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Elena e la sua micia

La mia micia è ancora formicolante. Ho fatto correre le dita fra i peli e delicatamente ho toccato l’interno delle labbra, le ho sentite gonfie e delicate. Ho spinto dentro il dito e le ho sentite aprirsi per poi tornare Alla dimensione originale.

Tutto era iniziato una settimana prima, Mario ed io eravamo andati a casa di Al e Cristina per il compleanno di Cristina. Avevo bevuto un paio di drinks e ho cominciato a parlare con Al, sentendomi rilassata per la prima volta da molte settimane.
Al è un bel ragazzo che non merita la puttana che ha per moglie, sempre in cerca di nuovi uomini. La musica era bassa ed Al parlava del suo lavoro di venditore di automobili, raccontandomi tutti i piccoli pettegolezzi che è normale ci siano in un posto di lavoro. Ho notato che Mario e Cristina erano spariti da un po’ e ho cominciato a diventare diffidente; mi sono scusata con Al dicendo che dovevo andare in bagno; invece sono andata in cucina e ho trovato Mario che stava baciando Cristina. Mi sono arrabbiata, ma non volevo fare una scenata, ho detto a Mario di smetterla e sono tornata in soggiorno bollendo dentro di me.
Cristina non è una delle mie persone favorite per la sua tendenza a flirtare con altri uomini; l’avevo vista molte volte sfilare per casa in mutandine e reggiseno mentre c’era in giro il giardiniere.
Quando sono tornata Al mi ha guardato.
“Cristina sta flirtando con Mario? ” ha domandato, “Mi stavo chiedendo quando avrebbe tentato. ”
“Sono i liquori” ho detto, sperando di evitare la spiegazione.
“Non cercare di prendermi in giro, so che genere di persona è. Le piace girare mezzo nuda ed esporre tutto agli uomini, è un’esibizionista. Sai che vorrebbe far l’amore con me solo se la guardano? ”
“Scherzi? ”
“No, e a proposito, non sono ancora tornati, vuoi andare a cercarli? ”
Siamo tornati in cucina ma l’abbiamo trovata vuota; Al mi ha preso per mano e facendomi segno di tacere, lentamente ci siamo avvicinati al bagno. La porta era socchiusa, l’ho spinta e ho visto che dentro c’erano Cristina e Mario, Cristina teneva il cazzo di Mario che stava pisciando.
“Penso che sia ora che voi due ve ne andiate” ha detto Al.

Mario ed io abbiamo passato la settimana parlandoci appena, non aveva neanche cercato di chiavarmi in quel lasso di tempo, la cosa non mi dispiaceva, la nostra vita amorosa nel periodo che eravamo stati sposati era stata una cosa secondaria, Mario era un cattivo amante, uno scadente chiavatore, il nostro fare l’amore di solito consisteva nel suo saltare su di me senza alcun preliminare, conficcarmi dentro il cazzo e sborrare entro un minuto o due, lasciandomi insoddisfatta.
Era divenuto un rituale per me andare in bagno e masturbarmi per raggiungere un orgasmo dopo queste sessioni.
Oggi ero ancora a letto quando il telefono è suonato: era Al.
“Ascolta, dobbiamo parlare. Perché non vieni allo showroom all’ora di pranzo, poi andremo a mangiare da qualche parte? ”
Ci ho pensato rapidamente e ho accettato di incontrarlo vicino a dove lavora.
Al è un bel uomo nel senso più normale della parola, un metro e settantacinque per settantadue chili di peso, capelli scuri con alcuni fili d’argento ai lati. Beve un po’ più di quanto dovrebbe, ma sembra reggerlo.
Al ha ordinato un paio di drink.
“Hai ritenuto troppo importante quello che è successo la scorsa settimana, che differenza fa se Cristina si è presa delle libertà con tuo marito, accade dappertutto, sono abituato. Perché pensi che io beva più del necessario? ”
“Non capisci, questo è un problema che si è sviluppato per un lungo periodo di tempo, fin dalla nostra notte di matrimonio. ”
“Guarda, sai che sono tuo amico. Se vuoi parlarne sai che puoi avere fiducia in me, terrò la bocca chiusa. ”
I drink sono arrivati e questo mi ha permesso di mettere ordine alle mie idee.
“Ero vergine quando ci siamo sposati, Mario ed io eravamo stati insieme per due anni, ma io sono all’antica e ho voluto aspettare. Mario ha cerca di farmi cambiare idea, ma sapevo difendermi, e comunque eravamo molto uniti ma non andavamo oltre lo sdraiarci sul sedile posteriore della sua auto, ed io tornavo a casa con le mutandine gocciolanti dopo queste sessioni di sbaciucchiamenti. Finalmente mi ha chiesto di sposarlo, ha pensato fosse la sola maniera per riuscire a fottermi. Avevamo progettato di andare Alle Maldive per la luna di miele ed aveva appena lasciato la reception dell’albergo ed eravamo saliti nella nostra camera che, chiusa la porta, Mario mi ha afferrato e mi ha gettato sul letto.
“Non dire di più, siamo sposati. ”
“Ho tentato di calmarlo un po’, ma era troppo forte per me, mi ha spinto il vestito sopra la testa, mi ha strappato le mutandine e, senza neppure vedere se ero pronta, ha spinto il cazzo dentro di me con un affondo. Mi ha fatto male a tal punto che sono svenuta. Quando ho ripreso i sensi ho sentito la sua eiaculazione che gocciolava fuori di me, mi aveva fottuto sebbene fossi priva di sensi. ”
“Incredibile, ma non puoi biasimarlo troppo, era pazzo di desiderio, è più di quanto un individuo possa sopportare. ”
“Sì, posso capirlo, ma non è successo nulla di meglio durante la luna di miele. Mi saltava addosso, mi penetrava e si girava a dormire. Sai che non ho avuto un orgasmo con lui in sei anni? Devo farlo da sola ogni volta. ”
“Merita una lezione. Hai mai pensato di scoprire tu un uomo che fosse un amante migliore? ”
L’ho guardato.
“Questo suona come una proposta, Al. Forse se mi farai bere un altro paio di questi drink potrei prenderla in considerazione. ”
“Potrebbe non essere un’idea cattiva. Tu faresti pari con Mario ed io con Cristina. Sei una bella donna, Elena, è una vergogna che tu non sia soddisfatta. ”
“Prendiamo un altro bicchiere, questo è finito. ”
“Vai piano, sono grossi. ”
I drink cominciavano a farmi effetto.
“Fammene provare un altro e ti dirò se tu sei grosso. ”
“Non sono troppo grosso, la giusta media. Ma c’è un tizio allo showroom che ce l’ha come un cavallo. Si chiama Roberto, è il nostro contabile. Sembra un tipo normale ma non è normale là. ” ha sorriso Al.
“Forse dovrei prendervi tutti e due. ”
“Se lo fai, devo essere il primo. Dopo che Roberto è passato non riuscirei a sentirti. Probabilmente ti sarebbe necessaria una settimana per ritornare normale. ”
“OK. Perché non saltiamo il pranzo ed invitiamo Roberto ad unirsi a noi? ”
Al l’ha guardata sorpreso.
“Sei seria? Ho pensato stessi scherzando. ”
“Quando decido una cosa vado sino in fondo; o vieni con me o cercherò qualcun altro. ”
“No, lo farò. Aspettami qui per un minuto mentre chiamo Roberto”.

Roberto sembrava un tipo normale, circa 35 anni e con un inizio di calvizie, ma l’aspetto ingannava, Roberto si teneva in buona forma, giocava pallamano in una palestra due volte la settimana; dieci minuti dopo che Al l’aveva chiamato era già arrivato.
“E questo la signora? ” Ha domandato guardandomi negli occhi.
“Sei tu l’individuo che risolverà il mio problema? ” ho rimandato “Non sembri quello che una fanciulla sogna. ”
“Se le va, posso fare la consegna. ”
“Ehi, ricorda che devo essere il primo, ” ha detto Al, “ho sentito quello che hai fatto a Margherita. Nessuno era riuscito a soddisfarla prima. ” “Voi due volete continuare a parlare o volete agire? ”
“La mia casa è qui vicino e non c’è nessuno, perché non ci andiamo, è meglio di un motel” ha detto Roberto.

Ero nervosa, il trasferimento aveva richiesto cinque minuti, ma erano stati sufficienti per farmi pensare a quello che stavo per fare.
“Ehi, ragazzi, fatemici pensare. ”
Al e Roberto mi hanno guardata delusi.
“Non ci stai ripensando, non è vero? ”
Ho respirato profondamente. “No, lasciatemi andare in camera da letto e datemi un paio di minuti. ”
La camera da letto era enorme, in mezzo c’era il letto più grande che avessi mai visto, su di un lato della camera si apriva un bagno mentre lo stereo ed un piccolo bar erano sull’altro lato. “Ti piace? ” ha detto Al dietro di me.
Mi piace, ma penso che mi dovrete lasciarmi rimettere a posto prima. ”
“Preferisco farlo io. ”
Le mani di Al mi hanno raggiunto, una si è chiusa intorno ad un seno mentre l’altra mi ha circondato la vita; delicatamente ha cominciato a massaggiare il seno mentre l’altra mano ha trovato la chiusura lampo sul retro del vestito e l’ha aperta. Ho sentito la bocca di Al sulla mia, la sua lingua si è insinuata nella mia bocca a toccare la mia; il mio vestito mi è caduto intorno alle caviglie, il reggiseno l’ha seguito.
La bocca di Al si è mossa giù lungo il mio collo, alle mie spalle e poi ad un capezzolo e l’ha succhiato. Mi sono sentita trasportare al letto e depositarmici sopra, le sue mani hanno spinto giù le mie mutandine, le hanno tolte. Ho chiuso gli occhi sentendo solo la sua bocca tracciare un percorso ardente sul mio corpo. Prima un capezzolo, poi l’altro, fino alle spalle, al collo.
Le sue dita non erano inattive, sono scese a toccarmi la pancia, poi tra le gambe, toccando, esplorando, le ho sentite strofinare la piccola gemma alla cima della vagina, poi muoversi verso il basso, dentro, aprire. Il mio respiro è diventato più veloce.
“Fottimi, non farmi aspettare. Devo venire. ”
“Non c’è alcuna fretta, è meglio aspettare. ”
Ho sentito le sue labbra abbassarsi, baciarmi la pancia, poi la sua lingua mi ha penetrato, leccato, vibrato intorno alla clitoride, le sue labbra l’hanno pizzicata; sentivo un piccolo ruscello scivoloso scaricarsi dalla micia e scendere nella fessura sottostante. Le mie anche si agitavano cercando di catturare quel livello che per tanto tempo non avevo raggiunto.
“Fottimi maledetto! ”
L’ho sentito alzare la testa dalla micia e mettersi tra le mie gambe; sentivo il suo cazzo strofinare contro di me, la spessa pre eiaculazione sulla mia fica; le mie anche sgroppavano selvaggiamente cercando di catturare il suo cazzo. “Rallenta, non farmi venire. ”
Ho sentito la sua mano prendersi il cazzo, muoverne la testa su e giù, inumidirlo, poi ha appoggiato la testa al buco e ha spinto lentamente, è entrata, prima due centimetri, poi cinque. Non potevo resistere più a lungo e ho arcuato la schiena per accalappiarlo quando scendeva. Ne ho sentita l’intera lunghezza sbattermi dentro, i peli alla base si sono mescolati ai miei, le palle picchiavano contro il mio culo.
Le sue mani hanno afferrato le mie natiche trattenendomi per un momento, poi mi hanno spinto sul letto, sentivo le vene lungo il suo cazzo, la testa spingere contro il mio utero. Ha cominciato ad estrarlo, lentamente fino a che solo la testa è rimasta dentro, poi ha invertito il movimento e non si è arrestato fino a che le palle non hanno schiaffeggiato di nuovo il mio culo. Sentivo il mio orgasmo salire, ora mi pistonava dentro e fuori sempre più velocemente; le mie anche si scuotevano selvaggiamente, tentando di raggiungere l’orgasmo che non avevo mai avuto dal cazzo di un uomo.
Al non era da biasimare se non fossi venuta con lui, tentava di far durare il più a lungo possibile quella dura scopata. Improvvisamente si è irrigidito e ho sentito il suo sperma fiondarsi a getti contro il mio utero, mescolarsi coi miei umori e spandersi fuori da me.
È crollato su di me mentre io colpivo la sua schiena coi pugni per la frustrazione.
Dopo un po’ si è allontanato, ora il suo cazzo pendeva molle, un filo sottile di sperma univa la cappella alla mia micia; un ruscello di sborra usciva dalla mia fessura fino al mio culo e poi si depositava sul letto.
“Mi dispiace” ha detto. “avrei voluto farti godere. ”
“Ma per sua fortuna ci sono qui io. ”
La voce di Roberto mi ha fatto alzare lo sguardo. I miei occhi si sono incollati alle sue gambe; non potevo credere i miei occhi! Nessuno uomo ha il diritto di averlo così grosso. Le mie mani sono andate alla mia micia in un gesto difensivo, mi avrebbe squartato come un maiale! “No, stammi lontano! Non puoi. Non posso prenderlo. ”

Era come una mazza da baseball, lungo trenta centimetri e grosso sei o sette ed andava dal cespuglio di peli fino allo sterno. Le sue mani vi erano avvolte intorno e riusciva appena a circondarlo; alla base erano appese un paio di palle della dimensione di piccole noci di cocco, la testa era della taglia di una mela e dalla fessura usciva una goccia di lubrificante.
Roberto ha sorriso e ha detto: “La piccola signora ha paura, non sa che quel piccolo buco che ha si può adattare a qualsiasi cosa. Inoltre ho comprato questo”
In mano aveva un tubo di lubrificante gelatinoso.
“Stai attento, Roberto, non farle male. ”
“Lo farò nella maniera più delicata, e lei verrà con me. ”
Roberto si è sdraiato sul letto e ha aperto il tubo di lubrificante, ne ha preso un po’, l’ha messo sulla grande testa e l’ha spalmato, ha continuato sino a che il tubo non è stato vuoto.
I miei umori avevano ricominciato a correre, se fossi stata di sopra avrei potuto fermarmi in ogni momento quando avesse cominciato a far male e oltre a ciò era coperto di lubrificante. Timidamente l’ho toccato ed al mio tocco ha sobbalzato, la mia mano non riusciva a circondarlo, lentamente l’ho mossa su e giù, la pelle si è mossa facilmente ed un’altra goccia è apparsa sulla fessura, mi sono chinata e l’ho toccata con la punta della lingua, il gusto salato amaro mi ha riempito la bocca.
Ho sollevato una gamba, mi sono messa a cavalcioni su di lui, il grande cazzo era intrappolato tra la mia pancia e la sua. Mi sono alzata ma ho trovato che era impossibile stare nella posizione giusta; Al mi è venuto in aiuto, mi ha sollevamento per la vita, poi mi ha abbassato finché non sono riuscita a mettere la grande testa sui peli bagnati di sperma che c’erano intorno alla mia vagina. Roberto ha portato le mani alla mia micia e con pollice ed indice ha aperto le labbra fino a che gli orli non si sono messi ai lati della cappella.
“Falla scendere lentamente. ”
L’apertura della micia era tesa in maniera inumana, il mio corpo si è abbassato di un paio di centimetri e la grande testa si è insinuata più profondamente, la punta ripiena di sangue ha teso la carne quasi fino al punto di lacerazione. Mi sono lamentata, ora ero consapevole del dolore che avrei provato quando il peso del mio corpo mi avrebbe portato sulla lancia che mi forava lentamente.
“Nooo, non posso… è impossibile. ”
Al mi ha abbassato ancora di due centimetri.
“Uuuuuuuggg! ”
La cintura elastica della mia apertura vaginale ha cominciato a slegarsi per adattarsi all’obelisco che forzava l’entrata, allargandosi a poco a poco. È diventato un po’ meno doloroso. Improvvisamente Al ha riso e ha detto: “Puoi prenderlo. ” e ha tolto le mani che mi sostenevano.
Sirene antincendio si sono scatenate nel mio cervello, grida ed allarmi. Non sono scesa io sul bastone, è venuto lui a me, si è avventato dentro di me; la corsa del cazzo, attraverso la mia carne che resisteva, ha spinto a parte le rosee pareti davanti alla testa mostruosa, si è lanciato a capofitto in me, riempiendo ogni fessura e poro del tunnel verso il mio utero, spingendo via i miei organi. I suoi duri peli pubici mi hanno provocato una scossa quando le mie natiche sono arrivate in fondo contro la pelvi di Roberto. Il suo membro enorme era completamente dentro la mia micia lacerata e mi arrivava, ho pensato, fino alla testa. L’espressione nel mio viso deve essere cambiata quando ho guardato in giù dove il cazzo era scomparso dentro di me, aspettandomi una piscina di sangue.
Ho guardato Roberto, aveva un braccio dietro la testa mentre mi guardava divertito. Ho cominciato ad abituarmi alla presenza dell’enorme straniero che il mio corpo aveva accettato con flessibilità stupefacente.
“Oh… oh… oh… ohhh… ”
Le palle di Roberto si sono contorte quando ha gonfiato la sua verga e la mia risposta è stata un gemito di dolore, ho stretto i denti e la mia micia si è affrettata ad adattarsi all’aumentata taglia del grande intruso. Ho ripetuto il lamento quando si è ha spostato, ma ogni movimento laterale espandeva le pareti della vagina finché non aderivano al gigantesco pene come un guanto.
Non c’era possibilità che entrasse più profondamente.
“Fotti ora, ” ha detto Roberto.
Come un ginnasta ho spinto indietro le gambe, i piedi contro il culo e ho provato a sollevare il mio torso sul grande cazzo, eravamo sigillati insieme così ermeticamente che le nostre carni mescolate sembravano quasi una cosa sola. Ho alzato la micia fino a che le labbra non hanno incontrato la cresta della cappella, mi sembrava di essermi alzata dieci metri sopra la base e lentamente sono tornata a far scendere il corpo. Roberto ha chiuso gli occhi, come se fosse cullato nella sensazione trasognata di un morbido tepore mentre mi muovevo su e giù lungo l’intera lunghezza del cazzo colossale. Le mani di Al sono andate alle mie mammelle, le hanno circondate ed hanno strizzato leggermente i capezzoli. La sua bocca ha cominciato a baciarmi il collo e ha fatto correre brividi sulla mia pelle.
Continuavo a pompare su e giù, ora il dolore era sparito. Su e giù, su e giù lungo il cazzo immobile, un mezzo sorriso sul mio viso, un segnale del pieno godimento di qualche cosa deliziosamente peccaminoso. Più velocemente mi muovevo più i lombi di Roberto spingevano per prendere la mia micia che scivolava via ad ogni colpo. Il suo bacino ora spingeva verso l’alto ed il cazzo pistonante spingeva dentro di me facendomi battere i denti.
Cavalcavo la tempesta, con la fica a briglia sciolta sull’albero massiccio di Roberto. La mia clitoride veniva strofinata mentre cavalcavo il cazzo come se fossi su di una guidoslitta lanciata a tutta velocità. Il primo colpo di sborra calda è schizzato nella mia micia come piombo fuso mentre la mostruosa asta si gonfiava.
Sbuffavo ed ansimavo prepotentemente come se avessi ingoiato fuoco liquido, le mie grida riempivano la stanza mentre il cazzo di Roberto continuava a sparare, riempiendo il mio utero di sperma caldo che poi scendeva per il passaggio vaginale mescolandosi alla base coi miei umori.
Finalmente c’ero, il mio orgasmo volava in alto, sempre più in alto, ero spaventata da come il mio corpo potesse correre via, di vita propria senza essere comandato dal mio cervello. Mi sono arrampicata sempre più in alto, il mio orgasmo era come un pallone esploso improvvisamente. Mi sembrava di essere a cavallo di un cavo dell’alta tensione. Mi sono abbassata su Roberto consapevole della mia micia colante.
Ho alzato la fica gocciolante dal cazzo ancora rigido e ho guardato il viso di Roberto rischiararsi quando l’ho scavalcato e gli sono crollata di fianco.
Ho riposato, la vagina colante mi doleva mentre le pareti si riaggiustavano, tentando, senza successo, di ritornare alle posizioni precedenti il passaggio di Roberto.

Mario è tornato a letto e mi sto addormentando, ma ho un sorriso sulle labbra. I miei pensieri sono al piccolo pezzo di carta in fondo alla mia borsa, contiene l’indirizzo di Roberto ed il numero telefonico. FINE

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