era fatta prestare dalla sorella; il suo bagaglio era stato ridotto al minimo dato che si sarebbe dovuta fermare da sua sorella solo il tempo necessario ad ultimare le pratiche del cambio di facoltà, da Padova a Milano. Simona abbassò il libro e scosse il caschetto di capelli biondi e lisci

—No, ma dai?— commentò con stupore lasciando cadere le braccia lungo il corpo coperto solo dal lenzuolo color panna.

—L’ho incontrato oggi… e ci siamo paralati— disse Francesca infilandosi a sua volta sotto le coperte con l’energia di chi era pronto a dormire almeno dodici ore filate. Era molto stanca. Aveva passato la mattinata negli uffici dell’università e dopo essersi fatta un discreta attesa in coda era riuscita a compilare i moduli per l’iscrizione al secondo anno di scienze politiche.

—Splendido… e non dirmi che vi siete messi di nuovo insieme? Lo sai che a me quel Graziano mi è sempre piaciuto molto…—

—Simo, che fai? Adesso parli come la mamma?— rispose leggermente piccata Francesca ripensando a quelle due fantastiche ore passate nel pomeriggio a rinverdire il passato con Graziano, che era stato senza dubbio il suo più grande amore. Simona, più anziana di lei di quasi cinque anni, l’aveva potuto conoscere bene qualche tempo prima di sposarsi perché il ragazzo già bazzicava la loro casa paterna. Graziano aveva quasi tre anni di più di Francesca ed era stato ventitré mesi negli stati uniti al fianco di suo padre per seguire gli affari della società paterna, ed ora tornato in Italia era intenzionato a conseguire un master in economia. Ed era stato proprio li, in università, in fila per la modulistica che si erano rincontrati.

—Scusa Franci ma quello è un ragazzo d’oro…— accennò Simona guardando il bel volto di Francesca coronato da una selva di capelli crespi legati sulla nuca

—Ma c’è qualcosa vero? Da quando vi siete lasciati due anni fa, qualcosa mi dice che non c’è nulla di definitivo.— Francesca sospirò ansiosa di bloccare quella conversazione

—No, no lasciami dire sono più vecchia di te e credo che non ve la siete raccontata tutta.— Francesca in cuor suo maledì l’assenza di suo cognato. Se ci fosse stato Franco, lei avrebbe dormito nella stanza degli ospiti. E invece Franco, il marito di Simona, era a seguire una conferenza a Stoccarda sulle nuove tecnologie nel campo della telematica. Sospirò e rispose poggiando la testa sul cuscino per non essere costretta a guardare in faccia la sorella

—No Simo… con lui mi sono spiegata subito già da allora… e se tu e la mamma non l’avete ancora capito non posso farci niente. Ma oggi quando ci siamo rincontrati siamo stati bene, ma che dico bene… benissimo. Abbiamo parlato per due ore e poi lui mi ha invitato alla sua festa di rientro nella sua villa vicino Como tra due venerdì.—

—Bello, sono felice e ci vai vero?— disse Simona poggiando il libro sul comodino; spense la luce confidando nella penombra per esorcizzare l’imbarazzo della sorella.

—Subito ho detto di si, ma poi… ho incontrato la Cavallotti, ti ricordi no, della Carlotta?— accennò con malcelata noncuranza della sua vecchia compagna delle scuole medie che aveva frequentato durante gli anni vissuti con la famiglia a San Giustino, un paesino di poche anime della brianza. L’aveva avuta come compagna di classe e, sempre quel pomeriggio, dopo aver lasciato Graziano se l’era ritrovata anche lei di fronte in divisa dietro al bancone. Francesca avrebbe voluto solo mangiare un boccone e stare in pace, e invece la pettegola Cavallotti Carlotta la spremette come un limone. —Adesso è venuta fin qui a Milano a rompere i coglioni quella montanara ordinale?— sbottò Simona che non aveva mai sopportato quella ragazza assolutamente insignificante e priva di spessore morale.

—Si, e in questo periodo lavora nel fast food di piazza duomo, e siccome lo conosceva anche lei… così per parlare, le ho raccontato che è tornato e che mi ha invitato alla sua festa di rientro… Non l’avessi mai fatto! Si è subito affannata a sconsigliarmi di andare alla festa, specialmente a quella privata per i soli amici intimi, che inizierà dopo il ricevimento ufficiale, perché a sentir lei erano tutti dei malintenzionati.—

—In che senso Franci?— chiese Simona aggiustando il cuscino sotto la testa per scorgere meglio la silhuette di Francesca disegnata dalla poca luce che filtrava dalle tende tirate dell’ampia finestra da cui riverberavano i bagliori artificiali di Milano. Francesca sapeva di dover dire qualcosa di preciso e circostanziato ma in quell’attimo non le venne da formulare che un impreciso

—Nel senso che i suoi amici, compreso Graziano sono tutti dei poco di buono…—

—Franci non ho capito, cosa fanno ammazzano lucertole, tirano di coca e poi sparano alle vecchiette?— tornò a chiedere con malcelata ironia Simona aggiustandosi una volta di più il cuscino che sembrava sgusciarle via da sotto la testa come le parole della sorella.

—Simo no, capiscimi il dopo ricevimento si svolgerà in un locale chiamato la Primula Nera… Graziano mi ha dato anche il biglietto d’invito…— il ragazzo le aveva spiegato, per quanto aveva potuto, ogni cosa e a lei era subito sembrata un’idea fantastica partecipare a quella festa. Deglutì, sembrava aver ritrovato finalmente il senso delle parole. Prese fiato ma ancora una volta le mancò il coraggio

—sembra essere un locale esclusivo…— bofonchiò vaga, ben sapendo di cosa si trattava. Simona si mise a sedere sul letto riaccendendo la luce del comodino con battito di mani

—Ce l’hai quel biglietto?— chiese con l’autorità della sorella maggiore.

—Si è nella borsetta— accennò Francesca e uscita dalle lenzuola recuperò il biglietto che teneva nello zaino borsa nell’ampio room box della camera. Era cosciente che l’invito avrebbe fugato ogni dubbio alla sorella ma preferiva così, piuttosto che andare avanti per sottintesi. Tempo pochi secondi e Simona ricevette in mano il cartoncino nero scritto in caratteri d’oro, e dopo averne letto il contenuto scoppiò in una ristata liberatoria

—Ma Franci questo posto lo conosco, è un prive. Il nome mi diceva, ma io l’ho sempre solo chiamato il Castello. E’ un bel posto. Ci vado qualche volta a scopare, da sola, con Franco, con mia cognata Cristina…— Francesca fu travolta dalla notizia, anche sua sorella e suo cognato frequentavano quel tipo di locali e a quanto sentiva anche la sorella di suo cognato. Felice cercò di comunicargli la sua incredulità ma la lingua sembrava macinare lento e commentò

—Allora aveva ragione la Carlotta quando mi diceva che era un posto equivoco— Simona la guardò con benevolenza, come si poteva guardare un bambino sconsolato caduto dalla bicicletta solo per aver imboccato malauguratamente una buca lieve

—Ma Franci non essere sciocca. Il castello è tutto meno che un locale equivoco.— cambiò leggermente tono

—E poi qualsiasi cosa ti abbia detto quella rozza ignorante è sicuramente da buttare nel cesso. Conosciamo la famiglia di Graziano da una vita, papà li conosceva prima di noi, io conosco il posto, ci vado… perché ti devi fare queste menate ascoltando una a cui io non darei in mano neanche un euro per il carrello del super market?— agitò il libro a mo’ di ventaglio

—E poi dammi una ragione per cui non dovresti andare a quella festa—

—Non so Simo…— tentò di spiegarsi Francesca che era giunta lei stessa nel pomeriggio a quelle medesime conclusioni. Una parte di lei voleva senz’altro parteciparvi ma c’era un particolare per nulla insignificante che la rendeva nervosa ed insicura, per lei sarebbe stata la prima volta. Simona la capì e prendendole dolcemente la mano le chiese

—Ma tu non sei mai fatta un orgia?—

—No— sussurrò Francesca guardandosi le nocche della sua mano stretta in quelle di Simona.

—Per scelta o perché semplicemente non ti è mai capitato?— Fu felice per quella domanda, era già troppo umiliante confessare quella sua vergogna attanagliante che le impediva di parlare liberamente di sesso con la sorella, ma ancora di più le pesava passare per sessufoba

—Non mi è mai capitato— rispose quindi sollevata.

—E…?— l’incalzò Simona con un ampio sorriso. Francesca attratta dall’azzurro ipnotizzante degli occhi della sorella si confessò

—E allora mi piacerebbe molto… ma ho il terrore di bloccarmi sul più bello— L’aveva detto, era riuscita a dirlo, ora poteva parlarle in piena libertà, considerò felice nel suo più profondo intimo. Era esaltata perché Simona l’aveva accettata, perché Simona l’aveva capita ed era più di quanto si fosse aspettata per l’immediato. Si era sentita a disagio tutta la sera per quella situazione in atto, sempre in bilico tra un omertà selvaggia e la paura di confidarsi con una persona cara. Né soffriva terribilmente perché si rendeva conto di ingannare se stessa, e di conseguenza perché non riusciva ad ottenere la complicità della sorella maggiore. L’emozione fu tanta che si mise a piangere crollando sul petto di Simona. La sorella prese a consolarla carezzandole la schiena mentre le sussurrava all’orecchio

—Ma non ti devi preoccupare il giorno dell’appuntamento prima di andare ti fai una doccia, eventualmente ti fai anche un clistere e ti depili bene e tutta. Poi scegli un bel vestito che si possa togliere con facilità, poco trucco nessun gioiello, altrimenti li perdi, e sei pronta— Francesca udite quelle parole si sbloccò.

—Simo ho sempre sognato segretamente di farmi scopare da tutta la 5F maschile…— pian piano quelle cose che fino ad allora aveva sempre e solo pensato e sentito dire dai ragazzi, con cui era stata nel segreto di un alcova, ora le desiderava, ora lei stessa le stava riferendo alla sorella

—Ma se provo ad immedesimarmi in quello che dovrò, anzi che vorrò fare tra due venerdì… non riesco nemmeno a spogliarmi.— Simona la strinse a se cullandola come un neonato e dopo aver sciolto il fermaglio che teneva legati i capelli ricci ed elastici come tante piccole molle le propose dolcemente

—Franci io sono pronta ad aiutarti e ad invitarti, prima, se serve ad una serata nel privè dove vado io, ti va?— Francesca sentì un vuoto alla bocca dello stomaco che le procurò uno violento spasmo ai muscoli delle gambe ancora piegate sotto il sedere. Si sciolse dall’abbraccio cambiando postura ed annuì con vigore. Simona a quel cenno si distese inarcando la schiena e dopo aver recuperato i lembi del tanga sotto la camicia da notte di raso bianco se ne sbarazzò in momento, e tornata in ginocchio incrociò le braccia sui fianchi sfilandosi di dosso la camicia di raso dai bordi finemente ricamanti.

—Bene punto primo mettiamoci nude sorellina, perché ti devi solo abituare a farla vedere e a tenerla di più all’aria.

—Rimase in ginocchio sul letto mostrando alla sorella il suo bel corpo asciutto e ben proporzionato, dai seni sodi, bacino stretto e ventre piatto assolutamente scevro di peluria. Francesca che in verità aveva sempre avuto caldo dormiva quasi sempre con la sola biancheria intima soprattutto d’estate, e quella sera si era infilata la camicia da notte solo per un gesto di cortesia. Imitò la sorella ma rimanendo in ginocchio sganciò il reggiseno portando le braccia dietro la schiena e con sollievo sentì le coppe rilasciare i seni indolenziti.

—Ma con te Simo non mi vergogno… e che sono terrorizzata all’idea di spogliarmi in pubblico— disse e con disinvoltura lasciando cadere il pezzo ai bordi del letto e sempre in ginocchio abbassò le mutandine, che al confronto con il tanga della sorella parevano da bimba.

—Franci, non ti terrorizza l’idea di darla via ad una classe intera e invece ti blocchi al solo pensarti nuda?— la canzonò rimanendo muta in attesa di una risposta. Simona la guardava incuriosita e Francesca le ricambiava lo sguardo gettando le pupille allo sbaraglio sul corpo statuario della sorella, senz’altro degno di una modella, impreziosito da una eccezionale levigatezza che ne esaltava le forme ed i dettagli.

—Sono scema, eh?— le disse saltando all’indietro. Raggiunse con i piedi il pavimento così che le mutandine tirate quasi sotto le ginocchia caddero da sole e a Francesca non rimase che sbarazzarsi della camicia da notte. Non si guardò per non essere costretta a confrontare il suo pube peloso con quello perfettamente depilato della sorella ed immediatamente si sedette cercando di nascondere la vulva riccioluta tra le gambe sperando che l’altra capisse.

—Ma no, lascia fare me, senti ora ti faccio delle domande e vorrei delle risposte sincere—

—Va bene Simo, ma prima che inizi voglio farti questa domanda— Francesca non poteva attendere oltre, doveva risolvere subito anche quella sua reticenza che avrebbe potuto facilmente mutare in uno spiacevole imbarazzo in più —Prima quando dicevi depilata intendevi così come te?—

—Si sto bene così, vero?— le chiese la sorella sinceramente lusingata dal commento.

—Beh… sei…, sei… in ordine— rispose sinceramente Francesca per come l’aveva vista subito, un attimo prima, quando s’erano spogliate — comunque dai fammi tutte le domande che vuoi— Simona si allungò sul letto

—Quante posizioni conosci?—le chiese piegando un ginocchio e divaricando l’altra gamba mentre con una mano si sorreggeva la testa bionda. Francesca non poté fare a meno di notare il sesso della sorella aprirsi e richiudersi durante il movimento delle gambe

—Quella normale, l’altra su di un fianco… e quella lui sotto ed io seduta sopra, poi basta…— disse rispondendo giocosa.

—Bene e i pompini li fai?— La seconda domanda arrivò secca e sincera

—Si— rispose notando un particolare in più della vulva della sorella. Dalle labbra gonfie, sicuramente più in rilievo delle sue, una rima faceva capolino curiosa. —Completi?—

—Credo di no…— i capezzoli le si indurirono, e così pure quelli di Simona ch’erano più chiari ma più tozzi.

—Che vuol dire credi? Non hai mai ingoiato?—

—Simo non è ho fatti molti…— confessò sentendo ormai l’esigenza d’aprire anche lei le gambe per far respirare la sua vulva che le iniziava già a pulsare.

—No problem, ti insegnerò io sorellina… ti piace prenderlo dietro?— Francesca sciolse le gambe, a quel punto noncurante del suo aspetto

—L’ho fatto solo due volte e…— si guardò il pube dai peli riccioli come i suoi capelli

—E mi è sempre quasi piaciuto— Simona la guardò incredula sgranando i magnifici occhi azzurri. Cambiò postura sedendosi a fiore di loto e quindi chiese scotendo il caschetto biondo

—Anche la prima volta?—

—Si— ammise solare Francesca

—Alberto mi aveva messo durante tutti i preliminari un piccolo cetriolo nel culo e ce lo aveva lasciato fin quando non me l’ha tolto per mettermi dentro l’uccello.— spiegò Francesca ricordandosi anche che Alberto aveva per un po’ insistito che lei si rasasse, però non l’aveva mai accontentato.

—Bene Franci… e come stai a confidenze tra amiche?— Francesca dentro di se era in spasmodica attesa per quella domanda. Sapeva dei giochi di Saffo e non era mai riuscita ad escludere a priori quel tipo di rapporto

—No Simo non l’ho mai fatto…— dichiarò candidamente senza vergogne. Ne era consapevole che quei giochi tra donne, come tutto ciò che riguardava il sesso, fino a quel momento erano convissuti dentro di lei in uno stato di quiescenza clandestina. Però non resistette e in tono di scusa aggiunse

—Me l’aveva accennato la Carlotta che c’era anche la possibilità di farlo con altre ragazze—

—Lascia stare la stronza, ma tu con le compagne quando vi chiudevate in camera a toccarvi non facevate niente insieme?—

—No, ci toccavamo da sole— rispose ripensando alla grande casa paterna di San Giustino che, prima con Simona e poi con lei, era stata testimone e complice dei primi amori, e dei primi bollori da ragazze. Simona tornò a slacciare le gambe e tenendole aperte di fronte alla sorella commentò

—Beh Franci dovrai recuperare con le ragazze ma per il resto non sei messa male… ci vuole solo un po’ per abituarti a stare nuda— Francesca deglutì a fatica

—E come facciamo?— disse perdendo gli occhi su i particolari della vulva che depilata offriva tutta una gamma di colori impensabili se ricoperta di peluria. Il color pesca del pube diventava ocra sulle grandi labbra e baio in alcuni punti più interni dove non era già di un intenso rosso rubino. Scosse leggermente il capo ritrovandosi a constatare mestamente che non sapeva di che colore fossero le pieghe più interne della sua vulva.

—Fin quando rimarrai a casa mia in questi giorni non ti lascerò mettere le mutande…— le disse abbracciandola

—E adesso andiamo in sala, ci vediamo un porno e ci facciamo un bel ditalino.— Francesca percepì nettamente i capezzoli di Simona sfiorare il suo seno e le dita della sorella sfiorarle i fianchi

—Un porno Simo, ma è roba da maschi.—

—Ah si, e cosa sarebbe da femmine?— le rinfacciò Simona alzandosi dal letto

—Forse un bel romanzetto rosa fatto solo di sospiri e tante belle menate?— ribatté rimarcando altrettanto superficialmente, poi preso il lungo corridoio che dalla zona notte passava alla zona giorno vi si incamminò lentamente.

—Cazzo Simo, scusa se mi ripeto ma parli come un maschio— ribatté immediatamente, e altrettanto velocemente Francesca ma se ne pentì quasi subito.

—Che risposta scema,— pensò. Seguì la sorella per l’enorme casa e quando furono davanti ad un grande armadio in legno di noce nei pressi del gigantesco televisore spalancò gli occhi sbalordita. Dietro le ante si celavano quasi cinque file di video cassette, alcune chiaramente acquistate altre etichettate a mano con il pennarello; una riportava: Maggio 2002 compleanno di Simona.

—Ecco la nostra porno teca con film commerciali e nostri filmini— spiegò Simona e cercando tra i titoli aggiunse

—Per te ci vuole qualcosa come… un bel trio. Due donne e un uomo, eccola qui!—

—Simo, se ti vedesse Alberto… con tutte queste cassette porno—

—Chi è Alberto?—

—Niente, è solo uno con cui sono stata per quattro mesi— accennò con gesto vago della mano

—Era uno molto pimpante, estroso e maschio… spesso facevamo l’amore guardando un filmetto porno… o meglio lui lo guardava per eccitarsi, io ne potevo fare anche a meno—

—Hiii Franci lo vedi che sei tu che parli da repressa. Io dagli uomini ho imparato molto come penso di aver dato a mia volta… certo non dico assolutamente d’essere arrivata a comprendere l’universo tutto, ma una cosa l’ho capita: ma lasciarsi trasportare dal furor di popolo. Mi faccio coinvolgere dagli istinti si, dalla foia si, eppure ti sembrerà strano ma ho imparato a scantonare ciò che sembra giusto fare solo perché si dice che è una cosa normale. Allora ti chiedo perché io, donna, dovrei precludermi il piacere di un porno, ogni tanto, o magari anche tutte le sere se sono sola quando magari sono stanca e non ho neanche la forza di inventarmi una bella storiella per eccitarmi?—

—No lo so…— intercalò Francesca andandosi a sedere sul divano. Simona infilò la cassetta nel videoregistratore ed attivò i comandi per la visione

—Franci lasciati andare e ascoltami, ti sogni d’essere in mezzo ad un orgia e ti rifiuti di guardare una cassetta? Ti sembra logico?— Sul televisore comparve un ufficio con due scrivanie ai lati e due donne stavano lavorando sedute compostamente. Quella che sembrava più anziana prese una telefonata e dopo qualche secondo ordinò alla ragazza più giovane delle pratiche. La biondina dopo aver recuperato il materiale s’avvicinò alla donna più anziana che dopo aver verificato delle cifre sui fogli ficcò entrambe le mani sotto la gonna scozzese della ragazza abbassandole le mutande. Francesca che fino a quell’attimo aveva ripensato alle parole della sorella sussultò

—Sono un po’ confusa…—

—In effetti, sei un po’ una frana.— disse Simona spiando la sorella sempre di più attratta dalla mosse del film; ora la donna anziana stava verificando la rasatura della giovane complimentandosi con la ragazza per la levigatezza della pelle. A Simona dispiaceva distrarre la sorella dal film ma aveva altre cose che riteneva necessario dire subito e aggiunse

—Francesca è per questo che non voglio che tu ti faccia tutte queste menate.— disse indicando le immagini

—Che ci trovi di così tanto alto nel torturarti senza motivo? Se sei ancora innamorata di lui lascia che le cose vadano come debbono andare. Lui ti ha invitato a scopare ed è un buon punto di partenza e probabilmente lui vorrà frequentarti un po’ prima di decidersi. Allora tu vedi di essere la più rilassata possibile, non asfissiarti e non asfissiare lui, specialmente cerca di vincere qualsiasi gelosia sessuale. Perché se adesso che siete ancora liberi da legami riuscite a chiedervi assoluta sincerità la vostra libertà sessuale, il vostro legame affettivo non potrà che giovarne— Francesca prima di rispondere buttò un occhio al film; le due donne erano a rapporto dal direttore. Cominciava a capire come sarebbero finite le cose. Sospirò ed aggiunse

—Però se poi lui non mi vuole più… e mi ha invitata solo per fare numero?— Simona scrollò la testa e accesasi una sigaretta recuperò un telo morbido da una cesta vicino al grande divano e continuando a tenerlo sulle braccia continuò

—Detta così… è un po’ superficiale, ma supponiamo pure che per lui ti abbia invitata alla festa solo per sfizio. Così potrebbe anche puzzare di alibi… per defilarsi senza darti spiegazioni. Ma se ci pensi bene non regge. Non ha senso perché è come se la vostra amicizia, il vostro amore passato non valesse la fatica di spiegare. E poi perché perdere tempo ad invitarti alla festa privata dopo due lunghi anni e dopo averti incontrato per caso? Non mi sembra un ragazzo vendicativo e tu non devi farti prendere da questa ansia da fallimento, di svalutazione, di inadeguatezza… E che diamine! Va bene il grande amore, ma è già tornato così grande da starci male? Io non credo proprio.— Francesca si alzò dal divano perché la sorella aveva preso a distendere il telo sul pregiato tessuto arabescato. Ne intuì il motivo e con molta discrezione si toccò il fondo delle natiche per sincerarsi sul suo livello di umidità. Sembrava ancora asciutta e allora rispose

—E se io alla fine non riesco a conciliare quello che provo per lui con la festa, e se non ci riesco ad accettare queste condizioni? Rischio un totale fallimento.—

—Franci, sii femmina!— l’esortò con enfasi Simona abbassando l’audio del televisore. Le due donne ora si stavano dividendo l’uomo; la prima fattasi sodomizzare le sedeva sull’inguine, mentre la seconda gli leccava i testicoli facendo anche buona cura della vulva dell’altra. I loro vagiti erano così forti che Simona dopo aver abbassato l’audio poté continuare

—Prima di tutto che centra il sentimento che provi per lui con la festa?— domandò buttando con un gesto plateale il telecomando sul tavolino di vetro

—E poi, una volta per tutte, ammetti con lucidità che ancora non hai digerito la prima volta che vi siete lasciati… Perché sono passati due, non anzi quasi tre anni e lo devi considerare un punto chiuso, basta! Si certo abbiamo sofferto tutte per il dolore, la depressione per questo, e altri mille crudeli abbandoni. Ma basta perché l’ora è scossa! Adesso ti deve tornare la voglia, il desiderio di recuperare la fiducia in te stessa. E questo può voler anche solo dire scopare per qualche tempo, trombare e basta… e senza cercare delle storie improbabili per dire: ho l’uomo che mi fotte.— Francesca la guardava come inebetita ma l’occhio era sveglio. Simona non se ne curò e andando dritta per la sua strada aggiunse con enfasi

—Io, dico semplicemente scopare, tu Francesca ti porti a scopare, e lo fai solo per te Francesca. Devi sperimentare a fondo che gli uomini ci desiderano. Perché abbiamo bisogno dei soli amici per fare scorta di coccole, di apprezzamenti e di rassicurazioni, per sentirci più forti. Ma senza fare il passo più lungo della gamba, e se c’é solo da scopare si scopa, se c’è da innamorarsi ci si innamora, e poi si scopa ugualmente, ovvio!. Ma guai ad invertire le cose o a teorizzare cazzate del tipo il sesso può aspettare, attendo l’amore.—

 

FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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