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Cercasi Felicità (4 di 8)

L’orologio segnava le due meno dieci e Franco si era alzato da tavola per preparare il caffè che a detta della moglie era superbo, lasciando le due donne sedute al tavolo a chiacchierare. Si era diretto verso i fornelli spinto dalle parole della moglie

—Crock, facci quel buon caffè, che solo tu sai fare— gli aveva detto per rimanere qualche attimo sola con la sorella —Certo Crick— le aveva risposto lui esaudendo quel desiderio inespresso a parole, ma palese nelle intenzioni. Francesca giocò soprapensiero con il proprio seno sinistro. Stava per cominciare a vivere la sua terza fase della vita, incerta ma con molte idee, come ogni volta che si trovava a vivere la vigilia di qualcosa per lei importante. E per quel pomeriggio il suo destino aveva prescritto per lei una cernita voluttuosa di istinti e piaceri da rimescolarle come in un’insalata. Sapeva che da quel primo incontro sarebbe dipeso un po’ tutta se stessa.

—Pensieri?— chiese seria Simona.

—Devo ancora abituarmi al fatto che nuda le tette volano…— rispose reticente cercando di sviare il discorso ma la sorella se ne accorse. Deglutendo a fatica rispose sincera per non minare ulteriormente la sua autostima

—Sono in ansia, ma sono felice d’esserlo. E voglio esserlo se è questa la strada per il paradiso— rise, ma era seria ed anche un po’ sollevata per non aver taciuto alla sorella. Era solo dalla sera prima che avevano ripreso di nuovo a confidarsi dopo anni di sola frequentazione. Simona era sicuramente una donna posata e Francesca una ragazza ormai adulta, e la conquista della fiducia in sé stessa era stata tutt’uno con la sua voglia di vivere. Quando Simona era uscita di casa per sposarsi Francesca si ricordava come una liceale brufolosa, ora invece dopo la maturità e i due anni passati a Padova a studiare le avevano conferito l’orgogliosa patente di donna libera. E si era scoperta sempre di più femmina ed era quella la svolta che cercava per la sua vita che si delineava sempre di più con l’accettazione della maturità personale.

—Comunque è vero quello che ti ho detto sulle tette!— Simona rise alla battuta e decise che per il momento sua sorella doveva combattere da sola con i suoi demoni e stando allo scherzo chiese

—E la passera, come sta la passera sempre all’aria— —Sta bene, e così depilata ho sempre voglia di toccarla—

—E cosa di ti vieta di farlo?— Francesca rise

—Nulla— e aggiunse —Invece vorrei che tu mi guardasti bene sotto, se mi sono rasata in tutti i punti—

—Ma non ti ha guardato già Franco?— chiese scherzosa Simona all’indirizzo del marito che stava arrivando con un vassoio contenente le tazzine e lo zucchero.

—Forse… ma temo che non abbia avuto molto tempo per controllare, però non posso dirgli nulla perché mi ha fatto fare la prima inculata dopo quasi due anni!—

—E che non scopavi, quanti anni erano?—

—Con la passera?—

—Si, scusa volevo chiederti quando era stata l’ultima volta che avevi scopato nel modo cosiddetto normale—

—Quattro mesi fa con un ex ragazzo di una compagna di casa. Lei l’aveva lasciato, lui la cercava ed io mi sono messa in mezzo e mi sono fatta scopare—

—Beh sei un po’ stronza…—

—No, no non hai capito! Lui era venuto a casa nostra ma lei non c’era e quando ha capito che era finita è rimasto un po’ li a sfogarsi con me, ed è stato allora che gli ho proposto di scopare. Io avevo voglia, lui si doveva dimenticare e allora zac, l’abbiamo fatto.—

—Ritiro la stronza—

—Grazie, perché io non potrei mai scopare con il ragazzo di una per portarglielo via, piuttosto invito anche lei…— ammise maliziosa

—Ed è per questo che voglio farlo con un’altra.—

—Teoricamente…— aggiunse Simona con l’intento di correggerla.

—Si per ora è solo una teoria, ma è una grande verità che sento dentro—

—Ecco i caffè— e ciò detto arrivò esuberante Franco facendo saltellare il pene in mezzo alle gambe. Francesca appena l’uomo fu vicino al tavolo per mescere il caffè strinse il pugno attorno al sesso scoprendone il glande.

—Occhio ragazza, che mi fai versare il caffè bollente— l’ammonì Franco spostando un poco il bacino.

—Mi piace la sua levigatezza— commentò tenendo in mano il pene del cognato mentre con l’altra mano appoggiava le labbra alla tazzina.

—Ed il suo calore… e poi senti come pulsa—

—Lascia il cazzo di mio marito!— intervenne scherzando Simona togliendo le mani della sorella dal ventre più che mai nero di peli di Franco.

—Anzi, adesso finché lui sparecchia noi andiamo a vedere se stamattina hai fatto un bel lavoro.—

—Ecco, il sabato la filippina non c’é… e tocca al filippino— si lamentò teatralmente Franco guardando le due donne andarsene verso la zona notte. Rimase come inebetito a fissare quella quadriglia di glutei, dalle forme diverse, che camminavano fuori sincronia. Simona aveva preso dal padre ed era slanciata ma dalle forma decise, mentre Francesca che aveva preso dalla madre era leggermente più bassa e magra con i fianchi lievi ed allungati. Gli ricordava un po’ la sua amata e inseparabile sorella Cristina, che da sempre era stata la sua socia iscritta al loro personale banco di muto soccorso del sesso. Il citofonò suonò alle due e ventidue. Franco fece da padrone di casa andando a ricevere gli ospiti mentre Simona era andata a cercare la sorella

—Franci ci sei? Sei pronta— le aveva chiesto quando l’aveva vista uscire dal bagno.

—Me la sono lavata ancora perché prima avevo fatto di nuovo pipì per l’emozione— le aveva confidato Francesca e poi assieme si erano dirette alla porta. Franco spalancò la porta d’ingresso e Francesca poté vedere una bella donna dell’età di Simona con capelli rossi e lisci che incorniciavano un viso solare. Dietro di lei un uomo dal viso regolare e dal naso aquilino. Simona e Cristina si salutarono baciandosi sulle labbra toccandosi reciprocamente le lingue come era ormai d’abitudine tra loro, e cioè da quando Simona aveva iniziato a frequentare anni prima la casa del suo futuro marito.

—Franci, lei è Cristina la sorella di Franco— disse Simona.

—Ciao Cristina!—

—Sei proprio tu Francesca? quasi non ti riconosco!— le disse Cristina e la baciò come aveva fatto con Simona.

—Ero piccola, allora…— rispose Francesca elettrizzata quando le sue labbra toccarono quelle di Cristina

—Non ci capivo nulla di queste cose, ma ora le apprezzo molto— aggiunse mentre sentì un brivido percorrerle la schiena, e si ritrovò di nuovo la lingua di Cristina in bocca, che dolcemente la carezzava.

—Allora domani vieni a darla via con noi?— le chiese con rinnovato affetto Cristina ch’era senza ombra di dubbio una meravigliosa ragazza dagli occhi di smeraldo e dai capelli di rame.

—Scusate, ma dovete per forza iniziare, qui in entrata?— chiese Simona chiudendo la porta

—E tu Franci lascia che Cri e Luciano si mettano almeno nudi—

—Si, vengo a vedere com’è l’ambiente— rispose Francesca ignorando la sorella.

—Dai andiamo di là… abbiamo tanto da raccontarci— disse insistendo Simona. Spinse le due donne verso la sala intervenendo per rompere quell’intesa già forte che si era instaurata tra Francesca e Cristina. Ed aggiunse

—Beh Cri, lei ha uno spasimante che l’ha invitata al Castello e lei per non far brutta figura viene prima con noi a fare allenamento— Franco era ritornato in cucina a preparare un nuovo giro di caffè mentre Luciano si era subito defilato nella stanza degli ospiti per spogliarsi in santa pace. In salotto invece, sedute sul divano, le tre donne ridevano e scherzavano. Francesca, seduta tra le due cognate, era completamente a suo agio. Solo Cristina era ancora vestita ed indossava un abito bianco, leggero da cui traspariva chiaramente l’assenza del reggiseno.

—Si, domani vengo a dare un occhiata— aveva ripetuto gioiosa Francesca mentre le sue mani sfioravano spesso le belle gambe di Cristina, a mala pena coperte dalla gonna svolazzante. Simona percepì nettamente quell’atmosfera allegra ed affettuosa notando con soddisfazione che la sorella stava intensificando le carezze sull’ospite finché non vide chiaramente una sua mano poggiarsi sul ginocchio di Cristina

—Beh Cri, come sono fortunate queste ragazze d’oggi, eh?—

—Caspita che moroso modello, ai miei tempi il marito non mi avrebbe mai invitata al Castello— commentò Cristina muovendo le sue belle mani dalle unghie smaltate con un sottile strato color perla. Francesca guardò la sorella di suo cognato negli occhi con un misto di sfida ed eccitazione.

Era arrapata e per la carezza che le aveva dato si sentiva come paralizzata dal desiderio di inoltrare le dita lungo le cosce. Simona lesse in quello sguardo tutta la voglia della sorella e decise ch’era l’ora di smuovere la ragazza

—Dai Franci, fai tu da padrona di casa e metti a suo agio la Cri. Non è bello lasciarla così vestita di fronte a noi due, così, belle e nude.— Cristina guardò la giovane, visibilmente curiosa ed eccitata; l’aveva vista la prima volta adolescente e quieta ed ora la ritrovava donna ed arrapata. Francesca le sorrise mettendole la mano destra sulla coscia sinistra

—Che faccio, allora… vado?— Simona fece alzare la sorella dal divano dandole una pacca sul sedere

—Vai, vai e mettiti davanti a lei— Cristina si abbandonò completamente alle cure smaniose della giovane alzandosi la gonna sul ventre, mentre le dita della ragazza cercavano di infilarsi nelle mutandine di seta. Francesca eccitata dalla vicinanza del sesso annunciò roca

—Allora le toglierei subito il reggipetto infilando le mani nella camicetta… poi tolta la camicetta passerei più sotto…

— Simona scosse la testa —Ah, ah non vedi che non porta nulla sotto la camicetta?— Francesca deglutì e posizionandosi meglio in mezzo alle gambe di Cristina allora le cercò la vulva che presto poté vedere. Era ovviamente glabra ma con un triangolino molto piccolo e fine che le macchiava la parte alta del pube. Si sbarazzò del tanga, aiutata da Cristina che inarcando la schiena l’aiutò ad arricciolare l’indumento lungo le gambe. A quel punto aveva di fronte a se il solco della vulva appena dischiuso. Poco distante da loro Simona si stava masturbando ed ansimava, Luciano tornato in mezzo a loro nudo sorseggiava il suo caffè, mentre Franco stava riprendendo la scena con una video camera.

—Franci, finisci di spogliarla— suggerì Simona ch’era sempre più intenta a masturbarsi. Francesca recepì il messaggio ma riprese comunque a frugare alla rinfusa nella vagina di Cristina.

—Rilassati, prendi le cose con calma…— le disse Cristina che intanto si era mossa, e faceva scorrere le sue mani sul seno della giovane. Poteva sentire il suo cuore battere all’impazzata e i seni indurirsi. La baciò sul collo mentre con una mano si sbottonava.

—Lo faccio io…— disse Francesca aprendole la camicetta sino a scoprirle i seni turgidi e bianchi macchiati qua e la da qualche efelide.

—Oh Cristina… che belle tette— disse Francesca abbandonandosi su di lei.

—Mi sento arrapata, sono arrapata— sibilò buttandosi con impeto, affondando il viso e la chioma riccia tra quei seni diafani, iniziando a leccare e succhiare i capezzoli turgidi. Presto Cristina si ritrovò completamente svestita, adagiata supina sul divano con le due sorelle che assieme le leccavano la vagina larga e dilatata abbastanza da poter accogliere il pene di Luciano già pronto vicino a loro.

—Fate mettere me, di schiena— propose l’uomo tentando di farsi udire dalle tre donne che ormai erano perse nel turbinio dei giochi. Intervenne anche Franco che nel frattempo si era sbarazzato della telecamera assicurandola ad un cavalletto.

—Ragazze, fate sdraiare Luciano!— disse Franco battendo le mani per farsi udire sopra quel sommesso brusio di vagiti, e solo allora il marito di Cristina poté distendersi sul divano. Luciano puntò il membro eretto verso l’alto e accolse la moglie che rivolgendogli la schiena si fermò supina su di lui iniziando con un ritmo blando un balletto estremamente sensuale. Cristina gemeva mentre Francesca davanti alle sue gambe aperte guardava con occhi pieni di desiderio quella vagina dilatata e penetrata. Subito prese ad ansimare forte quando la ragazza con un dito prese a solleticarle il clitoride gonfio. Simona scosse la testa per quel piccolo errore della sorella che al posto delle dita avrebbe dovuto usare solo le labbra per toccare Cristina ed il suo clitoride estremamente gonfio.

—Franci, cosa aspetti? Leccala— le ordinò Simona continuando sempre a giocare con i seni della cognata. Le insalivava i capezzoli appuntiti, e poi risucchiava in bocca la sua stessa saliva. Francesca capì che era giunto il fatidico momento e messasi davanti alla vagina di Cristina la leccò baciandola teneramente finché non si ritrovò in bocca i primi umori biancastri. Chiuse gli occhi e li ingollò felice. Riprese a leccare con rinnovata foga tutta la vulva fermandosi quasi sempre sull’ingresso della vagina dilatato e occluso dal pene di pene di Luciano, e li vi lasciava sempre più spesso la punta della lingua ferma su quella piccola porzione di maschio che sentiva viva e pulsante.

—Ragazze fatemi uscire di qui— protestò Luciano quando il peso della moglie e di Francesca fu troppo da sopportare, e dopo che la moglie si fu alzata sfilandosi con qualche sospiro dal suo pene lasciò il posto a Francesca che si sdraiò a gambe aperte sul divano.

—Vienimi sopra Cristina— la chiamò la ragazza con la voce ingorgata dal desiderio. Subito la donna s’accovacciò sul viso della giovane percependo immediatamente l’intenso piacere che si produsse al primissimo contatto della lingua con le rime più interne. Reagì, prima, rilasciando uno spruzzo di umori tra le labbra di Francesca e poi con un gemito si scostò ad offrirle l’ano. Ma Francesca non capì il gesto perché era già frastornata da Luciano che nella foga aveva trovato il tempo di baciarle i seni e succhiarle i capezzoli. Simona stava a carponi vicino al divano godendosi la sorella che stretta nel suo primo amplesso con un’altra donna smaniava tra le cosce di Cristina. Avrebbe voluto unirsi a loro ma Franco la stava penetrando con foga, e non si mosse neanche quando il marito le offrì il pene grondante dei suoi umori. Ebbe solo un brivido al pensiero di non poterlo ancora assaporare, ma lo imboccò ugualmente. Luciano spostatosi dietro la moglie sorrise a Francesca dicendole

—Mi lasci il suo culo?—

—Si, si dai! Ma cosa le fai, la inculi?— chiese raggiante Francesca che aveva la testa incastonata tra le gambe di Cristina e i capelli ricci erano umidi di sudore e di umori. Luciano per tutta risposta sollevò le natiche della moglie penetrandola con facilità. La ragazza lesta iniziò a leccare i filamenti biancastri che sembravano letteralmente trasudare dalle pieghe rosa scuro di Cristina; con le dita tendeva la pelle, con le labbra giocava col suo clitoride e con gli occhi si gustava beata la frizione del pene nell’ano sopra di lei. Cristina quasi subito raggiunse l’orgasmo per le attenzioni molteplici del marito e di Francesca che appena trovò libero il pene di Luciano lo liberò del preservativo e prese a baciarlo, leccarlo e succhiarlo.

—Ora scopami, dai ora tocca a me— disse concitata Francesca che continuava a ricevere le attenzioni di Cristina, e esprimendo con foga quel suo desiderio così impellente strinse le cosce attorno al viso della donna.

—Dai Cri cambiati di posto con lei— disse Simona sempre a carponi giù dal divano.

—Arrivo, arrivo— rantolò Cristina e dopo essersi sdraiata a sua volta di schiena accolse Francesca sul viso. Luciano trovandosi ora alle spalle della ragazza affondò dentro di lei mentre la moglie sotto di loro li leccava entrambi. Il suo pene era durissimo e nei suoi movimenti lo affondava nella ragazza come lo offriva alla moglie. Cristina in quel gioco di scambi aveva solo il tempo per un breve risucchio, il tutto stava avvenendo lentamente e apparentemente senza soluzione di continuità. L’armonia si interruppe solo quando Luciano non eiaculò nella bocca della moglie schizzando anche sulle parti esterne della vagina di Francesca. La ragazza rantolava i suoi ripetuti orgasmi sempre più inebriata dal contatto fisico con una donna e straordinariamente arrapata dal profumo di una vulva arrossata e gonfia. Franco volle imitare Luciano e afferrata di nuovo la moglie per i lombi la penetrò finché esausto non le eiaculò abbracciandola stretta e nel tentativo di trattenerla caddero entrambi a terra. Franco caduto di schiena offrì di nuovo il pene avvolto di sperma alla moglie che lo imboccò immediatamente. Quando gli ansimi lasciarono il posto al silenzio ed al fruscio dei corpi sul telo copri divano la compagnia sciolse i giochi e ognuno si perse ricercando un attimo di relax per recuperare le forze. Simona andò a preparare del the freddo mentre Franco assieme a Lucio riguardò le immagini registrate con la video camera. Solo Cristina e Francesca avevano preferito rimanere sdraiate sul divano a riposare chiacchierando. Cristina con le gambe spalancate e le dita sul clitoride stava chiedendo alla ragazza, anche lei intenta nel medesimo rituale

—Allora, questo Graziano? E così importante per te?— le chiese ricambiando con affetto il sorriso d’una ragazza felice e dal volto sudato dalle fatiche del coito.

—Io e lui abbiamo sempre avuto molto feeling mentale, mi sono innamorata di lui all’istante ma l’ho ammesso a me stessa solo dopo un anno.— disse con un sospiro e dopo essersi portata alle sue spalle prese lei stessa a masturbarla tenendole le mani

—Avevamo delle incomprensioni sessuali perché io mi tiravo sempre indietro quando lui mi chiedeva di pensare un po’ più in la delle solite scopatine in macchina ed io soffrivo per questo. L’ho perso dopo un anno, per colpa mia, perché non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi e dirgli che l’amavo e che volevo seguirlo.— Cristina sospirò in preda ad un brivido di piacere e chiese

—Da quanto tempo è che non lo vedi?— Francesca smise per un attimo la frizione ed aggiunse

—Non l’ho visto né sentito per quasi due anni… ed è stata una specie di trapasso. Ma mi è servito a cambiare, a crescere, a capire di non aver paura, a capire quanto valgo.—

—Ragazza come sei fin troppo dura con te stessa— Francesca si succhiò le dita bagnate degli umori suoi e di Cristina commentando

—Forse, ma prima non ci ero riuscita, mi mancava ogni minuto, ogni attimo; ogni volta che facevo un piccolo passo avanti ero soddisfatta di me stessa e cominciavo ad imparare ad amarmi, ma non per questo amavo di meno lui. Ora sto incominciando ad amarmi molto.—

—Ma lui chi è?—

—E’ un ragazzo dolce, sensibile, e molto affettuoso. Ed anch’io con lui. — rispose di getto Francesca massaggiando il seno bianco come il latte di Cristina, e dopo aver tentato di contare quante efelidi aveva sulle spalle aggiunse

—Ma tu volevi sapere dove l’ho conosciuto, vero?—

—Ha importanza da dove viene?— le rispose dolcemente Cristina

—L’importante è che tu lo ami, no?—

—Si— rispose fiera Francesca, felice d’aver riacquistato quel giusto senso del potere che le dava una rassicurante sensazione di benessere. Aveva capito che per essere padrona di se stessa bisognava avere rispetto per le propri istinti. Torse il busto e con il viso ed andò a cercare la vagina di Cristina che molto semplicemente aprì le gambe distendendosi sul divano; Francesca iniziando a baciarla le scavalcò il viso offrendosi a sua volta.

 

FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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