Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Adolescenti / Ciao ciao con la manina
copertina racconto erotico

Ciao ciao con la manina

C’è un parco cittadino dove ci si trova nel fine settimana, la sera, e la polizia consente che si facciano ordinati barbecue; a vedere da lontano il prato vasto e circondato di alberi si direbbe di essere in un accampamento indiano: fumi si levano nell’aria calda e ferma dell’estate dalle braci, si sente un generico e rilassato borbottio dei vari gruppetti di amici che chiaccherano.
Qualcuno porta dei tamburi e chitarre e si fa musica altri giocano a calcio o a frisbee.
Sono serate contente, è bello stare sdraiati nell’erba a guardare le nuvole che si tingono dello scuro della notte incipiente.
Ero andato al parco con qualche amico ed amica, colleghi per lo più.
Avevamo il nostro bravo grill, un po’ attempato a dire il vero, ma ancora funzionante.
Avevamo molta voglia di stare allegri.
Dopo aver preso possesso del pezzo di parco che ci avrebbe ospitato, iniziammo a mettere verdure e carne sulla griglia.
In quel mentre, un altro gruppo di persone si venne ad accoccolare su un pezzo di prato di fianco al “nostro”.
Erano tre coppie.
Ero tranquillo, ma non così tranquillo da non dedicare almeno una occhiata per scannerizzare le ragazze che si stavano sedendo su di una coperta a pochi metri da noi.
Una in particolare attirò la mia attenzione.
Era piuttosto bassa, ma con un corpo molto pronunciato.
Portava una maglietta piuttosto aderente su un paio di poppe solleticanti ed una gonna corta, di panno, piuttosto aderente.
In realtà avevo notato, mentre si sedeva e mi offriva la vista del sedere, la forma precisa delle mutande, e potevo dire che o aveva un tanga o le si erano infilate nel sedere.
Comunque, si misero anche loro ad armeggiare alla brace, mentre il sole spariva dietro l’albero più alto.
Lei si era messa a sedere sui talloni davanti a me e sembrava assorta a guardare le fiamme della brace appena accesa.
Con un bastoncino rimestava il carbone mentre con l’altra mano si spostava dietro l’orecchio una ciocca di capelli, con un gesto così dolce e dimentico, che la sua immagine di meditatrice da fornacetta ne risultava perfetta.
Poi sollevò gli occhi su di me, per un lungo istante, mentre io ero attraversato dalla paura di sembrare sfacciato ma anche dall’orgoglio di non mollare per primo.
Fu lei a distogliere lo sguardo, perchè il suo ragazzo la chiamò .
“Ivana” disse
“scusa, potresti allungarmi la scodella della verdura? “.
Lei sorrise, non so bene se a lui o a me, e si alzò .
Questo alzarsi fu una delle cose più sensuali che avessi visto.
Si alzò come un ghepardo dopo il pasto, allungandosi sulle gambe, tornite ma snelle.
Si sistemò la gonna, lasciando che i suoi movimenti sinuosi vi spostassero dentro il corpo.
Poi, attenta a non calpestare quanto v’era sulla coperta, si diresse verso di me, cioè verso il ragazzo.
Gli si accovacciò davanti, ancora mostrandomi il suo bellissimo visino.
Erano a non più di tre metri da me, lei gli stava davanti, ancora sui talloni, e lo guardava ridendo mentre si sistemava ancora la ciocca di capelli.
Lui guidò la propria mano sui piedi di lei e cominciò a massaggiarle lentamente la pelle nuda delle caviglie.
Poi le toccò i polpacci e le ginocchia.
Continuava a parlare, ma non capivo cosa diceva, perchè mi dava le spalle ed il suono della sua voce si disperdeva nel mormorio del parco affollato.
Con alcune mosse improbabili, mi spostai nella loro direzione, in realtà solo di poche decine di centimetri.
Però udii chiaramente la voce di lei quando disse ridendo :
“ora basta, dai, lo sai che poi mi … “.
“ti? ti cosa? ” disse lui
“mi eccito”
“ah ti ecciti, e come ti ecciti? ”
“smettila, davvero, siamo in un parco, e poi sono guai se… ”
“se? ”
“se mi viene” non udii la parola voglia, perchè la bisbigliò .
Lui rise e disse
“Bhe, potremmo sempre andare nei cespugli”
“si, bravo, una bella figura coi tuoi amici.. ”
Lui allora la cinse con un braccio e l’attirò a sè .
Iniziarono a baciarsi ed io distolsi lo sguardo e spensi l’audio, colto da improvvisa vergogna.
Resistetti un minuto poi mi cadde di nuovo lo sguardo e notai che lei teneva gli occhi aperti e mi guardava da sopra la spalla di lui mentre lo baciava.
“Uhmm, mi dissi, Ora come me la gioco? “.
Lei gli stava sopra con il busto mentre le gambe erano allungate sull’erba, di lato.
La gonna le era parecchio risalita sulle cosce e non potei evitare di ammirare l’incarnato eburneo delle sue gambe.
Lei notò lo sguardo e divaricò appena le gambe.
Non potevo vedere ancora niente ma avevo paura che gli occhi uscissero dalle orbite e si incamminassero verso di lei per dare un’occhiata di persona.
Qualcuno dei miei amici mi chiamò e mi chiese cosa volessi mangiare, così mi avviai alla brace e misi della carne a cuocere.
Altri amici erano nel mezzo del prato a giocare a pallone. Io mi rimisi in osservazione attenta.
Lei nel frattempo si era liberata dell’abbraccio e gli parlava, sdraiata su un fianco ed appoggiata su un gomito.
“ora sono eccitata, hai visto? ”
” vediamo come posso rimediare” disse lui muovendosi verso di lei.
“cosa vuoi fare? ” gli chiese lei, fintamente allarmata.
“ora vedrai. Accovacciati davanti a me.. così , vicina vicina… brava”
lei eseguiva ridacchiando.
Ora stava davanti a lui con le gambe all’ indiana, la gonna molto rialzata, ma non potevo vedere perchè lui era davanti.
Vidi però le sue mani sulle cosce e poi sparire sotto la gonna, mentre lei gli appoggiava la testa sulla spalla.
Rimasero così per un cinque minuti, poi lei si scosse e si rialzò , risistemandosi la gonna.
“grazie” gli disse sorridendo.
“ora tocca a te”.
Senza tanti complimenti gli si sedette in grembo e cominciò a muoversi quasi impercettibilmente mentre lo baciava.
Ero sorpreso che nessuno intorno sembrasse accorgersi di quanto stesse succedendo, come se fossi io l’unico a poter vedere.
Durò poco anche questa volta perchè lui disse “non riesco a venire così ‘ , ci sono i pantaloni… “.
“occhei, conservati per dopo allora. ” disse lei con uno sguardo malizioso.
Si alzò ed andò a chiacchierare con le altre due ragazze che mangiucchiavano qualcosa dalla brace.
Ancora vidi che mi lanciò uno sguardo.
A quel punto qualcuno del loro gruppo propose al nostro una congiunta partita a pallone.
Io, lei ed altri due miei amici declinammo l’invito.
Lei si sedette sul bordo estremo della sua coperta, vicinissimo a me, rivolta, come me, verso il prato antistante dove stava avvenendo la partita.
Il sole era sparito da un pezzo e la penombra ci avvolgeva complice, quasi ad esculderci dal resto del parco.
Ad un certo punto lei si alzò e fulminea si tirò su la gonna dietro e poi si risedette in ginocchio, in modo che io potessi vederle perfettamente il culo. Che era bello fino alle lacrime.
Le mutande, non mi sbagliavo, le si erano infilate nel solco delle chiappe.
Un istante dopo notai che stava passandosi una mano sul solco, masturbandosi lentamente.
Allora non ne potei più .
Lento come un camaleonte e circospetto come un porcospino su un’ autostrada, mi avvicinai a lei, contando sul trambusto della partita a distrarre tutti i presenti.
Le infilai un dito nella figa e lei sussultò .
Cominciai a muoverlo sempre più forte mentre con l’altra mano le accarezzavo le chiappe.
Poi, con una mossa da contorsionista, infilai una mano sotto la magliettina e raggiunsi le tette, sempre pestellando nel liquore della sua vagina.
Aveva due tette sodissimo, che penzolavano appena, poichè stava seduta quasi alla pecorina, quando le sganciai il reggiseno.
Dovevo essere veloce perchè qualcuno avrebbe potuto gettare uno sguardo nella nostra direzione.
Mi accorsi che stava venendo perchè sentii il suo ano contrarsi e la sentii sbuffare come se stesse correndo.
Subito si ricompose e si girò verso di me, ancora rossa in viso.
“mi hai fatto venire come una fontana” mi disse sorridendo
” e tu ora, come ti senti? ”
” sono un po’ stravolto, ma credo di farcela”
” non vorresti venire? ”
“per volere… però , vedi, non avendo la gonna è difficile come ginnastica”
“uhmmm, vediamo.. se faccio così ? ”
prese a strofinarmi l’ uccello attraverso i pantaloni con la mano, mentre me stava accucciata davanti, con le gambe mezze aperte ed ora potevo vedere fino i peli della figa, tanto più che le mutande si erano raggomitolate nel solco.
“ti piace quello che vedi? ” mi disse con aria maliziosa continuando il massaggio.
“Mi piace fino a farmelo scoppiare, ma credo che così non andremo da nessuna parte. Comincia anche a farmi un po’ male.. ”
“Accidenti, disse lei, oggi pare proprio che o ve lo piglio in mano a voi maschietti oppure non se ne parla, eh? …. già , perchè no? ” aggiunse con una luce maliziosa negli occhi.
Si mise davanti a me, sempre accucciata, come se mi stesse parlando, e mi lasciò dare una bella guardata allo scollo della maglietta, mentre si chinava su di me per tirarmelo fuori.
I giocatori avrebbero potuto pensare che stessimo parlando, perchè lei mi copriva ai loro sguardi.
Aprì le gambe lasciandomi vedere una bellissima topina, pelosa ma non troppo, rigurgitante fuori dalle mutande che erano evidentemente bagnate.
Mi fece una sega lenta, guardandomi l uccello e spremendone ad ogni colpo le goccioline di lubrificante naturale.
Quando venni, sorrise per tutto il tempo che schizzai sperma in giro; poi si deterse le mani in una salvietta e si girò verso il suo ragazzo che correva come un forsennato.
Con la salvietta in mano gli fece un gesto di saluto sorridendo.
E lui le fece ciao con la manina. FINE

About Storie porno

Caro visitatore maggiorenne, sei qui perché ti piace la letteratura erotica o solo per curiosità? Leggere un racconto erotico segna di più perché la tua mente partecipa al viaggio dei nostri attori. Vieni dentro le nostre storie, assapora il sesso raccontato dove la mente fa il resto.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Da dolce e quasi timida a grande porca

Siamo in camera tua, nella penombra della notte. Ad illuminarci solo i lampioni sulla strada, …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.