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Chiara, mia sorella

Una volta ho fatto l’amore con mia sorella.
è stato qualche anno fa, nel ’90.
Eravamo nella casa di campagna e dormivamo tutti e due nel lettone degli ospiti, perché avevamo ceduto le nostre camerette a degli amici dei nostri genitori.
Erano le vacanze di pasqua e noi arrivammo con la mamma il mercoledì.
Io avevo appena dato un esame all’Università e Chiara (nome ovviamente falso), mia sorella, cominciava a prepararsi per la maturità.
Io ero rilassato e sereno, Chiara insomma… era arrivata carica di libri e dizionari e mi chiese di darle una mano.
Fino alla Domenica passammo le giornate dormendo fino a tardi, parlando della nostra vita e di come mi trovassi a Urbino (dove stavo benissimo, lontano da una famiglia che adoro ma che è anche parecchio ansiogena).
La domenica sera successe il patatrac.
Ho già detto che era nervosa, la sorellina (insomma, tanto sorellina: è alta 1. 75).
Quando telefonava Silvia, la mia ragazza (che era a Torino dai suoi), dava anche segni di squilibrio da gelosia.
Quella sera poi siamo stati due ore al telefono e lei (Chiara) urlava che aspettava una telefonata e così via.
Andammo a letto dopo un litigio e senza darci la buonanotte, né dirci niente dopo che ci eravamo mandati affanculo reciprocamente.
Dormivo già da un po’ quando mi accorsi, svegliandomi lentamente, che chiara aveva il culo voltato verso di me, mi teneva la mano e me la teneva sulle sue natiche.
Feci finta di continuare a dormire, intanto mi eccitavo sempre di più, finché non mi uscì fuori dalle mutande.
Chiara si spinse di più verso di me, lasciò la mano e si sfregava al mio cazzo duro contro le sue mutandine, infilato tra le gambe.
Allora smisi di fingere di dormire e la strinsi alla vita.
Lei cercò di divincolarsi (cosa che non capivo).
Le abbassai le mutandine e guidai con la mano il cazzo sulle labbra della figa, che era bagnata e pronta.
Chiara sussurrava “no, no, no”.
Non dissi una parola e iniziai a entrarle dentro piano.
Chiara era vergine?
Eh si.
La cosa stava per fermarmi, ma l’eccitazione mi spingeva ancora di più.
Eravamo sdraiati di fianco, senza guardarci, senza dire nulla a parte i
“no, lasciami” di mia sorella, sussurrati.
Chiara non stava godendo e io la stavo per sverginare.
Premevo più forte e iniziai a dirle:
“non devi godere puttana, ti vengo in bocca” e finalmente entrai del tutto, sentivo anche un po’ male.
Iniziai a muovermi forte, la chiamavo troia, le tiravo i capelli.
“Ti chiavo senza baciarti puttana, ti svergino da dietro, troia”.
La misi a pecorina mentre sentivo che ormai era fatta, il cazzo andava e veniva in una potta bella ricettiva e larga, anche se non era più molto bagnata.
La tenevo per i fianchi.
Aveva un bel culo, lo accarezzavo stringendole le natiche, le infilai un dito dentro e la chiavavo sempre più forte.
Lei aveva la testa abbandonata sul cuscino e mi sembrò che stesse singhiozzando.
In quel momento sentii che stavo per godere e le dicevo
“in bocca in bocca, fammi godere in bocca”.
Uscii dalla sua potta la voltai, salii sul suo petto e, tenendole la testa, glielo infilai in bocca, godendo subito sulle sue labbra.
Chiara ingoiò.
Scivolai dalla mia parte senza dire una parola.
Avevo goduto enormemente.
Accennai una carezza ma mia sorella si voltò dalla sua parte.
Tornammo nella posizione di partenza, di fianco.
Mi tornò duro e mi infilai sotto le coperte, iniziai a leccarla e ora mi sembrava che la sorellina non avesse più tanti problemi.
Sollevò le coperte, si mise comoda a gambe larghe mugolando di piacere, accarezzandomi i capelli.
L’eccitazione mi era salita alle stelle, avevo il cazzo duro e teso.
Salii verso la sua bocca continuando a leccarla, sul ventre e sul seno e la chiavai baciandola forte sulla bocca.
Entrai subito, nella potta bagnata dall’eccitazione e dalla mia saliva.
Ora anche il suo viso sapeva di potta.
L’adoravo.
Facemmo l’amore in una maniera… mai così, con nessuna.
Chiara mi chiese di più e di più.
Lo tirai fuori prima di venire e le schizzai sulla pancia, venimmo insieme.
Poi parlammo tutta la notte, Chiara mi disse che non sapeva cosa le fosse successo: perché mi strusciava mentre dormivo, perché non volesse dopo, perché aveva fatto l’amore con tanta passione dopo che l’avevo leccata.
Non successe mai più.
Soltanto, qualche volta, ci guardiamo in un modo che mi lascia intuire che non le dispiacerebbe rifarlo. Io mi sono dichiarato già più di una volta.
Chiara ride e dice (quando siamo soli)
“Eddai che t’ho dato la mia prima volta! “. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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