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Cercasi Felicità (3 di 8)

—Uhm, voi avevate fatto qualcosa, eh?— aveva risposto giocosa Simona odorando a pieni polmoni quella fragranza dai poteri assolutamente taumaturgici.

—No mamma— avevano risposto loro in coro.

—Mamma un corno!— aveva risposto lei fingendosi arrabbiata

—Invece di stare li abbracciati perché non venite ad aiutarmi in cucina che è ora di mangiare?—

—Chiamiamo la pizzeria, Crick?— domandò Franco appellando la moglie con quel piccolo vezzeggiativo che rispondeva ovviamente al suo speculare Crock.

—No. Dobbiamo festeggiare la Franci ed ho ordinato tutto al ristorante— l’informò Simona raccogliendo i vestiti del marito sparsi per la sala

—Ma non potevi raccoglierli?— disse poi realmente preoccupata sul conto della tintoria. —Sono stata io, Simo, che gli sono saltata addosso!— spiegò Francesca per stare al gioco della Sorella che si divertiva a sgridare il marito. Franco per nulla scomposto recitò pomposo

—Donna non perderti in ciance e togliti piuttosto le mutande. Che modi sono quelli di andare in giro così oscenamente coperta—

—Sto aspettando il fattorino del ristorante, altrimenti come vado a rispondere, nuda?— rispose con altrettanta ironia Simona.

—Magari! Così lo invitiamo a fare qualcosa a quattro— finì dispettoso Franco che si divertiva a punzecchiare la moglie togliendole il gusto dell’ultima parola. Simona fece una smorfia ma non replicò perché la sorella aveva preso a ridere per quella situazione squisitamente scoppiettante. Franco era decisamente simpatico e si completava perfettamente con la sorella, a volte un po’ troppo seria. Si capiva a prima vista che Simona non gradiva accordare tutta se stessa con chiunque le fosse capitato a tiro. Francesca come sorella accettava in pieno quella volontà ma come donna un po’ meno. Anche lei non avrebbe mai di sua iniziativa abbordato un perfetto sconosciuto ma in cuor suo non riusciva a rifiutare l’origine di quell’idea, e si sarebbe volentieri buttata in un gioco simile alla cieca, fosse stato anche l’idraulico dei filmetti.

—Ma allora questa sera niente uscita galante a tre?— domandò di nuovo Franco fra lo stupito e l’incredulo.

—No, no tieni pronta la carta di credito perché questa sera ci porti fuori tutt’ e due— rispose con voce estremamente sensuale Simona strusciandosi sul marito che l’abbracciò stretta risalendo con le mani la gonna stretta del tallieur.

—Visto che non sappiamo quando arriva il fattorino, perché non ti spogli e tenendo a portata di mano quella bella tunica color turchese che ti ho regalato qualche mese fa?— suggerì Franco mentre con modi estremamente sensuali le aveva già slacciato la gonna che silenziosamente era caduta come un anello floscio ai piedi.

—Ehi porco che non sei altro…— finse di lamentarsi Simona districandosi dal rinnovato tentativo del marito di toglierle la camicetta.

—Quante storia per una camicetta— rispose Franco sbottonandola velocemente. Fu talmente rapido che il reggiseno in pizzo dai colori che ricordavano i piumaggi di uccelli tropicali volò via in un sbatter d’ala rimosso da quelle possenti mani virili. Il seno ballò nell’aria sontuoso proprio mentre due leggere mani femminili abbassavano, facendoli sparire, gli slip coordinati.

—Simo, ora così stai meglio!— gorgheggiò Francesca con in mano gli slip della sorella dopo averli odorati sensualmente. —Hai ragione cognata—

—Cosa avete in mente voi due?— chiese circospetta Simona.

—Quello che ci hai appena proposto— rispose allusiva Francesca —Aspettiamo il fattorino per pranzare, solo che al dolce ci abbiamo già pensato noi!—

—Ah, avete sentito la mia sorellina vergognosa?— la canzonò Simona portandosi le mani ai fianchi mentre Franco le guardava interessato e divertito.

—Cosa c’è di tanto strano nel volere il dolce a fine pasto, no Franco?— rispose per le rime Francesca tirando in ballo volutamente il cognato che a sua volta, stupendo entrambe le donne, aggiunse

—Per il dolce chiamerei anche Cristina così facciamo quattro— Simona sembrò leggermente più rilassata

—Buona idea così ricomponiamo la coppia spaiata, Io e te, la Franci e la Cri.— detto ciò si avviò verso la camera con in braccio i suoi vestiti e quelli del marito. Quando Franco rimase solo con Francesca le disse tra il serio ed il faceto —Non ti preoccupare ti lascio andare con lei,— alluse alla moglie indicandola con un gesto vago del pollice

—Io ci ho sempre scopato con Cristina… e tua sorella non è assolutamente contraria all’incesto. Ma la conosco e vuole darti la possibilità di farlo la prima volta con una che non ti sia consanguinea—

—Incesto, che parolone.— commentò calma Francesca

—Non ho mica remore a farlo con Simo, se poi pensi che non l’ho mai fatto con una donna, farlo con lei non mi mette in nessunissimo imbarazzo.—

—Mi fa molto piacere Francesca sentirtelo dire, ma sai com’è fatta tua sorella, no? Lei si preoccupa sempre per tutti e anche in questo caso ha deciso che per te è meglio provare con Cristina. Sperò che tu non abbia nulla in contrario, no?—

—Tranqui, Franco. Mi farò tua sorella, invece che mia sorella— scherzò Francesca

—In fondo sempre sorelle sono, no?— Franco e Francesca scoppiarono a ridere e completamente sereni raggiunsero la cucina dove la dinamica Simona stava gia apparecchiando avvolta nella famosa tunica celeste. Francesca le si avvicinò e prendendola da dietro le alzò la tunica affondando le mani nelle natiche

—Sorellina, mi raccomando chiama la Cristina perché io adesso ho voglia di fica, prima la sua e poi la tua, sempre se vuoi…— Simona si voltò verso la sorella e calma le prese il viso tra le mani sussurrandole

—Va bene—

—E’ un va bene, va bene… o non ti va affatto bene?— Simona le mise una mano sulla vulva introducendo leggermente il medio

—Grazie per aver rispettato la mia scelta—

—Beh, ho solo esaudito solo metà dei tuoi desideri— accennò Maliziosa

—Prima ho scelto Cristina, e va bene… ma poi ci sei tu— Simona l’abbracciò, Francesca abbracciò la sorella ed entrambe si strinsero fino a togliersi il fiato —Cosa farei senza di te, adesso?— domandò la maggiore.

—E’ una domanda stupida, pensa piuttosto cosa faremo dopo!—

—Sei un po’ troia, eh!—

—Strega!— Il fattorino del ristorante arrivò dopo un quarto d’ora, appena in tempo per permettere a Simona, Franco e Francesca di mettersi a tavola ad un orario decente; solo allora Simona si poté finalmente sbarazzare della tunica ed unirsi a gli altri nuda come il marito e Francesca, sua sorella.

—Ma Simo, come ci si comporta in un privé… ci si spoglia subito… appena si trova da fare?— chiese Francesca aiutando la sorella ad aprire gli ultimi contenitori di carta termici dove erano state trasportate le pietanze. Simona prese dalle mani della sorella il primo contenitore con la pasta alla matriciana e lo rovesciò nel piatto del marito, poi disse —Io preferisco andare solo in pelliccia, se è inverno… e d’estate invece prendo l’armadietto e mi spoglio… rimango solo con un bel paio di scarpe e basta. Non hai neanche bisogno dei soldi perché c’è la consumazione libera—

—E se hai bisogno qualcosa anche solo per andare in bagno, che fai?— chiese Francesca porgendole l’ultimo contenitore con la pasta ancora fumante.

—Franci ti stai scordando che è un privé e ci sono dei bagni riforniti apposta con tutto quello che noi donne abbiamo bisogno…— Franco arrivò in cucina con passo svelto —Allora donne, si mangia?— Simona guardò l’orologio e rivolta al marito gli chiese —Hai telefonato a tua sorella?—

—Per cosa?—

—Per invitarli oggi pomeriggio, no?—

—Ma non lo avevi fatto, tu?— reagì Franco quasi scocciato —Vi capite meglio fra donne!—

—Ma cosa c’è da capire? Li dobbiamo solo invitare a scopare—

—Sei sicura che Luciano sia libero?— —E tu prova— —Hei ragazzi non voglio che litighiate per colpa mia— disse Francesca che cominciava a sentirsi a disagio per il crescente imbarazzo creato da quella conversazione tra la sorella ed il cognato

—In fondo posso provare anche domani l’ebbrezza di andare con una donna— Franco preso il telefono senza fili s’accinse a fare il numero ma prima di prendere la linea sorrise alla giovane cognata

—Francesca, ma non ti sarai mica spaventata per questa civilissima lite tra moglie e marito?— disse scherzando

—Lo sai no, che tua sorella vuol sempre aver ragione lei?— Francesca rise e per sdrammatizzare prese le parti del cognato

—E’ vero vuol sempre aver ragione lei, ma l’ha sempre fatto! E tu l’hai sposata, che colpa né ho io che sono solo la sorella?—

—Allora vecchie betoniche, vogliamo finirla?— sbottò Simona fingendosi piccata. Franco attese che il segnale di libero lasciasse il posto alla voce di qualcuno, di sua sorella Cristina o di suo cognato Luciano

—Ciao cognato— disse appena si fu aperta la comunicazione

—Ti chiamo perché dovresti far togliere le mutande a tua moglie e portarla qui oggi pomeriggio per una caccia alla vergine— Francesca guardò il cognato stupita

—Ma quale vergine…— protestò cercando l’approvazione della sorella con lo sguardo.

—Beh Franci hai mai leccato una fica, tu?— Francesca non poté che scuotere la testa in segno di diniego.

—Ecco che allora in quel caso sei vergine…— constatò Simona allargando le braccia.

—Si, si hai capito bene. Abbiamo ospite qui da noi la sorellina di Simona e siccome domani avrà il battesimo dell’ammucchiata… le manca solo di ciucciarsi un po’ di figa— continuava a spiegare Franco ad alta voce.

—Ma come sei materiale— lo rampognò Simona ma scatenò solo l’ilarità della sorella e la più completa indifferenza di Franco che continuò imperterrito a ridere e a scherzare con il marito di sua sorella

—Dai Luciano vieni anche tu, che c’è bisogno d’una mazza in più. Facciamo per le tre e mezza… massimo le quattro. Che poi questa sera le porto fuori, sul lago e non vorrei fare tutto di corsa—

—Anche prima, anche prima— disse alzando la voce Simona, e poi allungando la mano

—Passami la Cristina, le dico io di venire prima—

—Ciao sorellina, allora ci venite oggi?— chiese ancora Franco

—Si, che c’è Francesca! Te la ricordi no? Ed ha bisogno del tuo aiuto… o meglio vuol solo fare quattro chiacchiere con la tua passera…—

—Dai passamela— disse Simona prendendo la cornetta dalle mani del marito

—Hei Cri, perché non passate prima, anche le due, due e mezza?—

—Vedi tua sorella come si intromette sempre nei discorsi degli altri?— commentò Franco tra il serio e il divertito —Tu non farlo mai con Graziano, è una cosa che smonta anche l’uccello più duro— Francesca rise —Ma io tua sorella l’ho mai vista?—

—Si al matrimonio, ti ricordi lei era quella con i capelli rossi, ramati non troppo alta e forse troppo magra ma con due tette che non sai mai come facciano a rimanere appese in cima a quel bastone—

—Che stronzo che sei a dire queste cose di una donna, e poi è anche tua sorella!— reagì Francesca ridendo ed aggiunse

—Allora ero piccola e le tre verginità le avevo veramente ancora tutte, ma tua sorella me la ricordo perché non ha mai smesso di parlare per un minuto, era una macchienetta… e mi chiedo proprio cosa succede quando si incontra con Simo—

—Quando vengono a casa nostra o noi siamo da loro, le cose stanno in questi termini… se stanno zitte o sono svenute o se la stanno leccando!—

—Vengono dopo le due— li aggiornò Simona appena interrotta la comunicazione e poi recitando la parte della pettegola cattiva si rivolse alla sorella

—Vedi, tuo cognato non è neanche capace di venderti al miglior prezzo… vatti a fidare di lui—

—Non sapevo Simona che tu facessi anche la tenutaria— ribadì Francesca con una battuta tagliente ribaltandole la frittata.

 —Attenta Simona, questa te la cuce di notte pur d’avere tutti i cazzi per lei— aggiunse Franco sghignazzando per la battuta.

—Ed io che credevo d’avere una sorella capo redattrice e un cognato super ingegnere da urlo…— disse Francesca per rinfocolare ancora di più gli animi

—Invece mi sembrate due bimbi dell’asilo— Risero tutti quanti e Francesca guardò sua sorella e suo cognato ridere e divertirsi; erano due persone spassose e si stava divertendo molto, e non erano come quei suoi compagni o compagne noiosi e già troppo vecchi per la loro età.

—Sai quanti bambini di quarant’anni e più vedo tutti i giorni in ufficio?— commentò Franco

—Tu non sai quanti. Mi sembra d’essere un maestro delle elementari, ma con il frustino del domatore—

—Uh, dai adesso lascia stare l’ufficio, pensiamo a lei— disse Simona bloccando il marito

—Prima di metterci a tavola mi avevi chiesto una cosa per domani vero?— Francesca fece mente locale poi rispose

—Si ti avevo chiesto come dovevo vestirmi?—

—Già adesso ricordo— ricordò Simona, ed aggiunse —Io direi che non ti devi vestire da fanatica—

—E cioè— —Le fanatiche sono quelle un po’ in età che usano corsetti, autoreggenti, giarrettiere… e altre stronzate che poi alla fine ti danno solo fastidio— gesticolò eloquente —perché si suda dentro quegli scafandri, perché stringono e perché, perché, perché. —

—Tu hai ventitré anni e cerca di rimanere la ragazza che sei.— disse Franco annuendo. —Già, hai un bel seno, un bel sedere, di cellulite quasi niente e praticamente non hai pancia.— spiegò con maggiori dettagli Simona

—Ti bastano un bel paio di scarpe, un po’ di trucco sugli occhi e un rossetto color carne e sei pronta.—

—Ah, vuoi dire che le fanatiche si mettono su da troie più per nascondere che per adescare?—

—E brava Franci, vedo che inizi ad ingranare— la lusingò Simona con un sorriso.

—Ma non siete in fondo voi che volete vederci vestite da troie?— chiese Francesca rivolto a Franco che per poco non tossì il cibo fuori dalla bocca per quella stoccata non prevista.

—Francesca, ma tu vuoi rimanere mia amica o… — si finse arrabbiato Franco tra le risa della moglie che replicò prontamente

—Lo vedi Franco, lei è mia sorella—

—Vedo, si!— recitò Franco

—Ma so anche che a me la donna piace biotta, completamente biotta e depilata. E di conseguenza odio qualsiasi tipo di straccetto addosso quando trombo—

 

FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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